Berlusconi e quei soldi regalati a Sabina Began

sabina-began-Berlusconi-tuttacronacaBerlusconi regalò oltre un milione e mezzo a Sabina Began, l’Ape Regina, per comprare un appartamento nel quartiere Monti a Roma e costato solo 600 mila euro. E’ quanto emerge dalla carte della Procura di Bari mentre i magistrati vogliono vederci chiaro su quella differenza. Il sospetto è che possa trattarsi del prezzo del silenzio della Began, o di quello per dare la sua disponibilità a fornire dichiarazioni mendaci riguardo il presunto giro di escort reclutate per le serate a Palazzo Grazioli. L’inchiesta prende in esame anche delle intercettazioni telefoniche, in una delle quali vi è un colloquio telefonico tra Berlusconi e Tarantini, ne stabilisce il tenore: “Vedi Gianpaolo ora al massimo dovremmo averne due a testa. Tu porta per te e io porto le mie. Poi ce le prestiamo. Insomma, la patonza deve girare“. Sia la Vigilanza di Banca d’Italia che magistrati e Guardia di Finanza hanno accentrato l’attenzione su questa “cresta milionaria” e i relativi passaggi, con i versamenti di Berlusconi che transitano sulla società Moon & Stars di Began, una scatola vuota, dicono gli inquirenti, la cui unica attività corrisponde all’acquisto dell’appartamento a Monti. Si legge su La Stampa: “Ma che fine hanno fatto gli altri 900.000 euro? Dalla «Moon & Stars» partono tre bonifici per 600.000 euro intestati a Umberto Michelazzi, produttore/distributore cinematografico, con la «causale»: «A titolo di transazione per contenzioso legale». Ma chi è Umberto Michelazzi? E quale contenzioso legale lo ha visto in contrapposizione con una società, «Moon & Stars» che in pratica non ha fatto nulla se non l’acquisto di una casa? E i 300.000 euro rimasti sul conto della società, come residuo del milione e 505.000 euro di Silvio Berlusconi, che fine hanno fatto? Sono stati prelevati da Sabina Began?”

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Tutte le donne del Cav? Grazia Capone: “Silvio? Lo sento ancora, gli voglio bene”

grazia-capone-tuttacronacaHa preso il via oggi l’udienza preliminare, del “processo Tarantini,” poi aggiornata al 14 ottobre, sulle 26 donne, molte delle quali ritenute escort, che Tarantini avrebbe portato nelle residenze di Berlusconi tra il 2008 e il 2009. Tra chi  ha deposto come testimone anche “l’Angelina Jolie di Bari”, com’è conosciuta alle cronache, Grazia Capone. La 29enne barese  avrebbe detto: “Sento ancora Berlusconi, è una persona alla quale voglio bene”. Un’ora e mezzo dopo la deposizione, la giovane ha raccontato ai cronisti: “Finalmente ho avuto l’opportunità di spiegare la mia verità davanti a un magistrato. Saranno passati quattro o cinque anni da quando si spala terra gratuitamente. Io capisco la curiosità…”.  “Ho raccontato la mia verità puntuale, determinata e precisa – ha sottolineato – e devo dire che sono anche molto soddisfatta”. “È giusto creare delle differenze: io soldi – ha rilevato – non ne ho presi, ho sempre lavorato onestamente e ho preso una regolarissima busta paga, ho solo svolto il mio lavoro. Sono anche un praticante avvocato, con una notevole difficoltà, perchè ho dovuto sempre dimostrare quello che valgo”. L’udienza è stata aggiornata perchè assente l’altra testimone citata dal giudice, la 29enne barese Lucia Rossini che ha inviato un certificato di malattia. Il gup Ambrogio Marrone  dovrà emettere sentenza con rito abbreviato a carico dell’avvocato Salvatore Castellaneta (accusato di aver reclutato con Gianpi le due ragazze affinchè si prostituissero) e decidere se rinviare a giudizio altri sette indagati, tra cui Gianpaolo e Claudio Tarantini. Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento, induzione e favoreggiamento della prostituzione. Oltre ai fratelli Tarantini rischiano il processo la tedesca Sabina Began, la cosiddetta ‘ape regina’ delle feste dell’ex premier, le attrici Letizia Filippi e Francesca Lana, l’avvocato Castellaneta, ritenuto il referente per l’organizzazione delle feste private di Berlusconi a Milano e gli amici e soci in affari di Tarantini, Pierluigi Faraone e Massimiliano Verdoscia. Il reato associativo sarebbe inoltre contestato a Gianpaolo Tarantini, Castellaneta, Faraone e Verdoscia. Ventuno  sembrerebbero invece gli episodi contestati dal settembre 2008 al maggio 2009, in cui vengono citate le 26 ragazze che avrebbero partecipato agli incontri con l’allora premier. Dagli atti si legge che la Capone, che sognava di fare cinema e teatro e sperava nell’aiuto di Berlusconi, in un colloquio telefonico con Tarantini  avrebbe detto di aver trascorso da sola una notte con l’allora capo del governo. Tarantini: ”Con chi stai mò, con le ragazze vicino?”. Capone: ”No, io e lui e basta”. Tarantini: ”Ah quelle se ne sono andate”. Capone: ”Tutte… le ha mandate tutte”. (…) Tarantini: ”Ma è rimasto contento?”. Capone: ”Assolutamente!… io ho bisogno di dormire un pò, sono andata a letto tardissimo, cioè a letto… ho dormito un’ora”.  Dal colloquio tra i due emerge l’ambizione, poi archiviata, di Tarantini di essere candidato al Parlamento europeo e le speranze di Capone di fare cinema. Tarantini: ”Vabbè, ha parlato bene di me, sì?”. Capone: ”Sì, tanto”. Tarantini: ”Eh tu?” Capone; ”Vabbè certo, e vabbè poche domande alla fine”. Tarantini: ”Senti, l’ultima cosa, e ti ha detto che ti dà una mano, sì?”. Capone: ”Sì”. Tarantini: ”Meh!”. Capone: ”È stato lui, io zero…”. E per quanto riguarda l’ipotesi di un impegno politico di Gianpi a Bruxelles, dice Capone: ”(…) che poi anche in prospettiva di quello che accennavi ieri, capito, ti ho messo un attimino in luce”. Tarantini: ”Ma perchè gliel’hai detto?”. Capone. ”Di che cosa?”. Tarantini: ”Del Parlamento !”. Capone: ”Nooo! però lui per me ha parlato delle regioni, delle regionali”. Tarantini: ”Son contento”.

Le intercettazioni della Guardia di Finanza che smentiscono Berlusconi

berlusconi-tarantini-intercettazioni-tuttacronacaE’ il Fatto a riportare la notizia di un’informativa depositata il 22 marzo in Procura di Bari nell’indagine che vede Silvio Berlusconi e Walter Lavitola indagati per aver indotto a mentire davanti ai pm Gianpaolo Tarantini. Scopo dell’informativa era trovare “i punti di contrasto e contraddizione tra le dichiarazioni fatte dal Tarantini e quanto invece emerso dall’attività di indagine”. Passano due mesi e, il 17 maggio, l’ex premier, interrogato, conferma tutto quanto detto da Lavitola. A questo punto il confronto tra dichiarazioni e informativa mette in luce tutte le menzogne pronunciate: l’informativa del tenente colonnello Andrea di Cagno elenca infatti le intercettazioni che smentiscono quanto detto da Berlusconi ai pm. Due sono i punti in questione: ha riferito di non avere aiutato Tarantini nei suoi affari con Finmeccanica e negato di essere consapevole del pagamento delle ragazze ospitate nei suoi palazzi: “da parte mia ribadisco di non aver mai pagato alcunché per ottenere prestazioni sessuali”. Le intercettazioni dimostrano il contrario. Come si legge nell’articolo a firma Marco Lillo e Antonio Massari:

L’informativa riporta invece le dichiarazioni di Tarantini del novembre 2009 (“il Presidente non ha mai saputo, ma neanche lontanamente, che io potessi dare un centesimo alle ragazze”) e poi lo infilza così: “Si riporta un episodio da cui si evince che Gianpaolo Tarantini è stato sostanzialmente reticente sulla specifica questione”: è la serata del 16 ottobre 2010 a Palazzo Grazioli alla quale partecipano Ioana Visan, Patrizia D’Addario, Clarissa Campironi, Barbara Guerra con l’amica Milena Chellino. Secondo la Finanza: “trascorrevano la notte in compagnia del presidente Berlusconi, Barbara Guerra e Ioana Visan. L’indomani Berlusconi e Tarantini intrattenevano una conversazione avente ad oggetto un compenso riconosciuto alle donne che avevano trascorso la notte a Palazzo Grazioli. Berlusconi chiamava Tarantini e riferendosi alle ragazze tra l’altro sottolineava: “guarda che hanno tutto per pagarsi tutto da sole eh (…) “E vabbé, ma non … perché tanto … sono …. sono foraggiatissime”. Ad abudantiam la Guardia di Finanza cita le intercettazioni di telefonate nelle quali Tarantini parlava con le ragazze dei pagamenti o di altri favori da Berlusconi dopo le serate del 6 settembre 2008, 23 settembre 2008, 28 settembre 2008, 8 ottobre 2008, 9 ottobre 2008, 16 ottobre 2008, 16 ottobre 2008, 4 novembre 2008, dal 26 al 30 novembre 2008 fino alla serata del 2 dicembre 2008, riguardo alla quale si legge: “Come già era accaduto in occasione della serata del 23 settembre 2008, Silvio Berlusconi, dopo essere stato informato da Tarantini su quali ragazze avrebbero partecipato alla serata, riferiva di voler invitare anche Fabrizio Del Noce che poteva interessare a Manuela Arcuri”. Riguardo al fatto che l’attrice volesse ottenere qualcosa in cambio dal presidente, la Finanza è più esplicita di mille articoli: “Era la stessa Arcuri, in più occasioni a ‘battersi’ per ottenere il compenso prima della prestazione sessuale a favore di Silvio Berlusconi”. Dice la Arcuri al telefono a Tarantini : “Poi se me lo fa il favore, poi, sarà ben ricompensato”. Poi.

Oltre ad aver negato di essere consapevole del pagamento delle ragazze ospitate nei suoi palazzi, l’ex premier ha anche detto ai magistrati di non avere aiutato Tarantini nei suoi affari con Finmeccanica. Anche in questo caso, l’informativa lo smentisce:

Nella sua memoria ai pm Berlusconi scrive “Per quanto riguarda Fimeccanica non ricordo di aver fatto alcuna segnalazione né di aver presentato il Tarantini ai vertici aziendali”. A verbale ha aggiunto categorico: “Sono sicuro di non aver mai telefonato al dr. Guarguaglini (ex presidente di Finmeccanica, ndr) per presentargli qualcuno. Io personalmente non ho mai fissato un appuntamento tra Guarguaglini e Tarantini”. La Finanza, per smentire Tarantini che dice ai pm nel 2009: “I miei contatti con Finmeccanica furono tutti grazie a Rino Metrangolo” riporta una telefonata del 5 dicembre del 2008 nella quale Tarantini chiede a Berlusconi se Bertolaso era rimasto contento del loro incontro, favorito da Cavaliere, e Berlusconi risponde: “Non ne abbiamo parlato. Invece ho fissato un appuntamento per martedì con Guarguaglini per quella cosa”. La Finanza riporta anche una telefonata del 10 dicembre nella quale Berlusconi dice: “Ho visto Guarguaglini e poi ti riferisco”. E poi una telefonata del 5 febbraio 2009 nella quale, scrive la Finanza, “a rassicurare definitivamente Tarantini ci pensava lo stesso Berlusconi che lo informava di avere parlato con Guarguaglini, il quale gli aveva assicurato che le trattative stavano proseguendo regolarmente”. Segue la trascrizione della telefonata nella quale Berlusconi dice a Tarantini: “Ora ho parlato personalmente”. Tarantini lo interrompe e si fa richiamare sul fisso di casa. Precauzione inutile. È intercettato pure quello.

Ecco nei dettagli il BUNGA BUNGA!

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Erano tre le fasi che scandivano le serate ad Arcore secondo la ricostruzione del pm Sangermano: “La cena, che talora vedeva già contatti di natura sessuale tra Berlusconi, Fede che era presente e intermediario, e le ragazze; il bunga bunga, che non è un’invenzione ma è stato così definito dalle ragazze, dove i momenti di natura sessuale diventavano più espliciti con spogliarelli e atti di natura erotica; la terza fase in cui alcune ospiti s’intrattenevano nella villa di Berlusconi, ottenendo un quid pluris economico, tanto da scatenare una competizione tra loro”.

Ruby, per la procura, “era parte integrante del sistema prostitutivo”. Il magistrato ha anche definito il ruolo di Nicole Minetti come “protagonista attiva delle serate di Arcore” e “che svolgeva un ruolo particolarmente delicato nell’ambito del procedimento compiendo ella personalmente atti prostitutivi prendendo denaro da Berlusconi” e “svolgendo un ruolo fondamentale ovvero l’attività di intermediatrice e agevolatrice dell’altrui prostituzione”.

MARONI MENTI’ IN AULA? Giallo al processo Ruby.

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La pm Fiorello è convinta che MARONI MENTI’ IN AULA. Quando l’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni «andò in Parlamento a dire che la polizia aveva affidato» a Nicole Minetti la minorenne Ruby «secondo le mie disposizioni» riferì «cose non vere». Lo ha detto oggi in aula il pm minorile Annamaria Fiorillo sentita come testimone al processo sul caso Ruby a carico di Silvio Berlusconi, parlando del procedimento aperto nei suoi confronti davanti al Csm. «È stato un attacco alla mia onorabilità – ha spiegato il pm – perchè in una situazione simile nessun magistrato avrebbe preso una decisione diversa dalla mia», cioè la comunità.
Per il pm minorile Annamaria Fiorillo, sentita come testimone al processo Ruby a carico di Silvio Berlusconi, il commissario di polizia Giorgia Iafrate, alla quale aveva dato indicazioni di affidare la minore a una comunità, fu «una telefonata indimenticabile perchè non è mai successo che dall’altra parte ci fosse una persona che non voleva ascoltarmi». Lo ha detto in Aula lo stesso pm nella sua ricostruzione di quanto accadde nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 quando Ruby venne portata in Questura.
Il pm ha spiegato in aula che dopo la mezzanotte di quella sera ricevette la terza telefonata e questa volta parlò con il commissario Iafrate, la quale le disse che «non c’erano posti in comunità e che si era presentata una consigliera ministeriale, tale Minetti, e che si era offerta di prendere in affido la minore». Il magistrato ha riferito ai giudici di aver risposto al commissario di Polizia che quella di consigliera ministeriale era «una carica che non conosco e avevo anche chiesto a che titolo quella persona si era offerta di prendere in affido la ragazza».
Il pm Fiorillo ha quindi proseguito spiegando al collegio che la poliziotta al telefono le aveva poi spiegato che Nicole Minetti aveva fatto sapere «che era stata incaricata perchè si trattava della nipote di Mubarak. Rimasi incredula – ha proseguito il pm minorile – feci alcuni commenti e osservai ‘se mi avete detto che è marocchina, tutt’al più è figlia del re del Marocco».
Durante la sua deposizione il pubblico ministero dei minori ha spiegato che Giorgia Iafrate «faceva fatica ad ascoltarmi, parlava come se fosse un monologo e io avevo difficoltà ad inserirmi nel suo discorso. Sembrava che il suo fine fosse, come poi si è rivelato, affidare la ragazza» alla persona che si era presentata in Questura. «Ebbi con lei – ha continuato ancora Annamaria Fiorillo riferendosi al commissario di polizia – un tono deciso perchè la minorenne si trovava in una situazione di difficoltà. E le dissi che se non intendeva comprendere se ne sarebbe assunta ogni responsabilità. Fu una telefonata indimenticabile. Non mi è mai successo che dall’altra parte ci fosse una persona che non voleva ascoltarmi».

I giudici del tribunale di Milano, dopo aver respinto la richiesta di prove aggiuntive avanzate dalla difesa di Silvio Berlusconi, hanno chiuso l’istruttoria dibattimentale del processo Ruby. Per le 14, salvo imprevisti, dovrebbe cominciare la requisitoria.

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