Un reportage su Venezia, la città che “respinge” i disabili

Venezia-disabili-tuttacronacaUn reportage di Lorenzo Mayer apparso su Il Gazzettino racconta le difficoltà, per un diversamente abile, di attraversare la città lagunare di Venezia. L’idea, nata dopo che una bimba ha scritto al riguardo una lettera a Bernardo Bertolucci, era semplice: deambulare con le stampelle, e in carrozzina nei momenti di stanchezza, per la città, lungo un percorso praticato quotidianamente da migliaia di turisti ma anche dagli stessi veneziani, tra cui diversamente abili ma anche anziani con difficoltà di movimento. In compagnia di un amico e di un fotografo, Mayer è partito dalla stazione ferroviaria di Santa Lucia e ha raggiunto piazza San Marco, attraversando il ponte di Calatrava in direzione Piazzale Roma. “Ho incontrato, complessivamente, tredici ponti. Nessuno di questi è munito di scivoli, pedane o servo scala. Questi ultimi non funzionano più e sono stati tolti. Affrontare i ponti con la carrozzina, dunque, è impossibile, da soli, a meno di non avere un robusto accompagnatore a seguito. Chi invece, come me, cammina con le stampelle, è più “fortunato” e può farcela. Ma ci vuole pazienza. Tanta.” ha spiegato. In tutto ha impiegato tre ore e quindici minuti, con notevole sforzo fisico, per percorrere un tratto che “insegna tante cose: primo girare a piedi per Venezia, per chi ha difficoltà motorie, significa accettare la sfida e volersi mettere in discussione. Secondo: rappresenta sicuramente un salutare bagno di umiltà, occorre essere disponibili e accettare, in alcuni momenti, anche di farsi aiutare dagli altri. Che non necessariamente conosci. Altrimenti, da solo, non ce la fai. A meno, ovviamente, di prendere un vaporetto.” Senza considerare che, lungo il percorso, bisogna fare i conti anche con altri pedoni: alcuni offrono il loro aiuto, anche senza che venga richiesto, ma altri, magari di fretta e senza accorgersi delle stampelle, urtano chi trovano lungo la loro strada. Mayer racconta quindi la sua avventura, iniziata alle 10.15 al pontile Actv della Ferrovia. Proprio il primo ponte che s’incontra è quello più difficile: quello di Calatrava. “Strano a dirsi perché l’ultimo ad essere stato costruito e quindi dovrebbe essere anche quello più moderno, con meno barriere e difficoltà. Invece è il più insidioso.” I problemi derivano dal fatto che i gradini non sono sempre simmetrici e “perché, in alcuni punti, per il materiale utilizzato si rischia di scivolare.” Alla fine si raggiunge piazzale Roma, per poi dirigersi verso campo Santa Margherita, il che significa altri ponti. E se si vuole chiedere un passaggio a un tassista acqueo fino a San Marco: “Sessanta euro, se senza ricevuta”. Altre persone a cui chiedere informazioni sono i vigili: Mayer ha trovato due vigilesse della polizia locale molto gentili e che gli hanno offerto aiuto, ma quando ha chiesto dei servoscala: “Non ci sono, ma comunque anni fa bisognava chiedere le chiavi al Comune”. Ma il reportage sottolinea anche che “Un’altra cosa balza subito all’occhio: manca una cartellonistica chiara, né sono segnati eventuali percorsi per diversamente abili. Dopo il ponte del Forno si apre la visuale su campo Santa Margherita. Sul ponte dei Pugni mi aiutano, ormai stanco. Trovo anche un’amica di vecchia data che mi suggerisce: «Si parla tanto che hanno rubato le rampe dai ponti, andate a vedere come sono messi gli scivoli sul ponte della Paglia. E i soldi per la minima manutenzione? Pensare che quello sarebbe il biglietto da visita della città». In effetti, qualche ora dopo, la sorpresa sarà amara”. Altri ponti, poi arriva quello dell’Accademia, e il commento di un commerciante: “Hanno speso milioni per Calatrava, potrebbero fare qualcosa anche per questo ponte, è abbandonato e trascurato, nessun aiuto per superare le barriere architettoniche”. Un segnale positivo potrebbe arrivare dal ponte della Paglia, “l’unico ponte incontrato nel mio percorso, che è munito di utili scivoli plastificati, lungo un lato dei vari gradini, indispensabili per portatori di handicap. E questa dovrebbe essere una buona notizia. Peccato però che attualmente, si trovano in pessime condizioni, rovinati, con pericolosi buchi e avrebbero di urgente intervento in manutenzione e sostituzione. Non sono un tecnico di lavori pubblici, ma credo che un intervento in tal senso non avrebbe di sicuro costi esorbitanti. Gli scivoli di gomma, sono diventati ricettacolo di mozziconi di sigaretta, sporgo e polvere. E rischiano di essere delle trappole. Occorre stare attenti a dove si mettono i piedi, per non inciampare. È decisamente più sicuro fare i gradini. Il “viaggio” è finito. Ora tocca alle istituzioni pensare a delle risposte per migliorare, se possibile, la situazione”.

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