Uno sguardo a Budapest… Rigo Jancsi

La ricetta puoi trovarla QUI! 47d6e29f4c97f453a0310c272e36b897

Budapest sulla scena di… Mission Impossible: Ghost Protocol di Brad Bird

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Budapest sulla scena di… Bel Ami di D. Donnellan e N. Ormerod

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Budapest sulla scena di… Il fantasma dell’Opera di Dario Argento

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Gente di Budapest… André Kertész!

Fotografo.

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Uno sguardo a Budapest… Riflessi!

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Uno sguardo a Budapest… La leggenda!

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Uno sguardo a… BUDAPEST!

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Uno sguardo all’Ungheria! Porta in tavola il gulasch

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Vuoi saperne di più? Trovi la storia e la ricetta nella rubrica di cucina! Clicca qui!

Uno sguardo all’Ungheria… l’occhio di Capa sul campo di battaglia!

Chi non ha davanti agli occhi la foto scattata a Cordova, nel 1936, dove viene ritratto un soldato dell’esercito repubblicano colpito a morte da un proiettile sparato dai franchisti?

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Una foto che fece il giro del mondo e che proclamò Robert Capa (pseudonimo di Endre Ernő Friedmann), come il miglior fotoreporter di guerra. Ma quando la germania cade nella dittatura nazista Capa è costretto a scappare in Francia a causa delle sue origini ebraiche.

Nato in Ungheria, ma fu costretto a scappare giovanissimo a causa del suo coinvolgimento con il partito Comunista locale. Si rifugiò così a Berlino, dove trova lavoro in uno studio fotografico.  Qui fonda la Magnum Photos nel 1935, l’anno dopo partirà per la Spagna dove documenterà gli orrori della guerra civile fino al 1939.

Nel 1943 si paracaduta con gli Anglo-Americani sulla Sicilia per seguire le operazioni di sbarco in Italia nella seconda guerra mondiale. Il fotografo annota tutto nel suo diario, che diventa il testimone di una vera e propria avventura vissuta in prima linea.  E’ il 1943 quando Capa, al seguito degli Alleati, assiste alla battaglia di Troina e qui scatta le foto più famose di tutta la sua carriera. Tra cui che ritrae un soldato americano accovaciato e un contadino che gli indica la strada.

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Dopo lo sbarco in Normadia, di cui purtroppo molte foto sono andate perdute a causa di un errore tecnico nello sviluppo, decise di partire per la Prima Guerra d’Indocina.

Il 25 maggio del 1954, si avventura inavvertitamente in un campo minato e muore.

Capa è un esempio di reportage moderno, che imprime sulle foto la drammaticità della guerra senza retorica, con uno stile asciutto e neorealista, che emoziona anche a distanza di anni.

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Uno sguardo all’Ungheria… da “La camera sul Danubio”

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Ogni libro ha i suoi odori, sapori e… colori! Il libro di Laszlo Bus-Fekete è sicuramente blu, come le acque del Danubio, come quel senso di intimità che proviene dalla cameretta ammobiliata in cui vivono Joli, Zsuzsa e Agata. Blu perchè la primavera di Budapest è ancora fredda, poi prematuramente calda per ricadere in un tetro autunno. Blu come una giovinezza che sta per esplodere e invece implode lasciando scivolar via i pezzi di sogni irrealizzabili. E se il colore è il blu la musica non può essere che un valzer malinconico che accompagna le disillusioni delle ragazze. La miseria le emargina e ogni tentativo di riscatto si dissolve. L’amore, le porta a legarsi a uomini egoisti, superficiali ed egocentrici che alla fine sceglieranno compagne sicure con un posto nella società. Joli, Zsuzsa e Agata non si arrendono, cercano di vivere di quel poco che ricavano facendo le sarte o correndo dietro a qualche commediografo di provincia nel tentativo vano di farsi notare. Lottano con dignità alla disperata ricerca di una vita migliore che continua a sfuggire dalle mani. Sono perdenti sin dall’inizio e nonostante gli sforzi non avranno la possibilità di cambiare il loro destino. Alla fine, durante una notte di bilanci, dopo aver meditato il suicidio con un tuffo nelle acque del Danubio, sceglieranno la vita. Perché in fondo, anche se monotona e disillusa, è comunque un dono da portare a termine.

Un romanzo da scoprire, una letteratura malinconica e forte allo stesso tempo, una scrittura inarrestabile che traghetta le protagoniste dai sogni iniziali alle sconfitte finali senza nessun pietismo o falso sentimentalismo. Uno scrittore che descrive l’animo femminile con un tratto “vero” senza cadere negli stereotipi dell’epoca, senza abbandonarsi a quelle caricature femminili che hanno invaso le pagine anche di molti capolavori e che hanno sempre mostrato una donna fragile, sottomessa e superficiale. Qui le ragazze hanno delle ambizioni e cercheranno di giocarsi la partita fino alla fine… poi perderanno, ma sapranno di essersi giocate tutte le loro carte! 

Laszlo Bus-Fekete, il cui nome dice probabilmente poco al grande pubblico, ma dalla sua commedia Birthday fu tratto il celebre film di Lubitsch Heaven can wait.

Uno sguardo sull’… UNGHERIA!

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