Buon compleanno blue jeans!

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Sono il simbolo di una quotidianità comoda, pratica e dalle mille sfaccettature i blue jeans. riempiono gli armadi e per la loro duttilità si prestano ad ogni occasione… o quasi! Ma quello che oggi è tra i capi più sfruttati ha percorso un lungo viaggio prima di arrivare fino a noi nella sua attuale forma. Le prime testimonianze risalgono al XV sec, quando la città di Chiri (Torino) produceva un tipo di fustagno di colore blu che poi esportava attraverso il porto di Genova, dove veniva utilizzato nel confezionamento dei sacchi per le vele e per coprire le merci del porto. Ecco allora una prima possibilità di etimologia:  il francese bleu de Gênes ovvero blu di Genova. Altra possibilità, che ci riporta al termine denim, dei pantaloni da lavoro venivano realizzati in tela di Nîmes (de nimes e poi denim) di color indaco poi utlizzati dai marinai della città italiana. Ma un altro antenato del tessuto potrebbe essere il bordatto ligure, anch’esso particolarmente resistente e per questo adatto ad indumenti lavorativi. Ma se il termine jeans era già noto nel 1567, bisogna attendere il 20 maggio 1873 per avere i famosi pantaloni a cinque tasche. Già venti anni prima Levi Strauss aveva aperto a San Francisco un negozio in cui vendeva oggetti utili ai lavoratori ed ai cercatori d’oro. Dopo un primo tentativo di confezionare grembiuli da lavoro con tessuti per le tende, ripiegò sul denim. Anche Jacob Davis, un sarto, utilizzava questo tessuto: dall’incontro tra i due, con l’aggiunta dei rivetti, nacque il famoso jeans denim.

Da allora, nulla potè arrestare la sua ascesa: negli anni Venti il jeans diventa il simbolo dell’abbigliamento western  per poi rappresentare il tempo libero nel decennio sucessivo. Negli anni Cinquanta conquista il mondo dei giovani e diventa il simbolo di contro cultura, di contestazione e diventa una divisa per gli aderenti ai movimenti per i diritti civili. Nel ventennio successivo spazio alla creatività: si passa dai jeans “classici” dei contestatori del ’68 alla “creatività” hippy: le grandi zampe di elefante, i jeans sfrangiati e dipinti. E’ Daniel Friedman, nel libro Histoire du blue jeans, a sintetizzare le proprietà fondamentali che fanno del pantalone in denim un mito: “Esso invecchia integrando in sé il cambiamento dell’età, impregnandolo di avventura, della vita di chi lo indossa. Ogni lavaggio è una pagina girata, il tempo vi scrive la sua memoria su un fondo sempre più pallido, la decolorazione dovuta al lavaggio traduce l’avvenimento vissuto fino alla saturazione finale…” E quando dobbiamo separarci, a malincuore, dal nostro paio preferito, quello che ha la capacità di farci sentire a nostro agio sempre e comunque, solo un pensiero ci aiuta a “superare la malinconia”: c’è un nuovo paio, pronto per noi, che ci accompagnerà nel nuovo capitolo!

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Il produttore dei Levi Strauss acquista su e-bay un paio di jeans venduti 120 anni fa

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