Uno sguardo a Venezia! E mentre la guardi… assapora le orecchie di Amman

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Uno sguardo a Venezia… attraverso “La chiave” di Tinto Brass

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Può un film erotico raccontare una città raccontandoci “l’intimità” delle calli, la “riservatezza” dei vicoli e la sensualità dell’acqua che attraversa i canali? Sì, se al lavoro c’è Tinto Brass. Un veneziano che instaura un rapporto amoroso con la sua città natia, che la conosce così intimamente da ritrarla senza pudore lasciando allo spettatore il compito di lasciarsi sedurre o ritrarsi. La Chiave, prima di essere un film erotico è un labirintico percorso all’interno di una Venezia che si offre senza esitazione all’occhio della telecamera che scruta, la legge e la elogia.

Tratto dal libro dello scrittore giapponese Tanizaki Jun’ichirō, La Chiave, ambientata nella città lagunare ai tempi del fascismo, racconta  il difficile rapporto di coppia tra  un di un anziano professore inglese (Frank Finlay) e sua moglie (Amanda Sandrelli), che gestisce una piccola pensione. Tutto ruota intorno ai diari che marito e moglie scrivono e nei quali confessano le proprie fantasie erotiche e i tradimenti. In realtà è solo un gioco delle parti perché entrambi sono consci che il coniuge sta leggendo quelle pagine. E sarà proprio la complicità implicita e la gelosia per l’adulterio a scatenare di nuovo l’intimità di coppia e la riconquista di quella sessualità persa da tempo.

E’ un film da rivedere per carpire i segreti di Venezia, per vederla con gli occhi di chi conosce i vicoli bui, ma anche gli interni maestosi dei palazzi d’epoca… la decadenza e lo sfarzo, la sublimazione dell’immagine che prima di tutto è un quadro, un affresco di un’immagine carpita che gioca a rincorrere lo sguardo dello spettatore.

Uno sguardo a Venezia! Cortesie per gli ospiti di Ian McEwan

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Gli inglesi si sà sono affascinati da Venezia. Così Colin e Mary arrivati a Venezia si armano di macchinetta fotografica decisi a carpire ogni segreto della città. Ma chi sono i protagonisti di “Cortesie per gli ospiti” di McEwan? Colin è bellissimo, in passato ha provato a lavorare nel mondo dello spettacolo, ma ha solo raccolto una serie di insuccessi. Mary viene dal teatro e ha recitato in una compagnia femminile, ha due figli e un ex marito appassionato di fotografia. Pur sembrando una coppia, in realtà non lo sono affatto. In albergo dormono in letti singoli e si parlano solo di sera, prima di cenare, quando si scambiano i sogni che fanno. Ogni giorno cercano di evitare le orde di turisti che si affollano davanti ai luoghi più famosi della città e inevitabilmente finiscono col perdersi.

Una notte escono tardi e in cerca di un ristorante incontrano Robert, un uomo molto conosciuto nel circondario che si occupa di affari e gestisce un bar. Figlio e nipote di diplomatici dalla rigida morale patriarcale, Robert li aiuta, li ristora, racconta loro la storia della propria infanzia e li accoglie infine nella propria casa. Robert vive con sua moglie invalida, Caroline. E’ immediatamente chiaro ai due che Caroline è vessata dal marito e costretta a subire violenze.

Nei quattro giorni successivi all’incontro con Robert e Caroline, Colin e Mary sperimentano un vorticoso e appagante ritorno di passione erotica, che li spinge a segregarsi in albergo e dedicarsi alla celebrazione dell’eccitazione dei sensi, come a voler chiudere un percorso amoroso che esplode in desiderio incontenibile e non procrastinabile. Anche solo per un momento, anche se avvertono la debolezza dei sentimenti di fronte allo scorrere della vita.

Un romanzo che narra attraverso una serie di metafore un percorso all’inferno di due persone, che si trovano all’interno di una morsa senza aver la forza di reagire. Al centro della trama insieme ai protagonisti ci sono dei simboli, come l’acqua, gli insetti, la musica o i rumori, che ci portano poco a poco a scoprire quelle scomode verità dell’ultimo capitolo. E’ quindi una continua marcia di avvicinamento alla parte più “torbida” dell’anima, come dall’altronde lo è la laguna in cui la storia si ambienta.

Un grande capolavoro del 1981 che tutt’oggi conserva quel “fascino malato” di una psicologica introspezione all’interno dei rapporti di coppia!  Quale miglior scenario se non la Venezia degli innamorati trasformata in un luogo di sofferenza e perdizione?

Uno sguardo a… Venezia!

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