La ragazzina incinta del 27enne, per lui è Amore

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Un 27enne sinti residente a Mestre è stato condannato ieri al minimo della pena per aver messo incinta una ragazzina di 13 anni che era scappata di casa ed era andata a vivere con lui. Poi però i Servizi Sociali erano intervenuti e avevano scoperto la gravidanza facendo scattare d’ufficio per il ragazzo la denuncia per atti sessuali con una minore di 14 anni. Il 27enne però si era sempre dichiarato innamorato e si era reso disponibile a riconoscere il figlio e a costruire una famiglia insieme alla 13enne. I legali del ragazzo inoltre hanno sempre sostenuto che lui non aveva idea di quanti anni avesse la ragazzina. Tuttavia il giudice non ha creduto a questa tesi e ha condannato il ragazzo a 2 anni 2 mesi e 20 giorni. I legali hanno già presentato ricorso in appello. Ora la ragazzina vive con la famiglia a Mestre  e i legali chiedono anche notizie del bambino e della ragazzina di cui il 27enne non ha saputo più nulla.

 

Aggredite e picchiate tra l’indifferenza della folla in attesa del bus. Shock a Mestre

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Tre ragazze tra cui una disabile, sono state minacciate e picchiate a piazzale Roma, a Mestre, intorno alle 22.00 di martedì, senza che nessuno delle persone presenti in attesa dell’arrivo del bus facesse nulla affinché il ragazzo smettesse di aggredirle. Solo il capogruppo della Lega, Giovanni Giusto, che stava andando a cena con la famiglia, è intervenuto mettendo il ragazzo in fuga, il quale poi si allontanato prendendo un autobus della linea 24.

 

Rifiuta il videopoker ma ha un calcio balilla gratuito: multato!

CalcioBalilla-tuttacronacaNon ha voluto i videopoker nel suo locale a Mestre (VE) e per questo il proprietario del “Palco”, Stefano Ceolin, riceverà un premio. Nel frattempo, però, è stato multato di 1400 euro per un calcio balilla che campeggia nel suo bar e permette ai clienti di giocare gratuitamente. Il calcetto, secondo i vigili che hanno redatto il verbale, sarebbe privo di autorizzazione amministrativa che tuttavia non serve, come indicano le associazioni del commercio, se lo strumento, come in questo caso, è senza gettoniera e il gioco è libero. Ma Ceolin, in questi giorni, si è visto rigettare dal prefetto la sua denuncia che appare come un’incongruenza burocratica, perché “privo di valide argomentazioni”, il ricorso contro la sanzione applicatagli nel 2011 per quel gioco ‘antico’ sistemato senza fini di lucro. E’ La Nuova Venezia a riportare questa storia e a spiegare che l’esercente è noto per il suo impegno civile contro la droga e il prossimo aprile l’associazione Slot Mob gli consegnerà un riconoscimento per il suo impegno contro il gioco d’azzardo.

L’ex campione di boxe Loris Stecca accoltella la socia in palestra

loris_stecca-tuttacronacaIl 53enne Loris Stecca, campione del mondo di pugilato nel 1984, è accusato di tentato omicidio dalla procura di Rimini per aver accoltellato la sua socia in palestra in un raptus di violenza. Il fatto è accaduto nel pomeriggio di venerdì 27 a Viserba di Rimini, all’interno della palestra ‘Loris Stecca’, dedicata alla boxe, al fitness e alle arti marziali in via Pastore. La 48enne mestrina Roberta Cester si trovava  come tutti i pomeriggi dietro al bancone di ricevimento nella hall della palestra. L’ex campione è stato visto intorno alle 16 seduto su uno dei divanetti dell’ingresso. In seguito, l’uomo ha conficcato una lama di 20 centimetri nell’addome della donna che ha urlato e chiamato aiuto. In quel momento in palestra c’erano almeno 20 persone e uno dei testimoni ha raccontanto alla questura: “Ho visto sia Roberta che Loris all’ingresso questo pomeriggio. Poi ho sentito un urlo e nel parapiglia che ne è seguito ho visto Roberta tenersi una mano al fianco, dalla parte del fegato, uscire da dietro al bancone. Uno degli istruttori ha fermato Stecca. L’ha bloccato da dietro. Pare che volesse andare via, ma poi si è fermato e ha aspettato fuori”. Stando a quanto raccontato dai testimoni, la Cester si è estratta da sola il coltello prima di essere trasportata con un’ambulanza all’ospedale, dove è stata sottoposta ad un intervento chirurgico e non si troverebbe in pericolo di vita. Le volanti della polizia di Rimini si sono a loro volta recate presso la palestra, dove Stecca è stato fermato e poi portato in questura. Secondo i racconti di chi conosceva bene i due soci, Stecca che ha dato il proprio nome alla palestra, pretendeva di vedersi riconosciuti i diritti d’immagine.Loris Stecca è stato campione mondiale nella categoria supergallo della Wba nel 1984. Cinque anni fa era tornato alla ribalta della cronaca per aver minacciato di gettarsi dal cornicione della galleria di Scacciano, sull’A14, fra Riccione e Cattolica. Il gesto – raccontò – serviva per denunciare quella che a suo dire è un’ingiustizia che sta subendo: il mancato risarcimento per l’incidente stradale (fu investito sulle strisce pedonali) che pose fine alla sua carriera.

S’infittisce il giallo di Mestre: ipotesi omicidio

dennis-bolani-tuttacronacaDennis Bolani è stato trovato morto ieri mattina, poco prima dell’alba, a Mestre, in una pozza piena di sangue. Due sono le certezze: che è morto poco dopo essere arrivato in ospedale e che aveva una botta in testa. Il fatto che sia stato trovato alle 5 del mattino in via Ca’ Marcello fa pensare al peggio e tra le ipotesi al vaglio c’è anche quella dell’omicidio. La zona è da sempre appannaggio di trans e giovani prostituti e nelle ultime settimane hanno fatto la loro apparizione anche facce nuove, portoghesi e albanesi. Quello che bisogna comprendere è che, se si tratta di una caduta, cosa l’abbia provocata. Si può pensare a un malore improvviso o una spinta, ma al momento l’ipotesi più accreditata è che il 35enne sia stato scaricato da un’auto in corsa. Questo significa che Bolani potrebbe essersi sentito male e la persona che si trovava con lui, presa dal panico, l’abbia lasciato sull’asfalto. Non si sa ancora perchè l’uomo, residente alla Giudecca in Campo Marte, si trovasse alle 5 del mattino in via Ca’ Marcello.

Giallo a Mestre: uomo trovato morto davanti alla stazione ferroviaria

Dennis-Bolani-tuttacronacaAveva 35 anni Dennis Bolani, veneziano residente alla Giudecca, (Campo di Marte) ed era dipendente della Veritas. L’uomo, separato, è stato rinvenuto senza vita verso le 4 di questa mattina a Mestre, in viale della Stazione davanti alla biglietteria Atvo, vicino al sottopasso della stazione. L’uomo, a una prima analisi, non presenterebbe segni di violenza e potrebbe trattarsi quindi di una morte naturale: il decesso potrebbe essere avvenuto a causa di un’aneurisma. Sarà l’autopsia a dire qualcosa di più sul decesso dell’uomo che non avrebbe sofferto di patologie particolari. La polizia sta indagando.

270mila euro per pulire i vetri dell’ospedale… “basta sprechi!”, così Zaia

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270mila euro in quattro anni per pulire le vetrate dell’ospedale dell’Angelo di Mestre. Non basta infatti una normale ditta di pulizie per assicurare l’igiene delle vetrate dell’ospedale, ma si è ricorsi ai  rocciatori della società “Air process Méditerranée”. Professionisti della pulizia di grattacieli e aeroporti.

“E’ ora di abbandonare i progetti di edilizia ospedaliera che comportano sprechi inaccettabili, sostiene il presidente del Veneto, Luca Zaia. Mi riferisco per esempio alle grandi hall, agli spazi commerciali, alle vetrate dell’Angelo, che appunto dobbiamo pulire con i rocciatori. Non discuto la bellezza architettonica e non voglio andare contro gli archistar, ma solo puntualizzare che gli edifici pubblici devono essere semplici e fruibili.I progettisti devono essere vicini ai malati, costruire quello che serve loro, non puntare a centri mastodontici lontani dalle esigenze della gente”.

La Usl 12 si difende: “La pulizia viene ripetuta in base alle necessità, variabili a seconda degli eventi atmosferici, che possono influire sporcando o, al contrario, contribuendo a tenere pulita la vetrata. Nei primi anni è stata ripetuta anche tre volte l’anno, ma in seguito si è ritenuto che per le superfici esterne, mai a contatto con l’utenza, fosse sufficiente in media un intervento ogni 12 mesi. Nel quadro della revisione degli accordi sul project financing, in atto a Venezia, sta comunque per essere ridiscusso anche questo costo, nell’ottica di un complessivo sforzo di contenimento delle uscite”.

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Assedio a Equitalia di Mestre

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Un vero e proprio assedio quello operato da Federcontribuenti alla sede di Equitalia di Mestre che ha organizzato un sit-in per ottenere dilazioni con i debiti di un imprenditore. L’uomo infatti se non fosse riuscito a ottenere una proroga non avrebbe più potuto incassare i crediti che vanta.  Il 53enne infatti titolare di un’impresa di portierato e di servizi fiduciari di Casale di Scodosia in provincia di Padova, rischiava di dover chiudere l’azienda e non avrebbe potuto più pagare i propri dipendenti: «L’azienda è di quelle che ha sempre fatturato tutto e non ha mai licenziato nessuno – spiega il presidente dei Federcontribuenti Marco Paccagnella dalla sede di Padova – purtroppo in Italia è così: quelle che fatturano tutto e pagano arrivano prima o poi ad avere un debito nei confronti dello Stato, quelle che si salvano sono quelle che fanno un pò di nero». Federcontribuenti è riuscita ad ottenere una dilazionare di 72 mesi (i primi 24 a rata ridotta) il debito dell’imprenditore. «È un buon risultato, certo – ha spiegato Paccagnella – purtroppo è bene che i cittadini sappiano che i 120 mesi di dilazione di cui il governo ha parlato sono soltanto uno spot, visto che al momento manca il decreto attuativo e non è nemmeno in discussione. Andrà a finire che, come al solito, a questo “privilegio” potranno accedere soltanto i soliti amici».

Niente slot? Facciamoci uno spritz!

aperol-spritz-tuttacronacaDon Gianni Fazzini, parroco di Quarto D’Altino, nel Veneziano, ha lanciato la sua personale campagna contro il gioco d’azzardo a suon di adesivi che recitano “Liberi dalle slot”. Gli esercizi di Mestre che rinunciano alle “macchinette mangiasoldi” ne riceveranno infatti uno da attaccare sulle vetrine, sia che si tratti di bar che di tabacchini. Cosa ottengono in cambio? Lo spiega il religioso: “col passaparola, invitiamo la gente ad andare a bere lo spritz solo in quei locali”. Riguardo il gioco d’azzardo legalizzato, don Fazzini spiega: “Il vero dramma, ciò che mi scandalizza, sono i 103 miliardi di euro che nel 2012 sono stati spesi nel gioco d’azzardo in genere”. E riguardo la sua campagna: “È un messaggio in positivo quello che vogliamo dare, in fondo invitiamo tutti a berci lo spritz nei locali che rinunciano alle onnipresenti slot machine, per dire che vogliamo liberarci da quella schiavitù. Ormai non c’è bar che non abbia i giochetti, e il 90% dell’attività delle tabaccherie è nella vendita di Gratta e Vinci, dieci volte più delle sigarette. Per cui se hai bisogno di un francobollo ti devi mettere in coda”.

La Stabilità uccide la classe media?

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L’allarme è stato lanciato dalla Cgia di Mestre che ha sottolineato i nuovi rischi della legge di Stabilità:

In attesa di poter analizzare il testo ufficiale della legge di Stabilità – osserva Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia – ci siamo avvalsi delle indiscrezioni apparse in questi giorni sulla stampa specializzata. Se le note in circolazione saranno confermate, coloro che non possono godere delle detrazioni Irpef da lavoro dipendente, come i pensionati o i lavoratori dipendenti con un reddito superiore ai 55.000 euro, subiranno, rispetto al 2013, un aumento del prelievo fiscale. Infatti, – aggiunge – dovranno farsi carico sia dell’aggravio Iva sia della reintroduzione della nuova tassa sulle abitazioni principali che quest’anno non hanno pagato. Le famiglie con redditi attorno ai 20-22.000 euro, invece, godranno di un saldo positivo: la dimensione del taglio dell’Irpef, infatti, sarà maggiore dell’aumento dell’Iva e dell’importo da versare con la Tasi.

Visto che i Sindaci potranno applicare la Tasi con un’aliquota oscillante tra lo zero e il 2,5 per mille, abbiamo ipotizzato due opzioni: aliquota all’1 per mille e aliquota al 2,5 per mille. A nostro avviso, la prima ipotesi dovrebbe essere quella più plausibile. Si tratta ovviamente di simulazioni basate su ipotesi di tassazione che, per quanto riguarda le detrazioni Irpef e la Tasi, non sono ancora state definite ufficialmente: pertanto, questi risultati vanno valutati con prudenza. Nel caso di un pensionato single con un reddito annuo di 15.520 euro (pari ad un assegno pensionistico di 993 euro netti al mese) e con una casa di tipo economico (categoria A3) di 60 mq, con rendita catastale pari a 276 euro, non potendosi ‘giovare’ della detrazione Irpef, si ritroverà un aggravio medio annuo oscillante tra i 74 (ipotesi migliore) e i 144 euro (ipotesi peggiore).

Per il lavoratore dipendente single con un reddito annuo di 16.300 euro (pari a 1.040 euro al mese per 13 mensilità) proprietario di una casa di tipo economico (categoria A3) di 50 mq, con rendita catastale di 230 euro, nel 2014 si ritroverà con un maggior reddito disponibile che potrebbe variare tra i 98 (ipotesi più favorevole) e i 40 euro (ipotesi meno favorevole).

Per una famiglia ‘bireddito’ composta da due lavoratori dipendenti: un impiegato con reddito di 22.000 euro (pari a 1.424 euro al mese per 13 mensilità) e una commessa con reddito di 20.000 euro (pari a 1.145 euro per 14 mensilità) con 1 figlio a carico. Casa di proprietà di tipo economico (categoria A3) di 92 mq, con rendita catastale di 423 euro: in questo caso il vantaggio fiscale dovrebbe variare tra i 141 euro (ipotesi migliore) e i 35 euro (ipotesi peggiore).

Per una famiglia ‘monoreddito’ composta da un lavoratore dipendente, reddito annuo di 35.000 euro (pari a 2.100 euro al mese per 13 mensilità), con coniuge e un figlio a carico. Casa di tipo civile (categoria A2) di 120 mq, con rendita catastale di 552 euro: la perdita sarà di 70 euro, nell’ipotesi più favorevole, o di 209 euro, nell’ipotesi più sfavorevole.

Per una famiglia ‘monoreddito’ composta da un impiegato direttivo, reddito annuo di 56.000 euro (pari a circa 3.000 euro al mese per tredici mensilità), coniuge e due figlio a carico. Abitazione di tipo civile categoria A2 di 136 mq, con rendita catastale di 625 euro: le novità fiscali alleggeriranno la sua disponibilità di reddito tra i 200 e i 357 euro.

Non stiamo quindi parlando di ricchi, ma di quelle famiglie che pagano un mutuo, la mensa del figlio e che sono già in sofferenza economica a causa della crisi. La finanziaria quindi, se il testo non subirà modifiche, potrebbe far aumentare il numero di poveri, colpendo proprio quei lavoratori già in affanno e non dando i giusti mezzi per coloro che già  sono in una situazione di drammatica indigenza. Non sono i 14 euro al mese a poter risollevare le sorti di un paese in profonda crisi come mostrano i dati che continuano a dare segnali negativi.

La “stabilità” che disequilibria e i sindacati che affilano le armi

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Iniziano ad arrivare con calma e a scaglioni, le critiche alla nuova legge di stabilità. Forse anche i più acerrimi “nemici” del governo questa volta non  sono riusciti a trovare  subito il punto debole della manovra…  Che in fondo era lì sotto gli occhi di tutti. L’Italia è in ginocchio e questa è una finanziaria per tempi migliori. Danneggia la classe media, non aiuta davvero chi è sull’orlo della povertà e non riesce a rilanciare l’industria italiana. Il cuneo fiscale è insufficiente e il leader di Confindustria Giorgio Squinzi attacca e anche il rappresentante dei lavoratori, Luigi Angeletti della Uil, dice che è pronta la mobilitazione soprattutto per il pubblico impiego, il settore più colpito da questa “stabilità”: blocco dei contratti, blocco del turn over, tagli degli straordinari e ciliegina sulla torta le misure sulla liquidazione.

 Più cauta la Cgil con il segretario generale, Susanna Camusso: “Bisogna cambiare la legge di stabilità e decideremo tutte le cose utili per questo fine”.  “Sono sempre poco affascinata dai dibattiti di chi prima decide quali modalità e poi i perché”, ha detto rispondendo a chi le chiedeva se anche per la Cgil fosse necessario uno sciopero come evocato da altre organizzazioni.

”I passi sarebbero anche nella direzione giusta ma ancora una volta non sono sufficienti per farci ritrovare la crescita”, afferma Squinzi. Il provvedimento  ”non incide realmente sul costo del lavoro. Noi avevamo indicato come priorità assoluta il cuneo fiscale. Cosa fare? Non sono il primo ministro di questo Paese ma vorrei dire che ci vuole più coraggio”. Per Squinzi non basta mantenere ”lo status quo. Anche se ci sono passi nella direzione giusta che possiamo valutare positivamente non cambiano l’andamento economico né la visione del futuro del paese”.

Quanto alle misure per gli statali, il ministro della Funzione Pubblica, Gianpiero D’Alia, ha detto che  ”Nella legge non ci sono novità sui contratti rispetto a quanto già deciso per il pubblico impiego”.  ”Il blocco della contrattazione per la parte economica – afferma D’Alia – è stato approvato dal consiglio dei ministri ad agosto, lo abbiamo trasformato in norma di legge”.

Poi c’è chi non usa mezze misure e afferma che era meglio l’IMU della TRISE. E’ Sebastiano Messina nel suo quotidiano ‘Bonsai’ su Repubblica:

“L’anno prossimo non si pagherà più l’Imu e nemmeno la Tares, che doveva sostituire la Tarsu. Ci sarà una nuova tassa che non si chiamerà Taser, come la pistola che dà l’elettroshock, ma Trise. Il fatto è che la Trise, come un missile a tre stadi, contiene altre due tasse: la Tari e la Tasi. Se abitate nella vostra casa, pagate tutta la Trise, dunque sia la Tari che Tasi. Se siete un inquilino, pagate solo la Tari, ma anche una quota della Tasi. Se siete il padrone di casa, pagate la Tasi ma non la Tari. Più l’Imu, si capisce. Ma l’Imu, raddoppiata, la pagate anche se siete in affitto, su quell’appartamento dove abita vostra madre. Che però pagherà la Tari, lasciando a voi la Tasi che avete evitato sulla casa dove pagavate la Tarsu, e invece ora — scampata la Tares e aggirata la Taser — pagate solo la Tari ma non l’Imu. Adesso ripetete”.

E se poi vogliamo invece vedere i grandi vantaggi del cuneo fiscale basta lanciare un occhio a questo specchietto per accorgersi che i più fortunati avranno 14 euro al mese e in media saranno dati invece 8 euro.

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Il sindaco di Venezia che offende i mestrini: “campagnoli”

giorgio-orsoni-tuttacronaca-campagnoliIn Italia, le diatribe non sono solo fra Nord e Sud, fra città confinanti o tra tifosi di due squadre di una stessa località. Spesso le ruggini si trovano anche tra “centro” e “periferia/provincia”. E’ il caso di Venezia, dove i cittadini lagunari spesso si sentono superiori agli abitanti di Mestre. E proprio per questo pesa “l’insulto” che il sindaco della città ha rivolto ai mestrini, definendoli “campagnoli” (offesa principe dei veneziani in questi scontri). L’esclamazione di Orsoni, primo cittadino del capoluogo veneto, è arrivata alla fine di un concerto della Fenice al Duomo, tenutosi il 1 ottobre. Il sindaco si aspettava di prender posto in prima fila e al primo posto a sinistra, come da cerimoniale. Invece si è trovato sì in prima fila, ma sulla seconda sedia, visto che il posto che tanto desiderava era occupato dal padrone di casa, monsignor Fausto Bonini che, tra l’altro, ha ringraziato il vice del sindaco, cioè Sandro Simionato, per le manifestazioni di “Mestre in centro”. Del resto, era stato solo il vice ad organizzare la manifestazione. Ma questi sono dettagli rispetto alla “doppia offesa” arrecata a Orsoni che, forte del suo principio che bisogna essere sinceri, ha dato dei “campagnoli” a chi l’aveva ospitato. La ruggine tra il primo cittadino e i mestrini, spesso rappresentati dalla più alta carica religiosa di Mestre, non data da oggi.

Lite tra conviventi a Venezia: 44enne accoltellato

veneziana-accoltella-convivente-tuttacronacaI carabinieri di Venezia hanno trovato ieri sera, in un’abitazione nel sestiere di Dorsoduro dov’erano intervenuti, un uomo riverso a terra e sanguinante e una donna in stato confusionale. La coppia, secondo una prima ricostruzione dei militari, stava litigando quando la veneziana, una 46enne, avrebbe impugnato un coltello da cucina con una lama di circa 20 centimetri e sferrato all’uomo un fendente dietro la schiena. Il 44enne, con il polmone perforato, è stato trasportato all’ospedale dell’Angelo di Mestre, dov’è stato sottoposto a un intervento chirurgico: la sua prognosi è riservata. La donna, arrestata con l’accusa di tentato omicidio, è stata ricoverata in ospedale dove si trova piantonata: si troverebbe in stato confusionale perché sotto effetto di sostanze alcoliche e stupefacenti.

Il cartello con l’orario di apertura e chiusura è incompleto: mille euro di multa!

negozianti-multati-ciclopizza-tuttacronacaMultato perchè “non rendeva noto al pubblico l’orario di effettiva apertura e chiusura dell’esercizio mediante cartelli o altri mezzi idonei di informazione”. E’ quanto recita il verbale stilato dai vigili urbani di Mestre, nel Veneziano, che hanno multato per mille euro il titolare della “Ciclopizza” di piazzale Leonardo Da Vinci. I titolari dell’attività, Michele Pirredda e Adriano Marchiori, spiegano: “Mamma mia, non aver scritto gli orari vale esattamente 1.032 euro più 28 euro e 40 centesimi di spese per un totale di 1.060,40. Se si paga subito.” E quindi una domanda: “Ma non sarebbe meglio in un caso come questo che il vigile ci avesse fatto notare che ci eravamo dimenticati del cartello? Così ci spezzano la schiena. Tra l’altro il cartello c’era, ma non era completo”.

Rapina e violenza: finisce in manette l’uomo che aggrediva gli anziani

rapinatore-nonnine-tuttacronaca Il romeno 28enne Iulian Gabriel Croitor era stato arrestato lo scorso marzo per una rapina ai danni di una 70enne. Era il 28 novembre 2012 quando la donna venne picchiata violentemente a Messtre, all’interno di un androne. La donna era entrata nel palazzo e aveva anche aperto il portone al giovane che dopo l’ha aggredita: pensava infatti si trattasse di un condomino. Nell’occasione, il bandito le strappò dal collo la collana d’oro. L’anziana venne ricoverata e poi dimessa dall’ospedale con una prognosi di 21 giorni ma riuscì a fornire un identikit del malvivente, che aveva agito a volto scoperto. Oltre a questo, il sistema di videosorveglianza a circuito chiuso del palazzo aveva ripreso la rapina, fornendo così un importante indizio. Lo stesso fece un’impronta lasciata dal rapinatore e che risultò appartenere a Croitor. La collana della donna fu rinvenuta in un Compro Oro. Estendendo il raggio degli accertamenti furono scoperte altre 10 vendite di collane e bracciali in oro. Tutte riconducevano all’indagato. Grazie a questi nuovi elementi, la Mobile analizzò altre 10 rapine, commesse con violenza e con lo stesso modus operandi, avvenute tra ottobre e novembre, di cui 4 a nel centro storico di Venezia e 6 a Mestre. Attualmente anche l’Interpol tedesco sta eseguendo degli accertamenti, al fine di verificare se il romeno abbia commesso fatti analoghi in Germania. Le indagini della Mobile hanno fornito, nel frattempo, nuovi indizi che hanno portato ad accusare il malvivente di essere un rapinatore seriale. Il gip presso il tribunale di Venezia ha così emesso un’ordinanza di custodia cautelare e l’uomo è nuovamente finito in manette ieri. La polizia sospetta che il romeno, oltre alle sette rapine, si sia reso responsabile di altre 10 cruente aggressioni contro anziane, fatte nello stesso periodo tra Mestre e Venezia.

Il conto non saldato gli costa 300 punti di sutura al volto: lite col barista

sfregiato-al-bar-ve-tuttacronacaNon è ancora stata sciolta la prognosi per Roberto Fontanello, ricoverato in ospedale a Mestre, nel Veneziano, dopo una lite con un barista. Il 40enne di San Michele al Tagliamento ha spiegato: “Sono stato bloccato alle spalle da una persona, poi il barista mi ha colpito con una bottiglia in testa. Continuava a colpirmi, finché non si è spaccata.” Conclusione: il setto nasale gli è stato praticamente reciso e si sono resi necessari 300 punti di sutura. Sembra che la zuffa sia scaturita da un conto non saldato, almeno secondo quanto racconta l’uomo ricoverato nel reparto di Chirugia plastica dell’ospedale dell’Angelo.

Giallo nel Veneziano: scomparsa una 16enne

ilenia_spolaori_tuttacronacaHa deciso di rivolgersi ai giornali, dopo aver sporto denuncia di scomparsa ai carabinieri, Monica Tiraoro, la madre di Ilenia Spolaori, la 16enne di Campalto (Venezia) scomparsa da quattro giorni. “Temo che le sia successo qualcosa di brutto, di molto brutto”, ha raccontato la donna che venerdì sera si era recata alla stazione dell’Arma di Favaro perchè non aveva notizie della figlia che non possiede nè un cellulare nè un pc.  “Non è da lei stare così tanto tempo via di casa e per di più senza avvertirmi perché sa che mi preoccupo e che sto in pensiero. Così se decide di non tornare mi chiama e mi dice dov’è. Ma stavolta è passato troppo tempo e poi ha lasciato qui Maya da cui non si stacca mai. Si pensi che la porta con sé anche se esce un attimo solo per fare una passeggiata”. Maya è la cagnolina di Ilenia, che la ragazza ha consegnato martedì scorso al fratello maggiore prima di far perdere le sue tracce. La donna prosegue: “Gli ha detto di prendersene cura e di dirmi di stare tranquilla che poi mi avrebbe telefonato. Da allora, erano le due del pomeriggio, è come se fosse svanita nel nulla. Sono terrorizzata all’idea che le abbiano fatto qualcosa”. La madre è preoccupata, non solo per la scomparsa: “Purtroppo da un paio d’anni è entrata in un giro di amicizie poco raccomandabili, in particolare quattro albanesi che considero pericolosi. Ho provato in tutti i modi a staccarla da loro, facendo intervenire più volte anche i carabinieri che le hanno parlato spiegandole che con quelle persene doveva troncare ogni rapporto. Sono arrivata persino a minacciarla di chiuderla in casa. Tutto inutile. Ha abbandonato anche la scuola. Poi – prosegue – quando hanno arrestato un loro amico le hanno detto che era tutta colpa mia perché avevo messo di mezzo i carabinieri. Invece io non so nemmeno chi sia. Sono giunta a pensare che Ilenia sia sparita perché sia convinta che quelli là possano farmi del male e così crede di proteggermi. Ho il presentimento che l’abbiano minacciata e che l’abbiano costretta a seguirli in Albania”. La donna è separata, con tre figli. A dar loro supporto c’è l’associazione “Comitato per la famiglia”. Spiega Silvana Tosi, membro del comitato: “Nessuno nasconde il fatto – afferma la volontaria – che Ilenia sia una ragazzina problematica, ma ha un carattere mite e gentile ed è attaccatissima alla mamma, non starebbe mai senza contattarla per una settimana. So che i carabinieri hanno già ascoltato alcune sue amiche e che la stanno cercando anche fuori provincia. Spero che a breve la ritrovino. Ha soltanto 16 anni”.

A messa con i buttafuori per allontanare i mendicanti!

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Hanno stazionato fuori dal Duomo di San Lorenzo a Mestre i “buttafuori” che hanno evitato ai barboni e mendicanti di infastidire i fedeli con continue richieste di obolo. L’iniziativa è piaciuta ai parrocchiani che hanno espresso il loro supporto  a monsignor Fausto Bonini che ha atteso i suoi fedeli fermo davanti al portone dell’ingresso. C’è stato solo un uomo che è entrato in chiesa e ha gridato contro il parroco “razzista”.

Caso Sacher: 15enni accusate di omicidio volontario!

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Si tratterebbe di omicidio volontario l’accusa mossa dalla Procura dei minori di Trieste nei confronti delle due 15enni che avrebbero ucciso Mirco Sacher, il pensionato di 66 anni delle ferrovie trovato morto in un campo della periferia di Udine. Su questa base la Procura ha chiesto e ottenuto dal Gip una nuova misura cautelare di quattro mesi in comunità nei confronti delle ragazzine. Le due quindicenni dovranno rimanere quindi un altro mese – fino all’ otto agosto – nelle strutture in Veneto e Lombardia dove sono ospitate dall’otto aprile. Secondo quanto si è appreso, una volta che dalla Polizia scientifica di Roma giungeranno i risultati degli esami tecnici biologici e sul Dna, le indagini potrebbero essere chiuse.

Svolta nell’omicidio Sacher… sesso, denaro e ricatti.

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Da vittime a carnefici questo l’iter che sembrerebbe essere alla base delle indagini sull’omicidio di Mirco Sacher, il pensionato, ex ferroviere 66enne, amico di famiglia di una delle 15enni che lo ha ucciso. La perizia effettuata sui cellulari delle ragazze ha portato alla luce una scomoda verità. Appena quattro giorni prima di morire Sacher scriveva a una delle 15enni “Grazie, Ci penso ancora. E’ stato bellissimo”. Poi c’è stata la testimonianza di un ragazzino che ha ammesso di aver “comprato” anche lui una prestazione sessuale da una delle due. Ma altri reati stanno pendendo sul capo delle 15enni. Sembrerebbe infatti che qualche giorno prima dell’uccisione di Sacher le ragazze avessero rapinato un anziano. Lo schema, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, era semplice: sembrare disponibili, poi derubare i malcapitati e minacciare denunce per violenze sessuali.

Quel 7 aprile, secondo gli inquirenti, i 3 si sarebbero appartati in una strada laterale e le due ragazzine poi sarebbero saltate addosso all’uomo e lo avrebbero soffocato. Omicidio volontario questo è il verdetto della perizia che verrà depositata la prossima settimana.

Il video riporta anche la testimonianza del direttore della scuola frequentata dalle 15enni. La scuola aveva, come più volte è stato ribadito, allertato le famiglie, che le ragazze si sarebbero trovate a rischio bocciatura, a causa dei loro comportamenti e dei profitti.

Giallo di Udine. Il punto della situazione: un sms cambia gli equilibri

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Mentre in questura proseguono le convocazioni di amici e conoscenti delle 15enni di Udine coinvolte nell’omicidio del 66enne Mirco Sacher, ritrovato due settimane fa nella zona di via Buttrio, la Squadra mobile della città continua a cercare di far luce sul contesto in cui è avvenuto il decesso e sulla ragione che ha originato la collutazione. Nel frattempo è stato reso noto un altro episodio che ha visto come protagonista una delle due ragazze in compagnia di un’altra amica. Un uomo di mezza età avrebbe consegnato loro del denaro in cambio di non meglio precisate prestazioni, quindi si sarebbe isolato con loro nei pressi di un capannone isolato in periferia. Giunti sul luogo, le adolescenti si sarebbero allontanate con il denaro lasciando l’uomo interdetto. Sono in corso accertamenti, per cercare di determinare eventuali collegamenti con l’aggressione ai danni di Sacher. Gli inquirenti, inoltre, stanno cercando di motivare la scelta di via Buttrio: avendo già trascorso del tempo assieme, e con una casa a disposizione, perché spostarsi verso il campo? Purtroppo i filmati su cui contavano gli investigatori sono meno di quelli previsti: quel giorno, infatti, le telecamere di videosorveglianza della zona erano in fase di manutenzione e non potevano registrare. Altri indizi però non mancano come, ad esempio, i computer delle ragazze e i profili facebook, i cellulari e l’auto usata per la fuga, ma anche la dichiarazione fatta al pm da una ragazza. La sera prima dell’omicidio, avrebbe sentito una delle due 15enni affermare: “I soldi non sono un problema, li recupereremo”. Del resto Sacher era abituato a far piccoli regali alle adolescenti ma, stando alle parole del legale Federica Tosel: “Ma si tratta di piccole cose normali nell’ambito di un rapporto tipo nonno-nipote come quello che c’era tra il pensionato e la mia assistita”. Ma era questo il rapporto che legava l’anziano e le due amiche? E’ di oggi infatti la notizia che, tra gli sms inviati dell’uomo, ne è stato rinvenuto uno dal contenuto esplicito, che comunque non è da considerarsi come una prova decisiva per supportare la pista del ricatto o dell’estorsione, magari a sfondo sessuale, già ipotizzata nel corso delle indagini. Si tratterebbe però di un unico messaggio su questi toni, mentre gli altri confermano che le 15enni si rivolgevano a lui quando avevano bisogno di piccoli favori. Non è però ancora esclusa l’ipotesi che le adolescenti possano aver abusato della bontà dell’uomo, spingendosi troppo in là. Resta il fatto che quell’unico sms porterebbe a escludere la totale “ingenuità” del 66enne rispetto le intenzioni delle due ragazzine. Un gioco pericoloso quindi, le cui regole sarebbero state accettate da entrambe le parti.

Le foto confermano la versione delle 15enni. Sole alla stazione di servizio.

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Le telecamere della stazione di servizio di Arino (tra Venezia e Padova) mostrano la Punto di Mirco Sacher, il 61enne ucciso a Udine. Sono le 18.53 del 7 aprile e al volante dell’auto ci sono le due 15enni ree confesse del delitto. Le ragazze hanno sempre confessato di essersi allontanate dal luogo dell’omicidio da sole, senza l’aiuto di nessuno, ma non sono mai state credute dagli inquirenti che hanno sempre pensato alla presenza di un terzo complice. Queste immagini nell’area di ristoro e a bordo del veicolo confermano la loro versione dei fatti.

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Udine: parla il fidanzato di una delle 15nni. Mistero su uno smartphone.

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L’ex fidanzata di una delle due minorenni che hanno ucciso Mirco Sacher ha rilasciato un’intervista: “Erano circa le 13. Pensavo fossero a casa del padre di una delle due, sentivo voci di persone in casa ma non sapevo dove”. Quindi il giorno dell’omicidio di Sacher la ragazza, ha telefonato al suo ex dicendogli che dopo poche ore sarebbero arrivate. “Una persona stupenda, – continua il ragazzo – non ho mai pensato arrivasse tanto, una ragazza sempre con il sorriso, sempre divertente.Vorrei scriverle una lettera per dirle che sono accanto a lei.”

I cellulari delle due ragazze sono stati messi al setaccio così come i loro profili Facebook, ma quello che gli inquirenti stanno cercando è uno smartphone scomparso, che potrebbe contenere indizi molto importanti.

Le due amiche, nel frattempo sono state trasferite in strutture riservate, una in Veneto e l’altra in Lombardia, dove hanno dichiarato di aver assunto alcol e stupefacenti il giorno del delitto. Le analisi tossicologiche sulle ragazze arriveranno a giorni e gli inquirenti sperano che possa esser fatta luce sullo stato psico fisico nel quale le due adolescenti si trovassero quel giorno.

 

La misteriosa fuga delle 15enni di Udine e le “cattive amicizie”

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Dopo aver ucciso Mirco Sacher le due quindicenni avrebbero guidato l’auto dell’uomo fino a una stazione di servizio, lì avrebbero accettato il passaggio di un automobilista che le ha portate fino alla stazione di Vicenza. Le due minorenni sono salite su un treno in direzione Mestre e scese hanno trovato due giovanni di Pordenone. Proprio ai due ragazzi hanno confessato il delitto agghiacciante.  Ma se i movimenti delle ragazze sono chiari, non lo è il movente. Quel presunto tentativo di  violenza sessuale da parte di Sacher presenta alcuni dubbi e non ha convinto gli inquirenti. Ora si cerca anche in altre direzioni, come ad esempio una natura economica. Forse le due adolescenti ricattavano l’uomo e lui ha reagito? Perché Sacher, sempre parsimonioso in tutta la sua vita, da qualche tempo aveva iniziato a prelevare costantemente soldi al bancomat? A cosa servivano quei prelievi che a volte superavano anche l’importo della sua pensione mensile? L’uomo in banca aveva circa 150 mila euro i risparmi di una vita accantonati attraverso gli anni di servizio che aveva svolto presso le ferrovie. Può essere che qualcuno mirava a sottrargli a poco a poco quella somma? Inoltre una delle due ragazze tempo prima frequentava un ragazzo rom che poi è finito in carcere con l’accusa di estorsione ai danni di un gay. Altre “cattive amicizie” delle due ragazze sarebbero alcuni ragazzi africani ritenuti dalle forze dell’ordine dei piccoli spacciatore di hashish che operano nella zona dell’autostazione, vicini anche a una banda di albanesi arrestati di recente per possesso di cocaina.

Tutti i soldi che Mirco Sacher prelevava in contanti dal suo conto sembrano svaniti nel nulla. Anche gli ultimi 150 euro ritirati da uno sportello dell’Unicredit soltanto alle 9 di mattina di domenica, 6 ore prima che il pensionato morisse, sembrano essersi volatilizzati. Gli investigatori non hanno trovato denaro nell’appartamento di via Strassoldo e nemmeno nella Fiat Punto bianca. Vuoti anche i portafogli dell’uomo e delle due adolescenti che infatti hanno riferito di aver lasciato la macchina all’autogrill perché non avevano soldi per fare il pieno e pagare il pedaggio autostradale.

Tanti quindi sono gli interrogativi e le analisi che gli inquirenti stanno facendo e il Procuratore capo dei minori di Trieste ha dichiarato che ci vorranno come minimo un paio di mesi prima che l’inchiesta si possa chiudere. Ciò di cui ormai sembrano convinti gli inquirenti è che a uccidere Marco Sacher siano state le due minori e che non ci fossero altre persone, maggiorenni, coinvolte nella morte dell’ex ferroviere.

Tuttavia questa versione che fino a ieri era quella accreditata oggi viene sconfessata proprio dal padre di Sonny Rizzetto che dichiara di aver convinto lui le due ragazze a costituirsi e non il figlio insieme all’amico come ipotizzato in un primo tempo. Mentre domenica notte andavano dai carabinieri una delle due adolescenti in auto con il padre di Sonny avrebbe detto: “Non me la sento di parlare con i carabinieri”.

Quindi ancora una nuova versione. Una volta arrivati in stazione a Pordenone, intorno all’una di notte, le ragazze, Sonny Rizzetto e Walter Wisdom avevano incontrato una pattuglia dei carabinieri che, ricevuta la denuncia di scomparsa del padre di Rizzetto, avevano controllato i due ragazzi. A quel punto i quattro avevano preso strade diverse. Sonny era tornato a casa con il padre mentre le due ragazze erano andate in un’altra abitazione in compagnia di Walter. Solo quando Sonny ha riferito al padre il racconto delle due quindicenni, l’uomo ha convinto tutti a rivolgersi ai carabinieri. E’ più probabile che la mattina dopo le due ragazze si sarebbero date alla fuga salendo su un altro treno in direzione della Toscana dove vive il padre di una delle due minorenni e un ex fidanzato.

Intanto è fissato per lunedì un vertice tra gli inquirenti per stabilire quali accertamenti scientifici da disporre sui vari reperti (che al momento sembrano essere la vettura di Mirco Sacher e gli abiti delle 15enni), tra i quali impronte ed esame del Dna. Poi, con molta probabilità gli esami verranno eseguiti a Roma o a Padova. Si pensa anche di fare un calco della dentatura della vittima per stabilire l’evenutale compatibilità con i segno riscontrati sul seno di una delle 15enni.

Le due 15enni del giallo di Udine sono state trasferite fuori regione!

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Sono state trasferite le due quindicenni accusate dell’omicidio di Mirco Sacher. Hanno quindi lasciato la struttura protetta per i minori di Trieste e sono ora in una comunità fuori regione, come aveva disposto il gip Laura Raddino nella sua ordinanza di ieri. Gli avvocati di una delle due ragazze, i legali Federica Tosel e Luigi Francesco Rossi, hanno gia’ preso contatti con il professor Giuseppe Sartori, ordinario di psicologia all’università di Padova, per una consulenza ”per far riemergere un ricordo indenne da suggestioni”.

Fu tentato stupro? Troppe ombre nella ricostruzione del giallo di Udine

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L’omicidio di Mirco Sacher era subito apparso agghiacciante, ma i particolari emersi nella ricostruzione delle due 15enni lo rendono ancor più allucinante. Negli atti si legge «Una l’ha preso per il collo, l’altra gli ha bloccato le mani… Poi entrambe lo hanno assalito fino al momento della morte di Sacher». Secondo quanto hanno riferito le due ragazze, Sacher avrebbe fino alla fine tentato una reazione arrivando anche a mordere il seno di una delle due 15enni, prima di dire “basta” ed esalare l’ultimo respiro.

Il tentato stupro, ancora però da accertare, sarebbe avvenuto, in un primo momento, in auto dove secondo la ricostruzione  l’uomo «Avrebbe iniziato a toccare le gambe e il seno della 15enne seduta al suo fianco», dopo averle portate in un terreno lontano da occhi indiscreti. Ma perché andare in un parco quando Sacher ha trascorso tutta la mattinata a casa sua con le due ragazzine?  Non poteva abusare nel suo appartamento senza correre inutili rischi in un luogo pubblico?

A quel punto le due 15enni,  infastidite dal comportamento dell’uomo scendono dall’auto e iniziano a parlare a poca distanza. Perché non sono fuggite? Perché non hanno chiesto aiuto?

Di nuovo Sacher avrebbe tentato l’approccio con una delle due. L’uomo scende dall’auto e nella foga fa urtare la testa contro un palo, così che scatta la rabbia omicida. Secondo le visite effettuate all’ospedale Burlo di Trieste vengono riscontrati i segni di un morso al seno, definito ‘pacifico’ dal Gip, e un ematoma alla testa, compatibile con l’urto contro un palo.

Giallo di udine… Ricatto per soldi?

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Domenica mattina. Mentre era alla cassa a pagare alcune bottiglie di vino, Mirco Sacher, avrebbe detto alle due ragazzine «Non voglio che mi mettete più le mani nel portafoglio». Lo ha riferito la cassiera sentita dagli inquirenti come persona informata dei fatti e la frase è riportata nell’ordinanza di convalida del fermo. Il pensionato lo conoscevano tutti come persona molto parsimoniosa, ma negli ultimi mesi l’anziano avrebbe prelevato circa 1300 euro al mese, somme che pareggiavano e a volte superavano l’importo della sua pensione.

«Tali sopravvenute emergenze di indagine – prosegue il Gip – operano nel senso di mettere in dubbio prospettata violenza sessuale nei confronti delle indagate da parte dell’uomo o almeno a metterla in dubbio come motivo unico della colluttazione».
Il magistrato non esclude, «come possibile ipotesi alternativa o cumulativa, quella che la colluttazione sia insorta in realtà o comunque anche per uno scontro relativo a richieste di denaro delle minori rimaste insoddisfatte». Ma il giudice Raddino non ritiene tuttavia che l’ipotesi sia assistita da indizi tali, al momento, da configurare l’omicidio volontario e la rapina impropria.

Decisi 2 mesi in comunità protetta per le due 15enni! Convalida fermo.

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C’è un ricatto dietro il giallo di Udine? Mirco Sacher era vittima di estorsione?

Troppi prelievi e sempre della stessa entità: 150 euro per volta.  Mirco Sacher, l’uomo ucciso dalle due 15enni, a cadenza quasi fissa prelevava denaro dal bancomat. L’ultimo prelievo domenica scorsa, poche ore prima di morire a uno sportello della Unicredit. Nei video ricavati dal sistema di videosorveglianza si vede perfettamente che è lo stesso pensionato a prelevare la somma. Quel bancomat che poi è stato però ritrovato nella borsetta di una delle due ragazze, le quali hanno sempre negato di aver effettuato un prelievo con quella tessera, ma dopo aver ucciso l’uomo hanno pensato bene di rubarla dal suo portafogli.

Ci sarebbe anche la testimonianza di una donna che avrebbe assistito a uno scambio di battute tra Sacher e le due ragazze proprio sull’argomento soldi. Quindi ora le piste per gli inquirenti sono due: una a sfondo sessuale (che sembra però abbandonata) e l’altra di natura prettamente economica.

Ora gli inquirenti vogliono visionare tutti i filmati delle telecamere a circuito chiuso degli istituti di credito dove sono stati compiuti i prelievi con il bancomat di Sacher per avere la certezza che fosse solo l’uomo ad accedere al suo conto o, se in alcune circostanze, i prelievi fossero stati fatti da altre persone. Inoltre è lo stesso procuratore capo della Procura dei minori a Trieste, Dario Grohmann, a dichiarare che l’anziano avesse una certa disponibilità economica ed è quindi probabile che fosse vittima di estorsioni.

A cosa servivano quei 150 euro prelevati ogni 3/5 giorni da Sacher? Quale era il ricatto a cui era sottoposto?

Una delle due adolescenti, in passato, ha avuto come fidanzatino un ragazzo Rom che aveva messo in piedi un’estorsione ai danni di un conoscente gay. Nell’indagine era rimasta coinvolta solo in una prima fase anche la quindicenne. Ma poi la posizione di lei, come ha assicurato lo stesso procuratore Grohmann a un quotidiano nazionale, era stata archiviata. La polizia tra lunedì e ieri ha ascoltato amici e compagni delle due quindicenni, senza trovare spunti rilevanti.

Emergono intanto nuovi particolari sull’autopsia di Mirco Sacher. L’uomo potrebbe essere morto per un’azione combinata di soffocamento e schiacciamento. L’autopsia ha stabilito che il cadavere ha due costole rotte.

Intanto viene convalidato il fermo e si configura l’accusa di omicidio preterintenzionale, dopo che questa mattina le due 15enni si sono avvalse della facoltà di non rispondere al gip.

Ecco l’interrogatorio delle 15enni di Udine!

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«Gli siamo saltate addosso, lui cercava di rialzarsi e allora gli ho messo le mani al collo…». «Anch’io stringevo, non pensavo così forte perché continuava a parlare, ma poi ha smesso…». E ancora: «Ricordo che aveva la faccia viola, era disteso a terra».

«Quando ha smesso di respirare ci siamo spaventate e siamo scappate in macchina». Sono le prime dichiarazioni rese dalle due quindicenni di Udine ai carabinieri di Pordenone. Sono in stanze separate, potrebbero aver concordato ogni cosa, hanno avuto oltre 11 ore di tempo per farlo. A raccogliere la confessione choc sono due marescialli. Parlerà per quasi due ore la ragazzina abituata a vedere Mirco Sacher a casa della nonna. Poi tocca all’amica. Non sempre le due versioni coincidono come nella fase in cui lottano contro il “nonno” che doveva portarle in stazione e invece ha girato la macchina in un campo a Udine, per molestarle.

Entrambe ricordano l’ora in cui sono uscite di casa domenica, dopo aver dormito assieme: le 10.30. Una sostiene che Sacher è passato per caso. Che hanno fatto colazione e che lui le ha invitate a pranzo a casa sua. L’altra dice che è stata l’amica a telefonargli: «Non avevamo i biglietti per l’autobus e volevamo andare in stazione, lui ci dava sempre un passaggio». Sacher propone di andare in gelateria a Remanzacco, poi le avrebbe portate in stazione. Secondo la ragazza, rientrando a Udine sarebbero andate nell’appartamento dell’anziano a prendere un carica-batterie. Sono usciti alle 13 senza pranzare. L’altra parla invece di una «pasta in bianco».

E sono proprio i resti della pasta che la polizia scientifica troverà nella cucina di Sacher. Sul tavolo ci sono anche due bottiglie di vino e mozziconi di sigarette con segni di rossetto. La stessa ragazza colloca l’uscita dall’appartamento alle 13.50 per andare in stazione. Invece Sacher svolta in una strada sterrata con la scusa che vuole «parlare un po’». Avrebbe fermato l’auto e allungato le mani verso la quindicenne seduta al suo fianco, l’altra, quella che conosce da quando è nata, è seduta dietro.

«Mi ha messo le mani sulle gambe e toccato il seno», dichiara l’amica. «Cercavo di allontanarlo, poi sono scesa dalla macchina». Tutte e due dicono di essere scese. Anche Sacher scende. «Continuava a cercare di toccarci» dice una. «Scherzando ha cercato di tirarci verso di lui», dice l’altra. Entrambe ricordano che ha sbattuto la testa di una delle ragazze contro un palo verde, del gasdotto. A quel punto la colluttazione. C’è molta più forza nel tentativo di Sacher di trattenere le due quindicenni che gli sono saltate addosso e lo colpiscono. Cade. È a terra quando morde un seno a una delle ragazze. Forse per costringerle a mollare la presa?

Viene smentita anche la notizia del presunto prelievo dopo la morte di Sacher. L’ultimo risale a domenica mattina, preceduto da una serie definita più frequente del solito. Perchè aveva tanto bisogno di prelevare Sacher? E gli inquirenti sospettano che quei soldi li dovesse proprio dare alla 15enne che aveva una relazione con un giovane rom che ora si trova detenuto per estorsione.

La 15enne non risponde al gip!

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A Trieste una delle due 15enni autoaccusatesi del delitto di Mirco Sacher si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Dopo di lei è stata fatta entrare la seconda ragazza e sembra che sia iniziato l’interrogatorio. Al termine, il gip si ritirerà in Camera di consiglio per decidere la convalida del fermo.

Udine… Ecco l’auto di Mirco Sacher!

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Ecco l’auto di Mirco Sacher fotografata dall’autovelox. In quest’auto le due ragazze avrebbero tentato la fuga… Si sarebbero sentite come in un videogioco, il famoso GTA (Grand Theft Auto), in cui l’eroe è un criminale che ruba le auto e la celebrità si ottiene solo compiendo reati e omicidi, naturalmente stando attenti a non farsi prendere dalla polizia! Ma per le due 15enni il game over è arrivato, ora sta alla polizia ricostruire l’accaduto.

Il video di Udine… Ecco il filmato delle 15enni!

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Spunta il filmato delle due quindicenni in un bar insieme a Mirco Sacher, poche ore prima che l’uomo fosse ucciso.  Questo video prorebbe secondo gli inquirenti che almeno parte della giornata coinciderebbe con quanto raccontato dalle due quindicenni. Nel video si vede l’uomo entrare al bar con le due ragazzine e non ci sono altre persone insieme a loro, quindi se maggiorenni fossero coinvolti nella  vicenda sicuramente sarebbero sopraggiunti in un secondo momento. Il video è stato mostrato in esclusiva da SkyTg24.

 

Come in un videogame: la testimonianza della 15enne di Udine

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“Sembrava di essere in GTA, il videogame. Ci siamo sentite come l’eroe del gioco”. Questa l’agghiacciante testimonianza di una delle due quindicenni di Udine.  L’avrebbero ripetuta questa frase innumerevoli volte a  Sonny Rizzetto e Walter Wisdom, i due giovani di Pordenone che, domenica notte, le hanno convinte a costituirsi ai carabinieri. Tv7 Triveneta  raccoglie le parole dei due giovani che dichiarano “Le abbiamo viste alla stazione di Mestre, erano calme, tranquille e senza soldi. Quasi ridendo, e comunque non tradendo nessuna emozione, ci hanno raccontato di aver ucciso un uomo, messo in moto la sua auto, attaccando i fili dell’accensione, e di essere fuggite con questa a 150 all’ora in autostrada. Ci è sembrato un racconto strano al punto che volevamo andare a Udine, a vedere se davvero c’era il cadavere. Poi, arrivati a casa, abbiamo avuto conferma dai nostri genitori e abbiamo convinto le ragazze a presentarsi ai carabinieri.”

 

 

Si lavora per lo Stato che non paga e non conosce neppure i suoi debiti!

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Oggi arriva la prima tranche della P.A. alle imprese per un ammontare di circa 40 miliardi per il biennio 2012-2013 che sarà coperto dall’emissione di titoli di Stato, quindi il Paese contrarrà un nuovo debito.

Il vero problema è a quanto ammonta il debito?

Secondo la Cgia di Mestre, non sono conteggiati quelli spettanti alle piccole e medie imprese che porterebbero ad un importo complessivo tra i 120-130 miliardi di euro. La Cgia, dopo aver analizzato la Relazione della Banca d’ Italia presentata nei giorni scorsi alla Camera, ha scoperto che i 91 mld di euro che l’Istituto ha stimato in questo rapporto sono stati calcolati attraverso un’indagine campionaria condotta solo sulle imprese con più di 20 addetti, quindi sono rimaste fuori tute le piccole aziende che in Italia rappresentano il 98% delle imprese presenti sul territorio.

Oltre al mancato monitoraggio delle aziende con meno di 20 addetti, la Cgia sottolinea che nella indagine redatta dalla Banca d’Italia non sono incluse neppure le imprese operanti nei servizi sociali e sanitari che, come sottolinea la Relazione stessa, sono attività che intrattengono scambi commerciali intensi con le amministrazioni pubbliche. Inoltre, l’indagine è relativa al 31 dicembre 2011, quindi è presumibile che ad oggi l’importo complessivo del debito sia cresciuto di qualche miliardo.

“In un Paese civile – conclude Bortolussi – che credibilità può avere un debitore se non conosce nemmeno l’ammontare esatto dei soldi che deve ai suoi creditori?”

Intanto però veniamo a scoprire che sale la pressione fiscale. Nel quarto trimestre del 2012 ha toccato il 52%, un valore record assoluto, con un balzo di 1,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo rileva l’Istat nel conto economico trimestrale della P.a. La media annua, sempre da record, si attesta invece al 44%, +1,4 punti sull’anno precedente.

Ora però sono previste altre tasse come la Tares che dalle prime stime della Uil peserà più di quella sulla casa.

Paghiamo debiti contraendo debiti, sottostimiamo i debiti del Paese non iscrivendo quelli delle imprese con meno di 20 operai e strangoliamo i cittadini con le tasse. Gli esodati ancora non hanno certezze, i disoccupati rinunciano a cercare lavoro, il governo non si forma, il Presidente della Repubblica abbandonerà il suo incarico fra pochi giorni scatenando la bagarre in Parlamento… Cosa resta dell’Italia? I debiti e le tasse?

Ma quanto è indebitato lo stato?

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Lo Stato ha pagato alle imprese solo 3 milioni di euro su uno stock di oltre 70 miliardi di debiti: con questo ritmo, per saldare il debito, ci vorranno oltre 1.900 anni. Lo rileva la Cgia di Mestre spiegando che si tratta di un calcolo puramente “scolastico”, ma che ha il pregio di fornire in maniera chiara il senso della dimensione economica del debito e il livello dell’inefficienza dello Stato nell’onorare i propri debiti.

Una donna, da sola scala il Kilimangiaro… è italiana!

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Ha raggiunto da sola in cinque giorni la cima del Kilimangiaro: a compiere l’impresa e’ una alpinista di Mestre, Silvia Trabucco, 42 anni, da dieci anni residente a Zanzibar. Qui Silvia e’ responsabile amministrativo della locale Scuola internazionale, ma non ha mai perso la grande passione per la montagna e le ascensioni.

Cosi’ la donna, con il supporto di sei sherpa, si e’ presa 10 giorni di ferie dal lavoro ed e’ riuscita a raggiungere la cima di quella che con i suoi 5895 metri e’ la piu’ alta montagna africana.

”In effetti ero partita con una compagna, ma si e’ sentita male per l’altitudine dopo tre giorni di ascesa e ho proseguito da sola”. Una esperienza che Silvia giudica indimenticabile. ”E’ stata soprattutto una difficolta’ psicologica – spiega – quella di mantenere sempre la calma e il controllo del corpo. Ero tesa, preoccupata, non lo nego, ma volevo a tutti i costi arrivare in cima. Si dormiva nelle tende e si camminava soprattutto di notte – dice – ed e’ stato meraviglioso una mattina ritrovarmi davanti il biancore abbacinante di un ghiacciaio che non mi aspettavo di vedere”.

Aggressione per rapina? Morta 87enne a Mestre, casa a soqquadro

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