La resa dei conti… quanti voti mancano al Goveno Letta?

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Vertice nella notte tra falchi e Berlusconi. A Palazzo Grazioli salgono, dopo il raid notturno di Alfano, anche Verdini, Ghedini, Brunetta, Santanchè, Capezzone e Micciché e si rifanno i conti. Secondo il Corriere della Sera i calcoli sui possibili «traditori» danno numeri molto diversi da quelli sbandierati nel pomeriggio da Giovanardi:

«Presidente — assicurava Verdini — Alfano si porta dietro, a quest’ora, tra gli 8 e i 15 senatori. E di questi, voglio vedere quanti domani avranno il coraggio, mentre li guardi in faccia, di votare contro di te… Se arrivano a 7 è tanto…». E comunque «tu non hai niente da perdere», gli hanno ripetuto, perché «anche da leader dell’opposizione otterresti più di quanto hai ora: quei traditori faranno la fine di Fini». E c’è sempre la carta Marina da giocare, seduzione mai scemata, ieri tornata, carta a sorpresa o illusione che sia. Perché i sondaggi calano ma «la mia battaglia è appena iniziata», promette il Cavaliere. Pensando anche ai nuovi nemici, ai figliocci che gli hanno voltato le spalle, a un passato che sembra lontano anni luce, in questa notte che non finisce mai.

Conti alla mano:

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L’ipotesi più rosea per Letta: oltre che sui 137 senatori sicuri (107 del Pd, 20 di Scelta civica compreso il senatore a vita Mario Monti, 10 autonomisti = 137) il governo in carica potrebbe contare pure su 54 «responsabili» filogovernativi in gran parte del centrodestra, che porterebbero la maggioranza a quota 191, ben oltre la soglia di sopravvivenza di 161 seggi. Un vantaggio ancora più consistente se si aggiungono i restanti cinque senatori a vita (Rubbia, Cattaneo, Piano, Abbado e Ciampi).

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Miccichè: l’ex cocainomane che trova innaturale essere gay

Miccichè-cocaina

Gianfranco Miccichè, sottosegretario alla alla Pubblica Amministrazione e semplificazione, ha parlato oggi ai microfoni de La zanzara, su Radio 24. “Non sono più cocainomane. Lo sono stato quando ero ragazzo ma l’ho sempre ammesso. Avevo vent’anni e c’era la contestazione. Non rinnego nulla”. Ha confessato, prima di passare all’attacco di Roberto Saviano, che recentemente lo ha definito “cocainomane” e “ricattabile”: “Dice delle assurdità  perché non c’è niente di nuovo, ho sempre detto di aver fatto delle minchiate da giovane. Non ho dipendenze come dice lui. Ma non voglio rispondergli, è una persona non così onesta intellettualmente come professa di essere, non me ne frega niente. Lui sarà ricattabile, non io”. Per l’occasione, ha parlato anche del Pride che si svolgerà dal 14 giugno a Palermo: “Non vado al Gay Pride a Palermo, ci vanno quelli a cui piace, a me non piace, non mi diverto. Non fanno niente di male a sfilare, se c’è gente che si bacia per strada non me ne frega niente. Ma sono cose schierate di cui non me ne frega niente. È tutta demagogia”.  I conduttori gli hanno poi chiesto se sia innaturale essere omosessuali: “Sì, onestamente è innaturale. Il matrimonio è innaturale, non credo che alla gente interessi molto. Però se due si vogliono mettere insieme è giusto che vengano garantiti certi diritti”.

Miccichè tra corrieri e pacchetti… forse era meglio ai trasporti?

miccichè

L’Espresso, in un articolo a firma di Lirio Abbate, racconta di un’altra inchiesta sullo spaccio di cocaina in cui compare, anche questa volta incidentalmente, il nome di Gianfranco Micciché attuale  Sottosegretario di Stato alla Pubblica amministrazione e semplificazione sotto il Ministro Gianpiero D’Alia:

L’istruttoria è cominciata tre anni fa. Con registrazioni e pedinamenti, gli investigatori hanno ricostruito la rete di spacciatori e consumatori che di fatto finanziano il traffico, e scoperto che uno dei destinatari della droga è Ernesto D’Avola, autista di Micciché, all’epoca sottosegretario alla presidenza del Consiglio e tra i più fidati consiglieri di Silvio Berlusconi.

D’avola è bloccato dalla polizia e la sua auto perquisita:

Nella vettura infatti c’è una busta piena di cocaina, con sopra la scritta “On. Gianfranco Micciché”. Viene tutto sequestrato e gli agenti, in due relazioni al questore e alla procura, raccontano: «Il D’Avola consegnava spontaneamente il plico, dicendo che il tutto era di pertinenza dell’on. Micciché. All’interno risultavano custoditi grammi 5 di sostanza stupefacente, che a seguito di accertamento risultava essere cocaina».

D’avola qualche giorno dopo, naturalmente, cambia versione:

D’Avola fa retromarcia e dichiara che la droga era per suo uso personale. L’inchiesta a questo punto prende una direzione diversa, quella dei coca-party, ai quali avrebbero partecipato professionisti e imprenditori molto noti in città: in qualche caso sarebbero state presenti anche figure femminili dello show business e parlamentari. Ma nulla che riguardi Micciché, che dopo le dichiarazioni auto-accusatorie del suo chaffeur non è mai stato sentito dagli investigatori.

Ma facendo un passo indietro nel tempo e guardando nell’archivio de “Il Corriere della Sera” del 29 agosto 2002 c’è riportata una  notizia analoga. Un corriere della droga che viene ricevuto al Tesoro:

La sera del 10 aprile scorso, Alessandro Martello – il presunto spacciatore arrestato nell’ ambito dell’ inchiesta sul giro di cocaina destinata ai vip – entrò al ministero del Tesoro con un accredito della segreteria del viceministro Gianfranco Miccichè. La conferma arriva dagli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza. Due giorni fa gli investigatori hanno consegnato il loro primo rapporto ai pubblici ministeri Carlo Lasperanza e Giancarlo Capaldo. E hanno verificato che furono proprio i collaboratori del politico forzista ad autorizzare l’ ingresso all’ interno del dicastero. Non solo. Nel dossier sono annotati tutti i contatti telefonici e gli «accessi» di Martello dal settembre 2001 al giugno scorso.

“La Repubblica”, in precedenza, nell’articolo del  9 agosto 2002 aveva riportato le parole dell’informativa consegnata alla procura della Repubblica di Roma:

“Circa l’individuazione della persona alla quale Alessandro Martello ha consegnato la cocaina, l’attività informativa posta in essere ha permesso di ipotizzare che questi possa identificarsi verosimilmente in Gianfranco Miccichè, nato il primo aprile del 1954, sottosegretario di Stato all’Economia e finanze. Comunque anche questa volta la consegna è avvenuta all’interno di un edificio e quindi si è stati impossibilitati ad assistere alla cessione”.Un’ipotesi che secondo gli investigatori sarebbe suffragata da un’intercettazione di un colloquio telefonico tra Luca Antinori e Massimo Galletti, due delle persone arrestate, che “è intercorso subito dopo che quest’ultimo ha consegnato la droga, che Antinori ha poi portato direttamente a Martello”. Nella conversazione riportata Antinori, facendo riferimento alla consegna fa un riferimento al “viceministro”.

Miccichè, in un’intervista al Tg2, si è difeso attaccando:

“Sicuramente all’interno di qualche organo di polizia c’è qualche persona deviata che sta puntando a ottenere risultati diversi da quelli che il suo contratto d’onore con l’Arma gli aveva fatto prendere”

La vicenda viene poi ripresa sempre da “La Repubblica” il 9 ottobre 2002:

Non solo al Ministero ma anche nell’ abitazione romana del viceministro Gianfranco Miccichè. Sono due gli episodi di spaccio che vengono contestati all’ attivista di Forza Italia, Alessandro Martello ed in entrambi salta fuori il nome del numero uno degli azzurri in Sicilia. Nel corso dell’ interrogatorio di lunedì, Martello, assistito dell’ avvocato Mauro Torti, ha ammesso di aver comprato e ceduto cocaina anche quel 10 aprile proprio il giorno in cui le telecamere dei carabinieri filmavano il suo ingresso al ministero delle Finanze. Non ha voluto però dire a chi e dove abbia consegnato la droga «acquistata per conto di persone che non avevano rapporti diretti con spacciatori». I sostituti procuratori Giancarlo Capaldo e Carlo Lasperanza sono rimasti soddisfatti dalle parziali ammissioni anche se Martello ha detto di non aver mai venduto la cocaina per trarne guadagno ma per permettersi a sua volta delle serate trasgressive. I magistrati hanno già espresso parere favorevole alla scarcerazione di Martello ora la decisione spetta al gip Giovanni De Donato.

Miccichè tra corrieri e pacchetti non stava meglio ai trasporti?

Miccichè ringrazia Dell’Utri… questo è cambiamento?

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«È la resurrezione. Lo devo a Berlusconi, grande stratega, protagonista assoluto di questo governo», che «potrà durare anche cinque anni, ma ogni mattina bisognerà aprire la finestra per vedere se c’è ancora». Lo afferma Gianfranco Miccichè, neo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Pubblica Amministrazione e Semplificazione, in un’intervista al Corriere della Sera. Oltre a Berlusconi, Miccichè ringrazia Raffaele Lombardo, «che per l’asse Mpa-Grande Sud ha fatto telefonate a Verdini e Berlusconi invocando la mia nomina, chiesta anche alla consultazione di Letta. Anche Marcello Dell’Utri – aggiunge – credo abbia avuto un peso nelle scelte che ha fatto Berlusconi. Non mi vergogno di dirlo. Quando scoprirò che è veramente mafioso non lo saluterò. Ma ancora oggi non ci credo». Parlando delle liti con Alfano, Schifani e Castiglione, «se ne sono dette di peggio Bersani e Berlusconi, eppure ora stanno insieme. Si litiga anche all’interno della propria area, ma poi con l’età subentrano altri sentimenti», commenta Miccichè. Riunire tutti «è il miracolo di Berlusconi. Ma ricordiamo che lo ha potuto fare perchè in un paio di Regioni ha vinto il premio di maggioranza con i voti da noi portati».

Tra i velati ricatti dei voti portati in alcune regioni, i ringraziamenti a Dell’Utri e le lotte intestine… così s’insedia un sottosegretario della Repubblica italiana? Ma un po’ di rispetto per i cittadini?

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