Clamorosa gaffe di Google Maps: a Berlino una piazza dedicata a Hitler

google-hitler-tuttacronaca“Adolf Hitler Platz”. E’ questo il nome che Google Maps ha assegnato (o ri-assegnato, visto che così si chiamava durante la dittatura nazista) a una piazza di Berlino. A scoprire la gaffe il quotidiano berlinese BZ, che ha costretto Google a una rapida rettifica.  La piazza in questione si trova a Charlottenburg-Wilmersdorf, nella parte ovest della capitale tedesca. Attualmente porta il nome del primo presidente della Repubblica Federale, Theodore Heuss. Prima dell’avvento del nazismo, il nome era Reichskanzlerplatz (piazza del cancelliere del Reich).

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Finzione? No, Google Street View!

googlestreetview-tuttacronacaA guardare alcune foto raccolte dalle automobili che Google Street View utilizza per girovagare per la Terra e catturare immagini per ricostruire il mondo virtuale della mappa online, viene da pensare che le scene più assurde riescano ad immortalarle tutte loro. L’imprevedibile, l’assurdo, il terrificante… tutto finisce nei loro obbiettivi e viene mostrato nelle nostre case. Non sfugge la bambola aliena, il cane che si scuote dall’acqua creando un’ombra che fa pensare a un cadavere, una gang che punta la pistola. E ancora una città fantasma, un bambino che gattona davanti a un negozio di Gucci, un anziano con il dono dell’ubiquità e un animale che si rotola per strada. Ecco una galleria per farci un’idea di quello che accade nel mondo…

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Facebook riscrive la geografia italiana: “Urbino è in Emilia Romagna”

facebook-urbino-emilia-romagna-tuttacronacaSe i sardi avevano provato a riappropriarsi dei nomi originari della loro terra cambiando i toponimi in Google Maps, c’è chi si spinge ben oltre e riscrive perfino la geografia italiana, ampliando i confini regionali e “spostando” città. In Facebook, infatti, si legge che “Urbino è in Emilia Romagna”. Ma è solo un esempio, anche altre località, tra la quali Marotta e Fabriano, si sono trovate improvvisamente in regioni che non corrispondono a quella di appartenenza. L’errore, in questo caso, è del social network di Mark Zuckerberg. Come scrive Marta Serafini sul Corriere della Sera:

“Questa volta però non si tratta di rivendicazioni politiche. Ma di nozioni base. Fino a pochi giorni fa infatti sul social network di Zuckerberg, Urbino veniva collocata in Emilia Romagna. Stessa sorte per Marotta. E non solo. Ora il servizio luoghi del social network ha dovuto restituire alle Marche anche Fabriano, Arcevia, Camerino, Acqualagna, Cagli Urbania e altre località, finite chissà perché in altre regioni”.

Facebook Italia ha spiegato:

“Fb vuole supportare gli utenti nel geolocalizzare la propria posizione in modo corretto qualora si trovino a visitare le bellezze marchigiane e poter condividere con gli amici contenuti ed esperienze in modo automatico e diretto sul proprio diario e sulla pagina del luogo in cui ci si trova, oltre a scoprire se i nostri amici sono vicini”.

Lo scorso settembre a segnalare l’errore di Facebook era stato Gian Mario Spacca, il presidente della Regione Marche, che aveva scritto a Zuckerberg e a Facebook “perché suggerisse ai suoi collaboratori di studiare meglio la carta geografica d’Italia”.

La Sardegna si affranca… ma solo in Google Maps e solo per un mese!

Gmaps-Sardo-tuttacronacaL’idea è partita, come l’era 2.0 richiede, da Facebook, dove si era creato un gruppo dal nome “Modifichiamo in Sardo i toponimi della Sardegna su Google Maps. Basta un click”: via i nomi che tutti conosciamo e spazio ai toponimi in lingua sarda. Ecco allora che improvvisamente si leggeva Nùgoro al posto di Nuoro, Casteddu invece che Cagliari,  Sassari si è trasformata in Tàtari e Oristano ha riconquistato l’antica dizione di Aristanis. E così via. Perchè chi ha risposto all’appello si è dedicato a un lavoro certosino di riscrittura della mappa in rete. Ma la carta è stata a dispostizione solo per un mese, dopo di che Google si è accorto di quanto stava accadendo e ha ripristinato la normalità toponomastica ponendo fine alla Repubblica Cibernetica di Sardigna. L’utente del social blu aveva dato il via alla rivoluzione perchè arrabbiato con una recente disposizione governativa che aveva imposto ai comuni dell’isola di togliere i cartelli bilingue. Conseguenze: per circa un mese, quasi tutti i comuni di Ichnusa sulla mappa di Google riscritti in sa limba, la lingua sarda. Questo è stato possibile per la presenza dell’applicazione Google Map Maker, che rende possibile modificare i nomi delle località.

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“Miracoli” di Google Street View: rivede la nonna morta

nonna_google-tuttacronacaDustin Moore ha “ritrovato” la nonna in Google Street View. Residente a Portland, Stati Uniti, stava osservando la foto di casa sua utilizzata per le sue mappe e ha notato una donna seduta sulla veranda dell’abitazione. Si trattava della nonna Alice, morta meno di un anno fa, intenta a leggere il giornale sulla panchina davanti all’uscio. In un forum del social network Reddit il ragazzo ha raccontato che quello che l’ha sorpreso è “che Google abbia scattato una delle ultime foto di mia nonna”. “Credo sia una foto fantastica perché mostra quanto fosse una persona tranquilla e spensierata.”

Addio a google reader… ma monta la protesta! #savegooglereader

google- reading-tuttacronaca

A Mountain View le chiamano, con non poca autoironia, “le pulizie di primavera” anche se spesso vengono fatte fuori stagione. Fatto sta che sotto la scopa di Brin & Page è finito tra gli uno dei servizi più amati dai navigatori a caccia di notizie, Google Reader. L’aggregatore di reed di notizie RSS, che dà in un unico servizio tutti i titoli e i link alle testate scelte e inserite dagli utenti, sarà chiuso a partire dal primo luglio. Motivazione: non viene utilizzato più come un tempo e il colosso californiano preferisce dedicare le sue risorse a prodotti più popolare e quindi remunerativi. In rete si è diffusa subito la protesta degli aficionados, culminata in due petizioni per provare a convincere Google a un improbabile dietrofront. E su Twitter l’hashtag #savegooglereader sta registrando migliaia di tweet.

I vertici di Mountain View hanno spiegato così la decisione: “Abbiamo lanciato Google Reader nel 2005 come sforzo di rendere facile per le persone scoprire e tenere sott’occhio i loro siti web preferiti. Nonostante il prodotto abbia una base fedele di utenti, durante gli anni l’uso ha visto un declino. Quindi, il 1 luglio 2013, ritireremo Google Reader. Utenti e sviluppatori interessati ad alternative per RSS possono esportare i loro dati, incluse le sottoscrizioni, con Google Takeout nel corso dei prossimi quattro mesi”.

Non solo Google Reader, però: Google ha deciso di terminare oltre ad alcune API (l’insieme delle interfacce di programmazione, importanti per software house di terze parti) più le applicazioni Google Building Maker, usata per creare edifici 3D in Google Earth e Maps, Google Cloud Connect rimpiazzato dal popolare Google Drive e il servizio vocale per i servizi di Big G su BlackBerry.

Due le petizioni lanciate finora. La prima, firmata da Daniel Lewis di New York, è pubblicata su Change.org e recita così: “Caro Google, qualche anno fa ho iniziato ad utilizzare Google Reader per il suo scopo, l’aggregazione e la lettura di vari contenuti web in un solo sito ma poi è successo che anche che molte persone hanno iniziato a farlo e con la possibilità di commentare. Il Reader è diventato un’esperienza meravigliosa per molti di noi, utile al fine quotidiano del consumo dei contenuti on-line. Purtroppo, si è deciso di uccidere queste funzioni ‘extra’”. Un’altra petizione viene ospitata sul sito della Casa Bianca, più stringata, in cui si chiede a Google di riconsiderare la sua decisione.

Intanto sulla rete è tutto un fiorire di suggerimenti per prepararsi al giorno in cui Google Reader non ci sarà più: il consiglio più gettonato è quello di farsi un backup dei propri feed con Google Takeout, e prendersi tutto il tempo per scegliersi le alternative. Che ci sono, e anche di buon livello.

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