Il gol di Peluso in Coppa Italia: perchè la Rai non ha mostrato l’altro filmato?

gol-peluso-telecamera-tuttacronacaQuando una partita di Coppa Italia vede la capolista eliminata ai quarti di finale, pur contro una buona e combattiva Roma, soprattutto se quel gol di Peluso annullato non convince poi molto per quel che riguarda la traiettoria della palla, difficile far cadere l’argomento. Soprattutto se si scopre che, all’appello, manca un video. Che nessuno spettatore/tifoso ha visto. Domanda spontanea: quant’è professionale la Rai? Perchè la tv che è tanto attenta a incassare il canone dagli italiani, dopo l’annullamento del gol di Peluso ha proposto un unico replay da un’unica angolazione, ripreso da una telecamera posizionata in alto ed in linea con la trequarti di campo, quella che generalmente si utilizza per valutare le posizioni di fuorigioco segnalate dai guardalinee. Da quelle immagini era oggettivamente difficile valutare l’esatta posizione della sfera e se avesse realmente superato la linea di fondo. La tv nazionale che non ha un’altra sequenza di immagini? Sospetto. E infatti un filmato amatoriale ripreso dagli spalti testimonia che c’era un’altra telecamera, posizionata dal lato opposto del campo all’altezza della linea di fondo, sopra una sorta di trespolo. Il replay da questa angolazione non è stato proposto dalla regia della Rai. E non sapremo mai se avrebbe potuto fornire nuove informazioni sull’azione. Se questa mancanza non bastasse, fa perfino sorridere l’assurdo tentativo della Rai di dare ragione all’arbitro, dimostrando di ignorare le basiche leggi della prospettiva.

collageCome si legge in Calcioblog: “Tracciare una linea in un punto a caso su un’immagine bidimensionale non permette certo di valutare la profondità, trasformandola così magicamente in tridimensionale. Bisognerebbe sapere in che punto si trovava il pallone nel momento del fermo immagine, altrimenti sarebbe sufficiente tracciare una seconda linea, ugualmente “a caso”, per affermare il contrario e cioè che il pallone era in gioco”. Questa volta più che dare un voto ai giocatori andrebbe dato alla Rai… e non ne esce bene!

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Mamma Lucrezia vs mamma Rai, cosa è diventata la tv pubblica?

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Mamma Lucrezia non si dà pace: “Esigo le scuse del direttore di RaiUno, non per me ma per mio figlio. Cosa è diventata la Rai? Chi invita come esperti? A che titolo quella donna dice a mio figlio che la sua vita è indegna?”. È amareggiata mamma Lucrezia, dopo la puntata de La Vita in Diretta in cui, su invito di RaiUno, lei, il figlio Max e tutta la famiglia dovevano raccontare la loro storia incredibile. Max Tresoldi, infatti, si è risvegliato nel 2001 dopo 10 anni di stato vegetativo. Senza terapie invasive e senza aver visto mirabolanti “tunnel di luce” (come quelli raccontati nel segmento precedente della puntata). Solo perché la vita, a volte, può riservare delle sorprese incredibili.

Mamma Lucrezia contro mamma Rai. Dopo quel che è accaduto durante “La vita in diretta”, con l’intervento in studio di  Alda D’Eusanio, ora la signora, mamma di Max, ragazzo appena uscito dal coma, esige le scuse per suo figlio.  Queste le parole durissime della D’Eusanio, riportate questa mattina da un articolo indignato di Avvenire:

«Quella non è vita», spara in faccia a Max, che non ha avuto il tempo di srotolare il poster in cui aveva scritto di suo pugno “sono tanto felice”. «Tornare in vita senza poter più essere libero – ha proseguito imperterrita la D’Eusanio – e soffrire, e avere quello sguardo vuoto… mi dispiace, no!».

«Rivolgo un appello pubblico a mia madre – ha continuato ormai senza freni Alda D’Eusanio –, se dovesse accadermi quel che è accaduto a Max, non fare come sua mamma!». Ovvero non abbracciarmi, non baciarmi, non lavarmi, non girarmi nel letto, non darmi pranzo e cena… Perché solo questo ha fatto Ezia, insieme al marito Ernesto e a quel mare di amici di Max conosciuti all’oratorio o sui campi di calcio, non terapie invasive, non respiratori o cannule, non accanimenti. Ha curato e amato.

Come riporta l’Huffington Post: i conduttori Paola Perego e Franco Di Mare, visibilmente imbarazzati, hanno cercato di limitare i danni. Ma la D’Eusanio, implacabile, ha continuato: «Quando Dio chiama, l’uomo deve andare!». Alla fine mamma Lucrezia è riuscita a riconquistare il microfono per dire la sua: «Voglio dire a quella signora che io non ho riportato in vita mio figlio, mio figlio è sempre stato in vita. E la sua vita è bella così com’è».

Ora, come scrive Avvenire, la famiglia Tresoldi vuole delle scuse.

Finita la trasmissione, da Roma gli autori della trasmissione subito chiamano casa Tresoldi. Si sono accorti che la Rai ne esce male, chiedono scusa, cercano di uscirne in qualche modo. Le telefonate vanno avanti fino a notte, ma Ezia insiste con ferma dignità: «Esigo le scuse del direttore di RaiUno, non per me ma per mio figlio. Cos’è diventata la Rai? Chi invita come esperti? A che titolo quella donna dice a mio figlio che la sua vita è indegna?».

Questo è il vero problema. Dei venti minuti previsti sugli stati vegetativi, ben 16 (sul sito Rai si può rivedere la puntata e fare la “moviola”) sono stati dedicati a presunte «visioni del paradiso», addirittura «porte dell’aldilà», luci «che immettono in un’altra dimensione», con interrogativi “profondissimi” del tipo «forse sono viaggi ai confini della vita che ci attende oltre l’esistenza terrena?».

C’è chi in sei giorni di coma ha visto le farfalle, chi la nonna. Max no, non ha visto niente in dieci anni, perché lui vedeva noi, i medici, la città, la vita vera, ma non riusciva a comunicarcelo. Questo è il vero mistero, ma in studio non un neurologo, non un giornalista informato. Confondere due temi seri come stato vegetativo e vita dopo la morte ridicolizza entrambi, oltre a creare un pericoloso fraintendimento coma=morte cerebrale. Derive ancora più inaccettabili se ce le imbandisce mamma Rai, fino a prova contraria servizio pubblico di informazione.

Mamma Rai è un covo di polemiche?

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Tanto tempo fa era “mamma Rai” ovvero la tv pubblica generalista d’intrattenimento, ora invece è diventata un covo di polemiche e una guerra all’ultimo centesimo, pardon  all’ultimo milione! Ora dopo aver rinunciato al contratto con Crozza e Benigni, la Rai vuole fare la voce grossa e difendere a spada tratta il suo operato e soprattutto il conduttore di punta, cioè  Fabio Fazio, a cui ha appena rinnovato il contratto con 5,4 milioni di euro fino al 2017. Così i consiglieri della Rai Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo, la prima figlia di Walter Tobagi  e il secondo nel pool di mani pulite, insorgono per difendere l’operato della tv pubblica  «Siamo sconcertati dalla passività di Rai di fronte all’ingiustificato atteggiamento di Renato Brunetta nei confronti di Fabio Fazio», passività «mantenuta nonostante i ripetuti solleciti ad emettere una nota ufficiale» e poi annunciano la guerra… «Il silenzio della dirigenza ci obbliga a un intervento, che avremmo volentieri evitato, per ristabilire la correttezza su alcuni fatti».

I due consiglieri ribattono all’ex ministro che Fazio ha detto il vero quando ha affermato che il suo programma si ripaga con la pubblicità e «anzi, Che tempo che fa addirittura guadagnare – come ha sottolineato ieri anche la collega Todini». E quindi quale sarebbe il problema di pubblicare i compensi e azzittire le voci? Perché continuare a negare la trasparenza ai cittadini?

Sulla pubblicazione dei compensi, Tobagi e Gherardo precisano che «in verità non esiste un obbligo dell’azienda a tale pubblicazione. La legge (decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33) obbliga le amministrazioni pubbliche, per trasparenza, a fornire dettagli anche sulle cifre dei compensi di dirigenti e collaboratori. Ma, secondo due ordinanze delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (ordinanze n. 28329 e 28330 del 22 dicembre 2011), Rai non è “in alcun modo annoverabile tra le pubbliche amministrazioni”, come definite ai sensi di altre norme».

La Rai, ricordano, è un «ibrido: società per azioni di diritto privato che agisce commercialmente in un mercato concorrenziale, però ad azionariato completamente pubblico. Il problema andrebbe affrontato nelle sedi opportune, certo. Ma intanto l’obbligo di pubblicare tutti i compensi non sussiste». E in proposito, i due membri del cda, sottolineano come la divulgazione di dati, «peraltro non verificati, abbia causato la rottura della trattativa con un noto artista», facendo riferimento al contratto con Maurizio Crozza.

«I compensi sono dati sensibili la cui divulgazione può alterare pesantemente la concorrenza nel settore radiotelevisivo, già gravato dalla cappa del conflitto d’interessi, e danneggiare la Rai (quindi anche e soprattutto i contribuenti che pagano il canone). Solo incidentalmente notiamo che il tema della tutela della libera concorrenza dovrebbe essere tenuto particolarmente presente dal capogruppo del partito capeggiato dal maggiore azionista del principale concorrente della Rai».

Infine sulle polemiche relative alle produzioni esterne, «possiamo affermare che, con il piano industriale, Rai ha intrapreso un percorso per la massima valorizzazione e razionalizzazione delle risorse interne. Il percorso richiede tempo e fatica, e gli attacchi gratuiti non aiutano a farlo procedere».

Quindi tutti zitti!!!

Roberto Fico vs la Commissione di Vigilanza Rai, di cui è il presidente

ROBERTO-FICO-tuttacronacaDomenica, intervenuto a Che Tempo che Fa, Roberto Fico, presidente della Commissione di Vigilanza, a una domanda riguardo #OccupyRai ha spiegato: “Quando sono stato eletto presidente ho dichiarato che vorrei essere l’ultimo perché la Rai non può essere appannaggio dei partiti. Ci vuole questo stacco perché i cittadini pagano un miliardo e settecentocinquanta milioni di euro di canone. I cittadini, non i partiti”. Fazio ha allora ricordato le polemiche dei grillini con Floris ed altri. “A essere cacciato dalla Rai fu Beppe Grillo. “Noi non abbiamo lottizzato, non abbiamo consiglieri di amministrazione. La Rai costa 3 miliardi di euro, una sproporzione totale sugli appalti esterni davvero clamorosa”. E ancora: “Tanti dipendenti vorrebbero essere valorizzati e sono messi da parte”. “Dobbiamo avere un servizio pubblico degno di tale nome. Dobbiamo combattere insieme. Io ho deciso di combattere”. E ora che tanti chiedono le sue dimissioni, a Repubblica spiega: “Noi non abbiamo occupato proprio niente. Occupy Rai era solo il nome della manifestazione”. E ancora: “Dovrebbero ricordarsi che il capo del Viminale Angelino Alfano, insieme ad altri ministri, è andato sulle scale del palazzo di giustizia di Milano a protestare contro una sentenza che riguardava Silvio Berlusconi. Inviterei chi chiede che me ne vada a fare poche chiacchiere”. E alla domanda: “Si metta nei panni dei giornalisti Rai, che avete definito ‘camerieri’ della politica. Come possono sentirsi tutelati dalla sua presidenza?” Risponde: “Le lamentele che abbiamo riportato alla dirigenza ci arrivano da moltissimi dipendenti Rai. Abbiamo chiesto che vengano valorizzati gli interni, persone spesso capaci mobbizzate a favore di altre cui vengono appaltate regie, conduzioni, testi, riprese. Abbiamo un’azienda che costa 3 miliardi di euro l’anno e ne appalta all’esterno un milione e 400mila pur avendo 13mila dipendenti”. E riguardo al fatto che il M5S abbia detto che presidente, direttore generale, cda, devono andare tutti a casa, “Da presidente non ho chiesto nulla del genere. Da deputato – insieme agli altri – vorrei vedere il prima possibile dei risultati sul versante della libertà, della trasparenza e del pluralismo”. roberto-fico-dimissioni-tuttacronacaE mentre il popolo della rete si mobilita, pro o contro Fico, in una nota, pubblicata sul sito dei deputati democratici, Peluffo spiega le sue perplessità sulla vicenda Fico: “Il gruppo del Pd oggi ha sollevato nella sede formale della commissione di vigilanza Rai l’incompatibilità dei comportamenti del presidente Fico con il suo ruolo istituzionale di presidente della commissione. La settimana scorsa ha, infatti, partecipato ad una manifestazione di partito, e fino a qui nulla di male, che è sfociata però in una sorta di “occupazione” della Rai. Da presidente di una commissione di vigilanza e di indirizzo ha piegato il proprio ruolo di garanzia a interessi di parte, esercitando un’indebita pressione sull’azienda che dovrebbe controllare con atteggiamento super partes. Nella discussione che si è sviluppata il presidente Fico non ha dimostrato alcuna attenzione alla gravità del comportamento ne’ alla lesione prodotta alla credibilità della sua presidenza. A questo punto si presenta una profonda divergenza di interpretazione del ruolo stesso della commissione di vigilanza, per questo intendiamo sottoporre con lettera formale l’accaduto ai presidenti di Camera e Senato perché dirimano la questione ed intervengano in proposito per ripristinare il corretto funzionamento di un organo del Parlamento”. In effetti, la richiesta formale di dimissioni non c’è, ma sarebbe pronta una nota da inviare a Grasso e Boldrini dove si sottolinea il comportamento di Fico per la manifestazione #OccupyRai. In commissione però, dopo le dimissioni presentate da Piero Martino, anche Scelta civica spinge perchè Fico lasci. Continua la bufera sulla Rai, dove sicuramente qualcosa va rivisto, considerato anche come vengono spesi i soldi per i regali

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I regali di mamma Rai: 300 mila euro all’anno

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I regali della Rai erano diventati anni fa quasi un must fra i collezionisti e un omaggio gradito per coloro che li ricevevano. Chi poteva infatti non riconoscere i gioielli a forma di farfallina o le cravatte con il logo Rai? Libero oggi scrive:

Un flusso di centinaia di migliaia di euro (almeno 300 mila l’anno) che sarebbe avvenuto senza lasciare traccia, ovvero senza che fossero indicati i beneficiari dei doni, né i dirigenti in vena di regali. Un suk che, si scopre oggi, non è mai stato regolamentato da nessun tipo di procedura interna. Un pozzo di San Patrizio in cui il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi, manager con fama di duro, ha deciso, elmetto in testa, di calarsi per vederci chiaro.

Questa è la foto che pubblica il quotidiano:

gioielli-regala-rai-tuttacronaca

E il quotidiano continua:

Sulla scrivania di Paglia, capelli e barba candidi, è appoggiata una cartellina bianca e blu con evidenziata la scritta «Omaggi ». Infatti l’ex direttore, alla sua vecchia azienda, ha fornito la documentazione personale con i propri appunti e quelli della sua segretaria sulle richieste di presidenti, direttori generali, consiglieri d’amministrazione, dirigenti e funzionari. Decine di fogli con appuntate centinaia di richieste e di nomi.

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