La seconda vita dei personaggi famosi: diventano hipster!

hipster-tuttacronacaE’ il Daily Mail a parlare dell’idea venuto all’artista Cheyenne Randall, che si è chiesta come sarebbero alcuni personaggi famosi se solo avessero sposato la cultura hipster. Ecco allora che Kate e Willi, Marilyn Monroe, John Lennon e perfino John e Jakie Kennedy, tra gli altri, appaiono tatuati, con i capelli colorati e vestiti con le magliette con le immancabili citazioni:

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Il sogno di Spike Lee? Brooklyn “ripulita” da bianchi e hipster

spike-lee-tuttacronacaSpike Lee è il regista che racconta le periferie newyorkesi, narra la violenza, la droga e difficili rapporti che s’instaurano tra razze e culture diverse. La sua macchina da presa si aggira tra i quartieri più difficili e se coltiva un “sogno” è che la sua Brooklyn sia libera tanto da hipster che da bianchi. Anni fa il quartiere era un ghetto dove si trovavano italo e afroamericani che ora hanno ceduto il posto agli artisti. Insomma, è come se questa novella cittadina avesse raso al suolo il suo personale set. Alessandra Baldini scrive per l’Ansa:

in una tirata infarcita di parolacce, Spike Lee ha denunciato la metamorfosi del suo quartiere, invaso da coppie “hipster” che, per sua stessa ammissione, hanno cambiato la zona in meglio, tra pulizia, buone scuole, maggiore sicurezza nelle strade. Il regista è cresciuto a Fort Greene. I suoi genitori vivono lì e Lee mantiene un ufficio nella zona.

Ma non è più lo stesso quartiere della sua infanzia e Spike non ha fatto mistero di quel che pensa durante una conferenza organizzata per il mese della storia afro-americana al Pratt Institute di Brooklyn.

La “gentrificazione” ha ucciso tradizioni e abitudini dei suoi originari abitanti di colore: “È la sindrome Cristoforo Colombo. Non avete scoperto un bel niente. Noi eravamo qui prima di voi!”.

Esempi di come l’influsso di coppie hipster dal Lower East Side hanno cambiato la zona, non sempre a suo avviso in meglio, Spike ne ha dati a bizzeffe: “Per 40 anni c’è stato un gruppo che suonava i tamburi a Mount Morris Park, poi i residenti hanno protestato e i musicisti sono stati sfrattati”.

Per non parlare di quel che è successo suo padre, “grande musicista jazz”: 46 anni fa ha comprato una casa. “L’anno scorso sono arrivato nuovi f**** vicini e hanno chiamato la polizia per farlo smettere di suonare. Che poi non suona neanche la chitarra elettrica”.

Lee si è lamentato del fatto che la mattina il parco di Fort Greene “assomiglia adesso al Westminster Dog Show, il concorso newyorchese per i cani più belli d’America”, e che “i f***** hipster hanno complottato per cambiare i nomi di quartieri come il South Bronx (SoBro) o Bushwick, (East Williamsburg)”.

Lo stesso Spike ha ammesso che per molti versi il cambiamento ha smosso le cose in meglio. “Ma perché deve essere un afflusso di newyorchesi bianchi nel South Bronx, Harlem, Bedford Stuyvesant, Crown Heights perché le cose migliorino? Quando ci vivevo io, non raccoglievano la spazzatura ogni giorno, non c’era la polizia. Vedi mamme bianche che spingono i passeggini alle tre del mattino sulla 125esima strada: questo deve dirvi qualcosa”.

Polemico con il regista D.K. Smith, nero di Brooklyn e il direttore di una start up, che aveva aperto il dibattito a Pratt senza poi poter aggiungere neanche una parola: “Sono stanco di neri che si lamentano perché sono neri. Ecco un caso dove ci sono vantaggi: per la prima volta – ha detto alla Cnn – decine di migliaia se non centinaia di migliaia di persone di colore possono partecipare alla creazione della ricchezza in America”.

Il cane della rivolta Turca: Sunglasses Motorcycle Dog

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Ogni protesta deve avere il suo simbolo… in Turchia arriva quindi Sunglasses Motorcycle Dog ovvero “il cane motociclista con gli occhiali da sole”. Quasi una mascotte che sta invadendo il web il cane definito ‘hipster’ per via degli occhiali da sole e il collare che indossa, colpisce per la sua fedeltà al padrone. Dorme in terra e fa da “cuscino” al proprietario poi sale sul motorino pronto a ricominciare la protesta e non disdegna mai un obiettivo.  Il primo a notare questo bizzarro manifestante è stato Stoyan Nenov, un fotografo di Reuters che domenica scorsa ha immortalato il cane sulla motocicletta nei dintorni di Piazza Taksim e ha diffuso la foto.

Intanto si registra anche la prima vittima tra le forze dell’ordine. E’ morto in ospedale un poliziotto turco che era rimasto gravemente ferito cadendo da un ponte mentre inseguiva un gruppo di manifestanti.

Mentre nella notte erano state arrestate 24 persone a Smirne  accusate di avere “incitato ai disordini e fatto propaganda”, pubblicando dei tweet di sostegno alle proteste.

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In tempo di crisi il telefilm al femminile diventa hipster!

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Le ragazze sono tornate, ma non sono più quelle di Sex and the City.  Nessuna casa favolosa a Manhattan, niente locali glamour, nessun successo professionale e nessun guardaroba di Manolo Blahnik. Le nuove stars al femminile abitano a Brooklyn, sono precarie, quasi sempre al verde e si ritrovano a fare sesso con ragazzi squallidi. Eppure Girls piace! Piace questo mondo di incertezze,  l’anti eroismo e la mancanza assoluta di un sogno da inseguire. Ogni episodio di chiude con un crudo realismo e un amarezza di fondo che quasi taglia il cuore a metà.  Ma perchè hanno successo? Il merito del successo va all’esplosiva creatrice, Lena Dunham, ai suoi dialoghi sarcastici, originali, irriverenti. E al coraggio di mostrarsi quasi sempre nuda fregandosene della sua ciccia

 

Allen Ginsberg… Fotografie Beat!

A New York la mostra di Ginsberg, icona della Beat Generation, famoso come poeta, ma ancora inedito  come fotografo.

Dal 15 gennaio fino al 6 aprile 2013, la New York University Grey Art Gallery presenterà una mostra intitolata Beat Memories, con più di 90 fotografie in bianco e nero scattate da Ginsberg negli anni ’50 con una Kodak Retina che prese da un banco dei pegni.

Mentre le foto si piegano verso il lato più informale della fotografia, piuttosto che verso il lato estetico, ci offrono uno scorcio della vita di un “hipster faccia d’angelo” degli anni ‘50, con le istantanee di alcuni amici di Ginsberg e d’altri colleghi scrittori, Jack Kerouac, Lawrence Ferlinghetti, William Burroughs, Neal Cassady solo per citarne alcuni.

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