“Ideatore” a sua insaputa: Berlusconi e Mediaset.

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“Il problema di questo paese è che ci sono troppi politici che credono, con una convinzione basata sull’esperienza, che si può ingannare tutto il popolo per tutto il tempo.”

Lo diceva Franklin Pierce Adams, scrittore e giornalista statunitense, in Nods and Becks, nel 1944 e oggi è più attuale di sempre. E’ attuale per chi schierato contro Berlusconi, durante il ventennio, si è seduto nei banchi dell’opposizione, ma solo per attendere comodamente che il leader del Pdl, rimanesse invischiato in uno dei tanti processi a suo carico. Quell’opposizione era lì in attesa il più delle volte, forse impotente e disillusa, forse anche troppo impegnata nelle faide interne. Perché se è vero che c’è stata la guerra dei 20 anni, il cui condottiero della maggioranza ora si trova a dover fare i conti con una sentenza definitiva è anche vero che c’è stata una battaglia, più sotterranea, ma non meno feroce, nel Pd tra fazioni e correnti, tra vessilli e assilli, che non ha consentito una vera opposizione.

Diceva poi Brendan Behan, drammaturgo e scrittore irlandese, “I politici, come le prostitute, vengono disprezzati. Ma chi non corre da loro, quando ha bisogno dei loro servigi?”

C’è forse chi potrebbe affermare senza ombra di dubbio che questa frase non sia specchio dei nostri tempi? Quante  volte un politico si trova stretto a concedere favori o semplicemente a girare la testa altrove per non vedere cose né sentire “affari” illeciti? Quante volte l’intelligenza e la coscienza di uomini sia di destra che di sinistra deve sottostare alle regole del partito? Dove è il confine tra verità e bugia?

Ed ecco infatti che Berlusconi chiama, dai microfoni di Studio Aperto, gli italiani a ricordare il suo determinante impegno per chiedere la cancellazione dell’Imu e afferma: “Ho ancora nelle orecchie gli sberleffi e gli attacchi che dovetti subire in campagna elettorale e ora è persino divertente constatare che i nostri avversari sono felici. A questi convertiti dell’ultima ora dico ‘siete i benvenuti’ e agli italiani dico abbiate buona memoria e ricordate di chi è il merito”.

E visto che Berlusconi vuole che ricordiamo noi siamo felici di andare indietro con la memoria e ricordare tanti altri eventi e di capire di chi è il merito.

Scendiamo quindi nell’archeologia politica e torniamo al lontanissimo 1983 quando ci fu un’intercettazione telefonica tra Craxi, all’epoca Presidente del Consiglio e Silvio Berlusconi. In quest’occasione Craxi si lamentò perché Indro Montanelli (all’epoca direttore del Giornale, edito da Berlusconi) , aveva criticato lui e la sua politica economica.

Craxi: […] Dunque questa è la conferma dell’atteggiamento di ostilità nascosto di questo giornale […] questo è il solo giornale che mi ha insultato e mi ha chiamato “guappo” per la penna del suo direttore […] naturalmente ne tireremo tutte le conseguenze, che devo fare? …
Berlusconi: No, faccio una riunione in cui…
Craxi: No, non voglio niente…
[….]
Berlusconi: Va be’, va be’, ma adesso li mandiamo anche a cacare se ti (incompr…)
[…]
Berlusconi: […] a questo punto gli taglio i soldi…
Craxi: Ma non… ma non esiste guarda…
Berlusconi: Dài, Bettino…
Craxi: …non dire che ti ho chiamato io…
Berlusconi: ma ti immagini…
Craxi: […] diranno che io faccio pressioni sui…
Berlusconi: … ma ti immagini…
Craxi: …sui direttori
(citato nel libro di Peter Gomez e Marco Travaglio “Le Mille Balle Blu“, pagine 12,13,14)

E che fa Berlusconi? Chiama il condirettore del Giornale, chiedendogli di trattare bene Craxi e di non dire niente a Montanelli. Nel Gennaio del 1994 Montanelli, lascia la direzione de Il Giornale.

Il merito è forse di Silvio Berlusconi?

E ricordiamo anche di una delle intercettazioni pubblicate dall’Espresso (risale dal Settembre 2007), in cui Saccà e Berlusconi parlano di un “calabrese eletto in Australia”, probabilmente un senatore che potrebbe essere contattato per “fare l’operazione” che Silvio sta organizzando (presumibilmente la caduta del governo Prodi):

Berlusconi […] tu mi hai parlato di quel calabrese …
Agostino Saccà. Sì
B. Eletto in Australia …
A. E lì, su quello io ho delle notizie importanti, molto importanti …
B. Ecco …
A. E possibilmente positive, se governata la situazione …
B. Sì, e allora io su quello sono interessato, che sto facendo l’ operazione, sto cercando di aggregare più senatori possibili, no …
A. Sì
B. Ecco, quindi su quello se hai delle cose da dirmi,  se poi ti …
A. Io delle cose, se vuole gliele posso già dire al telefono e poi …
B. Sì, sì, dimmele, vai, dimmele, dimmele

E infatti Agostino Saccà gliele dice:

Agostino Saccà. Va bene; ho un’ altra cosa da dirle io, perché io ho visto pure Pietro “Fusa”, però so che lì sta andando anche un’ altro discorso avanti, eccetera, eccetera, quelle due …
Berlusconi. No, lì così siamo fermi invece
A. Allora le dico quello che mi ha detto, glielo dico rapidissimamente, eccetera, lui mi ha detto, dice: guarda, Agostino … lui poi è di poche parole, è stato due ore a casa mia, è venuto lui a casa mia in Calabria, a casa di mia sorella, ha detto: guarda, Agostino, intanto apprezzo questa cosa che Silvio ha messo te, che vuol dire che allora mi rispetta e mi stima, perché io ti consi… le dico quello che mi ha detto, ti considero un grande intellettuale, un uomo importante ….
B. Bene
A. E quindi vuol dire che, che mi valuta per quello che io merito, eccetera, però ti dico due cose che devi dire a lui, allora, uno, che io sto con lui, cioè , voglio dire, li odio questi qua, io sono democristiano, dico, non sono che so stato costretto a finire lì …due, che quand’anche io passo, se lui non risolve il problema di Casini, perché io vivo al Senato, in piedi il Governo lo tengono i senatori di Casini …
B. No, non possono tenerlo i senatori di Casini, perché Casini si “sputtanerebbe” definitivamente di fronte a tutti …
A. No, però di fatto, sotto sotto …
[…]
B. No, no, ma sotto sotto noi denunceremmo con grande violenza tutto questo, andrei io in televisione a dire: questo Casini è un porco traditore e, quindi, squalificato per sempre della scena politica dei liberali
A. Però lui mi ha detto: questo è il problema, perché siamo in dieci, non ce la facciamo più, mi ha detto …
B. Sì, sì, sì …
A. Non ce la facciamo più
B. Infatti io ce ne ho diversi, io sto facendo la corte a più di venti
A. Un’ altra cosa che lui mi ha detto …io ho detto: sì, però io … se Berlusconi si è scomodato per chiamarmi, io la cosa gliela devo portare, dico: Pietro, mica ci muoviamo, perdiamo tempo, voglio dire, dai, dico io gli posso comunque dire una cosa, che se lo aggredissero personalmente sulle sue sostanze, sulla sua azienda, sulle sue cose, tu non ci stai, garantisciglielo, m’ ha detto, questo glielo puoi garantire .
B. Grazie
A. Poi sul resto vediamo … questo garantisciglielo, che su questo io non ci sto, e lo dichiaro, perché è una persecuzione, sarebbe una persecuzione personale …

E poi inesorabilmente il governo Prodi cadde!

Il merito fu forse di Silvio Berlusconi? Se così fosse, ma c’è ancora il processo in corso per saperlo, dovremmo attribuire a Berlusconi ben altri “meriti”.

Come diceva Nicolás Gómez Dávila, scrittore, filosofo e aforista colombiano, nonché moralista, “Non ci sono politici intelligenti, ma politici vincenti” e Berlusconi, è stata l’eccezione. Uomo indiscutibilmente intelligente, tanto che anche la sentenza Mediaset infatti parla di un uomo capace di ideare illeciti, e  poi indubbiamente è stato un vincente. Ma ricordiamoci anche quello che ha detto Roberto Gervaso, La volpe e l’uva, “Buon politico è chi sa mentire; grande politico chi finisce col credere alle proprie menzogne” e Berlusconi è uno che ci crede, smettiamola di accusarlo!

Depositata sentenza Mediaset e Berlusconi è l’ «Ideatore di sistemi illeciti»

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Silvio Berlusconi fu «ideatore del meccanismo del giro dei diritti che a distanza di anni continuava a produrre effetti (illeciti) di riduzione fiscale per le aziende a lui facenti capo in vario modo». Lo scrive la Cassazione nella motivazioni della sentenza Mediaset, confermando le impostazioni dei giudici di merito.

«Non temo che ci sia un’influenza sulla vita del governo» per condanne o «vicende giudiziarie», perché «gli italiani hanno bisogno di governo, di risposte e di concretezze». Lo afferma il premier Enrico Letta ai microfoni di Radio anch’io, su Radio 1, riferendosi alla condanna di Berlusconi e al rischio di crisi dell’esecutivo. Il premier ha aggiunto di non voler entrare nel merito del cosiddetto lodo Violante, cioè la proposta dell’esponente Pd di far esaminare la legge Severino dalla Consulta per rinviare il voto del Senato sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore.

“Il sistema organizzato da Silvio Berlusconi “ha permesso di mantenere e alimentare illecitamente disponibilità patrimoniali estere, conti correnti intestati ad altre società che erano a loro volta intestate a fiduciarie di Berlusconi”.

Tutto il collegio dei giudici della Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni, firmando la sentenza per Berlusconi per frode fiscale nel processo Mediaset, e non il solo relatore, come d’uso.

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