Quelle tasse non pagate che avrebbero coperto tre manovre finanziarie!

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Quelle tasse non pagate che avrebbero coperto tre manovre finanziarie! Se solo gli italiani avrebbero pagato le tasse su 51,9 miliardi di euro, forse si sarebbe potuto dare nuovo respiro all’intera nazione. Molti, quasi 5 miliardi, sono stati evasi di Iva, ma la vera evasione viene da fatture e scontrini irregolari emesse da quasi una attività commerciale su 3, molti poi non emettono proprio né fattura, né scontrino. I controlli incrociati e le privazioni di privacy a cui i cittadini italiani sono sempre più soggetti ancora non hanno dato gli esiti sperati. Il dato abnorme di quasi 52 miliardi sottratti a tassazione è dato dalla somma di redditi e ricavi non dichiarati e costi non deducibili scoperti dalla Gdf sul fronte dell’evasione internazionale, dell’evasione totale e di fenomeni evasivi come le frodi carosello, i reati tributari e la piccola evasione. Nello specifico, i finanzieri hanno scoperto 15,1 miliardi sul fronte dell’evasione fiscale internazionale: soldi che nella maggior parte dei casi riguardano i cosiddetti «trasferimenti di comodo», ossia il trasferimento della residenza di persone o società in paradisi fiscali, e l’individuazione di organizzazioni o società con sede all’estero ma che svolgono in Italia attività soggetta a tassazione. Dal canto loro, gli 8.315 evasori totali – un numero pressochè identico a quello del 2012, quando ne furono scoperti 8.617, segno che si tratta di un fenomeno tutt’altro che in calo – hanno nascosto al Fisco redditi per 16,1 miliardi, mentre i ricavi non contabilizzati e i costi non deducibili riferibili ad altri fenomeni evasivi – dalle frodi carosello ai reati tributari fino alla piccola evasione – ammontano a 20,7 miliardi. Non va meglio sul fronte degli scontrini: sia nel 2012 sia nel 2013 le irregolarità accertate dai finanzieri sono state il 32% del totale dei controlli. Questi ultimi sono stati quattrocentomila l’anno scorso e 447mila due anni fa, effettuati sia nelle operazioni ‘ad alto impattò, come quella che prese di mira Cortina o Capri, sia nei controlli quotidiani. Significa che un’attività commerciale su tre, che sia un negozio, un bar, un ristorante, un albergo, o non ha fatto scontrini e ricevute o le ha fatte in maniera irregolare. Sul fronte del lavoro nero, i finanzieri hanno invece scoperto 14.200 soggetti che prestavano la loro opera al di fuori di ogni regola e 13.385 che aveva contratti di lavoro irregolari. Non è un caso dunque che l’anno appena passato ha visto aumentare le persone denunciate per frodi e reati fiscali: 12.726 nel 2013 (di cui 202 arrestate), 11.769 nel 2012. La maggior parte di queste persone (5.776 violazioni) ha utilizzato o emesso fatture false. Sono inoltre 2.903 i soggetti che hanno omesso di presentare la dichiarazione dei redditi mentre 1.976 hanno distrutto o occultato la contabilità e 534 non hanno versato l’Iva. Dall’analisi dei numeri della Guardia di Finanza emerge un altro aspetto interessante: alle frontiere italiane sono stati intercettati 298 milioni tra contanti e titoli. Soldi bloccati sia in uscita dal nostro paese che in entrata. Di questi, 258 sono stati sequestrati, con un incremento di ben il 140% rispetto alla valuta sequestrata nel 2012. Il dato positivo, se così si può definire, è che 4,2 miliardi sono stati recuperati a tassazione, dopo l’adesione integrale da parte dei contribuenti disonesti ai verbali di contestazione. E un altro miliardo e 400 milioni tra beni mobili e immobili, valuta e conti correnti – su un totale di 4,6 per i quali è stata avanzata la proposta di sequestro – sono stati requisiti ai responsabili di frodi fiscali. Magra consolazione, visto che complessivamente si tratta di 5,6 miliardi, un decimo dell’importo che gli italiani hanno nascosto.

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Treno deraglia e travolge un uomo: l’operaio muore sul colpo

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Un treno, durante la notte tra il 12 e 13 gennaio, è deragliato mentre effettuava una manovra nella stazione di Santa Maria Novella, a Firenze. Secondo una prima ricostruzione la manovra del treno doveva servire alla formazione del convoglio, ma una delle carrozze passeggeri è uscita dai binari, per motivi ancora da chiarire e ha travolto l’operaio, Fabrizio Fabbri, 34 anni, che è morto sul colpo. Fabbri aveva funzioni di pilotaggio e manovra e secondo i compagni di lavoro era molto esperto e prudente. L’incidente è accaduto dopo mezzanotte al binario numero due. Polizia e vigili del fuoco a lavoro per stabilire la corretta dinamica e attribuire le responsabilità.

Il vigile urbano in moto investito da un’auto a Roma

vigile-investito-tuttacronacaTraffico bloccato a Roma per un vigile a terra. Il tutto è iniziato quando un automobilista, al volante di una Yaris con targa straniera che andava verso il Tevere, ha eseguito un’inversione a u in Corso Vittorio Emanuele, a Roma, questo pomeriggio. Mentre faceva l’azzardata manovra, però, sopraggiungeva un vigile urbano in sella alla sua moto: l’impatto è stato violento e l’agente è finito a terra sbattendo la testa. Sull’asfalto sono rimaste le tracce del suo sangue. Erano passate da poco le sedici quand’è avvenuto l’incidente: i colleghi dell’agente ferito sono arrivati subito sul posto, bloccando il traffico per qualche minuto per consentire a un’ambulanza di soccorrere il vigile.

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Il pilota di linea costretto da un Ufo a una manovra d’emergenza!

ufo-tuttacronacaSta facendo il giro del mondo in questi giorni la storia di un capitano d’aviazione di linea inglese, anonimo, che nessuno può smentire e che lui non si rimangia. Racconta che, il 13 luglio 2013, alle 18 e 35 vicino a Heathrow, Inghilterra, un oggetto a forma ovale, color argento, splendente e velocissimo, sarebbe entrato in rotta di collisione con il suo Airbus. Per evitarlo, il Capitano racconta di aver eseguito una manovra di emergenza portando l’aeroplano in picchiata per qualche attimo, tempo sufficiente ad evitare l’impatto. Con un oggetto che giura di aver visto e aver rilevato come minaccia per il velivolo, ma che nessuno strumento a terra ha rilevato. Ecco come parla Repubblica dell’accaduto:

L’Airbus A320 volava a 34000 piedi sulla zona del Berkshire, non lontano dall’aeroporto principale di Londra. Subito dopo l’incidente il Capitano racconta di aver avvisato i controllori di volo e controllato gli strumenti dell’aereo. Ma da nessuno dei due elementi di controllo risultava nulla. Sul Telegraph la vicenda viene descritta come una “apparizione improvvisa di un oggetto dalla forma allunga, a sigaro, tendente all’ovale, color argento brillante”, diretto a velocità sostenuta verso l’aeromobile. La mancanza di tempo per intraprendere una manovra di allontanamento avrebbe indotto il Capitano a entrare in picchiata, con l’oggetto che a quel punto sarebbe passato a poca distanza dall’Airbus, con l’impatto evitato per il rotto della cuffia. Le indagini su quanto accaduto per ora non hanno prodotto conferme. Rimane da verificare se nella scatola nera ci sia qualcosa che aiuti a fare luce sul presunto incontro ravvicinato. In grado di terrorizzare un capitano e di indurlo a una manovra azzardata per contrastare una minaccia di impatto.

Fare luce sì, ma come? Secondo i radar militari e la Airprox Board, l’ente che indaga sugli incidenti di volo in Inghilterra, non c’erano altri velivoli in prossimità dell’Airbus al momento del fatto. La stessa autorità nega che possa essersi trattato di palloni meteo o giocattoli. Ufficialmente insomma in aria nei pressi dell’aereo non c’era nulla: “Non è stato possibile determinare le cause dell’avvistamento”, conclude il rapporto. Il dottor David Clarke, consulente per gli oggetti volanti non identificati per i National Archives inglesi, ha un’idea chiara: “E’ un avvistamento interessante perché è chiaro e dettagliato. I piloti non scrivono rapporti per nulla, è certamente successo qualcosa”. Ma in Inghilterra, il ministero della Difesa ha chiuso il suo ufficio dedicato agli Ufo nel 2009, per il “calo di avvistamenti”. E anche per questo, in mancanza di altri elementi la storia del pilota dopo essere diventata virale su siti e giornali del mondo, sembra proprio destinata a finire nel cassetto dei parecchi casi di avvistamento in volo, rimasti insoluti e poi facilmente dimenticati. Difficilmente però, da chi li racconta in prima persona.

L’allarme rosso di telefono azzurro!

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Troppi tagli nella finanziaria e Telefono Azzurro lancia l’allarme! La finanziaria taglierà sino al 30% ai fondi e questa manovra potrebbe tradursi in diritti violati e grave mancanza di applicazione dei principi fondamentali previsti dalla Convenzione Onu siglata nel 1989. Lo scenario preoccupa, anche perché in Italia si è sollevato il velo e d è sotto gli occhi di tutti il problema delle baby-squillo o di maltrattamenti perpetrati a danni di minori. Tra abusi e sfruttamento i bambini nel nostro Paese sono a rischio. Per questo Sos Telefono Azzurro, in vista della Giornata Mondiale dei Diritti e dell’Infanzia lancia l’allarme affinché «il Paese si desti da un’indifferenza che potrebbe avere conseguenze sempre più drammatiche» e un appello alla comunità, alle istituzioni e ai media.

L’appello, «a nome dei bambini italiani» in 14 punti, «per tornare ad accompagnare bambini e adolescenti» avanza una serie di richieste. Fra queste: l’istituzione di un dipartimento interno al Consiglio dei Ministri responsabile delle scelte strategiche e politiche che incidono sulla vita dei bambini; la disposizione di maggiori fondi per la loro tutela; la predisposizione di un sistema centrale in grado di coordinare efficacemente la lotta al bullismo; il riconoscimento della cittadinanza a tutti i bambini nati in Italia e la tutela dei minori extracomunitari non accompagnati; la lotta alla spettacolarizzazione di casi relativi a minori da parte dei media.

Governo al servizio dei cittadini quello che taglia i fondi all’infanzia e mantiene in piedi il rimborso ai partiti?

In odor di manovra!

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E dopo la fiducia si torna a parlare di manovra. Neppure i quotidiani specializzati riescono a dare un ordine preciso di quanti miliardi occorrono al governo Letta per riuscire a far fronte a tutte le esigenze dello stato. Il Il Sole 24 Ore titola 1,6 mentre il Messaggero dice 10.

Sul Messaggero parlano di “Quasi cinque miliardi da trovare per il 2013 […] E poi una legge di stabilità il cui conto complessivo per il prossimo anno potrebbe avvicinarsi ai 10 miliardi”.

La prossima settimana in questo senso sarà fondamentale, soprattutto nei giorni tra lunedì e mercoledì  il consiglio dei Ministri si riunirà per cercare di correggere il rapporto deficit/Pil, avendo l’Italia sforato dello 0,1% il tetto del 3%.

Poi si ripartirà dal testo che era in discussione prima che esplodesse la crisi di governo e cioè:

  • tagli ai ministeri per 415 milioni e un miliardo che dovrebbe arrivare dalla vendita degli immobili.

Ancora non è chiaro se si sceglierà di approvare subito con decreto tale provvedimento oppure si preferirà inserirlo nella legge di stabilità che deve essere presentata alle Camere entro il 15 ottobre e poi, per la prima volta, anche a Bruxelles.

Nella manovra finanziaria il governo dovrebbe mettere sul piatto due miliardi di  “sgravi a imprese e dipendenti” ovvero un taglio delle imposte sul lavoro, il cosiddetto “cuneo fiscale”.

Ai Comuni arriveranno due miliardi con un allentamento quindi del Patto di Stabilità e una nuova imposta sui servizi, la Service Tax che ingloberà tariffa sui rifiuti e tassa sulla casa.

Per quanto riguarda l’Iva, saranno riviste le esenzioni e le aliquote agevolate. Più o meno tasse?

Quindi il calcolo è presto fatto: sommando imposte sul lavoro, soldi ai Comuni e Iva (che resta al momento un’incognita) si avrebbe un fabbisogno di circa 4 o 5 miliardi che si dovrebbe coprire con la spending review e un taglio alle agevolazioni fiscali.

Secondo il Sole 24 Ore, “la manovra correttiva da 1,6 miliardi di euro per rientrare sotto il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil potrebbe essere approvata dal Consiglio dei ministri di mercoledì prossimo”.

Intanto già da oggi, venerdì 4, il Governo dovrebbe rifinanziare con 265 milioni di euro le 25 missioni all’estero dei militari italiani, dall’Afghanistan al Gibuti passando per Kosovo e Libano.

Anche il Sole24 parla di 415 milioni di tagli ai ministeri e di vendita di immobili del patrimonio dello Stato, anche se su questa seconda mossa il quotidiano di Confindustria non ipotizza cifre di un eventuale incasso finale. Mentre non dovrebbe esserci più l’aumento delle accise sulla benzina e l’aumento degli acconti Ires e Irap a fine novembre: erano misure d’emergenza per evitare l’aumento dell’Iva, ormai già scattato.

Leggendo il Sole24 si apprende anche che:

“Come ha sottolineato ieri alla Camera il viceministro all’Economia, Stefano Fassina, entro la fine dell’anno occorre trovare risorse per 5 miliardi di euro e tra le misure da varare bisognerà fare delle “scelte”. Il conto è presto fatto. Vanno recuperati i 2,4 miliardi necessari per evitare la seconda rata dell’Imu in scadenza a metà dicembre e che con tutta probabilità troverà soluzione solo dopo il varo del disegno di legge di stabilità. Ci sono poi non meno di 800 milioni di spese inderogabili. Oltre agli 1,6 miliardi per la manovrina e ai 265 milioni già citati per le missioni di pace, il Governo punta a rifinanziare per non meno di 330 milioni la Cassa integrazione in deroga, così come la social cardcon un ulteriore “cip” di 35 milioni di euro. Sul tavolo ci sono anche già 190 milioni per l’istituzione di un apposito fondo per l’emergenza immigrazione cui se ne aggiungono altri 20 per l’accoglienza di minori stranieri non accompagnati. Il conto si allunga con i 120 milioni cui l’Esecutivo vuole integrare la dotazione del fondo di solidarietà comunale 2013 per assicurare comunque ai Comuni il gettito Imu. Tutti capitoli comunque già definiti dal ministro Saccomanni con l’ex decreto Iva e che da mercoledì potranno trovare posto, con tutta probabilità, nel nuovo decreto sulla “manovrina”.

1 ottobre: scatta l’aumento dell’Iva… +349 euro a famiglia

aumento-iva-tuttacronaca1 ottobre. Ore 00:00. L’Iva passa dal 21% al 22%. Come dire, secondo i calcoli del Codacons, che le famiglie si troveranno a spendere, su base annua, 349 euro in più. E i consumi subiranno una riduzione del 3%. L’incremento, avverte l’associazione, produrrà “una vera e propria ecatombe nel settore del commercio, con ricadute enormi sul fronte occupazionale e sullo stato economico del nostro paese”. L’elenco dei beni che verranno colpiti dall’aumento è lungo ma quello che maggiormente preoccupa è il rincaro dei carburanti, stimato in 1.5 centesimi in più, che avrà ripercussioni parziali anche sui prodotti trasportati. A farne poi le spese il settore della casa nonchè le spese personali. Sia i liberi professionisti che le grandi case produttrici potranno decidere di rivedere i propri listini ma anche senza pensare a elettrodomestici o sedute dal parrucchiere, il balzello è qualcosa che ci toccherà quotidianamente, visto che anche il settore alimentare risentirà dell’aumento di un punto percentuale.

Booom! Salta il rinvio dell’Iva.

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Il primo chiarimento c’è stato ed è stato uno stop al rinvio dell’Iva a gennaio e ridurre il deficit. Secondo quanto riferito da una fonte governativa: “Non ci sono le condizioni”. Per l’approvazione del dl bisognerà quindi attendere il chiarimento in Parlamento sulla tenuta del governo che il premier Enrico Letta ha intenzione di chiedere nei prossimi giorni. Se il governo non supererà la prova, l’Iva e l’Imu piomberanno sulle spalle degli italiani. Ma in Cdm sembra anche che si sia parlato di  giustizia. Sarebbe stato il vice premier, Angelino Alfano ad aprire il dibattito: “Non vogliamo chiarimenti che servono per tirare a campare: il governo va avanti se centra gli obiettivi. Occorre mettere la giustizia dentro il chiarimento. Senza questo sarebbe ipocrita”, avrebbe detto nel corso del Cdm per poi aggiungere “Il governo l’ha voluto il Pdl e il Pdl non si fa scaricare le responsabilità di un’eventuale crisi”.

Nuova manovra? Gli italiani saranno ancora tartassati in autunno?

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E’ Stefano Feltri a lanciare l’allarme dalle pagine de “Il Fatto Quotidiano” su cui ipotizza la possibilità di una nuova manovra finanziaria in autunno:

Il report rivelato dal Fatto Quotidiano, nel quale si sostiene che l’Italia rischia di dover ristrutturare il debito pubblico nei prossimi sei mesi, è stato preso molto sul serio, al ministero del Tesoro lo stanno studiando da giorni. La dimostrazione che l’analisi di Guglielmi è fondata sta nei numeri. Mentre il governo litigava su Iva e Imu, venerdì sui mercati succedeva questo: il Btp decennale emesso il 2 maggio 2003 con una cedola del 4,25 per cento e scadenza il primo agosto 2013 pagava un rendimento di 74 punti base. Cioè prestando alla Repubblica Italiana soldi per un mese circa si incassa lo 0,74 per cento di interesse. Un Bot a sei mesi emesso il 31 gennaio 2013 con scadenza il 31 luglio, quindi un giorno prima del Btp, pagava invece un rendimento di 48 punti base, cioè 26 punti in meno del Btp. Rispetto al Bot, il Btp rende il 50 per cento in più.

Cosa succederà?

Quando c’è uno squilibrio di questo tipo, il mercato di solito tende a chiudere “l’arbitraggio”, cioè vende Bot e compra Btp finché la differenza non si annulla. Se il mercato tollera l’inefficienza ci deve essere una ragione. La spiegazione è che c’è una differenza nascosta tra Btp e Bot. I Btp sono prestiti a lungo termine, i Bot a breve. Quando un Paese dichiara un default, anche parziale, e chiede di rinegoziare le condizioni sul suo debito, di solito i prestiti a lungo termine sono coinvolti mentre quelli a breve, usati dalle banche come collaterali (cioè garanzie) per le loro operazioni quotidiane, restano al sicuro.

Anche perché per discutere la ristrutturazione di un debito pubblico ci vogliono tempi lunghi, almeno un anno, e quindi i prestiti a breve nel frattempo vengono tutti rimborsati. Morale: o c’è una spiegazione di questo fenomeno che è sfuggita ad Antonio Guglielmi e al suo team di analisti, oppure il mercato sta “prezzando” il rischio di una ristrutturazione del debito pubblico italiano nei prossimi mesi. Questo non significa che il default è certo, ovviamente, ma che gli investitori si stanno cautelando chiedendo rendimenti più elevati per pareggiare il rischio. Al Tesoro ne sono consapevoli.

Porto di Genova: avaria per la Jolly Verde, “nave gemella” della Jolly Nero

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Dopo la tragedia della Torre Piloti, abbattuta dalla Jolly Nero il 7 maggio scorso provocando 9 morti, un’altra nave della compagnia Messina ha avuto problemi: si tratta della “nave gemella”, il cargo Jolly Verde, che ha dovuto chiedere l’ausilio dei rimorchiatori per entrare nel porto di Genova a causa di un’avaria che riguardere l’elica di manovra di prua dell’imbarcazione. A renderlo noto, poco prima delle 9, il comando generale delle Capitanerie di Porto che ha spiegato che la manovra starebbe avvenendo “in totale sicurezza”. Il malfunzionamento, che non avrebbe creato problemi in navigazione, potrebbe incidere sulle manovre di accosto alla banchina e per questo potrebbe essere utilizzato in questa fase un rimorchiatore in più. La Jolly Verde era partita ieri mattina allo 8 dal Porto di Napoli ed ora entrerà nel terminal Messina dove sarà  sottoposta ad una serie di ispezioni di rito da parte della Capitaneria di porto e del Rina, un atto dovuto dopo una segnalazione di guasto.

Avanti popolo… pagate la Morgan Stanley!

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Perché il Tesoro italiano versa soldi nelle casse della Morgan Stanley, nota banca newyorkese? Il tutto ha avuto inizio il 3 gennaio scorso quando in Italia imperversavano i bunga bunga o le notizie glamour del natale appena passato, che, nel silenzio più assoluto e nella massima disattenzione da parte dei media, si è effettuato il trasferimento di denaro.   Sono stati gli stessi vertici della Morgan Stanley ad aver comunicato che l’esposizione verso l’Italia è scesa da 6,268 a 2,887 miliardi di dollari: una differenza di 3,381 miliardi corrispondenti a 2,567 miliardi di euro, circa un decimo della manovra “salva-Italia” varata dall’esecutivo Monti.

La banca newyorkese si è limitata ad annunciare trionfalmente il recupero della somma, che veniva versata per estinguere un’operazione di derivati finanziari. Il governo italiano ha stangato i pensionati e i contribuenti in genere per andare a onorare un debito proprio con una delle banche più potenti d’America. L’unico giornale a porre delle domande senza aver risposte è stato L’espresso che ha cercato con un articolo di Orazio Carabini, di far emergere la questione… ma in tempo di elezione gli argomenti scomodi vengono messi a tacere… dalla MPS, alla Morgan Stanley, dagli scandali di Bossi ai processi di Berlusconi.

Scena da film… no, realtà napoletana!

Un maldestro guidatore s’incastra con la sua auto in una strada e blocca anche la processione… E stavolta non è una donna al volante!

 

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