Il Cagliari al Sant’Elia: in Sardegna già entro fine settembre?

sant'elia-cagliari-tuttacronacaSta per finire l’esilio a Triste del Cagliari: c’è l’accordo per la convenzione sull’utilizzo dello stadio Sant’Elia tra il club e il Comune. La Giunta comunale aveva approvato lo schema mercoledì pomeriggio e la società rossoblù, con il vicepresidente Pinna, l’ha sottoscritto. La squadra di Lopez giocherà al Nereo Rocco domenica prossima, ma ormai la strada per il ritorno sull’isola sembrerebbe in discesa.  Il via ai lavori può cominciare dopo la firma del verbale di consegna dell’impianto al Cagliari calcio: il passaggio dovrebbe essere formalizzato entro cinque giorni dalla firma del documento. Nella convenzione è presente anche l’elenco delle “cose da fare”. Della tribuna centrale e degli spogliatoi si occuperà principalmente il Comune, mentre il Cagliari dovrà sistemare le tribune amovibili per arrivare a una capienza massima di 16mila spettatori. Il Comune dovrà seguire da vicino la questione autorizzazioni, un iter non dei più semplici: le vicende dell’Is Arenas insegnano. L’auspicio è che si possa tornare sul campo del Sant’Elia già il 23 settembre per il match con la Sampdoria.

In Cina si muore per le scorie chimiche, ma le autorità negano

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In Cina si muore per le scorie chimiche anche a distanza di anni. Per l’esattezza sono 4 anni che l’impianto chimico Xianghe nella cittadina agricola di Zhentou nella provincia cinese dell’Hunan ha chiuso, ma le persone continuano a morire di cancro causato da esposizione a metalli pesanti. Troppe morti e se i giovani cercano di fuggire altrove chi rimane davanti a se a poche speranze di rimanere in vita. Gli agricoltori hanno smesso di vendere i loro prodotti, che in quella zona della Cina, sono l’unica risorsa per vivere da quando l’impianto ha chiuso e molti sono stati licenziati. Quel terreno è inquinato e la pioggia è veleno, come si può vivere a contatto con un inquinamento così massiccio? Naturalmente le autorità locali negano, anzi ribattono che hanno speso 16 milioni di yuan per la pulizia del suolo e hanno fatto sapere che ora la terra è stata bonificata e può essere coltivata di nuovo. Ma la gente non ci crede. Lo scorso anno alcuni abitanti hanno sottoposto un campione di terreno ad una analisi presso un laboratorio privato. I test hanno rivelato un livello di cadmio di 93,8 milligrammi per chilogrammo laddove in base alle norme nazionali i terreni agricoli dovrebbero contenere non più di 0,3-0,6 milligrammi di cadmio per chilogrammo.

Ma i funzionari locali sostengono che tutte le prove addotte sono prive di scientificità. Il governo locale ha offerto un unico risarcimento di 3.800 yuan (circa 400 euro) per tutti i residenti che vivono in un raggio di 500 metri del sito incriminato indipendentemente dal loro stato di salute oltre ad un pagamento una tantum di 1.200 yuan per ogni pezzo da 667 metri quadrati di terreni agricoli di proprietà di abitanti del villaggio. Ma per ottenere tali somme i residenti hanno dovuto firmare un accordo promettendo di non aderire ad eventuali petizioni o proteste.

Pagati per rimanere in silenzio? Morire nell’assoluta indifferenza?

Per capire la gravità del fenomeno basta analizzare la popolazione presente in uno dei tre villaggi quando nel 2004, prima dell’apertura dell’impianto chimico destinato a produrre indio, un metallo utilizzato nei pannelli solari e negli schermi a cristalli liquidi, la popolazione raggiungeva circa le 1000 unità, oggi ne sono rimaste circa 300.

Si iniziò una dura lotta tra le autorità e la popolazione locale, tanto che la notizia non poté essere passata sotto silenzio ed ebbe rilievo nazionale. Nel 2009 l’impianto fu chiuso e allora le autorità furono costrette ad ammettere che alcune persone erano morte di cancro per esposizione a metalli pesanti ma da sempre gli abitanti della zona sostengono che il numero reale delle persone colpite è due o tre volte superiore al numero ufficiale. Ora gli abitanti hanno iniziato a compilare delle proprie liste: ogni volta che muore una persona viene appurata se la morte è stata causata dal cancro e a quel punto viene inserita nella lista.

La Cina naturalmente non vuole ammettere che probabilmente la bonifica che è stata fatta non è stata sufficiente e che i danni dell’impianto si propagano anche a distanza di tempo. Servirebbero davvero interventi risolutivi, ma naturalmente i prezzi potrebbero essere molto elevati e soprattutto far nascere il sospetto che l’industrializzazione cinese è stata pagata soprattutto in termini di vite umane da molti agricoltori che vivevano a ridosso di fabbriche inquinanti. Anche se la Cina ha iniziato un processo di disinquinamento quanti anni occorreranno per bonificare i terreni inquinati? Quante persone moriranno nell’indifferenza? Quanti si cercheranno di far tacere dando un magro contributo e chiedendo in cambio l’assoluta connivenza con questo disastro ambientale?

Tragedia in mare: affonda impianto Saipem

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Nelle acque tra il Congo e l’Angola è avvenuto il ribaltamento in mare dell’impianto Perro negro 6 della Saipem.

«Dei 103 membri dell’equipaggio, dopo il brusco inclinamento, uno è risultato disperso mentre altri sei sono rimasti feriti, in modo non grave» si legge in una nota di Saipem. «Il team di emergenza di Saipem -continua la nota- sta operando in stretta collaborazione con le Autorità Angolane e la struttura operativa del cliente». «Al momento non risultano inquinamenti ambientali, e vengono prese tutte le misure possibili di prevenzione. La Saipem è coperta da polizza assicurativa per la perdita dell’impianto, oltre che per eventuali danni ambientali e la rimozione del relitto» precisa la nota.

Ancora non si conosce la nazionalità del disperso, ma secondo le prime fonti non dovrebbe trattarsi di un italiano.

INCIDENTE AEREO IN AMERICA!

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E’ di almeno due i morti e tre feriti, di cui uno grave, il bilancio di un incidente aereo che si è verificato domenica sera nei pressi dell’aeroporto privato di South Bend, in Indiana. Secondo i media locali, un piccolo bimotore è precipitato su alcune case mentre stava cercando di atterrare: un grave guasto all’impianto elettrico ha provocato lo stallo del velivolo e la successiva tragedia.

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Fiamme in ospedale a Roma!

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Momenti di tensione all’ospedale Ifo di Roma per un rogo di lieve entità. Il quadro elettrico in uno dei piani sotterranei della struttura è andato a fuoco per un corto circuito. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e nessuna persona o paziente è rimasta ferita. A quanto si è appreso non è stato necessaria alcuna evacuazione.

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