Bambina di 5 anni minacciata di morte su Instagram

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Ha solo 5 anni, ma è già una star. Forse è questo che ha attirato l’ira di un folle che ha riversato minacce pesanti sul profilo Instagram della piccola Mia Talerico, la bambina che interpreta Charlie Duncan nella serie tv “Buona fortuna Charlie” che va in onda su Disney Channel. La madre della piccola impressionata da farsi come: «Muori Mia, devi crepare all’inferno. Ucciditi, meriti solo di morire» si è rivolta immediatamente agli agenti della sicurezza della Disney e ora il caso è in mano alla polizia che sta indagando per risalire all’identità dell’utente che ha scritto quelle parole. Sul profilo della piccola star sono state postate anche foto raccapriccianti come quella che mostra Mia con il volto insanguinato. Ecco una gallery con le immagini della piccola star:

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Minacce in parlamento alla senatrice De Pin, si apre il casus belli

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Ha espresso la sua opinione, ha motivato la sua decisione di dare il voto al Governo Letta e per questo Paola De Pin, ex senatrice M5S ora nel gruppo Misto è stata minacciata dai suoi ex colleghi di partito. Le è stato urlato prima “Venduta”, poi un senatore M5S si è avviato verso il banco dove sedeva la De Pin e sono stati in un primo momento i senatori del Pd a proteggere la senatrice. prontamente poi sono intervenuti i commessi, mentre il  presidente Piero Grasso ha annunciato che il fatto sarà posto all’attenzione dei questori.

L’attacco però c’è anche chi sostiene che sia partito dalla De Pin stessa quando ha sostenuto che i suoi ex colleghi avevano  «compiuto un tradimento verso gli elettori che chiedevano il cambiamento» accusandoli di un «classico cinismo partitocratico ed intollerante».

Letta nella sua replica ha detto di sentirsi vicino alla senatrice De Pin e ha affermato che «Il travaglio che ha accompagnato in questi giorni le scelte di molti parlamentari e senatori è stato ed è stato pesante, significativo, di quelli che vanno rispettati. Li voglio ringraziare tutti, anche quelli che hanno scelto oggi di fare oggi delle scelte difficili ed «esprimo un ringraziamento e vicinanza alla senatrice Paola de Pin» e poi ha aggiunto  «Io penso e lo dico ai colleghi del M5S che il rispetto per la liberta della persona è la base della democrazia sostanziale; lo dico perché io rispetto e ascolto, ma non ne posso più di lezioni di morale da parte di chi minaccia perché uno ha cambiato idea».

Anziana picchiata dai ladri a Firenze

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Minacciata, aggredita e picchiata da due ladri che si erano introdotti nel giardino della sua abitazione. Così un’anziana signora di 82 anni che abita nella periferia di Firenze nella zona di via di Ripoli, ha subito un vero e proprio agguato da parte dei malviventi. Secondo le prime ricostruzioni l’anziana stava scendendo dall’auto quando è stata minacciata con le pistole e costretta ad aprire la propria abitazione. I ladri hanno rovistato in tutte le stanze fin quando non hanno scoperto la cassaforte e hanno cercato di farsi dire  la combinazione dall’anziana che, nonostante le percosse, ha preferito non rivelare. I rapinatori sono poi fuggiti con 1500 euro in contanti e alcuni preziosi.

Aggredita, minacciata e poi percossa da due rapinatori nel giardino della sua abitazione. E’ successo a una donna di 82 anni nella zona di via di Ripoli, alla periferia di Firenze. L’anziana, appena scesa dalla sua auto, è stata minacciata con le pistole dai due malviventi e costretta ad aprire la porta di casa. I ladri sono fuggiti con 1.500 euro in contanti e alcuni preziosi, lasciando  l’anziana, legata con delle fascette e con del nastro adesivo sulla bocca. La donna, che vive da sola, è riuscita a liberarsi dopo circa un’ora e ha chiamato il 113. Sul posto sono arrivate le volanti e la polizia scientifica. L’82enne ha rifiutato il ricovero in ospedale, affermando di preferire recarsi da sola il mattino seguente per alcuni controlli. Le indagini sono state avviate.

Stupro per vendetta e minacce per farla abortire… la nuova mafia?

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Una storia di violenza e di aberrazioni quella che hanno coinvolto una donna, che chiameremo V. La vendetta è stata voluta e attuata da Giosuè Sessa, 36 anni, e Davide Pescatore, 30, affiliati alla costola di Arzano del clan Moccia, che ieri mattina sono stati arrestati dai carabinieri di Arzano.

Veronica è un nome inventato, per tutelarne la privacy. La sua storia no. È stata violentata più volte nella sua abitazione. Minacciata dimorte con una pistola. Ha affrontato una gravidanza frutto delle violenze subite. E poi è stata costretta ad abortire per cancellare le prove dei ripetuti stupri. La donna litigava troppo con il suo convivente, un affiliato che sembrava intenzionato a passare a un altro clan. Due cose che non potevano essere tollerate. Le liti potevano attirare l’attenzione delle forze dell’ordine e poi l’odore del tradimento del proprio clan non è neppure pensabile. Ed ecco che scatta la vendetta.

La donna viene stuprata almeno per 10 volte e lui subisce inerme quella violenza. Ma quella punizione inizia a girare, se ne inizia a parlare. Forse sono i nuovi metodi della mafia… ma ci sono ancora gli “uomini d’onore” quelli vecchia maniera che tali comportamenti non li tollerano. E poi si era superato il limite, uomini che fanno paura… ma stavolta l’aberrazione era più forte della paura e così grazie a un carabiniere che parla con tutti e che ascolta le mille voci, si decide di verificare se quella storia, che appare davvero incredibile possa avere un fondo di verità.  Purtroppo stavolta la realtà era ben più violenta del racconto. V. viene convocata in caserma, è terrorizzata e non vuole parlare, ma alla fine arrivano le prime ammissioni e i carabinieri ricostruiscono l’accaduto.

E’ marzo dell’anno scorso e Giosuè Sessa, accompagnato da Davide Pescatore bussano alla sua porta. Lei non apre, e i due spalancano la porta a spallate. Davide Pescatore le pianta la pistola in faccia. Giosuè Sessa, invece, le ordina lasciare in pace il suo convivente, di non fare più chiassate e di non andare dai carabinieri. Pena la morte. Poi la stupra. Per sfregio. Per farle capire che non vale nulla. Che la sua esistenza e nelle mani del clan e che serve solo per soddisfare gli uomini. Da lì una serie di violenze che non smettono neppure quando la donna scopre di essere incinta. Neppure quando li supplica di non violentarla più, di farlo almeno per quella vita innocente.  E’ proprio quando i suoi aguzzini scoprono che è incinta che invece si scatenano violenze ancora più brutali. Viene di nuovo minacciata di morte se non abortisce immediatamente. E lei ormai succube, lo fa. Il clan però non si ferma neppure alle minacce, iniziano a diffamarla. A dire che quella donna è una “poco di buono” e immediatamente la isolano all’interno del clan stesso. Il clan poi ordina al quartiere di ignorare V., nessuno si deve avvicinare, nessuno ci deve parlare. E lei arrivata dalla Sicilia ad Arzano per amore, si era trovata improvvisamente da sola e senza nessuno punto di appoggio. Una situazione creata ad arte e che ha consentito ai due arrestati di continuare per un anno le violenze fisiche e sessuali.
Ora  le violenze e le aberrazioni sono cessate, ma potrà mai V. tornare a una vita normale? Potrà di nuovo sognare un’esistenza felice? Questa è la nuova mafia?

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