Quel 2% che potrebbe anche essere incostituzionale…

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Sembra un gran pasticcio! E’ appena nata ma già solleva molti dubbi la legge per il finanziamento ai partiti attraverso il 2 per mille dell’Irpef. Troppi i dubbi, infatti se viene espressa la preferenza c’è il rischio di incostituzionalità in quanto verrebbe meno la segretezza del voto politico, se invece si lascia non espressa allora vanno direttamente allo Stato.

 Come afferma Panorama:

La nuova normativa recepisce, di fatto, i dubbi sollevati a novembre dal procuratore del Lazio della Corte dei Conti, Raffaele De Dominicis, secondo il quale tutte le leggi a partire dal 1997 avevano risvolti incostituzionali in quanto reintroducevano il finanziamento pubblico dei partiti in difformità con quanto proclamato dai cittadini con il referendum dell’aprile 1993.

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Rivalutazione delle pensioni? Poche decine di euro!

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Al massimo saranno 22 euro lordi, il che significa che al netto verranno accreditati 15 euro netti al mese, pari a 180 euro all’anno. Ma questi saranno i più fortunati perché molti invece vedranno accreditarsi solo 10 o 11 euro netti al mese.

Ecco caso per caso quanto entrerà nelle tasche dei pensionati che avranno al rivalutazione dell’assegno pensionistico:

  • per gli assegni fino a 1.486 euro lordi al mese la crescita andrà di pari passo con l’inflazione dell’intero 2013, ovvero se questa è stata pari all’1,5%, anche le pensioni fino a questo importo saranno rivalutate all’1,5%. Ad esempio un assegno di 1.000 euro lordi (856 euro circa netti) verrà incrementato di 15-16-euro lordi al mese (quasi 11 euro al netto dell’IRPEF);
  • gli assegni compresi tra i 1.486 euro e 1.981 euro circa al mese (3 e 4 volte il trattamento minimo rispettivamente) verranno rivalutati al 90% dell’inflazione. Dunque un assegno di 1.500 euro lordi al mese (1.200 euro netti circa) verrà incrementato dell’1,35% (il 90% dell’inflazione) pari a 20 euro lordi (circa 14 euro netti al mese);
  • per gli assegni tra 1.981 e 2.475 euro circa (tra 4 e 5 volte il minimo) l’aumento sarà pari al 75% dell’inflazione. Così una pensione di 2 mila euro lordi (1.537 euro netti) sarà rivalutata dell’1,12% circa (il 75% dell’inflazione) pari a 22 euro lordi (circa 15 euro netti al mese);
  • gli assegni tra 2.475 euro circa e 2.973 euro lordi (tra 5 e 6 volte il minimo) verranno rivalutati al 50%. Per un assegno pensionistico di 2.500 euro lordi (circa 1.840 euro netti al mese) la perequazione sarà dello 0,75% (50% dell’inflazione), pari a circa 20 euro lordi (10-11 euro netti);
  • gli assegni oltre i 2.973 euro lordi (superiori a 6 volte il minimo) subiranno una rivalutazione pari al 50% fino all’importo di 2.973 euro, mentre la quota di pensione che eccede tale tetto non verrà rivalutata. Così l’aumento dell’assegno per chi guadagna oltre 3 mila euro lordi (più di 2.120 euro netti al mese) resta fermo ai 20 euro lordi, ovvero intorno ai 10-11 euro netti.

Lavorare un mese per un euro in busta paga: “la legge costringe all’elemosina”

disperazione-tuttacronacaUna lettrice del Mattino ha voluto condividere la sua busta paga, che le ha riservato una tragica sorpresa: a causa dell’acconto Irpef anticipato e delle detrazioni per il fatto di avere il marito a carico, la donna si è ritrovata a lavorare per un mese per poter mettersi in tasca 1 euro. Questa la lettera della donna:

Gentile redazione del Mattino.it,

sono un’ incaricata annuale monoreddito, con due figli che frequentano la scuola. Mio marito in seguito alla grave crisi economica, sono ormai due anni che non lavora. Quindi le spese sono tutte a mio carico. Questo mese ho aperto il mio statino ed ho trovato 1€ in busta paga, con le seguenti motivazioni: acconto irpef € 797.27 anticipato pur non avendo altri redditi, mentre gli altri soldi sono dovuti per le detrazioni in quanto avevo mio marito a carico. Egli ha ricevuto a dicembre 2013 un indennizzo di disoccupazione in un’unica soluzione di € 3000 in tal modo superando i 2850 € annui stabiliti dalla legge per essere a carico del coniuge ho dovuto restituirne 400 il mese di agosto e il restante il mese di novembre. La mia domanda è questa: è possibile che vi siano leggi che debbano permettere alle famiglie di elemosinare il cibo? Tutto questo che sta accadendo per me è una vera vergogna nei riguardi dei nostri giovani figli ai quali sono stati rubati i sogni e le speranze».

A. C.

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Pensionati di serie A e B, fino a 2000 la rivalutazione piena, gli altri lacrime e sangue?

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Aver pagato più contributi allo Stato e aver ricoperto incarichi di responsabilità non viene premiato in Italia, la demagogia e il populismo vince e l’Alf-etta è d’accordo su tagli e contributi per le cosiddette pensioni d’oro e d’argento. Il contributo di solidarietà, su cui vi era stata anche una sentenza della Corte di Cassazione che aveva ripristinato il diritto alla pensione piena, verrà applicato ugualmente. La magistratura ignorata? No, solo aggirata! Si partirà dai 90mila euro annui lordi con una con un contributo del 5%, per chi ha invece una pensione da 21 a trenta volte il minimo cioè circa 193.000 euro lordi l’anno sarà del 10%, dopo di che sarà del 15%”. Chi usa la maschera di Amato, il pensionato più discusso d’Italia per muovere il movimento contro i pensionati che hanno contribuito per anni alla vita del Paese. Chi ha lavorato 40 anni ora si vede decurtato il proprio diritto acquisito. Invece ancora una volta verranno premiati coloro, e non sono pochi come si ritiene, che pur avendo eluso le tasse durante la loro vita, oggi hanno una pensione che sarà anche rivalutata! Come fanno notare i giornali specializzati come il Sole 24 Ore o il Messaggero:

La mossa, oltre che incostituzionale, è anche bassamente demagogica e dimostra che anche Alfano e i suoi si sono piegati al partito dell’odio e dell’invidia.
La foglia di fico è che il prelievo forzoso dalle tasche dei pensionati che hanno pagato di più servirà in minima parte a finanziare  la rivalutazione delle pensioni più basse:
“ Per il 2014 la rivalutazione degli assegni pensionistici sarà al 100% per i trattamenti fino a 4 volte il minimo (1.982 euro al mese). Nel biennio 2015-2016 si ritorna alla formulazione varata dal governo”.
Il Sole 24 Ore precisa:
“La rivalutazione piena (100% dell’inflazione calcolata sul’indice Ipca) delle pensioni sale fino agli assegni pari a quattro volte il minimo Inps, vale a dire 1.924 euro lordi mensili. L’emendamento depositato ieri sera dai due relatori risolve così, con un allargamento della parte bassa della platea dei pensionati, la querelle che s’era aperta subito dopo la presentazione del Dl di stabilità da parte del Governo, con l’esclusione dall’indicizzazione della quota degli assegni superiore a sei volte il minimo.
Il testo originario prevedeva la rivalutazione piena dei trattamenti pensionistici fino a tre volte il minimo (per il 2013 pari a 1.443 euro); limitata al 90% per gli assegni di importo superiore a tre volte ma inferiore o pari a quattro volte; pari al 75% per gli importi superiori a quattro volte ma inferiori o pari a cinque volte il minimo e pari al 50% per le pensioni di importo superiore a 2.405 euro.
“Ora la rivalutazione del 100% sale di un gradino e vale, per il prossimo triennio, anche per gli assegni superiori al minimo fino a quattro volte.
“L’emendamento corregge anche le soglie per il contributo di solidarietà sulle pensioni di importo elevato, prelievo che per altro non garantirà più uno sconto fiscale. Il prelievo del 5% scatterà sulla parte di assegno previdenziale superiore a 14 volte il minimo (6.734 euro lordi mensili, circa 90-91mila euro lordi annui) e fino a 20 volte il minimo (9.620 euro al mese), salirà al 10% per la parte di assegno che eccede tra le venti e le trenta volte il minimo Inps (da 9.620 a 13.949 euro), e arriva al 15% per la parte di pensione che eccede quest’ultima soglia, vale a dire oltre i 14.430 euro lordi mensili.
“Guardando alla classi d’importo delle pensioni pagate lo scorso anno la platea delle pensioni alte toccate dal contributo di solidarietà sale di molto rispetto allo schema che aveva presentato il Governo. Quest’ultimo prevedeva il prelievo del 5% sopra i 150 mila euro lordi annuo, 10% sopra i 200mila euro e 15% per le fasce oltre i 250mila euro. Ora l’asticella scende attorno a quota 90mila euro lordi annui, il che significa che si passa da una platea di 3.675 pensioni vigenti (dati Inps 2012) a 37.703, vale a dire 34.028 assegni in più sui quali si eserciterà il piccolo prelievo di solidarietà da destinare alle gestioni previdenziali obbligatorie. Per memoria vale ricordare che l’anno scorso le pensioni fino a tre volte il minimo Inps erano 19,3 milioni, su un totale di 23,4 milioni di assegni”.
Sul Sole 24 ore si legge anche che:
“tra le novità approvate quella più rilevante, dunque, è la riscrittura della curva Irpef con l’aumento delle detrazioni fino a 35mila euro di reddito. La riduzione della platea, inizialmente fissata dal Governo a 55mila euro di reddito, come ha spiegato la senatrice Ghedini, premia con aumenti fino a 225 euro all’anno le fasce di reddito tra 15mila e 18mila euro. Un mini-taglio al cuneo anche nel commercio: si prevede la riduzione dal 2,44 al 2,40% dell’aliquota sui contributi dovuti dai datori di lavoro per le indennità di malattia. C’è poi il ritocco sulle indicizzazioni delle pensioni e il contributo di solidarietà”.

L’Italia ha bisogno di populismo e demagogia o di lavoro e ripresa?

La vergogna europea? Pensionato italiano paga 4000 euro, il tedesco 39

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E’ Confesercenti a rilevare la discriminazione in Europa tra i cittadini pensionati. Un’anomalia che grava sugli “over” italiani a cui le tasse non calano con l’avanzare dell’età a differenza di quello che accade invece in molti altri paesi europei come a esempio la Germania. Pesa soprattutto l’eccesso di prelievo che scaturisce dalla combinazione fra Irpef e addizionali regionale e comunale; sia perché, diversamente da quanto avviene nel resto d’Europa, il carico fiscale sulle pensioni e’ superiore a quello che grava sui redditi da lavoro dipendente di analogo ammontare.

Detrazioni inique: 1840 euro per i dipendenti, 1725 per i pensionati sotto i 75 anni In particolare, spiega Confesercenti, emergono due significative differenze particolarità tutte italiane: l’importo delle detrazioni d’imposta riconosciute ai pensionati (1.725 euro al di sotto dei 75 anni e a 1.783 euro oltre 75 anni è inferiore a quello previsto a favore dei redditi da lavoro dipendente (1.840 euro); nel nostro Paese non vi è traccia dei trattamenti impositivi agevolati che sono riconosciuti nella quasi generalita’ dei paesi europei.

Qual e’ il peso della penalizzazione per i pensionati italiani? Lo possiamo verificare confrontando innanzitutto quanto paga rispetto ai suoi “colleghi” europei. A questo fine, sono stati individuati due livelli di pensione entro i quali si collocano i due terzi dei 16,5 milioni dei pensionati italiani: quelli corrispondenti a 1,5 volte ed a 3 volte il trattamento minimo Inps (pari, nel 2013, a 9.661 euro e, rispettivamente, a 19.322 euro). Abbiamo poi assunto che il pensionato di riferimento abbia un’eta’ compresa fra i 65 e i 75 anni e non abbia carichi di famiglia. Infine, per determinare l’importo del prelievo regionale e comunale, si è ipotizzato che il pensionato sia residente a Roma. Il confronto praticamente non esiste per la pensione pari a 1,5 volte il trattamento minimo: solo il pensionato italiano paga le imposte (che decurtano di oltre il 9% la sua pensione), mentre altrove non si subisce alcun prelievo, a motivo dell’operare di specifici trattamenti agevolativi.

Ma non meno dirompente e’ il risultato che emerge nel caso del trattamento pari a tre volte il minimo: il pensionato italiano è soggetto ad un prelievo doppio rispetto a quello spagnolo, triplo rispetto a quello inglese, quadruplo rispetto a quello francese e, infine, incommensurabilmente superiore a quello tedesco. Il divario emerge ancor più nettamente rispetto a una pensione pari a tre volte il minimo: si va dagli oltre 4 mila euro sopportati dal pensionato italiano ai 39 a carico del pensionato tedesco.

Ma se il sistema italiano è iniquo non si può dire che l’Europa abbatta le discriminazioni anzi con una sentenza dell’ottobre 2013 della corte di Strasburgo si è deciso che “In caso di difficoltà finanziarie, che impediscono per di più il rispetto di obblighi internazionali, uno Stato può imporre alcuni tagli alle pensioni di una determinata categoria di persone.”

Tagli alla sanità… necessari dopo la bocciatura Ue!

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Bruxelles ordina e il Governo corre ai ripari. Così Carlo Cottarelli, doppo la bocciatura della Legge di Stabilità da parte della Commissione Ue, ha pronto un piano di riduzione della spesa pubblica. Obiettivo: recuperare 2-3 mld di euro immediatamente. Mirino puntato sulla Sanità. Previsione: arrivare a 1-1,5 mld di tagli nel 2014, ma è solo l’inizio! La carta che il ministro dell’Economia Saccomanni potrà giocarsi già alla riunione dell’Eurogruppo di venerdì è la realizzazione nel 2014 di risparmi da 1,5 mld contro i 600 mln prudenzialmente cifrati nella legge di Stabilità. E non è escluso che l’asticella dei tagli, fino al 2015, possa salire ancora. Insomma, si raschia il fondo e a rimpolpare le casse dello Stato, arriva pure il super-acconto dei contribuenti. Il Fisco bussa alla porta di venti milioni di cittadini: un esercito che entro i prossimi 15 giorni (entro il 2 dicembre) tra Irpef, Irap e Ires farà confluire 34 mld di euro nelle tasche del Tesoro. Si rischia davvero il collasso.

In arrivo 75 mln di euro di rimborso Irpef per chi ha perso il lavoro

rimborsi-natale-tuttacronacaAnnuncio “natalizio” dell’Agenzia delle Entrate che ha spiegato che sono in arrivo 75 milioni di euro di rimborsi Irpef per chi ha perso il lavoro ma, in base ad alcune novità introdotte, hanno potuto comunque presentare il modello 730 entro settembre. Sono quindi state attuate rapidamente le nuove norme relative ai rimborsi con il 730. La nota spiega che a essere coinvolti saranno i contribuenti che “ non avendo più un datore di lavoro e vantando un credito fiscale, hanno usufruito dell’opportunità offerta dal Decreto del Fare (art. 51-bis del Dl n. 69/2013) di presentare il modello 730 Situazioni particolari (Sp) lo scorso settembre’’. L’Agenzia spiega ancora che i contribuenti che hanno comunicato il proprio codice Iban riceveranno, a partire dal 15 dicembre, i rimborsi direttamente sul proprio conto corrente. Per tutti gli altri contribuenti, a partire dal 21 dicembre, saranno invece disponibili presso gli uffici postali i rimborsi in contanti. I contribuenti che non hanno più un posto di lavoro, inoltre, a partire dal 2014 potranno presentare la dichiarazione 730 non soltanto nel caso di somme a credito, ma anche nel caso di importi a debito.

Buone tasse a tutti! A Natale arriva la stangata

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Un Natale all’insegna delle tasse. Si calcola che le addizionali  del 2013 toccheranno la somma record di 503 euro a testa.  Il conto viene fuori sommano l’addizionale Irpef comunale (+8,5% in più rispetto al 2012) più quella regionale (+1,1%).  Una bella stangata, considerando che in cinque anni i prezzi sono aumentati dell’11%. Ne parla Enrico Marro sul Corriere della Sera:

Un federalismo fiscale sgangherato presenta il conto. Per l’addizionale Irpef comunale gli italiani pagheranno quest’anno in media 140 euro a testa contro i 129 del 2012, l’8,5% in più: quasi sei volte l’aumento dei prezzi stimato per il 2013. Se poi si aggiunge la più corposa addizionale Irpef regionale, che è salita “solo” dell’1,1%, e pesa in media per 363 euro, il conto pro capite sale a 503 euro. Sommate, le due addizionali hanno subito un incremento del 3,1% rispetto all’anno scorso, il doppio dell’inflazione. In cinque anni, dal 2009 al 2013, il gettito delle addizionali comunali e regionali è aumentato del 36%, passando in media da 391 a 503 euro, appunto. Nello stesso quinquennio i prezzi sono aumentati di circa l’11%. Una bella stangata, dunque. Che l’anno prossimo potrebbe ripetersi.

Per il 2014, infatti, le Regioni potranno decidere ulteriori incrementi del balzello Irpef di loro competenza fino a 0,6 punti, portando l’aliquota al 2,33%, che significherebbe altri 141 euro in più a testa, che diventerebbero 153 calcolando anche 12 euro aggiuntivi di addizionale comunale se i municipi che ancora non l’hanno fatto decidessero di deliberare l’aliquota massima dello 0,8%.

E buone tasse a tutti!

Di città in città ecco come variano le tasse… spesso crescono!

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Saranno le tasse locali a pesare ulteriormente sulle spalle dei contribuenti. E’ il quotidiano La Repubblica a pubblicare un’attenta analisi di come cambieranno i tributi nelle maggiori città italiane alle prese con la chiusura di bilanci deludenti e in molti casi in rosso.

Secondo il quotidiano:

Molti municipi hanno varato aliquote Imu sulla prima casa più alte dello scorso anno. Ma l’imposta è stata cancellata (da ieri il decreto che azzera la prima rata è legge) e le compensazioni statali non saranno sufficienti, perché calcolate sul gettito 2012. A questo si aggiunge l’ansia per la nuova Trise, specie la componente Tasi che dal 2014 sostituirà l’Imu.

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Quindi la Tasi sarà posta al massimo consentito, proprio perché il miliardo di compensazione che è stato stanziato da Saccomanni potrebbe non bastare. Insomma lo stato riduce le tasse, ma sono gli enti locali costretti a innalzarle, questi sembrerebbero essere i primi frutti del governo di larghe intese.

«Ci vorrà qualche risorsa in più. Tra i 400 e gli 800 milioni, come prima valutazione»,confermava ieri Guido Castelli, responsabile per la finanza locale dell’Anci e presidente Ifel. A caccia di risorse, i sindaci sembrano ripiegare su tariffe rifiuti e addizionali Irpef. Con il rischio sempre più concreto che la pressione fiscale locale, sommata a quella record nazionale, arrivi a un punto di non ritorno e sopportazione per i cittadini.

Su questa base vediamo cosa accade a Roma secondo La Repubblica:

Prima di definire l’atteggiamento per le aliquote della nuova tassa, la giunta Marino vuole essere certa che quel finanziamento arrivi davvero, in una Capitale che già ha un’addizionale Irpef comunale dello 0,5 per cento a cui se ne somma una seconda, per il debito commissariato, dello 0,4 per cento. Roma è quindi l’unico Comune italiano a sfondare il tetto dello 0,8 per cento previsto per legge.

E a Milano?

Capitolo Imu: nei giorni scorsi il Consiglio comunale ha votato l’aumento dell’Imu sulla prima casa, con l’aliquota portata al massimo, lo 0,6 per cento. Prelievo virtuale, per le tasche dei milanesi, visto che l’aumento è stato deliberato dalla giunta Pisapia nella prospettiva che sia il governo a coprire l’intero importo, compreso l’ultimo aumento, che dovrebbe portare nelle casse comunali 110 milioni extra, indispensabili per chiudere in pareggio il bilancio 2013. Lunedì sera, poi, c’è stata la sofferta votazione anche sull’addizionale Irpef: la soglia di esenzione è scesa da 33.500 a 21mila euro, con un’aliquota unica per tutti, quella massima dello 0,8 per cento. Una scelta non certo indolore: perché, per quanto la soglia di esenzione resti tra le più alte tra i grandi Comuni, gli aumenti peseranno fino a cinque volte, rispetto al 2012, anche sui ceti medi.

Sophia Loren vince la causa in Cassazione, per lei fisco soft

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Sophia Loren vince la causa contro il fisco italiano, la Cassazione infatti dà ragione all’attrice. Al centro del procedimento c’era la dichiarazione dei redditi per il 1974. Presentata congiuntamente a quella del marito Carlo Ponti, nella quale si escludeva per quell’anno «l’esistenza di proventi e spese», poiché «per i film ai quali stava lavorando erano sì previsti compensi ma da erogarsi negli anni successivi».

Nel 1980 all’attrice venne notificato un avviso di accertamento, per un reddito complessivo netto assoggettabile all’Irpef per il 1974 pari a 920 milioni di vecchie lire.

La Loren, dunque, usufruendo del condono fiscale previsto dalla legge 516/1982, aveva presentato una dichiarazione integrativa facendo riferimento a un imponibile di 552 milioni di vecchie lire, pari al 60% del reddito accertato, ma il Fisco aveva iscritto a ruolo un imponibile maggiore, pari a 644 milioni, sostenendo che la percentuale da applicarsi fosse quella del 70%, poiché la dichiarazione sul 1974 presentata dall’attrice, doveva considerarsi omessa, perché «priva degli elementi attivi e passivi necessari alla determinazione dell’imponibile».

Le Commissioni di primo e secondo grado avevano dato ragione alla Loren, mentre la Commissione tributaria centrale di Roma aveva dichiarato legittima la liquidazione del condono con l’imponibile al 70%.

Ora la Cassazione dà ragione all’attrice e chiude il contenzioso con il fisco, consentendo che l’attrice paghi tasse ridotte.

Stabilità soft? Falcidiata la classe media e semplificazione addio.

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Ci sarà l’iter parlamentare che potrebbe apportare delle modifiche, ma la sostanza sembra rigidamente ancorata e parla di un “peggioramento” delle tasse per la classe media italiana. Da domani, lunedì 21 ottobre, si inizierà il dibattito in Senato, ma di fatto sembra che la mannaia non sia solo per l’anno che verrà, ma anzi è destinata a crescere nel 2015 e nel 2016, fino ad arrivare ai 10 miliardi che servono per il 2017.

Altro problema saranno le seconde case e il mercato immobiliare. Se sono nello stesso comune di residenza sarà applicata un Irpef pari al 50% della rendita delle abitazioni non affittate. Sono però escluse sia le case di vacanza sia gli immobili di altro tipo, che pure in una prima versione del provvedimento erano stati sottoposti allo stesso trattamento. Insomma quelle famiglie che si trovano con il mercato immobiliare in crisi e che non riescono ad affittare l’appartamento che spesso era un reddito integrativo di una pensione o di un disoccupato ora saranno tartassati dall’Irpef, più naturalmente la Trise da pagare ( e si vedrà quanto inciderà e se a conti fatti davvero si possa non rimpiangere l’Imu).

Diminuita anche la detrazione per le imprese che scende al 20% dell’Imu  pagata sugli immobili strumentali: in precedenza era stato previsto che la deduzione fosse al 50 per cento.

Sempre in tema di immobili, l’assetto del tributo sui servizi ed in particolare della componente Tasi resta per ora quello delineato nei giorni scorsi: stessa base imponibile dell’Imu con aliquota complessiva che non dovrà superare quella massima della vecchia imposta, salvo una base dell’1 per mille: così ad esempio per la generalità degli immobili tra Tasi e Imu si potrà arrivare all’11,6 per mille. Per le abitazioni principali nel 2014 c’è il tetto al 2,5 per mille, mentre non sono previste specifiche detrazioni.

Gli interventi di riduzione del costo del lavoro a beneficio di imprese e lavoratori sono state confermati, in attesa dell’esame parlamentare: dunque calo della detrazione base Irpef per i dipendenti (il vantaggio è di 159 euro l’anno per un reddito di 20 mila) e alleggerimento dell’Irap per le imprese che assumono. Si lavorerà anche alla revisione delle attuali detrazioni Irpef per oneri (19 per cento): la loro razionalizzazione dovrà fruttare 488 milioni nel 2014 e poi importi crescenti: se non sarà portata a termine, la misura dello sconto scenderà automaticamente al 18 e poi al 17.

L’INCOGNITA CHE SI SVELERA’ IL 15 GENNAIO:

Ma in materia di revisione delle agevolazioni, c’è anche un altro progetto ben più ambizioso, dal quale si attendono 3 miliardi nel 2015, 7 l’anno successivo e 10 al regime dal 2017. Come saranno trovati questi soldi? Dovrà dirlo uno specifico decreto da adottare entro il 15 gennaio 2015. La formulazione è abbastanza vaga: si parla di «variazioni delle aliquote di imposta e riduzioni della misura delle agevolazioni e delle detrazioni vigenti».

Ma gli stessi obiettivi potranno essere raggiunti con «provvedimenti normativi che assicurino, in tutto o in parte, i predetti importi attraverso il conseguimento di maggiori entrate ovvero di risparmi di spesa». Insomma se non è una voce lasciata in bianco poco ci manca. A proposito di risparmi di spesa sono specificati in modo molto cauto anche i possibili proventi della spending review (con provvedimenti da adottare entro il prossimo 31 luglio): 600 milioni nel 2015 destinati a diventare poi 1,3 miliardi.

Confermato anche il prelievo sulle pensioni d’oro:
5 per cento per la parte sopra 150 mila euro l’anno, 10 per cento sopra i 200 mila e 15 per cento oltre i 250 mila. Il meccanismo non appare troppo diverso da quello già bocciata dalla Corte costituzionale.

 

La Stabilità uccide la classe media?

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L’allarme è stato lanciato dalla Cgia di Mestre che ha sottolineato i nuovi rischi della legge di Stabilità:

In attesa di poter analizzare il testo ufficiale della legge di Stabilità – osserva Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia – ci siamo avvalsi delle indiscrezioni apparse in questi giorni sulla stampa specializzata. Se le note in circolazione saranno confermate, coloro che non possono godere delle detrazioni Irpef da lavoro dipendente, come i pensionati o i lavoratori dipendenti con un reddito superiore ai 55.000 euro, subiranno, rispetto al 2013, un aumento del prelievo fiscale. Infatti, – aggiunge – dovranno farsi carico sia dell’aggravio Iva sia della reintroduzione della nuova tassa sulle abitazioni principali che quest’anno non hanno pagato. Le famiglie con redditi attorno ai 20-22.000 euro, invece, godranno di un saldo positivo: la dimensione del taglio dell’Irpef, infatti, sarà maggiore dell’aumento dell’Iva e dell’importo da versare con la Tasi.

Visto che i Sindaci potranno applicare la Tasi con un’aliquota oscillante tra lo zero e il 2,5 per mille, abbiamo ipotizzato due opzioni: aliquota all’1 per mille e aliquota al 2,5 per mille. A nostro avviso, la prima ipotesi dovrebbe essere quella più plausibile. Si tratta ovviamente di simulazioni basate su ipotesi di tassazione che, per quanto riguarda le detrazioni Irpef e la Tasi, non sono ancora state definite ufficialmente: pertanto, questi risultati vanno valutati con prudenza. Nel caso di un pensionato single con un reddito annuo di 15.520 euro (pari ad un assegno pensionistico di 993 euro netti al mese) e con una casa di tipo economico (categoria A3) di 60 mq, con rendita catastale pari a 276 euro, non potendosi ‘giovare’ della detrazione Irpef, si ritroverà un aggravio medio annuo oscillante tra i 74 (ipotesi migliore) e i 144 euro (ipotesi peggiore).

Per il lavoratore dipendente single con un reddito annuo di 16.300 euro (pari a 1.040 euro al mese per 13 mensilità) proprietario di una casa di tipo economico (categoria A3) di 50 mq, con rendita catastale di 230 euro, nel 2014 si ritroverà con un maggior reddito disponibile che potrebbe variare tra i 98 (ipotesi più favorevole) e i 40 euro (ipotesi meno favorevole).

Per una famiglia ‘bireddito’ composta da due lavoratori dipendenti: un impiegato con reddito di 22.000 euro (pari a 1.424 euro al mese per 13 mensilità) e una commessa con reddito di 20.000 euro (pari a 1.145 euro per 14 mensilità) con 1 figlio a carico. Casa di proprietà di tipo economico (categoria A3) di 92 mq, con rendita catastale di 423 euro: in questo caso il vantaggio fiscale dovrebbe variare tra i 141 euro (ipotesi migliore) e i 35 euro (ipotesi peggiore).

Per una famiglia ‘monoreddito’ composta da un lavoratore dipendente, reddito annuo di 35.000 euro (pari a 2.100 euro al mese per 13 mensilità), con coniuge e un figlio a carico. Casa di tipo civile (categoria A2) di 120 mq, con rendita catastale di 552 euro: la perdita sarà di 70 euro, nell’ipotesi più favorevole, o di 209 euro, nell’ipotesi più sfavorevole.

Per una famiglia ‘monoreddito’ composta da un impiegato direttivo, reddito annuo di 56.000 euro (pari a circa 3.000 euro al mese per tredici mensilità), coniuge e due figlio a carico. Abitazione di tipo civile categoria A2 di 136 mq, con rendita catastale di 625 euro: le novità fiscali alleggeriranno la sua disponibilità di reddito tra i 200 e i 357 euro.

Non stiamo quindi parlando di ricchi, ma di quelle famiglie che pagano un mutuo, la mensa del figlio e che sono già in sofferenza economica a causa della crisi. La finanziaria quindi, se il testo non subirà modifiche, potrebbe far aumentare il numero di poveri, colpendo proprio quei lavoratori già in affanno e non dando i giusti mezzi per coloro che già  sono in una situazione di drammatica indigenza. Non sono i 14 euro al mese a poter risollevare le sorti di un paese in profonda crisi come mostrano i dati che continuano a dare segnali negativi.

Romani sotto i ponti? Marino alza le tasse!!!

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Tempo di crisi, uan città degradata e dopo l’appello del sindaco Marino che è avvenuto a poche ore dalla crisi di Governo, quando ormai tutti già avevano sentore di una caduta, ora invece decide di stringere ilc appio intorno al collo dei romani: non si taglia, ma si alzano le tasse. L’Imu sulla prima casa a Roma arriverà molto probabilmente al 5,75%

Il Corsera scrive che Comune di Roma ha un buco di centinaia di milioni, certo non colpa di Marino, ma risalenti ai predecessori Walter Veltroni e Gianni Alemanno, tanto la colpa è sempre retrattiva:

“se la somma non sarà coperta dal governo, pagheranno le famiglie romane per un totale di 140 milioni (saranno esentato solo i nuclei con reddito Isee inferiore ai 6.500 euro). E se non bastasse, sarà aumentata anche l’aliquota Irpef”.

Sarebbero auspicabili anche

“azioni strategiche, a partire dal prepensionamento di 4 mila lavoratori”,

ma quelle si sa come vanno a finire in Italia, magari con altrettante riassunzioni perché i poveri impiegati comunali non ce la fanno in così pochi. E in ogni caso, nota Corsera:

“bisogna sbarcare il lunario”

e per quello, si sa, non c’è nulla di più sicuro che mettere le mani in tasca ai cittadini.

Non tutto il buco, o meglio la sua copertura, cadrà sulle spalle dei romani:

“Una parte degli altri soldi potrebbe arrivare dal trasporto pubblico. Secondo l’ex assessore Antonello Aurigemma (Pdl) «esiste una norma, nel decreto del fare, che consente alla Regione di attingere ai fondi Fas per pagare il suo debito». Se così fosse, al Comune finirebbero 188 milioni e verrebbe scongiurata anche la privatizzazione di Atac. Ma qualora queste misure non bastassero, i tagli potrebbero colpire anche i servizi sociali”.

Spiega ancora Corsera:

“Marino, per racimolare 867 milioni di euro, pensa di utilizzare soprattutto due provvedimenti. Il primo è il poter inserire, nella gestione commissariale pre-2008, tutta una serie di impegni economici assunti sotto il centrosinistra veltroniano. Tra questi, anche i mutui contratti per finanziare la metro C, l’opera pubblica più costosa d’Italia (3,5 miliardi previsti), più altre voci. Si tratterebbe, alla fine, di quasi 400 milioni di euro.

“Seconda azione, la vendita del patrimonio comunale, cui sta lavorando il vicesindaco Luigi Nieri, da realizzare tramite Cassa depositi e prestiti: l’istituto anticipa 200 milioni al Comune e poi vende gli immobili”.

Marino spreme Roma: cocktail a base di tassa di soggiorno, Irpef e Imu!

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Il sindaco ecologista, che pedonalizza i Fori avrà pensato che a settembre è tempo di vendemmia e perché non spremere Roma? D’altra parte i conti sono in rosso e necessitano di un cocktail salutare che possa far abbassare il debito di circa 800 milioni. Per il momento quindi sul tavolo ci sono le ipotesi dell’aumento della tassa di soggiorno, l’aumento Irpef comunale che passerebbe dallo 0,9 all’1,2% del reddito di ciascun contribuente e l’aumento dell’Imu sulla prima casa. Non era abolità? Sì, ma ritorna. Giovanna Vitale su cronaca di Repubblica scrive:

“Aumentare di un punto l’Imu sulla prima casa (dallo 0,5 allo 0,6 per mille). Un aumento in realtà fittizio, visto che la tassa è stata abolita, che vale però 120 milioni: sempre che, quando a fine anno il ministero dell’economia rimborserà i comuni, lo faccia sul mancato incasso effettivo e non sullo storico”. Aumentare l’aliquota Imu cioè, per poter chiedere allo Stato un rimborso più corposo a fine anno. Uno stratagemma che sembra, ad una lettura distratta, a costo zero ma che comunque pesa sulle casse pubbliche.

Se poi dovesse cadere il governo la seconda rata dell’Imu non sarebbe più solo virtuale. Non l’unico aumento però. Un altro ben più pesante e molto più direttamente nelle tasche dei romani sarà quello dell’addizionale comunale Irpef che aumenterà di uno 0,3%.

“Per chiudere la manovra 2013 – scrive Ernesto Menicucci sul Corriere della Sera -, rifatti i calcoli, servono 815 milioni di euro e, per reperirli, una parte arriverà dall’aumento delle aliquote. Quali? La tassa di soggiorno (da 5 a 10 euro al giorno per gli hotel a 4 e 5 stelle) e, molto probabilmente, da un ulteriore innalzamento dell’Irpef: dall’attuale 0,9 per cento, secondo le simulazioni fatte dal Campidoglio, si dovrebbe arrivare a 1,2. In questo modo, si recupererebbero circa 240-250 milioni di euro”.

Sul tavolo c’è anche il federalismo fiscale per i municipi,  tagli agli sprechi ma, inevitabilmente anche ai servizi. L’assessore al bilancio Daniela Morgante, giudice della Corte dei Conti, è infatti accusata anche da alcuni colleghi di partito di ragionare troppo con la calcolatrice e poco con la politica e starebbe, secondo indiscrezioni riprese sia da Repubblica che dal Corriere della Sera, pensando di lasciare l’incarico subito dopo il varo della manovra in questione.

Quel misterioso giallo intorno alla seconda rata dell’Imu, sale Irpef e Ires

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Ci vorrebbe uno scrittore di libri di spionaggio per raccontare il misterioso giallo intorno alla seconda rata dell’Imu che forse sarà svelata al prossimo capitolo, cioè a fine novembre, così con il fiato in gola gli italiani forse si ritroveranno a doverla pagare a dicembre. Nella manovra da 3 miliardi che il governo è in procinto di approvare per tamponare i conti pubblici non ce n’è traccia. Insomma non ci sono risorse destinate alla copertura della seconda rata.

La manovra di aggiustamento costa da sola 1,6 miliardi, ai quali si aggiunge 1 miliardo per evitare l’aumento dell’Iva al 22% e 400 milioni per rifinanziare le missioni militari all’estero. Sono, appunto, 3 miliardi che il governo pensa di ricavare da un intervento di vendita di immobili pubblici, da un taglio alla spesa dei ministeri e da un ulteriore aumento dell’acconto Irpef e Ires.

 

Napoletani sotto stangata, l’irpef sale al massimo

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Saranno esentati solo i redditi fino a 18mila euro, mentre per tutti gli altri napoletani arriverà la stangata dell’Irpef a 0,8. Una misura resa necessaria dal dissesto dei conti dell’Amministrazione comunale. Ancora una volta gli errori politici ricadono sui cittadini, in un territorio già provato dalla disoccupazione e dal degrado ambientale. La delibera è stata approvata con il voto contrario di Pd, Pietro Rinaldi e Marco Nonno e l’astensione di Ricostruzione democratica, Vittorio Vasquez, Domenico Palmieri e il presidente del Consiglio comunale, Raimondo Pasquino.

 

Aumento dell’addizionale Irpef per il Lazio, sarà la più alta d’Italia

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Ma che colpa abbiamo noi? Questo potrebbe dire un residente nel Lazio a cui aumenteranno le tasse già nel 2014 dovranno pagare uno 0,6% in più che poi aumenterà ancora nel 2015 sino a toccare quota 1,6% in più che andato a sommare a quello già esistente porterà l’aliquota al 3,33%, la più cara d’Italia. 

La notizia è stata diffusa da La Repubblica che in un articolo firmato da Carlo Picozza spiega che l’innalzamento dell’addzionale Irpef è necessario perché la Regione Lazio ha contratto troppi debiti con lo Stato per tamponare i debiti con gli ospedali. Quindi ora bisogna estinguere quel debito sulle spalle dei cittadini che hanno visto negli anni sperperare i soldi della Regione Lazio.

Il debito è di 832 milioni si euro, naturalmente  comprensivo delle feste con maiali e un’amministrazione allegra.

L’Iva bloccata con Irpef e Ires… Tassa contro tassa?

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Si ferma l’Iva, ma aumentano gli acconti Irpef al 100% che invece fino ad oggi erano al 96%, mentre andrà ancor peggio alle imprese. Infatti nel decreto appena approvatosi legge: “Per il periodo d’imposta in corso al 31 diecembre 2013, la misura dell’acconto dell’imposta sul reddito delle società è aumentata dal 100 al 101 per cento”. Insomma non più solo un anticipo totale delle tasse da pagare ma un anticipo anche sulle tasse dell’anno ancora successivo! Tassa + tassa + tassa, la quale naturalmente andrà a incidere su le aziende e sulle famiglie proprio nel periodo precedente al Natale contraendo così i consumi per regali e cene. E’ davvero meglio dell’aumento Iva? Oppure è solo un provvedimento per assecondare il Pdl e fare propaganda elettorale?

Messi evade il fisco… e la rete si scatena!

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Se in Italia siamo abituati alle vignette che ritraggono i politici, in Spagna l’ironia, di pari passo con l’indignazione, scorre in Twitter da quando si è scoperto che Lionel Messi potrebbe aver frodato il fisco. Le sue meraviglie in campo sono oscurate dall’evasione fiscale quindi… ma di certo si continua a parlare di lui!

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Lionel Messi denunciato per evasione fiscale

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E’ stato denunciato per evasione fiscale Lionel Messi, attaccante argentino del Barcellona, insieme a suo padre, Jorge Oracio Messi, per tre presunti reati contro il fisco, per aver evaso oltre 4 milioni di euro nelle dichiarazioni dell’Irpef del 2007, 2008 e nel 2009.

La ricetta di Visco sull’Imu

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Dopo che è arrivata la decisione di sospendere l’Imu di giugno per poi ricalibrare l’imposta entro il 31 agosto, Vincenzo  Visco ha deciso di rilasciare un’intervista in cui dare la propria ricetta:

“È un rinvio, non potevano fare diversamente in tre settimane. La cosa importante è che questo tempo fino al 31 agosto serva a mettere a punto una riforma come si deve, e non sia l’ennesimo escamotage per perdere tempo”, Riforma che Visco, due volte ministro delle Finanze sotto le presidenze Ciampi e Prodi, ha già in testa.

Ma da dove iniziare?
“Tanto per cominciare, non dall’Imu. Congelare l’aumento dell’Iva e abbassare l’Irpef. Sono queste le priorità, altro che Imu. È incredibile il tempo e le energie che vengono spesi per discutere di abolizione e sospensione. Tutti i principali osservatori internazionali ci dicono che bisogna guardare altrove”

Ma allora perchè continuare a premere sull’Imu?

“È un tema popolare, sposta voti, e la politica si accoda”.

Ecco lo stralcio dell’intervista rilasciata da Visco:

Ammesso che dall’Imu si debba partire, quali sono le misure che ha in testa per riformare la tassazione immobiliare? Lei, sulle pagine del Sole 24 Ore, ha parlato di un’imposta che se abolita, avvantaggerebbe “i cedi medi affluenti”. Perché, ha spiegato “il 20% dei contribuenti si aggiudicherebbe il 50% degli sgravi complessivi”. Come renderla più equa allora?
“Il punto principale è rivedere i valori catastali su cui si calcola l’imposta. Oggi esistono grandi disparità tra comuni e comuni e diversi quartieri all’interno dello stesso comune. Cifre che non sempre sono associate al reale valore di mercato degli immobili. Accade ad esempio che vengano penalizzati di più i proprietari di case in periferia rispetto a chi risiede nei centri storici”.

Si parla da tempo di riforma del catasto. Eppure si è fatto poco o nulla
“Perché si è puntato alla perfezione, ma la perfezione richiede tempi molto lunghi. Io ho proposto una soluzione alternativa. Quella di prendere i dati di cui dispone l’agenzia del Territorio sui valori di mercato degli immobili e utilizzare quelle come base per calcolare l’imposta. Così si potrebbe rivalutare le rendite in modo efficacie, eventualmente riducendo i nuovi valori del 5-10%”.

Rendite più “giuste” consentirebbero di abbattere il peso dell’imposta?
“Si raddoppierebbe la base imponibile. In questo modo l’aliquota di riferimento potrebbe essere ridotta sotto il 2 per mille” (attualmente, al netto delle modifiche che possono apportare i singoli comuni, è intorno al 4)

Quali altre misure ha in mente, per rimodulare l’imu?
“Si può ipotizzare di rendere la detrazione, che oggi è fissa a 200 euro, variabile a seconda dei comuni. Proprio perchè ad esempio – nelle grandi città – i valori catastali sono molto più alti. Ed è più difficile che fasce medio-basse possano essere avvantaggiate da questa agevolazione. Si può poi valutare la possibilità di dedurre dall’imponibile i mutui ipotecari e considerare prima casa anche l’abitazione di un proprietario che vive a sua volta in affitto”.

L’Imu sta diventando l’interruttore di questo esecutivo. Ieri Brunetta ha detto che se non si trova una soluzione per abolirla interamente il governo salta.
“Mi sembra che le armi del Pdl siano parecchio spuntate. Brunetta o chi per lui dovrebbero capire una cosa molto semplice. Che in Parlamento non c’è una sola maggioranza. Nel giro di qualche mese se questo governo non dovesse funzionare o venisse messo alle strette, mi pare evidente che non si andrebbe immediatamente al voto”.

Sta dicendo che tornerebbe in campo il cosiddetto “Governo del cambiamento” di Bersani?
“Se cadesse questo governo per prima si dimetterebbe il capo dello Stato. Quindi ci sarebbe un nuovo presidente della Repubblica, a quel punto vedremmo che governo si potrebbe fare”.

Un esecutivo Pd-M5s? Qualcuno ci ha provato, senza successo, qualche mese fa
“Forse perché non ci si è creduto fino in fondo. Diciamo che non bisogna confondere le prospettive di vita di questo governo con la durata della legislatura, è evidente che se questa maggioranza non funziona se ne deve trovare un’altra”.

Archiviata l’esperienza Monti, nel Paese si fa sempre più nutrito il fronte bipartisan che chiede un allentamento dell’austerità.

“Qualsiasi dibattito su crescita e austerità è paralizzato dal voto tedesco in settembre. Certo vedo la Germania restare sempre più sola. Persino l’Olanda sembra averla abbandonata. Si sta consolidando la consapevolezza che l’austerity va allentata. Si è capito che nessuna economia può vivere con questa camicia di forza addosso”

Vede coagularsi un solido fronte anti-tedesco, magari attorno l’asse Roma-Parigi?
“Sì, anche se non molto solido fino ad ora. Mi auguro che Letta ci lavori. Bisogna soprattutto impedire che la Francia dialoghi da sola con Berlino. Ma anche la stessa Germania dovrebbe stare in guardia. Non so se si ricorda cosa ha detto l’ex ministro degli Esteri Fischer, in un’intervista lo scorso luglio. Il Paese deve stare attento o rischia con i suoi comportamenti di affondare l’Europa: sarebbe la terza volta in cento anni”.

La risposta del governo all’impresa: CDM rinviato!

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Se pochi giorni fa Giorgio Squinzi aveva parlato della necessità da parte delle imprese di ricevere un segnale forte dal governo, sicuramente è stato ascoltato! Il Cdm che doveva dare il via libera ai pagamenti della P.A. alle imprese è stato rinviato. “Serve un approfondimento”  così si legge nella nota del governo.

Questa mattina Matteo Renzi aveva parlato di “perdita di tempo” e il governo non lo smentisce, anzi rafforza la sua tesi. Il Presidente della Repubblica è impegnato a trovare soluzioni con i saggi, il governo rinvia i pagamenti.

L’industria è al collasso ( e anche oltre), gli imprenditori si suicidano, il governo è inesistente. Tutti filosofeggiano, parlano sui luoghi comuni e nessuno riesce ad avere un’idea per uscire fuori dall’empasse che si è creato.

La P.A. paga le imprese, ma nessun aumento Irpef

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Nel provvedimento per il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione non è prevista la possibilità di aumentare l’addizionale Irpef regionale, anticipando a quest’anno la maggiorazione che scatterà nel 2014. L’ipotesi non è infatti contenuta nel testo in arrivo al Consiglio dei ministri previsto per le 19.

I Cancelli della Politica che portano al Parlamento

 

Monti, Berlusconi, Bersani sono pronti ai blocchi di partenza per l’ultimo mese di campagna elettorale. Tra una manovra contesa tra Bersani e Monti (che poi inizialmente l’idea era stata di Bersani con “la polvere sotto il tappeto” e ora “presa in prestito” da Monti, perché una manovra non si rifiuta mai) e un piano di riforme che assomiglia molto a una minestra riscaldata (e pure male!), tutti sperano di arrivare a vedere l’apertura del cancello di Palazzo Chigi. CHI SARA’ IL VINCITORE? FAREMO GLI HUNGER GAMES?

Monti  ”I partiti sono molto legati ad apparati, ad interessi costituiti. Non hanno quella freschezza che noi abbiamo perche’ noi siamo sgombri da queste eredità di partiti pluridecennali”.

Bersani  ”Lasciamo stare la grande coalizione, per l’amor di Dio…” (ma lasciamo stare pure Dio… e questa è una sinistra? Nomina pure Dio! E pure invano!)

La bozza di riforma del mercato del lavoro a cui sta lavorando la lista Monti prevede anche una riforma del calendario scolastico in modo da limitare a un mese le vacanze estive. La misura “non vuole aggravare il lavoro degli insegnanti”, ma favorire i genitori lavoratori. “Sarà l’istituto a scegliere autonomamente come impiegare il tempo in più. Le attività sportive, di recupero, alternative e per la comunità possono trovare più spazio se la scuola rimane aperta per undici mesi l’anno, incoraggiando ogni istituto a essere autonomo nella scelta dell’impiego per il tempo supplementare”. (Insegniamo burlesque o come diventare un cervello in fuga? Possiamo insegnare anche come eludere un referendum popolare e continuare a erogare il finanziamento ai partiti!)

1 mese solo di vacanze agli studenti è giusto ma con programmi seri da seguire, non lasciare le scuole allo sbando!

i cancelli della politica

Che novità la politica italiana: riduzione tasse, grande coalizione, apertura al centro!

Monti lancia il suo slogan e naturalmente trova la pressione fiscale come motore propulsore della sua campagna elettorale. Da carnefice ad angelo consolatore delle famiglie italiane sull’orlo del baratro. Quindi propone l’Imu ridotta dal 2013 e un abbassamento delle imposte Irpef e Irap dal 2014. MA NON AVEVA DETTO CHE CHI TOGLIEVA L’IMU POI L’AVREBBE DOVUTA RIMETTERE L’ANNO SUCCESSIVO CON ONERI MAGGIORI PER I CITTADINI? ORA INVECE E’ POSSIBILE FARE DETRAZIONI PER FIGLI E ANZIANI A CARICO? FRA QUALCHE GIORNO DIRA’ CHE DELL’IMU NON C’E’ PROPRIO ALCUN BISOGNO? E A 10 GIORNI DALL’ELEZIONE SENTIREMO DICHIARAZIONI DEL TIPO “IMU? COS’E’ L’IMU?”

Monti poi vuole una GRANDE COALIZIONE. Un bel minestrone per fare delle belle riforme su lavoro, giustizia, economia che ci mandino direttamente a vivere a un altro paese.

Bersani, dopo lo scandalo MPS, è pronto al dialogo? E come mai? “Sul governo, siamo pronti a discutere con Mario Monti. Starà a lui decidersi. Non voglio che il centrosinistra sembri settario” e aggiunge “vista la situazione del Paese, mi impegno a dialogare con le forze europeiste, non populiste e costituzionaliste”. QUANTO E’ BUONO IL DITTATORE BERSANI!!! DA SBRANARI CHI PROVA A PARLARE DEL MPS AD APRIRE UN DIALOGO CON MONTI… CHE MENTE GENIALE E CHE ANIMO COMPASSIONEVOLE!!!

Casini si augura già un ritorno alle urne (non era il ritorno dei morti viventi?)! Volendo possiamo fare anche un cinepanettone al senato e c’è posta per te alla camera!

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