Paziente sottoposta a intervento a Padova: al posto dell’anestesia, l’ipnosi!

intervento-ipnosi-padova-tuttacronacaE’ l’ipnosi la nuova frontiera della sala operatoria. Utopia? No, realtà! A Padova si è già provato ad effettuare un intervento utilizzando questa tecnica al posto dell’anestesia e dell’evento, destinato a far scuola, si parlerà sul numero di settembre della rivista “Anaesthesia”, firmato da chi, durante quell’intervento, l’ipnosi l’ha indotta: Enrico Facco, docente di Anestesia e rianimazione del Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Padova. Il caso è quello di un intervento, della durata di mezz’ora, è stato eseguito su una paziente affetta da tumore alla pelle alla coscia destra, a cui è stata praticata un’incisione rimuovendo il tessuto adiposo sotto il tumore stesso, ma preservando la fascia profonda. L’ipnosi si era resa necessaria in quanto la paziente, una 42enne, presentava diverse allergie a sostanze chimiche e reazioni allergiche anche all’anestesia locale. Il professor Facco ha spiegato: “Alla paziente è stato rimosso un tumore alla coscia destra con la sola ipnosi come anestesia-. L’ipnosi è stata indotta facendo chiudere gli occhi e contemporaneamente suggerendo verbalmente la realizzazione di uno stato di rilassamento e senso di benessere”. Prima della sala operatoria, la donna si è sottoposta a due sedute, durante le quali il docente ha testato il grado di ipnotizzabilità della donna; in sala operatoria Facco ha detto poche parole alla paziente che “dopo l’operazione, si è alzata ed è uscita con le proprie gambe”. A confermare che la donna non ha percepito dolore ci sono anche i parametri vitali, pressori e cardiaci, rimasti perfettamente stabili. Riguardo la nuova frontiera, Facco commneta: “Una frontiera nuova, ma anche vecchia come il mondo. L’ipnosi è una tecnica che può essere applicabile in diversi campi: per curare gli attacchi di panico, fobie, altri disturbi. C’è chi ha la fobia del dentista, e non riesce nemmeno a entrare in clinica: l’ipnosi è adatta anche in quei casi, perché oltre ad avere una funzione analgesica (e senza analgesico), poi aiuta il paziente a superare il suo problema, la sua fobia”. Come funziona quindi? “Il dolore è un fenomeno funzionale molto complesso: ci hanno insegnato che in un danno periferico, per esempio una ferita, il neurone lo segnala al cervello e noi sentiamo male. Non è così” spiega il docente. “Non dobbiamo pensare sia come un filo che unisce le parti, ma piuttosto un circuito integrato molto complesso, possiamo paragonarlo a un sofisticato pc, una serie di strutture celebrali che possono portare il dolore a dismisura, oppure attenuarlo. Pensiamo agli atti di eroismo, ai soldati al fronte, che con una gamba rotta riescono ancora a combattere: qui il dolore è attenuato. È accentuato invece nell’esempio della più riprovevole azione umana, la tortura. L’ipnosi, come l’agopuntura, non fa altro che modulare il dolore attraverso le aree celebrali inconsce”.

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