La guerra tra Piazzapulita e Grillo continua sul web

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Il popolo della rete è diviso tra Corrado Formigli, conduttore di Piazzapulita, il programma di approfondimento politico del lunedì di La7 e Beppe Grillo. Nella ventunesima puntata di Piazzapulita, dal titolo I buoni e i cattivi, andata in onda lunedì 3 giugno alle 21.10 su La7, si è discusso oltre che della finta abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, anche dei nuovi attacchi ai giornalisti, della rottura del M5S  con  Stefano Rodotà e con Milena Gabanelli.

Ed è proprio il conduttore della trasmissione a lanciare la bomba su Beppe Grillo affermando: “Se abbiamo detto delle falsità ci denunci, altrimenti ci faccia fare il nostro lavoro e lui faccia il suo”. E’ più di una sfida e la rete non poteva rimanere indifferente a questa provocazione e si è scatenata su twitter con gli hashtag #PiazzaPulita e #sefossigrillo.

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Le risposte del M5S alla Gabanelli.

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Dopo un’intera giornata ecco arrivare le risposte dal blog di Grillo alle domande poste da Milena Gabanelli nella puntata di ieri sera di Report.I n particolare:

  • erano state chieste  le fatture dei fornitori per rendicontare le spese del M5S,
  • ed era stato domandato se i proventi del blog vanno al MoVimento o no.

Questa la replica dal blog di Beppe Grillo:

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I proventi del blog quindi non concorrono al finanziamento del M5S, quindi Beppe Grillo è un semplice portavoce, ma non usa il blog come fonte di canalizzazione per la raccolta di fondi destinati al Movimento.

L’M5S invece si finanzia con lavoro e piccole donazioni volontarie che vengono elargite su tutto il territorio nazionale dagli attivisti.

Per le fatture occorrerà del tempo quindi è rimandata la risposta.

 

 

Il M5S sotto la lente di Report… i finanziamenti del blog di Grillo!

grillo-tuttacronaca

Al centro dell’inchiesta di Report c’è il blog di Grillo che ha raddoppiato l’Audience del M5S… a quanto ammontano i ricavi per la pubblicità?  Il leader Gianroberto Casaleggio si nega, così come il senatore Michele Giarrusso che alla fine si congeda così  “Mi ha fatto cinque volte la stessa domanda, è chiara la domanda ed è chiaro il modo di attaccare” e continua  “Lei fa delle illazioni, io la ringrazio e la saluto”.

“Il blog è un prodotto commerciale, la politica lo pubblicizza”, questa  è l’unica certezza della Giannini… ma potrebbe essere che il blog serve a pubblicizzare la politica?

L’unica certezza è che della raccolta fondi via Internet per la campagna elettorale del Movimento Cinquestelle è stato pubblicato un rendiconto sommario, senza fatture né nomi dei fornitori. MA se i donatori non vogliono rendere pubblici i nomi come si può fare?

Renzi prospettava che per le prossime raccolte fondi si poteva immaginare un sistema per cui lui non avrebbe accettato denaro da chi poi vietava la pubblicazione sul web… ma è una strada democraticamente percorribile? Non dovrebbe essere rispettata anche la privacy di un finanziatore che in pieno anonimato vuole sponsorizzare un movimento in cui crede? Il problema è il giusto equilibrio tra trasparenza e privacy… la soluzione è in quella fiducia spezzata tra cittadino e politico!

All’interno di Report vi è anche l’intervista a Federica Salsi, espulsa dal M5S dopo una sua apparizione a Ballarò, che afferma “Se il blog per stare in piedi ha un costo elevato, non mi puoi raccontare che la politica si fa a costo zero.”

MA un blog non dovrebbe essere in grado di autofinanziarsi con la pubblicità e quindi i costi elevati essere abbattuti attraverso gli spazi commerciali?

 

Claudio Lotito diffida Milena Gabanelli

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Milena Gabanelli sarà diffidata da Claudio Lotito per i servizi mandati in onda questa sera durante la puntata di Report? La giornalista spiega di aver inviato ripetute richieste d’intervista cadute nel silenzio, eppure Lotito ha inviato alla stessa conduttrice, nonchè al dg della Rai Gubitosi ed al direttore di Rai3 Vianello una lettera in cui lamenta di non essere stato chiamato per esporre il suo punto di vista, parla di ‘inusitato scopo diffamatorio’ e “diffida la Rai dal consentire la messa in onda del reportage: in caso contrario, ”non mancherò di tutelare la mia immagine in ogni sede, compresa quella erariale”. Lo scritto è stato da lui redatto in qualità di azionista di riferimento (rpt azionista di riferimento) della ‘Roma Union security’, società del ‘Gruppo Lotito’. Nella lettera si legge: “Per consentirLe di dare al pubblico un’informazione corretta mi permetto di segnalare alcune errate notizie che i suoi collaboratori hanno inserito nel servizio da mandare in onda: il personale della Italpol – è uno dei punti contestati – è stato assunto dal nuovo appaltatore secondo i criteri indicati dalla Regione Lazio…..I dipendenti non assunti dal nuovo appaltatore sono rimasti presso Italpol…. Non è quindi vero che costoro sono rimasti a casa senza lavoro e, d’altra parte, se un servizio può essere svolto in maniera più efficiente con meno oneri per la pubblica collettività, questo non può essere un punto di demerito”. E prosegue: “Non risponde al vero che la Nuova Città di Roma sia società di vigilanza appartenente a Lotito”; inoltre, “nessuna azienda del gruppo Lotito ha mai avuto rapporti con l’Atac” e ”il dottor Lotito non è oggetto di indagini da parte della procura di Roma”. Per allontanare i riflettori da lui, è anche pronto ad indicare altri: “Meraviglia che la trasmissione aggredisca in molto violento la società da me amministrata solo perchè facente parte del ‘gruppo Lotito’, mentre nel settore della vigilanza operano società i cui amministratori, arrestati e condannati per corruzione, continuano bellamente a fare gli amministratori occulti”. Ancora vi si legge: “Meraviglia ancora che la trasmissione non si renda conto che descrivendo in modo così parziale il settore della vigilanza romana, determina un’alterazione che appare dotata di una particolare efficacia discriminante che non risulta giustificabile e che finisce per determinare condizioni di ingiusto vantaggio per taluni concorrenti”. Infine l’avvertimento: “Il servizio, se dovesse andare in onda con queste informazioni e notizie sarebbe certamente errato e in alcuni aspetti diffamatorio: mi auguro che Lei voglia intervenire per verificare l’attendibilità delle fonti consultate e correggere le disinformazioni che attualmente contiene. Naturalmente, ove dovesse rimanere tale, la reazione giudiziaria, anche di contenuto risarcitorio, della società da me amministrata, sarà immediata”. La replica della conduttrice non si è fatta attendere: Lotito è stato avvisato del servizio che lo riguarda, dunque la trasmissione andrà regolarmente in onda. La Gabanelli si è anche chiesta come mai il presidente della Lazio sia preoccupato di qualcosa che non ha neppure ancora visto. La puntata, ha spiegato ancora, è dedicata alle fondazioni dei politici, ai loro pensatoi e al fatto che è difficile sapere chi li finanzia. Al suo interno, aggiunge, anche un servizio su una società “che gestisce la vigilanza privata a Roma, e tutto quello che riguarda Lolito si trova in un’anticipazione pubblicata sul nostro sito, report.rai.it.”

La trasparenza delle fondazioni a Report

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Come funzionano le fondazioni? Senza trasparenza questa sarebbe la prima risposta che viene spontanea dopo aver ascoltato la Giannini che all’interno di Report, condotto da Milena Gabanelli, ci porta alla scoperta di un universo in cui non vi è obbligo di rendicontare perchè non ci sono leggi o regolamentazioni.  “Basterebbe vedere quali imprese finanziano le fondazioni e si può immaginare molto…”, dice l’imprenditore Tommaso Di Lernia, coinvolto in Enav-Finmeccanica e poi collaboratore dei magistrati. “Uomini di Finmeccanica mi hanno consigliato di dare soldi ai politici per velocizzare le operazioni”, racconta Di Lernia. “A un certo momento me lo domandava Lorenzo Cola”, dice l’imprenditore rispondendo alla domanda su chi gli dicesse di dare soldi ai politici. “Bisogna curare gli aspetti dell’onorevole Brancher”, dice ancora Di Lernia. “Questi versamenti potevano essere fatti attraverso una fondazione, la Fondazione Casa della Libertà. Ma non c’era niente di liberare: uno doveva pagare per poter sopravvivere e lavorare. Quanto? 15mila euro mensili. Ma si lamentavano che era poco…”.

Matteo Renzi e i soldi privati del suo finanziamento a Report.

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E’ lo stesso sindaco di Firenze a chiarire una volta per tutte i suoi finanziamenti privati: “Abbiamo chiesto una liberatoria per dare i nomi, perché c’è la legge sulla privacy. Io i nomi ne ho messi”. Mancano i 300mila euro della Fondazione, però. “Perché non tutti hanno dato l’autorizzazione. In futuro si potrebbe fare che io non accetto soldi da chi non ritiene giusto comunicarlo”, conclude Renzi. La sua fondazione la Big Bang ha ricevuto soldi anche grazie alla famosa cena milanese in cui era presente anche Davide Serra ed  è Guido Roberto Vitale, il vicepresidente del Fai, ad affermare “Renzi è uno che non demonizza il capitalismo, non ha letto Marx”.

Insomma Renzi, come Obama che alla fine ha pubblicato su internet i nomi dei donatori.

 

Quei finanziamenti privati ai partiti: Gabanelli e il suo report

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I conti dei partiti. Milena Gabanelli rompe il tabù e cerca di far chiarezza sui finanziamenti dei privati ai partiti. Si apre “Il Transatlantico delle nebbie” dove la trasparenza sembra lontano da queste “rotte”. Se infatti la Gelmini afferma di voler rinunciare da subito al finanziamento pubblico ai partiti è anche vero che il Pdl ha chiesto già la propria setta di finanziamento pubblico. Ma questo sarebbe il minore dei mali… se veniamo a sapere che  Publitalia sulle reti Mediaset è riuscita anche a fare il 90% di sconti per gli spot elettorali, capiamo anche che c’è chi può usufruire di un canale di comunicazione privilegiato rispetto ad altri partiti!

Ma se il Pdl non brilla Pierferdinando Casini affonda nei finanziamenti che per anni sono stati concessi dal suocero:   Francesco Gaetano Caltagirone. “Tanti bonifici da 100mila euro, è più conveniente: sotto i 103mila euro si può detrarre il 10% dalle tasse”.  La coclusione della Giannini è semplice: il 10% lo continuiamo a pagare tutti noi con le donazioni altrui. Che poi ricorda di Giovanardi finanziato dall’Inalca e della dichiarazione contro la trasmissione del politico emiliano.

La ben nota allergia alla trasparenza dei nostri politici, unica nelle democrazie occidentali, non è causale. Evidentemente non gradiscono rendere note le aziende pubbliche e private che li finanziano e quindi svelare teorici conflitti di interesse. Che poi tanto teorici non sono. Ammontano mediamente a 60 milioni l’anno le donazioni “ufficiali”, anche se fino alla passata legislatura l’obbligo di dichiarare la donazione a un partito esisteva soltanto al di sopra dei 50 mila euro (25 mila quella diretta al politico). Accanto a questo ci sono 40 fondazioni ricollegabili a importanti esponenti politici che raccolgono almeno 15 milioni l’anno dall’industria privata e dalle partecipate dallo Stato. Che casualmente donano a tutti un po’ di soldi (anche nostri) a quei politici che decidono delle (loro) nomine.

Crozza e la Gabanelli… Report al Colle?

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La copertina di Ballarò a cura di Maurizio Crozza del 16 aprile è dedicata a Milena Gabanelli, la giornalista di Report candidata al Quirinale dal Movimento Cinque Stelle. Comincia con l’osservazione che il popolo grillino ha da sempre osteggiato la categoria dei giornalisti, ha continuato con un ipotetico discorso alle Camere della prima presidente donna in pieno stile Report, “cari Onorevoli e care Onorevoli ma quanti siete? Ma sì tanto paghiamo noi…”, per poi passare all’icontro con la tedesca Angela Merkel: “quella ci fa un Report così”.

L’M5S SCEGLIE MILENA. Accetterà?

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È Milena Gabanelli il candidato del Movimento 5 Stelle, selezionato al termine dei due turni di «quirinarie» online. È lei, è stato annunciato su ‘La Cosa’, ad essere arrivata prima.

Accetterà la nota conduttrice che nei giorni scorsi sembrava aver fatto un passo indietro per la corsa verso il Colle? E quante chance ha di essere eletta anche negli altri schieramenti? Non era forse il caso di scegliere un nome che potesse far convergere anche il Pd e il Pdl?

Chi farà “gol” nelle urne? Previsioni e tattiche delle Quirinali!

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Tra qualche ora sarà possibile votare online il candidato del M5S. E’ stato indetto infatti per 11 aprile il P-day. Ci saranno 10 candidati nella rosa dei nomi da scegliere come personalità da presentare poi alla votazione ufficiale in Parlamento. I risultati del P-day si sapranno solo il 16 aprile, due giorni prima della votazione alla Camera. Ma quali sono i candidati più probabili? Girando fra forum e meetup si scorgono i nomi di Ferdinando Imposimato e Gino Strada. Nonostante la gaffe fatta al La Zanzara, il medico è ancora in testa ai sondaggi e potrebbe essere proprio lui che i grillini presenteranno il 16 aprile come nome da votare come Capo di Stato. Ma le sorprese potrebbero non mancare anche perchè la top-ten dovrebbe annoverare figure come quella di Milena Gabanelli, Dario Fo, Paolo Becchi, Loretta Napoleoni, Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà e Salvatore Borsellino.

Mentre Pd e Pdl stanno chiusi nei palazzi a trovare convergenze sui nomi da presentare, l’outsider della politica è pronto a dare battaglia con una lista di personalità molto vasta e di sicuro richiamo popolare. Poi il nome sarà portato in aula e lì inizierà il tatticismo e potrebbero essere proprio i voti dell’M5S a fare la differenza.

Per le prime tre votazioni l’M5S voterà il proprio candidato, poi, se ancora non ci fosse il Presidente allora i giochi cambierebbero. Al centrosinistra mancano 9 voti per raggiungere il numero magico, che diventeranno per lo meno una trentina mettendo in conto assenze e franchi tiratori e saranno i grillini a puntare il dito su un candidato o a ritrarlo e fare ostruzionismo.

La partita è aperta… ora si aspetta solo il fischio dell’arbitro e poi vedremo chi farà gol nelle urne.

  

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