Polemica su “Lady Mafia” è un inno alla criminalità o il nuovo Diabolik?

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E’ scoppiata la polemica su “Lady Mafia”, il primo fumetto, uscito in edicolom con protagonista una donna killer che uccide senza pietà per arrivare a scalare la gerarchia criminale e diventare la boss più temuta sul territorio. Si chiama Veronica De Donato, è una ragazza del sud cresciuta al nord a cui i clan hanno sterminato la famiglia e il suo unico obiettivo è quello di tornare a Foggia e vendicarsi. E’ uscito ieri in edicola e già la critica lo ha accolto a suoni di fanfara definendolo “il Diabolik in gonnella”, ma le associazioni che da sempre lottano contro la criminalità organizzata come l’associazione Libera per il  coordinamento per la cultura della legalità, ha trovato scandalosa l’uscita di un fumetto che inneggi alla mafia, con una protagonista che mira solo a diventare la più potente e rispettata boss della Puglia in uan regione appunto in cui il problema della criminalità è da sempre una piaga sociale contro la quale lottare ogni giorno. Il fumetto è stato boccaito anche dalla Commissione parlamentare antimafia. “Si sfrutta il “fascino” della mafia per un’attività commerciale che di educativo non ha nulla” attacca Libera. “Invitiamo la casa editrice a sospendere la pubblicazione: nel paese di Lea Garofalo e di tante donne che hanno scelto, a prezzo della vita, il coraggio della denuncia, Lady Mafia rappresenta un insulto alle vittime”. “È offensiva verso tutti coloro che non hanno cercato vendetta ma giustizia attraverso lo Stato” insiste Davide Mattiello della Commissione antimafia. “Un giudizio dato senza aver letto il fumetto, in base al titolo” si difende il creatore Pietro Favorito, proprietario della casa editrice Cuore Noir che pubblica la serie. “Ho riflettuto prima di sceglierlo, ma rappresenta una dichiarazione d’intenti: Lady Mafia incarna il male, e dà ribrezzo a chi si avvicina perché fa vedere a quale degenerazione si può arrivare quando la legge non garantisce la giustizia. Anche Diabolik, quando uscì, fu molto contrastato. Ma io nella storia denuncio brutalità come lo stalking, la violenza sulle donne, l’omofobia “

Voi che ne pensate?

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Lea Garofalo: quattro ergastoli per i suoi assassini

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Lea Garofalo, testimone di giustizia, fu uccisa a Milano il 2004 novembre 2009. Oggi i giudici della corte d’Assise e d’Appello di Milano hanno confermato la condanna all’ergastolo, emessa in primo grado, per l’ex compagno di Lea Garofalo Carlo Cosco, il fratello Vito e Massimo Sabatino e Rosario Curcio, entrambi collaboratori della famiglia legata alla ‘ndrangheta. Per i due fratelli Cosco e per Curcio il sostituto pg Marcello Tatangelo aveva chiesto l’eragastolo. Per Sabatino, invece, aveva chiesto l’assoluzione in base alle rivelazioni del pentito Carmine Venturino, ex fidanzato della figlia di Lea, Denise, che aveva scagionato anche Giuseppe Cosco, ora assolto. I giudici hanno cancellato il carcere a vita anche per il pentito Carmine Venturino, condannato a 27 anni, al quale sono state concesse le attenuanti generiche: l’uomo ha contribuito alla rilettura della vicenda iniziando a collaborare dal carcere con i pm nel luglio scorso e facendo ritrovare i resti della donna in un campo in Brianza. Per la figlia di Lea Garofalo, Denise, che si è costituita parte civile contro il padre Carlo Cosco, i giudici hanno confermato un risarcimento di 200mila euro. La ragazza, che oggi ha 21 anni, era presente al momento della lettura del verdetto, coperta da un paravento. Il legale della ragazza, Vincenza Rando, ne ha annunciato l’intenzione di celebrare il funerale della madre a Milano. “L’impianto accusatorio ha tenuto – ha affermato il difensore – Denise è contenta che sia stato trovato il corpo della madre e ora vuole fare un funerale a Milano”.

Confessa a sorpresa il compagno di Lea Garofalo

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Carlo Cosco, condannato in primo grado all’ergastolo per l’uccisione di Lea Garofalo, ha confessato in aula nel processo di secondo grado l’omicidio della testimone di giustizia calabrese. “Mi assumo la responsabilità dell’omicidio, merito l’odio di mia figlia”, ha detto l’uomo davanti ai giudici. Quando gli è stato chiesto come mai non l’aveva mai confessato l’uomo ha aggiunto “varie circostanze me lo hanno impedito”.

Ritrovato carbonizzato in un campo in Brianza il corpo di Lea Garofalo

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