Catherine salverà il matrimonio? La Zeta Jones distrutta dalla separazione

michael-douglas-catherine-zeta-jones-tuttacronacaRiuscirà Catherine a riconquistare Michael? Non è un nuovo copione per quella che sembrava l’inossidabile coppia formata da Michael Douglas e Catherine Zeta Jones, ma la realtà. Perchè nonostante una furiosa lite durante la quale l’attrice avrebbe invitato il marito a lasciare la loro abitazione, ora sembra non trovar pace e, soprattutto, a riportare l’armonia nel nido domestico. Al momento, da quanto trapela, la star hollywoodiana non mangia, trascorre il tempo fumando e perde peso. Nel frattempo, lui si è conquistato una seconda gioventù e gira il mondo per presentare Behind the Candelabra, il suo ultimo film. Proprio la pellicola lo porterà la settimana prossima a Los Angeles, con la speranza di aggiudicarsi un Emmy per la sua interpretazione. Ma prima di arrivare in California, è prevista una sosta a New York. E proprio qui Catherine, che nel frattempo, senza ottenere risposta, gli invia sms e tenta di chiamarlo, cercherà di convincerlo a porre fine alla separazione che, spiegano gli amici, era stata lei a volere. L’attrice, che da anni soffre di depressione, era stata vicina al marito durante la lotta contro il cancro, ma quando lui, una volta guarito, si è rituffato nel lavoro, lei si è sentita tradita. Da qui la lite. E quell’uscita di scena di Michael che sembra avergli giovato. Stando agli amici che hanno parlato con i tabloid, l’attore si è reso conto di essere “stato prigioniero dei violenti cambiamenti d’umore” della moglie, e ora non ha nessuna fretta di correre al suo fianco di nuovo. Non si sa se ci sia una reale possibilità che i due superino la crisi, quello che è certo è che entrambi indossano ancora la fede. Intanto la madre della Zeta Jones si è trasferita a casa della figlia nel tentativo di risollevarla da questa parentesi autodistruttiva e dare una mano con i due bambini. Riuscirà Catherine a ritrovare la serenità… e riprendersi il marito?

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DON GIOVANNI POP, ovvero Filippo Timi!

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Quinte d’oro e plastica, pavimento luminoso, fondale con angeli michelangioleschi e un materasso a forma di crocifisso su cui giace un uomo che si sta iniettando una dose di eroina.
Si apre così l’attesa messa in scena del Don Giovanni di Filippo Timi, di cui l’attore perugino è autore e regista, che ha debuttato il 27 febbraio scorso al Teatro Franco Parenti. Ed è subito chiaro che del libretto di Da Ponte-Mozart a cui l’opera si ispira c’è ben poco. O forse solo l’essenziale, scarnificato.

Un concentrato di cinismo e brutalità che ha contagiato anche l’universo creaturale che lo circonda, come anticipato dal sottotitolo vivere è un abuso mai un diritto. È proprio questa la forza e l’originalità del lavoro di Timi, aldilà degli eccessi provocatori a cui negli anni ci ha abituato: l’aver capovolto la centralità dell’impianto scenico-narrativo. Don Giovanni non è più il motore eliocentrico da cui dipendono tutti i guai, ma è un virus che ha contaminato il pianeta e di cui ogni personaggio porta il seme propulsivo.

Sono gli altri i veri protagonisti della pièce, a cui Timi regala ampio spazio relegando al Don Giovanni un ruolo non proprio secondario ma certamente di collante, di deus ex machina che dall’alto un po’ manovra e po’ osserva questa umanità alla deriva.

Un’umanità fatta di figure nevrotiche e strabordanti come i vestiti che indossano – vere e proprie meraviglie kitsch realizzate dallo stilista di Prada Fabio Zambernandi – che si lasciano andare ad un linguaggio caricaturizzato ed esagerato, come quello rottermeiresco di Donna Anna, che da bambina indifesa si trasforma – letteralmente – in una macchina da guerra desiderosa di vendetta nei confronti di chi ha ucciso suo padre, perché ha tolto a lei la possibilità di farlo.

Il risultato fastoso del lavoro timiano è dettato dall’aver unito elementi che, apparentemente
insensati, contribuiscono alla costruzione di questa Babele impazzita. Proiezioni di video presi da You tube fanno da corollario ad una scenografia prorompente e ad una colonna sonora che spazia dai Pink Floyd ai Queen passando per le sigle dell’Uomo tigre e della Sirenetta.

Uno spettacolo in cui il Pop, frequenti le gag di matrice cabarettista, il coinvolgimento attivo del pubblico, le brevi coreografie, e le incursioni di una cultura Anni ’80, diversi gli espliciti richiami a Kubrick, la fanno da padroni. Il tutto farcito con una dose di lieve blasfemia: se doveste immaginare Lucifero in carne ed ossa, vi verrebbe in mente di fargli indossare un uniforme da Generale delle SS color rosa shocking?

 

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I documentari alla Casa del Cinema di Roma

Roma, 2 nov -La programmazione dei documentari su Kubrick, Allen e Polanski è prevista alla Casa del Cinema di Roma. Il 4 nov. ore 20.30 sarà proiettato  ”Stanley Kubrick: A Life in Pictures” di Jan Harlan. Il documentario, pieno di aneddoti, storie e testimonianze che oscillano tra la sfera professionale e privata del regista, ripercorre  tutta la carriera del grande genio della macchina da presa. Tra i racconti più belli del documentario troviamo Arancia Meccanica, che fu condannato dall’opinione pubblica per aver creato un fenomeno di emulazione e portò il regista a dover ritirare il film dalle sale causa della violenza nel film.  La voce fuori campo del documentario e’ affidata a Tom Cruise, protagonista (insieme a Nicole Kidman) del suo ultimo film, Eyes Wide Shut.

Il 5 novembre alle 22 sara’ programmato ”Roman Polanski: A Film Memoir” di Laurent Bouzereau. Una conversazione tra Roman Polanski e il produttore e amico Andrew Braunsberg, e’ lo spunto per rivisitare la vita e la carriera del regista franco-polacco. ‘

Il 7 novembre sempre alla Casa del cinema alle 22.00 sara’ programmato ”Woody Allen. A Documentary” di Robert Weide, documentario che racconta il percorso della carriera del regista: dal suo lavoro negli anni 50′-60′ come autore televisivo, cabarettista, comico e ospite abituale di talk show televisivi, fino a quello di sceneggiatore/regista con una media di un film all’anno per piu’ di quarant’anni.

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