Al Roland Garros vince ancora Nadal, anche contro la protesta.

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E’ Rafael Nadal che si conferma padrone incontrastato della terra rossa di Parigi. Il maiorchino ha vinto per l’ottava volta il Roland Garros, battendo in finale, nel derby iberico, David Ferrer: 6-3, 6-2, 6-3 il punteggio in 2h15′ di gioco. La gara scivola via senza sussulti, a parte un’invasione di campo che costa un’interruzione nel secondo set. A invadere il terreno di gioco è stato un attivista contro il matrimonio gay che armato di un bengala ha seminato il panico in campo. Già sugli spalti erano stati espulsi alcuni manifestanti che erano in possesso di un cartello su cui si leggeva: ‘Aiuto, la Francia calpesta i diritti dei bambini’.

Nadal con questa vittoria stabilisce il nuovo record di titoli vinti nello stesso torneo dello Slam: 8.

Per Rafa è anche il dodicesimo Slam in assoluto, che gli permette di agganciare Roy Emerson e risalire la china in una classifica guidata da Roger Federer con 17. Il maiorchino è anche stato lontano dai campi di gioco per quasi otto mesi a causa di un infortunio.

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Gay e nozze: dove stiamo andando, dove siamo e dove sono gli altri

 

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Il pidiellino Galan ha annunciato per i prossimi giorni una proposta di legge per tutelare finalmente i diritti delle coppie gay. Come lui, all’interno del partito, sarebbero favorevoli anche Laura Ravetto, Mara Carfagna, Daniele Capezzone e Sandro Bondi in primis,  ma anche altri “che non vogliono esporsi e aspettano, ma io ho fiducia”. Le prime indiscrezioni sono arrivate dai collaboratori di Galan, che hanno fatto sapere che si tratterà di dare tutela alle coppie omosessuali “attraverso il diritto di privato” e dunque “non si può parlare di nozze gay” come in Francia, ma si possono trovare assonanze con i  Pacs, discussi a loro tempo dal centrosinistra. Le questioni che vanno risolte sarebbero l’eredità, la pensione di reversibilità e la possibilità di andare a far visita al compagno in ospedale. Sembra ci sia dunque un ammorbidimento sul tema da parte del Popolo della Libertà, come dimostrano anche le parole della Santanchè: “Sono pronta al confronto e pronta a cambiare idea”, ha riferito all’HuffPost. “Soltanto i paracarri rimangono della stessa opinione. Se i gay si sono imborghesiti e vogliono sposarsi non sta a me giudicarli”. E distingue: “Un conto è il sacramento del matrimonio, un altro sono i diritti civili delle singole persone”. Concludendo: “Il Pdl rappresenta molti interessi differenti e molte anime con idee opposte, è giusto che provi a rappresentare anche questa parte della società”. Certo, voci di dissense restano, come Eugenia Roccella, che è andata in piazza a Parigi per manifestare contro la legge sulle nozze omosessuali, ma nache Gasparri, che ha parlato di “discriminazione” al contrario: “francamente – ha detto – non capisco la tendenza a discriminare chi non si associa all’ondata qualunquista a sostegno delle unioni gay”.

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Ma in Italia comunque si continua a lottare per l’uguaglianza anche su questo piano e, se ancora non c’è una legge che tuteli le coppie omosessuali, ciò non significa che non si possano formare. Come quella di Massimiliano Benedetto e Giuseppe Ilaria le cui nozze, che non hanno valore legale in Italia, si sono svolte nei giorni scorsi in un albergo romano, celebrate dall’attivista per i diritti dei gay Imma Battaglia. Ad organizzare l’evento è stata l’agenzia Same Love, wedding planner per matrimoni fra persone dello stesso sesso. Evento passato in sordina da noi, ma che ha conquistato la prima pagina del New York Times: “Non voglio sembrare retorica, ma noi amiamo i nostri ragazzi e come italiana provo un po’ di vergogna – ha detto al New York Times Marinella Benedetto, mamma di Massimiliano ,- ma i tempi sono maturi per un cambiamento. Dobbiamo solo fare pressione”. Nel riportare la notizia, il quotidiano americano ricorda che “l’Italia è uno dei pochi Paesi in Europa occidentale che non riconosce unioni di alcun tipo fra persone dello stesso sesso”. “Sul matrimonio gay – titola infatti il quotidiano . l’Italia è sempre più sola”

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In Francia, dove a Cannes ha trionfato il film che tratta il tema dell’amore lesbico La via d’Adéle, si celebrerà domani, a Montpellier, il primo matrimonio gay. I promessi sposi sono Bruno Boileau, 30 anni, e Vincent Autin, dieci anni più grande. Mentre il paese continua ad essere spaccato sulla legge entrata in vigore da pochissimo, loro, che si sono conosciuti 7 anni fa in internet, avranno gli occhi di tutta la nazione puntati addosso. A celebrare le nozze sarà il sindaco della cittadina nel sud della Francia, Hélène Mandrou, impegnata da tempo sul fronte delle nozze gay, la stessa che il 5 febbraio 2011 ne aveva celebrato una simbolica, unendo Tito Livio Santos Mota et Florent Robin. Ci saranno anche ospiti illustri a festeggiare l’evento in rappresentanza del governo: il ministro dei diritti delle donne, Najat Belkacem-Vallaud, e il ministro per la Famiglia, Dominique Bertinotti. Insieme a loro 300 invitati tra esponenti politici e delle associazioni, 200 tra familiari e amici della coppia, e 130 giornalisti accreditati. “Il nostro matrimonio ha una grande eco mediatica e questo può essere imbarazzante”, ha dichiarato Bruno a l’avenir.net. “Ma noi cerchiamo sempre di non dimenticare lo scopo della nostra battaglia: che sia Monsieur o Madame, ciascuno deve potersi sposare nella propria città”. Ridotta all’osso la formula scelta per il rito:  “Vincent Autin, vuoi prendere per sposo Bruno Boilea?”, “E tu, Bruno Boileau, vuoi prendere per sposo Vincent Autin?”. “Vi dichiaro uniti in matrimonio”.

Visto il clima del Paese, però, l’invito è alla discrezione, per evitare d’incappare in spiacevoli incidenti, il banchetto si terrà in forma privata e in una località segreta, ma anche per non spettacolarizzare un evento così importante. Una scelta apprezzata anche da Bruno e Vincent, che speravano in un po’ d’intimità: “Il nostro è un matrimonio d’amore. Vogliamo mettere su famiglia e dunque chiederemo anche l’adozione”. E il loro è stato amore a prima vista, prima si sono conosciuti all’interno di un forum, poi l’incontro a Parigi. Il timido Bruno si è ritrovato innamorato dell’estroverso Vincent, già attivista lgbt. Vincent è impegnato all’interno dell’Interpride World, di cui è responsabile francese. I mesi passano, la storia è seria, e Bruno decide di fare coming out in famiglia, dove la coppia è acoclta a braccia aperte. S’insinua in tutti la speranza, accompagnata dall’impegno, che la Franciariconosca a gay e lesbiche la completa parità rispetto agli etero. Ora finalmente ce l’hanno fatta e mercoledì 29 maggio si diranno di sì: “Dobbiamo tutto questo anche ai tanti che insieme a noi e prima di noi si sono battuti per l’uguaglianza”.

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L’ira violenta dei francesi conservatori sul matrimonio gay

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I diritti civili costano molto alla Francia. Nonostante Parigi fosse stata blindata da quasi 1000 ciò non ha impedito, ieri, la manifestazione violenta dei conservatori. La protesta contro il matrimonio gay e l’accesso all’adozione alle coppie dello stesso sesso, alimentata dalla destra e dalla Chiesa cattolica, è sfociata nella violenza tra le strade delle principali città francesi. 12 persone arrestate a Parigi e 44 fermate a Lione questi sono i dati riportati da Le Figarò. Aggrediti anche diversi giornalisti, come riporta Le Parisien: “I reporter sono stati trattati a loro volta come “collaboratori del governo”, insultati come “bastardi e marci e attaccati da manifestanti aggressivi, verbalmente e fisicamente”, si legge ancora su Le Figarò. Il dato allarmante è che le proteste non sembrano calmarsi e si prospettano settimane di fuoco. L’Ump, il partito di centro destra francese, è la principale forza di opposizione al provvedimento e ha già dichiarato che farà ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge approvata ieri dall’Assemblea nazionale in via definitiva.

L’Europa quando imparerà a  non discriminare? Quando veramente si potrà parlare di uguaglianza senza giudicare i comportamenti privati delle persone? Chi ha il diritto di imporre il proprio stile di vita agli altri?

P.S: abbiamo scelto una foto in cui non si vedono le facce dei manifestanti per annullare le facce dell’intolleranza. Per chi poi le vuole vedere c’è il video della brutalità che in nome di un “falso e strumentalizzato” concetto di famiglia vogliono assurgersi a giudici e inquisitori di chi non condivide lo stesso stile di vita.

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