Lettera aperta al Presidente Napolitano: l’ultima mossa di Forza Italia

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Il Giornale ha pubblicato la lettera aperta dei capigruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati e al Senato, Renato Schifani e Renato Brunetta, indirizzata  al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Secondo i capigruppo sulla legge Severino vi sono “consistenti dubbi di legittimità”.

Ecco il testo della lettera a Napolitano:

”Signor Presidente della Repubblica, nella nostra veste di Presidenti dei gruppi parlamentari di Forza Italia, intendiamo rappresentarLe alcune considerazioni a seguito della sua Dichiarazione relativa all’assemblea dei nostri gruppi parlamentari svoltasi ieri. I gruppi parlamentari, nella loro autonomia costituzionalmente garantita, hanno ritenuto di riunirsi, per esaminare le prospettive di vicende prossime che investiranno direttamente attribuzioni rimesse in via esclusiva agli organi parlamentari dall’articolo 66 della Costituzione. L’assemblea non era finalizzata né ad assumere decisioni sul governo del paese né, tantomeno, anche per l’evidente illegittimità di simili ipotesi, ad assumere orientamenti operativi sulle decisioni della magistratura o sulle prerogative del Capo dello Stato. Né la riunione era istituzionalmente volta a manifestare solidarietà al Presidente Berlusconi, parlamentare anch’egli e leader del Partito, pur essendo questa una eventualità che non costituirebbe, com’è di tutta evidenza, alcuna ipotesi di comportamento inappropriato o ingiustificabile da parte di coloro che condividono, con il Presidente Berlusconi, i medesimi orientamenti politici e le medesime battaglie.

L’oggetto della riunione riguardava viceversa l’atteggiamento da assumere, ciascuno nella propria libertà, come si addice a parlamentari che rappresentano la Nazione e godono delle guarentigie di cui all’art. 67 della Costituzione, rispetto all’orientamento del Senato della Repubblica, che sembra ormai farsi strada e che comunque rappresenta un’eventualità molto concreta, in ordine alle determinazioni sull’applicazione al Sen. Berlusconi della c.d. Legge Severino. In particolare, si tratta, come Ella sa, di una pronunzia che il Senato dovrà assumere nella propria qualità di organo della verifica dei poteri ai sensi dell’art. 66 della Costituzione, qualità che, secondo costante orientamento della Corte di cassazione e della Corte costituzionale, costituisce esercizio, seppure speciale, di funzioni giurisdizionali. Sotto questo punto di vista, la riunione del gruppo era volta ad esigere il rispetto dell’organo parlamentare, allorché, come nel caso di specie, in questione è proprio lo Stato di diritto nella sua manifestazione suprema che è la Costituzione. Com’è infatti noto, le norme sul sindacato incidentale di costituzionalità delle leggi impongono che qualsiasi organo eserciti funzioni giurisdizionali sia tenuto, allorché ritenga una questione di legittimità rilevante e non manifestamente infondata, a investirne la Corte costituzionale. Si tratta di un dovere cui l’organo giudicante non può sottrarsi quando rilevi l’esistenza di un dubbio, senza necessità – va aggiunto – che sia previamente raggiunta da parte sua una certezza sulla incostituzionalità.

Che sulla c.d. Legge Severino vi siano consistenti dubbi di legittimità qualora la si voglia applicare al caso Berlusconi è dimostrato dalle tantissime voci, di ogni orientamento culturale, che tra i giuristi ed esperti si sono nelle ultime settimane levate. Il rifiuto di ascoltare questi dubbi da parte di molti parlamentari, malgrado ci si trovi in una sede di verifica dei poteri, è stato ritenuto dalla totalità dei partecipanti alla riunione dei gruppi di Forza Italia, un’inaccettabile negazione dello Stato costituzionale di diritto, tale da rendere intollerabile la permanenza in un Parlamento che si dimostrasse cosi sordo alle ragioni della legalità. Nessuno ha voluto interferire con la vita del governo o con le decisioni del presidente del Consiglio e del Capo dello Stato. In gioco è solo, ma si tratta della questione più importante per dei parlamentari, il rispetto della Costituzione da parte dell’organo che rappresenta direttamente la sovranità nazionale: il Parlamento della Repubblica. Desumere ulteriori intenzioni non corrisponde alle motivazioni dell’iniziativa che è e rimane rimessa alla sola libera coscienza di ciascun parlamentare di Forza Italia”.

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Il leghista che accusa i siciliani… “non vi sentite in colpa?”

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«Non vi sentite in colpa, fratelli siciliani? I soldi che ogni anno servono allo Stato per pagare i vostri “inutili” stipendi potrebbero essere impiegati per mettere in sicurezza centinaia e centinaia di famiglie che lavorano onestamente e che regolarmente pagano le tasse. Stipendi inutili perché in Veneto facciamo le stesse identiche cose che fate voi, ma con un miliardo e mezzo di euro in meno».

Questa è una delle tanti frasi che si trovano nella lettera aperta ai 17,995 dipendenti della Regione Sicilia scritta al vice presidente della Provincia Roberto Marcato (Lega) dopo l’alluvione che nello scorso weekend ha messo in ginocchio le provincie di Padova, verona, Vicenza e Treviso.

«Io sono davvero stanco – scrive Marcato, che è anche segretario provinciale padovano della Lega Nord -, e come me i colleghi amministratori locali, di essere costretto a ripetere alla mia gente il solito mantra: “No ghe xe i schei”. E invece no. I soldi per noi ci devono essere. Non possono finire in una regione – accusa – che ha i costi di 10. Non mi rivolgo neppure allo Stato, perché uno Stato che permette questo è uno Stato che non rispetta nemmeno la Costituzione. Parlo con voi, destinatari di denaro immeritato – attacca ancora Marcato – a noi basterebbero 500 di quei 1.500 miliardi che sono spesi in più dei 200 milioni di euro che costa invece la Regione Veneto. E non basta dire che è colpa dei politici che vi hanno assunti qualche volta si può dire anche di no».

Poi vogliamo ancora parlare di integrazione? Quando inizieremo a pensare che l’Italia è davvero unita e non si deve accusare una  Regione e osannarne un’altra? Quando si capirà che si è tutti sulla stessa “penisola che sta affondando”? Quando cercheremo di rimboccarci le maniche e di provare davvero a portare avanti una politica non utile al Veneto a discapito della Sicilia, ma una politica italiana che sappia far fronte a chi in quel momento a bisogno di più supporto… a chi capita un’alluvione e chi deve lottare quotidianamente con la mafia, chi ha un terremoto e chi ha i disoccupati che si danno fuoco davanti alle sedi comunali… l’Italia non ha bisogno di lotte di confine o di regione, ha bisogno di persone che per un attimo abbandonino il proprio egocentrismo e la propria realtà personale e locale e inizino davvero a pensare a questo Paese come una Nazione, che a sua volta è inserita in un contesto europeo e che deve competere con altri continenti che in questo momento sono in crescita economica e rischiano davvero di far affondare il vecchio continente da nord a sud…

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