“Il video di Casaleggio sarebbe piaciuto a Goebbels”: e i grillini insorgono

philippe-devigne-tuttacronacaNuovo “nemico” per Grillo e il Movimento 5 Stelle, che hanno messo alla gogna mediatica Philippe Daverio dopo che il critico d’arte, ospite alla traasmissione Otto e mezzo, ha commentato così le esternazioni del leader 5 Stelle: “Continua il percorso inarrestabile verso la trashologia. Grillo già un po’ mi spaventa, per un certo verso”. Ancora più duro nei confronti di Casaleggio: “Quello che veramente mi inquieta è il socio, quello travestito da cieco di Sorrento, quello con gli occhialini scuri. Casaleggio, io lo pronuncio con un certo riserbo quel nome lì”. E prosegue commentando il video “Gaia – The future of politics”, il corto sperimentale del 2008 che ipotizza possibili scenari del futuro caricato su Youtube dalla CasaleggioAssociati: “Ho visto quel suo video, Gaia, e mi ricorda una certa propaganda degli anni ’30 che preferisco dimenticare e questo mi mette un po’… Quel video lì è una roba che sarebbe piaciuta molto a Goebbels, anzi se avesse potuto farlo lo avrebbe fatto lui. Siccome io vengo da quel mondo lì e conosco un po’ più di altri quanto è stato drammatico, in questo momento non lo auguro ai miei concittadini italiani.”

La risposta arriva durissima dal blog di Grillo, dove Daverio è “il giornalista del giorno”. Le parore sono pesanti nei commenti che vi si leggono: “Squallido analista politico, uno dei più indegni giudizi sul movimento di Grillo che abbia mai ascoltato o letto, fiancheggiato dall’inguardabile (anche dal punto di vista fisico, oramai) conduttrice Gruber” scrive Giorgio. “Sempre la solita storia, ma perché quando abbiamo paura di qualcuno tendiamo sempre a crocifiggerlo?” gli fa eco Massimo. E ancora “I media e la strategia del terrore”. “Un altro buffone da circo pseudo critico d’arte parassita dei cittadini e stipendiato rai che ha dato il meglio di se in un programma a senso unico. Basta è ora di finirla. Sparite e abbiate il buon gusto di stare zitti”.

L’asso nella manica di Letta, dalla Gruber con “Stabilità”

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Stabilità sembra la parola magica, quasi l’asso nella manica, che Letta lancia quando si trova alle strette. Una parola capace di rievocare gli spettri dello spread, i mercati in caduta libera, la troika che si avvicina e gli scenari della Grecia che si materializzano davanti agli occhi degli italiani. Così il Presidente del Consiglio Enrico Letta, ospite di Lilli Gruber su La7 a Otto e mezzo ritorna sul suo cavallo di battaglia e afferma:

“In 4 giorni di crisi di governo siamo passati da tassi al 4,8 a 4,2 e questo vale per il bilancio pubblico miliardi. Io voglio farmi garante della stabilità per evitare che ci siano terremoti come in passato e una volatilità che danneggia il paese”.

E poi gioca in casa, con quella Legge Elettorale che nessuno ha voglia di cambiare, perché poi non ci sarebbero più alibi come quelli posti invece oggi da Letta. Il premier, infatti, in mattinata aveva parlato di 6 mesi «difficilissimi», comunque racconta di non aver mai pensato «di gettare la spugna» perchè, anche per colpa della legge elettorale, «le alternative non mi convincono» e bisogna andare «avanti fino al 2015».

Ma da Lilli Gruber esce fuori anche la parte “democristiana” del Premier che si augura, come già fatto con Fassina, di poter chiarire con Monti al più presto  dopo che il Professore lo ha accusato di essersi «inginocchiato» sull’Imu al Pdl: «Non voglio infilarmi in polemiche -ha detto Letta – che non hanno a che fare con le cose concrete. Con Monti ci vedremo, ci chiariremo».

Tiene a distanza anche la “tematica” Renzi: il presidente del Consiglio preferisce «perdere energie» nello sforzo di «portare il paese un passo alla volta fuori dalla crisi»

E proprio per concentrare i suoi sforzi sull’uscita dalla crisi Letta difende a spada tratta la sua Legge di Stabilità. La verità sulla manovra è che «a differenza delle ultime due dove c’erano più tasse, questa è neutra» e soprattutto «nelle nostre previsioni darà una crescita dell’1% nell’anno prossimo». «Mi dicono di essere stato prudente, sì lo sono perchè dalla crisi si esce passo dopo passo», osserva aggiungendo, rivolto sia alle contestazioni dei sindacati sia a quelle di Confindustria, che «è stata criticata da chi ha detto che è troppo dura e chi ha detto che è troppo morbida». Mentre «noi abbiamo fatto una scelta legata alla stabilità, a dare certezze per un triennio: creare stabilità è l’unico modo perché il paese si salvi» e attacca anche sul tema centrale del cuneo fiscale e dei 14 euro in busta paga “Se l’è inventata qualcuno per farci del male. In Italia se qualcuno fa qualcosa, parte un grandissimo sforzo per denigrarlo. Abbiamo messo cinque miliardi di tasse in meno – ha continuato il premier – e abbiamo detto a Parlamento e parti sociali di concentrarli su chi ha più bisogno. Sta a loro discuterne”.

Duro anche nei confronti di Maradona e il suo gesto contro Equitalia: «Non mi è piaciuto per niente, chi paga le tasse va rispettato e sono gli italiani onesti mentre in molti, come Maradona, fanno il gesto dell’ombrello».

 

Il lapsus di Lili Gruber che vale una gaffe! Il video della diretta.

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Un lapsus, una frase pronunciata male ed ecco che la gaffe di Lilli Gruber in diretta a Otto e Mezzo parlando con Giulio Tremonti diventa oggetto di scherno sul web. Impietosi gli utenti non fanno passare inosservata quella frase infelice

Parliamo di “cosa nostra”, Forza Italia!

https://twitter.com/FabrizioLeotta/status/382221603930509313

 

Sospesa la seduta alla Camera: “arrestate i ladri”

camera-costituzione-art138-tuttacronacaLaura Boldrini, presidente della Camera, ha sospeso la seduta dopo che l’Aula ha approvato il ddl che istituisce il Comitato parlamentare dei 40 per le riforme costituzionali e prevede una deroga all’articolo 138. I deputati pentastellati avevano organizzato un flash-mob proprio in occasione della votazione: nell’Aula sono stati esposti dei manifestini tricolori con la scritta “No deroga art 138” prima del voto, poi rimossi dai commessi su indicazione della Boldrini. A quel punto i deputati di M5S sono rimasti con le mani in alto, ben visibili, mostrando la scritta “ART 138” e mantenendo la posizione per tutto il tempo della votazione. Dopo di che, il presidente è stato costretto a sospendere la seduta:  “Così non si può continuare, convoco la conferenza dei capigruppo”. Durante la protesta, da più parti si sono innalzate grida di “buffoni, buffoni!”, con un acceso Bianconi (Pdl) che è stato richiamato. Dopo il voto, un applauso dai banchi del Pd, cui i grillini hanno risposto con un ironico battimani. Viste le polemiche, anche a seguito della protesta dei 5 Stelle sul tetto di Montecitorio, alcuni pentastellati hanno mimato il gesto delle manette rispondendo “arrestate i ladri”, fatto che ha fatto infuriare ulteriormente il popolo pidiellino. Ora Laura Boldrini deciderà se applicare delle sanzioni. Nel frattempo i grillini continuano a ripetere: “Il M5S non è contrario a ogni riforma costituzionale. Sogniamo un Paese in cui il popolo comandi e il governo obbedisca. Ma le riforme costituzionali che vogliono fare i partiti vanno esattamente nel senso opposto: togliere ulteriori poteri a un Parlamento già esautorato e conferirli nelle mani di pochi”.

50 sfumature di… Silvio! Travaglio e Casellati da Lilli Gruber

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Berlusconi e le 50 sfumature… peggio delle 7 vite dei gatti! E così Travaglio ospite in collegamento da Lilli Gruber durante l’intervista in studio della senatrice Casellati del Pdl fa notare come sia “assurdo” chiedere l’incostituzionalità di una legge dopo averla votata e approvata. Travaglio parla di una vera e propria elemosina che dall’Italia ora approda in Europa. Ma la senatrice pidiellina risponde come di rito: la retroattività della legge non è applicabile né costituzionale, perché le leggi penali non possono essere retroattive. Poi c’è anche l’invocazione che ripercorre il totale di tasse pagate da Berlusconi e come sempre tale numero viene preso a esempio della presunta “correttezza” nel pagamento delle imposte… ma proprio su questa frase si scatena l’ira di Travaglio che attaccandosi alla frase della Casellaro che afferma  “Io ho letto tutti gli atti” e il giornalista replica  “Mi dispiace per i suoi clienti, se li capisce così” e apre un dibattito sull’attitudine alla comprensione della Casellati. Marco Travaglio esplode poi chiamando  “putta***e” quelle che dice la senatrice, e vorrebbe interrompere il collegamento, la Casellati replica che se ne vuole andare e a quel punto è Lilli Gruber a dover ristabilire la calma… Alla fine la trasmissione finisce con una disquisizione “Silvio pregiudicato o gran signore?”

Le 50 sfumature di Silvio proseguono… nella Giunta del Senato domani a partire dalle ore 20.00! Pop corn per tutti?

La Santanchè prevede: dopo la sentenza Unipol, l’esercito di Silvio insorgerà!

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Oggi è stato il giorno della sentenza Unipol, un anno per Silvio Berlusconi e questa sera Saniela Santnchè, ospite a Otto e Mezzo con Marco Travaglio, ha tenuto a ribadire la posizione sua e del partito di cui fa parte. L’accusa è per la magistratura politicizzata, perchè “il problema non e’ la tenuta del governo, il problema sono gli otto milioni di persone che hanno votato Silvio Berlusconi e che reagiranno”. Ha poi aggiunto: “Sappiamo che il popolo italiano è sostanzialmente moderato, quindi non andrà di certo a spaccare le vetrine per questo, ma probabilmente, se una cosa del genere dovesse realmente accadere, credo potrebbe rifiutarsi di rispondere allo stato, ad esempio non pagando le tasse”. C’è da chiedersi se davvero l’esercito di Silvio sia davvero così moderato, considerato che ieri il suo ispiratore, Diego Volpe Pasini, è arrivato ad affermare che “Esiste il diritto alla sberla o a tirare un calcio nel c**o”.

Piazza Pulita… della politica obsoleta! Incomprensibili votazioni!

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Al termine di un’intervista a Della Valle, a Piazza Pulita la parola passa agli ospiti in studio, tra cui la neo eletta Serracchiani che commenta la vittoria in Friuli: “Le persone votano ancora le persone. Il livello locale è riuscito a distinguersi da quello che accadeva a Roma. E’ stata dura. Ieri dicevo che mi avrebbe salvato solo un miracolo.” Per quel che riguarda il governo, per Bianca Berlinguer ci troviamo in un sistema quasi presidenzialistico, ma non per colpa di Napolitano, mentre, parlando di toto-ministri, Sallusti considera il governo già fatto, nel senso che Napolitano ha blindato al 90% la lista dei ministri. E il ruolo dei diversi partiti? Per Orfini un governo di larghe intese deve includere le prime 3 forze politiche. “Se così non fosse il Pd deve giocare all’attacco e rivendicare per sè la possibilità di fare una cosa. Chiedendo a Renzi se se la sente di ricevere l’incarico di governo”. Ma il problema di fondo è che manca la comunicazione tra “la base del Pd e coloro che dovrebbero rappresentarlo” mentre, secondo Scanzi Berlusconi è il vincitore di questi giorni… grazie ai passi falsi del centrosinistra! Al riguardo interviene la Serracchiani che ancora si pone una domanda della quale nessuno si è ancora liberato: “Voglio sapere a chi è venuto in mente Marini, senza spiegarlo nei territori. Mi devono spiegare perché no a Rodotà e perché sì Napolitano”. Secondo la Berlinguer, che ricorda il corteggiamento di Bersani nei confronti del M5S fino all’umiliazione, il tutto era da giocarsi negli accordi preventivi: se ci fossero stati, la candidatura di Rodotà sarebbe stata accolta ma, allo stato dei fatti, “Sarebbe stata una resa per il Pd, che si sarebbe consegnato nella mani del M5S.” Del resto, se, come propone Serracchiani, se l’avessero votato in terzo scrutinio, avrebbero almeno dimostrato che non c’erano abbastanza voti e si sarebbe evitato un atteggiamento infantile del partito. In cambio di un PD obsoleto, però, è pronto a scendere in campo un battaglione di giovani, gli stessi che, dopo gli imperdonabili errori della dirigenza del partito, hanno deciso di occupare le sedi. Sono i giovani che non sono stati ascoltati: “Noi siamo il Pd buono, l’altra faccia del Pd. Noi non bruceremo la tessera del Pd, pensiamo di poterlo rappresentare”. La loro soluzione ideale? Un governo di scopo a tempo con il Pd che dovrebbe dare un appoggio esterno, ossia quello che Napolitano non ha chiesto, lui che, come ricorda Sallusti, “si fida solo di Amato”. Del resto, nota un rappresentante GD, c’è differenza tra un Presidente condiviso e uno che diventa garante di un patto di governo col Pdl. Ma se in Italia la gente non è contenta, forse un motivo c’è. Infatti, nota la giornalista Reuscher di Die Welt, “in Italia negli ultimi 20 anni nessuno dei partiti ha lavorato”. E’ pessimista anche per quello che riguarda le eventuali grandi intese, per le quali prevede grandi difficoltà nel ricercare grandi intese, che comunque sono destinate, in breve, ad una nuova rottura. Ferragina supporta la tesi: né Berlusconi né Bersani, secondo il docente di Oxford, possono offrire un contributo all’Italia.

La morale? C’è un Presidente, per eleggere il quale si è definitivamente disintegrato il governo che, molto teoricamente, avrebbe dovuto formare il governo, per il resto, l’idea di creare una grande intesa con un PdL che potrebbe tranquillamente chiamarsi Partito di Berlusconi mentre quello democratico cerca di capire che ne sarà di lui e il MoVimento 5 Stelle deve fare i conti con la sonora bastonata presa in Friuli. Rinnovamento o ritorno al (tragico) passato? Certo che se qualcuno si augura che il Pd sia in grado di cambiare, magari grazie ad una scissione che lasci “libera espressione” anche a volti nuovi, ci pensa Barca ad uccidere la speranza, affermando che tale separazione sarebbe, semplicemente, una “sciagura” per il partito. Del resto si definisce anche troppo impegnato a riflettere sulla media-lunga distanza per rispondere ad una domanda in merito alla candidatura di Renzi. Un bell’esempio di trasparenza politica!

Della Valle dice NO al governo politico

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A Piazza Pulita stasera si è parlato della storica rielezione di Giorgio Napolitano e la domanda che aleggiava era: il cambiamento di cui tanto si è parlato, è finito prima ancora di cominciare? S’inizia con il riassunto degli ultimi giorni, con le votazioni ma anche con le contestazioni e la puntualizzazione, da parte di Della Valle, che dovrebbe essere ascoltata, più che quella in piazza, la contestazione silenziosa delle famiglie: “E’ vero che ci vuole un appello sacrosanto alla riflessione, al rispetto delle istituzioni. Però oggi bisogna fare il punto. Il Paese in modo civile sta dicendo a molti politici che non vogliono più vederli”. Dopo aver fatto notare che è sacrosanto il discorso di Napolitano sulla necessità di una riforma elettorale, l’industriale ricorda che la cooperazione non deve riguardare solo i politici ma, sul piano del lavoro, “Dobbiamo stare uniti, anche con i sindacati bisogna pensare in maniera più cooperativa”. Per lui Renzi può rappresentare una risorsa per l’Italia mentre dubita dell’efficacia delle larghe intese: “Non bisogna fare un governo politico perché è la gente che deve sceglierselo. Serve un governo tecnico che risolve alcune questioni; e poi di corsa a votare”. Della Valle auspica inoltre un coinvolgimento degli imprenditori e presenta le sue priorità: “Garantire la cassa integrazione, migliorare le pensioni, fare la legge elettorale e cercare di mettere nella macchina dello Stato liquidità”.

Renzi tifa Letta… non ci sono dubbi!

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Ospite di  Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7, Matteo Renzi non ha dubbi… il Premier deve essere Enrico Letta. Il sindaco di Firenze si auspica per il Pd un entrata in governo da protagonisti, poi ammette, «Abbiamo perso le elezioni. Così ci tocca governare con gli altri. E non è un inciucio. Non è che propongo io un governo ampio con il Pdl. Ormai è un dato di fatto. C’erano tre alternative dopo il voto: o si tornava a votare, o si faceva un accordo con Grillo o con il Pdl. Invece per due mesi ci siamo bloccati solo su alcune possibilità. Bersani  ha fatto bene a sperare di convincere il M5S. Ma loro hanno ribadito il ‘no’. E Bersani ne ha preso atto. La sua strategia lo ha portato a dimettersi e gli va riconosciuta grande serietà.»

Quanto a Franco Marini, Renzi non si nasconde: «Dice che ho un’ambizione smodata? È vero. Io ho l’ambizione di cambiare l’Italia. Ho grande rispetto per Marini e mi è dispiaciuto aver fatto una battaglia con lui. Ma io quello che pensavo gliel’ho detto in faccia come quando disse che ci voleva un cattolico sul Colle. Io ho giurato sulla Costituzione non sul Vangelo. La religione non può essere un titolo per rivendicare un posto in politica. Essere ambiziosi è una cosa bella, di cui non vergognarsi diverso è essere arroganti. Penso che questa politica mediocre e meschina abbia ridotto la dimensione dei nostri sogni, preferisco dei giovani ambiziosi a dei giovani bamboccioni».

Matteo Renzi commenta anche il discorso di Napolitano «Un gesto straordinario accettare la candidatura. La politica aveva fallito. Le tre minoranze del Parlamento non riuscivano a trovare accordo. Il suo è stato un gesto straordinario che gli è costato molto. Le ha cantate chiare ai partiti anche se ho visto che lo applaudivano»

Poi si prende una rivincita meritatissima. Renzi fa notare come anche il Capo di Stato abbia accusato i partiti di aver perso tempo, esattamente come aveva affermato qualche giorno fa lo stesso sindaco di Firenze suscitando poi polemiche e accuse da parte del suo partito.

 

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