Letta bis o Renzi 1? Il segretario dem dà due settimane di tempo

RenziLetta-direzionepd-tuttacronacaDa 1 a 10, secondo un fedelissimo di Renzi, il segretario dem sarebbe convinto “6-7” di prendere la guida del governo. E questa sicurezza nelle proprie forze il sindaco fiorentino l’ha dimostrata nel corso della direzione del Pd al Nazareno, dove si è parlato del percorso delle riforme (Italicum e abolizione del Senato) e c’è stato un chiarimento sull’esecutivo. Scrive l’Huffington Posto: Tempo due settimane: tante ne ha Enrico Letta per scegliere come rilanciare l’azione del suo governo. Il 20 febbraio la direzione del Pd si riunirà di nuovo per decidere ‘che fare’. E a quel punto, visto che l’assise Dem fa piazza pulita della parola ‘rimpasto’ fissando il paletto “ripartenza”, tutte le chance sono aperte. La prima: Letta bis, ipotesi che però entusiasma poco il segretario Pd e non solo lui ormai nel partito. La seconda: governo Renzi, ad oggi più possibile, da vedere se ce ne saranno le condizioni, ovvero se la legge elettorale sarà stata licenziata senza scossoni da Montecitorio entro il 20 febbraio. La terza: il voto anticipato, ipotesi alquanto peregrina, tutti nel Pd tendono a escluderla, il sindaco-segretario la agita in caso l’Italicum facesse una brutta fine, stritolato da veti incrociati e franchi tiratori.

Nel corso della direzione è stato Cuperlo, che ieri ha avuto un colloquio con Renzi al Nazareno, a mettere i piedi nel piatto del ‘non detto’ più grosso, a evocare il fantasma che occupa tg e giornali e che evidentemente aleggia anche nell’assemblea al Nazareno. Cioè la possibilità di un governo Renzi al posto di Letta. Cuperlo non lo dice esplicitamente, ma il senso è quello. E soprattutto, dopo aver maledetto lo streaming (“che limita il dibattito”), è Cuperlo a chiedere che il partito ne discuta. “Chiedo a questa direzione reggiamo così? Escluso il rimpasto, serve una vera ripartenza del governo per saldare un accordo programmatico – dice l’ex presidente del Pd – Enrico letta lo vuole fare questo sforzo? E’ in grado di farlo? Questo è il tema del galleggiamento. In alternativa c’è il voto ma non c’è solo quello, ce ne sono anche altre e se ne parla sui giornali…”. Al momento, obiettivo primario del sindaco fiorentino è la legge elettorale. Imperativo: metterla al sicuro con l’ok della Camera entro il 20 febbraio, prima di qualunque altra scelta. Che sia: appoggiare un Letta bis, se il premier “si inventa qualcosa in queste due settimane”, dicono dal Nazareno. O che sia: assumere il comando della squadra a Palazzo Chigi. Prima la legge elettorale. E se la minoranza chiede una discussione sul governo, bene: fissata il 20 febbraio, nuova direzione con ordine del giorno cambiato, governo invece che Jobs Act. Mentre giovedì 13 febbraio la direzione resta convocata sul tema dell’adesione del Pd alla famiglia socialista europea, prima del viaggio del segretario a Bruxelles a metà mese e – guarda caso – mentre alla Camera l’Italicum attraverserà i suoi giorni più delicati.

Ma non è solo Cuperlo a chiedere chiarimenti, della prospettiva renziana a Palazzo Chigi è anche il bersaniano Alfredo D’Attorre che

apprezza il cammino di riforme indicato da Renzi, nota che “per farle, anche solo l’abolizione del Senato, servono 24 mesi…altro che voto l’anno prossimo”. E poi, pur con garbo, a Letta chiede: “Impegno 2014, siamo a febbraio, dov’è quest’agenda di governo?”. Insomma, “il Pd deve occuparsi di come assicurare un governo forte e stabile per i prossimi due anni…”. Un intervento, quello di D’Attorre, che non passa inosservato nella cerchia dei più stretti collaboratori del sindaco, per niente stizziti, anzi compiaciuti dell’andamento del dibattito. Ma il bello deve arrivare. C’è il bersaniano Davide Zoggia che chiede “un nuovo governo”. E poi Matteo Orfini, che di governo Renzi parlò anche prima che nascesse il governo Letta. E oggi non ha cambiato idea, anzi. In direzione la dice così: “Serve un nuovo governo, non un rimpastino, un governo che con lo sforzo di tutti noi che si prenda la responsabilità di portar fuori il Paese dalla crisi”.

Ora la palla passa a Letta ma intanto il tempo scorre.

Il dietro le quinte della politica, cambiare tutto… per un Letta-bis?

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Il Premier Letta è in volo verso il Messico con l’obiettivo di promuovere il “made in Italy”, ma ha ancora sulle spalle il fardello del duro confronto avuto con il segretario Matteo Renzi che si è già sfogato con il suo staffa affermando «Non ci siamo, il governo deve cambiare marcia. La sua azione è ancora del tutto insoddisfacente». Ma come nell’ottica che ha distinto questo governo di larghe intese  fortemente voluto dal Presidente Napolitano, l’ottimismo di Enrico Letta ancora una volta sembra non sbriciolarsi contro l’ennesimo muro.

Tant’è che in bella vista, nella cartellina stampa portata in aereo, secondo alcune fonti vicino al Premier, ci sarebbe l’intervista di Graziano Delrio a “Il Messaggero”, in cui il ministro renziano ha escluso le elezioni anticipate se il governo sarà in grado di compire «un vero cambio di passo». «Se questa è la linea, c’è piena sintonia. Anche per Letta serve una svolta ambiziosa, un nuovo inizio», spiegano i collaboratori del premier, «ed è consapevole di avere davanti un’occasione irripetibile: realizzare in 14 mesi le riforme ferme da vent’anni». Così il premier in queste ore sta mettendo nero su bianco «un cronoprogramma da togliere in fiato». «Con date stringenti e certe e con l’impegno ad arrivare alle elezioni europee di maggio con in tasca l’approvazione della legge elettorale e i primi due sì al nuovo Senato delle autonomie. Più il job act e nuove misure per il rilancio dell’economia».

Insomma si sta muovendo su più fronti l’azione di Letta in queste ultime ore, da una parte si parla di rimpasto e di levare alcune persone dall’esecutivo che negli ultimi giorni sono diventate veri e propri “boomerang”, dall’altra c’è di accontentare le richieste di Matteo Renzi. Sia il premier che il segretario sono sempre più convinti che se entro il 27 gennaio verrà siglato un “contratto di coalizione” ambizioso e «rivoluzionario», per forza di cose la compagine di governo dovrà essere adeguata «alla nuova sfida». «Con un programma diverso servono anche uomini diversi», commenta Bruno Tabacci che venerdì ha incontrato Letta. Se il contratto di coalizione soddisferà Renzi allora Letta andrà al Quirinale per dimettersi e il Capo dello Stato lo rispedirà alle Camere per formare un nuovo esecutivo. In particolare saranno i ministeri chiave a “cambiar faccia”, soprattutto quelli dedicati all’economia e allo sviluppo. Chi sicuramente avrà difficoltà a mantenere il suo posto è anche Giovannini le cui idee sul lavoro non sono conciliabili con il jobs act di Renzi. Ma nel mirino ci sono naturalmente anche altri nomi a iniziare dal ministro De Girolamo alla Cancellieri, ma anche Emma Bonino, accusata di non avere gestito al meglio la vicenda dei marò carcerati in India.

Il dietro le quinte è comunque turbolento nonostante Letta mantenga la sua calma e la sua serenità vede che il suo futuro stretto a destra da Alfano per le unioni civili e a sinistra da Renzi sul lavoro è ormai un viottolo di montagna accidentato. Potrà quindi riuscire ancora una volta a mediare?

Crisi di governo alle porte… Letta organizza il bis!

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Il governo non regge e Letta si riorganizza. La crisi che si è aperta sul fronte economico con le minacce di dimissione del ministro Saccomanni e le risposte sprezzanti di Schifani non lasciano molte vie d’uscita al Premier.  Così Presidente del Consiglio congela l’Iva fino a gennaio e pensa già a un Letta Bis. La prossima mossa è quindi presentarsi alle camere e verificare la fiducia obbligando i partiti a prendersi le proprie responsabilità sulla base di un nuovo patto di coalizione.

Si parla già di una “crisi al buio” che è emersa nelle dichiarazioni del Ministro dell’economia, ma questo sarebbe stato secondo gli analisti, l’ultimo capitolo di una guerra che da mesi sta dilaniando l’esecutivo. Secondo La Repubblica, poi: 

Nel Pd infatti è diffusa la convinzione che il ministro Saccomanni si stia comportando “troppo alla Monti”, regalando un vantaggio tattico a Berlusconi. “Se dopo avergli intestato lo stop dell’Imu – si sfogava ieri mattina un autorevole esponente democrat alla lettura dell’intervista del ministro dell’Economia – consentiamo al Cavaliere di addossarci l’aumento dell’Iva, gli stiamo regalando la campagna elettorale. E stavolta rischia anche di vincere”.

 

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