La fantascienza diventa realtà: la mano bionica di Dennis firmata Italia

lifehand2-tuttacronacaSi chiama “LifeHand2” la sperimentazione che ha reso possibile donare il senso del tatto a un arto artificiale. Un progresso unico al mondo raggiunto grazie al genio italiano. Si tratta di una mano bionica in grado di sentire la consistenza e la forma degli oggetti che impugna. Al progetto internazionale, come spiega Manuela Perrone su Il sole 24 ore, hanno  lavorato medici e bioingegneri  di quattro strutture italiane: l’Università Cattolica-Policlinico Agostino Gemelli, il Campus Bio-Medico e l’Irccs San Raffaele, tutte a Roma, e la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. Assieme al gruppo di ricerca hanno partecipato  anche l’Ecole Polytechnique Federale di Losanna e l’Istituto Imtek dell’Università di Friburgo. La mano bionica sensibile è stata sperimentata per otto giorni da Dennis Aabo Sorensen, un danese che nel Capodanno del 2004 subì l’amputazione della mano sinistra a causa dello scoppio di un petardo. A Dennis, scelto dopo una serie di test psicologici,  sono stati impiantati nei nervi mediano e ulnare del braccio quattro elettrodi intraneurali, delle dimensioni di un capello. Il delicatissimo intervento è stato effettuato il 26 gennaio dell’anno scorso al Policlinico Gemelli di Roma dal neurochirurgo Eduardo Marcos Fernandez. Dopo tre settimane trascorse con i ricercatori a fare esercizi per imparare a riconoscere i diversi impulsi finalmente il risultato è stato raggiunto: una protesi biomeccatronica che attraverso gli elettrodi si collega  al sistema nervoso centrale grazie ad una serie di algoritmi  in grado di trasformare in un linguaggio comprensibile al cervello di Dennis le informazioni provenienti dalla protesi. Il tutto è stato messo a  punto dal gruppo coordinato da Silvestro Micera, docente di biorobotica alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e a Losanna.

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“Rischiamo troppi disoccupati”: medicina taglia i posti

test-medicina-tuttacronacaForse mancano artigianai e restano vacanti i posti da gelataio, ma l’altro dato è che i giovani italiani voglio una laurea. Anche a costo di scegliere facoltà che non assicurano un lavoro, in particolar modo in periodi di crisi economica. E proprio perchè “rischiamo troppi disoccupati”, nell’anno accademico 2014/2015 sarà cancellato a Medicina un posto su 4, per un taglio totale del 23% dei posti destinati agli aspiranti medici. Un taglio che implica 2mila futuri dottori in meno e che con il test anticipato ad aprile segna un sempre più difficile percorso per l’accesso alle facoltà a numero chiuso come Medicina, Veterinaria e Odontoiatria. Come spiega Repubblica:

“Per l’anno accademico 2014/2015 i posti sono stati tagliati del 23 per cento: ben 2.239 in meno rispetto a 12 mesi fa. Stesso discorso per Veterinaria — 632 accessi contro gli 825 del 2013 — e Odontoiatria il cui taglio si riduce al 20 per cento: 787 posti in luogo dei 984 del 2013. Per iscriversi ci sarà un mese di tempo: dal 12 febbraio fino alle ore 15 dell’11 marzo prossimo, con domande esclusivamente online sul sito http://www.universitaly. it. Ma i 7.918 posti — più 351 per gli studenti non comunitari non soggiornanti in Italia — renderanno ancora più impervia la strada agli 80-90mila aspiranti studenti della facoltàdi Medicina (l’anno scorso furono 85mila)”.

Ma potrebbe non essere una soluzione temporanea:

“Tanto più che sono in molti a temere che la riduzione dei posti di quest’anno possa essere definitiva a causa dei 3.500 studenti in più entrati l’anno scorso rispetto alle previsioni grazie ai ricorsi contro il bonus-maturità. Nel 2013, i posti messi a concorso per Medicina furono 10.157, più 591 per gli studenti stranieri. E se dal ministero della Sanità dovesse arrivare l’ok per il contingente appena comunicato le chance per le migliaia di aspiranti camici bianchi si ridurrebbero drasticamente”.

La graduatoria sarà nazionale anche nel 2014 e il test prevede 60 quesiti a risposta multipla a cui rispondere in 100 minuti:

“Meno domande, dunque, di Cultura generale e Logica e più quesiti di Biologia, Chimica, Matematicae Fisica. Dopo il pasticcio dello scorso anno, il bonus-maturità è stato invece definitivamente cancellato”.

Il test di Medicina e Odontoiatria si svolgerà l’8 aprile, mentre il 9 aprile sarà il momento di Veterinaria e il 10 aprile Architettura. Il 29 aprile sarà il momento del test di Medicina e Odontoiatria in lingua inglese, mentre il 3 settembre arriverà il test per le Professioni sanitarie.

Il vaccino uccise un alpino di cancro! SENTENZA STORICA IN ITALIA

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Dieci anni. Un decennio per arrivare alla sentenza definitiva che collega la morte di Francesco Finessi – alpino di 22 anni di Codigoro nel Ferrarese, morto nel 2002 per un linfoma non Hodgkin – a un vaccino e quindi per la prima volta in Italia   la responsabilità della morte viene attribuita al ministero della Salute.

Il giudice Alessandra De Curtis del tribunale di Ferrara ha riconosciuto un nesso di causalità tra il tumore e i vaccini fatti nel tempo durante il servizio militare di leva, somministrati ‘macroscopicamente’ in modo sbagliato dai medici. Il ministero della Salute è stato infatti condannato stamane a indennizzare la famiglia. «Ora questa sentenza storica – spiega l’avv.Francesco Ferruli di Martinafranca che ha assistito la famiglia assieme al collega di Ferrara Antonio Boldrini – potrà essere applicata a tanti altri casi analoghi. È un segnale di giustizia e sancisce un principio: non a caso ho appena parlato con altri militari che forti di questo pronunciamento, inoltreranno le proprie richieste». Raggiante la mamma, Santa Passaniti: «Tutti i nostri sforzi sono stati ripagati da questa sentenza che ha riconosciuto i danni da vaccino, come abbiamo sempre sostenuto: ora la nostra causa potrà aiutare tanti altri, visto che sono stati più di 3000 i militari morti e malati che non hanno mai messo un piede all’estero in missioni militari (dunque non soggetti a radiazioni di armamenti con uranio impoverito, ndr). I soldi? A noi, me, mio marito e mio figlio, non interessa il lato economico, in 10 anni abbiamo speso molto di più per cause, perizie, viaggi e ricerche di ciò che verrà risarcito».

A novembre il processo penale per il caso Finessi si era concluso davanti al tribunale di Belluno con la condanna a tre anni di Nicola Marchetti, ufficiale medico del 16/o reggimento Alpini di stanza alla caserma Salsa, per falso ideologico e falso materiale commessi da pubblico ufficiale in atti pubblici, per alcune visite mai effettuate sui soldati a lui affidati. In particolare, l’indagine metteva in relazione le mancate visite e un vaccino anti-tifo somministrato due volte a Finessi. Erano stati il quotidiano Repubblica e poi il sito Repubblica.It per primi ad occuparsi di questi casi. Dall’inchiesta giornalistica scaturirono diverse interrogazioni parlamentari, il cambiamento dei protocolli vaccinali di parte delle forze armate e anche la costituzione di diverse commissioni parlamentari.

Per saperne di più vedi l’articolo de La Repubblica. 

Assurda idea!!! Fare i vaccini in casa con la stampante 3D

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Vaccini fai da te? C’è chi pensa all’idea di poterli fare con la stampante 3D. Lo strano personaggio che propone l'”assurda idea” è J. Craig Venter. Lui è uno dei più discussi scienziati del nostro secolo che «vuole sostituirsi a Dio», sostengono alcuni suoi detrattori, perché vuole ricreare la vita; «è mosso solo da interessi commerciali e aspira al Nobel», rispondono altri. Quindi di nemici lo scienziato americano, nato a Salt Lake City nel 1946, ne ha molti. Certo nella sua biografia le anomalie non mancano a cominciare dal padre mormone scomunicato perché beveva e fumava troppo. Inoltre sempre Venter è lo scienziato che sta sperimentando la vita artificiale! Inoltre c’è chi teorizza su una prossima pandemia influenzale, una spagnola del XXI sec, che sembra però più un allarmismo per finanziare una corsa alle vaccinazioni piuttosto che un rischio reale. Prova ne è l’allarme poi rientrato sull’influenza suina da virus H1N1. Ma venendo alla fattibilità del “vaccino stampato in casa”  .

Come dice il Corriere.it:

Il software potrebbe essere facilmente scaricato da Internet (e fornirebbe tutti i dettagli genetici del virus) e la stampante 3D potrebbe riprodurre i suoi antigeni, cioè proteine o addirittura frammenti di geni, che, una volta somministrati, stimolano il sistema immunitario a difendersi dall’infezione (le stampanti 3D, infatti, possono fabbricare qualsiasi cosa, attingendo a un serbatoio di materiale biologico precostituito e magari inserire il vaccino neoprodotto in una siringa già pronta per l’uso).

Sempre sul Corriere si legge:

Incontriamo Venter a New Orleans, all’apertura del meeting annuale dell’Ascb (American Society of Cell Biology ) dove presenta il suo secondo libro (il primo è la sua autobiografia) «Life at the speed of light. Sottotitolo: From Double Helix to the Dawn of Digital Life». «La vita, alla fine, è una macchina biologica guidata dal Dna – ci spiega Venter -. Tutte le cellule viventi funzionano grazie al software del Dna che comanda centinaia di migliaia di proteine-robot. Abbiamo imparato a leggere questo software grazie al sequenziamento del patrimonio genetico dell’uomo con il Progetto Genoma Umano. Adesso dobbiamo andare in un’altra direzione: dobbiamo digitalizzare questi codici e sfruttarli per disegnare nuove forme di vita artificiale. L’obiettivo è costruire un software con le informazioni genetiche di un essere vivente, di usarlo per sintetizzare chimicamente il suo Dna in modo da riprodurlo in un altro luogo. Siccome tutte queste informazioni sono digitali, possono essere rapidamente trasferite alla velocità della luce: così si può riprodurre una vita a distanza e in tempi brevi.

Ma l’idea alla base della possibilità di creare vaccini attraverso il metodo chiamato “reverse vaccinology” ovvero (vaccinologia inversa ) che consiste nell’analizzare il virus, trovare i suoi punti deboli e costruire il vaccino adatto. Proprio in questa branca Venter sta collaborando con Rino Rappuoli, un ricercatore italiano che lavora a Siena ed è a capo del Vaccines Research for Novartis Vaccines and Diagnostics.

Ma l’obiettivo finale è ben più complesso e mirabolante e come abbiamo detto si mira a una vita artificiale  e nello specifico sempre sul Corriere.it si apprende che:

Venter ha già alle spalle alcuni successi nella programmazione della vita artificiale: nel 2008 ha annunciato di aver sintetizzato il cromosoma del Mycoplasma genitalium (un microrganismo, il più piccolo esistente in natura, che provoca infezioni genitali) e di averlo inserito in un Mycoplasma capricolum (un germe delle pecore), realizzando così la prima cellula sintetica. Nel 2012, poi, ha dimostrato che questo batterio artificiale poteva avere un suo ciclo vitale, cioè una sua vita autonoma.

Ma questo consentirebbe anche avere un’alternativa agli antibiotici e questa la risposta di Venter al Corriere.it:

Come è possibile allora riprodurre la vita? chiediamo. «Stiamo studiando un prototipo di convertitore digitale biologico (strumento assimilabile alla stampante 3D, ndr ) che potrebbe servire non solo a produrre vaccini in casa, ma anche a combattere una nuova sfida che è quella della resistenza agli antibiotici, grazie ai batteriofagi ».
Fin dal 2003, infatti, Venter si sta occupando di virus chiamati batteriofagi (ha identificato il codice genetico di uno di questi, il Phi-X174) capaci di entrare nei batteri, di inserirsi nel loro Dna e di distruggerli. «L’idea è quella di trovare una strada alternativa agli antibiotici – continua Venter – che in molti casi si stanno rivelando armi spuntate. Così si può pensare di analizzare il Dna di un batterio insensibile ai farmaci, trovare il suo punto debole e costruire un batteriofago, cioè un virus, capace di annientarlo. In tempi rapidissimi e caso per caso». Anche in questo frangente le informazioni, utili per la costruzione del virus-killer del batterio, potrebbero essere veicolate da un software e tradotte, con un convertitore o una stampante 3D, in un “farmaco antibatterico pronto per l’uso”. Oggi i laboratori di Venter possono di progettare e sintetizzare 300 batteriofagi al giorno.

Ma gli studi di Venter non si fermano nè al vaccino, nè alla vita artificiale, nè all’alternativa antibiotico. Viaggiano fino ad arrivare al “teletrasporto biologico”, ecco quello che potrebbe accadere secondo le eccentriche teorie di Venter che ha ancora spiegato al Corriere.it il funzionamento di una macchina a cui sta lavorando chiamata «unità digitale per l’invio della vita»:

Compito dell’unità di invio è trovare, tramite un robot, forme di vita (rappresentate soprattutto da batteri), analizzare il loro patrimonio genetico e generare un file digitale del Dna che possa essere inviato a un convertitore, il quale, a sua volta, può riprodurre la vita originaria di questi microrganismi in un altro luogo. Alcuni esperimenti sono cominciati nel deserto del Mojave in California (con l’obiettivo di cercare microbi e di leggere il loro Dna) ma l’idea più affascinante è portare queste apparecchiature su Marte, intercettare forme viventi e il loro Dna, trascriverlo su software, trasmetterlo, alla velocità della luce, sulla Terra e ricreare, da noi, i «marziani». Senza eventuali contaminazioni.

Picco influenzale: “i pazienti sfondano le porte del pronto soccorso”

influenza-tuttacronacaE’ iniziata la vera e propria epidemia d’influenza e in molti Pronto soccorso, in difficoltà, si sta segnalando in media un +20-30% di accessi nelle ultime due settimane. A rilevarlo è Giorgio Carbone, past president della Società italiana di medicina di emergenza-urgenza (Simeu).  “Negli ultimi giorni – spiega Carbone – si sta già registrando una media, dal nord al sud dell’Italia, del +20-30% di accessi nei Pronto soccorso a causa della sindrome influenzale e patologie collegate. Ciò sta determinando difficoltà in molti ospedali, con un conseguente ritardo dei ricoveri e lunghe attese in barella per i pazienti”. Molti di coloro che raggiungono i Pronto soccorso sono persone anziane, che optano per questa scelta per la difficoltà, nei giorni di festa, di reperire i medici di famiglia. Particolarmente pesanti, segnala l’esperto, le conseguenze dell’intasamento in alcuni Pronto soccorso: “A Torino – afferma – all’ospedale Maria Vittoria sono terminate le coperte e al San Giovanni Bosco i pazienti, stanchi dell’attesa e chiedendo di essere visitati, hanno addirittura sfondato le porte del Pronto soccorso”. Vengono inoltre segnalati ritardi nei ricoveri, conseguenza del ‘super-afflusso’ nei Pronto soccorso, “in alcuni ospedali romani, ad esempio – sottolinea Carbone – pazienti hanno atteso fino a 5 giorni in barella prima di essere ricoverati”.  In vista del previsto ulteriore aumento dei casi di influenza, l’invito degli esperti è dunque quello a non intasare inutilmente gli ospedali: “È importante recarsi al Pronto soccorso – rileva Fabrizio Pregliasco, del dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Milano – solo in presenza di evidenti difficoltà respiratorie o in casi particolari. In generale, soprattutto nel caso dei bambini, il consiglio è quello di utilizzare farmaci sintomatici di automedicazione per tenere sotto controllo la febbre e seguire l’andamento nei successivi 2-3 giorni. Se non ci sono miglioramenti – conclude – rivolgersi al medico o al pediatra”.

Ira e malumore… possono essere curati con un’aspirina?

aspirina-tuttacronacaE’ uno studio della Chicago University, pubblicato sulla rivista Jama Psychiatry, a suggerire l’ipotesi che rabbia e malumore siano curabili con un’aspirina. L’ipotesi dalla quale i ricercatori sono partiti è che chi ha spesso momenti di forte rabbia soffra di una risposta infiammatoria eccessiva da parte dell’organismo, che porta alla produzione di un gran numero di citochine, sostanze che fanno lavorare di più il sistema immunitario. Le citochine, tuttavia, possono rimanere nel sangue anche dopo il momento di rabbia e malumore, cronicizzando così la situazione. Come spiega il Messaggero gli studiosi, muovendo da questi assunti verificati in altri studi, hanno esaminato 70 persone affette dal cosiddetto disturbo esplosivo intermittente, una condizione per la quale si fatica a resistere agli impulsi aggressivi e si hanno spesso momenti di irascibilità. La loro scoperta è stata che queste persone avevano livelli molto più alti di citochine nel sangue rispetto a coloro che invece non soffrivano di esplosioni di rabbia. Quello che hanno evidenziato gli scienziati è che è stata osservata una correlazione diretta tra processi infiamamtori e aggressività. Per questo l’aspirina, uno dei più noti antinfiammatori, è stata ritenuta in grado non tanto di rendere più calmi, ma di frenare i momenti di forte ira.

La madre viaggia per 7 ore per partorire: una gemellina non ce la fa

parto-gemellare-premature-tuttacronacaDramma ad Alessandria dove una neomamma ha perso uno dei suoi gemellini. La donna, partita da Domodossola, ha dovuto infatti percorrere 170 km perchè stava per dare alla luce prematuramente due bimbi ma si è vista rifiutata dagli ospedali perchè non attrezzati al suo caso. Ha così viaggiato per sette ore, in assenza della Stam, il mezzo del servizio trasporto assistito materno. La piccola, Aurora, non ce l’ha fatta, il fratello Cristian sta bene. La donna era arrivata al Dea del San Biagio di Domodossola sabato sera e i medici si sono accorti che si trattava di un parto prematuro. Per questo è stata fatta partire la richiesta di trasferimento vierso l’Ospedale Maggiore di Novara dove però il reparto di neonatologia non aveva posti per ospitarla. Fabrizio Comaita,  segretario della Federazione dei medici pediatri del Verbano-Cusio-Ossola, ha spiegato che l’unico ospedale disponibile a trattare la situazione era quello di Alessandria. “Era notte e quindi l’elicottero non poteva alzarsi in volo, necessitava quindi un trasferimento in ambulanza – dice Comaita alla stampa -. Peccato che la sola medicalizzata fosse impegnata in un altro trasporto urgente e quindi un altro mezzo è partito da Verbania per risalire sino a Domodossola e poi correre ad Alessandria: 170 chilometri”.

Mezzo milione a letto con l’influenza: il picco nei prossimi giorni

Influenza-tuttacronacaE’ atteso a partire dai giorni successivi all’Epifania il picco dell’influenza che già ha messo sotto le coperte quasi 100mila bambini. Durante le feste natalizie si sono ammalati d’influenza circa 450.000 italiani dei quali oltre il 20% è rappresentanto da bambini sotto i 5 anni. Negli ultimi giorni del 2013 si è registrato un incremento dei casi di influenza proprio tra i più piccoli (0-5 anni) con una incidenza di 4 casi su mille a fronte del dato generale pari a 1,5 casi su 1000. Il virus più comune della stagione influenzale in corso è l’AH3N2, isolato all’inizio di dicembre e compreso nel vaccino di quest’anno. “La vaccinazione è lo strumento di prevenzione più efficace per i bambini a rischio come quelli affetti da cardiopatie, pneumopatie, diabete, fibrosi cistica” spiegano gli esperti dell’ospedale Bambino Gesù di Roma. “E’ importante che un bambino affetto da una di queste patologie non contragga l’influenza – raccomanda Alberto villani, responsabile di Pediatria generale e Malattie infettive -. Si tratta di categorie a rischio per le quali una semplice influenza può diventare una maalttia di particolare rilevanza. Per tutti i bambini in buona salute è sufficiente fronteggiare i sintomi avvalendosi del consiglio del proprio pediatra, somministrare farmaci per la febbre e tenere le vie respiratorie il più libere possibile”. E’ importante consultare il medico in caso di sintomi importanti o che persistono troppo a lungo, vale a dire oltre 5 giorni. Si è contagiosi dal momento in cui si contrae il virus e fino a 5-7 giorni dalla scomparsa dei sintomi. Per limitare il contagio è utile lavare spesso le mani, coprire la bocca in caso di tosse e/o starnuti, usare fazzoletti di carta usa e getta, usare mascherine se esposti a contatto con altre persone non malate. Ancora, l’esperto consiglia di approfittare delle 24-48 ore in casa post influenza per dormire un po’ di più al mattino e per dedicare tempo ai 4 pasti giornaliseri favorendo l’assunzione di frutta e verdura.

L’operazione al menisco è spesso inutile se non dannosa: lo dice uno studio

operazione-menisco-tuttacronacaE’ uno studio finlandese pubblicato dal New England Journal of Medicine a sostenere che l’operazione al menisco è spesso inutile e risulta meno efficace di una banale fisioterapia. Inoltre, funziona fino ai 40 anni e soprattutto per i traumi sportivi, altrimenti può essere perfino dannosa. Spiega il Corriere della Sera:

Infatti, secondo uno studio finlandese, che ha coinvolto cinque ospedali e 146 pazienti di età compresa fra 35 e 65 anni con lesioni del menisco (il menisco è un cuscinetto, fatto da due mezze-lune di cartilagine, che sta fra il femore della coscia e la tibia della gamba e ha il compito di permettere il buon funzionamento dell’articolazione, ndr ), appena pubblicato sull’ultimo numero della rivista americana, l’operazione praticata in artroscopia (microscopiche sonde vengono infilate nell’articolazione e rimuovono le parti di menisco lesionate) è inutile, non è migliore di una «falsa» chirurgia (nello studio alcuni pazienti sono stati «fintamente» operati, ma senza l’asportazione della parte di menisco lesionato) ed è meno efficace di una fisioterapia.

Lo studio conferma una tendenza che anche l’ortopedia italiana ha sposato da qualche tempo. E suggerisce che l’intervento andrebbe riservato a una piccola categoria di pazienti, in particolare ai più giovani (di età inferiore ai 40-50 anni) con danni al menisco da traumi sportivi. Per tutti gli altri (che rappresentano l’80 per cento degli attuali candidati alla chirurgia) è indispensabile stabilire se i dolori al ginocchio siano da attribuire a problemi di degenerazione del menisco o piuttosto ad altre condizioni come un’artrosi. Perché la chirurgia può anche avere effetti negativi: la perdita del «cuscinetto» di cartilagine potrebbe addirittura accelerare la degenerazione artrosica dell’articolazione.

Una donna su 200 è incinta… e non sa come sia successo!

madre-vergine-tuttacronacaQualche giorno fa, il quotidiano britannico Independent ha riportato uno studio condotto dal British Medical Journal che spiega come una madre ogni duecento sostiene di essere rimasta incinta senza avere avuto rapporti sessuali (al netto dei casi in cui si è fatto ricorso a strumenti di fecondazione assistita o in vitro o ci si è avvalsi di pratiche mediche artificiali finalizzate al concepimento). Lo studio è stato condotto dai ricercatori della North Carolina at Chapel Hill University su un campione di 7.870 donne americane di età compresa fra i 15 e i 28 anni. E non si tratta di un richiamo al Natale e alla maternità della Vergine Maria. Come riporta l’Huffington Post:

La ricerca, che prende il nome da uno degli storici successi della pop star Madonna (Like a virgin “mother”), infatti fa notare come vi siano alcune caratteristiche ad accomunare le 45 mamme che non hanno saputo spiegare in termini biologici le motivazioni della gravidanza. Il 31 per cento delle donne intervistate ha fatto voto di castità legato a una promessa di tipo religioso. Fra esse, il 15 per cento, pur non dichiarandosi vergine, assicura di aver mantenuto fede all’impegno dell’astinenza. Indagando un po’ più a fondo, si scopre che la maggior parte delle mamme vergini non ha mai affrontato l’argomento “sesso” in famiglia e conosce poco – e male – i rimedi contraccettivi. Dato provato anche dai risultati dei questionari fatti compilare ai genitori delle neomamme che, nel 28 per cento dei casi, sostengono di non aver dato alcun tipo di indicazione o di educazione sessuale alle proprie figlie. La scienza, come spesso accade, riesce ad arrivare ovunque. Anche dove si ferma l’ignoranza.

Questione… di cuore: impiantato per la prima volta il pace-maker senza fili

pacemaker-tuttacronacaIntervento innovativo, ieri, presso la Cardiologia universitaria dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino: è stato impiantato, per la prima volta, un pace-maker di ultimissima generazione senza fili, dal nome Nanostim. Si tratta di una vera e propria svolta e rivoluzione nel campo. Come spiega Repubblica, il dispositivo viene impiantato senza il classico intervento chirurgico invasivo ed evita il rischio di infezioni. Sempre il quotidiano spiega:
Il pacemaker è un dispositivo utilizzato dall’inizio degli anni ’60 per curare quei pazienti affetti da arresto cardiaco secondario a malattia del sistema elettrico del cuore (blocco atrio-ventricolare). L’impianto del pacemaker prevedeva essenzialmente due componenti: un generatore di impulsi inserito tramite un intervento chirurgico sotto la pelle del torace ed un elettrocatetere che, inserito attraverso delle vene, collegava questo generatore al cuore. I limiti di questo sistema che ha permesso in questi ultimi cinquant’anni di salvare milioni di vite umane sono la durata del catetere e la possibilità di infezioni che, partendo dalla cute dove viene impiantato il generatore, possono diffondersi fino al cuore. Negli anni le dimensioni dei pacemaker si sono progressivamente ridotte passando dai 100 grammi dei primi dispositivi ai 20-30 grammi di quelli attuali, ma più recentemente lo sviluppo delle nanotecnologie ha permesso di segnare l’inizio di una nuova era nella terapia dell’elettrostimolazione del cuore.
Di recente è infatti stato realizzato un pacemaker chiamato Nanostim talmente piccolo da poter essere posizionato direttamente all’interno del cuore senza la necessità di fili di connessione con l’apparecchio esterno. Il dispositivo viene introdotto direttamente nel cuore passando con un catetere “guida” attraverso una vena della gamba, il catetere “guida” viene successivamente rimosso senza richiedere nessuna incisione chirurgica della cute né successive cicatrici. L’impianto di questo pacemaker viene oggi proposto in primo luogo per quei pazienti ad elevato rischio di infezione o con problemi di accesso vascolare. Tale tecnologia è stata messa a disposizione di quattro centri di elettrofisiologia di eccellenza italiani, tra cui la Città della Salute e della Scienza di Torino che venerdì 20 dicembre ha effettuato con successo il primo impianto presso la Cardiologia Universitaria.

La paziente sottoposta a questo intervento innovativo è una donna di 83 anni affetta da una degenerazione del tessuto elettrico del cuore determinante un battito molto rallentato. Le numerose comorbilità della paziente però avrebbero comportato un elevato rischio infettivo in caso di impianto di pacemaker per via tradizionale. “Questo pacemaker miniaturizzato rappresenta una significativa innovazione tecnologica nel campo della cardiologia, consentendo di evitare le principali complicanze legate all’impianto dei pacemaker, ovvero il danneggiamento e l’infezione degli elettrocateteri. Oltre a queste significative novità strutturali il pacemaker Nanostim, nonostante le sue piccole dimensioni, vanta una durata della batteria fino a 8 anni e mezzo; trascorso tale tempo il pacemaker può essere “recuperato” con un apposito catetere e sostituito” afferma professor Gaita.

Restare in forma? Costa 370 euro all’anno

spesa-cibo-tuttacronacaUna metanalisi dell’Harvard School of Public Health, che è stata pubblicata sul British Medical Journal, ha stabilito che una dieta più sana ed equilibrata viene a costare, al giorno, 1.50 dollari in più che non nutrendosi di cibo spazzzatura e simili. In un anno, quindi, una persona che sceglie di mangiare prodotti meno calorici e amici della linea spenderebbe, in più, 550 dollari, pari a 370 euro. La scoperta si basa sull’esame più completo realizzato ad oggi su questo argomento e ha visto confrontare i prezzi dei cibi più sani in commercio e i modelli di dieta abbinati, con ‘gemelli’ meno attenti a calorie e a grassi. Mayuree Rao, autore della ricerca, afferma: “Spesso si dice che i cibi sani sono più costosi e questo fattore limita fortemente lo sviluppo di migliori abitudini alimentari ma, finora, le prove scientifiche di questo ‘problemà, soprattutto per chi ha un reddito basso, non sono state valutate in maniera sistematica”.  I ricercatori hanno condotto la metanalisi di 27 studi effettuati in 10 paesi ad alto reddito, durante i quali hanno valutato le differenze di prezzo per porzione e quelli su un menù base di 2.000 calorie (la quantità media giornaliera raccomandata per gli adulti dal Dipartimento dell’agricoltura americano). Hanno scoperto così che i modelli di diete ‘amiche della linea’, ovvero quelle ricche di frutta, verdura, pesce e noci, costano molto di più dei menù non salutari (quelli che abbondano di prodotti lavorati, carne e cereali raffinati). In media, un giorno intero di dieta più sana costa circa 1,50 dollari in più.

Davide Vannoni: rinvio a giudizio per tentata truffa

davide-vannoni-tuttacronacaE’ il quotidiano La Stampa di Torino a raccontare del rinvio a giudizio, chiesto dal pubblico ministero Giancarlo Avenati Bassi, nei confronti di Davide Vannoni per tentata truffa. Per il pubblico ministero,  il guru di Stamina avrebbe “utilizzato l’Associazione Di Medicina Rigenerativa Onlus, non iscritta all’anagrafe delle Onlus presso l’Agenzia delle Entrate, e quindi priva dei requisiti, per chiedere la somma di 500 mila euro stanziata dalla Regione per lo sviluppo delle tecnologie biomediche applicabili nell’ambito della medicina rigenerativa”. Spiega il quotidiano:

Il guru delle staminali, stando alle indagini, avrebbe venduto fumo pur di mettere le mani sul contributo regionale. Vannoni, si legge nel capo d’imputazione firmato dal pm Avenati Bassi, ha “presentato un progetto privo di contenuto scientifico, asserendo che inTorino operavano dal 2006 due strutture, l’associazione stessa e la societàReGene srl nel cui organico vi erano due luminari russi, il professor Vyacheslav Klimenko e la professoressa Elena Schegleskaya”.

Vannoni avrebbe anche millantato, secondo il quotidiano:

E per rendere più credibile la sua richiesta di finanziamento avrebbe millantato la collaborazione anche di altri docenti universitari russi, ucraini e italiani, tra cui i professori Antonio Amoroso, Angelo Pera eMario Lombardo: tutti indicati come componenti del comitato scientifico creato in seno all’associazione. Comitato che “in realtà non si è mai riunito”. A sostegno del progetto, Vannoni avrebbe illustrato inoltre sei casi di pazienti affetti “rispettivamente dal morbo di Parkinson, epilessia, danni alla colonna vertebrale, ictus e sclerosi multipla”. Tutti casi inventati di sana pianta, secondo il pm.

E’ ufficiale: è arrivata l’influenza! Il suo nome è Texas

influenza-arrivata-tuttacronacaNiente più virus para-influenzali: ora è arrivata la “vera” influenza, quella che, si stima, potrebbe colpire tra i 3 e i 5 milioni di italiani. Il primo caso di virus influenzale della stagione 2013-2014, comunica il Centro Nazionale per l’Influenza dell’Istituto Superiore di Sanità, è stato isolato presso il laboratorio dell’Università degli studi di Trieste: si tratta di una bambina di 4 anni, che non era stata sottoposta a vaccinazione e mostrava i classici sintomi influenzali. Il virus influenzale appartiene al tipo A, sottotipo H3N2, isolato da un campione clinico prelevato, la scorsa settimana, da uno dei medici ‘sentinella’ che monitorano l’andamento dell’epidemia stagionale. Sulla base dei dati attualmente disponibili, relativi ai virus di sottotipo H3N2 circolanti in Europa, il ministero spiega che “si presume che il virus isolato in Italia sia correlato al ceppo A/Texas/50/2012, che è uno dei 3 ceppi contenuti nel vaccino antinfluenzale attualmente in uso”. Quindi il vaccino dovrebbe svolgere il suo lavoro senza problemi. Il professor Gianni Rezza, epidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità, ha spiegato: “Sono stati rispettati i tempi, è arrivata prima di Natale e avrà un andamento che come quello degli anni passati”. Questo significa che una curva in crescita attraverserà le feste di Natale e il picco sarà raggiunto attorno a febbraio-marzo. Come sempre, tuttavia, il suo andamento è strettamente legato al numero di persone che hanno fatto ricorso alla vaccinazione e, stando alle prime segnalazioni dei medici di famiglia, quest’anno i tassi d’immunizzazione sono molto più bassi di quelli auspicati dal ministero così come dalle altre istituzioni sanitarie. Ciò è in particolar modo vero per quello che riguarda le categorie a rischio come gli anziani. Un trend registrato in modo netto negli ultimi anni.

Sospetta meningite a Olbia: muore una bimba di 3 anni

meningite-bimba-tuttacronacaPoco prima delle 2 di notte, all’ospedale Giovanni Paolo II di Olbia, al pronto soccorso del quale era giunta con la febbre alta, una bimba di appena tre anni è morta. Si sospetta si trattasse di meningite. La bambina frequentava il primo anno di una scuola d’infanzia privata della città. La Asl ha provveduto ad attivare l’indagine epidemiologica e la sorveglianza sanitaria delle persone che sono state a stretto contatto con la piccola.

Open day all’Università di Firenze… ed è subito gaffe! “Grais Anatomy”

Greys-anatomy-tuttacronacaUna nuova serie tv? No, semplicemente una gaffe. In occasione dell’open day della facoltà di Medicina dell’Università di Firenze, gli studenti delle quarte e quinte superiori si sono trovati davanti a una slide proiettata sul maxischermo che mostrava l’attore Patrick Dempsey con sopra la scritta “Grais Anatomy”. Strafalcione subito notato dai giovani appassionati della serie tv Grey’s Anatomy. Se la facoltà voleva strizzare l’occhio ai futuri iscritti… forse non è riuscita bene nell’intento!

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La buona notizia per gli amanti della frutta secca: salutare e amica della linea

frutta-secca-tuttacronacaContinuano ad arrivare buone notizie per i golosi sul fronte dell’alimentazione. Se prima gli esperti hanno scoperto che la cioccolata non fa ingrassare e che le noci oltre ad essere alleate della salute non incidono sull’aumento di peso, ora vengono riconosciute le stesse qualità anche agli altri frutti secchi. Secondo le ultime scoperte scientifiche, infatti, la frutta secca milgiora la qualità della dieta, aumenta il quantitativo di sostanze nutritive e protettive, come vitamine, fibre e minerali, e non incide sull’aumento di peso. Uno studio pubblicato sull’European Journal of Clinical Nutrition spiega, ad esempio, che mangiare le mandorle, specie in orari distanti da quelli dei pasti, provoca una diminuzione dell’appetito senza portare in dote un aumento di peso. L’Huffington post spiega che la ricerca ha preso in esame gli effetti che le mandorle hanno provocato su circa 140 persone adulte a rischio di diabete. Ad una parte del campione è stata data disposizione di non mangiare, per circa un mese, frutta secca di qualsiasi tipo, mentre il resto del gruppo di studio è stato invitate a consumare, giornalmente, 43 grammi di mandorle. Ebbene l’aggiunta alla dieta abituale per 4 settimane di mandorle per 250 calorie al giorno non incide sull’aumento di peso. L’American Pistachio Growers, l’associazione che rappresenta membri tra i coltivatori di pistacchio americano e conduce studi scientifici sulle proprietà nutrizionali dell’oro verde della California, ha promosso diverse ricerche. Per esempio, lo studio Predimed che ha analizzato come una manciata di frutta a guscio al giorno (15g di noci, 7,5g di nocciole, e 7,5g di mandorle) riduca del 28 per cento l’incidenza di malattie cardiovascolari (infarto miocardico, ictus e morte cardiovascolare). Non solo, la dottoressa Monica Bullò starebbe portando avanti ricerche sulle proprietà benefiche del pistacchio nel progetto “Epiderm”. Da questo frutto ci verrebbe infatti un prezioso aiuto naturale nel contrastare il diabete di tipo 2.

Più magri e più sani con le noci: la nuova ricerca

noci-tuttacronacaUna nuova ricerca, pubblicata sulla rivista New England Journal of Medicine, ha rilevato come “mangiare noci fa vivere di più”. Stando ai risultati, infatti, mangiare quotidianamente una manciata di questi frutti aiuta ad avere il 20% in meno di probabilità di morire per cancro. Non solo, un loro consumo regolare aiuta ad essere più snelli. “Il beneficio più evidente – ha spiegato Charles Fuchs, scienziato del Dana-Faber Cancer Institute, fra gli autori della ricerca – è la riduzione del 29% del rischio di morte per malattie cardiache. Inoltre, abbiamo anche riscontrato una riduzione dell’11% del rischio di morire per cancro”. Gli scienziati non sono riusciti a determinare quale specifico tipo di noce era più salutare, anche se la riduzione della mortalità era simile sia per le noccioline che per le noci come nocciole, mandorle, noci del Brasile, noci macadamia, noci pecan, anacardi, pistacchi e pinoli.

Clamorosa scoperta! C’è un altro legamento nelle nostre ginocchia

ginocchia-nuovo-legamento-tuttacronacaE’ stato The Independent a diffondere la notizia di una ricerca pubblicata sul Journal of Anatomy che ha del clamoroso. I chirurghi ortopedici Steven Claes e Johan Bellemans della University Hospitals Leuven, che negli ultimi quattro anni hanno condotto ricerche riguardanti le lesioni al legamento crociato anteriore, hanno infatti scoperto un nuovo legamento nel ginocchio umano. Tale legamento, l’ALL, sembra essere cruciale per quei pazienti che hanno sofferto di lesioni ai legamenti delle ginocchia e che continuano ad avere ricadute anche dopo il trattamento medico. Lo studio è stato fatto utilizzando 41 ginocchia di differenti cadaveri utilizzando la tecnica della dissezione macroscopica. Lo scopo era comprendere come mai alcuni pazienti soffrano, anche dopo le cure, del  pivot shift, ossia del cedimento del ginocchio durante l’attività fisica. Nel 1879, era stato il medico Paul Ferdinand Segon a suggerire, in un articolo, che ci potesse essere un legamento sconosciuto nella parte anteriore del ginocchio e i due medici si sono inseriti in questa scia scoprendo così il “legamento antero – laterale” (ALL), presente in tutte le ginocchia da loro studiate. La rottura del legamento crociato anrteriore sarebbe quindi causata dal danneggiamento dell’ ALL, che controllerebbe la rotazione interna della tibia e inciderebbe sul fenomeno del cedimento del ginocchio. Saranno comunque necessari nuovi studi per comprendere la funzione biomeccanica del legamento mentre Claes e Belleman sono già a al lavoro su una nuova tecnica chirurgica per trattare simili infortuni. Potrebbe diventare realtà entro i prossimi sette anni.

Effetti collaterali degli smartphone: miopia sempre più diffusa tra i giovani

miopia-tuttacronacaE’ stato il direttore del Fatebenefratelli di Milano a diffondere le statistiche seconde le quali starebbero aumentando i casi di miopia. Questo dipende, oltre alla predisposizione genetica, anche dalla diffusione sempre più massiccia di smartphone tra gli adolescenti e i ragazzi: il continuo sforzo a cui sottopongono gli occhi per mettere a fuoco da vicino porta a una diminuzione nel focalizzare da lontano. L’allarme arriva anche dagli esperti intervenuti a Milano al recente Congresso internazionale di chirurgia refrattiva e della cataratta.”Oggi i giovani tendono a passare sempre più ore attaccati agli schermi di tablet e telefonini e questo comporta un continuo sforzo di messa a fuoco per vedere da vicino con la conseguenza che la capacità di mettere a fuoco da lontano rischia di diminuire – fa notare Antonio Scialdone, direttore dell’Ospedale Oftalmico Fatebenefratelli di Milano -. Passare molto tempo di fronte a uno schermo induce, inoltre, ad ammiccare di meno, alterando così in modo cronico il film lacrimale. Non solo, anche la luce blu diffusa da alcuni televisori e dai led di smartphone e tablet può alla lunga aggravare la situazione, sfocando la visione e diminuendo il contrasto”. Passare più ore in compagnia delle nuove tecnologie vuol spesso dire anche fare meno vita all’aria aperta e anche questo fattore può avere ricadute negative sulla vista. Per quel che riguarda i consigli per combattere l’insorgere del problema, oltre a un uso più morigerato delle tecnologie, possono giovare alcuni semplici accorgimenti: utilizzare televisori dagli schermi più grandi, che permettono di guardarli anche da una distanza maggiore; sbattere spesso le palpebre per inumidire con maggiore frequenza gli occhi mentre si usa uno pc o un tablet; seguire la regola del 20/20/20 che consiste nel fare pause ogni 20 minuti, guardando a 20 metri di distanza per 20 secondi. Non bisogna inoltre scordare di sottoporsi a controlli periodici.

Golosi di tutto il mondo in festa: il cioccolato non ingrassa!

cioccolato-tuttacronacaTra quello che la scienza si ripropone di fare, c’è anche lo smontare i miti e ora gli scienziati dell’Università di Granada hanno dimostrato che il cioccolato non ingrassa. Lo studio, realizzato con giovani ma i cui risultati indicano che lo stesso processo vale anche per gli adulti, ha mostrato come, nonostante le calorie, il consumo del derivato del cacao si associa a livelli minori di grasso corporeo, inclusi quelli che si concentrano sull’addome. I ricercatori della Facoltà di medicina e della Facoltà di Scienze Motorie hanno confrontato l’assunzione di cioccolato e i livelli di grasso totale e centrale (addominale), determinati tramite l’indice di massa corporea, la percetuale di grasso corporeo e la larghezza della vita. Lo studio è stato condotto su 1458 adolescenti tra i 12 e i 17 anni. Il risultato è stato che, qualsiasi fosse lo stile di vita, l’età o il sesso, maggiore era l’ingestione di cioccolato, minore risultava la grassa massa. Questo dimostra che a far ingrassare non è solo l’apporto calorico. “Le più recenti indagini epidemiologiche stanno concentrando la loro attenzione sullo studio del rapporto tra alcuni alimenti (non solo per il suo contenuto calorico, anche per i suoi componenti) e fattori di rischio per lo sviluppo di malattie croniche, tra cui sovrappeso o l’obesità” affermano gli autori. Il cioccolato è un alimento ricco di flavonoidi, elementi utili per il metabolismo. E ‘ un grande antiossidante , anti-trombotico e anti- infiammatorio, possiede effetti anti-ipertensivi e può aiutare a prevenire le malattia coronariche”, spiega Magdalena Bacino, coautrice dello studio pubblicato su Nutrition. Nello specifico, il cioccolato presenta una grande quantità di catechina, un flavonoide che colpisce la produzione di cortisolo e sensibilità all’insulina, le due sostanze strettamente correlate a sovrappeso e dell’obesità . Gli autori hanno quindi sottolineato che l’impatto biologico del cibo non dev’essere valutato solo dal numero di calorie ma dalle altre funzioni che possono avere tutti i suoi componenti. Sebbene lo studio , che fa parte del HELENA ( Healthy Lifestyle in Europe by Nutrition in Adolescence ) guidato dall’Unione europea, abbia prestato particolare attenzione ai giovani, gli autori sottolineano che negli ultimi anni si stanno accumulando prove che il cioccolato ha la stesso effetto benefico negli adulti. Se ve lo state chiedendo: lo studio è stato finanziato dall’Unione Europea. Una precisazione comunque è stata fatta dai ricercatori: il cioccolato non fa ingrassare… ma non significa che far scorta di cioccolatini abbia un effetto dimagrante!

Ancora meningite: nuovo caso a Firenze

Meningite-firenze-tuttacronacaSe martedì un 19enne era stato ricoverato a Perugia per una meningite fulminante, ora un fatto simile è accaduto a Firenze dove un 26enne si trova nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale dell’Annunziata in prognosi riservata. A seguito dei primi accertamenti, che hanno permesso di diagnosticare una meningite da meningococco, è stata avviata la procedura di profilassi da parte del servizio di igiene pubblica dell’Azienda sanitaria fiorentina nei confronti delle persone “all’incirca un’ottantina, che nei giorni precedenti il ricovero possono aver avuto contatti prolungati in locali chiusi con il ragazzo”. Ad essere state allertate, in special modo, i partecipanti di un’assemblea pubblica a cui il giovane aveva partecipato, i membri della commissione d’esame con cui si è recentemente laureato presso l’Università di Firenze e gli amici e i compagni con cui aveva festeggiato l’occasione. La Asl ha inoltre precisato che non c’è alcuna relazione tra questo caso e un precedente che era stato registrato nei giorni scorsi. Allora, ad essere colpito era stato uno studente fuori sede dell’Ateneo fiorentino.

Raffaele Pennacchio: disabile muore dopo due giorni di contestazioni

raffaele-pennacchio-tuttacronacaSono stati proibitivi, per i manifestanti malati, i due giorni di protesta per il diritto all’assistenza domiciliare ai disabili e Raffaele Pennacchio, medico 55enne malato di Sla e membro del direttivo del Comitato 16 novembre onlus, non ce l’ha fatta. Come racconta la vicepresidente della onlus, Mariangela Lamanna, “”Era stanco e provato per i due giorni di partecipazione alla nostra protesta”. L’uomo è morto mercoledì notte, dopo l’incontro con il governo e il presidio sotto il ministero dell’Economia. Spiega ancora Lamanna: “Raffaele si è battuto per accendere i riflettori sull’assistenza domiciliare ai disabili gravi e gravissimi che hanno diritto a restare a casa con dignità e a cure amorevoli. Chi meglio di un familiare può assistere un congiunto malato grave?”. E ancora: “Mercoledì, nonostante la stanchezza, al tavolo con il governo rappresentato dal viceministro del Lavoro e delle politiche sociali Maria Cecilia Guerra, dal sottosegretario all’Economia e alle Finanze Pier Paolo Baretta e dal sottosegretario alla Salute Paolo Fadda, Raffaele continuava a dire, ‘fate presto, noi non abbiamo più tempo’”. Era contento mercoledì sera quando è tornato in albergo, soddisfatto perchè il Comitato aveva strappato al governo l’impegno per l’aumento del fondo per la non autosufficienza e per l’assistenza domiciliare ai disabili gravi e gravissimi. “Rideva e scherzava, poi all’improvviso si è accasciato sulla sedia tra il nostro sgomento”.

I malati protestano: si chiede l’assistenza domiciliare

protesta-malati-sla-tuttacronacaIl Comitato 16 novembre onlus questa mattina incontra il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il viceministro del Lavoro Guerra e il sottosegretario all’economia Baretta. Ma per far sentire forte la loro voce, ieri notte hanno protestato davanti al Mef a Roma per far valere i propri diritti e le proprie libertà. Tra i manifestanti, anche 30 disabili gravissimi, alcuni anche tracheotomizzati. Il vicepresidente dell’associazione, Mariangela Lamanna, ha spiegato: “La notte è stata un incubo. I malati sono molto provati ma questa prova era necessaria per sostenere il nostro progetto di assistenza domiciliare”. E prosegue: “Ieri in un primo incontro con il sottosegretario Baretta abbiamo presentato i sei punti del nostro progetto ‘Restare a casa’ per assicurare ai malati un’assistenza domiciliare degna di questo nome. Far rimanere a casa i malati di sla e di altre patologie invalidanti ha purtroppo costi enormi: molti di loro sono tracheotomizzati ed attaccati ad un respiratore”. E precisa: “Non capiamo perchè se lo Stato è disposto a spendere 90mila euro l’anno per tenere un malato in una Rsa (Residenza sanitaria assistita) gli stessi fondi non può dirottarli verso le famiglie, ovviamente dietro rendicontazione di tutte le spese sostenute”. Prosegue dunque il presidio sotto il Ministero dell’economia. “Questa notte abbiamo avuto attimi di paura per il nostro segretario, Salvatore Usala, (malato di Sla e trachoetomizzato), il suo respiratore non funzionava bene, ma poi per fortuna l’allarme è rientrato”, precisa Lamanna.

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“Ci hanno condannato a morte”. E il malato si crocefigge davanti a Montecitorio

stamina-protesta-croce-tuttacronacaLa protesta dei malati per la libertà di cura con il metodo Stamina ha preso l’avvio il 23 luglio e ancora prosegue. Uno dei volti più conosciuti di questa lotta è quello di Sandro Biviano, affetto da distrofia muscolare e che oggi ha messo in atto un gesto forte tentando ancora una volta di sensibilizzare chi di dovere: si è fatto crocefiggere. E’ avvenuto nella serata di venerdì, durante una veglia di preghiera per ricordare i bimbi morti negli ultimi mesi che, nel pensiero dei malati, avrebbero potuto salvarsi se avessero fatto subito le infusioni con il metodo Stamina una volta avuta l’autorizzazione da parte del giudice. Sandro indossava una maglia con la scritta “Non ho più voglia di morire”. Sulla croce una targa con la scritta Aifa, Agenzia italiana del farmaco. Le forze dell’ordine che si trovavano in piazza montecitorio hanno tentato d’impedire che la croce venisse messa in posizione ma i manifestanti hanno iniziato ad urlare: “Dov’è la Lorenzin? Starà a dormire”. Dopo di che hanno spiegato che “crocifissione” è quella che stanno subendo loro, non solo per la decisione del ministro di ufficializzare il no alla sperimentazione ma anche per l’indifferenza verso la loro vicenda. “Ho fatto questo gesto perchè ci hanno condannato a morte, come fu per Gesù” ha detto Biviano.

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Curarsi con le erbe… o con la cannabis? Il nuovo studio per la Sclerosi Multipla

cannabis-sclerosi-multipla-tuttacronacaMentre seguita la ricerca sulla Sclerosi Multipla, dal fronte delle cure alternative giungono notizie di un nuovo progresso. Per saperne di più bisogna guardare alla TAU, la Tel Aviv University, dove i ricercatori hanno scoperto che alcuni composti, presenti naturalmente nella pianta di cannabis, potrebbero combattere e impedire l’infiammazione cerebrale e nel midollo spinale, collegata a questa patologia. Lo scopo del team di studiosi era quello di capire se le proprietà antinfiammatorie di CBD e THC potressero essere applicate anche al trattamento dell’infiammazione associata con la SM. I risultati ottenuti sono stati incoraggianti. Al momento, per quel che riguarda questa malattia, non si è ancora scoperto quali siano i fattori scatenanti nè come trattarla. Quello che è noto è che si tratta di una malattia infiammatoria in cui il sistema immunitario attacca il sistema nervoso, provocando una debilitazione a livello motorio, fisico e, in alcuni casi, problemi cognitivi. Tra i ricercatori anche la dottoressa Kozela, che ha spiegato che “l’infiammazione è parte della risposta immunitaria naturale dell’organismo, ma in casi come la Sclerosi Multipla, sfugge di mano. Il nostro studio esamina come i composti isolati dalla marijuana possono essere utilizzati per regolare l’infiammazione e proteggere il sistema nervoso e le sue funzioni.” Il team non è nuovo a questo genere di studi e già in passato aveva dimostrato che il cannabidiolo (CBD), un metabolita presente nella cannabis, è in grado di trattare i sintomi di malattie simili alla sclerosi multipla, visto che impedisce alle cellule immunitarie di trasformarsi e attaccare le cellule nervose nel midollo spinale. I ricercatori sono partiti da questi primi risultati per capire, con il nuovo studio, se le proprietà antinfiammatorie di CBD e THC (tetraidrocannabinolo), un altro composto abbondantemente presente nella cannabis,  potessero essere applicate anche alle infiammazioni associate alla malattia della Sclerosi Multipla. E’ stato il Journal of Pharmacology Neuroimmune a pubblicare i nuovi risultati, che mostrano come le cellule immunitarie implicate nel danneggiamento specifico del cervello e del midollo spinale, sia che venissero trattate con il cannabidiolo che con il tetraidrocannabinolo, producano meno molecole infiammatorie, in particolare una chiamata interleuchina 17 (o IL-17), in grado di raggiungere e danneggiare il cervello e il midollo spinale. Al momento sono necessarie ulteriori ricerche, ma i ricercatori ritengono che ci siano motivi di speranza per il trattamento della Sclerosi Multipla. “Quando viene utilizzata con saggezza, la cannabis ha un potenziale enorme. Stiamo solo cominciando a capire come funziona” ha affermato Kozela.

1000 euro di bonus per il pediatra che accetterà il posto in Valcanale

pediatra-bonus-tuttacronacaNella Valcanale, solco vallivo delle Alpi Orientali nella provincia di Udine, sono ormai 8 anni che gli abitanti attendono un pediatra che visiti, in pianta stabile, i piccoli della zona. Era infatti il 2005 quando il posto restò vuoto e da allora nessun medico ha voluto coprire quel ruolo in quella zona “ai confini dell’impero”, forse forse a cause della posizione, il clima o le offerte economiche che vengono considerate non adeguate. Ora è l’ASS 3 “Alto Friuli” che fa un nuovo tentativo per colmare la lacuna: ha infatti dichiarato i comuni di Tarvisio, Malborghetto-Valbruna, Dogna e Pontebba zona disagiatissima e ha deciso d’incentivare la copertura e la permanenza di un pediatra di libera scelta mettendo gratuitamente a disposizione per due anni un ambulatorio (non a uso esclusivo) e offrendo al pediatra che prenderà il posto un compenso mensile aggiuntivo lordo fino a circa mille euro.

Lorenzin contestata dai manifestanti pro-Stamina

stamina-lorenzin-tuttacronacaContestazione ieri notte ai danni del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, la cui auto è stata bloccata e lei costretta a scendere dai malati gravi che dal 23 luglio manifestano in piazza Montecitorio per la libertà di cura con il metodo Stamina. Uno di loro ha chiesto: “Si fermi a parlare con questi ragazzi, si stanno lasciando morire, dice di averci parlato ma non è vero. Non ha una coscienza?” Il ministro ha quindi avuto un colloquio con il ragazzo affetto da distrofia muscolare che è un po’ il simbolo della protesta, Sandro Biviano. A lui ha detto: “Io l’ho già incontrata, capisco la sua sofferenza personale e la sua malattia. Io sono la persona che ha fatto la legge per la sperimentazione del metodo Vannoni umanamente le pare che io non farei qualcosa per lei? Dobbiamo rispettare delle norme che non sono burocratiche, ma è quello che è stato valutato scientificamente”. Rapida la replica del giovane: “noi non abbiamo alternativa, non c’è una terapia”. Il ministro ha quindi sottolineato che la sua patologia “non potrebbe, neanche se funzionasse, essere curata con il metodo Stamina.” Ma la risposta dei manifestanti, in cerca tanto di una cura che di speranza e risposte da parte di una burocrazia che non dà risposte hanno ribadito: “Stiamo parlando di gente in fin di vita, ma che ci importa? Proviamo qualsiasi cosa, firmiamo tutte le carte che volete per assumerci la responsabilità”. Lorenzin ha poi sottolineato che “un trattamento, per essere cura compassionevole, deve aver passato almeno la fase uno della sperimentazione» e che «Brescia è aperta solo sulla base di una sentenza del tribunale, perchè era stata chiusa”.

Il bambino di 2 anni che “partorisce” il suo fratello gemello

bambino-partorisce-gemello-tuttacronacaXiao Feng, bambino di due anni di Haxi, in Cina, è stato sottoposto a un intervento per “partorire”: i medici hanno infatti diagnosticato che il piccolo era “incinto”. Il bambino era stato portato in ospedale perchè la sua pancia continuava a crescere e l’estremo gonfiore dello stomaco gli impediva perfino di respirare. Sottopostolo a radiografie e risonanze magnetiche, i sanitari hanno scoperto che dentro lo stomaco di Feng si stava sviluppando il feto del gemello del bimbo, che è subito stato portato in sala operatoria. Il gemello misurava 20 centimetri di lunghezza e aveva arti, mani e piedi già formati e occupava i 2/3 dello stomaco del “fratello maggiore”. Se un ovulo si spezza in due dopo la fecondazione, nasceranno dei gemelli identici, ma se lo stesso ovulo non riesce a completare la divisione, nasceranno gemelli siamesi o foetus-in-foetu. Il dr. Jonathan Fanaroff, neonatologo al Rainbow Babies and Children’s Hospital di Cleveland, USA, ha spiegato che alcuni gemelli siamesi possono sopravvivere come ‘parassiti’, ma non quando un gemello assorbe l’altro.

Roberto Vecchioni confessa: operato per un tumore al rene

roberto-vecchioni-tumore-tuttacronacaRoberto Vecchioni si apre ai suoi fan e lo fa mentre firma l’introduzione del libro “C’era una volta il medico di famiglia”, scritto a quattro mano da Maurizio Bruni e Francesco Carelli. Parla proprio di salute e sanità, confessando: “L’anno scorso sono stato operato per un piccolo tumore al rene e ora sto bene. Ho visto dieci professori tra l’Italia e l’estero e ho ricevuto dieci pareri in cui ognuno mi prospettava con freddezza un intervento diverso. E posso dire che il paziente ha bisogno anche di sensibilità, del lato umano del medico”. Attraverso questo ruolo inedito di paziente il cantautore racconta uno spaccato della sua vita e coglie l’occasione per fare un appello:  “Bisogna valorizzare la figura del medico di famiglia, quello di una volta, che sa tutto di te e dei tuoi parenti, che ha in mano le certelle di tutti, che non si chiude nella sua torre d’avorio ma vive sul campo, ti segue, si sbatte, va in giro”. E aggiunge: “Non dico che il medico deve essere innamorato del paziente ma non può lasciarlo ad operazione fatta, dargli una cura e poi andarsene. Il medico rimane ancora una figura che cura non solo il corpo, ma l’anima. E le due cose devono essere riportate insieme”.  Il professore conclude spiegando che il camice bianco “è soprattutto un artista, ho questa concezione un po’ romantica di un professionista che sappia avere intuizioni, e le intuizioni sono artistiche”.

I nostri 7 giorni: le foglie autunnali cadono e le notizie piovono

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Le prime foglie autunnali sono già cadute e finalmente si è raddrizzata anche la Concordia. Tra lacrime, applausi e abbracci,è saltato fuori anche un graffito. Tanta commozione per quella che sembrava un’impresa impossibile e che invece, con sudore e determinazione, è stata portata a termine. La dura lotta contro lo scheletro di una nave ferita a morte ad averla vinta, per ora è stata l’intelligenza e la capacità umana. Una vittoria, un traguardo che alcuni hanno paragonato al rinascita dell’Italia… ma è stato immediatamente bacchettato. C’è chi invece la sua lotta la sta combattendo in un letto d’ospedale dopo un tragico incidente e, così, la sua compagna coraggiosamente lancia un messaggio in rete per continuare a sperare che un domani ci possa ancora essere anche per Fabio. Si appella a Ligabue, alla sua musica, alla sua voce affinché possa lanciare un appello per fare uscire dal tunnel quel poliziotto sfortunato che si è trovato al momento sbagliato nel posto sbagliato. E sono molti i politici che al loro posto non vogliono starci, Saccomanni oggi ha posto le sue regole, mentre scriveva già le sue dimissioni. C’è anche chi invece a quella poltrona ci è affezionato da 20 anni e di lasciarla non ha proprio voglia, eppure stavolta sembra che non riesca a salvarlo né l’esercito, né un miracolo. Ma d’altra parte sembra che la crisi ci sia anche per i  fenomeni soprannaturali tanto che c’è chi ha deciso di piombare dal cielo sulla papamobile per cercare di essere assunto come stuntman e trovare un impiego.

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Tutti coloro che pensavano che Francesco Totti potesse essere poi sul viale del tramonto, si sono dovuti ricredere. Il capitano ha firmato il contratto che lo lega alla Roma per altri due anni… i laziali si devono mettere quindi l’anima in pace. In lacrime dopo il derby, si sono solo potuti consolare con chi dopo aver perso una partita importante, si è trovato anche deriso sul web. I biancocelesti almeno hanno perso a testa alta. Niente però è andato come il pronostico sexy aveva auspicato, forse ha ragione chi festeggia solo dopo il gol… prima è sempre rischioso mettersi a nudo! Ma è pericoloso anche chiamare per nome un giocatore… si finisce espulsi, per colpa di un ortaggio. Il pericolo è ovunque dalla chiesa in Pakistan al centro commerciale in Kenya, così come le ombre che si estendono dalla Sapienza fino al “Concorsone”.  Come diceva Nietsche “Se guardi dentro il buio per troppo tempo, il buio ti guarda dentro”  è necessario quindi illuminare il tunnel anche quando l’uscita non è vicina, senza farsi ingoiare dall’inquinamento o dalle radiazioni che sembrano prospettare un futuro tragico, quasi la realizzazione di quella “fine del mondo” che i Maya avevano previsto. Cosa c’è di meglio di un pensiero positivo che ci possa traghettare fuori dalle nebbie che ogni giorno tentano di tarparci le ali?

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

Il cv di un medico passa per la lavanderia!

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Se vuoi diventare medico devi esser disposto a dare passaggi in auto al Professore, a ritirare la biancheria in lavanderia, a dedicargli 24h su 24 della propria vita e forse qualche speranza alla fine ci può essere. Questo è l’agghiacciante racconto di una specializzanda in medicina che ha deciso di fare la sua dichiarazione a Il Fatto Quotidiano:

Si inizia già al terzo anno. Prima di decidere che medico vuoi diventare, devi individuare un professore abbastanza importante e dedicargli i prossimi anni della tua vita, 24 ore su 24. I passaggi in macchina solo il minimo. C’è anche chi è costretto a ritirare in lavanderia la biancheria del professore di turno.
Come ha fatto il ragazzo che accompagnava il professor Fedele con la sua macchina.
Sì. Questo ragazzo ha tentato per due anni il concorso. Poi al terzo tentativo è entrato. Poverino, non so quanto abbia speso di benzina! Non conta quanto studi, conta per quanto tempo lavori gratis in reparto.Tutti i giorni, anche di domenica o durante le feste, anche la notte. Senza nessun rimborso spese. È un ricatto. Loro ti prometto: “Al prossimo concorso tocca a te” e tu speri. A cardiologia, pediatria e ginecologia si aspettano in media 3 anni. Se smetti di lavorare perché intanto sei diventato un medico e vorresti anche vedere 10 euro a fine mese, hai perso il tuo posto in fila.

Scandalo alla Sapienza? Confermati i nomi del concorso noti mesi prima

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Tutto confermato All’Università La Sapienza, Facoltà di Medicina- Cardiologia dove sono uscite le graduatorie per il concorso per 6 posti alla scuola di specializzazione di Cardiologia. C’è chi va avanti e chi invece, deluso, torna sui suoi passi e non può far altro che alzare il grido per denunciare un presunto scandalo. Per spiegare ciò che è accaduto bisogna tornare indietro nel tempo quando un anonimo aspirante cardiologo il 13 giugno scorso scrive una mail di denuncia a La Repubblica facendo nomi e cognomi di quattro donne e due uomini fra i 26 anni e i 33, che a suo dire, avrebbero già avuto il posto pronto alla scuola di specializzazione. Si sta parlando quindi di un presunto concorso pilotato per favorire 6 persone. La Repubblica tiene in archivio la mail e attende che esca la graduatoria: i nomi sono stati confermati e la previsione del giovane medico risulta corretta. Questo è quello che si legge sul quotidiano nazionale:

Alle 11,44 dello scorso 13 giugno a Repubblica è arrivata una mail in cui si segnalavano sei nomi dei vincitori del “concorso che consentirà l’ingresso di sei nuovi cardiologi all’ottavo padiglione del Policlinico”. Concorso pilotato, assicurava la mail: “Un mese prima sappiamo già chi entrerà”. Entreranno, sosteneva la segnalazione, quattro donne e due uomini tra i 26 e i 33 anni, indicati nel testo con cognome e nome. Abbiamo messo da parte quella posta elettronica, firmata da “un medico deluso”, l’abbiamo fatta registrare e abbiamo atteso. Ed è arrivata la conferma.

Solo una coincidenza?

Borse “da paura”: ricettacolo di e-coli e tracce di escrementi

borse-batteri-tuttacronacaImmancabile borsa. Accessori di moda, indispensabili, oggetti del desiderio. Che siano pochette, secchielli, capienti o in formato mignon, le borse sono compagne immancabili di ogni donna che dentro vi conserva una parte del suo mondo. Ignorando però il rischio in cui incappano ogni volta che v’infilano la mano. Un gruppo di ricercatori britannici ha infatti scoperto, prelevando dei tamponi dall’interno di borse, custodie di portatili e borsoni da palestra, che al loro interno si nascondono nemici tanto microscopici quanto pericolosi. Come e-coli mortali, batteri velenosi e tracce di escrementi. Tra gli intrusi anche lo streptococco fecale, che può causare la meningite, e pseudomonas, un’infezione ospedaliera comune. La causa va da ricercarsi nella scarsa igiene, con una donna su tre che ammette di non aver mai pulito la borsa. Mentre in molti la utilizzano per trasportare le scarpe o la biancheria intima sporca. Ma nella borsa poi ci s’infilano anche gomme da masticare: il rischio di incappare in effetti indesiderati per la salute diventa allora reale. Ha dichiarato Claire Powley, ricercatrice da Mentos: “I nostri risultati sono scioccanti. Già a maggio i ricercatori della Initial Washroom Hygiene avevano eseguito l’analisi batteriologica di un certo numero di borsette constatando che sono spesso contaminate da un discreto numero di batteri dei più diversi tipi. E’ dunque consigliato lavarsi le mani ogniqualvolta le si infilano dentro per prendere qualcosa. Ma c’è di più: a essere contaminati, altrettanto spesso, sono i prodotti di bellezza in esse contenuti come, per esempio, le creme per il viso o le mani, i rossetti. L’esame dei tamponi ha permesso di scoprire che tutte le borse in misura minore o maggiore erano contaminate, tuttavia il 20 per cento delle borse presentava livelli di contaminazione batterica piuttosto elevati. Oltre a questo, secondo la CBS, ad essere maggiormente contaminate erano le zone in cui vi erano riposti il telefono cellulare, e quelle dei cosmetici con crema viso e mani al primo posto per contaminazione, seguite da rossetto e mascara.

I nostri 7 giorni: chi sarà il nostro prossimo passeggero?

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Questa settimana abbiamo fatto un viaggio alla ricerca di chiarimenti. Siamo quindi saliti “in carrozza” e, addentrandoci nell’annoso problema dei vaccini, ci siamo posti domande davanti a quelle dichiarazioni che rilasciò il Dr Hilleman nella sua storica intervista. Da una branca della medicina all’altra abbiamo riportato anche il caso del presunto autismo di Lionel Messi e, per stemperare un po’ l’atmosfera, ci siamo interessati anche dello strano caso delle infermiere cinesi un po’ “sui generis”, per poi svelare che era solo l’ennesimo fake. Cavalcando l’onda dell’ironia è tornato anche Crozza a ironizzare sul Cavaliere, così che si sono stemperate anche le 50 sfumature di… Silvio! E mentre il nostro treno attraversava la settimana c’era Maxi Rodrìguez che metteva a segno tre tunnel in 40 secondi, mentre Balotelli dormiva sogni d’oro e Gilardino si tatuava Peppa Pig. Sono molti i “passeggeri” che sono saliti in vettura con noi, che ci hanno seguito in questo viaggio, che ci hanno raccontato i loro punti di vista, che ci hanno ricordato che un’intera montagna di ricordi non uguaglierà mai una piccola speranza e poi la speranza è diventata certezza grazie a un tweet e abbiamo festeggiato il ritorno di Quirico in Italia. C’è invece ancora un tunnel di dubbi davanti a quanti si domandano cosa accadrebbe ai pensionati, agli esodati o ai cassaintegrati se cadesse il governo e c’è chi la sicurezza ormai l’ha avuta e ha detto Bella Ciao alla pensione.

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Il nostro treno ha poi incrociato il set di una commedia all’italiana con Letta in “una notte da sconosciuto”, mentre un giallo è in preparazione: Lavitola ha già scritto la sceneggiatura “I fondi neri del Cavaliere”. D’altra parte anche per i politici sono tempi duri, sempre a combattere la concorrenza di Uomini e Donne, chiamati a movimentare un talk show, ma in ansia per la poltrona. Ma c’è anche chi ha vuoti di memoria e corteggia una donna che poi scopre di aver sposato! C’è anche chi invece un prete non lo trova e alimenta il gossip. Il nostro treno corre veloce fino alla fine del mondo, ma un attimo prima che accada torna indietro… c’è ancora tempo per stupirsi dell’Ufo sui cieli di Vancouver, per danzare sulle scale infinite di Londra, per il Lego che diventa Thriller! Noi siamo ancora in viaggio e cammino… e siamo curiosi di scoprire chi diventerà il nostro prossimo compagno di viaggio!

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

Precario in Italia, cardiochirurgo di fama all’estero: storia di un cervello in fuga

simone-speggiorin-tuttacronacaUn cardiochirurgo pediatrico di cui la Bbc ha deciso di parlare, dedicandogli uno speciale radiofonico e un documentario di un’ora. Il principale network britannico è solito interessarsi alle eccellenze sanitarie del Regno Unito, ma la particolarità è che ora si ritrova a parlare di un “cervello in fuga” italiano, il dr. Simone Speggiorin. 36enne, originario di Olmo di Martellago, in provincia di Venezia, laureatosi a Padova, per inseguire le sue ambizioni ha sentito la necessità di partire. In seguito, la consacrazione internazionale: il suo nome è noto da tempo in Inghilterra, dov’è il più giovane cardiochirurgo “strutturato” (dirige un’unità e ricopre un ruolo equivalente a quello italiano di primario). Non solo, è anche in prima linea con un’associazione che si occupa di curare i bambini indiani colpiti da problemi cardiaci.
Dottor Speggiorin, come nasce l’opportunità di lasciare l’ambiente padovano e volare oltremanica?
«Nel 2003 mi sono laureato in Medicina a Padova, nel 2009 ho completato la specializzazione in cardiochirurgia imparando moltissimo dal professor Giovanni Stellin, il mio primo mentore. Ma il mio sogno era quello di lavorare con i bambini, mi affascinava l’idea di curare i piccoli con malformazioni cardiache. E sapevo che prima o poi avrei dovuto andare all’estero per completare il mio percorso formativo».
In Italia non sarebbe stato possibile?
«Non volevo ristagnare come precario in un sistema molto ma molto indietro, il problema è generale e non basterebbe certo solo una riforma della sanità. È per questo che ho deciso di mettermi in gioco all’estero. Dopo la specializzazione in Italia ottieni un diploma e sei legalmente abilitato a fare il cardiochirurgo, ma non è facile essere già formato e pronto per svolgere la professione».
Quindi, che è successo?
«Tramite Giovanni Stellin, a cui devo moltissimo, ho conosciuto il professor Martin Elliott del Great Ormond Street Hospital di Londra, uno degli ospedali pediatrici più importanti d’Europa. Con lui ho scritto un articolo scientifico, evidentemente gli è piaciuto il mio modo di lavorare. E mi ha chiesto di seguirlo a Londra».
Un’occasione che lei ha deciso di prendere al volo, giusto?
«Si, sono stato li per tre anni sub-specializzandomi in chirurgia tracheale e cardiochirurgica pediatrica. Poi è spuntata una nuova opportunità, un altro aereo da prendere al volo».
Ed è finito per un anno in India Bengalore, come mai?
«In quell’area geografica la popolazione è vastissima e ci sono molti bambini, la quantità di malformazione al cuore è purtroppo molto elevata e quindi sapevo che li c’era bisogno di lavoro. I dottori indiani sono molto bravi ma come numero non bastano. L’India era il posto ideale per completare il mio training formativo».
Che esperienza è stata?
«Bella, bellissima. Uno choc culturale, certo, ma mi è servita molto per testare davvero quello che potevo valere».
Dopo un anno si è presentata l’occasione di partire di nuovo, è stata una scelta difficile?
«Mi hanno offerto due posti, a Leicester in Inghilterra e a Sidney in Australia. Ho scelto la prima per rimanere in Europa, per riavvicinarmi agli amici e alla famiglia».
E proprio a Leicester, nel cuore del Regno Unito, lavora tutt’ora. Di cosa si occupa?
«Al Glenfield Hospital sono stato assunto come cardiochirurgo pediatrico. Ma faccio pure parte di una charity con un gruppo di dottori da tutto il mondo che vanno in India ad operare bambini».
Come si struttura questo progetto?
«La charity è nata proprio a Leicester, tre o quattro volte all’anno andiamo in India a curare questi bambini che altrimenti morirebbero. Spesso appartengono a famiglie che vivono in grandi condizioni di povertà e non si possono permettere alcuna spesa. Così il costo delle cure viene suddiviso tra l’ospedale indiano e la nostra charity, denominata “Healing Little Hearts”».
Quali sono le più grandi differenze tra il sistema sanitario italiano e quello inglese?
«Quello britannico è organizzato in maniera maniacale ed è più meritocratico, se sei bravo è più facile che vai avanti».
E dell’Italia cosa le manca?
«La famiglia e la colazione con brioche e cappuccino, stop. La maggior parte dei miei vecchi amici è già all’estero».
Tornerebbe?
«No, non avrebbe senso. Pensi: tre anni fa feci domanda per un concorso in Italia, mi hanno risposto la settimana scorsa. Assurdo. Ora sono in una curva ascendente, tornare significherebbe rimettersi in coda. Per fortuna il mondo è grande e pieno di opportunità».

Apiterapia: una delle cure più controverse della Cina

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L’apiterapia (o apipuntura) è un’ antica tecnica cinese e ora è tra le cure più controverse della Cina, su cui si è aperto un lungo dibattito. Tante le testimonianze, tra cui anche quella di una ragazza cinese di 26 anni,  Liu Yu, affetta da sclerosi multipla, che da due anni si sta curando a Pechino con questa tecnica. Liu Yu non ha dubbi, come riporta il China Daily, lei è in grado di camminare di nuovo proprio grazie alla potenza delle api: “Il trattamento è doloroso, ma io sto continuando, perché la mia malattia è molto peggiore di qualsiasi puntura d’ape.”

Liu è curata in una clinica di medicina tradizionale cinese gestita dal 73enne  Wang Menglin nel distretto nordest di Shunyi nella capitale .

Wang ha detto che il suo staff, negli ultimi 20 anni, ha usato apiterapia per trattare più di 3.000 persone con Sclerosi Multipla, una malattia che danneggia le cellule nervose del cervello e della colonna vertebrale. Il trattamento ha aiutato molti pazienti a non peggiorare le loro condizioni e in alcuni casi a riacquistare la propria motorietà.
Durante un trattamento tipico, Liu, è stesa prona su un lettino mentre Wang o uno dei suoi collaboratori selezionano api da una scatola di legno con una pinzetta e le applicano in alcuni punti della schiena. Le api vengono rimosse dopo che hanno punto il paziente. Liu presenta quindi una serie di cicatrici da punture di api sulla schiena.

A Liu la sclerosi multipla è stata diagnostica nel 2010 e progressivamente il suo corpo è diventato completamente insensibile dopo che si era sottoposta a un ciclo iniziale di terapia ormonale, l’unica medicina moderna che, in alcuni casi, può risolvere o non far degenerare maggiormente la sclerosi multipla. Entro la fine del 2010 la ragazza non era più in grado di camminare, così ha deciso di affidarsi alle cure di Wang.

“Sono andata alla clinica tutti i giorni per due mesi prima di essere in grado di camminare di nuovo” ha dichiarato Liu che ha aggiunto “Posso ancora fare le cose per conto mio, come l’acquisto di generi alimentari, cucinare e pulire”.

Wang sostiene che il veleno dell’ape viva può rafforzare il sistema immunitario del corpo e attivare altre funzioni corporee, come ad esempio il bioplasma, che è “simile alle cellule staminali e può contribuire a riparare il sistema nervoso danneggiato” .
Ma molti esperti medici rimangono scettici, e sottolineano che nessuno studio clinico è stato condotto per dimostrare la teoria di Wang.
Guo Yi, un neurochirurgo al Peking Union Medical College Hospital, ha richiamato alla cautela: “La sperimentazione clinica deve essere valutato da un  professionista terzo” e ha aggiunto: “Qualsiasi trattamento deve essere inoltre verificato da diversi istituti medici prima che si possa ritenere efficace.”
Tra i pazienti della clinica di Wang non ci sono solo persone affette da sclerosi multipla, ma anche chi va a curare i dolori articolari, il mal di schiena e i disturbi reumatici, alcuni stanno provando a usare tali tecniche per cercare di ridurre i tumori.
Wang Yuming, direttore dell’unità di reumatismi all’Ospedale di Pechino, ha confermato che non c’è interesse per il metodo, ma ha aggiunto che ha ricevuto i pazienti che hanno provato e visto alcun risultati con l’apeterapia. Secondo il direttore il trattamento è molto popolare in Cina e gli effetti a volte vengono esagerati dai pazienti stessi: “Forse funziona per alcuni, ma le afflizioni reumatiche non possono essere trattate solo con questa terapia”, ha poi aggiunto che il suo ospedale non offre apipuntura.”Ci sono più di 100 malattie sotto la categoria di reumatismi. Bisogenrebbe avere ulteriori studi per determinare quali malattie può soddisfare la terapia”, ha concluso.
La clinica di Wang Menglin offre anche i prodotti delle api, come le cellule dell’ape regina e il propoli. Wang ha detto che questi prosotti sono utili per i pazienti affetti da cancro in quanto contengono ingredienti che aiutano a “sbarazzarsi dei tumori”.
Ma Chen Wanqing , vice direttore della Chinese Academy of Medical Sciences’ National Central Cancer Registry, ha detto che non vi è alcuna prova definitiva che i prodotti delle api possono essere efficaci nel trattamento dei tumori.
L’American Cancer Society afferma sul suo sito: “Anche se le proprietà antitumorali di alcuni ingredienti in prodotti delle api sono stati studiati in laboratorio, non ci sono stati studi clinici condotti sull’uomo che dimostrino che il veleno d’api o di altri prodotti delle api sono efficaci nel prevenire il trattamento del cancro.”

Anche se in Cina l’apeterapia è nella lista dei servizi medici approvata nel 2007,  nessuno degli oltre 30 ospedali pubblici di Pechino offrono tale cura, e come ha detto Tu Zhitao , vice direttore del TCM Management Bureau della capitale: “E ‘ l’ospedale che decide se fornire determinati servizi medici”. Poi Zhitao ha affermato che Wang Menglin non dispone più di una licenza valida per praticare la professione di medico, in quanto la sua licenza è scaduta nel 1998, ma  – ha aggiunto Zhitao – che gli altri tre medici della clinica, hanno tutti licenze valide e sono loro a svolgere la maggior parte dei trattamenti.

Il dibattito rimane aperto.

La vera storia dell’ SV40, il virus nascosto nei vaccini

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Dall’articolo di naturalnews del 29 giugno 2011: The true story of SV40, the cancer-causing virus hidden in polio vaccines

Poliomielite, o polio in breve, è una malattia che è esistita fin dai tempi antichi, e nonostante i progressi della medicina che abbiamo fatto negli Stati Uniti in termini di salute normale e naturale, non vi è ancora alcuna cura per questa temuta malattia invalidante.

La poliomielite, un’afflizione virale contagiosa che attacca le cellule nervose e, a volte, il sistema nervoso centrale del corpo, causa un fenomeno conosciuto come atrofia muscolare (una diminuzione della massa muscolare), e, (nei casi più gravi, ndt), può anche causare la paralisi e la morte.

In un report della rivista “A Science Odyssey” si legge “Dal 1900 ci sono stati cicli di epidemie, e ognuno di essi sembrava diventare più forte e più disastroso. La malattia, i cui primi sintomi somigliano all’influenza, ha colpito soprattutto i bambini, ma anche gli adulti, tra cui Franklin Roosevelt”.

Nel 1952 tutto è cambiato, quando il dottor Jonas Salk, uno studente di medicina e ricercatore del virus, ha sviluppato un vaccino contro la polio che, due anni più tardi, è stato accettato per la sperimentazione a livello nazionale. Il principio alla base del vaccino era semplice e familiare: come il vaccino che era stato sviluppato per combattere il vaiolo, anche il vaccino antipolio introduceva una piccola quantità di virus nel corpo, che poi sviluppava anticorpi e la capacità di combattere i ceppi più potenti del malattia.

Sicuramente il vaccino di Salk registrò un successo iniziale, poiché il 60-70 per cento delle persone vaccinate non svilupparono la malattia. Poi iniziarono anche i primi problemi. Circa 200 persone che erano state vaccinate contrassero la malattia, e 11 di loro morirono, costringendo a fermare tutta la sperimentazione. Una volta che si stabilì che c’era un difetto, un lotto mal fabbricato del vaccino che causò questi casi, gli standard di produzione furono resi più restrittivi e le vaccinazioni su vasta scala a livello nazionale ripresero. Quattro milioni di vaccini sono stati usati dal 1955 al 1959, 90 paesi li hanno usati.

Detto questo, quei primi casi non furono la prima e ultima volta in cui il vaccino uccise. In realtà,  il vaccino antipolio di Salk in tutta la sua storia di utilizzo, ha lasciato un cammino di morte sulla sua scia.

Una scoperta mortale.

La produzione e la distribuzione a livello nazionale del vaccino contro la poliomielite entrò in vigore prima della fine del 1950, ma tra il 1959 e il 1960 il Dr. Bernice Eddy, un ricercatore dell’Istituto Nazionale della Salute (NIH), fece una scoperta sorprendente.

Secondo un rapporto da Michael E. Horwin, MA, JD, pubblicato il 3 Novembre 2003, e rilasciato dalla Albany Law Journal of Science & Technology: esaminando le cellule renali macinate di scimmie rhesus – da cui i vaccini antipolio derivarono ​​- scoprì “che le cellule sarebbero morte senza alcuna causa apparente.”

Horwin scrisse:

La Dottoressa Eddy scoprì che le cellule sarebbero morte senza alcuna causa apparente. Lei prese le sospensioni del materiale cellulare da queste colture di cellule renali e lo iniettò nei criceti. I tumori crebbero nei criceti. Poco dopo, gli scienziati della società farmaceutica Merck & Co. scoprirono quello che in seguito sarebbe stato individuato come lo stesso virus identificato da Eddy. Questo virus è stato chiamato Simian Virus 40 o SV40 perché era il 40° virus che si trovava nelle cellule del rene di scimmia.

Pochi mesi dopo, nel 1960, il Dr. Benjamin Sweet e Dr. Maurice Hillman, entrambi scienziati della Merck, pubblicarono i loro risultati. Scrissero che tali virus erano comuni in quella particolare razza di scimmie, in particolare nei loro reni:

La scoperta di questo nuovo virus, l’agente vacuolizzante, rappresenta il riconoscimento di un virus fino a quel momento “non rilevabile”, un virus di culture renali di scimmia e sollevò l’importante questione dell’esistenza di altri virus… Come illustrato nella presente relazione, tutti e 3 i tipi di vaccino antipolio con virus vivo di Sabin, somministrati a milioni di persone di tutte le età, erano stati contaminati dal virus vacuolizzante…

Il termine “virus vacuolizzante” è l’altro nome per SV40. Horwin disse, che più tardi, nel 1962, la dottoressa Eddy pubblicò ulteriori risultati per quanto riguardava il legame tra cancro e SV40.

Il virus (SV40) fu iniettato in una sola volta in 13 criceti e 10 topi neonati. Le neoplasie per via sottocutanea si svilupparono in 11 dei 13 criceti tra i 156 e 380 giorni…

Il Coro dei “negazionisti”

Poco dopo che la scoperta della Dottoressa Eddy fu resa pubblica, una serie di ricercatori e scienziati di grande rilievo, tra cui lo stesso dottor Salk, si fece avanti per difendere il vaccino antipolio.

Una storia pubblicata il 7 aprile 1963 dall’Associated Press  (“New Data Ties Cancer, Virus”), riportò le citazioni di un certo numero di scienziati che sottolinearono che, ad oggi (all’epoca dell’articolo quindi nel 1963, ndt), non era stato scoperto nessun collegamento tra SV40 e cancro negli esseri umani.

L’Associated Press, citando il dottor Michael B. Shimkin del National Cancer Institute, scriveva  “Mi sembra che se ci fosse un pericolo associato al SV-40, orami l’avremmo riconosciuto”. Dr. Shimkin continuò a sostenere che “il pubblico può essere rassicurato” perché attenti studi “non hanno prodotto nessuna prova che nel corso degli ultimi sette anni si è registrato un aumento di leucemia o di cancro che può essere attribuito all’SV-40.”

Il Dr. Joseph L. Melnick della Baylor University in Texas concordò, dicendo che non era stato scoperto alcun legame, facendo eco all’affermazione del dottor Salk, e approvando la storia AP e affermando che anche il dottor Eddy “ha detto che questo virus non è noto per indurre tumori nell’uomo o scimmie”.

Prove di supporto. 

Nel 1960, Horwin nota: il vaccino antipolio iniettabile Salk era stato dato a circa 98 milioni di bambini e di adulti americani, mentre la versione orale di Sabin era stata somministrata a circa 10.000 americani e decine di milioni di cittadini sovietici, dove erano stati condotti gli studi. “E’ stato stimato che il 10% e il 30% dei vaccini conteneva SV40 vivo”. Horwin sottolineò che, nonostante il legame scoperto dalla Dottoressa Eddy, nessuna agenzia federale e nessuna nuova regola federale regolò la fabbricazione, la vendita e la distribuzione di vaccini obbligando i produttori del vaccino antipolio a “scartare i loro semi del poliovirus SV40 contaminati che sono stati la fonte di tutti i vaccini antipolio successivi.”

Successivi test federali dei vaccini, avvenuti a metà degli anni 1960, erano anch’essi inadeguati, come nota Horwin, perché “i test sull’ SV40 di quattordici giorni non erano abbastanza lunghi per rilevare il virus.” Eppure, negli anni dopo, l’incidenza del cancro pediatrico aumentò.

“Infatti, – egli scrisse – il tasso di cancro pediatrico ha continuato a salire attraverso nel 1960, ’70, ’80 e ’90,”.

Questa affermazione è supportata anche da altre ricerche.

“Che il cancro infantile sta diventando sempre più comune è una questione controversa tra gli scienziati”, scrive Amy D. Kyle, per EnviroHealthPolicy.net e aggiunge –  notando un grafico che ha seguito l’aumento dei tassi di cancro pediatrico nella seconda parte del 20 ° secolo – “I dati provenienti dai sistemi di monitoraggio del cancro negli Stati Uniti suggeriscono che il cancro infantile è in aumento”.

L’ American Childhood Cancer Association fa un passo avanti, affermando che secondo le statistiche, il cancro è il killer numero uno dei bambini negli Stati Uniti.

Nel 2005 il National Network for Immunization Information pubblicò un rapporto in qualche modo in conflitto per quel che riguarda un legame tra SV40 e tassi di cancro in aumento.

“Anche se SV40 ha proprietà biologiche coerenti con un virus che causa il cancro, non è stato definitivamente stabilito se ha causato il cancro negli esseri umani”, diceva il rapporto. “Studi epidemiologici di gruppi di persone che hanno ricevuto il vaccino antipolio durante 1955-1963 non mostrano un aumentato rischio di cancro.”

Ma più tardi, lo stesso rapporto sembrava contraddire se stesso:

“Tuttavia, un certo numero di studi hanno trovato SV40 in alcune forme di cancro negli esseri umani, come mesoteliomi – tumori rari che si trovano nei polmoni – tumori al cervello e delle ossa; il virus è stato anche trovato in associazione con alcuni tipi di linfoma non-Hodgkin”.

Nel 2002, il comitato di revisione di sicurezza della IOM (Institute of Medicine) concluse che i dati disponibili erano insufficienti per definire se il vaccino antipolio contaminato poteva aver causato il cancro. Poiché non vi era prova biologica, il Comitato ha raccomandato la costante attenzione della sanità pubblica sotto forma di analisi politica, di comunicazione, e di ricerca biologica mirata.

Ci fu anche uno studio da parte della National Academy of Sciences, condotto su richiesta del Centers for Disease Control and Prevention, e non dette risultati “definitivi”. Un gruppo di esperti medici e scientifici incaricato di esaminare ogni possibile legame tra SV40 e aumento del rischio di cancro concluse:

Gli elementi disponibili sono “inadeguati per accettare o rifiutare una relazione causale tra vaccini antipolio contenenti l’SV40 e il cancro”

“E’ forte la prova biologica che SV40 è un virus trasformante,” uno che è in grado di “indurre trasformazione maligna delle cellule animali in coltura”

“E’ limitata la prova biologica che l’esposizione all’SV40 potrebbe causare il cancro negli esseri umani in condizioni naturali”

“E’ limitata la prova biologica che l’esposizione all’SV40 derivante dal vaccino antipolio è legata all’infezione da SV40 negli esseri umani.”

Nella parte delle sue conclusioni nella “valutazione di rilevanza”, la relazione del quadro finale dichiarò, “Il comitato ha concluso che le preoccupazioni circa l’esposizione al virus SV40 attraverso la contaminazione accidentale di vaccini antipolio sono significativi a causa della gravità dei tumori che hanno esiti negativi per la salute e perché potrebbero far venir meno la fiducia del pubblico nel programma di immunizzazione della nazione”.

Inoltre il rapporto finale non raccomandò “una revisione della politica del vaccino antipolio da uno qualsiasi organo consultivo nazionale o federale del vaccino”, perché il vaccino antipolio attuale era libero dall’SV40, ma raccomandò “lo sviluppo di test sierologici sensibili e specifici” per il virus, così come “lo sviluppo e l’uso di … tecniche standardizzate per il rilevamento del virus SV40.

Casi reali – Reali conclusioni. 

In un rapporto del 15 luglio 2001, il San Francisco Chronicle pubblicò un racconto dettagliato della crescente preoccupazione tra i ricercatori che il virus SV40 trovato inizialmente in quei vaccini antipolio era infatti responsabile di elevati tassi di cancro.

“Per quattro decadi, i funzionari del governo hanno insistito sul fatto che non ci sono prove che il virus delle scimmie chiamato SV40 è dannoso per gli esseri umani. Tuttavia, negli ultimi anni, decine di studi scientifici hanno scoperto il virus in un numero sempre crescente di rari tumori correlati del cervello, delle ossa e dei polmoni, lo stesso tumore maligno che SV40 provoca negli animali da laboratorio”. Il rapporto aggiunge “Ancora più preoccupante, il virus è stato rilevato nei tumori rimossi da persone mai inoculati con il vaccino contaminato, portando alcuni a preoccuparsi che quelli infettati dal vaccino potrebbe aver diffuso l’SV40.”

Il Dr. Michele Carbone di Loyola University Medical Center a Maywood, Illinois, disse al giornale che riteneva che il virus fosse cancerogeno per l’uomo. “Dobbiamo creare terapie per le persone che hanno questi tipi di cancro, e adesso possiamo essere capaci di farlo perché abbiamo un obiettivo – SV40,” disse.

Altri dicevano che i pochi studi del governo per quanto riguarda il nesso potenziale erano stati viziati.

Il Dott. Adi Gazdar, un ricercatore dell’Università del Texas Southwestern Medical Center cancer disse”Il governo non ha promosso una vera ricerca. Ecco cosa forse affligge milioni di americani, e sono indifferenti,” e aggiunse “Forse non vogliono sapere.”

Barbara Loe Fisher, presidente e co-fondatore del National Vaccine Information Center, un’organizzazione non-profit che promuove la sicurezza del vaccino, ha testimoniato davanti al sottocomitato di riforma del Comitato Governo alla Camera per i diritti umani e benessere nel settembre 2003 che:

[O]ggi, le agenzie sanitarie federali statunitensi ammettono i seguenti due fatti: il vaccino antipolio Salk rilasciato per uso pubblico tra il 1955 e il 1963 è stato contaminato con SV40 e che l’SV40 ha dimostrato di provocare il cancro negli animali.

Proseguendo, la Fisher ha detto che in una conferenza 1997 sull’SV40 e i tumori umani tenutasi al National Institutes of Health, a cui aveva partecipato, “non vi era disaccordo fra gli scienziati governativi e quelli non governativi su questi due fatti”.

“L’unico disaccordo era se l’SV40 è stato effettivamente individuato nei tumori di bambini e adulti che vivono oggi e, se lo fosse, se il virus della scimmia era infatti il responsabile del loro cancro. Scienziati non governativi che lavorano in laboratori indipendenti di tutto il mondo hanno detto, ‘Sì’. Ma gli scienziati legati al governo degli Stati Uniti ha detto ‘No’.” ha aggiunto la Fisher.

La Fisher ha continuato dicendo che “gli scienziati non governativi accreditati in diversi laboratori di tutto il mondo continuano a identificare SV40 nel cervello umano e nei tumori di bambini e adulti ai polmoni e stanno scoprendo che l’SV40 è anche associato a tumori ossei e dei linfomi non-Hodgkin.”

Nonostante le smentite in corso, un numero crescente di ricercatori continuano a sostenere che non solo c’è un legame autentico tra vaccini di Salk contaminati con SV40 e il cancro, ma che i funzionari del governo federale e le agenzie responsabili di garantire la sicurezza di tali vaccini – allora e di oggi – odiano ammetterlo, forse perché temono le ricadute in termini di cause legali e perso credibilità.

Ma alla fine è probabile che vi sia una prova sufficiente per forzare un cambiamento, perché in base a ciò che è ancora in fase di scoperta del legame, il problema non andrà via comunque via molto presto.

Questa è la traduzione del testo, quindi prima di esprimere pareri definitivi che negano il rapporto Sv-40 con le patologie cancerogene è meglio documentarsi. Questo lo diciamo in particolare all’autore di questo testo:

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Vaccini sottocutanei vs il tumore della pelle.

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La ricerca – del gruppo multicentrico diretto da David Mooney della prestigiosa Harvard University di Boston – per combattere il tumore della pelle, il temibile melanoma, sembra aver trovato un vaccino da applicare sotto cute attraverso dischetti di materiale spugnoso “imbevuti” di un cocktail di principi attivi (fattori di crescita e molecole tumorali del singolo paziente – antigeni personalizzati). Siamo appena alla prima sperimentazione (che durerà fino al 2015), ma il vaccino che in pratica avrebbe il compito di riprogrammare il sistema immunitario del paziente rendendolo capace di attaccare il tumore, sembra che abbia avuto già successo su animali. Lo studio è stato anche pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine. Questo tipo di vaccino rientra tra quelli denominati “vaccini terapeutici” cioè in grado di istruire  il sistema immunitario del paziente a riconoscere e attaccare selettivamente le cellule tumorali.

Quali sono i passi per arrivare a tale riconoscimento?

Nella maggior parte dei casi vengono prelevate cellule immunitarie del malato che si modificano in provetta facendo loro “incontrare” molecole tumorali (antigeni) che gli servono per imparare a riconosce il tumore. Infine le cellule così modificate si reiniettano nel paziente e dovrebbero essere in grado di operare il riconoscimento.

Quante persone vengono colpite in Italia da questo tumore?

Il melanoma, cancro legato anche all’abbronzatura non protetta e ai lettini solari, colpisce in Italia qualcosa come 7000 persone ogni anno (dati resi noti nel maggio scorso in occasione di dell’Euromelanoma Day 2013).

Questo sicuramente non è il primo vaccino personalizzato in quanto già vi è quello  contro le recidive del glioblastoma, micidiale tumore del cervello: il vaccino, ideato su misura del singolo paziente, è stato testato con successo su 40 malati il cui tumore era ricomparso dopo la terapia standard con chirurgia e chemio.

In Italia, precisamente a Siena, al policlinico Santa Maria alle Scotte si sta conducendo invece uno studio su un vaccino per il cancro al colon e al polmone. 

 

Trascrizione dell’intervista di Dr. Maurice Hilleman sui vaccini

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Uno dei più grandi scienziati della Merck, il Dr Maurice Hilleman che lavorava proprio nel settore dei vaccini, ha rilasciato un’intervista registrata nella quale egli ammetteva apertamente che i vaccini somministrati agli americani erano  contaminati con la leucemia e virus tumorali. Naturalmente i suoi colleghi, registrati anch’essi, dopo tali rivelazioni sono scoppiati a ridere e hanno smentito il professore affermando che si potesse trattare solo di un’ipotesi divertente. Ma restano comunque le parole di un medico, di uno scienziato che ha lavorato nel settore e non di un cospiratore dell’ultima ora che si è alzato una mattina e ha inventato una storia apocalittica.

Ecco la trascrizione tradotta dal sito http://naturalnews.com/.

Dr. Len Horowitz: Oggi ascoltate la voce di uno degli esperti più importanti nel campo dei vaccini il Dr. Maurice Hilleman, Capo della Merck Pharmaceutical Company, della divisione dei vaccini. Lui ci vuole informare sul problema che ha (quindi lui stesso, non riferisce di altri) riscontrato con le scimmie importate. Il Dottore spiega soprattutto l’origine dell’AIDS, ma quello che state per ascoltare (leggere, ndt) è stato tagliato (nel senso di eliminato) da eventuali divulgazioni pubbliche.  (in realtà quello che leggo altrove e’ che l’intervista video da cui e’ tratta questa stesura era stata censurata)

Dottor Maurice Hilleman: ritengo che i vaccini devono essere considerati il vero affare della tecnologia di base del 20° secolo .
Narratore: 50 anni fa, quando Maurice Hilleman era uno studente di scuola superiore a Miles City nel Montana, sperava di poter avere i requisiti per diventare uno stage di apprendista manager del locale JC Penney  (specie di Upim vecchia maniera). Invece è divenuto un pioniere nella ricerca delle innovazioni e dello sviluppo dei vaccini, più di chiunque altro nella storia della medicina americana. Tra le scoperte che ha fatto alla Merck , sono vaccini per parotite epidemica (vale a dire gli orecchioni), rosolia e il morbillo…
Dr Edward Shorter (rivolgendosi al Dr Maurice Hilleman): Mi dica come ha trovato (scoperto) SV40 e il vaccino antipolio.
Dr Maurice Hilleman: Beh, questo era alla Merck . Sì, arrivai alla Merck per sviluppare vaccini… E all’epoca avevamo dei virus incontrollabili. Si ricorda dei virus del rene di scimmia e così via? Dopo 6 mesi ho gettato la spugna e ho detto che non era possibile sviluppare vaccini con queste maledette scimmie, siamo alla frutta, e se io non riesco a fare una cosa, chiudo, non vado per tentativi. Così sono andato a vedere Bill Mann allo zoo di Washington DC  e gli ho detto “guarda, ho un problema e non so cosa diavolo fare”. Bill Mann è davvero un uomo brillante.  Gli ho detto queste scimmie pidocchiose se lo beccano mentre se ne stanno nei depositi degli aeroporti, durante il transito, il caricamento e lo scaricamento.
 Egli disse con molta semplicita’ di procedere, prelevando le scimmie direttamente dall’Africa Occidentale, scegliendo la scimmia Africana Verde (Chlorocebus), portale a Madrid, scaricale lì. Lì non c’e’ altro traffico animale. Le imbarchi per Filadelfia, e te le vai a prendere Oppure le fai sbarcare a New York, e vai direttamente sottostiva a prelevarle.  Così siamo andati a prendere le Africane Verdi, e all’epoca non sapevamo che stavamo importando il virus dell’AIDS.
Varie voci di sottofondo: … (risate) …sei stato tu introdurre il virus dell’AIDS nel paese. Ora lo sappiamo! (risate) Questa è la vera storia! (risate). Di cosa non e’ capace la Merck per sviluppare un vaccino! (risate)
Dr Maurice Hilleman: Ciò che fece e’ stato di introdurre… voglio dire noi abbiamo introdotto quelle scimmie nel paese.  Avevo solo quelle e questo rappresentava una soluzione perché quelle scimmie non avevano quei virus incontrollabili, , ma noi…
Dr Edward Shorter : Aspetti, perché le scimmie verdi non avevano quei virus incontrollabili, visto che venivano comunque dall’Africa?
Dr Maurice Hilleman: … perché non venivano, non venivano infettate (non entrando a far parte di) in questo gruppo portatore di tutti gli altri 40 diversi virus…
Dr Edward Shorter : ma avevano quelli (virus) che hanno portato dalla giungla però…
Dr Maurice Hilleman : … sì, avevano quelli, ma quelli erano relativamente pochi. quello che succede con un gruppo in sovraffollamento è che si avrà una trasmissione epidemica di un’infezione in uno spazio ristretto. Comunque, le scimmie verdi arrivarono e prendemmo le nostre precauzioni per ripulirle… ed ora buon Dio scopro dei nuovi virus. Così ho bestemmiato. Bene, ho ricevuto un invito da parte della Sister Kenny Foundation  che era la fondazione avversaria quando si trattava del virus vivo…  (si riferisce a questo: http://www.whale.to/v/eddy.html, cioè a prima di Sabin, che dopo lo scandalo del vaccino fatto con il virus vivo della polio, che contagio’ parecchi bambini, trovo’ la via di uscita di produrre il vaccino con il virus morto. )
(Sister Kinney Foundation  si occupa di riabilitazione per le persone affette dalla Polio e di altre malattie che richiedono comunque la riabilitazione)  (si,vedi:http://www.polioplace.org/people/sister-elizabeth-kenny)
Dr Edward Shorter : Ah, giusto…
Dr Maurice Hilleman: Sì, loro erano saliti sul carro di Salk e mi avevano chiesto di andare a tenere un discorso ad una riunione della Sister Kenny Foundation. Mi sono reso conto che si trattava di un incontro internazionale e Dio buono, cosa gli diro’? So cosa faro’, gli parlero’ del tema del rilevamento di virus non rilevabili.
Dr Albert Sabin: … c’era chi non voleva un vaccino con virus vivo … (incomprensibile ) … concentrava tutti gli sforzi per far si’ che più e più persone ricorressero al vaccino con il virus morto, mentre mi finanziavano perche’ facessi ricerca sui virus vivi.
Dr Maurice Hilleman: Quindi ora ho in mano qualcosa (risate), e sapete che questo attira l’attenzione per attirare l’attenzione. E accidenti, pensai, quel maledetto SV40 , voglio dire quel maledetto agente che fa sbavare (non capisco se davvero il virus provoca sbavamenti, o se e’ per modo di dire….) scegliero’ semplicemente proprio quel virus, quel virus deve trovarsi nei vaccini, deve esserci nei vaccini di Sabin. Quindi ho fatto dei veloci test (risate) ed ecco che effettivamente c’era.
Dr Edward Shorter: Mi venga un colpo.
Dr Maurice Hilleman:… E così adesso …
Dr Edward Shorter: … così hai prelevato scorte di vaccini di Sabin dagli scaffali della Merck…
Dr Maurice Hilleman: … sì , beh era stato prodotto, è stato fatto dalla Merck …
Dr Edward Shorter: Lo stavate facendo per Sabin, a questo punto ?
Dr Maurice Hilleman: … Sì,lo facevano prima che arrivassi io alla Merck…
Dr Edward Shorter: Sì, ma a questo punto Sabin stava ancora solo facendo massicci test sul campo…
Dr Maurice Hilleman: …Già
Dr Edward Shorter:  Bene.
Dr Maurice Hilleman:… in Russia e così via. Così scesi e andai a parlare del rilevamento di virus non rilevabili e dissi ad Albert, ascolta Albert, tu losai che noi due siamo buoni amici, ma ho intenzione di andarcie tu ti arrabbierai. Andro’ a parlare del virus che è nel tuo vaccino. Ti devi disfare del virus, non preoccuparti, lo eliminerai… ma naturalmente Albert era molto turbato…
Dr Edward Shorter : Che cosa le ha detto ?
Dr Maurice Hilleman: … beh, ha detto in sostanza, che questo è solo un’altro offuscamento che stava sconvolgerà (il mondo de) i vaccini. Ho detto, che, lo sai, hai assolutamente ragione, ma qui ci troviamo in una nuova era in termini di rilevamento, e la cosa importante è eliminare questi virus.
Dr Edward Shorter : Perché ha parlato di offuscamento se si tratta di un virus che contamina il vaccino?
Dr Maurice Hilleman: …Beh ci sono 40 diversi virus in questi vaccini che comunque noi stavamo inattivando e …,
Dr Edward Shorter: Ma non stavate inattivando il suo…
Dr Maurice Hilleman: No è vero, ma nel vaccino contro la febbre gialla c’era il virus della leucemia e sapete bene che si era ai tempi di una scienza molto acerba. Comunque sono sceso e gli ho parlato e gli ho detto: bene, perché ti preoccupa? Beh ho detto “Ti dirò una cosa, ho la sensazione dalle mie ossa che questo virus è diverso, io non so perché te lo sto dicendo ma io … ( incomprensibile) … Penso solo che questo virus avrà alcuni effetti a lungo termine.” E lui ha detto “Cosa?” Gli ho risposto “cancro.” (risate) Gli ho detto,  Albert, probabilmente pensi che io sia pazzo, ma ho questa sensazione. Beh, nel frattempo avevamo preso questo virus e lo avevamo testato su scimmie e su criceti. Così abbiamo avuto questo incontro ed e’ diventato l’argomento del giorno, e le battute che correvano erano del tipo “Accidenti, vinceremmo le Olimpiadi perché i russi sarebbero pieni di tumori.” ( risate ) E’ li’ che il vaccino veniva testato, e’ li’ che … così, la riunione andò a farsi friggere, e questo divenne il tema principale. Beh comunque …
Dr Edward Shorter: Questa era ( incomprensibile…. ) dei medici … riunione a New York?
Dr Maurice Hilleman:… beh no , questo era presso la Sister Kinney
Dr Edward Shorter : Sister Kinney, giusto…
Dr Maurice Hilleman: … e Del Becco (sp) (probabilmente vuol dire Dulbecco, che ha avuto un ruolo importante nel vaccino contro la polio) si alzarono. Prevedeva problemi con questi tipi di agenti .
Dr Edward Shorter: Perché non è uscito sulla stampa?
Dr Maurice Hilleman: …Beh, credo che sia uscito, non ricordo. Non abbiamo fatto un comunicato stampa su questo. Ovviamente non si publicizza, si tratta di affari scientifici all’interno della comunità scientifica…
Voce del giornalista: …Una vittoria storica su una terribile malattia è drammaticamente spiegata dall’Università del Michigan. Qui gli scienziati inaugurano una nuova era medica con le relazioni monumentali che dimostrano che il vaccino Salk contro la poliomielite paralizzante fosse un successo clamoroso. E’ il giorno del trionfo del 40enne Dr. Jonas Salk, che ha sviluppato il vaccino. Arriva qui con Basil O’Connor, capo della Fondazione Nazionale per la Paralisi Infantile che ha finanziato i test . Centinaia di giornalisti e scienziati si sono riuniti da tutto il paese per l’annuncio epocale…
Dr Albert Sabin: … Era troppo spettacolare, era troppo Hollywood . C’era troppa esagerazione e l’impressione nel 1957 che – no, nel 1954 – era che il problema fosse risolto, che la polio fosse stata battuta.
Dr Maurice Hilleman: …Ma, in ogni caso sapevamo che era nel nostro ceppo per fare i vaccini . Questo virus vedete, è uno su 10.000 particelle non è uno di quelli attivi … ( incomprensibile) … era la  scienza buona del momento, perché questo era quello che facevi. Non ti preoccupavi di questi virus selvaggi.
Dr Edward Shorter: Quindi lei scoprì che non era stato inattivato nel vaccino di Salk?
Dr Maurice Hilleman: … Giusto. E poi succede che 3, 4 settimane dopo scovi che spuntavano tumori da tutte le parti in questi criceti.
Dr. Len Horowitz: Quindi nonostante l’AIDS e la leucemia divennero improvvisamente una pandemia, grazie ai “virus selvaggi”, ha detto Hilleman, questa all’epoca era “buona scienza”.
NaturalNews ringrazia il Dott. Len Horowitz per aver scoperto questa intervista negli archivi nazionali, e per averla divulgata in modo che il pubblico possa scoprire la verità dietro la letale industria dei vaccini.
(Il video dell’intervista lo potete trovare a questo link)

Lo scienziato che fotografa l’anima al momento della morte

anima_che_lascia_il_corpo-tuttacronacaLo scienziato russo Konstantin Korotkov, direttore del Research Institute of Physical Culture di San Pietroburgo, avrebbe catturato l’esatto momento in cui l’anima lascia il corpo. L’impresa sarebbe stata resa possibile fotografando una persona con un dispositivo bioelettrografico nel momento esatto in cui è deceduta. Il metodo utilizzato è la tecnica Kirlian, usato da oltre 300 medici nel mondo e adottato dal Ministero della Salute russo come forma di monitoraggio per malattie come il cancro. Korotkov l’ha perfezionato con tecnica GDV (Gas Discharge Visualization), applicandolo su una persona in punto di morte. Secondo lo scienziato, l’alone azzurro che appare nell’immagine a sinistra rappresenterebbe l’istante in cui l’anima sta abbandonando il corpo. Subito dopo la morte, l’alone vira diventando rosso. Lo stesso, ritiene che l’ombelico e la testa siano le parti che per prime perdono la loro forza, ossia l’anima, mentre l’inguine ed il cuore sarebbero le aree che vengono abbandonate per ultime. Oltre a questo, ha affermato che le immagini che è riuscito ad ottenere dimostrerebbero come l’anima faccia più volte ritorno al corpo, in particolar modo in caso di morte violenta o improvvisa. Secondo lo scienziato, è come se manifestasse uno stato confusionale e ritornasse nel corpo nei giorni seguenti al decesso. Il fenomeno potrebbe dipendere dall’energia non utilizzata che è contenuta nell’anima. In caso di morte improvvisa e innaturale, infatti, l’anima che è rappresentata dalle onde elettromagnetiche fosforescenti, resta a lungo vicino al corpo, come se non riuscisse ad accettare l’improvvisa separazione. Ma come potrebbe essere impiegata tale tecnica? Korotkov suggerisce come possibili utilizzi il monitoraggio di tutti i tipi di squilibri biofisici, le diagnosi in tempo reale e il capire se una persona possiede poteri psichici o meno.

SHOCK MONDIALE, cancro trasmesso nei vaccini? Lo ammette l’azienda

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L’azienda farmaceutica MERCK ha confessato, la tragedia mondiale che sembrava frutto di una mente squilibrata purtroppo invece è una realtà con cui bisognerà confrontarsi. L’azienda ha ammesso di aver inoculato il virus del cancro per mezzo dei vaccini.

La scioccante intervista ovviamente  censurata, condotta dallo studioso di storia medica Edward Shorter per la televisione pubblica di Boston WGBH e la Blackell Science, è stata tagliata dal libro “The Health Century” proprio a causa del suoi contenuti, l’ammissione che la Merck ha tradizionalmente iniettato il virus micidiale (SV40 ed altri) capace di provocare il cancro, nella popolazione di tutto il mondo.

Si spiegherebbe infatti l’aumento dell’insorgenza dei tumori negli ultimi 50 anni.

Questo filmato, contenuto nel documentario “In Lies we trust: the CIA, Hollywood and Bioterrorism”, prodotto e creato liberamente dalle associazioni di tutela dei consumatori e dall’esperto di salute pubblica, Dott. Leonard Horowitz, caratterizza l’intervista al maggior esperto di vaccini al mondo, il Dott. Maurice Hilleman, che spiega perché la Merck ha diffuso l’Aids, la leucemia ed altre terribili malattie.

Nei vaccini venduti al terzo mondo si è scoperto che questi contenevano l’ormone B-hCG, un anti fertile se immesso in un vaccino.

La Corte Suprema delle Filippine ha scoperto che oltre 3 milioni e mezzo di donne e ragazze hanno assunto questi vaccini contaminati, così come in Nigeria, Thailandia.

Fonte losai.eu

La trascrizione dell’intervista è possibile leggerla al seguente link: Trascrizione dell’intervista di Dr. Maurice Hilleman sui vaccini.

Per approfondire l’argomento è possibile trovare al seguente link la traduzione di un articolo del 29 giugno 2011 apparso su naturalnews dal titolo “The true story of SV40, the cancer-causing virus hidden in polio vaccines”: La vera storia dell’ SV40, il virus nascosto nei vaccini.

Un sito che si può consultare per approfondire l’argomento sui vaccini è: http://www.comilva.org/

AVVISO PER I LETTORI: stiamo cercando di rispondere ai numerosi commenti pervenuti tentando di essere il possibile esaustivi in base alle notizie che possiamo rilevare da fonti attendibili. Risponderemo a tutti e cercheremo di farlo nel minor tempo possibile. Ci scusiamo per l’attesa e vi chiediamo una cortesia: molte persone pongono gli stessi quesiti o fanno le stesse affermazioni. Per evitare di ripetere innumerevoli volte le stesse risposte e per arricchire il dialogo, vi chiediamo di leggere prima i commenti già pubblicati. Grazie per l’attenzione.

vaccini-fonteIl blog del “giornalista informatico e cacciatore di bufale” Il Disinformatico (http://attivissimo.blogspot.it/) ha riportato la nostra notizia, senza però sottolineare che si tratta di una notiza derivata: una svista capita a tutti, anche ai più scaltri cacciatori di bufale! Abbiamo letto con attenzione tale articolo (http://attivissimo.blogspot.it/2013/09/antibufala-la-merck-inocula-il-cancro.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+Disinformatico+%28Il+Disinformatico%29) e, considerata la premessa “Prima di pubblicare, basterebbe informarsi almeno un pochino”, speravamo di trovare nel link una smentita alle affermazioni rilasciate dal dr Hilleman, ma purtroppo l’articolo cita una “ Ricerca Wired” del 2007 che afferma “Infatti è indubbio che la Merck abbia “inoculato il virus del cancro per mezzo dei vaccini”: ma lo ha fatto per errore, non per un piano diabolico; e lo ha fatto non “tradizionalmente”, ma ha smesso cinquant’anni fa.” Noi ci siamo limitati a riprendere un’intervista che già aveva aveva fatto il giro del mondo senza esprimere nessun giudizio personale, considerato anche che non c’erano elementi per farlo. Le informazioni le avevamo ricavate da “Lo sai.eu” come doverosamente avevamo scritto nel nostro articolo. Quanto alla parola “micidiale” che ha sollevato le obiezioni del bloggista Disinformatico del Link, anche quel termine lo avevamo ripreso dall’articolo citato come nostra fonte.

Schermata 2013-09-11 alle 22.59.41Per avere un maggiore approfondimento sul tema delle vaccinazioni, un articolo dal titolo “Vaccini: quello che nessuno vuole o può dire” è consultabile sul sito de Il Fatto:

Schermata 2013-09-12 alle 00.14.58 Schermata 2013-09-12 alle 00.15.58 Schermata 2013-09-12 alle 00.16.41 Schermata 2013-09-12 alle 00.17.15

Per un ulteriore approfondimento, è possibile anche leggere l’articolo “Vaccini: un database segreto del governo americano di bambini rovinati o uccisipubblicato su Terra Real Time, che a sua volta riporta le sue fonti.

Il 27 gennaio 2014 è inoltre uscita la notizia correlata: Il vaccino uccise un alpino di cancro! SENTENZA STORICA IN ITALIA

Sempre a proposito di Merck, potrebbe interessarvi anche: Vetro nei vaccini, la Merck ritira 743.360 fiale (notizia del 12 gennaio 2014)

Nel frattempo c’è chi pensa anche al “vaccino fai da te” da produrre direttamente in casa. L’articolo si trova qui.

Aborti selettivi, scoppia il caso in Gran Bretagna ed escono i video.

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Vietati per legge in Gran Bretagna gli aborti selettivi, cioè quelli fatti in base al sesso del bambino, ma che nella realtà poi invece esistono e ora scoppia il caso per due video in cui i medici avrebbero preso accordi con i loro pazienti per un aborto proprio perché alla coppia non era gradita la nascita di una bambina. Il caso sarebbe stato noto alle autorità giudiziarie, ma sarebbe stato deciso di non perseguire i due professionisti per motivi di «interesse pubblico», scrive il Daily Telegraph, rivelando una potenziale bomba su cui il ministro della Sanità Jeremy Hunt ha già chiesto che si faccia chiarezza. Soprattutto la chiarezza va fatta in quelle comunità inglesi in cui l’aborto selettivo, per cultura e per costume, deriva da una disparità dei sessi nella società e quindi molte famiglie preferiscono il maschio invece che la femmina.

Attenti alla pillola per l’ipertensione: va presa tutti i giorni

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Si rischia e il rischio sarebbe molto elevato secondo gli ultimi studi dell’Università di Glasgow, nel Regno Unito, che ha monitorato lo stato di salute di 14mila pazienti con ipertensione arteriosa. Il rischio d’infarto, che chi soffre di pressione alta e non prende quotidianamente la pillola per la pressione, aumenterebbe sino al 42%. Sarebbero  i continui sbandamenti del valori arteriosi a fare male alla salute tanto quando i valori non tenuti mai sotto controllo.

 

Taranto: la città malata d’inquinamento

taranto-inquinamento-tumori-tuttacronacaL’altro giorno si era parlato dell’incidenza di tumori infantili nella Terra dei Fuochi, ma non è l’unica zona in Italia dove l’inquinamento influisce in maniera così pesantemente negativa sugli abitanti. A Taranto, come denuncia il movimento ambientalista Peacelink, che evidenzia anche il rapporto tra tumori e inquinamento industriale dopo “essere entrata in possesso dei dati attuali degli ammalati di cancro della città”, come ha spiegato l’attivista Alessandro Marescotti, nei quartieri più vicini agli impianti industriali, un abitante su 18 è affetto da patologie tumorali. Per quel che riguarda l’intera città, invece, sono 8.916 “le persone che hanno l’esenzione dal ticket per malattie tumorali” (191.848 sono gli abitanti di Taranto, dati dell’ultimo censimento). Secondo quanto riporta Peacelink, “nel distretto sanitario 3, che comprende i quartieri più vicini all’area industriale (quartiere Tamburi, Paolo VI, Città vecchia e parte del Borgo), c’è un malato di cancro ogni 18 abitanti. Per la precisione, 4.328 malati su 78mila abitanti”. Sempre gli ambientalasti affermano che invece, in base ai dati citati, “nei restanti quartieri, quelli più lontani dalle industrie, c’è un malato di cancro ogni 26. Infatti nel distretto sanitario 4 che comprende il resto della città vi sono 4.588 malati di tumore su 120mila abitanti. Ovviamente tali dati non possono calcolare tutti coloro che potrebbero avere un tumore latente o non diagnosticato”. Ma l’associazione ha sottolineato anche che “Il sindaco di Taranto, che è un medico avrebbe potuto compiere questa ricerca. Perché non lo ha fatto? Facciamo appello all’Ordine dei medici perché venga compiuto un opportuno approfondimento su questi dati in modo da individuate le categorie di persone più esposte”. Per Peacelink, infatti, “è venuto i momento di avere dati istantanei su tutte le malattie gravi, le diagnosi e i ricoveri”.

Morire a 6 anni e mezzo per un tumore: la malattia colpisce nella Terra dei Fuochi

tumore-infantile-acerraLa chiamavano la leonessa la piccola Tonia, sempre pronta a tuffarsi nella vita. Sua madre Giuseppina racconta: “Mia figlia era la vita in persona. L’essenza della vita”. Ed è così che la vuole ricordare, allegra anche nei momenti più avversi: “Ha subito sette interventi. Radioterapia e chemioterapia a due anni e mezzo. Non si è mai arresa, mai un capriccio, mai nemmeno una lacrima per il mal di testa. Io le dicevo: Tonia dobbiamo fare la terapia. Lei mi rispondeva: ok facciamo la terapia. Tonia ora avrai un po’ di dolore qui. Sì mamma, va bene mamma, non ti preoccupare mamma”. Aveva solo sei anni e mezzo, eppure ” A volte si meravigliava perché qualche altro bimbo scoppiava a piangere. Lei invece no, sempre buona, responsabile, obbediente. Era un angelo, forse per questo Dio se l’è presa”. E il piccolo angelo ora non ce più, le sue ali spezzate da un medullo blastoma, un tumore al cervello. La stessa patologia ha colpito altri due bimbi di Acerra, il paese di Tonia, un comune tra Napoli e Caserta, nella Terra dei Fuochi. “L’inquinamento ha causato la malattia di mia figlia? Io non lo posso dire con certezza. Ma certo qui da noi stanno succedendo cose terribili. Non possiamo continuare a stare zitti e qualcuno deve dirci costa sta succedendo”, dice la madre della piccola. “Sono convinta che, in qualsiasi altro posto, mia figlia non si sarebbe mai ammalata – spiega -. Ovunque andassi, da Roma a Pordenone, nei reparti di oncologia degli ospedali incontravo soltanto bambini della nostra zona. Tra Napoli e Caserta. A qualche medico ho chiesto come mai, se in qualche modo si spiegassero questa strage di innocenti. Loro allargavano le braccia. Non rispondevano. O forse non potevano farlo”. Ma come ricorda il Corriere, i tumori nell’età infantile sono molto rari, e se anche la patologia da cui era affetta Tonia è uno dei più comuni, l’incidenza annua è comunque stimata in 0,5 casi ogni 100.000 bambini. Per questo non si può non porsi domande se tre bambini ne vengono colpiti in uno stesso comune da 56mila abitanti. Anche perchè si tratta di una pizzola area, nota come la Terra dei Fuochi, racchiusa tra le province di Napoli e Caserta. Qui la pressione ambientale è altissima: c’era la Montefibre, si trovano i cementifici,  le acque inquinate dei Regi Lagni e le discariche abusive, senza dimenticare il termovalorizzatore. Acerra è uno dei vertici del cosiddetto triangolo della morte, il territorio a più alta incidenza tumorale d’Italia, analizzato dal primo storico studio di Lancet del 2004. Ma di tumori se ne parla, così come si fa con la diossina, ma non si fa nulla. Ci sono le istituzioni immobili e i veleni della camorra stoccati nel sottosuolo. Ci sono i roghi di rifiuti tossici e le oltre cinquemila discariche abusive e non. E non si possono scordare le piramidi di sette milioni di ecoballe nelle campagne di Giugliano, i pozzi inquinati, la diossina e i metalli pesanti.L’Istituto Pascale ha recentemente rilevato che tra Napoli e Caserta la mortalità per tumore è aumentata del 15-20 per cento. In alcuni comuni, tra cui Acerra, l’aumento supera il 30 per cento. Si raggiungono anche picchi del 47%. In 7 anni sarebbero 9969 le vittime dell’inquinamento, come riporta il dossier Sentieri sulle aree contaminate: si tratta di tumori al sistema respiratorio, leucemie, malattie cardiovascolari. Nel corriere del Mezzogiorno si era invece letta un’inchiesta di Roberto Russo che svelava, tra le altre cose, che nei comuni di Frattamaggiore, Frattaminore, Grumo Nevano, Casandrino e Sant’Antimo, negli ultimi cinque anni le richieste di «esenzione ticket per neoplasia» sono aumentate del 300%. Ma le conferme arrivano anche dal ministero della Saluto che, lo scorso gennaio, riportava: “Per quanto riguarda i tumori maligni nel loro complesso, la mortalità in Campania tra gli uomini è superiori ai valori dell’intera Italia per il contributo delle province di Caserta e Napoli”. Ma il ministero cerca le cause, principalmente, nello stile di vita della popolazione locale e non nell’avvelenamento del terreno: “In assenza di studi adeguati il ministero non poteva rispondere diversamente”, spiega Antonio Marfella, ricercatore di medici per l’ambiente. “Il nodo è come sempre il nesso di causalità – aggiunge Marfella -. Ovvero il collegamento scientificamente dimostrato tra inquinamento e patologie correlate. In Campania non è stato accertato perché, ad oggi, nessun istituzione lo vuole cercare”. Negli ultimi vent’anno, il numero di bambini affetti da tumore è in costante crescita. Secondo i medici ambientali a causa dell’esposizione dei genitori ad agenti esterni, che spesso comportano danni a livello epigenetico. Determinano cioè un’impronta negativa che influenza la crescita dell’embrione. Ma in Campania mancano dati affidabili. Gaetano Rivezzi, presidente casertano e campano di Medici per l’Ambiente, ha affermato: “Ad un’osservazione empirica, i casi di bambini affetti da tumore sembrano corrispondere ai comuni dove è stato accertato un pesante impatto sull’ambiente. I tumori infantili, soprattutto in provincia di Caserta, sono la spia di una modifica delle patologie cliniche associabili o correlabili all’inquinamento. Purtroppo abbiamo un aumento spaventoso dei casi che si stanno moltiplicando a dismisura”. Nel 2011, l’associazione italiana oncologi scriveva: “L’aumento di incidenza di diverse neoplasie giovanili ed in particolare dei tumori infantili è un segnale che fa pensare che la nostra generazione stia consegnando a quelle future un Ambiente gravemente ammalato”. E a farne le spese, tra i molti, troppi altri bambini, anche la piccola Tonia, che ha iniziato la sua lotta a 2 anni e mezzo. Anche la sua dottoressa, Roberta Migliorati, oncologa del Santobono di Napoli, ha spiegato che “la sua malattia, il medullo blastoma, è tra i più frequenti tumori cerebrali in età infantile. Ma tutto è relativo, dal momento che i tumori pediatrici sono molto rari”. Rari, ma lei in cura anche un altro piccolo di Acerra mentre in passato ha assistito due bambini di Grumo Nevano, paese di 20mila abitanti, entrambi affetti da neuro blastoma. “Ma sono dati empirici che non dicono nulla sul piano scientifico – aggiunge -. Noi che operiamo sul campo avvertiamo il bisogno di un registro epidemiologico che copra l’intera regione. Esistono singoli registri di tumori pediatrici di singole Asl, la Napoli 2 o la Salerno uno, ad esempio. E noi viviamo di estrapolazioni”. E il registro della fascia pediatrica, ancora manca.

100 anni assicurati da un solo gene! Ma la pensione poi chi l’assicura?

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Basta solo un gene modificato per allungare la vita (ai topi per il momento) del 20%. Questo, in futuro, anche prossimo, potrebbe significare che gli uomini potrebbero arrivare tranquillamente a 100 anni. La ricerca è stata effettuata da un gruppo di scienziati americani dell’Istituto nazionale per la Salute che ha pubblicato un articolo sulla rivista Cell Reports. Il gene, chiamato ‘mTOR’ e modificato da alcuni ricercatori americani, ha allungato la vita ai topi.

Pro e contro?

Si è visto che modificando il gene si è ottimizzato  il coordinamento e la memoria, ma si è anche deteriorato più velocemente il tessuto osseo e si è verificato un forte abbassamento delle difese immunitarie. Il rischio è quello di avere degli anziani che hanno una perfetta memoria, ma sono affetti da una osteoporosi che gli impedisce di muoversi liberamente. Tuttavia questi risultati potrebbero aiutare le terapie guida per le malattie legate all’invecchiamento su specifici organi bersaglio, come l’Alzheimer.

Sembrerebbe che allo studio ora ci sia un altro gene, che in pratica funziona come un orologio, che serve a regolare e rendere omogeneo l’avanzamento dell’età in tutto le parti del corpo.

Il governo sarà costretto a rivedere la riforma delle pensioni a fronte di questa scoperta?

La fecondazione assistita diventa low cost!

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Un gruppo di medici della fondazione belga no profit “The walking egg”, dopo 30 anni di esperienza e 5 milioni di bimbi nati, si è proposto una sfida: abbattere i costi della fecondazione assistita. Il gruppo mira a passare dai 3mila euro a i 200 euro. Secondo  l’Organizzazione mondiale della sanità, 180 milioni di coppie non riescono a soddisfare il desiderio di avere un figlio. Ma oggi quasi due procreazioni assistite su tre avvengono in Europa, Stati Uniti o Canada. Nei paesi in via di sviluppo il problema dell’infertilità invece resta, i costi sono troppo alti: in particolare hanno un costo elevato i farmaci  per la stimolazione ovarica somministrati alle donne e sono troppo di lusso le cliniche in cui è possibile sottoporsi a una procreazione assistita

Ma chi è il medico che ha pensato a combattere l’infertilità?

Il metodo è nato grazie a Jonathan Van Blerkom dell’università del Colorado è l’esperto di fertilità che ha ideato il metodo da 200 euro. “La fecondazione in vitro viene presentata come una procedura complicata. In realtà l’embrione appena formato non ha grandi esigenze”.

Con la tecnica economica sono già nati 14 bambini. Una prima fase del trial iniziato nel 2012 ha coinvolto 35 coppie, 23 delle quali (65,7%) hanno ottenuto un embrione vitale. Le gravidanze iniziate sono state 7 (30,4%). Il primo bambino “low cost” è nato il 7 novembre 2012: un maschio di 3 chili e mezzo. Quindi, concludono soddisfatti i medici del Genk Institute, spendendo poco si ottengono risultati per nulla inferiori ai laboratori di lusso.

Ma come avviene la fecondazione assistita low cost?

Per la stimolazione ormonale si somministrano pillole assai più blande rispetto ai medicinali iniettati normalmente nelle cliniche dei paesi occidentali.

L’ovulazione viene seguita con un normale apparecchio a ultrasuoni. La provetta in cui avviene la fecondazione, e dove per due o tre giorni viene incubato l’embrione, viene mantenuta a ph costante con una sorta di “digestivo”: il trucco di cui Van Blerkom va forse più orgoglioso. Un tubicino infatti inietta anidride carbonica nella provetta. E il gas viene ottenuto da una banale reazione chimica fra acido citrico e bicarbonato di sodio, mescolati in una seconda provetta.

Nelle cliniche più costose, questo processo è gestito da incubatori, filtri, gas medicali e apparecchi per il monitoraggio delle condizioni chimiche che arrivano a costare alcune decine di migliaia di euro. Per quanto riguarda la scelta dell’embrione da impiantare, le cliniche occidentali hanno un vastissimo (e carissimo) campionario di apparecchi che fotografano, scannerizzano, analizzano l’embrione in ogni dettaglio. Ombelet e Van Blerkom si accontentano invece di un normale microscopio.

Tutto è pronto e lo staff medico ha già la valigia pronta. Quale sarà il primo paese africano che vorrà ospitarli?

Paziente sottoposta a intervento a Padova: al posto dell’anestesia, l’ipnosi!

intervento-ipnosi-padova-tuttacronacaE’ l’ipnosi la nuova frontiera della sala operatoria. Utopia? No, realtà! A Padova si è già provato ad effettuare un intervento utilizzando questa tecnica al posto dell’anestesia e dell’evento, destinato a far scuola, si parlerà sul numero di settembre della rivista “Anaesthesia”, firmato da chi, durante quell’intervento, l’ipnosi l’ha indotta: Enrico Facco, docente di Anestesia e rianimazione del Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Padova. Il caso è quello di un intervento, della durata di mezz’ora, è stato eseguito su una paziente affetta da tumore alla pelle alla coscia destra, a cui è stata praticata un’incisione rimuovendo il tessuto adiposo sotto il tumore stesso, ma preservando la fascia profonda. L’ipnosi si era resa necessaria in quanto la paziente, una 42enne, presentava diverse allergie a sostanze chimiche e reazioni allergiche anche all’anestesia locale. Il professor Facco ha spiegato: “Alla paziente è stato rimosso un tumore alla coscia destra con la sola ipnosi come anestesia-. L’ipnosi è stata indotta facendo chiudere gli occhi e contemporaneamente suggerendo verbalmente la realizzazione di uno stato di rilassamento e senso di benessere”. Prima della sala operatoria, la donna si è sottoposta a due sedute, durante le quali il docente ha testato il grado di ipnotizzabilità della donna; in sala operatoria Facco ha detto poche parole alla paziente che “dopo l’operazione, si è alzata ed è uscita con le proprie gambe”. A confermare che la donna non ha percepito dolore ci sono anche i parametri vitali, pressori e cardiaci, rimasti perfettamente stabili. Riguardo la nuova frontiera, Facco commneta: “Una frontiera nuova, ma anche vecchia come il mondo. L’ipnosi è una tecnica che può essere applicabile in diversi campi: per curare gli attacchi di panico, fobie, altri disturbi. C’è chi ha la fobia del dentista, e non riesce nemmeno a entrare in clinica: l’ipnosi è adatta anche in quei casi, perché oltre ad avere una funzione analgesica (e senza analgesico), poi aiuta il paziente a superare il suo problema, la sua fobia”. Come funziona quindi? “Il dolore è un fenomeno funzionale molto complesso: ci hanno insegnato che in un danno periferico, per esempio una ferita, il neurone lo segnala al cervello e noi sentiamo male. Non è così” spiega il docente. “Non dobbiamo pensare sia come un filo che unisce le parti, ma piuttosto un circuito integrato molto complesso, possiamo paragonarlo a un sofisticato pc, una serie di strutture celebrali che possono portare il dolore a dismisura, oppure attenuarlo. Pensiamo agli atti di eroismo, ai soldati al fronte, che con una gamba rotta riescono ancora a combattere: qui il dolore è attenuato. È accentuato invece nell’esempio della più riprovevole azione umana, la tortura. L’ipnosi, come l’agopuntura, non fa altro che modulare il dolore attraverso le aree celebrali inconsce”.

Incidente imbarazzante: forchetta nell’uretra

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Per stimolare il piacere sessuale un uomo australiano si è introdotto una forchetta di 10 centimetri nell’uretra. L’arnese fungeva da viagra, fin quando non lo ha costretto a correre sanguinante al pronto soccorso e a essere operato d’urgenza. I medici, affrontando per la prima volta un caso del genere, “hanno valutato le varie operazioni possibili” e alla fine hanno estratto l’oggetto usando un forcipe e del lubrificante, con il paziente sotto anestesia totale.
“La stimolazione autoerotica con l’aiuto di oggetti inseriti nell’uretra esiste da tempi immemorabili – si legge nell’articolo – e, benché non siano molto frequenti, casi come questo sono noti agli urologi”. In questi casi se il paziente tarda a rivolgersi a un medico, magari per il troppo imbarazzo, rischia la morte per infezione.

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