Nuovo attacco al ministro Kyenge su Facebook

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Nuovo attacco per Cécile Kyenge su Facebook, questa volta partito dal Veronese, più precisamente dalla Lega Nord di Legnago sulla cui pagina ufficiale, accanto alla riproduzione di un articolo nel quale il ministro definisce gli immigrati una risorsa, è apparso il commento: “Se sono una risorsa…va a fare il ministro in Congo! Ebete”. Il testo è gia sparito dal social network, per lasciar spazio alle “scuse” che recitano queste parole: “Pur restando ben distinte le rispettive posizioni politiche… CI SCUSIAMO UFFICIALMENTE con il ministro Kyenge per l’offesa pubblicata su questa pagina Facebook ed a Lei rivolta. Abbiamo provveduto ad eliminare IL NOSTRO ERRORE di comunicazione. Sbagliare è facile…chiedere scusa meno. Scusateci”. Marco Pavan, come prima reazione, ha spiegato che “in dialetto veneto ebete è un aggettivo che diventa persino affettuoso e vuol dire ingenuo”, e ha poi precisato come il post “voleva evidenziare tre dimenticanze del ministro: gli immigrati possono essere regolari o clandestini, che i regolari, se integrati, possono essere una risorsa mentre i clandestini non pagano tasse, che la necessità di avere un lavoro oggi è per prima dei nostri giovani e di quei padri che non riescono a mantenere i figli”. Ma sul dietro-front di Pavan potrebbe aver pesato anche la dura condanna dei vertici della Lega, considerata la posizione assunta sia da Tosi che da Maroni chiarita già da giorni. Ossia, la Lega deve comportarsi da partito serio e queste “scenate” di certo non giovano alla sua credibilità. Infatti nei giorni scorsi già la Valandro era stata espulsa per un commento postato in rete. Spiega il governatore del Veneto Zaia: “Questi continui casi, oltre a dare uno spaccato che non rappresenta il pensiero della Lega, non ci permettono di parlare dei problemi reali e di avere un confronto con il ministro Kyenge, di cui non condividiamo l’azione politica”, che ha poi aggiunto: “Chi pensa di fermare l’azione del ministro offendendola sbaglia. Serve, e vogliamo, un confronto rigoroso, in cui sia possibile dissentire, ma civile ed educato”.

cecile

In Svezia calano un po’ le tensioni ma si continua ad appiccare il fuoco

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Ancora scontri nei quartieri poveri della periferia di Stoccolma, anche se la tensione sembra essere diminuita anche a seguito dell’arrivo  nella capitale di rinforni di polizia. Ad essere presi di mira, in quattro quartieri, ancora una volta i veicoli, uno di questi sarebbe stato dato alle fiamme nella zona di Tensta. A Oerebro, città a 160 chilometri dalla capitale, oltre ad alcune autovetture è stata incendiata una scuola.

Apocalypse Now in Svezia: la rivolta dei disperati e gli insulti razzisti

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Da domenica gli scontri non si placano a Stoccolma. Le rivolte degli immigrati, molti dei quali senza lavoro a causa della crisi, stanno mettendo a fuoco e fiamme la città. Sono ormai 15 quartieri (quasi tutti periferici) a essere diventati il teatro delle rivolte. La protesta va avanti a Alvsjo, nel sud di Stoccolma, dove è stata assaltata una stazione di polizia e alcune auto sono andate a fuoco. La scorsa notte è stato dato alle fiamme anche un ristorante a Skogas – sempre nel sud della città – e tre agenti sono rimasti feriti. Ma se il sud della città di rivolta a nord non va poi meglio. A Kista, un quartiere settentrionale,  i ‘rioter’ hanno appiccato il fuoco a una scuola e a una trentina di macchine. La guerriglia urbana  ricorda le proteste delle banlieue parigine, e la Svezia s’interroga. Il modello scandinavo con il suo generoso stato sociale non sembra essere riuscito a garantire a tutti gli stessi diritti, né a integrare alcune fasce della popolazione. Basta leggere alcuni numeri, che mostrano come se il tasso di disoccupazione giovanile superi di poco il 20 per cento, ma come soltanto il 51% degli abitanti extra-europei hanno un lavoro (contro l’84% degli svedesi).

“Nonostante la Svezia – spiega Theweek.com –  abbia accolto centinaia di migliaia di richiedenti asilo a Svezia ha negli ultimi dieci anni ha accolto centinaia di migliaia di richiedenti asilo provenienti da Iraq, Afghanistan, Siria, Somalia e dai Balcani, il modello d’integrazione portato avanti negli anni sembra essere fallito. Molti si riuniscono in aree già abitate da altri immigrati, dove la disoccupazione tocca le quote più alte, lasciando molti giovani immigrati con un senso di disillusione e disperazione per il futuro. E non è un caso che siano soprattutto i giovani a guidare le rivolte di questi giorni. Il governo svedese – mentre l’Europa mediterranea era inghiottita dalla finanziaria e dei debiti sovrani – veniva elogiato per la sua gestione dell’economia, ma non è più lo stato sociale degli anni ’70, quando la socialdemocrazia covava il sogno di offrire una casa per tutti. Anche a Stoccolma c’è un problema di alloggi, gli homeless sono in aumento e la disoccupazione giovanile, soprattutto tra gli immigrati, sta diventando insopportabile.

Inoltre si è assistito negli ultimi tempi ad episodi xenofobi in cui gli insulti sono stati anche molto pesanti nei confronti degli stranieri definiti “barboni” e “scimmie”.

Forse quella pubblicità da molti definita razzista nei confronti dell’Italia, della Spagna e della Grecia, lo era davvero. Altrimenti perché definire barboni e scimmie immigrati che stanno cercando solo di costruirsi un futuro negato nei loro paesi d’origine?

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La protesta dilaga: quarta notte di scontri a Stoccolma

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Ancora scontri a Stoccolma, per la quarta notte consecutiva. Le violenze, che stanno assumendo la connotazione della protesta contro la crisi economica e la disoccupazione, oltre che contro la mancata integrazione degli immigrati, hanno ormai investito 15 distretti periferici e non sembra voler cessare. Stando a quanto riporta l’agenzia svedese TT, infatti, anche nel corso della scorsa notte centinaia di giovani, in diversi quartieri, hanno dato alle fiamme auto parcheggiate, lanciato sassi contro la polizia e infranto finestre. Nella zona sud, inoltre, a Ragsved, una stazione di polizia è stata data alle fiamme, ma non vi è notizia di feriti. Diversa la situazione ad Hagsatra, dov’è stata attaccata una pattuglia della polizia ed un agente è rimasto ferito in modo grave. Ancora nella zona sud, a Skogas, è stato dato alle fiamme un ristorante mentre altri scontri si sono verificati a Husby, nel nord,  il quartiere da dove domenica era partita la rivolta in seguito all’uccisione, la settimana scorsa, di un uomo di 69 anni da parte della polizia. Secondo altre fonti, inoltre, due auto sono state date alle fiamme nella città meridionale svedese di Malmö, fatto che sembra sostanziare l’allarme lanciato in questi giorni dalle autorità svedesi su una possibile estensione delle violenze.

Stoccolma a ferro e fuoco: continuano gli scontri

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E’ da lunedì che si protesta nelle strade di Stoccolma. Tutto è iniziato nel quartiere Husby, nel nord della città, abitato principalmente da immigrati provenienti da Turchia, Libano, Siria, Iraq e Somalia. La miccia è stata innescata dall’uccisione da parte della polizia, il 13 maggio, di un uomo di 69 anni, del quale non è ancora stata rivelata la nazionalità.  La scorsa notte, centinaia di giovani hanno danneggiato negozi, bruciato automobili e preso d’assalto le stazioni di polizia in vari quartieri della capitale svedese e ammonta a otto il numero degli arresti. Quello contro cui si protesta è la brutalità degli agenti, stando alle affermazioni di Rami al Khamisi, studente di legge e fondatore del movimento giovanile Megafonen: “Bisogna vedere quello che sta succedendo da un punto di vista più ampio. Queste reazioni avvengono quando non c’è uguaglianza tra le persone, ed è quello che sta succedendo in Svezia”. L’invito a ripristinare la calma è invece arrivato dal primo ministro Fredrik Reinfeldt: “Invitiamo tutti ad aiutare a riportare la calma. Gli abitanti di Husby devono riprendere il controllo del loro quartiere. Ci sono gruppi di giovani che pensano di dover cambiare la società con la violenza. Dobbiamo essere chiari: questo non va bene. Non possiamo essere dominati dalla violenza”. ;a quanto sta accadendo ha anche acutizzanto, nell’opinione pubblica, lo scontento per le attuali leggi sull’immigrazione.

Leggi anche “La protesta dilaga: quarta notte consecutiva di scontri”

“Italian dream”: quanto costa?

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L’Abis Bremen, cargo olandese che navigava nel Mediterraneo, ha rinvenuto un gommone vuoto al largo delle coste italiane. Messosi in contatto con le autorità del nostro Paese, il comandante scopre che i 24 occupanti, somali che miravano alle coste italiane per poi dirigersi in Svezia, Norvegia e Danimarca, sono già stati soccorsi dalle motovedette e messi in salvo. Il personale del cargo, però, ha fatto un’interessante scoperta: a bordo erano rimasti carte d’identità, fotografie, documenti, penne ubs, numeri di telefono di contatti in Europa. E la lista dei passeggeri con tanto di cifre versate. Viene quindi reso noto quanto costa poter sfuggire dalla guerra e sbarcare in Italia clandestinamente: 700 dollari per le donne, 800 per gli uomini. Oltre alla traversata, però, gli occupanti del gommone hanno dovuto pagare altri mille euro per il viaggio dalla Somalia al Sudan, in camion o jeep, attraverso il Sahara.

Mark Zuckerberg politico!

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Facebook fonda il suo partito politico volto a migliorare le politiche dell’immigrazione, incrementare l’istruzione e incoraggiare gli investimenti nella ricerca scientifica.

Il nuovo gruppo di pressione avrà l’obiettivo di “promuovere politiche che mantengano gli Stati Uniti e i loro cittadini competitivi in un’economia globale, comprese le riforme dell’immigrazione e dell’istruzione. Lavoreremo con i membri del Congresso di ambedue i partiti, con l’amministrazione e con gli stati e le autorità locali. Useremo strumenti online e offline per promuovere l’appoggio a cambiamenti politici” ha spiegato Zuckerberg nell’articolo al quotidiano statunitense. Nella nuova avventura, la prima sul versante politico, il 28enne miliardario avrà a fianco il suo ex compagno di stanza a Harvard, Joe Green, fondatore e presidente dell’organizzazione, a sua volta imprenditore tecnologico di successo.

Sono molti i gruppi tecnologici che si sono lamentati della normativa attuale in tema di immigrazione perché – sostengono – rende difficile le assunzioni di talenti e laureati stranieri. Per questo, hanno aderito a Fwd.Us anche Marissa Mayer, amministratore delegato di Yahoo, Eric Schmidt, Executive Chairman di Google e altri manager della Silicon Valley.

Troppi immigrati in Svezia, il governo corre ai ripari!

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Quando la barca va… ma viene fermata! Bloccati scafisti in Calabria

Avevano 28 migranti a bordo, quasi tutti siriani.

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Il mare di Ancona ha restituito il corpo di un uomo… non si conosce l’identità

Violenza ed estorsione! Donna rumena vessata da connazionale

Ovidiu Florin Spectu, è un pregiudicato di 34 anni, che naturalmente risiede tranquillamente nel nostro Paese. Naturalmente può violentare una sua connazionale ed estorcerle i soldi. Naturalmente gli vengono concessi gli arresti domiciliari. Naturalmente? Sì, perchè siamo in Italia!

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Lampedusa ha accolto nella notte circa 500 migranti arrivati su due barconi

Per entrambe le imbarcazioni si è reso necessario l’intervento della Guardia Costiera.

Lampedusa sovraffollata. Per la Lega è una nuova Guantanamo

Situazione di collasso nel centro accoglienza di Lampedusa. A lanciare l’allarme è stata Save the children. Mancano materassi e coperte e scoppiano frequenti risse tra gli oltre 700 migranti.

Coste agrigentine: sbarco di immigrati, un morto

 

Immigrazione: lanciano sos, 75 soccorsi nel Canale di Sicilia

Lanciano sos lo ricevono in Svezia, viene avvisata la Guardia Costiera Italiana.

In arrivo…

 

…altre due imbarcazioni. Entrambi i gommoni sono stati soccorsi nella notte, a bordo 107 e 77 persone.

Migranti in mare: aumenta il numero delle vittime

 

Sono ormai dieci i cadaveri strappati al mare a 35 miglia dalla costa libica, sette donne e tre uomini. La Guardia Costiera e la Marina Militare continuano le ricerche per trovare altre vittime del naufragio del gommone di migranti partiti ieri dalla Libia.

Immigrati in mare

Un gommone con una settantina di immigrati a bordo è naufragato al largo delle coste libiche. Il via ai soccorsi è stato dato dalle autorità malesi, allertate da una telefonata. Sul posto si trovano due motovedette della Guardia Costiera e una nave della marina militare. Molti immigrati sono dispersi, mentre altri restano aggrappati all’imbarcazione che sta per affondare.

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