Il cambio di posizione di Federica Mogherini, neo ministra degli Esteri

mogherini-renzi-tuttacronacaFederica Mogherini, attuale ministro degli Esteri che ha preso il posto di Emma Bonino che fa parte della corrente AreaDem del Pd, non sembra essere sempre stata una strenua sostenitrice dell’attuale premier Renzi. Poco più di un anno fa infatti twittava: “Renzi ha bisogno di studiare un bel po’ di politica estera, non arriva alla sufficienza temo #terzaelementare”. E ancora, scettica: “Parla un po’ troppo del passato, per essere l’uomo del futuro”, twittava scettica. Ancora, la neo ministra denunciava anche il “plagio” dello slogan che allora Renzi scelse per le primarie “Adesso”: “Renzi sceglie lo slogan che usò Franceschini alle primarie del 2009. Come inizio di rottamazione lascia un po’ a desiderare”. Non solo, in occasione del confronto tv tra i candidati alla segreteria twittava: “Da quel che ho visto, Bersani ragiona da presidente del Consiglio, Nichi Vendola affidabile, Renzi un po’ fuori fase”. Dopo un anno e poco più, l’8 dicembre 2013, Mogherini però sembra aver “cambiato verso” alle sue opinioni su colui che è diventato segretario del Partito democratico: “Mi fido di te, @MatteoRenzi”.

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Renzi visto da Salvini…

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Da ieri la Lega ha iniziato la sua opposizione al governo Renzi e soprattutto spinge sul tema dell’Europa e sull’uscita dall’euro in vista delle prossime Europee. Oggi Salvini, segretario federale della Lega Nord, torna ad attaccare il neopremier Matteo Renzi accusandolo di twittare troppo e poi aggiunge ” ma gli italiani non vivono su Facebook”.

Governo Renzi al lavoro: il punto su pensioni e mercato del lavoro

Lavoro-pensioni-tuttacronacaIeri il nuovo governo Renzi ha prestato giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica e la squadra è già al lavoro. Molti sono i nodi da risolvere ma chiaramente un occhio di riguardo sarà per la crisi economica che attanaglia l’Italia. Al riguardo, due sono i temi da trattare ora che c’è stato un cambio della guardia anche per quanto riguarda i ministri del Lavoro (Poletti) e dell’Economia (Padoan): quello delle pensioni e quello del mercato del lavoro, tra loro strettamente connessi. Entrambi i ministri interessati hanno già rilasciato, in passato, dichiarazioni secondo le quali la riforma delle pensioni targata Fornero non necessitasse di cambiamenti nell’impianto generale ma che andava soltanto razionalizzata attraverso norme che risolvessero la questione degli esodati, delle uscite anticipate, rivedendo leggermente i coefficienti e i requisiti per le pensioni di vecchiaia e anzianità. Molto, quindi, dipenderà dalle politiche del lavoro che il governo Renzi realizzerà. La riforma Fornero ha l’handicap di bloccare il turn over nel mercato del lavoro a causa dell’allungamento dell’età pensionistica, quindi sarà necessario trovare gli strumenti adatti per permettere un’uscita anticipata. In precedenza si era parlato del prestito pensionistico, ma questo non sembra essere una delle priorità del nuovo esecutivo, quindi non resta che attendere le eventuali alternative. Ma già è possibile tentare di capire la direzione assunta dal mercato del lavoro analizzando il programma del neo ministro Poletti. Vi sono alcune priorità: 1) contratto a tempo indeterminato per i neoassunti anche se, per i primi tre anni, non vi saranno le coperture dell’art. 18; 2) contratti flessibili ammessi soltanto per esigenze di produzione; 3) nuovo sussidio di disoccupazione, universale e uguale per tutti con obbligo di frequenza di corsi di formazione in vista del reinserimento nel mercato del lavoro; 4) riforma di tutte le agenzie del lavoro e dei centri per l’impiego, che andranno subordinati a una Agenzia unica; 5) riforma della legge sulla rappresentanza sindacale.

La rivoluzione scolastica taglierà le pensioni? Scontro generazionale

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Lo si sapeva, ma ci si aspettava che la guerra generazionale fosse condotta dopo una attenta riflessione, invece il governo Renzi asfalta immediatamente i pensionati e mira dritto a scardinare i diritti acquisiti come gli scatti di anzianità dei professori. “Basta scatti” questa sarà la nuova bayyaglia che già dalle prime ore della sua investitura a ministro dell’Istruzione Stefania Giannini vuole portare avanti. Si punterà sul merito… ma come sarà rilevato questo merito? Si passerà a calcolare le attività extrascolastiche? Quindi una lezione preparata con attenzione che segue il programma ministeriale passerà in subordine a una visita al museo dove i ragazzi possono correre felici nel parco? Oppure si darà rilievo ai professori che usano la tecnologia nelle scuole all’avanguardia, mentre in periferia i professori non hanno i gessi per scrivere alla lavagna? Interrogativi che non sono nuovi, ma tornano di attualità anche alla luce delle parole della neoministro che in attesa della fiducia nei due rami del Parlamento già sentenzia”Un Paese che spende 265 miliardi in pensioni e solo 54 miliardi per scuola e ricerca – dice il neo ministro, segretaria di Scelta Civica – deve porsi qualche interrogativo”.  “Gli automatismi sono il frutto di un mancato coraggio politico del passato – dice Stefania Giannini -. Ma ovviamente sto parlando in modo generale, prescindendo da eventuali misure che ancora non ho neanche lontanamento concepito”.

Quindi non possiamo dire come secondo lei dovrebbe essere applicato il principio della valutazione meritocratica?

“C’è una terza parola fondamentale: autonomia – risponde il neo ministro dell’Istruzione -. La valutazione si collega all’autonimia e alla responsabilità di chi è autore del processo. Posso fare l’esempio delle università, che sono diventate responsabili di sé stesse da quando sono istituzioni con bilancio autonomo. Credo che anche nella scuola si debba introdurre questo concetto”.

Lei in passato ha detto che, a suo giudizio, nelle università andrebbero aboliti i concorsi.

«Ora però sono ministro e posso solo dire che questo capitolo va certamente rivisitato».

Ma qual è l’alternativa al concorso pubblico? L’assunzione per chiamata diretta

«No, non funzionerebbe in un sistema come quello italiano ed europeo».

E allora?

«E allora autonomia e responsabilità. Le università dovrebbero poter adottare il loro sistema valutativo, e rispondere del prodotto finale, dei risultati conseguiti».

E come si misurano i risultati raggiunti da un’università?

«Si possono seguire gli esempi di altri paesi che hanno fatto scelte politicamente diverse dalle nostre, più proiettate verso il futuro».

Quali paesi?

«Per esempio la Gran Bretagna. Dove sono passati da una valutazione dei risultati puramente quantitativa a una valutazione anche qualitativa».  

Il sistema inglese di valutazione è complesso e articolato. Le valutazioni dei professori avvengono durante l’arco della loro carriera e comportano una serie di controlli e verifiche date da corsi di aggiornamento e tecniche di insegnamento che vengono modificate in base alla scuola in cui insegnano. Chi può poi con assoluta sicurezza affermare che un professore con un ottimo curriculum sia il migliore per trasferire le sue nozioni ai ragazzi? Si può sapere molto, essere enciclopedie viventi ed essere totalmente incapaci di insegnare… pura demagogia e populismo o solo voglia di rivalsa contro i pensionati destinati a pagare gli sbagli di una classe politica incapace? Rottamare gli anziani per dare possibilità ai giovani? Questa è l’Italia dream?

#buonadomenica (di lavoro!) Renzi inizia la giornata via Twitter

governo-renzi-tuttacronacaIl neo premier Matteo Renzi ha dato il via alla sua prima domenica di lavoro con un tweet: “Oggi con Graziano del Rio sui dossier. Metodo, metodo, metodo. Non annunci spot, ma visione alta e concretezza dei sindaci”.

twitterSi prende quindi un po’ di tempo per rispondere a qualche utente, toccando diversi temi. Per quel che riguarda la burocrazia: è “la madre di tutte le battaglie. Significa cambiare mentalità”. A chi gli domanda se utilizzerà il dossier di Nicola Gratteri sulla giustizia, replica che “è uno dei dossier più interessanti, è sul tavolo”. Riguardo la riduzione delle tasse, ricorda che “nella mia esperienza di amministratore le tasse le ho sempre ridotte (Ipt alla Provincia, Irpef al Comune)”, ma non si sbilancia: “Niente promesse, ma ci proveremo”. All’utente che lo invita a tagliare la spesa pubblica, Renzi risponde che il dossier Cottarelli “è sul lavoro. Aspettiamo il giuramento del ministro Padoan e ci lavoriamo”. E ancora, sull’economia digitale, a Roberto Sambuco, capo Dipartimento Comunicazioni del ministero dello Sviluppo Economico, che gli fa notare la scarsa attenzione all’economia digitale, il premier dice che “su questo tema resterai sorpreso”. E ancora, a chi lo invita a non deludere le aspettative, specie dei ragazzi, indicando “la responsabilità che sento più forte: l’Italia come terra di opportunità e non di rendita”. Ed ancora sui giovani, all’utente che ricorda al premier Renzi e al sottosegretario Delrio che “in 2 avete 2 mogli e 12 figli! Pensate anche a loro”, Renzi risponde scherzando: “Ottima riflessione. Aggiungo che Graziano in questo campo ha maggioranza e quorum anche da solo”, dal momento che ha nove figli. Infine: “Mi fermo qui, altrimenti passo la domenica su twitter anziché sui dossier. Ma in settimana, dopo la fiducia, riprendiamo il #matteorisponde”.

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Ancora polemiche tra pentastellati: “non si può esprimere il proprio pensiero”

Lorenzo-Battista-tuttacronacaContinuano le polemiche in casa pentastellata e a prendere la parola è il senatore “dissidente” Lorenzo Battista che in una nota scrive: ”I capi hanno annunciato la scomunica di Luis Orellana da Pavia. I valorosi guerriglieri-cittadini hanno eseguito anche stavolta il volere dei Supremi Capi e della loro strategia comunicativa. E meno male che vogliono preservare la Costituzione dove esiste anche l’articolo 21“. E sottolinea: “Invece di fare le battaglie sulle aliquote Irpef, la lotta alla grande evasione e alla fuga dei capitali illeciti, cambiare i regolamenti parlamentari, si preferisce mettere al pubblico ludibrio quattro senatori che hanno espresso il proprio pensiero“. Battista difende così il collega dalla “gogna cui è stato sottoposto” solo per aver avuto il coraggio, assieme ad altri tre senatori, di dire che Grillo aveva scelto l’atteggiamento sbagliato per recarsi alle consultazioni con Matteo Renzi.

Salvini all’attacco della neo ministra… e il precedente epic fail della Madia

marianna-madia-tuttacronacaAppena questa mattina il nuovo governo ha giurato e già il segretario della Lega Matteo Salvini, durante un comizio anti-euro a Milano, ha contestato che il fatto che Marianna Madia, neo ministro della Pubblica Amministrazione, sia incinta possa rappresentare una novità degna di nota. “Ci presentano come novità un ministro incinta e pensano di avere risolto i problemi, fa nulla che quella donna in verità è amica dell’amica dell’amica, una donna chic che non ha i problemi della donne incinte delle periferie di Milano”. Insomma, ha concluso il leader della Lega, ”non penso che neppure sappia quanto costano i pannolini”. Ma la neo ministra era balzata agli onori della cronaca già lo scorso dicembre con un fatto che Il Giornale definiva “fantozziano”: 

Marianna Madia, la pupilla di Renzi lanciata in politica da Walter Veltroni, nei giorni scorsi avrebbe avuto un incontro al ministero dello Sviluppo Economico. Un appuntamento dovuto, avrà pensato lei, in quanto neo responsabile per il lavoro del Pd. Insomma, praticamente una specie di ministro ombra. Così la Madia si è infilata nell’ufficio del ministo Flavio Zanonato per un colloquio di una ventina di minuti. Un faccia a faccia in cui la giovane renziana avrebbe spiegato al responabile del dicastero tutte le sue strategie per sconfiggere la piaga della disoccupazione giovanile. Una relazione asciutta e puntuale. Al termine del monologo le risponde, con non poco imbarazzo, Zanonato: “Cara Marianna. Sono contento del vigore e dell’entusiasmo con il quale mi chiedi supporto. Ma di questo avresti dovuto parlare con il collega ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. Le mie competenze non sono specificamente destinate alle politiche dell’occupazione”. Un epic fail, direbbero in rete. Una figuraccia di dimensioni sesquipedali. “Ma scusa ministro ma non sei te che ti occupi di lavoro?” avrebbe chiesto stupita e imbarazzata la Madia. A quel punto, sempre stando al racconto del quotidiano romano, il ministro – con piglio paterno – avrebbe preso sottobraccio la Madia indicandole, dall’altra parte della strada, il ministero del Lavoro: “E’ dall’altra parte. Hai sbagliato indirizzo”. 

Federica Guidi, il ministro “in quota Forza Italia”

federica-guidi-tuttacronacaIl nuovo ministro alla Sviluppo economico, con delega alle Comunicazioni, Federica Guidi, lunedì sera era a cena ad Arcore assieme al padre Guidalberto, salutata così da Berlusconi: “Federica, prima o poi questa tessera di Forza Italia dovrai fartela…”. La sua nomina, sussurrano quelli vicini al leader di FI, è stata “Un capolavoro di Verdini”. Scrive l’Huffington Post:

Perché Federica è una berlusconiana vera, imprenditrice tosta. Più volte Berlusconi l’ha corteggiata come volto nuovo da lanciare. E più volte l’ha coinvolta nell’attività che considera più importante degli organigrammi di partito: coinvolgere imprenditori, fare fund raising, tenere i contatti con quel mondo refrattario nei confronti della politica politicante. Ecco perché una delle prime telefonate di congratulazioni alla neo ministra è arrivata proprio dal Cavaliere. Che ai suoi ha consegnato una battuta che la dice lunga: “Abbiamo un ministro pur stando all’opposizione”. Significa che è in buone mani non solo lo Sviluppo del paese, ma la tutela di Mediaset, il dossier più importante per Berlusconi. È una delega su cui Berlusconi vuole stare sempre al governo. Al sicuro con Passera, ai tempi di Monti, grazie anche alla supervisione dell’allora sottosegretario alla presidenza Catricalà. Poi al sicuro con Catricalà, ai tempi del Letta uno. Ora in mani sicurissime, quelle di Federica Guidi. E chissà se il prestigioso incarico non fosse già nell’aria lunedì sera. Fonti informate assicurano che l’oggetto della cena era il coinvolgimento di Federica in Forza Italia. E che la trattativa si è composta nelle ultime ore. Comunque: meglio di così non poteva andare.

E meglio di così non poteva andare neanche sull’altra casella, la Giustizia. Il Cavaliere si sente tutelato da Orlando, uomo di sinistra, ma garantista, equilibrato, certo non espressione del partito dei giudici e della Procura di Milano. Uno che fu attaccato dai “manettari” dopo un’intervista al Foglio, ai tempi in cui si occupava di giustizia nel Pd di Veltroni, quello della “nuova stagione” e del dialogo col Cavaliere sulle riforme. Raccontano ad Arcore che anche sulla Giustizia la trattativa è stata assai complessa, molto più di quanto è uscito sui giornali. E che Orlando è stato tutt’altro che imposto dal Colle, cui non dispiacevano anche altri nomi tra cui, secondo i berlusconiani, lo stesso Gratteri, il magistrato che Enrico Letta aveva inserito nella task force contro la criminalità. Chissà. Sia come sia, di tutti i nomi, quello finale è il meno ostile, visto dalle parti di Arcore. Non certo come “Federica” ma buono per non incrinare il confronto con Renzi sulle riforme e sulla legislatura costituente…

Fiducia o non fiducia? Civati lo chiede ai suoi

pippo-civati-tuttacronacaIl governo Renzi ha giurato questa mattina ma poco dopo sono già tornate alla luce le divergenze politiche interne allo stesso Pd. Lo stesso Pippo Civati si chiede se votare o meno la fiducia al nuovo esecutivo. O, per meglio dire, lo chiede ai suoi elettori tramite un sondaggio sul suo blog. L’ex concorrente di Renzi per il ruolo di segretario del Pd spiega di voler un parere perché “di solito sono gli elettori a scegliere” e si chiede se che se per il futuro sia meglio rimanere nel Pd o “ricostruire la sinistra” con gli altri partiti. Scrive Civati: “Siccome il vero problema di questa situazione, che precede qualsiasi giudizio su Renzi, sul suo governo e soprattutto sulla sua maggioranza, è il fatto che si sia proceduto per l’ennesima volta assemblando gruppi che tutti avevano votato per fare altro, vi chiediamo ancora di partecipare”. Al termine del sondaggio, Civati si chiede quale prospettive intraprendere per “l’area Civatì?” tra due alternative: “Aumentare l’impegno dentro il Partito Democratico su temi qualificanti” oppure “lavorare al dialogo con le forze che ne stanno fuori, per ricostruire la sinistra”.

Il Festival proposto a Fiorello, lui ribatte “Renzi dice che è meglio aspettare”.

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Raiuno e Giancarlo Leone servono su un piatto d’argento il Festival a Fiorello, naturalmente mettendo le mani avanti e dicendo che per il 2015  “si ripartirà da Fazio” e, nel caso in cui il conduttore non abbia “un progetto nuovo”, “il primo della lista è Carlo Conti”. Ma ammette che “c’è una sola eccezione: Fiorello. Se arriva passa davanti a tutti”. “Un attimo, ci penso e ve lo dico… Devo prima parlare con Renzi”: Fiorello gioca sull’ipotesi lanciata da Leone, per aggiungere: “Renzi dice che è meglio aspettare”.

Il governo Renzi e la frecciata di Berlusconi

governo-renzi-tuttacronacaSilvio Berlusconi è intervenuto telefonicamente a un incontro a Milano e non ha risparmiato una frecciata a Renzi e al suo governo: “Una democrazia e un governo del popolo si hanno quando il governo è eletto dai cittadini. Se il governo non è eletto non è più democrazia”. Il leader di Forza Italia ha quindi aggiunto: “Adesso succede la stessa cosa di quanto già accaduto con un’operazione avvenuta all’interno di un partito che non ha una grande maggioranza parlamentare”. E ancora: “Il Paese è ingovernabile, ha un assetto istituzionale che consente non di decidere, ma di proibire, ed è bloccato dal 1948, l’unica via di uscita è avere un solo partito che abbia la maggioranza assoluta, il 51%, alle elezioni e possa esprimere un proprio governo che cambi le istituzioni”.

Delrio, il vero vicepremier. Contro le pensioni e a favore delle Province

graziano-delrio-tuttacronacaIeri Matteo Renzi ha presentato la lista dei suoi ministri e oggi, sul Sole 24 Ore, Eugenio Bruno e Davide Colombo prendono in considerazione il ruolo di Graziano Delrio che nel nuovo governo avrebbe più quello di

un vicepremier che di un semplice sottosegretario alla presidenza del Consiglio,  sia per il numero (e il peso specifico) delle deleghe che si troverà a gestire, sia per il legame personale (e politico) con Matteo Renzi.

Dovrebbero allarmarsi gli italiani in base a questa osservazione fattuale? Bisogna guardare per un attimo al passato e si ricorda che Delrio, oltre a essere stato inserito nel “partito dell’odio contro i pensionati”, è stato anche autore della riforma delle Province, che fingendo di eliminarle ne ha ampliato le possibilità di assumere gente, sostituendo ai vecchi carrozzoni locali che rispondevano assai più delle Regioni alla storia della nostra Italia, i potenziali mega carrozzoni delle Metropoli che costeranno anche di più in tasse per i contribuenti. La sua difesa: “Ma è strategico“. Per quel che riguarda i pensionati, lo scorso ottobre l’Ansa riportava le parole di Delrio durante la Leopolda: “Serve rivisitare i tre grandi patti che tengono insieme il Paese.  Il primo è che chi lavora paga le pensioni a chi ha lavorato prima, questo “va riscritto: chi ha pensioni alte deve essere in grado di aiutare chi di pensione prende 400 euro”. Prendere fondi dalle pensioni alte, ha suggerito, in preda al delirio di onnipotenza, “anche per creare centri per l’impiego”. Bruno e Colombo, parlando del medico endocrinologo Delrio, ricordano ancora che è un 54enne di Reggio Emilia cattolico, di sinitra e con nove figli. Nel 2004 e nel 2009 è stato il primo sindaco non comunista della sua città, il che vuole dire che per essere accettato dai comunisti che dominano quelle terre deve essere più comunista di loro.

Nel Governo di Renzi, sarà

un po’ come Gianni Letta per Silvio Berlusconi oppure Enrico Letta per Romano Prodi. Con ancora più deleghe se è vero, come sembra, che si vedrà assegnare le attività dei dipartimenti rimasti orfani di un ministro senza portafoglio. E che solo in un secondo momento potranno essere trasferite ad altri sottosegretari che verranno nominati sempre a Palazzo Chigi.

Coesione territoriale, che comporta la gestione dell’intera partita sulla programmazione dei fondi europei.

Politiche comunitarie, Integrazione.

Pari Opportunità.

Sport.

Giovani.

A Delrio sarebbe pure affidata la responsabilità sul personale della Presidenza, sicuramente quella per la Protezione Civile, altro mega-dipartimento della presidenza, probabilmente quella sui Servizi e quella per l’Editoria. Mentre Integrazione, Pari opportunità e Sport potrebbero nelle sue mani anche dopo l’eventuale riassegnamento.

“Due sono anche le caselle chiave da riempire nell’immediato: il segretario generale di Palazzo Chigi e il capo del dipartimento affari giuridici e legislativi (Dagl). Per consentire alla macchina di viaggiare a pieno ritmo, vista la mole di provvedimenti annunciati e l’importanza dei compiti gestiti, servirà una figura operativa di strettissima fiducia. E non è un caso che tra i nomi circoli con insistenza quello di Angelo Rughetti, ex segretario generale dell’Anci e attuale deputato democratico di stretta osservanza renziana.

La consegna della “Campanella”: temperature glaciali tra ex e neo premier

passaggio-campanella-letta-renzi-tuttacronacaCon una parola si potrebbe definire gelido il tradizionale passaggio di consegne, a palazzo Chigi, tra Enrico Letta e Matteo Renzi, con la consegna della ‘Campanella”. Una rapida stretta di mano e zero sorrisi tra Enrico Letta, di fatto “cacciato” e sfiduciato dal suo ruolo, e Matteo Renzi, colui che con qualche forzatura ne ha assunto il ruolo, neanche uno sguardo. La scena è destinata a rimanere impressa, con quell’uscita di Letta quasi di corsa e la mancanza di cordialità tra due politici che fanno anche parte dello stesso partito. Perfino Berlusconi, nel 2011, sorrise e si trattenne qualche secondo con Mario Monti. Letta qualche minuto dopo pubblica un tweet sibillino: “Lascio #Chigi. Grazie Napolitano e tutti quelli che mi hanno sostentuto! Ora uno stacco via da Roma per prendere le migliori decisioni. #Futuro”. Decisioni migliori per il futuro…una sfida lanciata a Renzi, non sul terreno del governo, ma evidentemente su quella del partito. Non è detto che Letta continuerà a rimanere nel Pd, lascia presagire questo tweet. Prima del passaggio delle consegne, il clima era diverso, con i ministri in posa come da tradizione con il Presidente della Repubblica per la foto di gruppo. Giorgio Napolitano al centro dell’inquadratura, al suo fianco la responsabile degli Esteri Federica Mogherini e la ministra degli affari regionali, Maria Carmela Lanzetta. Matteo Renzi e Angelino Alfano sorridenti fianco a fianco.

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Il giuramento di Andrea Orlando… passa per i social!

orlando1Quando il giuramento si fa social. Dopo aver recitato la formula di rito al Quirinale, in occasione del giuramento del nuovo governo Renzi, il neo ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che con Letta si trovava alla guida del Ministero dell’Ambiente, ha voluto giurare anche di fronte al popolo della rete: ecco infatti che nella sua pagina Facebook ha scritto: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”. Il post è poi stato prontamente condiviso anche su Twitter.

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Governo Renzi al via: il giorno del giuramento

giuramento-renzi-tuttacronacaPrima del giuramento, Matteo Renzi ha voluto inviare un messaggio di ringraziamento via Twitter: “Grazie per i messaggi. Compito tosto e difficile. Ma siamo l’Italia, ce la faremo. Un impegno: rimanere noi stessi, liberi e semplici”. Al giuramento dei ministri del nuovo Governo Renzi, non parteciperà il neo ministro dell’Economia Giancarlo Padoan, che rientrerà a Roma da Sydney solo in serata. Padoan si trovava nella città australiana per partecipare ai lavori del G20. I nuovi ministri giunti al Quirinale hanno scambiato poche, rapide battute con i giornalisti prima di prestare giuramento. Il ministro designato alla Difesa, Roberta Pinotti, è stata chiara: “Prima si giura poi si parla”. Al Colle è giunto anche Maurizio Lupo, riconfermato alle Infrastrutture: “Dobbiamo continuare nel lavoro fatto in questi nove mesi con più forza e più coraggio. Nessuno riesce a tenere i propri posti. È un governo di emergenza, ma un po’ di continuità serviva per non buttare via il lavoro svolto. Dobbiamo approvare piano casa nel primo Consiglio dei ministri”. Da parte sua il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha spiegato: “So cos’è il lavoro, ho iniziato a lavorare nei campi a 6 anni”. Ha quindi aggiunto: “Da cooperatore dico che bisogna favorire la partecipazione dei cittadini, non bisogna lasciare nessuno a casa e dare un’opportunità a tutti”. Matteo Renzi, arrivato al Quirinale con la moglie e i figli, è stato il primo a prestare giuramento, seguito da tutti i nuovi ministri. Il governo Renzi è ufficialmente in carica.

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Due soldatesse al portone principale del Quirinale

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E’ il governo più “rosa” che l’Italia abbia mai avuto nella sua storia Repubblicana e, in occasione del giuramento, che sta avvenendo in questi minuti, si è scelto (anche se alcuni parlano di casualità, ma ovviamente alle coincidenze è difficile credere, soprattutto quando c’è di mezzo la politica) di mettere a guardia del portone principale del Quirinale, due soldatesse. Basterà la quota “rosa” all’Italia per cambiare verso?

 

La renziana doc promossa a ministro: Maria Elena Boschi

MARIA-ELENA-BOSCHI-tuttacronacaA 33 anni, Maria Elena Boschi è diventata uno dei ministri più giovani della storia della Repubblica grazie alla chiamata, arrivata da Matteo Renzi, a guidare il dicastero per le Riforme e i Rapporti con il Parlamento. Nata a Montevarchi, in provincia di Arezzo, la Boschi si è laureata in Giurisprudenza ed è finora vissuta a Firenze dove ha lavorato come avvocato. Il neo ministro rientra nell’ala dei fedelissimi del nuovo premier fin dal 2012, quando fu scelta da Renzi per coordinare insieme ad altre due donne (Simona Bonafè e Sara Biagiotti) l’organizzazione del tour in camper per le 108 province d’Italia. Ha fatto parte della direzione del Pd di Firenze ed è stata consigliera di Pubbliacqua, la società che gestisce gli acquedotti del capoluogo e di altre province toscane. Eletta alla Camera nelle elezioni dell’anno scorso, la sua ascesa è iniziata quando Renzi, diventato Segretario, l’ha voluta nella segreteria nazionale con il ruolo di responsabile delle riforme. In questa veste ha seguito le trattative tra il Pd e le altre forze politiche sulla nuova legge elettorale e sulla riforma del Senato.

Le sfide del neoministro alle Politiche Agricole, Maurizio Martina

tuttacronaca-maurizio-martinaSottosegretario alle Politiche Agricole, con delega ricevuta da Letta a presiedere la Commissione di coordinamento per le attività connesse all’Expo 2015, Maurizio Martina è stato promosso dal neopremier Renzi a ministro dello stesso dicastero. Lo stesso Martina, di origini Bergamasche, tifoso dell’Atalanta, classe ’78, sposato e con due figli, parlando di sè nel suo blog spiega di avere avuto nonni contadini mentre il padre e la madre hanno sempre lavorato in fabbrica. Ha seguito formazione specifica nel settore agricolo diplomandosi all’Istituto tecnico Agrario di Bergamo. Poi la laurea in Scienze Politiche e una veloce ascesa in campo politico, arrivando a distinguersi tra i fondatori del Partito Democratico. Varie sono le sfide che dovrà affrontare: dall’Expo alla sovrintendenza alla realizzazione dei nuovi indirizzi della politica agricola comunitaria e della riorganizzazione di Agea e Inea. Ancora, dovrà decidere se sbarrare o meno la strada agli Ogm. Blitz Quotidiano così riassume il suo percorso politico:

La carriera politica di Martina comincia nel 1999, quando è eletto Consigliere comunale a Mornico al Serio (Bg), carica ricoperta fino al 2004. Sempre nel 2004, dopo una militanza nell’organizzazione giovanile dei Democratici di Sinistra, viene eletto Segretario della Provincia di Bergamo. Nel 2006 assume la carica di Segretario Regionale dei Democratici di Sinistra in Lombardia. Nel 2007 è tra i fondatori del Partito Democratico. Nello stesso anno, a seguito delle primarie, è eletto primo Segretario del Partito Democratico della Lombardia. Nel 2009, sempre attraverso le primarie, viene riconfermato alla guida del Partito Democratico Regionale Lombardo. Nel 2010 è eletto Consigliere della Regione Lombardia, incarico riconfermato nelle consultazioni popolari del febbraio 2013. Durante i mandati di Consigliere Regionale Lombardo è stato componente della Commissione Affari Istituzionali e della Commissione Attività Produttive. Il 3 maggio 2013 ha giurato come Sottosegretario di Stato del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali del Governo Letta e da oggi s’insedia come nuovo ministro del dicastero di via XX Settembre.

Prima missione del ministro della Difesa: riportare a casa i marò

tuttacronaca-roberta-pinottiMatteo Renzi ha nominato Roberta Pinotti nuovo ministro della Difesa facendola diventare il primo ministro della Difesa donna dell’Italia repubblicana. Già sottosegretario sottosegretario di Mauro ha dichiarato: “Non ci sono frontiere che le donne non possono superare”.

Certo, ora sente “con grande forza la responsabilità” che le è stata affidata, ma assicura che ce la metterà tutta per fare fronte alla “grande sfida” che la aspetta. In effetti, sono molti i dossier scottanti, a cominciare da quello dei due marò. E proprio a Latorre e Girone dedica le sue prime parole da titolare del ministero di Palazzo Baracchini: “I marò sono nel mio cuore e nel cuore di tutti gli italiani”, ha detto all’ANSA. “E’ una situazione ingiusta. Dobbiamo con forza riportarli a casa”, perchè sono trattenuti “ingiustamente” in India. “Tutti i militari – ha detto – possono compiere errori ma esiste la giustizia militare italiana. Non possono essere accusati di terrorismo e non devono essere giudicati in un altro Paese”.

Questa la biografia del neoministro:

Genovese, 53 anni, sposata, due figlie, Roberta Pinotti è una senatrice del Partito Democratico che da sempre si è occupata di cose militari.

Laureata in lettere moderne, insegnante di italiano nei licei, ha iniziato la sua carriera politica negli anni novanta venendo eletta consigliere circoscrizionale nel quartiere di Sampierdarena con il Partito Comunista Italiano. Dopo lo scioglimento del Pci, ha aderito al Partito Democratico della Sinistra prima e ai Democratici di Sinistra poi (tra le file del cosiddetto “correntone”). È stata assessore alla scuola, alle politiche giovanili e alle politiche sociali della Provincia di Genova dal 1993 al 1997, assessore alle Istituzioni scolastiche di Genova dal 1997 al 1999 e segretaria provinciale dei DS dal 1999 al 2001.

Nelle elezioni politiche del 2001 è stata eletta deputato alla Camera, essendo risultata vincitrice nel collegio Genova 7. Riconfermata dopo le elezioni politiche del 2006, ha aderito al gruppo parlamentare dell’Ulivo.
Nel settembre del 2006 ha annunciato la sua non disponibilità a presentarsi nelle elezioni primarie dell’Unione per stabilire il candidato a sindaco di Genova della coalizione di centrosinistra.
Alle Elezioni politiche italiane del 2008 è candidata in Liguria tra le fila del Partito Democratico al Senato della Repubblica, viene eletta.
Nel 2007 è nominata Responsabile nazionale Difesa nella Segreteria nazionale del Segretario Walter Veltroni, è nominata Ministro della Difesa nel Governo ombra del Partito Democratico, ruolo che ricopre dal 9 maggio 2008 al 21 febbraio 2009, e capo dipartimento del PD alla difesa con il segretario Dario Franceschini.
È esponente di Area Democratica, la corrente di Franceschini uscita sconfitta dal Congresso PD del 2009.
Dal 24 febbraio 2009 il neo-segretario del PD Dario Franceschini la nomina presidente nazionale del Forum Difesa del Pd.

Nel 2012 si presenta alle primarie per la candidatura a sindaco di Genova, arrivando terza col 23,6% dopo il vincitore Marco Doria (indipendente, ma fortemente sostenuto da SEL, vincitore del 46%) e il sindaco uscente Marta Vincenzi (27,5%).

L’agenda del ministro Pinotti secondo l’Ansa:

Tra le altre questioni con cui dovrà confrontarsi il neo ministro, la riforma dello strumento militare concepita dal suo predecessore Di Paola: la legge è stata approvata, ma molti auspicano aggiustamenti ai decreti attuativi soprattutto per quanto riguarda i meccanismi di esodo del personale (che dovrà ridursi dagli attuali 190mila militari a 150 mila entro il 2024). All’interno del Governo dovrà battersi affinché ci sia certezza e costanza di risorse per il sofferente bilancio della Difesa, in modo da poter programmare un graduale spostamento di risorse dalla voce Personale, all’Esercizio e all’Investimento, trovando un diverso equilibrio più vicino ai parametri europei. E a proposito del personale, tra i militari c’è malumore per il blocco degli stipendi che da alcuni anni non fa corrispondere alle promozioni i relativi aumenti di retribuzione: una vicenda che si chiede a gran voce di risolvere, per poter garantire ai militari un “livello dignitoso” di stipendi e pensioni. Ma molto c’è da fare anche sul versante della cosiddetta qualità della vita: dalle caserme spesso fatiscenti alla mancanza di alloggi di servizio, che ostacolano in modo serio la mobilità.

Da più parti si sollecita al titolare di Palazzo Baracchini anche di accelerare sulla Difesa europea, la cui realizzazione produrrebbe sinergie con risparmi in termini di mezzi e di uomini. E a proposito di mezzi, c’è forse la patata più bollente di tutte che attende la neo-ministra: quella dei caccia F-35, che parte della politica e il movimento pacifista chiedono di non acquistare. Roberta Pinotti dovrà invece portare avanti il programma, ritenuto essenziale dall’Aeronautica, così come si dovrà occupare dei problemi della Marina, che rischia di chiudere per obsolescenza della flotta, e dell’ammodernamento dell’Esercito, che ha la necessità di introdurre in larga scala il programma Soldato Futuro, con conseguente urgenza di fondi. E poi ci sono le dismissioni delle aree militari. Insomma, ammette il ministro, “da fare ce n’è”.

Le pensioni nelle mani di Giuliano Poletti: che ne sarà delle riforme?

giuliano-poletti-tuttacronacaMatteo Renzi ha voluto alla guida del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti, 63enne imolese, una carriera tutta trascorsa dentro la politica e il mondo della cooperazione, che ha scalato fino a diventare presidente nazionale di Legacoop e, da qualche mese, numero uno dell’Alleanza delle cooperative. E Poletti non ha perso tempo a dettare il suo metodo basato su collaborazione e dialogo: “Sono convinto che la condizione essenziale per ottenere buoni risultati sia quella di una collaborazione efficace con il Parlamento e con le forze sociali”. Ora dovrà mettere in campo tutte le qualità di mediatore che gli vengono riconosciute per affrontare le nuove sfide che lo attendono. La prima è l’occupazione ancora in calo (-1,9% dicembre 2013) e quella giovanile sempre più aleatoria e flessibile con una disoccupazione al 41,6%. Senza contare il Jobs Act di Renzi che dovrà essere pronto per marzo. Ancora, sguardo puntato all’alleggerimento del cuneo fiscale. Ma tra le problematiche c’è anche la vicenda “esodati” generata dalla riforma Fornero delle pensioni, sulla quale ci sarà ancora da fare degli aggiustamenti. Sarà poi necessario rinnovare gli strumenti di sostegno al reddito, in particolare il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e, nello specifico, la Cig in deroga. La nomina di Poletti “è stata una sorpresa” ma non troppo se si pensa che Legacoop, l’associazione che riunisce 15 mila imprese cooperative e di cui è presidente nazionale, mentre il Paese era in piena emorragia occupazionale, fra il 2011 e il 2012, ha aumentato i suoi dipendenti da 480.435 a 492.995 (+2,6%). Oltre a essere stimato da Renzi, Poletti è anche un estimatore del nuovo premier tanto che qualche giorno fa, ad un convegno a Bologna, si diceva convinto che Renzi fosse l’uomo giusto: “Credo che una cosa cui dovrebbe guardare con cura questo presidente sia di evitare di continuare con una produzione legislativa che genera burocrazia, ostacoli, anziché essere un aiuto allo sviluppo”.

Nel RenziDay arriva il flop di Forza Italia e Berlusconi non si presenta!

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Il RenziDay doveva essere anche il giorno in cui Silvio Berlusconi sul palco di piazza San Lorenzo in Lucina, davanti alla sede romana di Forza Italia doveva lanciare “Missione Azzurra”, iniziativa che punta a creare 4 mila club di Forza Italia, ma dopo 3 ore d’attesa arriva il laconico annuncio che il Cavaliere non arriverà. Almeno Renzi dopo 3 ore ha aperto la porta ed è uscito a ufficializzare il suo Governo, preceduto anche da un “arrivo arrivo questa è la volta buona” che aveva riconfortato i tg e i giornalisti che avevano esaurito ogni forma di intrattenimento e avevano finito tutti i pronostici! Ma il palco di Forza Italia invece resta vuoto se non fosse per un saluto veloce da parte di Marcello Fiori,responsabile nazionale Club Forza Silvio, Annagrazia Calabria, deputata e responsabile movimento giovanile di FI e Simone Furlan, Fondatore dell’Esercito di Silvio. La delusione per quei pochi, ma veramente pochi che oggi erano presenti è cocente: a. “Siamo così pochi perché ormai non crediamo più in niente”, si giustifica una signora. “Evidentemente è stata pubblicizzata male”, è l’opinione di un altro. “Una giornata con tanti impegni istituzionali” è la spiegazione “ufficiale” di Fiori nel brevissimo interventi dal palco. Flop che ancora un volta fa rimpiangere a Berlusconi che quel Matteo Renzi è uomo del Pd… ma forse ancora non è tutto perduto!

Stefania Giannini: il ministro che auspicava un incontro tra forze politiche

stefania-giannini-tuttacronacaEra l’8 febbraio e a Torino Stefania Giannini, ex rettrice dell’Università per stranieri di Perugia, poi senatrice e segretario di Scelta Civica, affermava: “Non vedo altra soluzione che un vero Letta bis”. E ancora: “Ci vuole un azzeramento della squadra di governo, non perché gli uomini e le donne debbano essere capri espiatori, ma perché c’è un programma da ripensare punto per punto, anzi comma per comma”. Per questo motivo, secondo Giannini, “E’ evidente, quindi, che va ripensata la squadra di governo. Se non fosse possibile, facciamo un ‘Renzi one’: si metta lui nella condizione di fare quello che il suo partito dice di voler fare”. Ha aggiunto: “Mi fa molto piacere che Letta abbia immediatamente tradotto il nostro appello in un incontro con il presidente Napolitano. Mi auguro che il giorno dopo ci sia anche un incontro con le forze politiche per far ripartire la piattaforma di contenuti e di programma”. Sembra proprio che l’ex rettore sia stato ascoltato, tanto che Renzi l’ha nominata ministro dell’Istruzione al posto dell’uscente Maria Chiara Carrozza. Nel suo curriculum si legge che nel 1991 è diventata Professore Associato di Glottologia e Linguistica. Docente ordinario nel 1999 ha diretto il Dipartimento di Scienze del Linguaggio tra il 2000 e il 2004. Il primo ottobre 2004 é diventata rettrice a Perugia, carica ricoperta fino all’aprile del 2013. Non solo: si trovano diverse esperienze internazionali. Nel 2005 diventa rappresentante per l’Italia nel Comitato di Selezione del programma Erasmus Mundus presso la Commissione Europea fino al 2009. Nello stesso anno entra a far parte del Tavolo Interministeriale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari Esteri ed è membro del Comitato di orientamento strategico per le relazioni scientifiche e culturali fra Italia e Francia. Ora si trova però a fare i conti con svariati problemi e con pochi soldi a disposizione. Tra le questioni che si troverà a fronteggiare: quella degli ex Lsu, la contrattazione per la copertura degli scatti di anzianità dei docenti, i decreti attuativi del decreto Istruzione e il nodo del rinnovo del contratto di lavoro del comparto. Ancora, per quel che riguarda l’università dovrà portare avanti il riordino delle specializzazioni mediche mentre al momento si trova ancora in  sospeso anche il destino del decreto ‘scatti’, in discussione al Senato. E’ pronto il bando per il secondo ciclo del Tfa ordinario ma manca il via libera del Tesoro, mentre è al Consiglio di Stato il decreto che modifica in parte il Regolamento sulla formazione iniziale degli insegnanti. E mentre dovrà dare il via alla Costituente della Scuola, è ancora in sospeso il bando per i ricercatori ‘senior’.

Le sfide di Marianna Madia: dal precariato alla semplificazione

marianna-madia-tuttacronacaA Marianna Madia era già stato affidato il settore lavoro nella segreteria del Pd e ora Matteo Renzi ha alzato la posta in tavola: alla donna già madre di un bimbo piccolo e in attesa di un secondo ha infatti affidato la guida di un ministero senza portafoglio, quello della Semplificazione e della pubblica amministrazione. Classe 1980, liceo francese e laurea in Scienze politiche a Roma con una tesi in economia del lavoro, la neoministra si è sempre occupata di questo tema. Entrata in Parlamento nel 2008 con Veltroni, ha anche collaborato con l’Arel, l’Agenzia di ricerche e legislazione fondata da Nino Andreatta. La sua presenza alla Camera è stata confermata nel 2013, dopo aver ottenuto circa 5.000 preferenze alle primarie del Pd. Impegnata fin dall’inizio sui temi del lavoro, ha curato il volume ”Un welfare anziano. Invecchiamento della popolazione o ringiovanimento sociale?” e ha pubblicato nel 2011 ”Precari. Storie di un’Italia che lavora” con la prefazione di Susanna Camusso. Tra le sfide che si troverà ad affrontare ci sarà proprio il problema dei precari ma non solo: anche il rinnovo del contratto di settore e la semplificazione. C’è inoltre da mettere mano alla spending review, sulla quale sta lavorando il commissario Carlo Cottarelli e che avrà nel nuovo ministro un necessario interlocutore. Auto blu a parte, il taglio della spesa non può infatti che passare per ministeri, uffici, enti locali, partecipate che della pubblica amministrazione sono parte integrante.

Il neoministro Lanzetta: dal voto contro il governo in direzione alla poltrona

maria-carmela-lanzetta-tuttacronacaStrani cambi di posizione in casa Pd con Renzi che offre la delega agli Affari Regionali al sindaco della lotta alla ‘ndrangheta, Maria Carmela Lanzetta. La particolarità della nomina è il fatto che il neoministro appartiene all’area Civati ma lo stesso ex candidato alla segreteria ne era all’oscuro. Per questo motivo, subito dopo l’annuncio della squadra di governo da parte del premier incaricato, ha scritto sul suo blog:

Della nomina del ministro Lanzetta.

Renzi si dimostra molto disinvolto, ma non è una novità. Del resto, è il suo metodo, già sperimentato.

Maria Carmela Lanzetta aveva votato contro il governo in direzione nazionale. Ora entra nel nuovo esecutivo come ministro. Le faccio gli auguri, ma non ne sapevo nulla. Né da Renzi, né da lei.

Nessuno ha ovviamente inteso avvisare me o i componenti della delegazione ‘civatiana’ in direzione nazionale.

Renzi sta facendo di tutto per farsi votare contro.

P.S.: per il resto, non sapevo che dopo Gianni e Enrico ci fosse anche un Matteo Letta. Bis. Il rimpasto mi fa venire le bolle (cit.).

Ma chi è Lanzetta? E’ l’ex sindaco di Monsterace, paesino in Calabria, che si è distinto nella difesa della legalità e nella lotta alla ‘ndrangheta e ora fa parte della direzione Pd. Civati, quand’era candidato alle primarie, l’aveva inserita nel suo pantheon di riferimento. Ora che ha una poltrona, tuttavia, viene screditata dallo stesso Civati.

Il ministro per lo Sviluppo Economico è “figlia d’arte”: ritratto di Federica Guidi

federica-guidi-tuttacronacaFlavio Zanonato non fa più parte dell’esecutivo e al suo posto, alla guida del Ministero per lo Sviluppo Economico Matteo Renzi ha chiamato la 44enne modenese Federica Guidi. Figlia di Guidalberto Guidi, per dieci anni n.2 di Confindustria, il nuovo ministro è nella direzione di Confindustria. Altri dettagli su di lei si possono scoprire leggendo il suo curriculum pubblicato sul sito del Ministero delle finanze:

Federica Guidi è nata a Modena il 19 maggio 1969 ed è residente a Montale di Castelnuovo Rangone (MO).
Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Modena e MBA Master in Business Administration presso la Profingest di Bologna.
Tra le sue esperienze professionali è stata Analista Finanziario per due anni al Rolo Finance, Vice Presidente della Federazione Emilia Romagna (Confindustria) dal 2002 al 2005, Presidente dei Giovani Industriali della Federazione Emilia Romagna dal 2002 al 2005, Vice Presidente dei Giovani Industriali della Confindustria di Roma dal 2002 al 2008, Presidente Giovani Imprenditori della Confindustria in Viale dell’Astronomia 30 a Roma dal 2008 al 2011, Vice Presidente della Confindustria di Roma dal 2008 al 2011 e Membro del Consiglio Direttivo della Confindustria di Roma.
Attualmente ricopre la carica di Vice Presidente della DUCATI Energia S.p.A. di Bologna e Consigliere di Amministrazione del Gruppo DUCATI Energia S.p.A. di Bologna.
Tra le cariche associative si annoverano la carica di membro della Giunta della Confindustria di Roma e membro del Gruppo Italiano – The Trilateral Commission (MI) – ed automaticamente inserita nella Membership Internazionale

In occasione della sua nomina a presidente dei giovani di Confindustria, il Corriere della Sera le dedicò un breve ritratto:

CHI È – Federica Guidi, modenese, 39 anni, laureata in Giurisprudenza, è una figlia d’arte (suo padre è Guidalberto, per dieci anni storico vice in Confindustria): a detta di molti, grande lavoratrice, ha iniziato la gavetta nel 1996 nell’azienda di famiglia, la Ducati Energia. «Una carriera tutta dal basso», ha raccontato. Insomma, il suo essere “figlia di” non le ha concesso corsie preferenziali al punto che in azienda ha fatto perfino le fotocopie. Ed è arrivata allo scalino più alto: amministratore delegato. Dal 2005 Federica ha ricoperto anche la carica di vicepresidente con delega per l’economia e la finanza d’impresa nel gruppo dei Giovani imprenditori di Confindustria. Single all’anagrafe, vive ancora con i genitori tra Bologna e Modena: si dice che faccia poca vita mondana, e che abbia un vero debole per i cani. Ed anche per la corsa: dopo il caffè, la mattina, si concede mezz’ora al tapis roulant.

Nei mesi scorsi è stata menzionata fra i “volti nuovi”, sponsorizzati da Berlusconi, che avrebbero dovuto rinnovare Forza Italia. Altri articoli la danno più vicina a Luca Cordero di Montezemolo.

Federica Mogherini, il nuovo ministro degli Esteri che ama BellaCiao come ninna nanna

federica_mogherini_pd-tuttacronacaEmma Bonino esce dall’esecutivo e a occupare la carica di ministro degli Esteri arriva la deputata romana del Pd Federica Mogherini. Il neoministro, eletto per la prima volta alle politiche del 2008 e rieletto alle politiche 2013, è fra i più assidui alla Camera, dal marzo 2013 ha totalizzato il 98,20% delle presenze. Laureata a La Sapienza in Scienze Politiche con una tesi di filosofia politica sul rapporto tra religione e politica nell’Islam, si è iscritta nel 1996 alla Sinistra giovanile per entrare nel 2001 nel Consiglio Nazionale dei Ds, successivamente nella Direzione Nazionale e nel Comitato Politico. Due anni dopo ha iniziato a lavorare al Dipartimento Esteri dei Ds. In particolar modo la Mogherini ha seguito i dossier relativi all’Iraq, l’Afghanistan e il processo di pace in Medio Oriente. Ha tenuto le relazioni con il Partito Socialista Europeo, l’Internazionale Socialista, ed i partiti che ne fanno parte. Ha curato in particolare i rapporti con i Democratici americani. Ancora, la Mogherini ha fatto parte dell’esecutivo Pd dalla sua nascita all’aprile 2008 e quindi da febbraio a novembre dell’anno successivo. Il 24 febbraio del 2009, inoltre, è stata nominata Responsabile nazionale Pari Opportunità nella nuova segreteria dall’allora Segretario del Pd Franceschini. Matteo Renzi, il 9 novembre dello scorso anno, l’ha nominata membro della segreteria nazionale del Partito Democratico, con il ruolo di responsabile per l’Europa. Ha un blog, BlogMog, dove scrive: “E poi, BellaCiao è la più bella ninna nanna del mondo”.

Le strane scelte di Renzi: Andrea Orlando, da Ambiente a Giustizia…

andrea-orlando-tuttacronacaDopo ore di attesa Matteo Renzi ha reso nota la nuova lista dei ministri, riconfermando alcuni già presenti nel governo Letta. Il rinnovamento, quindi, è riuscito solo parzialmente e qualche dubbio può suscitare, come ad esempio la conferma di Angelino Alfano a ministro degli Interni nonostante lo stesso Renzi, che oggi ha sciolto la riserva, l’avesse criticato in merito alla vicenda Kazaka. Nei giorni scorsi si era anche parlato del fatto che era possibile una riconferma di Andrea Orlando al Ministero dell’Ambiente. Oggi si è scoperto che non c’è stata la riconferma ma un cambio di poltrona: il ministro del Pd va infatti a sostituire Anna Maria Cancellieri alla Giustizia. E la cosa fa riflettere. Appena qualche giorno fa, il Fatto Quotidiano parlava infatti proprio dei motivi per non confermare il ministro a causa di alcuni fatti “che hanno generato una profonda delusione nel suo operato”. La lista comprendeva cinque punti di cui il primo:

1) L’articolo 4 del decreto legge “Destinazione Italia”, già approvato alla Camera dei Deputati e in attesa di conversione al Senato, prevede, con l’aiuto economico dello Stato italiano, la bonifica di siti contaminati senza una sanzione per le aziende che hanno inquinato. Giusto spegnere i fuochi, sbagliato non punire i piromani.   

Un ministro della Giustizia, com’è stato nominato ora, che già una volta ha chiuso un occhio su chi inquina? Ma non è stato l’unico fatto che ha generato polemiche o, quantomeno, perplessità. Questi gli altri ricordati dal quotidiano:

2) Nonostante gli sforzi, Andrea Orlando ha perso in Europa un braccio di ferro decisivo con la Germania. La Merkel ha ottenuto il rinvio di 3 anni del tetto che prevedeva la limitazione dal 2020 a 95 grammi per km delle emissioni di Co2 immesse nell’atmosfera dalle auto di nuova immatricolazione. Un provvedimento atteso dai polmoni dei cittadini della Pianura Padana (l’area più inquinata d’Europa) e auspicato dalla stessa Fiat che questi target, per ragioni strutturali, li può raggiungere più facilmente rispetto ai concorrenti tedeschi.

3) Assieme al Ministro Flavio Zanonato è il responsabile del fallimento dell’industria verde in Italia, quella che produce energia pulita attraverso le rinnovabili. Per esempio, la potenza installata dell’industria eolica nel 2013 è crollata del 65% rispetto all’anno prima (fonte Anev).

4) Ha perso l’occasione ‘storica’ di impegnare le Regioni del Nord su più incisivi provvedimenti sulla qualità dell’aria. Il piano della Regione Lombardia ne è un esempio: l’esenzione del bollo per chi compra un’auto nuova è poco efficace per il raggiungimento degli ambiziosi target prefissati. Il Ministro avrebbe potuto mettere sul tavolo della trattativa con le Regioni del Nord la ricezione della direttiva Eurovignetteche prevede un sistema di tassazione progressiva degli automezzi per ridurre smog e traffico. Solo tassando i camion, infatti, le grandi industrie sceglierebbero di far viaggiare le merci che producono sulle rotaie dei treni.

5) Andrea Orlando non ha prodotto nulla di nuovo, eppure qualche idea gli era stata suggerita. Perché, per esempio non ha promosso la rimozione dell’amianto dagli immobili con la possibilità di impiantare, al loro posto, pannelli fotovoltaici detraendo del 50% i costi sostenuti? Sostituire il vecchio con il nuovo. Appunto…

A quanto pare il rottamatore vuole dare una nuova opportunità… e per il nostro stesso bene non resta che augurare ad Orlando buon lavoro!

L’Italia cambia verso? Ecco la lista dei ministri!

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Senza voce e quasi uscito da un incontro di boxe Matteo Renzi ha annunciato dopo tre ore di colloquio con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la sua lista dei ministri:

Con il portafoglio:

Al ministero dell’Interno confermato Angelino Alfano (Ncd)
Al ministero dell’Economia Pier Carlo Padoan (Ocse, Fmi) al posto di Fabrizio Saccomanni
Al ministero della Giustizia Andrea Orlando (Pd) al posto di Anna Maria Cancellieri
Al ministero della Difesa Roberta Pinotti (Pd) al posto di Mario Mauro (Ncd)
Al ministero degli Esteri Federica Mogherini (Pd) al posto di Emma Bonino (Radicali)
Al ministero del Welfare Giuliano Poletti (Legacoop) al posto di Enrico Giovannini
Al ministero dell’Istruzione Stefania Giannini (Scelta civica) al posto di Maria Chiara Carrozza (Pd)
Al ministero della Salute confermata Beatrice Lorenzin (Ncd)
Al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti confermato Maurizio Lupi (Ncd)
Al ministero dell’Agricoltura Maurizio Martina. Nunzia De Girolamo (Ncd) si era dimessa il 26 gennaio.
Al ministero dell’Ambiente Gianluca Galletti (Udc) al posto Andrea Orlando (Pd)
Al ministero dello Sviluppo Economico Federica Guidi (giovani Confindustria) al posto di Flavio Zanonato (Pd)
Al ministero della Cultura e del Turismo Dario Franceschini (Pd) al posto di Massimo Bray (Pd)

Senza portafoglio:

Riforme costituzionali e rapporti con il Parlamento: Maria Elena Boschi

Pari opportunità: Marianna Mania

Pubblica Amministrazione: Valeria Fedeli

Ministri senza portafoglio
Al ministero delle Riforme Costituzionali e rapporti col Parlamento Maria Elena Boschi (Pd) al posto di Gaetano Quagliarello (Ncd)
Al ministero della Pubblica Amministrazione Marianna Madia al posto di Gianpiero D’Alia (Udc)
Al ministero degli Affari Regionali Maria Carmela Lanzetta al posto di Graziano Delrio (Pd)

Ministeri accorpati o soppressi:
Ministero dell’Integrazione. C’era Cécile Kyenge (Pd)
Ministero della Coesione Territoriale. C’era Carlo Trigilia
Ministero dei Rapporti col Parlamento. C’era Dario Franceschini (Pd)
Ministero degli Affari Europei. C’era Enzo Moavero Milanesi
Ministero delle Pari Opportunità e Sport. (Josefa Idem si era dimessa)

Il giuramento avverrà domani alle 11.30 al Salone delle Feste.

Un posto lo ha trovato anche Romano Prodi, che scalzato Giuliano Amato,  diventa il nuovo presidente dell’International advisory board (Iab) di Unicredit. Si tratta dell’organo che si occupa di offrire opportunità di scambio in campo politico, economico e sociale, e di riflettere sulle prospettive in Europa e nei mercati internazionali.

Intanto c’è anche chi dà l’addio su Twitter come Massimo Bray:

Arriva anche la clausola anti voto anticipato. Il premier incaricato avrebbe garantito che l’ok all’Italicum e, quindi, la sua entrata in vigore, è legata alle riforme istituzionali e, in particolare, alla riforma del Senato. Al momento non si è giunti a definire nel dettaglio lo strumento, potrebbe essere utilizzato l’emendamento presentato da Giuseppe Lauricella (Pd), che prevede l’entrata in vigore della riforma elettorale dopo il superamento del bicameralismo perfetto.

L’Italia cambia verso? Troppe conferme, molti limiti  e un governo blindato da una leggeanti voto anticipato!

“Renzi premier e segretario anomalia di partito”: l’attacco di Cuperlo

Cuperlo-attacco-tuttacronacaGianni Cuperlo, leader della minoranza del Pd e avversario di Renzi alle elezioni per la segreteria del partito, attacca il premier in pectore al Caffè di Sky Tg24 spiegando “Renzi premier e segretario anomalia di partito”. Cuperlo ha affermato: “Sul futuro del Pd dobbiamo aprire una riflessione molto seria. Non solo su chi lo guiderà ma anche su che cosa intendiamo per partito della sinistra nel Paese. Nel Pd in effetti ora viviamo una anomalia. Abbiamo fatto due mesi fa le primarie: ho insistito nel dire che si faceva un congresso per eleggere il segretario e non l’inquilino di Palazzo Chigi. Ora il nuovo segretario diventa Presidente del consiglio. Io credo che dovremo discutere di questo”.

Dritto per la sua strada… ma Renzi non ha la maggioranza in Senato!

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Renzi pedala sicuro per la sua strada, ma… non ha i numeri in Senato almeno secondo SkyTg24 che ha ripreso l’intervista del vicepresidente del gruppo Popolari per l’Italia, Tito Di Maggio: “Renzi ragiona con la disponibilità di tutti i gruppi – ha sottolineato – ma noi stamattina abbiamo avuto un nostro incontro per ragionare su quanto successo alla riunione di maggioranza di ieri e ci siamo resi conto che la nostra disponibilità non è così scontata”.

”Se Renzi pensa di riproporre la maggioranza del governo Letta – ha insistito Di Maggio – i nostri voti (12 senatori, ndr) non sono scontati. All’incontro di ieri è emerso un pressapochismo e una velocità che lasciano dubbi e perplessità. Credo che Renzi non possa trattare i suoi alleati come se fosse il segretario di tutta quanta la coalizione altrimenti preferiamo le elezioni”. “Delrio – ha concluso il senatore di Popolari per l’Italia – ci ha presentato un programma fatto per titoli, noi vorremmo vedere i contenuti. Delrio dice che li vediamo immediatamente dopo il giuramento. Crediamo che Mauro abbia operato bene in questo anno e la sua è una di quelle caselle che può continuare il suo lavoro”.

La Santanché pronta a farsi suora, se Alfano…

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Daniela Santanchè, si dice pronta a farsi suora “se Alfano si sfila dal governo”, questa è l’ultima provocazione della parlamentare di Forza Italia che qualche minuto prima aveva spiegato come il suo partito sarebbe rimasto all’opposizione specificando che si sarebbe trattata di “un’opposizione patriottica.” E sul colloquio tra Renzi e Berlusconi ha dichiarato: ”Conoscendo il carattere del presidente Berlusconi e un po’ quello di Renzi, immagino che sarà stato un incontro simpatico.”

La lista è già pronta: Renzi al Colle già venerdì

matteo-renzi-premier-tuttacronacaSono fonti interne del Pd a rendere noto che Matteo Renzi, premier incaricato, ha anticipato i tempi: se ci si aspettava la lista dei ministri per la giornata di sabato, infatti, il segretario dem spiazza tutti salendo già oggi al Colle. Per quel che riguarda Angelino Alfano, leader dell’Ncd, si troverebbe di fronte a un bivio: o vicepremier o ministro dell’Interno. Alfano dovrebbe optare per il Viminale. L’alternativa sarebbe stata data ad Alfano nel corso della riunione notturna, alla quale hanno preso parte anche Graziano Delrio, Dario Franceschini, e Maurizio Lupi. “O resti vicepremier, o ministro dell’Interno”, gli avrebbe detto Matteo Renzi. E avrebbe tagliato corto: “Basta con il rilancio. Io vado al Colle, fatemi sapere la vostra scelta”.

Pippo Civati si stacca e crea un nuovo partito?

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Il terreno su cui si sta muovendo Renzi in queste ore è diventato argilloso e il segretario del pd nonché nuovo premier incaricato da Napolitano per formare un governo rischia uno scivolone almeno secondo quanto scrive il quotidiano Libero:

 […] La strada di Matteo Renzi si sta trasformando in un Calvario. Matteo rischia di pagare a caro prezzo la spavalderia mostrata nel condurre il gioco. L’ostacolo più grande è quello di trovare la quadra per un ‘alleanza ed una maggioranza che gli garantisca i voti del Senato. Ma a scricchiolare sotto i piedi del segretario è il suo stesso partito. Pippo Civati è pronto a pugnalarlo. Con i suoi 6 senatori a palazzo Madama, Civati è prnto a voltare le spalle a Matteo e soprattutto ad uscire dal Pd per fondare un nuovo partito. A dichiarare guerra a Matteo è lo stesso Civati che intervistato da Repubblica afferma: “‘Si tratta di un governo politico a tutti gli effetti e con la stessa maggioranza di prima, che non rispetta il mandato elettorale. Orientati a non votare la fiducia. In tal caso usciamo dal Pd”. Insomma col colpo di mano di Matteo e con la defenestrazione di Letta potrebbe esplodere il Pd. Solo qualche giorno fa Civati aveva detto: “In questo momento il Partito Democratico lo hanno lasciato tutti. E’ un campo in cui si dicono delle cose e poi se ne fanno delle altre. Voglio capire che cosa fare. E’ chiaro che non votare la fiducia a questo governo vuol dire uscire dal Pd o qualcosa di molto simile”.

Da Fonzie al Caravaggio, il New York Times ritrae un Renzi cinquecentesco

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Altro che Fonzie,  altro che il Renzusconi, il New York Times scomoda Caravaggio per il nuovo premier Matteo Renzi, la cui faccia finisce su  il Fanciullo con canestro di frutta del noto pittore italiano. Ma il fotomontaggio non si ferma qui perchè sul fondo c’è anche un paesaggio di Jean-Babtiste-Camille Corot, raffigurante Castel Sant’Angelo e il fiume Tevere. Nella didascalia del fotomontaggio, si legge che il giovane Renzi è destinato a “creare un nuovo senso di prosperità ed energia nella  palude della politica italiana”.

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Renzi è chiaro: “Alfano fuori dal governo”

renzi-alfano-tuttacronacaMatteo Renzi ha le idee chiare e ha già fatto recapitare la sua condizione al Nuovo Centrodestra: “Via Alfano dal governo”. Il premier in pectore non ha alcuna intenzione di accettare la resistenza a oltranza al Viminale dell’attuale ministro dell’Interno, ma vuole un cambio radicale: “Accetto tre ministri in quota Ncd, ma devono essere facce nuove. Angelino non può esserci”. Renzi mira al rinnovamento e ha reso noto che non porrà alcunveto su una figura di Ncd al Viminale. Mancano meno di 48 ore al giuramento e lo ribadisce ai suoi: “Non farò mai una specie di governo Letta senza Letta”. Il sacrificio di Alfano è dovuto a una serie di ragioni, a partire dalla vicenda di Alma Shalabayeva: “Che succede se tra un mese esce un’altra intervista di Procaccini sul casino che ha combinato Angelino coi kazaki?” Come se non bastasse, il ministro degli Interni negli ultimi mesi è stato praticamente l’ombra di Letta e rappresenta quindi un passato da tagliare proprio in vista del rinnovamento. In casa Ncd, a questo punto, si respirano paura e scetticismo. Perchè qualora si tornasse al voto, non è certo scontato che riescano a racimolare voti sufficienti per mantenere seggi. Per questo motivo, come spiega anche l’Huffington Post:
Non è affatto escluso che, alla fine, Alfano possa cedere perché alternative alla nascita del governo non ci sono. Purché venga messo nero su bianco nel programma di governo che l’Italicum sarà approvato solo dopo l’abolizione del Senato. Altrimenti, spiega Quagliariello, “potremmo non entrare al governo”. Dice l’ex ministro: “’Non ci deve essere neppure il dubbio che si stia facendo la nuova legge elettorale per poi non fare le altre riforme e andare alle elezioni”. Più che una minaccia, l’ostentazione della grande paura.

Nessuno tocchi Grillo! I 4 senatori messi all’indice per averlo criticato

grillo-attacca-senatori-tuttacronacaBeppe Grillo è intoccabile e non ammette critiche. Pena: la messa al bando. La “punizione” per i quattro senatori dissidenti che ieri hanno criticato il suo atteggiamento nei confronti di Matteo Renzi nel corso delle consultazioni, infatti, è stata la pubblicazione delle loro foto, con nome e cognome. “I 4 senatori sono Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella e Luis Alberto Orellana”, scrive. E poi un post, “fuoco amico (?)”, firmato da Antonio Noziglia di Genova. Vi si legge: “Quattro senatori del m5s manifestano perplessità circa il metodo usato da Grillo nel corso del confronto in streaming con un certo Renzi. Chi sono questi 4 senatori? Quanto consenso hanno portato al m5s tutti insieme? Le televisioni di stato riportano lo streaming con tagli mirati ad oscurare la pietosa difficoltà in cui si è trovato il citato Renzi per tutta la durata del confronto. Perchè questi 4 signori non denunciano questo comportamento scorretto, lesivo del diritto ad una informazione corretta e lesivo pure della dignità di coloro che conducono certe trasmissioni?”.

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“Beppe Grillo hai sbagliato”: parlano quattro senatori pentastellati

grillo-renzi-consultazioni-tuttacronacaBeppe Grillo criticato. E questa volta le accuse arrivano dai suoi. Sono infatti quattro i senatori M5S che, in una nota congiunta, criticano l’atteggiamento del leader durante l’incontro con Matteo Renzi. Ad affermare “Beppe Grillo hai sbagliato” sono Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella, Luis Alberto Orellana. In particolare Campanelle e Orelllana sono da considerare “outsider”, non proprio vicini alla linea ortodossa del Movimento in quanto critici nei confronti di certi estremi del duo Casaleggio-Grillo e più vicini alla linea del dialogo con le altre forze politiche affini, soprattutto col Pd. Dialogo che oggi ci sarebbe potuto essere ma che Grillo ha rifiutato, nonostante la base gliel’avesse chiesto. I quattro senatori esprimono “le proprie perplessità sul modo in cui Beppe Grillo ha affrontato il colloquio di oggi col presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi”, definendola “una occasione perduta”.

“Peccato. Sarebbe stata un’ottima occasione per chiedere in streaming a Renzi cosa pensa delle grandi questioni su cui il Pd non si è mai espresso in modo chiaro – si legge nella nota – Pensiamo soprattutto agli sprechi costituiti dal proseguimento della realizzazione del TAV e del progetto F35“.

“Molti nel Movimento – scrivono i quattro senatori – sono appagati dal fatto che Grillo “gliele abbia cantate forte e chiaro”. Ma riteniamo che per esprimere valutazioni, il tempo e i mezzi non ci manchino. Per chiedere risposte precise, invece, bisognerà aspettare la prossima occasione. Questa – concludono Battista, Bocchino, Campanella e Orellana – l’abbiamo perduta”.

Momenti a tu per tu: Renzi e Berlusconi parlano in privato di Giustizia

Berlusconi-e-Renzi-tuttacronacaFaccia a faccia, oggi, durante la consultazione tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. I due, infatti, sono rimasti da soli a parlare, stando a quanto riporta l’Huffington Post, dei prossimi ministri della Giustizia e di quello delle Comunicazioni, con l’ex premier che chiede figura non ostili. In questo modo la sua benedizione è totale tanto che in conferenza stampa dichiara: “Saremo all’opposizione ma sui singoli provvedimenti se riterremo saranno favorevoli al Paese li voteremo altrimenti no, se non sono per gli interessi degli italiani”.

Trapela poco, molto poco del faccia a faccia. Indiscrezioni, secondo cui il Cavaliere avrebbe chiesto alle Comunicazioni la conferma di Antonio Catricalà, il mandarino legato a Letta (Gianni) che assunse la delega di nell’era di Letta (Enrico), dopo che, nell’era Monti, nel ruolo di sottosegretario alla presidenza, evitò che si arrecassero danni all’Impero del Cavaliere. Ma è soprattutto sulla Giustizia che l’ex premier ha chiesto “garanzie”. Via libera a Guido Calvi, peccato che l’avvocato ex Ds non è disponibile. Mentre del presidente del tribunale di Milano Livia Pomodoro, Berlusconi “non si fida”. Così come non si fida di Vietti, espressione degli interessi dei magistrati.

Al rientro di Paolo Romani e Renato Brunetta da una parte, Graziano Delrio e Lorenzo Guerini dall’altra, c’è l’idea che la “profonda sintonia” tra i due sia rafforzata, con tanto di leader di FI prodigo di consigli: “Matteo, all’Economia devi mettere uno di tua totale fiducia. Te lo dico per esperienza”. Suggerimenti sulla linea dura in Europa, sul rigore e sulla crescita.

Il senso del messaggio di “Silvio” è: “Per un anno hai carta bianca”. Per questo, Forza Italia non farà barricate se la legge elettorale non sarà approvata, subito, dai due rami del Parlamento. La road map concordata prevede che entro fine mese l’Italicum passerà alla Camera, poi verrà incardinata la riforma del Senato. A quel punto il secondo passaggio perché, spiegano i renziani, “con una legge elettorale approvata è difficile reggere, a quel punto si vota”. Ecco l’anno di tempo di cui parla il Cavaliere che coincide con lo smaltimento dei servizi sociali (o dei domiciliari). In questo anno, lascia intendere l’ex premier, l’opposizione sarà responsabile, il che significa che potrebbe votare i provvedimenti che ritiene giusti su fisco e semplificazioni. In cambio (oltre alla Giustizia e alle Comunicazioni) le garanzie riguardano le soglie di sbarramento della legge elettorale: “Niente scherzi, quelle stabilite non si toccano”.

Berlusconi sa che, mostrando sostegno, danneggerebbe Renzi quindi la scelta è di “non aderire” proprio per “non sabotare”. Questo, almeno, per il momento. Quindi si limita a un: “Siamo d’accordo su un ringiovanimento della squadra di governo, oggi ho avuto il piacere di incontrare un presidente incaricato che ha esattamente la metà dei miei anni”.

Nuovo governo? Alla Cultura Max Pezzali ci metterebbe Jovanotti!

max-pezzali-tuttacronacaMax Pezzali è impegnatissimo: una tournèe, un disco che celebra i suoi anni di musica da solita e anche un’autobiografia, “Max 20”. Però non perde di vista neanche il panorama della politica italiana e così lancia la sua personale candidatura per quel che riguarda il governo Renzi: Lorenzo Jovanotti come ministro alla cultura. Del primo incontro con il collega e amico, in un’ntervista a Repubblica, racconta: “Quando incontrai Lorenzo a fine anni 80, già allora possedeva un’assoluta tendenza all’innovazione. Ha una curiosità verso il nuovo incredibile. Non si è mai posto il problema dei rischi che l’affrontare qualcosa di nuovo comportasse. In Italia tutto questo manca, specialmente nella musica. Ognuno considera le proprie conoscenze acquisite come intoccabili. Per Lorenzo, tutto si può fare”. Parla anche dell’Italia: “A volte penso che questo Paese sia spacciato, per colpa delle persone che lo hanno deturpato per troppo tempo, e non mi aiuta nemmeno pensare ‘e va be’, anche io faccio parte di questo Paese, anche se non ho fatto niente di grave sono nel sistema, un po’ è anche colpa mia’. Credo di possedere una forma di ottimismo incosciente che mi fa andare avanti. Ho la fortuna di non essere circondato sempre dalle stesse persone: incontro musicisti diversi, persone comuni, parlo con loro quando le incontro nei palazzetti dove suono, negli autogrill; questo mi fa fare i conti con la realtà vera, quella raccontata nella canzone, fatta di quelle persone decenti che sono poi l’assoluta maggioranza. Un po’ come quelli che si ostinano a voler puntare sempre sullo stesso numero alla roulette, convinti che prima o poi vinceranno, io sono fondamentalmente e irrazionalmente convinto che un giorno ci sarà un colpo di scena e ci sarà una presa di coscienza: allora le enormi potenzialità della maggioranza silenziosa faranno la differenza”. Del resto, dalle canzoni scanzonate degli 883 ora è arrivato alla sua fase matura e anche la sua musica parla di quello che accade in Italia: È l’habitat in cui dobbiamo purtroppo vivere. Ci pare lentamente di scivolare all’indietro. Solo una persona completamente fuori dalla realtà non se ne rende conto. Specialmente chi vive in provincia, lo sente: in provincia il palcoscenico è più piccolo e quello che non funziona è immediatamente visibile. In città puoi far finta di niente, c’è la possibilità di farsi abbagliare dal glamour di certe cose. In provincia vedi solo i negozi che chiudono e le persone che da un giorno all’altro si trovano a casa improvvisamente”. Alla domanda: Con la crisi di governo arriverà, probabilmente, anche un nuovo ministro della Cultura. Chi sceglieresti? non ha esitazioni: “Io non solo lo proporrei come ministro della Cultura ma lo proporrei addirittura come presidente del consiglio: Lorenzo Jovanotti. Voterei lui fino alla morte”. Non sarebbe improvvisato? “In effetti il problema dei nostri tempi è questo. Siamo usciti da un’epoca in cui c’era una classe politica obsoleta e impresentabile, che tra le altre cose è ancora lì, e siamo entrati in una fase in cui ci sono persone che vorrebbero scardinare tutto ma hanno un grosso problema: la complessità dei problemi non permette di avere persone che si improvvisano nelle ‘stanze dei bottoni’. Siamo arrivati a un punto in cui abbiamo capito che i vecchi piloti che stavano guidando l’aereo ci stavano portando per i cavoli loro, facendoci spendere un’enormità in carburante con un biglietto dal costo astronomico. Non è più sufficiente trovare persone oneste, abbiamo bisogno di piloti veri”.

Renzi dispiaciuto per gli elettori di Grillo

renzi-tweet-tuttacronacaBeppe Grillo, su decisione del popolo del Web, si è recato a Roma dove ha preso parte alle consultazioni con il premier in pectore Matteo Renzi. Un incontro brevissimo, trasmesso in streaming, durante il quale non si è riusciti a intavolare un dialogo. Pochi minuti dopo il saluto finale, ecco che il segretario dem si rivolge proprio al popolo della Rete, via Twitter: “Mi spiace tanto per chi ha votato 5Stelle. Meritate di più, amici. Ma vi prometto che cambieremo l’Italia, anche per voi #lavoltabuona”.

La diretta dell’incontro Grillo-Renzi: “niente fiducia per quello che rappresenti”

beppe-grillo-renzi-tuttacronacaBeppe Grillo incontra Matteo Renzi e il premier in pectore mette subito le carte in tavola: “Non vi chiediamo nessun accordo vecchio stile. Non siamo qui a chiedervi il voto di fiducia”, dice nel faccia a faccia per le consultazioni. “Mi stai spiazzando Matteo”, lo interrompe scherzando Grillo. L’ex comico spiega: “Non do fiducia a te non per te come persona, ma per quello che rappresenti. Tu non sei credibile. Tu sei giovane ma anche molto vecchio. Io ti ho preso in giro, ma spero non ti sia offeso”. E ancora: “Non sono venuto qui a parlare di programmi. Sono venuto qua a dimostrarti qualcosa in modo educato e gioioso: sei una persona giovane ma anche vecchia. E se ti sei offeso per quel che ti dico mi dispiace”. Grillo non cede la parola, proseguendo nel suo monologo tanto che Renzi deve sottolineare: “Non è il trailer del tuo show, non so se sei in difficoltà sulla prevendita, se vuoi ti aiuto ma il tuo popolo ti ha chiesto di incontrarmi ma tu non sei mai stato democratico. Esci da questo blog!” Grillo sottolinea che non vuole parlare nè con lui nè di programmi, al che a Renzi non resta che ricordare che è stata la stessa base del Movimento 5 Stelle a chiedere al suo leader di recarsi alla consultazione. “Con gioia ti comunico che non abbiamo fiducia nè in te nè nel tuo sistema”.

L’incontro Renzi-FI: disponibilità a lavorare insieme sulle riforme

renzi-consultazioni-tuttacronacaSeconda giornata di consultazioni per Matteo Renzi, dopo che ieri ha incassato l’appoggio di Alfano e il no deciso di Sel, oggi il premier in pectore ha incontrato Silvio Berlusconi. Il giro si concluderà con Beppe Grillo, arrivato a Roma su decisione del popolo della Rete, e Pd. In serata ci sarà anche il primo vertice di maggioranza a cui il Presidente del consiglio non parteciperà, a fare le sue veci il fido Graziano Delrio. Al termine del colloquio, il leader di Forza Italia ha spiegato: “Abbiamo dato al premier la nostra assoluta disponibilità a lavorare insieme per approvare le rifome. Siamo all’opposizione decideremo di volta in volta sui contenuti dei singoli provvedimenti”. Per quel che riguarda l’Italicum: “Sulla legge elettorale non ci sono possibilità di cambiamenti, la discussione è stata sofferta e abbiamo già aderito ad alcune richieste, come gli sbarramenti scesi a livelli che noi non pensavamo dovessero essere così bassi”. Ancora Berlusconi ha sottolineato che il premier incaricato ha “la metà dei miei anni”. E questo dato rappresenta un “buon segnale per il futuro del paese e per il rinnovamento della sua classe dirigente”. E ancora: “Ho detto a Renzi di non preoccuparsi per il semestre europeo che è solo un incarico onorifico. Non deve dare nessuna preoccupazione nè impedire nessuna attività del governo e del Parlamento perché, ripeto, si tratta solo di un fatto puramente onorifico”.

L’incoerenza di Renzi attraverso la lista dei ministri: parla Travaglio

marco-travaglio_incoerenzi-tuttacronacaS’intitola “Incoerenzi” l’editoriale, a firma Marco Travaglio, del numero odierno del Fatto Quotidiano. Nel suo testo il giornalista spiega perchè la speranza è che le anticipazioni sui possibili ministri che in questi giorni stanno circolando siano tutte false e che la vera lista dei ministri venga sfoderata “al momento giusto per stupirci tutti.” Per Travaglio,

Se così non fosse, ci sarebbe da dubitare non solo della buona riuscita del nuovo governo, ma anche della sanità mentale del suo capo. Renzi giurava di non voler cambiare il governo, ma l’Italia. Ora ha cambiato il governo e l’Italia (almeno quella politica) rischia già di cambiare lui. Lui che il 4 dicembre, appena prima di diventare segretario del Pd, domandava a Letta: “Ma come si fa a governare con Alfano, Giovanardi e Formigoni?”. Ora ce lo spiegherà lui come si fa, visto che governerà con Alfano, Giovanardi e Formigoni, mentre persino i più autorevoli suoi supporter rifiutano di entrare nel suo governo.

Per carità, sappiamo bene quali prezzi deve pagare chi deve gestire un’Armata Brancaleone che – stando alle elezioni di un anno fa e agli ultimi sondaggi – rappresenta poco più di un terzo dei votanti e di un quinto degli italiani, e che in Parlamento si regge sul premio di maggioranza del Porcellum raso al suolo dalla Consulta. Ma un forte segnale di novità e discontinuità rispetto al governo Letta è d’obbligo, non foss’altro che per giustificare l’improvviso e improvvido ribaltone a Palazzo Chigi. Oltreché per tener fede alla fama di Rottamatore, Innovatore, Demolition Man. Qualche nome nuovo e valido circola (Colao, Guerra, Gino Strada), ma stradomina l’Ancien Régime. Agli Esteri e all’Interno si dice che lascerà la Bonino, entrata in Parlamento 38 anni fa, e Alfano. Ma come fa? L’estate scorsa, quando esplose lo scandalo Shalabayeva, Renzi disse che, se fosse già stato il segretario del Pd, avrebbe sfiduciato Alfano, colpevole di “una vicenda di cui come italiano mi vergogno, che coinvolge una bambina di sei anni” ed era “indegno scaricare su servitori dello Stato e forze dell’ordine tutte le responsabilità senza che venga mai fuori un responsabile politico”. Tutto dimenticato?

Un altro uomo forte del “nuovo” governo Renzi dovrebbe essere Dario Franceschini, che qualcuno vorrebbe financo vicepremier: ma quando, nel 2008, divenne segretario del Pd al posto di Veltroni, Renzi lo chiamò “vicedisastro” perché aveva condiviso con Uòlter la disastrosa campagna elettorale che aveva portato al trionfo di B.. Come può un vicedisastro diventare il vice-Renzi, o anche soltanto un suo ministro? Per l’Economia si alternano fautori di una mega-patrimoniale, come Barca; rigoristi come la Reichlin, aspirante banchiera londinese, il bocconiano Tabellini e i boiardi Bernabè e Padoan; e vecchi politici come Delrio (sindaco di Reggio Emilia) e addirittura Fassino. Per dire quant’è grande la confusione sotto il cielo.

Idem per lo Sviluppo e il Lavoro, dove sembra non si riesca a immaginare nulla di più nuovo e discontinuo di un Ichino, un Moretti, un Montezemolo: le quintessenze del vecchio establishment. La Giustizia, devastata da vent’anni di leggi vergogna trasversali, chiederebbe uno sforzo supplementare di coraggio e fantasia (…)

Grillo minacciato!

beppe-grillo-tuttacronaca

“Mi hanno minacciato se entro dentro e provo a parlare mi denunciano”, questo il tweet appena lanciato dal Semplice Portavoce del M5S che si trova davanti all’Ariston a Sanremo dove ai giornalisti aveva già dichiarato “Rai disastro, Renzi il vuoto”

Il menu di Renzi, e naturalmente c’è il piatto “innovatore”!

Antipasto-con-melone-e-salmone-ricetta_tuttacronaca

Una buona forchetta a tavola, ma segue rigorosamente la dieta dissociata questo è Matteo Renzi quando si siede nel suo locale preferito, quello gestito da Lino Amantini che oggi è stato ospite del del programma di Radio2 ‘Un Giorno da Pecora’. “Matteo ha coniato un nuovo piatto per il nostro menù: si tratta di fette di salmone e marinato, lo ha inventato lui, è il piatto Renzi”, ha spiegato il ristoratore. Quanto al vino, invece “non beve quasi mai, se assaggia un bicchiere prende un Chianti”. Mentre come primo preferisce “la pasta al pomodoro, abbondantissima”. E come secondo “ama il filetto, che prende con una tonnellata di patatine fritte”. Ci dica la verità: Renzi non è un pochino in sovrappeso? “No, lui non mischia mai le proteine coi carboidrati, mangia sempre e solo una cosa”, ha concluso Amantini a ‘Un Giorno da Pecora’. Quale sarà la dieta che Matteo darà in pasto agli italiani?

Iniziano le consultazioni e… Renzi si perde a Montecitorio!

perdersi-tuttacronacaGiornata d’incontri con i gruppi parlamentari oggi per il presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi che, arrivato a Montecitorio attorno alle 10, si trova davanti la prima sfida: trovare la sala delle consultazioni. Il fiorentino, a piedi e da solo, è dovuto ricorrere ai commessi che l’hanno aiutato a raggiungere la Sala del Cavaliere. Il segretario del Pd ha quindi iniziato a guardarsi attorno alla ricerca di Delrio: “Ci siamo persi Graziano…”, ha detto rivolto ad un commesso, che lo ha rassicurato: ”No, Delrio è già arrivato e la sta aspettando”. Nel Palazzo Renzi si è fatto accompagnare in ascensore dai cronisti, commentando “Very dangerous” riferito alla stampa.

“L’appello” di Borghezio a Renzi: “lasci la Kyenge al suo posto”

borghezio-renzi-tuttacronacaGiorgio Napolitano affida l’incarico a Matteo Renzi e nello stesso giorno arriva il sarcasmo del leghista Mario Borghezio che “chiede” al premier in pectore che il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge venga confermato. La tesi del politico del Carroccio, infatti, è che il ministro al suo posto porta voti alla Lega e proprio per questo “è una risorsa”. Da qui l’appello a Renzi, tramite una nota: “Se Renzi vuol farsi amica la Lega, è molto facile – scrive Borghezio in una nota – la mantenga al Governo, magari ampliandone le deleghe ma, per l’amor di Dio, la lasci lì dove l’ha messa, provvidenzialmente, Letta. Lì dove sta, a sproloquiare ogni giorno su tutto lo scibile migratorio, con quel simpatico tono da super esperta e l’inesauribile capacità di impartire lezioni di politica, diritto, deontologia professionale e bon ton, per noi della Lega – diciamolo! – è una risorsa. Ciò, anche in vista delle prossime elezioni europee, dove con il suo fondamentale contributo potremo superare di slancio lo sbarramento“.

Renzi premier, tra outlook negativo e la benedizione di Blair

tony-blair-tuttacronacaL’incertezza politica continua a ripercuotersi sull’outlook, che per l’Italia, come scrive Fitch, resta negativo. Questo perchè Renzi “avrà probabilmente le stesse difficoltà del suo predecessore” nel “fare le riforme che rilancerebbero la crescita e la competitività economica dell’Italia”. Ma se per Fitch il pollice è verso, l’ex premier britannico, Tony Blair, al quale Renzi è spesso stato paragonato, e al quale lui stesso dice di ispirarsi, è più che incoraggiante: “ce la farà”. Di più, ”l’Europa ha bisogno che l’Italia assuma il ruolo di leadership che le compete, e i leader europei dovrebbero sostenere compatti Matteo mentre si assume la responsabilità per il futuro del suo Paese”. Blair ha spiegato all’Ansa: “Le sfide sono assolutamente formidabili, ma Matteo ha il dinamismo, la creatività e la forza per farcela, con la combinazione di realismo e idealismo necessari per i tempi che viviamo”. Per gli analisti Fitch, però, quello che serve sono “riforme strutturali in grado di aumentarla un fattore positivo per il profilo di credito, così come una ripresa sostenuta che aiuti il consolidamento dei conti”. Il nuovo cambio alla leadership evidenzia “la volatilità della politica italiana”, scrive l’agenzia. E non manca di sottolineare che Renzi sarà il ”quarto premier da novembre 2011”. A causa delle ”incertezze sulla durata del governo e la sua capacità di portare avanti le riforme, l‘outlook resta negativo con rating a BBB+”.

Renzi contestato allo stadio!

striscioni-contro-renzi-tuttacronacaGli scontri campanilistici tra Pisa e Firenze sono noti, ma cosa succede se il primo cittadino del capoluogo toscano è a un passo dal diventare premier dopo che il presidente del Consiglio, un pisano, ha rassegnato le proprie dimissioni? Basta un attimo e lo sport, nella fattispecie, il calcio, si fonde con la politica. I tifosi del Pisa, nel secondo tempo della partita contro il Perugia, hanno esposto uno striscione proprio contro il prossimo futuro leader: “Renzi la prossima volta atterra a Peretola, nell’aero della Barbie”. La polemica fa riferimento allo scontro aeroportuale tra le due città dopo la presentazione di due masterplan di Adf, società che gestisce lo scalo fiorentino, uno dei quali non condiviso dalla regione toscana e dai pisani.

Renzi: quattro mesi per quattro riforme

renzi-programma-tuttacronacaAl seguito del lungo incontro con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Matteo Renzi ha accettato con riserva, come da prassi, l’incarico a formare un nuovo governo. Il segretario dem avvierà domani le consultazioni e, visto che “l’impegno è l’orizzonte naturale della legislatura”, il 2018, il leader Pd si prende “qualche giorno di tempo” per definire programma e squadra. I tempi del programma, tuttavia, li ha già chiari in mente: a febbraio riforme istituzionali, a marzo il lavoro, che è la “vera priorità”, ad aprile la riforma della pubblica amministrazione e a maggio il fisco. Matteo Renzi ha chiarito che i tempi della formazione del governo non saranno brevissimi. “Ci prendiamo il tempo necessario, sapendo che fuori da qui c’è un senso di urgenza delicato, ma è altrettanto vero che un’orizzonte di legislatura necessita di qualche giorno di tempo per arrivare a sciogliere la riserva”. E ancora: “L’impegno è di un allungamento della prospettiva politica della legislatura, che si colloca nel suo orizzonte naturale”, ha spiegato.

 

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