Il mare “sposta” la Concordia.

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Sono già passate tre settimane da quando la Concordia è stata rimessa in asse, ma ancora i lavori di messa in sicurezza non sono terminati nonostante proseguano contemporaneamente anche le ricerche dei due dispersi in mare. E’ notizia di poco fa che il Commissario per l’emergenza Franco Gabrielli nel consueto incontro con gli abitanti dell’Isola del Giglio abbia confermato la notizia che la Costa Concordia si sia mossa: “La nave ha subito un leggerissimo spostamento”  ha detto Gabrielli “Al momento non desta particolari preoccupazioni e anzi può essere considerato fisiologico. – ha aggiunto – Questo però ci dice, se mai ce ne fosse bisogno, che c’è l’urgenza di fare le opere di messa in sicurezza della nave quanto prima“. Anche il responsabile del progetto di rimozione della Costa Concordia Franco Porcellacchia ha aggiunto “Lo sbandamento della nave è di circa 2 gradi” e poi ha sottolineato “L’angolo di sbandamento di 1,5 gradi dopo la rotazione  è aumentato di mezzo grado a causa delle mareggiate di sabato scorso con un’onda di 4 metri” e ha continuato “La nave – ha rassicurato – ha avuto un movimento ondulatorio e ha trovato la sua esatta posizione sulle piattaforme. In vista dell’inverno ci sono ancora attività da svolgere per mettere in sicurezza la nave” e ha poi concluso “Posizioneremo una serie di tiranti o puntoni tra i cassoni. Il purbackling è perfettamente riuscito e la nave e’ stabile. La carena e’ in condizioni tutto sommato migliori di come immaginavamo. La nave ha ruotato in modo solidale e questo vuol dire che la struttura è solida”. Secondo Gabrielli poi  “La condizione della fiancata – ha detto Gabrielli – è sicuramente migliore delle ipotesi peggiori e comunque in quella indicazione che ci si aspettava dal Consorzio di imprese” che ha poi chiarito “questa nave non sta in una bacinella, sta in mezzo al mare e quindi subisce tutte le vicende che il mare ogni volta presenta. La macchina non si è fermata, le attività stanno andando avanti e traguardiamo il primo semestre del prossimo anno per realizzare il sogno del Giglio. Ma non ci innamoriamo delle date. E’ stato vinto il gran premio della montagna – ha concluso Gabrielli – ma il traguardo non e’ ancora alla vista e anche se fosse alla vista e’ un tratto di strada che deve essere fatto con molta attenzione senza facili trionfalismi”.

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La sicurezza dell’insicurezza scolastica. Stanziati 450 mln a fronte di 5 mld

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Un nuovo annuncio entusiastico da parte di un ministro del governo Letta. Questa volta è il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, intervistata dall’Unità, a dichiarare

”Centocinquanta milioni di euro in più rispetto ai trecento milioni nel triennio 2014-2016 già annunciati. Questo è lo sforzo che stiamo compiendo nel decreto legge del Fare per sistemare e potenziare il patrimonio italiano di edifici scolastici”.

Spiega Carrozza, che da sempre parla della necessità di mettere in sicurezza le scuole, soprattutto dal rischio terremoti:

”I 300 milioni di euro spalmati in tre anni arrivano da risorse Inail. Per gli altri 150 milioni una tantum nel 2014 è già prevista la suddivisione tra le Regioni. In pratica il ministero fa da ‘facilitatore’, sono gli Enti locali che conoscono il territorio decidere quali istituti necessitano di interventi urgenti e a utilizzare le risorse. Ovviamente dobbiamo vigilare affinché vengano spese bene”.

Era il 12 dicembre 2012 quando il Sole24, in un articolo a firma di Eugenio Bruno e Giorgio Santilli analizzava il problema in questi termini:

Per la messa in sicurezza degli istituti scolastici italiani servono almeno 5 miliardi. A lanciare l’appello-allarme è stata l’Upi nel convegno “Ricostruire la scuola” organizzato ieri a Torino. Degli 8,5 miliardi di fabbisogno totale per gli oltre 5mila edifici di proprietà delle Province, il 60% serve per adeguarli alle norme di legge; un altro 25% è necessario per nuove costruzioni, ristrutturazioni, ampliamenti (2,1 miliardi); il restante 15% è destinato ad assicurare l’efficientemente energetico (1,2 miliardi).

E aggiungeva:

Ma è l’esposizione al rischio a rendere la situazione seria: il 37% degli edifici scolastici si trova in aree ad alto rischio sismico e il 9,6% a elevato rischio idrogeologico. Delle 24.073 scuole localizzate in aree ad alto rischio sismico 4.894 si trovano in Sicilia, 4.872 si trovano in Campania, 3.199 in Calabria.

A fronte di questi dati è possibile risolvere il problema con 450 milioni stanziati in 3 anni a pioggia? Il “decreto del fare” sta diventando un “decreto del dire”?

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