“L’Italia ha bisogno di una scossa”: così Renzi

MATTEO-RENZI-tuttacronacaHa preso parte alla trasmissione La Gabbia, su La7, il sindaco di Firenze Matteo Renzi ed è tornato a ribadire il suo pensiero sul caso Cancellieri-Ligresti, immaginando, come richiesto dalla domanda, di essere già segretario del Pd: “Avrei dato l’indicazione di votare la sfiducia. E’ stato un errore consentire al ministro Cancellieri di restare al suo posto. Ma rispetto la posizione politica del presidente del Consiglio”. E spiegato: “Non c’è niente di illecito in quello che ha fatto Cancellieri, il punto è che il ministro ha dato l’impressione di essere talmente amica della famiglia Ligresti da arrivare a dire che non è giusto, ripetuto tre volte, riferito a quell’azione della magistratura”.  “Il governo Letta – spiega Renzi – dal 9 dicembre ha un’agenda nuova”, chiunque vinca le primarie del Pd. “L’Italia ha bisogno – ha aggiunto – di una scossa. Il Pd deve dare i tempi sulle cose da fare alla maggioranza, non puo’ fare la bella statuina”. Renzi ha quindi aggiunto: “La lealtà che io ho espresso in questo passaggio al Pd è la stessa che chiederò nei miei confronti dall’8 dicembre”. Un messaggio ai governisti del Pd?

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C’è chi dice no! La Cancellieri resta al suo posto con 405 voti contrari alla sfiducia

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Il ministro della Giustizia ha ottenuto la fiducia alla Camera. I deputati dovevano votare una mozione di sfiducia individuale presentata dal Movimento 5 Stelle. I sì sono stati 154, 405 i no, 3 gli astenuti. Intanto torna d’attualità la segnalazione di Salvatore Ligresti al Cavaliere per lasciare Anna Maria Cancellieri come prefetto di Parma.

Arriva la bomba nel Pd? Renzi inonda e Letta corre ai ripari

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Se la Sardegna è in emergenza, anche Letta e il Pd devono correre ai ripari. Renzi infatti inonda il suo partito e, forte della vittoria nei circoli, attacca il ministro Cancellieri. 

Intanto Matteo Renzi torna ad attaccare, confermando la sua posizione. “Sono per le dimissioni di Cancellieri, indipendentemente dall’avviso di garanzia o meno”. Sono queste le parole dell’ex rottamatore nella sua Enews settimanale. “L’idea che ci siamo fatti dell’intera vicenda Ligresti è che la legge non sia uguale per tutti e che se conosci qualcuno di importante te la cavi meglio. E’ la Repubblica degli amici degli amici: questo atteggiamento è insopportabile”.

“I media – dice ancora Renzi – scrivono che il ministro Cancellieri dovrebbe dimettersi se le arrivasse un avviso di garanzia. Non la penso così e so che adesso non tutti saranno d’accordo con me: le dimissioni non dipendono da un avviso di garanzia. L’avviso di garanzia è un atto di tutela verso l’indagato, non è una sentenza di condanna: vent’anni di giustizialismo soprattutto mediatico hanno trasformato uno strumento a favore della difesa in una condanna preventiva. Un Paese civile, un Paese che cambia verso, è un Paese in cui non basta un’informazione di garanzia per condannare una persona. Se diventerò segretario del Pd su questo tema vorrei combattere una battaglia culturale”.

Il sindaco di Firenze assicura che una sostituzione del ministro della Giustizia non indebolirebbe Letta. “A chi dice – scrive -: Renzi fa questo per indebolire Letta. Bene, sia chiaro: se cambia il ministro della Giustizia il Governo Letta è più forte, non più debole”. “Perché – sottolinea – con questo ministro, qualsiasi intervento sulle carceri, qualsiasi posizione sulla riforma della Giustizia sconterà un giudizio diffidente di larga parte degli italiani”.

“Ma cosa farà il Pd in Parlamento? Se Cancellieri non si dimette – spiega il sindaco fiorentino -, il gruppo del Pd si riunirà. Spero che nel gruppo si voti, in modo palese, con ciascun parlamentare che esprime la sua opinione spiegandola ai colleghi e agli elettori. Abbiamo molti parlamentari capaci: sono certo che non avranno paura delle loro idee”.

Renzi sottolinea che “poi, siccome siamo un partito e non un’accozzaglia di gente, tutto il gruppo vota secondo le indicazioni della maggioranza. Se fossi segretario chiederei di partecipare alla discussione. Non lo sono, almeno per il momento e non sono parlamentare: dunque non ho titolo per esserci”.

Letta, secondo le ultime indiscrezioni, avrebbe quindi deciso di partecipare all’assemblea Pd per la sfiducia della Cancellieri, per cercare di blindare il ministro al suo posto. 

Livia Pomodoro potrebbe sostituire la Cancellieri?

livia-pomodoro-tuttacronacaIn una nota della procura di Torino, a firma del procuratore Giancarlo Caselli, in merito alla vicenda Cancellieri-Ligresti si legge che nessun soggetto è stato iscritto nel registro degli indagati. La stessa nota spiega inoltre che è stato invece formato “un fascicolo modello K per quanto riguarda atti relativi a fatti nei quali non si ravvisano reati allo stato degli atti, ma che possono richiedere approfondimenti”. La nota precisa infine che “il fascicolo sarà trasferito alla procura di Roma in quanto territorialmente competente”. Ma in attesa di conoscere le decisioni dei pm, Anna Maria Cancellieri ha detto “La misura è colma. Senza la fiducia di tutte le forze della maggioranza non vado avanti”. Anche dal Pd in molti richiedono le dimissioni e a difenderla sono rimasti soltanto Forza Italia e il Nuovo Centrodestra di Alfano. Neanche l’ex premier Monti si è schierato al fianco del Guardiasigilli: “Ci sarà il voto palese (sulla mozione di sfiducia, ndr), e quindi lo saprete quel giorno come ciascuno voterà”, ha detto sibillino. Visto il clima, come riporta Affaritaliani.it, sembra che “dopo la riunione del gruppo del Pd alla Camera – salvo clamorosi ripensamenti – la Cancellieri rassegnerà le sue dimissioni irrevocabili da ministro della Giustizia.” E sul sito si legge:

Se le dimissioni sembrano provabilissime, è scattato il toto ministro, tanto che stanno emergendo ipotesi diverse: da Michele Vietti, a Luciano Violante, Renato Schifani, Giovanni Pitruzzella, a Giuliano Amato. Ma l’ipotesi più suggestiva riguarda il presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro. Personalità di indiscusso valore, già stretto collaboratore dell’ex ministro Claudio Martelli, sicuramente apprezzata anche dagli ambienti di Cl. Tra l’altro, proprio in un’intervista ad Affaritaliani.it, Livia Pomodoro, rilasciata il 20 marzo, Livia Pomodoro non aveva affatto disdegnato la possibilità di diventare ministro. Commentando l’ipotesi di Raffaele Guariniello guardasigilli, la presidente aveva detto: “Vorrà dire che farò domanda anche io per fare il ministro della Giustizia…”

La fiducia al ministro Cancellieri legata alla decisione del pm

Anna-Maria-Cancellieri-tuttacronaca“Il vecchio Pd mi avrebbe sostenuta…” Sono le sconsolate parole del ministro alla Giustizia Anna Maria Cancellieri, sempre più accerchiata dai rappresentati politici che ne richiedono le dimissioni dopo il caso della scarcerazione di Giulia Ligresti. Civati ha annunciato la mozione di sfiducia, Renzi ne chiede le dimissioni, Fassina prende le distanze. E non solo. In molti chiedono un passo indietro, Scelta Civica, oltre i Cinque stelle, Sel e la Destra di Storace. E il ministro sa che nelle prossime ore il presidente del Consiglio, Enrico Letta, potrebbe chiederle di fare un passo indietro. In mattinata, fonti di Palazzo Chigi hanno riportato a La Stampa che la fiducia del governo nei confronti del ministro verrebbe meno solo se dovesse cambiare le sua posizione per la magistratura. Spiega il quotidiano:

A rendere irreversibile questa decisione potrebbe essere l’annuncio del trasferimento da Torino a Roma del fascicolo Cancellieri. Poco importano le anomalie e le violazioni delle procedure. A partire dalla irrituale gestione dell’interrogatorio del ministro il 22 agosto, a Roma, da parte del procuratore aggiunto di Torino.  Naturalmente registrare l’interrogatorio sarebbe stato opportuno non foss’altro per riguardo del ruolo di Annamaria Cancellieri, e il non farlo non é stata comunque una violazione di procedure. Il ministro è stata convocata come persona informata dei fatti con una telefonata del procuratore aggiunto di Torino, Vittorio Nessi. La registrazione dell’interrogatorio avrebbe tagliato la testa al toro, rendendo granitica l’eventuale contestazione di omesse dichiarazioni al pm che la procura di Torino si accingerebbe a contestare al ministro, mandando nelle prossime ore gli atti alla procura di Roma. Il problema si complica ulteriormente perché in quell’interrogatorio diventato di dominio pubblico, vengono riassunte le risposte del ministro e non le domande del procuratore aggiunto. E, dunque, quando il ministro assicura di non aver escluso un bel niente, di aver chiarito al magistrato di aver ricevuto un sms al quale ha risposto a sua volta, dove sarebbe la omissione? O meglio, se Nessi avesse chiesto «in che modo ha risposto all’sms?». Sarebbe stato chiaro che il silenzio del ministro andava interpretato come un comportamento omissivo che avrebbe portato alla contestazione di false dichiarazioni del ministro.

La sorte del ministro Cancellieri a questo punto sembra davvero segnata dalla decisione della procura di Torino di spedire le carte a Roma, e dalle prese di posizione di esponenti del Pd. Che poi la novità che ha impresso un colpo d’accelerazione alla messa in stato d’accusa (strisciante) del ministro – e cioé i tabulati telefonici delle sei telefonate del marito con Antonino Ligresti, e della sua di sette minuti e mezzo sempre con il fratello medico di don Salvatore Ligresti – sia parte di una inchiesta non depositata, non rappresenta una questione decisiva. Nel caso Cancellieri la forma passa in secondo piano, conta di più la sostanza. E cioé le sue relazioni ingombranti.

Si riaffaccia la sfiducia per la Cancellieri, stavolta è il Pd che la vuole!

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“Il Pd dice di non poter ‘sfiduciare’ la Cancellieri perché non si può votare la mozione del M5S, segnalo che ne possiamo presentare una noi”. Lo scrive Pippo Civati sul blog criticando l’atteggiamento del Pd sul ministro della Giustizia. “Martedì presenterò un testo all’assemblea del gruppo. Basta con l’ipocrisia. Non se ne può più”. fa eco anche Maria Elena Boschi, voce di Matteo Renzi in Parlamento, sottolineando che per il Guardasigilli “non pare ci siano profili di illegittimità nella sua condotta ma ha dato l’idea profondamente sbagliata di un sistema in cui solo se conosci qualcuno riesci a vedere tutelati i tuoi diritti”. “Se questa vicenda fosse arrivata dopo l’8 dicembre – osserva – il Pd avrebbe già chiesto le dimissioni. Al momento, il segretario Epifani vedremo cosa proporrà”.

Cancellieri a un passo dal passo indietro?

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Altre dichiarazioni dopo quelle di oggi. La Cancellieri si difende all’attacco come ha già dimostrato nelle precedenti occasioni, ma sembra che ormai nel Pd la voce più pressante sia quella che ne chiede le dimissioni. Così il guardasigilli tenta ancora una volta di chiarire la sua posizione. «Nessuna interferenza – ha affermato il ministro della giustizia – rispetto alla vicenda processuale dei Ligresti da parte mia, credo di averlo spiegato in modo chiaro e ripetuto. Ora si ipotizza che l’avrebbe fatto mio marito soltanto perché si trova in tabulato la traccia di alcune conversazioni. Rifiuto qualunque sospetto sulla correttezza del mio operato e sul rispetto delle regole come cittadina e come ministro» si legge nel documento diffuso dalla Cancellieri. «Sono di nuovo riportate in modo insistente notizie sul mio comportamento in relazione alle vicende collegate all’arresto di Salvatore Ligresti e dei suoi figli» prosegue. «Si sostiene che io abbia omesso di riferire circostanze rilevanti o peggio che abbia mentito al parlamento il 5 novembre scorso. Si sostiene che abbia riferito circostanze non vere al pubblico ministero che mi ha ascoltato il 22 agosto scorso a seguito della intercettazione di una mia conversazione con la compagna di Salvatore Ligresti». E ancora: «Mi si accusa, in sostanza di essere venuta meno ai miei doveri di ufficio e di aver addirittura tenuto un comportamento infedele nei confronti delle camere. Non è più, dunque, solo questione che riguardi l’opportunità di alcuni miei comportamenti o l’appannamento della mia immagine. Viene, invece, messa in discussione la mia integrità morale, il mio onore e la mia fedeltà alle istituzioni». Poi la chiusura: «Antonino Ligresti è nostro amico, lo ribadisco. E’ un medico; mi sono rivolta spesso a lui per consigli su problemi di salute miei e dei mie familiari. L’abbiamo fatto anche in quel periodo – all’epoca dei fatti ero reduce da un recente intervento chirurgico – ed anche in seguito per i problemi di salute che sono tuttora visibili e noti».

Tempesta e onde alte al ministero della Giustizia, la Cancellieri precisa

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Queste le parole del ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri nella nota in cui  fornisce precisazioni sugli ultimi sviluppi del caso Ligresti:

“Rifiuto  qualunque sospetto sulla correttezza del mio operato e sul rispetto delle regole come cittadina e come ministro”. “Nessuna interferenza – evidenzia il ministro – vi è stata rispetto alla vicenda processuale dei Ligresti da parte mia, credo di averlo spiegato in modo chiaro e ripetuto”.

Ligresti a Porta a Porta… “mi piacerebbe occuparmi di detenuti”

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Giulia Ligresti risponde alle domande di Bruno Vespa in un’intervista esclusiva che sarà trasmessa stasera a ‘Porta a Porta’. Il carcere, spiega, “è stata un’esperienza durissima ma umanamente molto forte. Ho conosciuto persone meravigliose volontari, detenute…”.
Ma ha pensato al suicidio? “Non ci ho pensato concretamente, ma le assicuro che è una condizione molto molto dura”, risponde. E a proposito dei guai in cui è finita il ministro Annamaria Cancellieri, la Ligresti spiega: “Mi dispiace moltissimo. Che persone che in qualche modo mi sono state vicine e hanno cercato di aiutarmi in momenti di grandissima difficoltà abbiano avuto dei guai, mi è davvero dispiaciuto. Ripeto: in alcuni momenti ho pensato che non valesse la pena di resistere”.

E ancora: “L’esperienza del carcere mi ha fatto capire che anche senza andare lontani, come già facevo in Africa e in Afghanistan, c’è molto da fare per aiutare gli altri. Se mi verrà data la possibilità mi piacerebbe occuparmi di detenuti”. Ci si sorprende dopo questa dichiarazione di Giulia Ligresti, il gesto è nobile, ma non riteniamo che sia il settore migliore… occuparsi di chi è dietro le sbarre non le farà sorgere di nuovo il problema dell’anoressia?

Ma lei che cosa pensa di come la ritraggono, ricca e viziata? “Non mi sarei simpatica affatto. Ma la descrizione che fanno spesso e volentieri non corrisponde affatto a quello che sono. Io non mi ci riconosco ma soprattutto non si riconoscono i miei figli. Uno dei motivi per cui ho accettato l’intervista è che anche i miei figli mi hanno chiesto di raccontare com’è davvero la loro mamma”.

C’è chi poi sostiene come Blitz Quotidiano che :

è stato Piergiorgio Peluso, figlio di Annamaria Cancellieri nonché ex direttore generale Fonsai, a distruggere la società di assicurazioni? A lasciarlo intendere è Giulia Ligresti, intervistata da Bruno Vespa a Porta Porta, che premette: “Le intercettazioni sono frammenti di dialoghi e di discorsi che andrebbero valutati in un contesto più generale”.

Detto questo però, Ligresti conferma il giudizio dato sull’operato del figlio di Cancellieri: “Si sarebbe potuti arrivare a una soluzione diversa rispetto ad un aumento di capitale così importante”, spiega. E aggiunge: quello di Fonsai nell’anno della gestione Peluso, è stato “un aumento di capitale fatto nel momento della tempesta perfetta dei mercati, in un momento molto difficile”.

Chi ha dimenticato il fuorionda della Cancellieri?

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Era luglio scorso quando un fuorionda scatenò la polemica durante il convegno a Castelcapuano. La Guardasigilli infatti si rivolse al Procuratore Cafiero De Raho e disse, riferendosi ad avvocati e sindaci che protestavano fuori dalla sede congressuale: “Vado a incontrarli così me li tolgo dai piedi”.

In questi mesi forse il ministro ha fatto un lungo percorso, nel quale come lei stessa ha dichiarato “un ministro ha molti doveri ma anche il diritto a essere umano”, che l’ha portata a cancellare quelle frasi contro i manifestanti e ad approvare a quella pietas che invece ha caratterizzato il caso Ligresti?

“Occorre un cambiamento culturale”, così la Cancellieri

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Parte al contrattacco il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri sulla vicenda di Giulia Ligresti e afferma: “Ho ascoltato, ascoltato, ed ho capito che occorre un cambiamento culturale nel mondo e nell’inferno delle carceri, e ora sono pronta ad andare a Strasburgo, a testa alta a dimostrare che l’Italia è un Paese civile e vuole essere degno della sua tradizione di civiltà”. Anche questa mattina aveva comunque voluto far sentire la sua voce sul caso che sta mettendo a repentaglio la stessa tenuta del governo “Non siamo tutti uguali davanti alla legge? Certo! Non ci sono detenuti di serie A e serie B. Dobbiamo lottare per migliorare il sistema carcerario, ma queste cose non aiutano” e aveva dichiarato: “Ribatterò punto su punto alle inesattezze e alle falsità dette e scritte su di me in questi giorni, voglio vivere in un Paese libero”.  E ora nel suo intervento al congresso dei Radicali in corso a Chianciano ricorda a tutti che: “Un ministro ha molti doveri ma anche il diritto a essere umano” e poi conclude che non ha nessuna intenzione di dimettersi,  ma “se dovessi essere un peso, nessun problema ad andarmene”.

Prima delle 17.00 arriva anche una nota da Palazzo Chigi che riguarda proprio al Guardasigilli: “Il governo ha voluto che il chiarimento in Parlamento avvenisse immediatamente perché non devono esserci zone d’ombra. Siamo sicuri che il ministro fugherà ogni dubbio”.

Si è trattato quindi di un equivoco da parte degli italiani? Di ignorare che un ministro ha doveri, ma anche il diritto a essere umano? Dobbiamo vivere in un Paese libero…

Vive la liberte! E buona amnistia a tutti?

Ciclone sul Governo Letta, le polemiche sulla Cancellieri non si placano

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Nell’occhio del ciclone il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri resiste e sono molti i ministri pronti a difenderla per mettere fine alla bufera che si è aperta sul governo. I partiti, quasi tutti, chiedono di ascoltarla in Parlamento e vogliono spiegazioni sulle  parole dette al telefono con la compagna di Salvatore Ligresti, sulle condizioni di salute della figlia Giulia, all’epoca dei fatti in carcere. Niente dimissioni? Sembrerebbe proprio di no… che dopo lo scandalo della Shalabayeva, l’esecutivo è pronto a far calare il sipario pure sul caso Ligresti.

Intanto i quotidiano imperversano e le polemiche si alimentano. Blitz Quotidiano riporta:

“non è giusto, guarda non è giusto” ?

Anna Maria Cancellieri era al telefono con Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti.

La telefonata verteva sulla retata in casa Ligresti per ordine della Procura della Repubblica di Torino.

Cosa non era giusto per Anna Maria Cancellieri? Il destino che incrudeliva contro un imprenditore che aveva dato lavoro a decine di migliaia di persone o al comportamento dei pubblici ministeri che indagavano e indagano su ammanchi per centinaia di milioni di euro dalle casse delle aziende di Ligresti?

C’è da sperare di non sapere leggere, che la trascrizione sia sbagliata, che la Cancellieri non abbia inteso accusare di ingiustizia i suoi dipendenti magistrati. In modo così aperto e accorato non risulta sia mai successo. Magari un giudice accerterà che quegli arresti furono ingiusti e tutti accetteremo quel verdetto. Ma che lo dica, senza evidenze di sorta,proprio il ministro che deve tutelare quei pubblici ministeri, quelo è un po’ troppo.

Lo fece, ai tempi di Nixon e del Watergate, Spiro Agnew, ministro della Giustizia Usa. E si dovette dimettere.

Il ministro Cancellieri non intende indietreggiare ed è pronto per affrontare l’Aula: “Ribatterò tutte le falsità che sono state dette e scritte su di me in questi giorni”, ha detto.

La Cancellieri vista da Travaglio: “una telefonata accorcia la galera”

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Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano scrive:

“In un paese normale il ministro della Giustizia non parla con i parenti di un’amica arrestata per gravi reati, rassicurandoli con frasi del tipo: “Qualsiasi cosa io possa fare, conta su di me”. Né tantomeno chiama i vicedirettori del Dipartimento Amministrazione penitenziaria per raccomandare le sorti dell’amica detenuta. Ma, se lo fa e viene scoperto da un’intercettazione telefonica (sulle utenze dei familiari della carcerata), si dimette un minuto dopo. E, se non lo fa, viene dimissionato su due piedi, un istante dopo la notizia, dal suo presidente del Consiglio. Siccome però siamo in Italia, il premier tace, il Quirinale pure. Come se fosse tutto normale”.

Uno dei passaggi chiave dell’editoriale di Travaglio è il seguente:

“Nel paese del sovraffollamento carcerario permanente, Anna Maria Cancellieri, prefetto della Repubblica in pensione, dunque “donna delle istituzioni” che molti in aprile volevano addirittura capo dello Stato, ha pensato bene di risolverlo facendo scarcerare un detenuto su 67 mila: uno a caso, una sua amica. Poi ha dichiarato bel bella ai magistrati torinesi che la interrogavano come testimone su quelle telefonate: “Si è trattato di un intervento umanitario assolutamente doveroso in considerazione del rischio connesso con la detenzione. Essendo io una buona amica della Fragni (Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti, padre dell’arrestata Giulia, ndr) da parecchi anni, ho ritenuto, in concomitanza degli arresti, di farle una telefonata di solidarietà sotto l’aspetto umano”.

Travaglio sostiene che l’interessamento della Cancellieri:

“…non è stato solo “un intervento umanitario”, tantomeno “doveroso”, né una “telefonata di solidarietà”. È stata un’interferenza bella e buona nel normale iter della detenzione dell’amica di famiglia. Anche perché, dopo quella telefonata, ne sono seguite altre ai vicedirettori del Dap, Francesco Cascini e Luigi Pagano. Che, a quanto ci risulta, hanno – essi sì, doverosamente – respinto le pressioni, spiegando all’incauta Guardasigilli che la detenzione di un arrestato compete in esclusiva ai giudici, non ai politici”.

Travaglio scrive che, sebbene la giustizia abbia fatto il suo corso, il ministro avrebbe “dovuto astenersi”:

“Eppure la Cancellieri avrebbe dovuto astenersi anche dal pronunciare il nome “Ligresti”, specie dopo la retata che portò in carcere l’intera dinastia, visti i rapporti non solo familiari, ma anche d’affari che suo figlio Piergiorgio Peluso intrattiene con don Salvatore e il suo gruppo decotto. Peluso è stato prima responsabile del Corporate & Investment banking di Unicredit, trattando l’esposizione debitoria del gruppo Ligresti verso la banca; poi divenne direttore generale di Fondiaria Sai (gruppo Ligresti) dal 2011 al 2012; e quando passò a Telecom, dopo un solo anno di lavoro, incassò da Ligresti una buonuscita di 3,6 milioni di euro. Un conflitto d’interessi bifamiliare che avrebbe dovuto sconsigliare al ministro di occuparsi della Dynasty siculo- milanese”.

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