Liberati i due operai edili italiani rapiti in Libia

Operai-scomparsi-in-Libia-rientro-tuttacronacaE’ stato il ministro degli Esteri Emma Bonino a rendero noto che Francesco Scalise e Luciano Gallo, i due operai italiani rapiti in Libia a gennaio, sono stati liberati. In una nota della Farnesina, si fa riferimento a un’operazione “frutto di attività congiunte tra autorità libiche e italiane”. Il ministro ha sottolineato:”Desidero esprimere un sentito ringraziamento a tutte le donne e gli uomini della Farnesina e delle altre istituzioni che hanno consentito di giungere a un esito favorevole della vicenda in un contesto ambientale difficile”.I due operai sono giunti a Roma con un Falcon 900.  Grandi la gioia e l’emozione a casa di Luciano Gallo, a Feroleto Antico, dopo l’annuncio della liberazione. Il sindaco, Pietro Fazio, ha incontrato i familiari i quali hanno espresso la loro gioia. “Oggi è un giorno di festa. Siamo contenti”.  “C’è grande gioia. Siamo veramente contenti”. Così i familiari di Francesco Scalise dopo aver appreso la notizia della liberazione del loro congiunto. Il figlio in una conversazione telefonica all’ANSA ha affermato: “siamo davvero contenti. Siamo felicissimi”.

I due operai edili scomparsi in Libia: cresce la preoccupazione

libia_italianiscomparsi-tuttacronacaVenerdì 17 non sono rientrati alla base e da allora cresce l’apprensione per la sparizione di due operai edili italiani scomparsi in Libia, nella zona di Derna. “Non abbiamo alcuna notizia. E in ogni caso intendiamo attenderci al riserbo assoluto che una vicenda così delicata impone”, ha detto la figlia di Francesco Scalise, di 63 anni, che è scomparso insieme ad un suo collega, Luciano Gallo, di 52. L’autista dei due operai ha raccontato ai media libici che i due italiani sarebbero stati rapiti da un gruppo armato, che li avrebbe costretti a scendere dal furgone con gli attrezzi di lavoro sul quale viaggiavano ed a salire su un’automobile a bordo della quale si sarebbero poi allontanati. “Sono in contatto costante con la famiglia di Luciano Gallo – dice all’Adnkronos il sindaco di Feroleto, Pietro Fazio – Ieri sono stato a casa loro, c’è molta preoccupazione per le notizie circolate ieri sulla stampa di un presunto rapimento da parte di un gruppo armato”. Il primo cittadino prosegue: “C’è da aspettare purtroppo” e spiega: “È partito per la prima volta il 9 gennaio. L’ultima volta l’ho incrociato durante le feste di Natale. A quanto mi ha detto sua moglie, non sembrava preoccupato per questo viaggio. Purtroppo l’esigenza di andare in Libia a lavorare è stata dettata dalla mancanza di lavoro”. Dopo il rapimento in Libia dei due operai edili, Francesco Scalise e Luciano Gallo, alla General World non è ancora arrivata alcuna richiesta di denaro, come accade di frenquente in sequestri di questo genere. A quanto apprende l’Adnkronos, in queste ore gli altri dipendenti dell’impresa di Crotone che si occupa di lavori stradali hanno espresso la volontà di rientrare in Italia.

Due operai edili italiani scomparsi in Libia

operai-scomparsi-libia-tuttacronacaSi chiamano Francesco Scalise e Luciano Gallo i due operai edili che sono scomparsi ieri in Libia, mentre si trovavanonella zona della località Terna della Cirenaica. Entrambi di origini calabresi, residenti nella provincia di Catanzaro e da  4-5 mesi in Libia per un’impresa edile che si occupa della costruzione di strade ed altre opere edili, erano sul luogo per eseguire dei lavori con una società edile.Nella mattinata di ieri venerdì 17 gennaio, i due erano usciti con il loro furgone per eseguire dei lavori e non hanno fatto più rientro. Il loro furgone con gli attrezzi da lavoro è stato trovato, abbandonato, in una zona isolata. Il ritrovamento è stato effettuato da alcuni operai della General World, l’impresa edile per la quale lavorano Scalise e Gallo. I colleghi li hanno cercati nella zona adiacente a quella del ritrovamento del furgone, ma al momento non hanno trovato alcuna traccia. I familiari degli operai stanno tentando da ieri di mettersi in contatto con loro, ma al momento ogni tentativo è risultato vano.

Allarme della Bonino: tra gli immigrati ci potrebbero essere jihadisti

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«Ci sono sospetti – afferma Emma Bonino – che dalla Libia fra i vari disperati ci siano anche provenienze di jihadisti o qaidisti su una via europea, che tra l’altro è uno dei metodi che hanno usato spesso. Terrorismo? Non so dire. È una minaccia alla sicurezza».  Minaccia. Così è stato lanciato l’allarme dalla Farnesina. Quindi non solo un esercito di disperati, ma vere e proprie infiltrazioni su una via europea, che possono dislocarsi in varie parti d’Europa per poi colpire obiettivi sensibili. Cellule terroristiche, ma anche droga e armi.

 

La Libia taglierà il petrolio all’Italia?

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Il gasdotto Greenstream, in Libia, potrebbe essere chiuso. Lo rende noto l’a.d. di Eni, Paolo Scaroni. “Proprio in queste ore il terminal di Mellitah da cui parte il Greenstream, che raggiunge la Sicilia, è sotto attacco da parte di manifestanti che ci stanno spingendo a chiudere le esportazioni verso l’Italia”. Scaroni ha tuttavia sottolineato come l’eventuale chiusura non dovrebbe comportare “problemi di approvvigionamento” per l’Italia. Di idrocarburi, ha spiegato Scaroni, ce ne sono molti “da tante parti del mondo” e tutta l’Italia sta godendo inoltre di clima “particolarmente benevolo”. Scaroni si è comunque detto preoccupato per la situazione in Libia.

Chi sono i ribelli che hanno rapito il premier libico Ali Zeidan?

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Rapito il premier libico Ali Zeidan e poi rivendicato dagli ex ribelli della ‘Camera dei rivoluzionari di Libia’ che lo hanno definito un arresto.

«Il suo arresto giunge dopo una dichiarazione di John Kerry sulla cattura di Abu Anas al-Liby, dopo aver detto che il governo libico era al corrente dell’operazione», ha detto un portavoce del gruppo riferendosi al Segretario Stato americano.

Chi sono i ribelli che lo hanno rapito?

Il Messaggero parla di:

Uno dei tanti gruppi di ribelli che, dopo la fine vittoriosa della guerra che ha causato la caduta di Muammar Gheddafi e del suo regime, non ha deposto le armi, di fatto imponendo il suo controllo su vaste porzioni del territorio.

Così come ha fatto la Brigata di lotta contro il crimine, la Camera dei rivoluzionari ha allacciato dei rapporti ufficiali soprattutto con il Ministero dell’Interno (ma anche con quello della Difesa) per esercitare, in sua vece, compiti di polizia e di controllo delle frontiere, soprattutto nel sud del Paese dove la presenza dell’esercito di Tripoli è al momento solo simbolica.

In sostanza, il governo di Tripoli ha deciso di «neutralizzare» il potenziale eversivo che tali gruppi portano in loro, ingaggiandoli ufficialmente, con tanto di salari mensili. E quando gli stipendi non arrivano con puntualità i miliziani sono pronti a schierarsi, in armi, contro i palazzi del Potere (è accaduto anche pochi mesi fa, con un lungo assedio al ministero dell’Interno) sino a quando non ottengono il dovuto.

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Il portavoce del Dipartimento anti-crimine, sezione del ministero dell’Intero, Abdel Hakim Albulazi, ha confermato che il premier Ali Zeidan è «in custodia per un mandato di arresto emesso dal Dipartimento». Albulazi ha detto all’agenzia ufficiale Lana che Zeidan è «in buona salute e che viene trattato bene come qualsiasi cittadino libico». 

Una foto del premier libico Ali Zeidan al momento dell’arresto è stata diffusa dai rapitori e riportata da Al Arabiya. La foto mostra il premier con una camicia marrone semiaperta e un’espressione accigliata, tenuto sotto braccio da due persone in borghese.

Aggiornamento 10 ottobre 2013, 12.00:   Ali Zeidan è stato rilasciato. Il premier dellaLibia, riferiscono fonti della sicurezza, è stato liberato dal gruppo armato che lo aveva rapito all’alba del 10 ottobre a Tripoli.

Lampedusa: 35enne tunisino indagato ma non fermato. E’ uno degli scafisti?

lampedusa-tuttacronacaPotrebbero esserci ancora circa duecento cadaveri in mare, a Lampedusa. Corpi che, come racconta chi è sceso sott’acqua, sono “abbracciati” tra loro. Chi si trovava nella pancia dell’imbarcazione erano i più poveri, quelli in grado di pagare meno al capo degli scafisti, che si faceva chiamare “The Doctor”. Nel frattempo un 35enne tunisino, sospettato di essere uno degli scafisti, è indagato ma non fermato. Identificato e bloccato al suo arrivo sull’isola e sentito dalla polizia, davanti al procuratore aggiunto Ignazio Fonzo, assistito da un avvocato d’ufficio, e con la collaborazione di un interprete arabo, è stato interrogato venerdì: ha deciso non avvalersi della facoltà di non rispondere, e di dare invece la sua versione dei fatti. Ora bisognerà attendere anche le testimonianze di chi a quel tragico naufragio è sopravvissuto, per capire se davvero sia tra i colpevoli. Nel frattempo l’enorme bara di metallo giace a 47 metri di profondità in mare a un miglio e mezzo di distanza da Cala Croce, dagli scogli di Lampedusa. Al momento le ricerche subacquee restano ferme, a causa delle avverse condizioni del mare, mentre  la Guardia di finanza e  la Guardia costiera continuano a controllare lo specchio di mare attorno al punto in cui è avvenuto il naufragio con gli elicotteri.

Amburgo vuole rispedire in Italia 300 profughi

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Li abbiamo inviati ad Amburgo con un pass  e 500 euro: erano tutti profughi provenienti da Libia, Togo e Ghana. Ora la Germani a mette a disposizione dei treni gratis per rinviarli in Italia. il Die Welt, quotidiano tedesco conservatore, ha giudicato irresponsabile il comportamento dell’Italia.

Il nostro Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha ribadito la regolarità dell’intervento, ma il ministro tedesco Detlef Scheele sottolinea: «Non hanno nessun diritto legale a un alloggio né a un’assistenza economica, sarebbe folle dar loro false speranze di un futuro lavorativo qui» .

Scaduti i permessi temporanei saranno quindi rispediti sul nostro territorio, sono già pronti i biglietti. Speriamo che l’ultima tragedia sia un monito per tutta l’Europa e si inizi davvero a fare i corridoi umanitari e non a trattare gli esuli e i profughi come merce da far rimbalzare da un confine all’altro.

Quei migranti che perdono la vita in mare e, al cimitero, diventano numeri

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Si attende il maltempo si plachi per ricominciare le ricerche e intanto l’imbarcazione attende sul fondo del mare, nel silenzio della morte. La tragedia che si è consumata ieri sulla riva di Lampedusa porta con sè tanti interrogativi. Come trovare una sistemazione per tutti i migranti? Ma anche, come dare riposo alle vittime? Nel naufragio del barcone, che un video dei Vigili del Fuoco mostra adagiato sul fondo, hanno perso la vita almeno 111 migranti. Troppi anche per il cimitero di Lampedusa. Dove le tombe non hanno nomi, ma numeri. Perchè spesso chi tenta di raggiungere i nostri lidi non ha documenti nè qualcuno che lo possa riconoscere…

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La tragedia dei migranti: ex miliziani Gheddafi nuovi scafisti

migranti-lampedusa-tuttacronacaIl mare agitato non permette di proseguire con le ricerche dei sommozzatori impegnati nel recupero delle vittime del naufragio di Lampedusa, che sono pertanto state sospese. Non si ferma però il trasferimento degli immigrati, per consentire il rapido svuotamento del Centro di prima accoglienza dove in questo momento si trovano oltre mille persone a fronte di una capienza di circa 300 posti. Si cerca quindi di smistare ai vari centri quelle persone che hanno speso 2mila euro per vedere realizzato il sogno di fuggire dalla loro patria sperando in un futuro migliore. In soli quattordici giorni, via mare sono arrivati 5.583 migranti, di cui 3.807 uomini, 703 donne e 1.073 minori. Gli sbarchi sono stati 45, di cui 36 in Sicilia, 5 in Calabria, 3 in Puglia, 1 in Sardegna. In particolare a Lampedusa si sono verificati 13 sbarchi e sono giunti 1.998 persone (di cui 1.274 uomini, 274 donne e 450 minori). Tra le nazionalità dichiarate dagli immigrati al momento dello sbarco, i più numerosi sono i siriani (2.075); seguono eritrei (1.280); palestinesi (428); somali (317). Partono dalle coste libiche, dove nessuno controlla e i poliziotti corrotti sono stati sostituiti dagli ex miliziani del regime Gheddafi, con le organizzazioni criminali che regnano e che fanno partire grossi pescherecci dalla Tunisia. Il trasferimento degli immigrati, ammassati per giorni in depositi o sulle spiagge libiche, avviene spesso con piccole barche in alto mare, fatto che rende il rischio naufragio altissimo. Gli immigranti arrivano dal Kenya e dal Sudan, dove si trovano deicine di campi profughi dove i mercanti di morte reclutano i propri clienti, avvicinandosi ai rifugiati e promettendo la libertà in cambio di soldi. Ma altro fronte frequentato è anche la Tripolitania in Libia, meta dei profughi siriani. Resta comunque l’Eritrea il Paese dove avviene il maggior esodo. Visto il numero in costante aumento di chi tenta di lasciare la propria terra, ormai si tenta di attraversare il mare anche in mancanza di situazioni meteo favorevoli. E il viaggio si trasforma in tragedia.

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Terrore in Libia spari davanti all’ambasciata russa

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Uomini armati hanno attaccato l’ambasciata russa a Tripoli. Lo riferisce al Arabiya nel suo sito in inglese. Il corrispondente aggiunge che si sentono i rumori di spari. Un portavoce del ministero degli Esteri russo ha confermato l’attacco. Secondo le prime informazioni, non ci sono stati feriti tra i dipendenti della rappresentanza diplomatica.

Le bombe nel giorno della preghiera che sconvolgono Tripoli.

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Venerdì, il giorno della preghiera, ma per Tripoli, seconda città del Libano, oggi è il giorno della morte dopo l’esplosione di due ordigni vicino a due moschee sunnite. Il bilancio è il più sanguinoso dagli anni ’90, dalla fine della guerra civile in Libano: almeno 29 morti e circa 500 feriti. Il presidente della Repubblica, Michel Suleiman, ha rivolto un appello a tutti i libanesi perché “rimangano uniti e sconfiggano ogni tentativo di creare conflitti”. Cosa sta sconvolgendo il Libano?

Da segnalare, che l’imam della moschea al Taqwa, Salem al Rafei, è un noto predicatore sostenitore della rivolta siriana contro il regime di Damasco. Non è chiaro se il religioso salafita, che si oppone al gruppo militante libanese Hezbollah, si trovasse al momento dell’esplosione all’interno della moschea.

Dopo la guerra con Malta, la Salamis con 102 migranti arriva in Italia

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Malta non ha ceduto nonostante il richiamo dell’Unione Europea e così la nave cisterna Salamis, con a bordo una donna ferita, vedendosi rifiutare l’ingresso in porto da parte delle autorità maltesi ha cambiato rotta e sbarcherà a Siracusa. Il premier maltese, Joseph Muscat, ha ringraziato il presidente del Consiglio, Enrico Letta, per l’impegno e l’assistenza dati. Insomma Malta non presta soccorso e l’Italia non ha più strutture per accogliere i migranti e dare loro una vita dignitosa.

Muscat ha aggiunto che la decisione presa dall’Italia “rafforzerà ulteriormente i buoni rapporti tra i due Paesi”. Si tratta, ha proseguito, di un “impegno concreto” preso da un partner affidabile, che ha capito l’emergenza maltese dopo gli arrivi di centinaia di immigrati in poche settimane che hanno mandato in tilt le strutture di accoglienza dell’isola.

Molto buonismo e molti ringraziamenti, ma si vive di sola gloria? Perché Malta può rifiutarsi di contravvenire a un appello della Ue e l’Italia deve farsi avanti per accogliere 103 migranti che da giorni si trovano a bordo del mercantile? I buoni rapporti con Malta, che appartiene all’Unione Europea, non dovrebbero essere garantiti senza “uno scambio di favori” sulla pelle degli stranieri costretti a viaggiare in condizioni estreme su una nave cisterna battente bandiera libanese? Ora li mettiamo in una struttura di accoglienza e faccio un bel reality?

Malta e la guerra a Italia e Libia fatta sulla pelle dei migranti. Ue decisa.

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L’Ue non ha usato mezzi termini per far desistere Malta a non far attraccare la nave di migranti, Salamis. All’imbarcazione, con a bordo 102 persone tra cui una donna ferita, un bambino di cinque mesi e quattro donne incinte, Malta, aveva negato l’approdo e aperto una disputa sui migranti contro la Libia e l’Italia. Il commissario europeo alle questioni interne Cecilia Malmstroem in una nota ha specificato: «La questione più importante è salvare le vite. Qualunque disputa sul coinvolgimento delle autorità di Italia e Libia, così come sul luogo appropriato in cui effettuare lo sbarco non aiuta le persone in stato di necessità», ha poi aggiunto:  «Questi aspetti andranno chiariti più avanti, rispedire la nave in Libia sarebbe contro le leggi internazionali. Il comandante della nave ha diramato una richiesta di assistenza medica urgente e la donna ferita ha bisogno di immediata ospedalizzazione».

Esplosione in Libia, nell’area ambasciate

1libia-esplosione-ambasciate-tuttacronaca“Ho sentito un boato e guardando fuori dalla finestra ho visto una macchina in fiamme.” Sono queste le parole di una fonte che lavora nel “Tripoli Towers”, l’area dove sono situati gli edifici delle ambasciate inglese e canadese nella capitale della Libia, a seguito dell’esplosione avvenuta oggi nel parcheggio del compound.

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Sventato un attentato ai danni dell’Italia in Libia

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L’autista di una macchina diplomatica dell’ambasciata italiana a Tripoli, in Libia, è riuscito a sventare un attentato, grazie alla sua prontezza. L’uomo, infatti, si è reso conto che c’era qualcosa di sospetto e si è affrettato a far scendere i passeggeri prima di avvisare gli artificeri. Ora l’ordigno è stato fatto brillare e un portavoce del ministero degli Esteri a Roma ha reso noto l’accaduto.

Assaltato il ministero dell’Interno in Libia

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Gruppi di uomini armati hanno cercato di assaltare il ministero dell’Interno a Tripoli. La tensione sale in Libia, ma “questi attacchi non ci metteranno mai in ginocchio e noi non ci arrenderemo”, ha riferito lo stesso premier, Ali Zeidan, dopo che altri gruppi di miliziani avevano tentato anche di penetrare all’interno del ministero degli Esteri.

Ambasciata francese in Libia nel mirino: attentato

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L’ambasciata francese a Tripoli in Libia ha subito, alle 7 di questa mattina, un attentato. L’esplosione di un’autobomba ha ferito due guardie della sicurezza oltre a danneggiare gravemente l’edificio e distruggere una parte del muro di cinta. Coinvolte anche due auto, parcheggiate nei pressi della sede diplomatica, che dopo aver preso fuoco sono rimaste carbonizzate. Da Parigi. il ministro degli Esteri Laurent Fabius, dopo aver condannato “l’atto odioso”, ha garantito che “i servizi dello Stato ce la metteranno tutta per far luce sulle circostanze di questo attentato e perché i suoi autori siano rapidamente identificati”. Anche il ministro degli Esteri libico ha espresso la sua riprovazione per “un atto terroristico nei confronti di un Paese fratello che ha sostenuto la Libia durante la rivoluzione”.

Bloccata a Marsala una nave con 20 tonnellate di droga

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Nella plancia della nave Adam sequestrata a Pantelleria sono stati rinvenute 20 tonnellate di droga: un maxi carico di hashish. La nave, battente bandiera delle Isole Comore, era partita dalle coste marocchine ed è stata intercettata nel Mediterraneo dalla Guardia di Finanza che l’ha costretta, poi, a fare rotta verso il porto di Marsala, dove l’intero equipaggio (tutto siriano) è stato arrestato.  L’imbarcazione ufficialmente era diretta in Libia ed è stata bloccata appena ha fatto ingresso nelle acque italiane.

VIDEO SHOCK: FRUSTATE AI GIOVANI IN LIBIA!

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Un video in cui alcuni giovani vengono frustati «in nome della sharia» a Sirte, in Libia, ha destato indignazione nel Paese. Il premier Ali Zeidan ha promesso che i responsabili «verranno puniti severamente». Nelle immagini, pubblicate sul web, alcuni miliziani frustano i giovani – legati a turno a un albero – intonando «Allah u akbar» a ogni colpo sulla schiena dei malcapitati. Si ignorano le ragioni del gesto.

In Libia la tensione è altissima… attentato al Presidente!

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Uomini armati hanno aperto il fuoco ieri in tarda serata contro l’auto del presidente del Parlamento libico, Mohamed Magarief, che e’ stata investita da “una pioggia di proiettili”. L’uomo politico e’ rimasto illeso. Magarief era gia’ scampato a un attentato a inizio gennaio a Sabha, nel sud.

La Chiesa in prima linea: uomo uccide un prete in Libia

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Un uomo armato e’ entrato ieri nella cattedrale cattolica a Tripoli e ha sparato contro un sacerdote, padre Magdi, mancandolo: “Lo voleva uccidere, ha aperto il fuoco da 2-3 metri con un Ak47 ” afferma il Vicario in Libia, monsignor Giovanni Martinelli, spiegando che sono in corso accertamenti da parte delle autorita’. “E’ la prima volta che succede una cosa del genere, siamo molto preoccupati. I salafiti non ammettono il confronto, invadono, sparano, uccidono”, sottolinea il monsignore.

Terrore a Bengasi… attacco alla scuola europea!

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La milizia jihadista libica Ansar al-Sharia, accusata dell’attacco alla sede Usa in cui è rimasto ucciso l’ambasciatore americano Chris Stevens, ha assaltato la scuola europea di Bengasi. Gli estremisti accusano gli insegnati di pornografia, per i disegni contenuti in un testo scientifico di educazione sessuale distribuito agli studenti. Fonti vicine all’istituto confermano che lo staff sta bene.

Alitalia sospende i voli con la Libia!

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Cambiano i 10 dinari in Libia!

 

Non più la faccia di Gheddafi ma il profilo di Omar al Mukhtar, il Leone del deserto, eroe della resistenza anti-italiana divenuto il simbolo della rivolta contro il regime del 2011.ccc0397c7091eed45dd6b74663e3a6b5

In Libia si cerca di arginare l’ondata di violenza!

Dopo Bengasi è la volta di Misurata. l Consiglio locale ha deciso di adottare nuove misure di sicurezza, tra cui il bando parziale sulle armi e un parziale coprifuoco contro le milizie che non sono agli ordini delle autorità.

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Tedeschi in fuga! La Germania invita i connazionali a lasciare Bengasi

Parla di una “specifica minaccia”.

Atmosfera tesa in Libia, possibile attacco a un altro sito petrolifero.

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Usate armi libanesi per l’attacco terroristico in algeria! Così la Clinton

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Libia ed Egitto rafforzano protezioni ai siti petroliferi

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Tensione Tunisia-Libia

L’esercito tunisino presidia la citta’ di Ben Guerdane, ieri teatro di scontri che hanno portato i manifestanti a incendiare uffici pubblici e la sede del partito Ennahdha.

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Migranti in mare: aumenta il numero delle vittime

 

Sono ormai dieci i cadaveri strappati al mare a 35 miglia dalla costa libica, sette donne e tre uomini. La Guardia Costiera e la Marina Militare continuano le ricerche per trovare altre vittime del naufragio del gommone di migranti partiti ieri dalla Libia.

Bomba in Libia davanti a stazione di polizia

Bomba davanti ad una stazione di polizia a Bengasi, in Libia. Tre poliziotti sono rimasti feriti, la facciata del palazzo è bruciata, l’ingresso distrutto, un’auto della polizia distrutta dalle fiamme e vetro ovunque. La bomba artigianale probabilmente era posta dentro un’auto di servizio parcheggiata.

Migranti naufragati: tre morti

 

Sono ancora in corso le ricerche di eventuali superstiti del naufragio di un gommone di migranti. Fino ad ora sono state salvate 70 persone, mentre in tre hanno perso la vita. Salme e superstiti sono a bordo di una nave della Marina Militare che arriverà a Lampedusa nel primo pomeriggio.

Immigrati in mare

Un gommone con una settantina di immigrati a bordo è naufragato al largo delle coste libiche. Il via ai soccorsi è stato dato dalle autorità malesi, allertate da una telefonata. Sul posto si trovano due motovedette della Guardia Costiera e una nave della marina militare. Molti immigrati sono dispersi, mentre altri restano aggrappati all’imbarcazione che sta per affondare.

Libia: ex ribelli “liberano” il parlamento

Dopo aver chiesto un rimpasto governativo al premier, gli ex ribelli libici hanno posto fine all’occupazione dei locali dell’Assemblea nazionale a Tripoli. La contestazione nasce dal fatto che almeno cinque ministri dell’esecutivo di ali Zeidan hanno avuto in precedenza legami con il regime di Gheddafi.

Libia: richiesta la rimozione di sei ministri dell’esecutivo

 

Le brigate Tajjamah el Watni Thuwar Libya, Majlis Aala Thuwar Libya e della Itihad Saraiya Thuwar annunciano una nuova dimostrazione nel pomeriggio di fronte alla sede del parlamento. Chiedono la rimozione di sei ministri (degli Esteri, della Giustizia, dell’Interno, della Salute, della Cultura, e degli Affari religiosi) nominati dal governo guidato dal premier Ali Zeidan.

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