L’Italia crolla! Il maltempo si abbatte sulla cultura abbandonata dalle istituzioni

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Il maltempo flagella l’Italia, ma trova anche terreno facile abbattersi sulle strutture architettoniche simbolo dello Stivale. Da nord a sud si sono registrati crolli e allagamenti: a Milano è la Galleria Vittorio Emanuele, a Roma i crolli hanno interessato il Gianicolo e a Ercolano, nel Napoletano, è stato invece il tetto che ricopre la Casa dell’Atrio Corinzio a cedere.

Colpa del maltempo sicuramente, ma è anche vero che in Italia si è smesso da troppo tempo di fare manutenzione. Troppi anni si è preferito edificare dal nulla piuttosto che fare contratti con le aziende che potevano garantire una manutenzione costante alle opere già esistenti. Il maltempo flagella le opere d’arte da troppo tempo abbandonate dalle istituzioni, il maltempo uccide la cultura da tempo dimenticata nel paese che invece dovrebbe essere il simbolo e la culla di quel passato conosciuto in tutto il mondo e copiato ovunque. Le solite parole? Forse, ma sarebbe anche l’occasione per l’Italia di ripartire dalle proprie certezze, da quell’inossidabile tesoro che è la cultura e le eccellenze del nostro paese che invece vengono abbandonate a se stesse.

A Milano, questa mattina, è stato trovato allagato il Salotto della città… colpa del maltempo? Sicuramente e come al solito, la colpa è sempre di un evento straordinario e se non è straordinario è sicuramente avvenuto a insaputa di chi se ne sarebbe dovuto occupare. Di chi è la colpa se la vetrina di Cadè è piena d’acqua? Decine di camicie da buttare, cravatte rovinate, maglioni inutilizzabili, questo è il panorama che viene offerto dalla vetrina anche ai turisti e ai cittadini che volevano magari iniziare a pensare ai regali di Natale. La crisi? Parte anche da qui! E viene da lontano, da quei lavori non fatti e da quella decadenza di abilità a percepire i rischi e a prevenirli. La crisi economica non sarà solo lo specchio di una crisi ben più profonda che ha sconvolto il Bel Paese?

MILANO: è stato un cliente del bar Camparino a lanciare l’allarme: «Lì è tutto allagato». In pochi minuti, i dipendenti del locale ex Zucca si accorgono che è il calorifero al primo piano, proprio sopra l’ingresso della boutique, a essere andato in tilt: pare che il termosifone abbia ceduto nella parte centrale, facendo fuoriuscire il liquido all’interno e danneggiando il parquet del ristorante.

Arrivano i tecnici di A2a, cui è affidata la manutenzione idraulica del Salotto, per un primo sopralluogo: bisognerà aspettare domani per capire se si è trattato di un guasto ai tubi o di un semplice problema all’impianto di riscaldamento del Camparino. Sul posto anche una pattuglia di vigili: verbale d’obbligo per scongiurare eventuali danni strutturali all’Ottagono, al momento esclusi. Manco a dirlo,l’ennesimo disagio in Galleria scatena la protesta dei commercianti: «Qui c’è poca manutenzione», fanno sapere da Cadè. «I caloriferi non vengono controllati — aggiungono al Camparino — e non possiamo neppure regolarli: spesso in inverno siamo costretti ad accendere l’aria condizionata perché i clienti hanno troppo caldo».

ROMA: Qualche ora dopo è la Città Eterna a chiamare i soccorsi per un muraglione affacciato sulla strada  che è crollato la scorsa notte nella zona di Porta San Pancrazio al Gianicolo. Strada chiusa e per fortuna nessun ferito. Disagi, rischio di frane e crolli anche ai Castelli Romani.

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NAPOLI: poi è Ercolano a chiamare i Vigili del Fuoco per  il tetto di circa 10 metri quadrati, in travi di legno e tegole di terracotta, posto all’interno della Casa dell’Atrio Corinzio. La copertura, costruita in epoca moderna, non ha valore archeologico, ma ora il monumento potrebbe essere esposto alle intemperie e sale il rischio di un’infiltrazione che danneggi le pitture e le pareti. Sul posto sono giunti i carabinieri avvisati dal personale del sito archeologico.

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Il flagello del maltempo che colpisce il cuore della cultura italiana! Finiti da tempo i soldi per la manutenzione?

Paura a Roma, fuga di gas ed evacuazione a Casal Palocco

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Molta paura a Casal Palocco,  via di Casal Palocco angolo via Prassilla, tra  dove una fuga di gas ha costretto le forze dell’ordine a evacuare diverse abitazioni e un centro commerciale sito in piazzale Filippo Macedone, Le Terrazze. Sembrerebbe che a procurare la fuga, sia stato un mezzo durante i lavori di manutenzione del manto stradale che ha provocato la rottura di una tubazione di gas sotterranea.

Crollo a Pompei sulla strada del Teatro Piccolo.

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Un distacco dal muretto della via Stabiana, è avvenuto questa mattina, quando alcune pietre sono cadute all’interno dell’area archeologica degli Scavi di Pompei. Il luogo del crollo è la strada che dà accesso al teatro Piccolo. L’Odeion rimane comunque accessibile ai visitatori, secondo quanto ha comunicato la soprintendenza archeologica. La via Stabiana è compresa nei lavori di manutenzione e restauro del “Grande progetto Pompei” finanziato dall’Unione Europea. Si arriverà in tempo? Sarà cancellata Pompei dalla lista dell’Unesco? Tra annunci, promesse e rallentamenti continua la vergogna italiana dell’abbandono e del degrado nei luoghi archeologici e culturali che tutto il mondo ci invidia e che la politica negli ultimi anni non ha tutelato.

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LO SCANDALO DEGLI F35… NON HANNO VISIBILITA’ POSTERIORE!!!

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Per il cacciabombardiere F-35 potrebbe essere la mazzata definitiva. C’è un nuovo rapporto del Pentagono secondo cui il jet da combattimento che dovrebbe equipaggiare anche l’Aeronautica italiana non funziona, e stavolta la bocciatura americana è più pesante di quella di qualche settimana fa, perché riguarda difetti strutturali e non problemi ordinari, di quelli che normalmente si scoprono e si risolvono nella fase di sviluppo di qualunque macchina. La critica all’F-35 è così radicale che il nuovo caccia viene definito per diversi aspetti peggiore dei velivoli più vecchi di decenni, che è destinato a sostituire.

L’F-35 viene prodotto dall’americana Lockheed Martin ma, come ormai è d’uso, lo si fabbrica nell’ambito di un’ampia collaborazione internazionale, che coinvolge anche l’Italia nello stabilimento di Cameri, in provincia di Novara. Ne esistono varie versioni, in particolare a decollo corto o verticale, pensate soprattutto per le portaerei, e a decollo normale per l’impiego da basi terrestri. Finora, i rapporti critici del Dipartimento della Difesa americano avevano coinvolto solo le varianti del primo tipo, mentre l’ultimo dossier le mette sotto accusa tutte.

La questione che aveva fatto rumore qualche tempo fa era la vulnerabilità dell’F-35 ai fulmini. Si era obiettato che il difetto c’è ma si può risolvere. Il nuovo rapporto invece cita, fra nuovi problemi, alcuni impossibili da eliminare, e in particolare la visibilità posteriore che risulta pessima e sarebbe molto penalizzante in un combattimento aereo. E non si dica che il problema non esiste, perché il pilota del terzo millennio non vede con gli occhi ma con gli strumenti elettronici: sull’F-35, dice il rapporto, fanno cilecca anche quelli, perché il display nel casco di volo non fornisce un orizzonte artificiale analogo a quello reale, a volte l’immagine è troppo scura o scompare, e il radar in alcuni voli di collaudo si è mostrato incapace di avvistare e inquadrare bersagli, o addirittura si è spento.

La tragica considerazione finale di questo rapporto del Pentagono è che in un futuro duello aereo l’F-35 verrebbe abbattuto dai vecchi caccia americani F-15, f-16 e F-18, che volano da 30 o 40 anni, dal pan-europeo Typhoon e dal Sukhoi 30 russo e dal J-10 cinese.

Ma non finisce qui perchè è stato riscontrato anche il problema della manutenzione che risulta troppo laborioso e limita l’efficienza operativa. Inoltre l’affidabilità tecnica generale lascia a desiderare e il dispositivo di carica delle batterie tende a non funzionare quando fa freddo, e, tanto per gradire, viene confermata la vulnerabilità dell’aereo ai fulmini.

E l’Italia ha investito 16 miliari di euro per la sola acquisizione, quindi a questa somma poi dovranno essere aggiunti i costi di gestione e manutenzione, più gli eventuali (che eventuali poi non sembrano data l’analisi del Pentagono) costi in caso di problemi tecnici e guasti.

ERA UNA SPESA INDISPENSABILE IN TEMPO DI CRISI ECONOMICA? CHI CI HA MANGIATO? CHI CI DOVRA’ MANGIARE? CHI CI DOVRA’ MORIRE SU QUESTI APPARECCHI CHE NON SONO SICURI E NEPPURE EFFICIENTI? POI PIANGEREMO I MORTI CHE SI POTEVANO EVITARE?

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