Uno sguardo alla Russia! Metti a tavola una Kasha Gur’ev

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Uno sguardo alla Russia! Il futurismo di Ejzenštejn in SCIOPERO.

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Che succede se un operaio viene ingiustamente accusato di furto e si toglie la vita?

SCIOPERO!

E’ il 1912. Siamo in una Russia protoindustriale, dove  gli operai organizzano clandestinamente uno sciopero di solidarietà e protesta quando apprendono che un loro collega si è tolto la vita a causa di un furto mai commesso. Si respira la lotta di classe. I lavoratori contro i padroni. I padroni che “giocano sporco” e cercano di corrompere gli operai più deboli. Intanto la polizia difende la fabbrica e in breve i lavoratori sono ridotti alla fame. Ejzenštejn accosta le immagini dei personaggi negativi come i poliziotti a quelle di animali nocivi in modo da provocare nello spettatore un senso di repulsione.

Le lotte continuano e nessuno cede. I padroni assoldano anche deliquenti che possano creare danni alle strutture produttive per poi incolpare i lavoratori. In una fantasmagorica scena finale la polizia massacra gli operai. Ed è qui che Ejzenstejn utilizza il suo intuito e il suo cinema sperimentale per creare un parallelismo tra la polizia che uccide i manifestanti e il bestiame che viene portato al macello. E’ qui che il regista crea una “assonanza” fra immagini dissonanti. In questo caos, creato artificialmente con gran maestria, riesce a emozionarci e a portarci “dentro la scena” attraverso il “montaggio delle attrazioni”.

In realtà il progetto di Ejzenštejn era molto più ambizioso. L’opera avrebbe dovuto far parte di un ciclo di otto film  intitolato “Verso la dittatura” che dovevano ricomprendere i seguenti temi: importazione dall’estero di letteratura di contrabbando, stampa clandestina, lavoro fra le masse, dimostrazione del Primo maggio, sciopero, perquisizioni e arresti, prigione e deportazione, evasione.

Sciopero resta comunque un film da riscoprire per apprezzare la sperimentalizzazione, l’uso dell’immagine che si piega al volere registico, che perde il suo significato intrinseco e diventa pura emozione. 

Uno sguardo alla Russia… da Cuore di Cane!

BeFunky_Patriotic_3«Ho forse chiesto io di essere operato? Bella roba! Pigliano un animale, gli tagliuzzano la testa con un coltellino, e adesso gli fa schifo. Io, se non sbaglio, non avevo dato il permesso di fare l’operazione. E neppure l’avevano data i miei parenti. In fin dei conti, avrei il diritto di sporgere querela».

Pallino non è altro che un bastardino abbandonato. Spelacchiato e con una grossa scottatura su un fianco. Lui diventa il protagonista di uno dei libri più ironici e dissacratori di tutta la letteratura russa. Con i suoi occhi vediamo Mosca avvolta nel gelo, le strade ghiacciate e le persone che camminano in fretta. Pallino,  vede sciarpe calde che avvolgono il collo, cappotti pesanti che riparano dal freddo mentre lui, resta lì nelle strade, senza un padrone, senza una casa e con una fame che gli devasta lo stomaco. E mentre sempre più sconsolato e inosservato vaga nella città, avviene il miracolo. Qualcuno si accorge di lui. E non è un tizio qualsiasi, no, lui, il suo benefattore, è un illustre medico. Lo porta in casa, lo ripulisce, lo sfama e in breve Pallino si trasforma nel cane più fortunato del mondo. Sarà sempre fedele a quel padrone! Ma purtroppo per lui, è il padrone a non essere poi così leale. A lui il cane serve eccome, ma come cavia per un esperimento. Quando pallino si risveglia ha ormai un atteggiamento da uomo pur conservando degli istinti da cane. Che cosa è successo? Il medico ha apportato qualche “modifica”. A Pallino sono state sostituite le ghiandole seminali e l’ipofisi con quelle di un farabutto un certo Klim Čugunkin, un uomo ignorante e frequentatore di cantine. Iniziano così le imprecazioni, i gesti osceni e tutti quei malcostumi da uomo rozzo. Ma inizia a frequentare anche dei ragazzi del palazzo. Così i “compagni” gli inculcano la dottrina comunista e lui inizia a pretendere una parte dell’appartamento del luminare. A questo punto bisogna correre ai ripari, Pallino non è più la cavia, l’esperimento o il “nuovo passatempo”. Che fare? Rimuovere brutalmente l’ipofisi umana e relegare di nuovo il cane nel suo ruolo.

E’ banale, anche se vero paragonarlo al Frankenstein di Mary Shelley. E’ la scienza che vuole spingersi oltre i limiti. L’uomo che vuole provare a essere Dio e che in virtù del suo obiettivo è disposto a scendere a qualsiasi compromesso senza pensare alle conseguenze. E’ corsa al potere. E’ come una settimana enigmistica, si cercano le parole da mettere all’interno dei quadretti, ma non ci si accorge che la parola usata è andata oltre alla definizione. Si è generato perciò un errore.

Un libro da leggere per capire i limiti umani e per divertirsi con l’ironia, sempre attuale, di un grandissimo scrittore del ‘900.

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Uno sguardo alla… Russia!

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Finalmente in Italia il libro dell’Hemingway russo: “IL PECCATO” di Prilepin.

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