La stalla esplode… colpa delle flatulenze delle mucche

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Paura in Germania dove una stalla è esplosa nel villaggio di Rasdorf. Quello che desta più stupore è il motivo per cui il ricovero di docili mucche sarebbe esploso provocando gravi danni alla struttura e ustionando lievemente un bovino. La causa, secondo quanto riporta l’articolo de La Repubblica, sarebbe da riscontrare proprio dal metano rilasciato dalle mucche durante la digestione:

Alcuni scienziati hanno infatti stabilito che una mucca produce circa 500 litri di metano al giorno. Per i ricercatori ciò è dovuto al fatto che, per digerire, le mucche devono triturare in continuazione il cibo. Un’attività che si traduce in una costante emissione di gas.

Così, pur essendo tranquillamente legate alle proprie mangiatoie, le 90 mucche ospitate nella stalla hanno fatto sì che si accumulasse una concentrazione eccessiva di metano, saturando l’aria. Improvvisamente,probabilmente a causa di una scarica elettrostatica partita da un macchinario, il gas si è trasformato in un propulsore. Il risultato è stato una forte esplosione e una fiammata che ha invaso l’ambiente in pochi istanti.

Le conseguenze potevano essere ben peggiori e solo l’intervento immediato di squadre di tecnici ha evitato il peggio mettendo in salvo non solo le mucche ma anche gli addetti che lavoravano presso la stalla.

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Il misterioso odore nauseabondo che invade Torino e provincia

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Neppure i tecnici dell’Arpa riescono a capire da dove possa provenire l’odore nauseabondo che sta creando disagio ai torinesi. Si è escluso che possa trattarsi di una fuga di gas e si propende invece nel pensare che quell’ “odore” provenga da una sostanza simile a quelle utilizzate per odorizzare il gas metano ed è “di caratteristiche paragonabili a quella che era stata avvertita nei giorni scorsi dai cittadini dei territori di Beinasco e Orbassano”. Le indagini dell’Arpa avevano accertato che l’odore era “dovuto a un carico di percolato di discarica, che non è più in Piemonte, in trattamento presso un impianto di Orbassano”. Tra le ipotesi al vaglio dei tecnici c’è quella che i cattivi odori siano dovuti «alla mancata dispersione in atmosfera della nube odorigena che ha ammorbato nei giorni scorsi Beinasco e Orbassano», mentre è stato «escluso che ci possano essere state o ci siano in atto fughe di gas da depositi e da impianti del torinese».

Le telefonate dei cittadini di Torino e provincia sono continuate per tutta la giornata di oggi. Molti si sono interrogati su quello strano odore.

 

Fughe di gas sull’isola nata dal terremoto, rischia di esplodere

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La nuova isola emersa dall’acqua dopo il forte terremoto che ha colpito il Pakistan sta attirando frotte di persone ed esperti per essere studiata.
La lingua di terra spuntata dal nulla appare a meno di un chilometro dalla costa ed è perlopiù formata da fango, rocce e sabbia.

I detriti rilasciano forme di gas metano, come confermato dal test del fiammifero. L’isola è frutto di una reazione del sottosuolo al sisma di magnitudo 7.8 di mercoledì scorso, con epicentro a circa 400km da Gwadar. La lunghezza è di circa 70 metri a forma ovale mentre l’altezza superava di poco i 6/7 metri. In molti stanno cercando di raggiungere l’isola per analizzare cause, effetti e possibili conseguenze. L’isola è stata dichiarata “infiammabile” per le perdite di gas individuate. A confermarlo anche la presenza di pesci morti in superficie.

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Nessuna vita su Marte: confermato da Curiosity

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Non c’è vita su Marte, il dato è confermato da Curiosity che ha rilevato per 6 volte nell’arco di oltre un anno e in luoghi diversi, la quasi totale assenza di metano.   I dati quindi ottenuti da Curiosity levano ogni dubbio sui presunti errori compiuti dalle osservazioni precedenti, già ritenute ‘dubbie’ secondo alcuni ricercatori. Delusi gli appassionati di fantascienza e anche alcuni scienziati che avevano sperato di poter trovare microrganismi ancora in vita sul pianeta rosso.

Quel metano nascosto sottoterra che rischia di creare terremoti

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C’è una diretta correlazione tra trivellazione e terremoto? Il cosidetto “fracking”  sta mettendo in allarme la popolazione della padania. Una società milanese infatti, la Exploenergy, ha deciso di scavare i 300 milioni di metri cubi di metano lasciati lì dall’Agip negli anni ’50, e ritenuti “marginali”. Ma in tempo di crisi si “raschia il barile” ed ecco quindi che è partita la domanda regolarmente depositata presso il ministero dello Sviluppo economico. I lavori non partiranno, causa burocrazia e autorizzazioni necessarie, prima del 2016, ma l’allerta è già stata lanciata, le trivellazioni si teme che possano scatenare terremoti.

 Ma quale è il vero rischio e quale la correlazione tra trivellazione e terremoto?

«C’è un nesso tra trivellazioni e terremoto». Ad affermarlo fu  Beppe Grillo a fine maggio. «A Berna è in corso un processo dopo che una scossa di magnitudo 3.7 si è verificata in seguito a una trivellazione fino a 7.000 metri di profondità per la grande centrale geotermica».

E’ invece notizia di ieri, il terrore che si è creato in Svizzera, nel Cantone di San Gallo, per una serie di terremoti causati dalle trivellazioni.  come riporta un articolo redatto da “green Me”:

Nei giorni scorsi si sono avvertite diverse scosse, legate a un progetto di sfruttamento della geotermia, che sono terminate proprio quando la trivella si è fermata.

Le scosse, fino a una magnitudo di 3,6 sulla scala Richter, si sono verificate a partire dai primi di luglio mettendo in allarme la popolazione locale. San Gallo è una città di oltre 70 mila abitanti, quindi l’apprensione è stata grande. Il 14 luglio il Servizio Sismico Svizzero ha iniziato a monitorare la situazione nei pressi del sito geotermico e il grafico che ne è risultato spiega la situazione meglio di mille parole:

 scosse_terremoto_san_gallo

Molte scose sotto magnitudo 1 tra il 17 e il 18 luglio e moltissime altre fino a 3,6 a cavallo tra il 19 e il 20 luglio. La situazione ha spinto la società che sta trivellando a interrompere i lavori venerdì 19 per questioni di sicurezza. Anche perché, durante la perforazione del pozzo, c’era stata una grossa fuga di gas che è stata bloccata pompando in profondità 650 metri cubi (cioè 650 mila litri) di acqua e fango.

Il Servizio Sismico, però, ha continuato a monitorare la situazione e a rilasciare bollettini giornalieri fino al 26 luglio. Scriveva il 22/07:

scosse_terremoto_san_gallo

Da quando le aziende municipalizzate di San Gallo hanno sospeso, lo scorso venerdì, i test e le stimolazioni, e le condizioni all’interno del pozzo di trivellazione si sono normalizzate, l’attività sismica nei pressi del pozzo è rimasta stabile alle grandi profondità. Nonostante la situazione si sia nel frattempo calmata, ci si aspettano ulteriori microsismi e non si può escludere l’avvento di scosse di maggiore intensità. Stando alle prime stime, potrebbe passare più di un anno prima che l’attività sismica torni ai livelli naturali osservati finora.

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