La pasta al pomodoro… di Al Qaeda

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La nota spese di Al Qaeda è sorprendente. Nella contabilità minuziosa di  una cellula del Mali, che sono obbligati a tenere gli esponenti di Al Qaeda compare:

Tra le spese più ingenti sostenute per comprare le pallottole, per finanziare un viaggio per “diffondere l’ideologia”, per assumere nuove reclute e acquistare carburante e razzi, ecco anche le ricevute degli acquisti minuti, non importa quanto piccoli: un euro e 30 centesimi per una saponetta, 40 centesimi per una fetta di torta, un euro e 20 per un barattolo di senape. Ma quello che salta agli occhi, fra le ricevute della cellula del Mali, è la quantità di pasta e pomodoro in scatola e di cipolla, cioé gli ingredienti base per un piatto di “pasta alla pummarola”.

Non solo:

Dalle ricevute della falange magrebina non si riscontra solo una passione per la pasta asciutta: nel settore alimentare dominano le spese per il tè, lo zucchero, il miele e il latte. Qualche volta compare anche la carne. Ma la cellula di Timbuktu aveva anche molte spese di riparazione delle automobili, evidentemente poco adatte a circolare in un territorio sabbioso. Non solo: chiedeva “rispettosamente” alla centrale finanziamenti per comprare abiti più pesanti per i mujaheddin che soffrivano il freddo invernale, e fondi per rimpiazzare i missili di un accampamento avanzato, che li aveva finiti.

Pronti a leccarvi i baffi? Il caviale diventa di… lumaca!

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Pronti a leccarvi i baffi? Il caviale ora è di lumaca e costa circa 1600 euro al kg una vera e propria prelibatezza, almeno secondo quanto affermano  Davide Merlino e Michelangelo Sansone che in Sicilia hanno messo in piedi il più grande allevamento di gasteropodi e lanciato l’idea del caviale di lumache, dalle loro uova che «profumano di erba e foglie ». Ma c’è anche il vino di giuggiole che oggi viene prodotto nelle Marche da Martina Buccolini, nelle stesse terre dove da anni i suoi genitori hanno cominciato a coltivare frutti selvatici dimenticati, dal gelso nero alle visciole, per creare prelibate conserve. Poi è arrivata lei, e da vecchi libri, antiche leggende e con molti tentativi, ha messo a punto il brodo di giuggiole: frutto selvatico dal sapore simile al dattero e al fico con un fondo di miele, pronto a da bere a 18 euro la bottiglia dopo quattro anni di lavorazione. Per gli allergici al latte vaccino, la sorpresa dagli Oscar alimentari arriva dalla Sardegna dove Maria Atzeni ha cominciato ad usare «il latte delle mie 500 pecore non per le solite ricotte o pecorini ». «Volevo qualcosa di diverso — racconta — e, a furia di tentativi, anche se nessuno ci credeva, sono riuscita a produrre una mozzarella che non ha nulla da invidiare a quelle di bufala e non fa male agli intolleranti». Cibo per gli allergici, nettare per i golosi e persino mobili per chi vuole rispettare la natura sino in fondo. Come il pugliese Marcello Rossetti che ha lanciato la prima linea di agrimobili, Skalindi, interamente rivestiti dalla fibra di fico d’India, che viene estratta dalle pale ancora verdi, senza utilizzo alcuno di prodotti inquinanti e che, stesa in lamine, crea un materiale resistente e bellissimo, ricco di venature. E se in Puglia hanno trovato un nuovo utilizzo per le foglie di fico una volta destinate dalla discarica, Daniele Gioia e Annarita Marchionna, entrambi laureati in tecnologie alimentari, hanno messo a punto la coltivazione i funghi recuperando fondi di caffè come nutrimento, come base. E quei funghi hanno conquistato gli acquirenti col loro sapore energetico. Innovazione e tradizione legano altri due concorrenti agli Oscar, dedicati alla vanità o alla cura del proprio corpo. Sono le creme create in Trentino da Marina Donati con le erbe delle sue montagne, dalla stella alpina fino all’arnica e all’artemisia (che poi sono vendute sul web), e le morbide spugne di zucca di Angelina Muzzu.

Quote latte e l’anomalia delle mucche che lo producono fino a 82 anni

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Fino a  che età una mucca può fare latte a ritmo produttivo? Un algoritmo sbagliato sarebbe stato la causa che ha portato poi il nostro Paese a dove pagare 4 miliardi all’europa per una multa all’Italia e ai suoi allevatori, di cui 1,7 prelevati direttamente dalle casse dello Stato. Secondo tale algoritmo la mucca poteva fare latte fino a 82 anni, il che ha portato a sforare le quote latte dell’Italia e a far scattare la sanzione. 

Ora i funzionari dell’Agea sono indagati per falso in atto pubblico dalla procura di Roma, come riporta Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera:

“Sulla scorta di una querela sporta a Roma contro Agea da parte di un gruppo di allevatori milanesi rappresentati dall’avvocato Consuelo Bosisio, la magistratura è stata investita della non corretta quantificazione delle quote latte, e quindi degli errori di calcolo nelle sanzioni inflitte per il superamento teorico della singola quota latte attribuita.
Per giustificare gli errori commessi, e quindi schivare le responsabilità contabili che rischiavano, i funzionari Agea – ricostruisce ora la giudice preliminare romana Giulia Proto – «hanno chiesto la modifica dei criteri di calcolo del numero dei capi potenzialmente da latte. All’inizio l’algoritmo, che si basa sul lavoro della commissione Mariani, prese in considerazione l’età dell’animale tra i 24 mesi e 10 anni di età». Ma «successivamente sono stati modificati i criteri per l’ottenimento dell’algoritmo» e il limite massimo di età «è passato da 120 a 999 mesi (ossia 82 anni di età)!». Il punto esclamativo è del giudice, che sulla base di alcune mail agli atti scrive che «ciò avvenne per espressa richiesta dei funzionari di Agea, con l’evidente fine di giustificare il dato in eccesso che aveva determinato le sanzioni».

Il risultato, indicato sin dal 15 aprile 2010 da un’informativa del colonnello dei carabinieri Marco Paolo Mantile, è che «portando il limite massimo da 120 mesi a 999 mesi, si ha una differenza in aumento di 300.000 capi, pari a oltre il 20% dell’intera popolazione bovina a indirizzo lattifero». Una scoperta politicamente insostenibile nei rapporti con Bruxelles, stando a quello che il 20 luglio 2010 l’allora capo di gabinetto del ministero delle Politiche agricole dirà (non sapendo di essere registrato) al colonnello per provare a convincerlo dell’opportunità di ammorbidire la relazione.
Ora il gip romano scrive che l’algoritmo da 999 mesi, «il cui inserimento è stato fortemente voluto dai funzionari di Agea che non potevano certo ignorare la sua inverosimiglianza, comporta calcoli non rispondenti al vero», inseriti in atti pubblici, «il cui contenuto deve pertanto ritenersi ideologicamente falso». Di qui il no del gip all’archiviazione, e la restituzione degli atti al pm affinché indaghi i funzionari Agea per l’ipotesi di reato di falso in atto pubblico“.

Latte in fiamme, sfiorate anche le abitazioni!

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Sono stati i Vigili del Fuoco, la Guardia Forestale e i volontari a intervenire quando le fiamme si sono alzate nella frazione Latte di Ventimiglia. Interessate sono state anche alcune abitazioni e l’autostrada A10, chiusa in direzione della Francia con i mezzi dirottati sulla carreggiata del traffico per Genova.

Il fuoco, per cause ancora imprecisate, si è sviluppato poco distante da un cantiere autostradale e, alimentato dal forte vento, ha divorato un capannone agricolo e un mezzo della Forestale prima che l’intervento dei mezzi di soccorso riuscisse ad arginare le fiamme a una trentina di metri dalle case. Un operatore è stato portato in ospedale per un principio di intossicazione. In serata la situazione è stata riportata sotto controllo ma si teme che nella notte le fiamme possano riprendere vigore.

Altri due incendi, di minore intensità si sono sviluppati alle stalle di Pontedassio e a Villa Faraldi, tra Diano Marina e San Bartolomeo al mare.

A 5 mesi pesa 5 kg, colpa dei genitori vegani che l’alimentano a latte di riso

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Davvero pochi quei 5 kg a 5 mesi e così un giudice francese di Lauris, ha deciso di togliere il bambino a una giovane coppia di giovani vegani. Contrari alla carne e al pesce, ma soprattutto ai derivati avevano deciso di alimentare il proprio figlio con latte di riso in sostituzione del latte di origine animale. Si è così deciso di togliere il bambino alla coppia in quanto i magistrati hanno ritenuto quel tipo di dieta una violenza sul bambino che ne risentiva fisicamente. Da quattro mesi il piccolo vive in un centro di accoglienza ad Avignone e pesa 7 chili.  I genitori hanno fatto ricorso contro la decisione del tribunale, portando a sostegno certificati di alcuni pediatri convinti che il latte vegetale sia adatto ai neonati.

 

Un vestito bianco… di latte! Il nuovo calendario delle pin-up

Calendario-modelle-latte-tuttacronacaL’idea è del fotografo polacco Jaroslav Wieczorkiewicz che si è ispirato ai procaci modelli di erotismo degli anni ’50 e, con le sue novelle pin-up, ha realizzato un calendario nel quale le giovani appaiono vestite interamente di latte. Pose, ambientazioni, trucco e pettinature. Il tutto è confezionato per regalare un tuffo nel passato, ma anche nella bianca bevanda. L’aspetto più incredibile è che per realizzare gli scatti non è stato utilizzato il computer: solo latte. Il fotografo, che vive a Londra, racconta: “Non è niente di magico, lavoriamo con delle fotocamere normalissime”. Il latte è stato lanciato su alcune parti del corpo delle modelle immortalando immediatamente l’effetto. Solo a questo punto è entrato in gioco Photoshop, che ha permesso di unire le varie parti e di creare così l’illusione che le ragazze abbiano dei vestiti “ricamati” con il liquido bianco.

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Ad ogni cucciolo… il suo biberon!

animali-biberon-tuttacronacaNon sempre i cuccioli che nascono nei giardini zoologici hanno a loro disposizione abbastanza latte. Ecco allora che, per supplire alla mancanza, chi si prende cura di loro integra la dieta con del latte artificiale. Come? Con gli immancabili biberon! Ecco alcuni degli scatti più belli di queste “poppate”:

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Fermiamo la distruzione al Borneo: foto per la sensibilizzazione!

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La sensibilizzazione si cerca di operarla anche con immagini buffe e accattivanti ecco che le foto scattate da Barbara Walton diventano un grido contro chi sistematicamente, nel Borneo indonesiano, distrugge le foreste per  fare spazio alle piantagioni di palme da olio e per usare il legname. Macchinetta alla mano e spirito d’osservazione ecco che si può scoprire un orango femmina e il figlio che circondati da patate dolci e latte banchettano allegramente nel loro habitat naturale. Questa specie di oranghi è in estinzione proprio a causa dello “stupro” che si sta operando nelle foreste e le foto sono state scattate presso una stazione di alimentazione a Camp Leakey nel parco nazionale di Tanjung Puting.

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Sei cuccioli, una ciotola di latte e… una coreografia!

cani-ciotola-tuttacronacaSei cuccioli di Scottish Terrier affamati e una ciotola di latte di capra? Quello che si ottiene è una coreografia come quella che mostra un video pubblicato in Youtube e che ha superato i due milioni di visualizzazioni: i cagnolini ruotano tutti assieme attorno al loro spuntino terminando tutto il latte in meno di un minuto… e forse sperando ne arrivi dell’altro!

Si alza ancora il prezzo del latte, nuovo record a 51,55 cent al litro

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Lo denuncia la Coldiretti che rileva un aumento del latte del +25% rispetto allo scorso anno che arriva a toccare i 51,55 centesimi al litro.

“Le quotazioni continuano dunque a crescere e – ha affermato la Coldiretti – arriva a circa 100 milioni di euro il valore della speculazione che le industrie possono realizzare sottopagando il latte agli allevatori ad appena 42 centesimi al litro, secondo l’ultimo accordo siglato con alcune organizzazioni di settore per il semestre agosto 2013 – gennaio 2014 in Lombardia, dove si produce il 40 per cento del latte italiano”.

La Coldiretti quell’accordo non lo ha mai firmato e ha sottolineato che è proprio questo che “sta costando caro agli allevatori costretti ad affrontare un aumento stellare dei costi energetici e dell’alimentazione del bestiame che ha fatto chiudere le stalle. Con questi prezzi alle industrie conviene comprare il latte italiano sulla base dell’accordo a 42 centesimi al litro, visto che costa meno. Poi c’è anche chi lo rivende, lucrando sulla differenza di quasi 10 centesimi al litro con le quotazioni dello spot. E’ un fiume di soldi nelle tasche di pochi, mentre gli allevamenti resistono a fatica e diversi chiudono”.

Come poi rilevato dall’Ansa su dati Agea: “Dall’inizio della crisi nel 2007 ad oggi in Italia hanno cessato l’attività oltre seimila allevamenti con la produzione di latte che nei circa 38mila allevamenti rimasti nei primi sei mesi del 2013 si è ridotta in media di oltre il 3% rispetto allo scorso anno, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Agea, ma è possibile che il deficit possa ulteriormente aggravarsi. Il taglio della produzione – conclude la Coldiretti – è stato del 2,45%, in Lombardia, 2,15% in Emilia Romagna, del 2,73% in Piemonte, del 5,86% in Friuli, del 4,70 in Veneto, del 7,86% nel Lazio, del 5,40% in Puglia, del 4,89% in Campania e del -4,76% in Sardegna, con il record negativo fatto segnare nelle Marche (-10,32%)”

Sembra proprio che l’Italia stia in un collo di bottiglia!

Crudeltà a Memphis: Pittbull costretto a seppellire i cuccioli!

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Alla fine è stato arrestato Migel Martinez, padrone di un pittbull di razza che è stato costretto a seppellire i suoi 11 cuccioli morti di fame. L’uomo è accusato di crudeltà verso gli animali e la mamma dei cuccioli. il vicino di casa ha raccontato a Wreg.com di aver cercato per tre giorni di convincere Martinez a portare i cani da lui, ma non lo ha convinto. Martinez ha girato anche un video in cui mostra come il pittbull seppellisca i suoi piccoli, secondo l’uomo infatti ai cuccioli sarebbe stato dato del latte, ma essendo la sua cagna troppo emaciata non è stata in grado di badare anche ai piccoli. Il video ha sollevato molte polemiche nell’opinione pubblica americana.

+++ VIDEO DESTINATO A UN PUBBLICO ADULTO E CONSAPEVOLE +++

Trovati batteri nel latte, aperta indagine a Torino.

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Sarebbe uno dei batteri più comuni che causano la gastroenterite nell’uomo, campylobacter jejuni, quello ritrovato dall’Istituto zooprofilattico di Torino in un campione di latte crudo prelevato in un distributore in un centro commerciale di prodotti alimentari di qualità del capoluogo piemontese. Sull’accaduto indaga il pm Raffaele Guariniello, che ha iscritto nel registro degli indagati per violazione della legge sugli alimenti il titolare di un’azienda agricola della provincia.

Maxi sequestro di anabolizzanti per bovini e maiali!

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Sono 17.000 le confezioni di farmaci veterinari, sequestrati pochi giorni fa dal Corpo Forestale dello Stato, per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro. A chi erano destinati? A bovini e suini allevati sul nostro territorio italiano. Nello scandalo sono stati coinvolti farmacisti, allevatori, grossisti e veterinari attivi in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna, coordinati da un grossista specializzato nella rivendita di farmaci veterinari. Il fatto ha destato sconcerto per l’ampiezza dell’area e per il numero di persone che è stato coinvolto nel traffico clandestino. 101 perquisizioni che hanno portato a 65 persone indagate.

Come entravano in possesso dei farmaci? Un gruppo di allevatori acquistava un quantitativo superiore a quello che veramente veniva somministrato agli animali e le dosi in eccesso venivano smerciate clandestinamente.

Quali erano i farmaci?

Sostanze illecite come: cortisonici, ormoni ed antibiotici.

Quali sono le conseguenze?

Che carne, latte e formaggi possono subire alterazioni o quantomeno il consumatore non è avvisato che sta ingerendo attraverso le carni e i suoi derivati antibiotici, ormoni e cortisone.

Il trucco era semplice, un gruppo di allevatori compiacenti acquistava farmaci in quantità superiore a quello somministrato realmente agli animali e le dosi in eccesso venivano utilizzate per il mercato clandestino.

Lo scandalo poi, secondo il “Fatto Alimentare”, ha un grande impatto sull’alimentazione essendo quasi il 15% dei capi bovini trattati con farmaci e medicinali illegali per  aumentare la massa muscolare. I dati sarebbero stati diffusi attraverso un centro specializzato, istituito dal Ministero della salute. 

 

 

Bimbo di nove mesi ustionato con il latte: è grave ma non in pericolo

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Sono gravi del condizioni di un bimbo di origine indiana di soli nove mesi che ora è rivocerato all’ospedale Borgo Trento di Verona, a causa delle ustioni riportate dal latte bollente che accidentalmente gli si è rovesciato addosso. Il fatto ha avuto luogo ieri, nel pomeriggio, in una casa colonica a Casaletto frazione di Viadana, in provincia di Mantova. La donna si è rovesciata addosso il pentolino col latte mentre teneva in braccio il figlioletto che ha riportato ustioni sul 40-45 per cento del corpo, in particolare braccia e torace: soccorso da Croce Verde di Viadana, elicottero di Brescia e automedica dell’Oglio è ricoverato in prognosi riservata al Borgo Trento.

Biscotti al latte scaduto!

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Nel magazzino di un’azienda veneta durante un’ispezione dei Nas di Padova sono stati ritrovati circa 130 sacchi da 25 kg di latte intero in polvere scaduto da circa tre mesi. La merce è stata sequestrata nell’ambito dei controlli nel settore alimentare intensificati in prossimità delle feste pasquali, con particolare riferimento al settore dolciario.
Il prodotto rinvenuto, di provenienza tedesca, era destinato alla produzione di biscotti, che sarebbero stati distribuiti a supermercati ed esercizi commerciali dell’intero territorio nazionale. I carabinieri hanno sequestrato l’intero quantitativo di latte in polvere scaduto, pari ad oltre 3 tonnellate, prelevandone dei campioni al fine di stabilire la salubrità del prodotto. L’irregolarità riscontrata è stata inoltre segnalata alle Autorità Sanitaria ed Amministrativa, mentre il legale rappresentante dello stabilimento dolciario è stato sanzionato per il mancato rispetto delle procedure di controllo aziendali.

Non basta più piangere sul latte versato… ora c’è l’arresto!

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La pratica del “gallon smashing” potrebbe presto finire fuorilegge. Si tratta dell’ultima follia su Internet: entrare in un supermercato, prendere due fusti di latte o di succo d’arancia, buttarli per terra facendo fuoriuscire tutto il liquido e gettarsi sul pavimento come morti, mentre gli attoniti clienti provano ad aiutare il simpatico burlone. Il tutto, ovviamente, mentre qualcuno riprende la scena che verrà rigorosamente caricato su YouTube. Ma dopo qualche settimana di tolleranza, pare che nessuno sia più disposto a chiudere gli occhi. In Mississippi quattro ragazzini sono stati arrestati dopo aver messo su la solita scenetta in un Walmart. Stessa cosa per un adolescente in Montana, accusato, oltre che di disordini in pubblico, anche di furto. Arrestati per aver copiato una (stupida) moda che dilaga in Rete. C’è davvero da piangere sul latte versato.

Cappuccino da record… il più grande al mondo!

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Due mila litri di latte e 400 di caffé. E’ Daviano, il cappuccino più grande del mondo. La megabevanda, servita in un tazzone alto 150 centimetri e  decorata con polvere di cacao, è stata preparata negli stand della fiera di Rimini. E per gli chef della Nipfood di Forlì, gli stessi che ottennero il primato mondiale per la pizza più grande, è di nuovo record. Il nome, Daviano, è stato scelto in onore di padre Marco D’Aviano beatificato dieci anni fa da papa Giovanni Paolo II. Insieme alla conquista del Guinnes, un’azione solidale: la maggior parte del cappuccino verrà divisa in taniche da 25 litri e distribuita ai Padri Cappuccini ed altri enti benefici.

Un bebè di scimmietta!

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Ha bisogno di cure esattamente come un bambino appena nato. Mangia cinque volte al giorno e prende il latte dal biberon, o meglio da una siringa, perché i normali biberon per lei sono troppo grandi. È una scimmietta di neanche 100 grammi, nata il 4 di febbraio, presa in cura da una dipendente del centro di fauna selvatica locale, dopo essere stata ritrovata abbandonata sul ciglio di una strada di Bogotà. Marta Silva, questo il nome della donna che si prende cura del cucciolo, la porta con sé tutto il giorno, tenendola al caldo dentro un panno di lana che infila dentro il giubbotto. Le dà da mangiare del latte ad alta digeribilità arricchito con vitamine. In futuro l’esemplare sarà reintrodotto poco a poco in natura, insieme ai suoi simili, ma per ora ha bisogno di assistenza 24 ore su 24. Marta Silva spiega che è come prendersi cura di un figlio e, avendone già avuti due, è come diventare mamma per la terza volta.

Bufala o non bufala?

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Tornato libero l’Armani della mozzarella, Giuseppe Mandara , e dissequestrato il suo caseificio. L’accusa volta all’imprenditore era di associazione a delinquere di stampo mafioso. Tutto sarebbe iniziato nei primi anni ottanta quando il “re delle mozzarelle” avrebbe chiesto aiuto al capoclan Tiberio La Torre, padre del collaboratore. Nel marzo 2011, Augusto La Torre ha raccontato: “Ci propose di entrare in società con lui nella quota societaria che lui avrebbe acquistato, quota rilevante perché avrebbe potuto gestire la società e dunque l’attività, divenendo sostanzialmente il proprietario”. L’azienda in poco tempo assunse quasi 200 dipendenti per produrre 78 mila pezzi di mozzarella di bufala prodotti al giorno, commercializzati anche con i marchi Coop e Conad. Nel 2010 si scoprì che la mozzarella veniva prodotta con latte congelato proveniente dall’est europa, ma neppure lo scandalo del latte è riuscito a far chiudere l’azienda. Tutto regolare, andiamo avanti!

Frutta e verdura tutti i giorni… in 4 mesi via la cellulite!

MA DIVIETO ASSOLUTO A LATTE, BISCOTTI, PANNA, ZUCCHERI, CONGELATI E PRECOTTI.

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