I bambini ci guardano. E imitano. Il video che insegna a essere genitori

bimbi-copiano-tuttacronacaLo dice anche il messaggio finale del video: i bambini vedono. E poi imitano. E le scene sono ancora più chiare e mostrano l’emulazione dei genitori da parte dei figli. Che si tratti di urla, violenza, vizi come fumare o bere, tutto viene osservato e imitato. Il filmato, creato da True Activist, mira ad aprire gli occhi ai genitori. Invitandoli a comportarsi in maniera rispettosa e ad essere consapevoli delle loro azioni, proprio per crescere degli adulti migliori.

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Amore gay: il video che mostra le reazioni dei bambini

amore-gay-tuttacronacaE’ stato Fanpage a realizzare un video che sonda l’opinione dei bambini sull’amore gay e che termina con un aforisma di Keith Haring “I bambini sanno qualcosa che la maggior parte della gente ha dimenticato”. I bimbi napoletani hanno risposto alle domande riguardo il senso dell’amore, cosa esso rappresenti per loro e, più in particolare, cosa pensino dell’amore fra due uomini o tra due donne. Loro ci riflettono, fanno facce buffe e hanno le reazioni più diverse. Ma le risposte non sono mai scontate. “L’importante è che qualcuno è capace di innamorarsi” risponde una dei piccoli intervistati. Una frase che vale più di qualsiasi analisi sociologica. Che fa il paio, però, con “i miei pensano che [i gay] sono malati”, di un altro bambino.

Come ricorda l’Huffington Post, in precedenza, era stata la casa di produzione Fine Brothers a sottoporre, a sorpresa,  i video di due matrimoni gay a 13 bambini fra i 5 e i 13 anni filmandone le reazioni prima di porre loro delle domande sui matrimoni fra persone dello stesso sesso. Quel video, postato su Youtube, ha avuto svariati milioni di visite ed ha documentato l’assenza di preconcetti nei bambini nonché una tendenza progressista nell’avvicendarsi delle generazioni. Forse i bambini ne sanno davvero di più di noi.

Il messaggio in codice di una malata: dopo 18 anni si scopre che è una preghiera

messaggio-codice-tuttacronacaDorothy Holm era malata di cancro e aveva perso la capacità di parlare ma, prima di morire, aveva iniziato a scrivere. Non messaggi, ma lettere dell’alfabeto che sembravano casuali. La famiglia ha conservato quei fogli gelosamente per 18 anni fino a quando la nipote, Janna Holm, non ha deciso che valeva la pena cercare di decodificare quelle che, forse, potevano essere state le ultime parole della nonna. Per questo ha iniziato a cercare in internet e a chiedere aiuto agli utenti del web, fornendo alcuni dettagli sull’autrice del “testo”. Un uomo dopo aver scoperto che la donna era molto religiosa ha suggerito che poteva essere una preghiera, intuendo che ogni lettera scritta sui fogli rappresentava la prima lettera di ogni parola in una frase.E così, dopo appena 15 minuti dal momento in cui hanno chiesto aiuto alla rete è arrivata la rivelazione. Si trattava di una preghiera, il Padre Nostro per la precisione.

La bimba di un anno… che ha un futuro nella beatbox!

beat-boxing-tuttacronacaE’ l’utente di Youtube iLLyNoiiZe a condividere questo fenomenale video che, pubblicato appena due giorni fa, ha già superato 4 milioni e 700mila visualizzazioni. Si vede lo zio mentre riproduce i suoni elettronici e stringe tra le braccia la sua nipotina di un anno che, al termine dell’esecuzione, prova a fare il suo personale assolo di beatbox: imperdibile!

“Mi dispiace” e “mi manchi”: la baby squillo scrive alla madre

baby-squillo-lettera-tuttacronacaIl Messaggero ha spiegato che una delle baby squillo dei Parioli, la cui madre è stata arrestata, sentendosi sola e lontana da amici e parenti, ha chiesto agli assistenti sociali di poter comunicare con la genitrice. E così, una missiva è giunta a Rebibbia. L’adolescente scrive: “Ciao mamma, ti scrivo dalla casa dove mi trovo. Non sai quanto mi dispiace che tu sia in carcere per colpa mia. Mi manchi”.  Rapida è giunta anche la risposta. “Ma che dici, amore? Devi pensare solo a te stessa, devi cercare di recuperare, per crescere bene e nel modo giusto”. Del resto, alla donna è stata tolta la patria potestà di entrambi i figli e ora la ragazzina si trova in una casa famiglia. Qui è circondata da attenzioni e cure, ma aspetta con ansia il giorno della settimana in cui può ricevere la visita dei parenti. “Zia, andava ripetendo la piccola nei mesi della follia, come faccio a fare tanti soldi? Io voglio guadagnare, perché voglio vivere bene, alla grande”. La zia tentava di liberarla da una simile ossessione: “Le dicevo, ricorda sei una gran bella ragazza, puoi fare la modella, provare nel campo della moda. Sembrava convinta a tentare questa strada e si era fatta fare anche un book da una fotografa molto brava”.  Ma poi c’è stato l’incontro con Mirko Ieni, Nunzio Pizzacalla, Riccardo Sbarra, Marco Galluzzo, e lei e la sua amica hanno iniziato a prostituirsi e a drogarsi in viale Parioli. “Eppure -racconta ancora la zia al Messaggero– la situazione e il disagio di Agnese, ma anche quello del fratellino, erano stati segnalati agli assistenti sociali. Mia sorella non ce la faceva a gestire questi ragazzi, non aveva la forza perché soffriva di disturbi alimentari. Era bulimica ed è dimagrita di colpo da 160 a 50 chili. Purtroppo, devo ammetterlo con dispiacere, ma non sapeva fare la mamma, anche se sono assolutamente convinta che lei non avesse capito in alcun modo che la figlia si prostituisse”.  Di una cosa, però, la donna è convinta: è bene che la ragazzina stia nella casa-famiglia. “Deve avere punti di riferimento certi”. Punto di riferimento che non è neanche il fratello 12enne, visto che la ragazza lo viveva come un ulteriore limite alla possibilità di vivere meglio. E a raccontarlo, si legge ancora sul quotidiano romano, è sempre la mamma nel verbale di interrogatorio in cui dice di aver parlato dei suoi dubbi su quanto stava combinando Agnese con lo psichiatra che seguiva il ragazzino, e anche con gli assistenti sociali. “E ora che sta a Rebibbia -dichiara il suo difensore, l’avvocato Nicola Santoro- lei e la figlia stanno mostrando di avere bisogno l’una dell’altra”.

Baby squillo,tra i clienti anche dipendenti del Vaticano

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E’ infinita la lista dei clienti delle baby prostitute e come racconta Il Tempo non ci sarebbero solo dipendenti di grandi compagnie telefoniche come la Wind e la Tim, non ci sarebbero solo i dirigenti di aziende, ma anche persone che lavorerebbero a vario tipo in Vaticano. Non religiosi, ma civili.

Come si legge su Il Tempo:

Un lungo lavoro investigativo che sta facendo venire alla luce come le due minori incontrassero nell’appartamento ai Parioli i clienti, che a volte partivano anche da altre regioni d’Italia per avere con loro rapporti sessuali. Alcuni pagavano coscienti di avere di fronte delle minorenni, altri, invece, una volta entrati nella casa a luci rosse, capivano che erano ragazzine sotto i 18 anni e hanno deciso di chiudersi la porta alle spalle senza alcun rapporto sessuale.

Indagando sul sesso, comunque, la procura è arrivata anche a scoprire un giro di droga, soprattuto cocaina, che veniva consegnata alle ragazze a volte come corrispettivo della cifra richiesta per il rapporto sessuale, altre invece perché le minori la usavano il sabato sera in alcuni locali dell’Eur.

Una delle due liceali, che è seguita da un’assistente sociale dei minori, ha più volte avuto atteggiamenti violenti in famiglia, insultando la madre e a volte anche rubando oggetti di valore in casa… «In occasione di un rientro a casa in tarda ora e dopo un giorno di assenza ai miei richiami – ha raccontato agli investigatori la madre della minore – mi si è avventata addosso tentando di strangolarmi. Sono riuscita a divincolarmi solamente grazie all’intervento di mio marito che è riuscito a chiamare le forze dell’ordine, che provvedevano a riaffidare la minore alla sottoscritta. Chiedo un intervento da parte delle autorità competenti nei confronti di mia figlia affinché non possa recare ulteriore danno a se stessa e ai suoi familiari e non continui nella sua condotta sregolata».

Baby-prostitute: “Berlusconismo le ha legittimate”. Così Sonia Alfano

sonia-alfano-babysquillo-berlusconiNell’ultima puntata di “KlausCondicio”, il talk show su You Tube diretto da Klaus Davi, è intervenuta l’europarlamentare liberaldemocratica Sonia Alfano che, affontando il tema delle minorenni che si prostituivano ai Parioli ha detto: “Baby squillo? È colpa di Berlusconi”. L’europarlamentare spiega: “Il fenomeno delle baby prostitute c’è sempre stato, ma Berlusconi ne ha prodotto una legittimazione sociale e culturale. Con il caso Ruby molti uomini, anche anziani, vedendo l’esempio di un politico, per la precisione l’ex Presidente del Consiglio, che andava con una diciassettenne, si sono sentiti attratti dalla capacità di questa persona di essere considerata interessante per una ragazzina di quell’età a tal punto da fare loro invidia. Per me questo è veramente devastante come messaggio”.  E ancora: “Io credo che queste cose esistessero anche prima, ma il fatto che un politico, una persona che tra l’altro ha anche guidato il Paese in determinati frangenti, abbia fatto una cosa del genere, in un certo senso normalizzandola, si è tradotto in un messaggio ancora più grave è ancor più devastante. Ecco perché dico che c’è un degrado culturale. Se poi guardiamo i messaggi che la televisione lancia quotidianamente, rispetto ai quali si cerca di fare intendere che studiare non serve a nulla, ma che va bene andare a sgambettare, che va bene offrire il proprio corpo pur di fare carriera, ecco che poi ci ritroviamo davanti a queste situazioni nell’ambito delle quali è la mamma a pilotare in tutto la figlia”.

Baby squillo dei Parioli: iscritta nel registo degli indagati la maggiore delle due

babysquillo-tuttacronacaIndagata “per aver indotto alla prostituzione la sua amica”, oggi quindicenne. E’ quanto ha scritto il giudice nell’ordinanza nei cofronti di Mirko Ieni e Marco Galluzzo, i protagonisti adulti della vicende sulle baby squillo dei Parioli. Ora, dunque, anche la maggiore delle due, 16 anni da pochi giorni, è stata iscritta nel registro degli indagati. La notizia è giunta a poche ore dall’arresto di due pusher che avrebbero fornito droga alle liceali. Nel mirino dell’inchiesta c’è infatti anche la droga, con le adolescenti che hanno ammesso davanti ai magistrati di far uso di cocaina, anche assieme ai loro clienti, e di averla passata, in alcuni casi, a loro coetanei. Anche Ieni dovrà rispondere delle accuse per aver fornito droga alle giovani e ad altre due donne. Come spiega Repubblica: “L’altro arrestato è un imprenditore edile, M.G., 49 anni, soprannominato dalle prostitute ‘cliente bambus’, probabilmente dal nome di un bar in zona Parioli, vicino all’abitazione in cui avvenivano gli incontri, oppure dal nome della cocaina, in gergo detta ‘bamba’. All’uomo, cliente abituale delle due ragazzine, è contestato anche il reato di induzione alla prostituzione minorile per aver avuto rapporti sessuali con le due minori e per aver proposto loro incontri sessuali con un’altra coppia di persone. L’uomo era solito pagare le prestazioni sessuali anche con la fornitura di dosi di cocaina.”

Baby squillo dei Parioli: nelle intercettazioni anche il tariffario

baby-squillo-tuttacronacaAzzurra e Aurora, erano questi i nomi d’arte delle baby squillo dei Parioli, protagoniste dello scandalo delle ragazzine usate come escort da un’organizzazione a capo della quale, secondo gli inquirenti, si trovava Nunzio Pizzacalla, 35enne caporale dell’esercito ora in manette. Nelle carte processuali si trovano anche delle intercettazioni dalle quali si risale al tariffario dei servizi delle giovani. Nella conversazione su WhatsApp intercettata il 19 maggio indica a una delle ragazzine quanti soldi chiedere ai clienti: “x le cifre c’è una rettifica facciamo direttamente entro le due ore 300 e superate fino a mezza giornata 500″. Il 26 maggio, invece, il militare abruzzese chiede conto del guadagno della giornata: “Fino ad adesso quanti clienti ha visto” e “So’ soldi fai bella figura magari chissà potrebbe essere interessato alla relazione”. E se una delle ragazzine non si faceva trovare agli appuntamenti, erano rimproveri: “Senti non so se x te è un gioco ma oggi ti dovevi fare una persona forse due x me e un lavoro e un guadagno mentre tu stavi a dormire loro ti hanno chiamato ed e saltato tutto.” Il 15 giugno, infine, l’uomo chiede alla giovane la propria percentuale sugli incassi.Fino adesso mi devi 110. Su le prime erano 30 perché ti sei fatta dare 100 ma su 150 sono in realtà 45 ma ne prendo 40″. A far scattare le indagini è stato un messaggio, sempre su WhatsApp, scritto da una delle ragazzine e letto dalla madre, che l’ha consegnato ai carabinieri: “Ti scrivo qui perché non mi funziona il computer. Allora descrizione fisica: alta quasi 1.70 mora capelli lunghi occhi marroni gambe lunghe 5 di seno il peso non lo so con precisione ma sono un po’ in carne, ho 3 tatuaggi tutti non visibili uno sul senso uno sull’inguine e uno sulle costole ho il piercing sulla lingua ma lo posso togliere e ho il segno del piercing all’ombelico che ho tolto tempo fa. Descrizione personale: penso di essere una ragazza solare allegra mi piace andare a ballare e frequentare locali, amo molto il sesso con gli uomini meglio se più maturi di me, non ho tabù a parte (omissis). Per il resto sono una ragazza normalissima mi piace uscire bevo e fumo.”

Se questa è una madre: baby squillo spinta a prostituirsi a discapito della scuola

baby-squillo-tuttacronacaHa solo 14 anni e la madre si preoccupa se lo studio ruba tempo alla prostituzione. E’ questa la sconcertante realtà emersa dalle conversazioni intercettate sul telefono della “baby squillo” più giovane coinvolta nel giro di prostituzione ai Parioli, a Roma. Come riporta il Corriere della Sera, era la madre a chiedere alla figlia di lavorare, “perchè io sto a corto, dobbiamo recuperà” e a nulla vale che la figlia non stia bene, “Sto male e già ho detto”, e ancora: “Mo’ vedo che posso fà. Comunque pure se, eh… comincio tardi… cioè oggi ma veramente sto male… domani dopo scuola si vede, dai”. La madre le chiede di andare a ritirare il biglietto per uno spettacolo. “Mi ha chiamato la professoressa di latino. Voleva sapere perché non stai andando. Gli ho detto che non si sente bene. Mi ha detto: pensa che domani verrà a scuola? Cosa hai intenzione di fare? Dimmelo perché se no… ci prendiamo in giro. Andiamo dagli insegnanti e glielo diciamo”. E la figlia: “Ma io voglio andarci a scuola. E’ che non ci ho tempo per fare i compiti”. Inutile anche che la figlia si lamenti che, dopo aver fatto i compiti, è stanca per andare agli appuntamenti: “Allora devi fare una scelta: puoi alternare i giorni. Qui una soluzione bisogna trovarla, se no ti ritiro”. E la figlia: “Non mi puoi ritirare mamma non ci ho 16 anni. Ci voglio andare”. A questo punto, la madre le consiglia di organizzare meglio il suo tempo: “E allora fai una cosa scusami… Allora c’è la possibilità di stare a scuola, studiare due ore così stati già là…”. La madre è stata arrestata ma intanto nell’indagine è spuntata anche la pista della pedofilia. Tra i cinque arrestati, infatti, compare anche il commerciante Michael Mario De Quattro, accusato di aver prodotto materiale pedopornografico per aver filmato rapporti sessuali con una delle due ragazzine ricattandola e chiedendole in seguito 1.500 euro per non rendere pubblico il video. L’uomo nega e dice che ignorava la giovane fosse minorenne. Al momento ci sono venti i clienti identificati e indagati, oltre a diversi i computer sequestrati. Si sospetta che le ragazzine siano state sfruttate anche per filmini pornografici.

Nel frattempo accade anche un fatto eclatante che mette in allarme gli inquirenti. La Bmw x6 del commercialista, arrestato poiché presumibilmente coinvolto nell’inchiesta sulle baby squillo, viene data alle fiamme . Una vendetta o una minaccia? Chi c’è dietro a questo atto? Si vuole intimidire il commercialista o si è voluto fare un gesto eclatante per protestare contro la prostituzione minorile? L’auto bianca era parcheggiata in una strada dei Parioli, poco lontano dallo studio del professionista, i vigili del fuoco hanno trovato tracce di benzina sul cofano. . Il commercialista dice di essere innocente “le ragazze si presentavano come diciottenni, non sapevo che fossero minorenni”, e gli avvocati affermano che “il suo ruolo è assolutamente marginale “. Però qualcuno ha dato fuoco alla macchina del professionista, e chi ha appiccato le fiamme conosceva il commercialista, sapeva che la Bmw bianca era sua, voleva colpire proprio Sbarra. I carabinieri ritengono poco plausibile che il rogo sia opera di un piromane che per caso ha incendiato quell’auto. “In genere – spiega un investigatore – quando i piromani agiscono danno fuoco a più macchine. Difficilmente si limitano ad incendiarne una sola”.

“Ragazze doccia”: quando la prostituzione frequenta la scuola

ragazze-doccia-tuttacronacaProstituirsi a scuola, a soli 14, 16 anni, per avere in cambio dei regali. E’ lo scandalo che è scoppiato a Milano, dove si parla del fenomeno scolastico delle “ragazze doccia”. Il nome, come spiega il Corriere della Sera, deriva da un semplice accostamento: come una doccia al giorno loro fanno sesso tutti i giorni. I fatti avvengono nei bagni delle scuole in cambio di oggetti e sono stati scoperti da un equipe di professori guidata dal prof. Luca Bernardo, diretto del reparto di pediatria del Farebenefratelli del capoluogo lombardo. Non si tratta di reale necessità, è piuttosto una ricerca di divertimento da parte di ragazzine di buona famiglia gran parte delle quali iscritte a scuole private. Anche in questo caso, come in quello delle baby squillo del Parioli, la tecnologia è uno dei punti focali: il tutto nasce in classe, grazie agli smartphone utilizzati anche per inviare i “menù” delle prestazioni che le adolescenti offrono. Poi gli orari e quindi l’incontro nel bagno. Il compagno avventura viene scelto in base a quello che si desidera ottenere in cambio.  Il prof Bernando spiega: “Ad oggi abbiamo individuato otto ragazze, ma ci risulta che il fenomeno sia molto più esteso”. Inoltre, non si tratterebbe di un unico incontro giornaliero: le ragazze si vendono anche a più persone nell’ambito di una giornata. Il professore ha inoltre spiegato che non è facile ottenere confessioni dalle “ragazze doccia”, mentre il timore è che il fenomeno non resti circoscritto alle scuole: “Non posso pensare che in questi ambienti non girino anche soldi – dice – Inoltre sembra che ora ci siano dei ragazzi, dai diciassette anni in su che fanno da procacciatori di clienti e il timore è che nel giro, già molto preoccupante, stiano entrando anche dei clienti adulti”.

Interrogate le baby squillo: prostitute per compare cose griffate

baby-squillo-parioli-tuttacronacaLe baby squillo del Parioli sono state interrogate dai magistrati riguardo al giro di prostituzione minorile in cui erano state coinvolte a partire da annunci sulla rete per poi passare nelle mani di Mirko Ieni, che organizzava gli appuntamenti e le accompagnava. Spiega la 14enne, la più giovane delle due: “Tutto è iniziato quasi per caso, un giorno ci siamo collegate su una bacheca di annunci e incontri per trovare dei lavoretti ed essere indipendenti”. Proprio lei inizialmente aveva paura, e per questo motivo le prime volte lavorava con l’amica, 16enne da pochi giorni. Guadagnavano “200 euro per i soli preliminari o 300 per un rapporto completo”. E poi, “Piano piano poi ho iniziato a lavorare da sola, prendevo 100 o 150 euro, finché Mirko, che era un nostro cliente, non è diventato il nostro protettore”. Con lui la giovane incomincia a lavorare ogni giorno e ad avere due incontri in 24 ore. Lui si prendeva la metà di quanto guadagnavano. Il desiderio delle due ragazzine era guadagnare per poter essere indipendente, la più giovane anche per aiutare economicamente la madre, che la rimproverava ma prendeva ugualmente i soldi che lei portava a casa. “Pensava che spacciavo, mi rimproverava ma alla fine li prendeva perché ne avevamo bisogno”, afferma. Ma i soldi servivano anche per lo shopping e per sniffare. “E’ vero che ho offerto droga alla mia amica, era lei che voleva farlo da tempo”, spiega la 16enne. A volte i clienti o gli intermediari pagavano le prestazioni anche solo con la coca.

Mamma Lucrezia vs mamma Rai, cosa è diventata la tv pubblica?

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Mamma Lucrezia non si dà pace: “Esigo le scuse del direttore di RaiUno, non per me ma per mio figlio. Cosa è diventata la Rai? Chi invita come esperti? A che titolo quella donna dice a mio figlio che la sua vita è indegna?”. È amareggiata mamma Lucrezia, dopo la puntata de La Vita in Diretta in cui, su invito di RaiUno, lei, il figlio Max e tutta la famiglia dovevano raccontare la loro storia incredibile. Max Tresoldi, infatti, si è risvegliato nel 2001 dopo 10 anni di stato vegetativo. Senza terapie invasive e senza aver visto mirabolanti “tunnel di luce” (come quelli raccontati nel segmento precedente della puntata). Solo perché la vita, a volte, può riservare delle sorprese incredibili.

Mamma Lucrezia contro mamma Rai. Dopo quel che è accaduto durante “La vita in diretta”, con l’intervento in studio di  Alda D’Eusanio, ora la signora, mamma di Max, ragazzo appena uscito dal coma, esige le scuse per suo figlio.  Queste le parole durissime della D’Eusanio, riportate questa mattina da un articolo indignato di Avvenire:

«Quella non è vita», spara in faccia a Max, che non ha avuto il tempo di srotolare il poster in cui aveva scritto di suo pugno “sono tanto felice”. «Tornare in vita senza poter più essere libero – ha proseguito imperterrita la D’Eusanio – e soffrire, e avere quello sguardo vuoto… mi dispiace, no!».

«Rivolgo un appello pubblico a mia madre – ha continuato ormai senza freni Alda D’Eusanio –, se dovesse accadermi quel che è accaduto a Max, non fare come sua mamma!». Ovvero non abbracciarmi, non baciarmi, non lavarmi, non girarmi nel letto, non darmi pranzo e cena… Perché solo questo ha fatto Ezia, insieme al marito Ernesto e a quel mare di amici di Max conosciuti all’oratorio o sui campi di calcio, non terapie invasive, non respiratori o cannule, non accanimenti. Ha curato e amato.

Come riporta l’Huffington Post: i conduttori Paola Perego e Franco Di Mare, visibilmente imbarazzati, hanno cercato di limitare i danni. Ma la D’Eusanio, implacabile, ha continuato: «Quando Dio chiama, l’uomo deve andare!». Alla fine mamma Lucrezia è riuscita a riconquistare il microfono per dire la sua: «Voglio dire a quella signora che io non ho riportato in vita mio figlio, mio figlio è sempre stato in vita. E la sua vita è bella così com’è».

Ora, come scrive Avvenire, la famiglia Tresoldi vuole delle scuse.

Finita la trasmissione, da Roma gli autori della trasmissione subito chiamano casa Tresoldi. Si sono accorti che la Rai ne esce male, chiedono scusa, cercano di uscirne in qualche modo. Le telefonate vanno avanti fino a notte, ma Ezia insiste con ferma dignità: «Esigo le scuse del direttore di RaiUno, non per me ma per mio figlio. Cos’è diventata la Rai? Chi invita come esperti? A che titolo quella donna dice a mio figlio che la sua vita è indegna?».

Questo è il vero problema. Dei venti minuti previsti sugli stati vegetativi, ben 16 (sul sito Rai si può rivedere la puntata e fare la “moviola”) sono stati dedicati a presunte «visioni del paradiso», addirittura «porte dell’aldilà», luci «che immettono in un’altra dimensione», con interrogativi “profondissimi” del tipo «forse sono viaggi ai confini della vita che ci attende oltre l’esistenza terrena?».

C’è chi in sei giorni di coma ha visto le farfalle, chi la nonna. Max no, non ha visto niente in dieci anni, perché lui vedeva noi, i medici, la città, la vita vera, ma non riusciva a comunicarcelo. Questo è il vero mistero, ma in studio non un neurologo, non un giornalista informato. Confondere due temi seri come stato vegetativo e vita dopo la morte ridicolizza entrambi, oltre a creare un pericoloso fraintendimento coma=morte cerebrale. Derive ancora più inaccettabili se ce le imbandisce mamma Rai, fino a prova contraria servizio pubblico di informazione.

Da Lolita a Papi girl? I fiumi di parole sulle baby-prostitute dei Parioli

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C’è già chi impugna una penna o meglio ha già iniziato a battere sulla tastiera per raccontare come le baby-prostitute dei Parioli siano frutto di un modello deviato che ci deriva dalla società delle Papi girl e di modelli femminili sbagliati prodotti a uso e consumo del pubblico televisivo. Da Non è la Rai alla Cyrus che da ragazza acqua e sapone si è trasformata in modello provocante capace di creare un business sulle sue provocazioni. In realtà il fenomeno è molto più ancestrale e non per questo meno aberrante… ma smettiamola di voler dare una connotazione 2.0 a quello che purtroppo è solo una realtà che c’è sempre stata. Bisogna combatterla, ora si hanno più mezzi per farlo, dalle intercettazioni telefoniche ai social network, capire chi si utilizza la rete come una trappola per “pescare” lolite desiderose di essere notate. Sì, perché a 15 anni si ha voglia di crescere e di farlo in fretta, perché a 15 anni si ha quel gusto di stupire, di essere sopra le righe e per questo si può cadere vittima di chi sfrutta le debolezze dell’adolescenza a scopo di lucro e compie uno dei reati peggiori che possano esistere: lo sfruttamento della prostituzione minorile. La prostituzione rende schiavi e le due ragazzine lo erano. Emarginate dalle esperienze adolescenziali e gettate in uno squallido mondo di bassezze umane.

«Il mio amico ha apprezzato molto la tua amichetta. Vi voleva invitare in barca a Ponza, ma per il week end siamo già in 15». Questo è uno dei “famosi” sms  dal commercialista Riccardo Sbarra — arrestato nell’operazione «Ninfa» con altre quattro persone — a una delle due baby squillo dei Parioli che aveva da poco lasciato un cliente e poi aggiungeva «Tu mi piaci, hai amichette giovani e io adoro le lolitine», scriveva ancora il professionista solo pochi giorni prima di finire in manette, oppure, con un altro sms a una delle giovanissime prostitute: «Venite a casa mia e ci restate, se volete».

Parlare di “Lolite” è già voler dare una dimensione romanzata, intellettuale e in fondo far veicolare un immagine distorta di quello che è accaduto a due ragazzine vittime di un meccanismo perverso che non erano neppure in grado di dominare o a cui non sapevano ribellarsi. Non chiamiamole quindi “Lolite”, non cerchiamo attraverso un termine di risvegliare il mito di Nabokov su una storia che non è scritta su una pagina, ma che sarà una ferita profonda che quelle ragazze che si porteranno per sempre dentro la loro testa, quegli orridi ricordi, quei maledetti soldi e quell’adolescenza negata.

La laurea in Italia non conviene, parola di Visco

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Un’affermazione quella di Visco che farà alzare un polverone anche perché un titolo di studio superiore in Europa corrisponde a un lavoro più remunerativo e più soddisfacente. Come riporta l’Huffington Post:

“I dati Eurostat mostrano che ‘studiare conviene’ perché rende più probabile trovare un lavoro”: nel 2011 in media nell’Ue lavorava l’86% dei laureati contro il 77% dei diplomati. “In Italia, tuttavia, studiare conviene meno: per i laureati tra i 25-39 anni, la probabilità di essere occupati era pari a quella dei diplomati (73%) e superiore di soli 13 punti percentuali a quella di chi aveva conseguito la licenza media”. Lo ha sottolineato il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, al X Forum del Libro Passaparola.

Il livello di istruzione dei giovani è “ancora distante da quello degli altri paesi avanzati. Questo è particolarmente grave”. Visco segnala poi in Italia un “analfabetismo funzionale” caratterizzato da competenze inadeguate, sottolineando la necessità di investire in “capitale umano”.

“Negli ultimi anni sono stati registrati passi in avanti. Mi riferisco ad esempio al ritorno alle procedure concorsuali per la selezione del personale docente delle scuole elementari, medie e superiori. Si tratta in linea di principio di un importante segnale di novità rispetto alla tradizione di privilegio dell’anzianità di iscrizione nelle liste degli aspiranti al ruolo, con qualche presumibile effetto di ringiovanimento del corpo docente. Proseguire con decisione lungo una direttrice di valorizzazione del merito richiederebbe a regime l’affermazione del concorso come strumento naturale di selezione della professione docente”.

Di fronte ai ritardi italiani in materia di istruzione e di competenze dice ancora Visco “è fondamentale il rilancio della scuola e dell’università. Risorse adeguate andrebbero previste per sistematiche azioni di recupero e sostegno delle scuole in maggiore difficoltà, concentrate nelle regioni del Mezzogiorno, e per il contrasto alla dispersione scolastica”.

Nonostante il livello di istruzione sia nel nostro Paese mediamente basso, ad un grado più alto non corrisponde, come negli altri Paesi avanzati, una remunerazione maggiore. E’ il “paradosso” tutto italiano indicato dal governatore di Bankitalia. “Ad un alto livello di istruzione dovrebbe corrispondere, ceteris paribus, un rendimento della stessa elevato, trattandosi di un fattore relativamente scarso. In Italia, invece, a un alto livello di istruzione si associa una bassa remunerazione”, spiega il governatore.

L’Italia non è un Paese per giovani, non è un Paese per pensionati, non è un Paese per lavoratori, non è un Paese per le donne (basta vedere l’indice dei femminicidi) e non è neppure un Paese per laureati… che Paese è?

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