Stretta sulla cassa integrazione, ci sarà la mannaia nei prossimi 3 anni

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La cassa integrazione è ormai un lusso che l’Italia, in ripresa secondo il governo, ma in crisi secondo gli industriali non si riesce più a permettere e così per i prossimi tre anni la scure dei tagli arriverà anche la mannaia sugli ammortizzatori sociali. I sindacati lanciano l’allarme:

“Si tratta di veri e propri tagli lineari mascherati, è inaccettabile: tante aziende che potevano sperare nella ripresa saranno costrette a licenziare da questo provvedimento del governo”, denuncia a ilfattoquotidiano.it Luigi Sbarra, segretario confederale della Cisl.

Il decreto del governo è già approdato in Parlamento nelle scorse settimane e mette in evidenza nuovi criteri di assegnazione della Cig in deroga… in pratica ci sarà una riduzione della spesa che ormai è fuori controllo. La Cig nata nel 2009 che fu lo strumento cardine del ministro Sacconi per cercare di far fronte alla crisi è costata allo Stato e quindi ai cittadini circa 8 miliardi di euro, ma è già previsto un aumento progressivo che l’Italia non può proprio permettersi.

Ma cosa dice in sostanza il nuovo decreto? Ecco come lo riassume il Fatto Quotidiano:

Il testo si compone di otto pagine, cinque articoli abbastanza semplici. Stabilisce i nuovi requisiti, validi dal primo gennaio 2014 (in maniera retroattiva dunque), per accedere alla Cig in deroga. Il primo è che soltanto i lavoratori con 12 mesi di anzianità in azienda potranno essere ammessi alla richiesta del trattamento. Niente ammortizzatori in deroga anche in caso di cessata attività e per tutte le imprese che non rientrano nell’articolo 2082 del codice civile (che include unicamente le attività produttive di beni e servizi). Ci saranno scadenze rigide di presentazione della domanda da rispettare. E nuovi limiti temporali per la concessione: un massimo di otto mesi nel 2014, ridotti a sei per gli anni 2015 e 2016.

Un articolo è dedicato anche alla mobilità in deroga, per cui viene fissato un tetto di fruizione complessiva di tre anni e cinque mesi; con un periodo massimo di sette mesi per le aziende che fino ad oggi hanno beneficiato di meno di tre anni di mobilità in deroga, e cinque mesi per quelle che sono già sopra tale periodo. Sono questi i punti principali del documento. Che non piace quasi a nessuno.

Il decreto ha già acquisito il parere della Conferenza Stato-Regioni: negativo. E i sindacati non saranno sicuramente fermi su quest’ultimo taglio che va a ledere l’ammortizzatore sociale che fino a oggi è stato un sostegno per tante famiglie. Soprattutto i sindacati sollevano obiezioni su le troppe tipologie di lavoratori esclusi: dagli apprendisti agli interinali, passando per gli studi professionali (che non a caso sono già sul piede di guerra). E poi il requisito dei 12 mesi di anzianità in azienda penalizza i neoassunti, che quasi sempre coincidono con i più giovani. Del resto non sono solo le associazioni di categoria ad esser critiche. Anche Confindustria a riguardo parla di “impostazione forse eccessivamente restrittiva”. E aggiunge che sarebbe opportuno “ricomprendere almeno i piccoli imprenditori“, nonché “ampliare le causali di concessione” (limitate fin qui a quelle tipiche del ricorso alla cassa ordinaria).

Sempre su Il Fatto Quotidiano si legge:

Il decreto è stato appena licenziato dalla Commissione al Senato: parere favorevole, stavolta. Ma con alcune osservazioni, di tenore simile a quelle già formulate da Regioni e sindacati. Come per esempio non escludere apprendisti e lavoratori a domicilio; trovare una soluzione intermedia tra i 90 giorni (previsti dall’attuale normativa) e i 12 mesi del nuovo testo sull’anzianità lavorativa; includere anche i datori di lavoro non compresi dall’articolo 2082 del codice civile; ammettere al trattamento i segmenti d’impresa che proseguono l’attività, in caso di cessazione non totale da parte di un’azienda. Adesso il governo ha facoltà di procedere autonomamente, ma parti sociali e Regioni sperano che possano esserci margini di modifiche, alla luce dei suggerimenti arrivati un po’ da tutti i soggetti interpellati. Il ministro del Lavoro Giovannini si è impegnato a convocare un nuovo incontro per un’ulteriore discussione. Perché ora come ora il decreto di riforma della Cig in deroga fa paura. “L’unica certezza – conclude Sbarra – è che con questi nuovi criteri nel 2014 avremo più disoccupazione. L’interesse del governo è far quadrare i conti. Ma tagliare sugli ammortizzatori in tempi di crisi è pericoloso. E anche antieconomico per lo Stato, perché vuol dire deprimere ulteriormente consumi e domanda interna. Lo sanno tutti”.

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La Kyenge si dimette a fine mese. Anzi no. L’errore targato Reuters

kyenge-cecile-tuttacronacaLa Reuters aveva riportato la notizia che il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge si sarebbe dimesso. Si è poi scoperto che si era trattato di un equivoco sulle dimissioni del portavoce dello stesso ministro.  Cosimo Torlo, il portavoce che si trova al fianco di Cècile Kyenge sin dall’inizio del mandato del ministro, ha annunciato tramite l’ufficio stampa le sue dimissioni. Prima di annunciare le sue dimissioni, il portavoce ha chiarito l’equivoco e l’errore della Reuters: “La notizia delle presunte dimissioni del ministro Cècile Kyenge è del tutto priva di fondamento. E’ tutto falso. La Reuters ha sbagliato”, le sue parole.

Salvini invita la Kyenge a un dibattito. Risposta: “non m’interessa”

lega-salvini-tuttacronacaProsegue il duello a distanza tra Matteo Salvini e Cécile Kyenge con il segretario federale del Carroccio che, a questo punto, chiede un faccia a faccia “su ius soli, integrazione e immigrazione con la partecipazione degli esponenti leghisti di colore che rispetto al Ministro hanno idee diametralmente opposte.” Le contestazioni previste in occasione della visita del ministro domani a Milano, con la Questura che ha previsto ordinari servizi di sicurezza, Salvini sembra intenzionato a cambiare strategia ma all’Huffington Post spiega: “Nessuna dietrofront per carità  ma dopo queste schermaglie a distanze vorrei vedere se la Kyenge è in grado di sostenere un dibattito pubblico con solide argomentazioni senza trincerarsi dietro alle accuse preventive di razzismo e di pericolo per la democrazia.” Netta, e di chiusura, la replica della Kyenge: “Non mi interessa rinfocolare polemiche né tornare sull’argomento Lega.” Quello che le interessa ora è parlare delle prossime elezioni europee e del cartello elettorale dei noeuro. “In questo momento sappiamo che il tema dell’integrazione è importante nell’agenda europea ed è fondamentale spiegare ai cittadini che uscire dall’Europa significa mettere in discussione i valori fondanti la democrazia e la tolleranza. E affrontare seriamente l’immigrazione. L’Europa ci permette di gestire i flussi migratori anzi per meglio dire la mobilità dei cittadini. Senza l’Unione ogni Stato membro rimarrebbe isolato nel caos. E dietro ai movimenti noeuro che si stanno alleando si cela molto di più di una critica alla moneta unica. Si mettono in discussione i valori fondanti dell’Unione europea e della tolleranza.” Spiega l’HuffPost che il Ministro ricorda l’incontro del 23 settembre scorso a Roma dove 17 ministri di altrettanti paesi europei hanno sottoscritto un documento con il quale si chiede alla Commissione europea di predisporre un Patto 2014-2020 per un’Europa delle diversità e per contrastare il razzismo. “Le prossime elezioni europee – continua la Kyenge – rappresentano un momento importante per ricordare agli italiani e agli europei che la politica debba essere un modello di unità, di accettazione della diversità e di tolleranza.” Il documento che sarà a breve presentato a Bruxelles prevede la condanna dei “programmi politici e le organizzazioni basate sul razzismo, la xenofobia e le teorie di superiorità razziale” e si chiede agli Stati membri l’adozione di “strumenti legali per l’effettiva prevenzione, repressione ed eliminazione del razzismo, della discriminazione razziale, della xenofobia e della discriminazione di genere”. E, soprattutto, di vigilare affinché ogni leader politico, ogni persona che ricopre una carica istituzionale abbia un linguaggio rispettoso e contro il razzismo. Il che è un bel modo, per Cécile Kyenge, di rispondere a Matteo Salvini senza citarlo.

“Bisogna essere neri per avere diritti in Italia”, il video di Buonanno

buonanno-sitinge-tuttacronacaContinua a lanciar strali contro il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge la Lega Nord e dopo la “battuta” della deputata FI Santelli ad Agorà, “I neri sono fortunati, non si devono truccare”, arriva una nuova provocazione in Aula. Gianluca Buonanno, durante il Question time con il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, si è tinto la faccia di nero sostenendo che i rifugiati hanno più diritti degli italiani. “I nostri cittadini dovrebbero dire di essere neri per essere ascoltati. Agli italiani dico: truccatevi di nero e andate in giro a dire che anche voi volete gli aiuti che si danno ai rifugiati”.

La deputata FI: “I neri sono fortunati, non si devono truccare”

jole-santelli-tuttacronacaMentre non si placa l’offensiva condotta dalla Lega contro Cecile Kyenge anche la deputata di Forza Italia, ex sottosegretario al Lavoro, Jole Santelli, dice la sua nella puntata odierna di Agorà: “I neri? Hanno la fortuna di non doversi truccare”. La battuta è stata pronunciata proprio mentre il ministro dell’Integrazione seguiva in collegamento il dibattito in studio. Un’uscita infelice sfuggita nella diretta ma subito stigmatizzata su Twitter dal conduttore Gerardo Greco, pochi minuti dopo la fine della trasmissione.

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Cecile Kyenge vs la Lega: “La Padania chi?”

cecile-kyenge-tuttacronacaDa martedì 14 gennaio ‘La Padania’ ha una nuova rubrica che farà discutere: si chiama ‘Qui Kyenge’ e pubblica l’agenda istituzionale degli incontri pubblici del ministro dell’Integrazione nella pagina normalmente dedicata agli appuntamenti degli esponenti leghisti (‘Qui Lega’). Aurora Lussana, direttrice del quotidiano del Carroccio, spiega: “I nostri lettori hanno visto che in questi nove mesi Kyenge non ha prodotto alcun provvedimento in Consiglio dei ministri e in Parlamento. Sono nove mesi che fa pellegrinaggio filo-immigrazionista in lungo e in largo per l’Italia e i nostri lettori vogliono essere informati sulle sue iniziative”. Ma se le si chiede se non teme che tutto questo possa essere letto come una provocazione verso il ministro o essere percepito come una ‘istigazione’ alla protesta, Lussana risponde: “No, si tratta dell’elenco dei suoi appuntamenti pubblici, pubblicati sul portale del ministero: noi facciamo informazione sull’attività dei membri del governo. I nostri lettori vogliono sapere dove Kyenge si reca per ascoltare i suoi annunci e le sue chiacchiere: è giusto informarli”. Ma parlando degli attacchi della Lega al ministro dell’Integrazione, Vendola, su Twitter, ha affermato: “I razzisti nostrani pensano di essere nell’Alabama o nel Mississippi di mezzo secolo fa o nel Sudafrica dell’apartheid… Qualcuno gli dica che siamo nel terzo millennio e in un Paese civile, nonostante loro”. Per quel che riguarda la Kyenge, ai giornalisti che le chiedevano un commento ha risposto: “La Padania chi?”. “Non so chi sia la Lega Nord – ha continuato il ministro rispondendo alle sollecitazioni dei giornalisti a margine di un incontro a Roma – Non sapendo di chi si tratta praticamente saranno cittadini e fanno quello che vogliono”. Il ministro non ha voluto commentare la domanda se ritenga che l’iniziativa della Padania sia o meno un’intimidazione.

Bitonci: “La Kyenge vuole favorire la negritudine”

cecile-kyenge-tuttacronacaAttacco diretto al ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge in Aula dove Massimo Bitonci. Il presidente della Lega Nord al Senato, durante il suo intervento sul provvedimento sulla messa alla prova, che contiene anche l’abolizione del reato di clandestinità e sulla quale il capogruppo ha annunciato una dura opposizione, ha detto: “La gente ha paura ad uscire la sera. Leggo che la Kyenge e la sua consigliera Livia Turco vogliono le quote riservate agli immigrati nella società. Siamo alla demenza. La Turco non sa niente di niente, e la Kyenge non è qualificata per questo incarico molto delicato. La Kyenge non sa cos’è l’integrazione, non sa niente di niente, vuole favorire la negritudine come in Francia, ma noi possiamo farne a meno”.  E ha proseguito: “Ogni anno entrano nel nostro paese diecimila di clandestini. Una città nuova da mantenere. Il governo e la maggioranza evidentemente non si rendono conto di come i problemi della sicurezza che attanagliano le città del Nord sono legati all’immigrazione clandestina. Così facendo stanno sovvertendo lo stato di diritto. Noi faremo contro questo provvedimento un’opposizione durissima, non ci spaventa stare qui anche di sabato e domenica. Un emendamento dei 5 Stelle in commissione ha abolito il reato di clandestinità, reato per altro troppo spesso disapplicato dai giudici di sinistra. Diciamo basta a tutto questo, così come diciamo basta agli indulti mascherati. È un provvedimento inutile e dannoso contro il quale noi ci batteremo”.

La vignetta con Mussolini che attacca la Kyenge e la Boldrini

vignetta_mussolini-tuttacronacaE’ stato il consigliere regionale delle Marche Enzo Marangoni (FI) a condividere in Facebook una vignetta con Mussolini che dice: “Gli italiani muoiono di fame e voi non fate altro che pensare agli immigrati! Boldrini e Kyenge andate a fare… voi e gli immigrati!” Critiche e contestazioni, soprattutto da parte del Pd, non si sono fatte attendere ma il consigliere, sempre sul social network, ha ribattuto che “i politici devono occuparsi del popolo italiano e solo dopo di tutti gli altri popoli”.

La Kyenge alla mensa con l’orologio da 23mila euro… ma è una bufala!

kyenge-orologio-tuttacronacaIl giorno di Natale il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge, insieme alle figlie Giulia e Maisha, ha servito il pranzo agli immigrati del Centro Astalli di Roma. E subito è scattata la polemica: stando a una foto che circolava in rete, infatti, l’orologio al polso del ministro sarebbe stato un Vacheron Constantin Patrimony Traditionelle Quartz dal valore di oltre 23mila euro. Tutto sarebbe partito dal sito Bastacasta, che titola: “L’austerità “cafona” della Kyenge? Orologio da 23 mila euro mentre si fa fotografare nella mensa dei clandestini. Un precario impiega tre anni a guadagnare quei soldi. Vergogna!” Il malinteso, però, è stato chiarito da Domenico Grispino, il marito del ministro, che ha spiegato: Io quando è entrata in Parlamento le ho donato un Lorenz da 200 euro, un orologio meccanico che rimane sempre indietro perché lei si scorda di caricarlo. Ora la chiamo e le chiedo se avesse al polso il mio regalo”. Dopo la telefonata, la conferma: “Cécile aveva indosso il Lorenz. Se vuole la porto nell’oreficeria di Modena in corso Canalchiaro dove l’ho acquistato insieme al mio Tissot da 100 euro. Ho pagato con carta di credito e quindi la spesa è facilmente verificabile”.

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Cecile Kyenge torna all’attacco sulla cittadinanza

cecile_kyenge-tuttacronacaL’obiettivo per il 2014 del ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge non cambia: è lo ius soli, come dimostra un tweet postato oggi: “2014 verso una nuova cittadinanza: chi nasce e/o cresce in Italia è italiano!” scrive il ministro.

twitterIeri la Kyenge era al Centro Astalli con la famiglia per servire il pranzo ed è stata riconosciuta da alcuni ospiti: “grazie per essere qui” ha detto uno di loro. “Ho voluto essere, insieme alla mia famiglia, al Centro Astalli per servire le persone che frequentano la mensa” ha commentato poi Kyenge, intervistata dalla trasmissione di Radio Uno Baobab. “Ho voluto mangiare quello che mangiano loro e soprattutto servirli. Una persona che siede nelle istituzioni deve dimostrare di essere tra la gente e servire gli altri”, ha aggiunto.

Il Natale del ministro Kyenge: a servire pranzi in una mensa per profughi

kyenge-tuttacronacaGiornata di Natale servendo il pranzo per Cécile Kyenge che, insieme alle due figlie, Giulia e Maisha, ha trascorso il 25 dicembre in una mensa per profughi, al Centro Astalli di Roma gestito dai gesuiti. Mentre le figlie tagliavano panettoni e pandori e distribuivano arance, il ministro dell’Integrazione, con grambiule, guanti e cappellino bianco, ha impilato i piatti di plastica per poi servire la pasta ai presenti. Al pranzo era presente anche il marito del ministro, Domenico Grispino.

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Cecile Kyenge: “Anch’io ho fatto la badante per sei anni”

kyenge-badante-tuttacronacaIn occasione della presentazione del video-reportage “Badami” della regista Mariangela Forcina, che racconta le storie di tre badanti romene, il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge ha raccontato che, nei suoi primissimi anni in Italia, si pagava gli studi facendo la badante: prima ha seguito per un anno una signora novantenne, poi per due anni una donna non autosufficiente e ha anche badato a dei bambini. “In questo modo mi pagavo gli studi”, ha spiegato. “Per un anno, nel weekend, andavo da una signora di 90 anni. Io le dicevo che avevo bisogno di lei per non sentirmi sola. Lei, a 90 anni, era completamente autonoma e cucinava anche per me. Non voleva aiuto ma aveva solo bisogno di parlare. E io mi portavo dietro i miei libri e studiavo”.  Si è soffermata poi sulla sua esperienza con una persona non autosufficiente, precisando che “se c’è un aiuto della tecnologia, si riesce a stabilire un contatto e a uscire dalla medicalizzazione”. Quindi ha riportato lo sguardo al momento attuale spiegando che “oggi bisogna cercare di rafforzare la formazione di queste persone, che spesso hanno bisogno di un grande sostegno psicologico. Per pochi mesi ho assistito dei malati terminali in Oncologia, ho visto le persone che assistevano questi malati e che non si lamentavano mai, lo facevano con amore. Queste persone vanno sostenute”.

Le spese della Kyenge

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Come riporta Articolo Tre, riprendendo come  fonte Il Giornale ci sarebbero alcune spese:

“Del dipartimento delle pari opportunità e dell’ufficio antidiscriminazioni, che fanno capo al ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge, attenzione, dicastero senza portafoglio.

Si parla di un contratto, a carico dei contribuenti, di 40 euro, per l’organizzazione del meeting internazionale Chaorom, dedicato all’integrazione del popolo Rom.

Altri 9.900 euro, rivela Antonio Signorini, se li è messi in tasca l’associazione “Romà Onlus” che è stata incaricata di realizzare il progetto “Dik I Na Bistar”, ovvero di mandare 40 giovani rom e non rom a rappresentare l’Italia a una conferenza internazionale sul tema che si è tenuto in Polonia.

Quasi ottomila euro, per la precisione 7.920 euro, è costato il workshop sulle politiche di accoglienza dei migranti. E ancora: 17.820 euro sono usciti dalle casse dello Stato per il laboratorio di formazione antirazzista e 9.852 per il laboratorio di disegno e scrittura “La mia idea di razzismo”.

Poi c’è il capitolo “convegni sugli omossessuali”: più di mille e cinquecento euro sono stati spesi per tre coffè break  sulla valutazione delle domande di asilo presentate da gay, lesbiche e trans, mille euro per tracciare una ”strategia nazionale Lgbt” e 5.940 euro per la realizzazione di due seminari al festival del cinema transessuale”.

Pensione a 62 anni per chi è disoccupato, ma…

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Anticipo sulla pensione? Sì ma solo chi ha 62 anni e solo al posto della cassa integrazione in deroga questa almeno la proposta del Pd a cui sta lavorando Giorgio Santini. per ora non ci sono numeri o stime ma secondo il senatore dei democrat  “Si tratta di permettere alle persone che hanno perso un lavoro ed esaurito la possibilità di accedere agli ammortizzatori ordinari di potere incassare prima il proprio assegno pensionistico”. In un’intervista rilasciata da Santini all’Huffington Post, il parlamentare ha spiegato: “È un numero sempre crescente di potenziali esodati e per lo Stato significa mobilitare sempre più risorse”. I dati parlano infatti di un incremento esponenziale della cassa integrazione in deroga da i 2,4 miliardi del 2012 oggi si è passati ai 3 miliardi. Perché quindi continuare a pagare la cassa integrazione invece di far accedere queste persone alla pensione? Secondo il senatore ci sarebbe un guadagno anche da parte dello Stato “Bisogna riflettere su cosa convenga di più allo Stato, in questo caso non dovrebbe versare più i contributi ai lavoratori che invece è tenuto comunque a pagare erogando la cassa in deroga”. Ma i dubbi restano anche perché l’ipotesi di Santini non prevede, almeno sulla carta, penalizzazioni per il pensionamento anticipato, cosa invece che altre ipotesi al vaglio del parlamento prevederebbero. Come è conciliabile che chi ha il lavoro continui a lavorare e chi lo ha perso vada in pensione prima e senza penalizzazioni? “Si andrebbe in pensione con le vecchie regole e incassando un assegno commisurato ovviamente agli anni lavorati, ma trattandosi ancora di un’ipotesi si possono valutare varie possibilità”, ha affermato Santini. Si tratta comunque, di una proposta diversa e separata da quella circolata nelle scorse settimane, di un possibile pensionamento anticipato attraverso un prestito che il “pensionando” rimborserebbe attraverso micro prelievi sugli assegni.

Sempre secondo l’Huffington poi ci sono ancora novità:

Sempre sul fronte pensioni si fa strada nella legge di stabilità una possibile buona notizia. Si lavora infatti a una possibile rivalutazione piena per le pensioni fino a 2500 euro lordi al mese. Dopo che il governo Monti aveva congelato l’aggiornamento degli importi per tutte le pensioni superiori a 1500 euro, il governo aveva deciso di intervenire quest’anno fissando una rivalutazione del 90% per le pensioni tra i 1500 e i 2500 euro. Percentuale che invece, riporta il Messaggero, potrebbe salire al 100%. “C’è una certa apertura, si tratta di vedere se possono essere aggiunte risorse”, ha spiegato questa mattina il sottosegretario al Lavoro Carlo Dell’Aringa. Le risorse, spiega ancora il quotidiano capitolino, arriverebbero da un abbassamento della soglia oltre la quale scatterebbe il contributo di solidarietà delle pensioni considerate più ricche. Oggi l’asticella è fissata a 150 mila euro annui e potrebbe scendere a 100 mila.

Polemiche a Bologna: una classe scolastica di soli stranieri

scuola-stranieri-tuttacronacaE’ polemica per la classe “1.a A sperimentale” della suola media Besta di Bologna, sezione che raccoglie solo ragazzi stranieri, tra gli 11 e i 15 anni, giunti in Italia attraverso ricongiungimenti familiari e che non parlano la nostra lingua. Sono stati gli stessi genitori del Consiglio d’istituto a denunciare la scelta operata dal preside, Roberto Panzacchi, di mettere in atto questa divisione tra italiani e non. Il preside, dal canto suo, ha risposto alle critiche spiegando che la classe “non è un ghetto ma è stata istituita per integrare”, ma i genitori non sono d’accordo in quanto riscontrano, in una simile scelta, problemi tanto di carattere pratico che didattico: gli studenti avranno infatti come unico riferimento italiano l’insegnante, escludendo di fatto la possibilità di progredire nell’apprendimento dell’italiano attraverso “un’educazione tra pari”. Non solo, la classe è stata creata in modo da essere un “passaggio”: gli alunni potranno essere spostati in altre sezioni, con l’avanzare dell’anno scolastico e l’apprendimento dell’italiano e, contemporaneamente, nuovi alunni potranno essere inseriti. La mancanza di una composizione fissa, inoltre, non permetterà di creare un gruppo di riferimento.

STUDIO SHOCK: con i bimbi stranieri in classe gli alunni italiani apprendono meno

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Siamo rimasti tutti sconvolti da quei genitori che ritiravano i propri figli da scuola perché in classe vi erano troppi bambini stranieri, come quelli che si sono verificati a Costa Volpino, nel Bergamasco, o di Landiona, in provincia di Novara, ma ora arriva uno studio, condotto da Andrea Ichino, professore di Economia politica all’Università di Bologna, in collaborazione con Rosario Ballatore e Margherita Fort dal titolo «The Tower of Babel in the Classroom» e la polemica torna. Lo studio dimostrerebbe che una presenza massiccia di bambini stranieri nelle classi porterebbe i bambini italiani ad apprendere di meno e a far calare i loro risultati nei test. Dalla ricerca emerge che sostituendo un italiano con un immigrato in una classe della seconda elementare, la frazione di risposte corrette degli italiani nei test Invalsi si riduce del 12% in italiano e del 7% in matematica (dati relativi al 2009-10). Dalla seconda elementare alla quinta, tuttavia, i risultati degli alunni migliorano, il che evidenzia che i bimbi italiani riescono ad integrare gli stranieri, ma in tempi relativamente lunghi. 

Alla Mostra del Cinema di Venezia si parla d’integrazione

kyenge-venezia-integrazione-tuttacronacaE’ arrivata a Venezia in compagnia delle figlie il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge che all’ANSA ha detto: ”Il cinema, con il suo linguaggio capace così tanto di coinvolgere e toccare nel profondo, è fondamentale per l’integrazione e i cambiamenti culturali sui migranti”. Tra i suoi impegni al lido, dopo l’incontro con il Garante per l’infanzia e l’Adolescenza Vincenzo Spadafora, un convegno su cinema, diversità e integrazione in occasione della presentazione del nuovo film di Ettore Pasculli ‘Italy amore mio’.

Ma il ministro ha incontrato anche Vladimir Luxuria: entrambe sono presenti per la campagna lanciata dall’Authority per l’Infanzia e l’Adolescenza contro razzismo e omofobia. Spiega la Kyenge: “Sento il dovere e la responsabilità di fare le cose giuste. Tutto il resto non conta. Con i nostri figli, dovviamo essere bravi a sostenere l’ingenuità dei bambini che non sanno che cosa sono le differenze”. Valdimir Luxuria, prima transgender eletta al Parlamento di uno Stato europeo, dice: “Nei confronti delle coppie omosessuali, c’è oggi lo stesso scetticismo che c’era nei confronti delle coppie miste. Omofobia e xenofobia vanno combattute con un solo cuore e un solo cervello”.

Lampedusa al collasso, il centro di prima accoglienza non ce la fa più

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Gli ultimi ad arrivare sull’isola siciliana sono stati 22 superstiti di un gruppo di migranti provenienti dalla Nigeria, Gambia, Benin e Senegal. Il gommone su cui viaggiavano si è rovesciato dopo tre giorni che aveva lasciato la costa libica. Nell’incidente sarebbero morte circa 31 persone, tra cui 9 donne. L’allarme era scattato venerdì pomeriggio con una telefonata ricevuta dalla Guardia Costiera di Palermo che ha allertato poi le Capitanerie a Roma che hanno localizzato il satellitare a 29 miglia dalle coste libiche. Dopo aver allertato anche le autorità di Tripoli, sono state dirottate sul luogo dell’incidente due navi mercantili battenti bandiera panamense. I profughi recuperati dalle due navi sono poi stati trasferiti i sulla nave Kornati, battente bandiera maltese, che li ha portati a Lampedusa. Ma oltre ai 22 superstiti  ieri sono approdati  nell’isola siciliana circa 450 migranti soccorsi nel giro di 24 ore. Il centro di prima accoglienza dell’isola è così nuovamente al collasso, con circa 1100 presenze a fronte di una capienza massima di 350 posti.

 Mentre si parla di integrazione, bisogna anche adeguare le strutture per dare un accoglienza civile a queste persone che dopo un “viaggio della speranza” si trovano spesso di fronte a una realtà italiana tragica e in crisi che non riesce ad assorbire il numero dei migranti neppure nelle apposite strutture e che sicuramente non garantisce più futuro né ai cittadini italiani né agli stranieri. Chi ci guadagna con gli immigrati?

L’evasione cinese nel nostro paese: a Prato è più di 1 mld

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Di integrazione si parla spesso, di evasione fiscale compiuta dai cittadini stranieri nel nostro paese molto di meno. Il mal costume sicuramente lo hanno ereditato da noi, ma questo non giustifica certo il reato che reiterano costantemente. E’ stato soprannominato l’assessore-sceriffo Aldo Milone, assessore alla Sicurezza dal 2007 della città di Prato, centro del distretto tessile che ospita 112 etnie diverse e dove quella cinese è la comunità più forte con 14 mila presenze regolari dietro  le quali e di nascosto dalle autorità lavorano altre 25 mila anime. Milone ha mandato i suoi primi 50 dossier con circa 357 evasori cinesi seriali all’Agenzia delle entrate e ha fatto “emergere” l’evasione cinese che sarebbe, più o meno di un miliardo l’anno. I cinesi forti anche del fatto che non esista un accordo di estradizione tra Italia e Cina sfruttano ogni buco della legislazione italiana e quando un clandestino viene raggiunto da un decreto di esplusione rimane tranquillamente sul nostro territorio non essendoci nessun accordo.

Ma cosa sfruttano i cinesi? In Italia i controlli fiscali non partono prima dei 20 mesi di attività. Il gioco è semplice: si fa una ditta uninominale che chiude quindi al secondo anno di attività. A quel punto ne viene aperta una nuova e si azzera la possibilità di essere sottoposti a un controllo.

Milone è una “celebrità” nel suo campo: dal ’95 quando da Sarno si trasferì a Prato come poliziotto già con i suoi superiori affermava: “Dotto’, guardate che questi sono peggio delle cavallette” e all’epoca la comunità cinese contava circa 3 mila presenze. Ora la sua squadra di 80 uomini  organizza raid settimanali per chiudere i laboratori clandestini che si moltiplicano di minuto in minuto.

L’integrazione ci vuole, ma prima forse si dovrebbe insegnare a far rispettare le regole.

Roma, violenza nera al Pigneto: 4 vigili picchiati da senegalesi.

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