Gli Usa tuonano contro la Russia ma Putin ribatte: “Possibile uso della forza”

putin-ucraina-tuttacronacaGli Usa sostengono l’Ucraina promettendo a Kiev un pacchetto di aiuti destinato a sostenere il governo. Tra questi, un miliardo di dollari in garanzie sui prestiti. Nel frattempo, però, Barack Obama denuncia che sono state “Violate norme internazionali”. Il segretario di Stato, John Kerry, in visita nella capitale ucraina, rincara la dose: “Cercano pretesti per l’invasione”. Ma Putin non indietreggia: “Uso delle forze armate se richiesto dal legittimo presidente, Ianukovich”. Il presidente russo ha sospeso ma non cancellato la minaccia di un intervento armato in Ucraina, ha negato sfrontatamente la presenza di truppe russe (“sono milizie di autodifesa”) in una Crimea che ha giurato di non voler annettere e ha respinto i moniti di un Obama che gli ha dato del bugiardo: “Con le sue dichiarazioni non prende in giro nessuno”, ha tuonato il presidente Usa, tornando a condannare “l’aggressione russa”. Ai giornalisti presenti nella sua residenza di Novo Ogariovo, fuori Mosca, Putin ha ribadito che per lui Ianukovich è ancora il “presidente legittimo, anche se senza futuro politico”, ma Putin non riconosce i nuovi poteri di Kiev scaturiti da un “colpo di Stato armato”. Per quel che riguarda le sanzioni minacciate dagli Usa, e sollecitate anche da una rediviva Timoshenko, “sono un’arma a doppio taglio, i danni sono reciproci”, ha ammonito il presidente russo, rinfacciando inoltre agli Usa l’illegittimità dei loro interventi in Afghanistan, Iraq e Libia. E sul G8 di Sochi: “Se i nostri partner non vogliono venire, non vengano”. Del resto proprio sul piano economico lo scontro è più duro. I consigliere economico del Cremlino, Serghiei Glaziev, è stato mandato a profetizzare l’apocalisse economica per Washington in caso di sanzioni: la Russia annullerebbe la sua dipendenza finanziaria dagli Usa, abbandonerebbe il dollaro, anche nelle sue ingenti riserve di valuta straniera, venderebbe gli oltre 200 miliardi di dollari di obbligazioni Usa e non restituirebbe i crediti concessi dalle banche a stelle e strisce. Nella guerra economica il Cremlino ha già calato l’asso energetico che spaventa anche l’Europa: da aprile fine dello sconto sul gas all’Ucraina, dove transita l’80% del metano russo per il Vecchio continente. Mentre la diplomazia internazionale tenta di mantenere aperta una finestra di dialogo “che tra qualche ora o qualche giorno potrebbe essere chiusa”, come ha avvisato il ministro degli Esteri Federica Mogherini, sale anche la tensione militare.

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Russia-Ucraina: primi segnali di distensione?

ucraina-russa-tuttacronacaPrimo segnale distensivo da parte di Valdimi Putin? Il presidente russo ha ordinato che le truppe impegnate in una maxi esercitazione rientrino alle rispettive sedi permanenti entro il 7 marzo. I militari sono al momento dislocati nei distretti centrale e occidentale del Paese. Con una simile decisione, sembra allontanarsi il fantasma di un conflitto di vasta scala con Kiev. Fino a poco prima della decisione, del resto, con la Russia che aveva preso il pieno controllo della Crimea, la tensione con l’Ucraina era altissima e anche il G7, rinato sotto la spinta degli Usa, e dell’Ue, aveva duramente condannato Putin. Si era parlato anche di un ultimatum ma i russi hanno definito tale timore “una totale assurdità”. Sul fronte internazionale, Angela Merkel è stata assolutamente chiara: “Putin ha perso il contatto con la realtà”, avrebbe detto in preda all’ira la cancelliera parlando con Barack Obama, come riferisce il New York Times. Anche la Ue “condanna con forza” la “chiara violazione” della sovranità ucraina e “gli atti di aggressione” della Russia, ma dopo cinque ore di Consiglio straordinario dei ministri degli Esteri non denuncia “l’invasione” e non ipotizza sanzioni a carico di Mosca. I 28 in sostanza cercano di dare spazio alla diplomazia in attesa che giovedì scendano in campo i leader, convocati da Herman Van Rompuy per un vertice d’emergenza a Bruxelles. Dal canto suo il presidente Usa pensa alle risposte all’azione russa e parla di “misure economiche” per isolare Mosca. Poi accusa Putin di essere “dal lato sbagliato della storia”. I toni erano tornati al alzarsi nella serata di ieri con un botta e risposta Russia-Usa degno quasi dei tempi della guerra fredda. L’ambasciatore russo, Vitaly Churkin, ha sparato a zero contro il nuovo ‘governo rivoluzionario’ di Kiev denunciando l’avvento di “estremisti” e “antisemiti” in Ucraina occidentale e difendendo come “legittimo” l’intervento russo sulla base di una richiesta d’aiuto di Viktor Ianukovich, che Mosca considera tuttora unico presidente legittimo del Paese. Mentre la collega americana Samantha Power ha replicato parlando di “atto di aggressione” russo che “deve finire”.

 

C’è tempo fino alle 5: Putin lancia l’ultimatum all’Ucraina

ultimatum-putin-tuttacronacaI militari ucraini lascino la Crimea entro le 5. E’ questo l’ultimatum che Mosca lancia a Kiev, che dal canto suo non è disposta a cedere la regione. Tensione alle stelle tra i sue Stati, con la Russia che tiene sotto controllo la regione di Sebastopoli. Nel frattempo il Paese di Putin e le sue azioni militari vengono condannati dal G7 annunciando che “per il momento viene sospesa la partecipazione alle attività connesse alla preparazione del G8 di giugno a Sochi”. Oggi il ministro degli Esteri polacco ha avvertito che saranno “gravi” le conseguenze per la Russia dell’azione che può essere ritenuta “un subdolo intervento militare contro un paese sovrano”. Radoslaw Sikorski ha parlato con i giornalisti a Varsavia prima della seduta del Consiglio di sicurezza nazionale con il presidente polacco Bronislaw Komorowski e i dirigenti di tutti i partiti oltre che con i capi di due rami del Parlamento. Nel frattempo il vicepresidente americano, Joe Biden, durante i colloqui telefonici con il premier russo, Dmitri Medvedev, ha esortato “la Russia a ritirare le forze militari e sostenere l’impiego immediato di osservatori internazionali in Ucraina e avviare un dialogo politico significativo con il governo ucraino”.

Putin non desiste: venti di guerra in Crimea

crimea-guerra-putin-tuttacronacaE’ durata 90 minuti la telefonata intercorsa tra il presidente Usa Barack Obama e l’omologo russo Vladimir Putin, ma dalla Russia non cambiano idea, con Putin che ribadisce la necessità “di tutelare i propri interessi” e “la popolazione russa” che vive nella zona. La Casa Bianca ha condannato l’intervento militare e il segretario della Difesa americano, Chuck Hagel, ha tentato la mediazione con il suo omologo russo ma i venti di guerra paiono soffiare con sempre maggior potenza mentre in Ucraina ormai la tensione è elevatissima. Nel frattempo la Francia ha deciso di “sospendere” la sua partecipazione alle riunioni in vista del G8 di Sochi a giugno, a causa dell’escalation militare russa in Ucraina. Lo hanno detto fonti diplomatiche dell’Eliseo alla France Presse, precisando che la decisione è stata presa dal presidente Francois Hollande e il ministro degli esteri Fabius. Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della Nato, ha intanto chiesto lo stop alle attività militari e alle minacce della Russia contro l’Ucraina: “Quanto sta facendo la Russia – ha detto – viola i principi della Carta Onu e costituisce una minaccia per la pace e la sicurezza in Europa”.

La polveriera in Crimea: a rischio pace e sicurezza. Una seconda Sarajevo?

crimea-tuttacronacaGli occhi restano puntati sulla situazione in Crimea con il segretario di Stato americano, John Kerry, che ha avvertito Mosca che il dispiegamento di truppe russe in Ucraina minaccia “la pace e la sicurezza” nella regione e rischia di avere un impatto “profondo” sulle relazioni tra Stati Uniti e Russia. “A meno che la Russia non prenda misure immediate e concrete per far calare la tensione, l’effetto sulle relazioni tra Usa e Russia e sulla posizione internazionale di Mosca sarà profondo”. E mentre il Canada ha richiamato il suo ambasciatore a Mosca minacciando di non prendere parte al prossimo G8, miliziani armati hanno impedito l’accesso a diversi giornalisti stranieri al check-point nei pressi di Armiank, nel nord della Crimea. Tra le troupe respinte quelle di Bbc, della tv pubblica olandese Nos e di Mtv Finlandia. Ai reporter sono anche stati requisiti i giubbotti antiproiettile. Lungo la “linea di frontiera” i miliziani scavano buche per posizionare armamenti difensivi e cecchini. Nel frattempo, a Mosca si stanno organizzando due manifestazioni opposte, pro e contro “l’invasione” della Crimea. Ma anche in Italia se ne parla e Beppe Grillo, nel suo blog, ieri ha scritto un post che lancia un confronto forte: “Millenovecentoquattordici Sarajevo – 2014 Sebastopoli Ucraina”.

A furia di incidenti, di guerre provocate ad arte, di primavere improbabili, come quella fasulla in Libia, o come in Egitto dove ora comandano i militari dopo un colpo di Stato nel silenzio più assoluto delle cosiddette democrazie, a furia di nazioni usate come terreno di scontro di interessi internazionali a colpi di bombe e di disinformazione, come in Siria, la situazione potrebbe sfuggire a tutti di mano. Potrebbe scoppiare un incendio che brucia la casa come può succedere a un bambino che gioca con i fiammiferi. Andò così nel 1914, Sarajevo fu solo una scintilla.
In Ucraina sta succedendo qualcosa di grave, le cui conseguenze potrebbero essere imprevedibili. Un governo odiato da una parte della popolazione e amato viceversa dagli ucraini russofoni, circa 14 milioni contro 32 milioni di ucraini, è stato deposto con la forza, dalla piazza. Il presidente Viktor Yanukovich, eletto in regolari elezioni, non un dittatore in termini politici, è fuggito in Russia ed è sotto la protezione di Putin. L’Ucraina è vitale per la Russia per ragioni geopolitiche. La sua flotta militare è ospitata a Sebastopoli in Crimea che appartiene all’Ucraina. La Crimea, per i russi è russa, ancorché ceduta da Krusciov all’Ucraina nel 1954 quando era ancora in vita l’Unione Sovietica. A Sebastopoli sono presenti, grazie a un accordo tra i due governi, circa 15.000 militari della Marina russa. Dopo gli scontri di Kiev, i russi sono entrati nello spazio aereo dell’Ucraina con 13 aerei da guerra e 2.000. paracadutisti. Il parlamento della Crimea è stato occupato da forze fedeli a Yanukovich che ha dichiarato di considerarsi comunque il presidente dell’Ucraina. Putin ha ordinato la più importante esercitazione militare sul fronte occidentale dalla caduta del Muro, ai confini ucraini, che coinvolgerà 150.0000 militari. Obama ha dichiarato che ci saranno “conseguenze” per queste azioni “siamo profondamente preoccupati e in contatto con la Russia. Ogni intervento in Crimea sarebbe una grave violazione del diritto internazionale e della sovranità ucraina”. La Gran Bretagna ha consigliato a tutti i suoi cittadini presenti in Crimea di lasciarla al più presto. L’Europa rischia di fare la fine del vaso di coccio tra due vasi di ferro, Russia e Stati Uniti, prigioniera delle sue divisioni. In Ucraina, di chiunque siano le ragioni, si è affermato il principio che un governo eletto in libere elezioni può essere rovesciato non da nuove elezioni, come sarebbe normale in democrazia, ma dalla piazza armata.Oggi l’Ucraina e domani? Quali altre piazze? Quali altre “primavere”?

Gli F35 possono essere abbatuti dai pirati informatici!

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Gli F35 sono solo da rottamare? Certo oggi arriva il colpo di grazia per il velivolo da guerra più discusso della storia e forse quello che almeno in tempi moderni sembra essere il più inadeguato e il più costoso aereo da combattimento mai progettato. E’ una trasmissione televisiva americana “60 Minutes” a spiegare che:

La vulnerabilità del velivolo da guerra del Pentagono sta, secondo il racconto del giornalista David Martin, nell’elmetto da 500.000 dollari che il pilota è chiamato a indossare e che gli permette di vedere a 360 gradi il mondo attorno a lui. Esso è parte di un sistema computerizzato complesso chiamato “Alis” il cui server di riferimento occupa una stanza grande quanto un container. Alis può per esempio forzare un F-35 a restare a terra se individua un problema al cacciabombardiere stesso. E l’intervento umano non può cambiare le cose decise da Alis.
L’idea è che gli hacker possono infiltrarsi nelle reti su cui dipende Alis e attaccare il software che di fatto determina la missione in corso. Insomma, stando a “60 Minutes”, gli F-35 possono essere abbattuti senza nemmeno un colpo di arma da fuoco.

Quei bambini decapitati e mutilati

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E’ stata  l’Unicef a evidenziare che il massacro dei bambini travolti dalla guerra civile che da marzo dell’anno scorso sta dilaniandoil centrafrica non è finita, ma i principali media internazionali hanno cessato di parlarne e così ogni giorno altri bambini vengono decapitati o mutilati. All’inizio sono stati soprattutto i musulmani dell’organizzazione Seleka che destituì il presidente Francois Bozizè a rendersi colpevoli di questi atti disumani, poi però non è mancata la vendetta dei cristiani che hanno portato la stessa violenza e lo stesso orrore. Oggi chiunque possiede un machete o un arma si macchia di questi delitti, in una guerra fratricida senza più confini. «Le ultime settimane – ha denunciato oggi l’Unicef attraverso Manuel Fontaine, uno dei suoi responsabili – sono state segnate da livelli di violenza senza precedenti contro i bambini, vittime di attacchi settari e di rappresaglie da parte delle milizie anti-balaka (a maggioranza cristiana) e dei combattenti Seleka (a maggioranza musulmana).  I bambini sono sempre più obiettivo di attacchi per la loro religione, o per la comunità cui appartengono: almeno 113 sono stati uccisi o mutilati, alcuni in modo orribile».  «Un paese dove gli adulti possono, nell’impunità più totale, colpire piccoli innocenti non ha futuro», ha detto Fontaine, raccontando di bambini decapitati e mutilati intenzionalmente.  Ci sono poi i bambini a cui si è reso necessario amputare un arto a causa anche della mancanza di medicine e crescono anche le fosse comuni con corpi senza nome e senza identità. L’ultima scoperta è avvenuta in un vecchio deposito di carburante ormai abbandonato, non lontano da Bagui, il quartier generale degli ex combattenti Seleka, e proprio in questa cisterna sono stati rinvenuti in stato di avanzata decomposizione o addirittura scheletri di tredici cadaveri.

«Le vittime sono state gettate dentro ancora vive – ha riferito il procuratore locale – si sono dibattute a lungo». Ma non ce l’hanno fatta.  Così, durante tutta la giornata, si sono moltiplicati gli appelli (tanti) e gli impegni (pochi). L’Onu ha rispolverato il «rischio di pulizia etnica e di catastrofe umanitaria» e vuole una maggiore presenza francese (la repubblica centrafricana è una ex colonia di Parigi),ma la Francia si è naturalmente rivolta all’Unione Europea, la quale ha saputo solo esprimere profonde parole di dolore e di condanna, ma nei fatti la situazione non è cambiata. Ora il Hollande ha deciso di mandare altri 400 militari che si aggiungeranno ai 1600 già presenti nella repubblica Centroafricana, una goccia nel mare di violenza e devastazione che difficilmente potrà essere risolutiva. Ma soprattutto non c’è una pianificazione nè un progetto di pacificazione per cui ogni intervento sembra cadere nel vuoto. E pensare che la Repubblica Centroafricana è uno dei paesi più ricchi al mondo, ma la popolazione è tra le più misere dell’intero pianeta.

 

Il video del cane-soldato prigioniero di guerra

taliban-captive-dog-tuttacronacaSono stati dei combattenti talebani che, via Twitter, hanno diffuso il filmato che mostra un cane catturato lo scorso dicembre durante un conflitto nella provincia afghana di Laghman. L’animale, spiegano, sarebbe appartenuto ai soldati occidentali. Si tratta di Colonel, un cane di razza malinois, un pastore belga, coperto con un giubbotto dotato di alcuni dispositivi militari, in particolare di una torcia, una telecamera e un congegno Gps. Nel video, dove ringraziano il loro dio per il successo ottenuto con le armi in pugno, il cane è mostrato come un bottino di guerra mentre l’animale sembra più confuso che spaventato dai ruoi rapitori, tanto da arrivare a scodinzolare senza mostrare agitazione particolare. Zabiullah Mujahid, uno dei portavoce dei talebani, ha spiegato che le immagini, diffuse questa settimana, sono state registrate nel distretto Alin Nigar a fine dicembre e che il cane catturato era dotato di sofisticati congegni elettronici. “I mujahidin hanno valorosamente fatto dura resistenza contro le truppe per ore”, ha poi affermato. E “il cane era di grande importanza per gli americani”, ha aggiunto. Stando a quanto riporta il Washington Post, tuttavia, Colonel non sarebbe un cane Usa: apparteneva ad un’unità dell’esercito britannico.

Sfiorato un “secondo Cernis”?

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«Ho visto un elicottero da guerra passare sotto il ponte sul quale stavo transitando e ho avuto paura». Queste le parole di un autista Manuel Ricci che questa mattina, verso le 10,30, stava transitando sul ponte di Pinzano al Tagliamento (Pordenone). All’improvviso l’uomo ha visto spuntare all’orizzonte il velivolo militare, si è fermato e ha scattato alcune foto: «Non so dire se sia o meno una procedura corretta, forse sì – racconta – ma forse si poteva scegliere una zona chiusa al traffico civile per questo addestramento». Poi si è appreso che in effetti, sono in corso all’aeroporto Pagliano e Gori di Aviano (Pordenone) – sede del 31.mo Fighter Wing dell’Us Air Force – delle esercitazioni militari. Fino al 15 febbraio l’attività addestrativa vedrà impegnati anche degli elicotteri schierati dal dodicesimo Combat Aviation Brigate dell’Us Army (l’Esercito degli Stati Uniti d’America) e gli F16 di stanza nella base friulana. Speriamo di non assistere mai a un secondo Cernis!

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Il fotoracconto dei rifugiati siriani!

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La tragedia di un intero popolo, quello siriano, costretto a lasciare la propria terra, ormai ridotta a territorio di guerra, è diventata per Greg Beals, fotogiornalista americano, uno scopo di vita e un progetto fotografico che vuole documentare l’esodo e i suoi protagonisti. Beals che lavora per l’Unhcr, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, ha creato un profilo su Instagram, @therefugeeroad, dove racconta la vita dei  profughi nel campo di Zaatari, il secondo più grande del mondo. Come racconta lo stesso Beals:

L’obiettivo è concentrarmi sulle vite dei sopravvissuti ai conflitti – racconta a Wired – ho aperto il profilo un anno fa sia per ragioni personali che lavorative. Considero gli esseri umani come fiori, sono interessato a mostrare quanto siamo fragili e quanto ogni vita sia unica e bella. Quando sono arrivato in Giordania per seguire il conflitto siriano da un punto di vista regionale ho iniziato a combinare le idee in una sola, riassumibile in Dove vanno a finire i rifugiati”.

Il giornalista ha poi spiegato che:

A febbraio e marzo dello scorso anno 4.000 persone al giorno hanno iniziato ad attraversare la frontiera siriana approdando in Giordania – continua Beals – lo stesso numero verso il Libano. Più fotografavo per Instagram più gli scatti diventavano intimi. C’è qualcosa nelle persone che soffrono in massa che confonde lo sguardo di chi ne è fuori. Nel senso che ci sentiamo vicini ma spesso quest’empatia trasforma chi soffre in qualcosa di diverso da un essere umano. The refugee road tenta dunque di mostrare le persone che attraversano i confini per quel che sono: umani, complessi e belli”. Sotto questo punto di vista, uno strumento come Instagram si è rivelato fondamentale, un ponte verso una sensibilizzazione di tipo diverso: “Non sono un esperto di social media – racconta Beals – ma incontro persone che hanno storie interessanti da raccontare. Storie di sopravvivenza scritte sulle loro facce, specialmente quelle dei bambini. Mi piace collegarle, trovo s’inneschi una catena di riconoscimento tra gli utenti che apprezzano queste foto per quel che significano davvero. Questo, per me, è l’autentico valore dei social media: l’abilità delle persone dai percorsi più diversi e da varie parti del mondo di capire meglio l’esistenza di chi è meno fortunato”.

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La Traviata alla Scala: tra applausi e fischi alla regia. All’esterno, la Contro Traviata

scala_contro_traviata_tuttacronacaSi è aperta oggi la stagione lirica alla Scala di Milano e il direttore d’orchestra, Daniele Gatti, ha annunciato prima dell’inizio: “La città di Milano e il Teatro alla Scala desiderano ricordare Nelson Mandela, uomo straordinario”. Il direttore non è andato oltre: è scoppiato infatti un fragoroso applauso con tutto il pubblico in piedi. Anche nel palco reale, dove si trovavano il presidente Napolitano e il presidente della Commissione europea Barroso. Entrambi erano stati accolti, al loro arrivo,  dal sindaco Giuliano Pisapia. Presenti anche il presidente del Senato Pietro Grasso, il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, il commissario del Padiglione Italia di Expo 2015 Diana Bracco. Sono arrivati anche Piergaetano Marchetti e il presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro, il ministro alla Cultura Massimiliano Bray, l’ex premier Mario Monti, lo stilista Giorgio Armani, l’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni, il Commissario Unico di Expo 2015 Giuseppe Sala e il magistrato Francesco Saverio Borrelli e l’ex ministro allo Sviluppo Economico Corrado Passera. Al termine dell’esibizione, ci sono stati undici minuti di applausi ma anche fischi per la regia di Dmitri Tcherniakov. E mentre nel teatro si levavano le note, in piazza il sindacato di base Cub ha messo in scena la sua contro-opera: “La Traviata Italia”. Il senso dell’iniziativa è stato spiegato da un finto Giuseppe Verdi che ha illustrato l’intenzione di “mettere in scena i depredati dalla Finanza, dagli industriali e dai politici collusi”. Quindi una cantante, con indosso una felpa della Electrolux, azienda in crisi, ha iniziato la reinterpretazione dell’opera di Verdi. Presenti anche il comitato inquilini “antisfratto” San Siro e gli iscritti del sindacato di base Cub. Davanti a Palazzo Marino erano presenti anche alcuni esponenti della “Banda degli Ottoni” che hanno intonato l’opera per “partecipare alla contestazione di una manifestazione eccessiva in tempi di crisi e che vede la partecipazione di politici e banchieri che si fanno proteggere fin troppo bene”.

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Una guerra? No prima all’opera di Milano, blindata la Scala

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L’appuntamento è tra meno di 30 minuti con la prima della Scala a cui sarà presente anche Giorgio Napolitano. Una sfilata di istituzioni – dal presidente della Commissione europea,  José Manuel Barroso,  al presidente del Togo, Faure Gnassingbé, ai presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Pietro Grasso – e di banchieri, manager, industriali, da Giorgio Squinzi a Giovanni Bazoli a Paolo Scaroni, a Giuseppe Guzzetti.  La Milano che conta a teatro. Gli assessori nei vari spazi messi a disposizione dal Comune per seguire la diretta con i milanesi. Le proteste, come da copione, in piazza Scala. Alle 14 la Cub metterà in scena la «contro-opera flash» intitolata «La Traviata Italia» per raccontare «un Paese in ginocchio». Davanti al Piermarini ci saranno sia i giovani di Forza Italia pronti a contestate Laura Boldrini e il sindaco Giuliano Pisapia – sia gli antagonisti con il comitato San Siro e il «mercatino del libero scambio». Altra voce «contro»: «I ministri che tartassano Milano – dice l’ex vicesindaco Riccardo De Corato – stiano a casa». La presenza di Fabrizio Saccomanni, titolare dell’Economia, è confermata.

Guerra ai circoli Pd a Roma, stavolta tocca a San Lorenzo

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E’ il terzo in pochi giorni, dopo il blitz al circolo Pd di via dei Giubbonari e l’assalto alla sede nazionale da parte dei disoccupati napoletano,  ora è toccato al circolo di San Lorenzo. Ignoti hanno  forzato la saracinesca e la porta del circolo devastandolo e imbrattando le bandiere. «Questa notte ignoti hanno forzato l’ingresso, devastato il circolo e rovesciando oggetti e lasciando in terra le bandiere cosparse di vomito rubando uno stereo e una televisione che gli iscritti avevano comprato mettendo insieme le proprie forze», spiega Tommaso Giuntella, Presidente del Pd di Roma.

«Voglio testimoniare anche pubblicamente la solidarietà di tutto il Pd di Roma a Francesca Del Bello (Segretario del circolo), a Marco Giordano (Segretario dei Gd Locali), e a tutti gli iscritti al Pd e i Giovani Democratici del circolo di S. Lorenzo – dice Giuntella – forzato, devastato e depredato da gente senza dignit. Le sezioni non si toccano. Non possono distruggere la nostra casa per un semplice motivo: perchè casa dovunque ci ritroviamo tra di noi. Ed per questo che non passeranno. Mai», conclude Giuntella.

 

Doveva essere Sel No War, ma è divenuto Sel On War!

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La camera approva il rifinanziamento delle missioni all’estero e sale la protesta in aula. Il Sel aveva preparato i cartelli per esprimere il loro dissenso sulla decisione “Sel No War” ma per un banale errore di posizione dei cartelli la protesta è diventata Sel On War!

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“Con la fiducia di ieri – commenta Sel – il governo ha impedito al Parlamento di discutere di pace, di guerra, di riduzione delle spese militari, di F35, del discutibile giro del mondo a vendere armi della nostra nave Cavour. Sinistra Ecologia Libertà ha condotto in queste settimane sul decreto missioni un’interposizione di pace per inserire nel decreto una data certa per il ritiro del nostro contingente in Afghanistan”.

Guerra sulla maglia mimetica!

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E’ guerra sulla maglia mimetica del Napoli che questa sera la dovrebbero indossare contro il Borussia, ma che potrebbe invece essere ritirata per plagio, addirittura si potrebbe ventilare il sequestro delle maglie o potrebbe costare al Napoli, una multa. A spiegare i motivi e a far emergere il caso è stato “Sport Mediaset”  che ha ripreso la notizia da europacalcio.it

“Tutto nasce dall’accusa della Global Striker, marchio tedesco che – come riportato da europacalcio.it – accusa i partenopei di aver copiato il tema della terza maglia prendendo spunto da un suo modello che voleva commercializzare. La Macron replica: “Progetto nostro”.

Tilmann Meuser, titolare del marchio Global Striker, sostiene di aver commissionato, qualche mese fa, una maglia con tema mimetico a un’azienda della provincia di Napoli. La produzione sarebbe dovuta avvenire in Cina, ma alla fine non se ne fece nulla.

Questa azienda napoletana – e arriviamo all’accusa della Global Striker – produce in Cina proprio nella stessa fabbrica dove produce la Macron, attuale fornitore tecnico del Napoli, che ha realizzato la terza maglia partenopea. Da qui nasce l’accusa di plagio per il tema “camouflage” della divisa partenopea. Una denuncia che potrebbe costare una multa a De Laurentiis e il sequestro della maglie all’interno dello stadio di Dortmund.

Quando il sesso è guerra, gli omo contro gli etero a colpi d’orgasmo

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Il sesso può diventare guerra? Questa è l’ultima frontiera di cattivo gusto raggiunta dai giapponesi che fra polemiche continua a mandare in onda lo show televisivo “Orgasm Wars”, il programma tv che mette in campo gli etero contro gli omo e la battaglia si svolge a suon di orgasmi. Questi ultimi devono stimolare sessualmente in diretta televisiva gli etero, che a loro volta devono cercare di resistere e non raggiungere il piacere. Il pubblico assiste e incita i concorrenti, mentre una voce fuori campo commenta le performance.

Bondi contro Napolitano, la pacificazione diventa guerra?

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Il centro dell’attacco è la pacificazione. Sembrerebbe un controsenso, ma ormai in politica è difficile potersi stupire di qualcosa ed è che la pacificazione  diventa guerra. Queste le parole di Sandro Bondi in risposta a quanto pronunciato dal Presidente della Repubblica in presenza del Pontefice oggi in visita al Quirinale: 

«Sono d’accordo con Napolitano quando sostiene che in Italia prevale un clima politico avvelenato, ma sono dell’opinione che non abbia fatto nulla per stemperare le esasperazioni e per pacificare davvero la vita politica italiana. Era l’unico che poteva farlo sia per la sua coscienza storica dei problemi dell’Italia sia per le prerogative di cui dispone».

“Pomì, fuori da qui”. La protesta nel Casertano

fuoriPomi-tuttacronacaE’ CasertaNews.it a raccontare della protesta che si è svolta al centro commerciale Campania di Marcianise dove un gruppo di giovani di Fratelli d’Italia hanno manifestato contro la campagna pubblicitaria “razzista” del marchio Pomì indossando una maglia rossa che recitava “Pomì, fuori da qui”. Il leader del movimento giovanile, Tammaro Iovine, ha detto: “Abbiamo scelto simbolicamente il Campania perché è il centro commerciale piú grande della regione, abbiamo chiesto a tutti coloro che entravano di boicottare l’acquisto dei prodotti Pomí ritenendo inopportuno in questo momento storico approfittare di una situazione delicata che sta vivendo la nostra terra per farne una mera speculazione economica.” All’evento era presente anche il portavoce provinciale di Fratelli d’Italia, Gimmi Cangiano, che ha spiegato ” il nostro partito si sta battendo in tutte le sedi istituzionali per difendere la nostra agricoltura, abbiamo proposto al governatore della Regione Campania Stefano Caldoro di destinare parte dei fondi fas per le bonifiche ambientali e stiamo supportando l’idea di promuovere il marchio DOAG per i terreni agricoli. La certificazione servirà da una parte ad evitare il diffondersi di allarmismi generalizzati sui prodotti provenienti dalla Campania, e dall’altra a rilanciare quello che è un settore strategico per la nostra Regione, bloccando automaticamente le coltivazioni nei terreni contaminati e promuovendo con una certificazione di qualità la bontà del prodotto agroalimentare della nostra Regione”.

La guerra alle pensioni di Renzi, ora tocca a quelle di reversibilità

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Dopo la lotta alle pensioni d’oro di Renzi ora, il sindaco di Firenze, sposta la battaglia sulle pensioni di reversibilità. il primo affondo Renzi lo ha fatto negli studi di Michele Santoro a Servizio Pubblico dove aveva già lanciato la sua ascia, ma ora rincara la dose come sottolinea Cannavò su Il Fatto Quotidiano:

“Fedele al ruolo di affabulatore ha voluto porre il tema parlando di sua nonna, Maria Bovoli, tenace vecchina di 93 anni. “Chi l’ammazza! – ha detto il sindaco di Firenze – mia nonna ha avuto la pensione di reversibilità quando aveva sei figli. È stato giusto ma continua a percepirla ancora, 3.000 euro al mese, nonostante i figli siano piuttosto grandi”.

Renzi non ha detto altro, ma l’intenzione di voler intervenire sulle pensioni di reversibilità è chiara. La conferma viene da quello che è considerato l’esperto di Renzi in questioni economiche, Yoram Gutgeld:

“La reversibilità in Italia è molto alta, circa il 30-40% in più del resto d’Europa. Non abbiamo presentato proposte ma ci stiamo lavorando. Ci sono margini per ridurre qualcosa, certo non le pensioni basse”. Il problema è che proprio di pensioni basse stiamo parlando. Nel bilancio dell’Inps, la spesa per pensioni ai superstiti – questo è il termine tecnico della reversibilità – è di 28 miliardi per 3,8 milioni di pensioni erogate. Importo medio: 565 euro. Come sempre, si tratta della “media del pollo”, ci sono assegni più alti e altri più bassi. Ma con quella media è difficile andare a pescare privilegi corposi, non stiamo parlando di pensioni d’oro.

Il Fatto spiega in cosa consista la pensione di reversibilità,

quella percepita in caso di decesso del coniuge: in Italia ci sono milioni di pensionati di questo tipo, in prevalenza donne, una vita di casalinghe alle spalle. La pensione ai superstiti (reversibilità) spetta ai familiari del defunto: coniuge, figli minori e fino al compimento degli studi, fratelli, nipoti e genitori purché a carico. Al coniuge spetta il 60% della pensione, l’80% se ha un figlio, il 100% con due figli. Al figlio senza coniuge va il 70% che sale all’80 e al 100% con più figli. Il 15% a ogni altro familiare, diverso da questi, avente diritto. Se si possiede un altro reddito, la pensione è ridotta del 25% quando si superano i 1.400 euro, del 40% oltre i 1.860 e del 50% oltre i 2.330 euro.

Vivaci sono state subito le reazioni e tutte ostili:

Antonio Pellegrino, tecnico previdenziale dello Spi Cgil, ha detto “Renzi fa i conti con tasche che non sono le sue, fa vergogna perché parliamo di redditi in genere bassi e comunque già regolati”.

Alla morte di un titolare di pensione, questa è dovuta al coniuge, ai suoi figli ma anche ai genitori o ai fratelli. In proporzioni ridotte e con alcuni limiti di reddito oltre i quali scattano le riduzioni “Si tratta di una delle condizioni di vita più difficili e dolorose” aggiunge Pellegrino. Un settore in cui i 3.000 euro della “nonna renziana” costituiscono una chimera. L’idea, però, potrebbe trovare cittadinanza all’interno dell’Inps dove si fa notare che la spesa reale, in realtà, è più alta, 39 miliardi. Alle pensioni erogate a chi non ha altri redditi vanno aggiunte quelle di chi possiede altre entrate. In tal caso la media è più alta, 856 euro al mese: ancora anni luce dalla nonna di Renzi. “Sembra ossessionato dalle pensioni” ha detto Carla Cantone, segretario dello Spi-Cgil, organizzazione di oltre 2,5 milioni di iscritti. segretario dello Spi-Cgil, replica con nettezza, più di quanto fatto finora dalla Cgil nei confronti del futuro segretario Pd: “Matteo Renzi è proprio ossessionato dai pensionati e ancora di più da quelli che liberamente e democraticamente hanno deciso di iscriversi al sindacato. I pensionati non sono mica tutti come sua nonna che prende 3.000 euro al mese”. Cantone dice di comprendere le necessità della “campagna elettorale” ma, aggiunge, “Renzi sbaglia bersaglio e non fa il bene del paese continuando ad aizzare le folle contro chi è andato in pensione dopo una vita di lavoro”.

Verso il #BoicottPomì?

pomì1-tuttacronacaLa Pomì, nota azienda di conserve di pomodoro, ha lanciato la sua nuova campagna pubblicitaria. E subito dalla rete si sono alzate innumerevoli proteste, principalmente dagli utenti del sud che si sentono chiamati in causa. L’immagine scelta, infatti, è quella dello Stivale con un pomodoro in bella mostra all’altezza della Pianura Padana acocmpagnata dalla scritta “Solo da qui. Solo Pomì”.  L’azienda spiega in una nota: “Gli stabilimenti di confezionamento sono situati tra la provincia di Cremona e di Parma e le aziende Agricole sono limitrofe agli stabilimenti con una distanza media di 42 km. Il 95% percento del nostro pomodoro è coltivato tra la Lombardia e l’Emilia Romagna; il restante nelle due regioni limitrofe”. Si legge quindi: “I recenti scandali di carattere etico/ambientale che coinvolgono produttori ed operatori nel mondo dell’industria conserviera stanno muovendo l’opinione pubblica, generando disorientamento nei consumatori verso questa categoria merceologica. Il Consorzio Casalasco del Pomodoro e il brand Pomì sono da sempre contrari e totalmente estranei a pratiche simili, privilegiando una comunicazione chiara e diretta con il consumatore. Per questo motivo l’azienda comunicherà sui principali quotidiani nazionali e locali, ribadendo i suoi valori e la sua posizione in questa vicenda. Si tratta di un atto dovuto non soltanto nei confronti dei consumatori, ma anche nel rispetto delle aziende agricole socie, del personale dipendente e di tuti gli stakeholders che da sempre collaborano per ottenere la massima qualità nel rispetto delle persone e dell’ambiente”. In rete già si parla di boicottaggio dei prodotti e arrivano le prime offese di chi per primo si sente toccato da questa pubblicità che vuole rassicurare i consumatori a discapito dei prodotti coltivati nella Terra dei Fuochi. Gli effetti dei rifiuti tossici vengono così a ripercuotersi nelle battaglie commerciali del nostro Paese.
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7 mld della Legge di Stabilità per navi da guerra. Sul Vesuvio con le navi?

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Sette miliardi per le nuove navi da guerra. Dopo il rifinanziamento della Tav e gli F35, il Governo Letta mette nuove risorse finanziarie per “adeguare” l’apparato militare italiano.  Nella Legge di Stabilità infatti è previsto al momento un contributo ventennale da 6,8 miliardi a carico del Ministero dello Sviluppo Economico per il rinnovo della flotta navale della Marina militare. In particolare il denaro sarà speso per acquisire dodici nuovi pattugliatori d’altura ‘dual-use’ chiesti a gran voce nei mesi scorsi dal capo di stato maggiore, ammiraglio Giuseppe De Giorgi.

Quindi nessuna  novità  nelle scelte  di politica economica che con quei sette miliardi sommati ai dieci già stanziati per il cuneo fiscale sarebbe potuta ripartire meglio, Invece la politica ancora una volta  sembra  ancorata a una politica di guerra…

Come sottolinea il Fatto Quotidiano:

“Se questo contributo verrà confermato dal Parlamento – commentano dalla sede triestina di Fincantieri – si tratta di un provvedimento molto importante per il futuro del lavoro dei nostri cantieri e per quello della Marina militare, che come ha più volte ricordato il capo di stato maggiore, ammiraglio De Giorgi, altrimenti rischiava l’estinzione, e che per questo aveva chiesto al governo uno stanziamento di 10 miliardi. Questa decisione del governo è frutto delle forte pressioni esercitate dai sindacati e degli esponenti liguri del Pd più sensibili al futuro dei cantieri regionali: il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, il senatore ed ex sindaco di Sarzana Massimo Caleo, il senatore membro della commissione Difesa Vito Vattuone e ovviamente il sottosegretario alla Difesa Roberta Pinotti“.

Per giustificare queste nuove spese militari tutti tirano in ballo l’emergenza immigrazione e l’operazione umanitaria ‘Mare Nostrum’. “Si tratta di risorse economiche importanti per il riordino della flotta della Marina militare – ha commentato il senatore Vattuone – che potrà così dotarsi di navi moderne da utilizzare nella protezione civile e per far fronte all’annoso problema dell’immigrazione, causa di tante tragedia umanitarie”.

Il sottosegretario Pinotti, rispondendo a un nuovo appello del capo di stato maggiore De Giorgi – che ieri ha alzato ulteriormente la posta chiedendo non più 10 ma addirittura 12 miliardi – lo ha rassicurato dicendo che “questo governo è attento alle richieste della Difesa che, come abbiamo visto nel caso di Lampedusa, ha un’esigenza sempre più forte di presenza della Marina nel nostro mare”. “Piena condivisione” delle richieste della Marina anche da Burlando: “Un paese moderno non può fare a meno di una flotta come si deve. Quanto successo a Lampedusa continuerà a succedere”.

Lo stesso amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha aperto la sua audizione in commissione Difesa, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui sistemi d’arma, parlando di “controllo delle frontiere” e di “interesse strategico delle problematiche migratorie”. Accennando poi all’instabilità dei paesi nordafricani, l’ad Bono, vestendo i panni del suo committente militare, ha sottolineato la necessità di “fronteggiare tutto questo con un presidio del Mediterraneo molto più forte di quanto sia stato fatto finora: il mare Mediterraneo è mare nostro e lo dobbiamo presidiare, quindi l’Italia deve dotarsi di una Marina che possa assolvere questo compito. Ci auguriamo che l’esigenze della Marina vengano tenute in conto dal governo con molta attenzione”.

Esigenze operative presentate sempre come urgentissime e imprescindibili, ma che in passato hanno portato a scelte costose e discutibili. Il caso più emblematico è quello della portaerei Cavour, l’ammiraglia della nostra flotta navale, costata 1,5 miliardi di euro. “Una delle più belle navi del mondo, destinata a ospitare i famosi F-35 ma dotata anche di straordinarie capacità polivalenti, come l’ospedale di bordo, che la rendono ideale per impieghi umanitari”, ha detto ieri l’ad di Fincantieri. Peccato che abbia un costo d’esercizio così esorbitante (200 mila euro al giorno) da averla resa di fatto inutilizzabile: da quando è entrata in servizio nel 2009, questo mastodonte viene usato solo per missioni di promozione commerciale pagate dalle aziende italiane (Fincantieri, Finmeccanica, Eni) che se ne servono come fiera galleggiante del ‘made in Italy‘, una prima volta in Brasile nel 2010 (con una puntata umanitaria ad Haiti) e ora in Medio Oreinte e in Africa, partenza prevista tra poche settimane.

“I pattugliatori di De Giorgi – ha spiegato l’amministratore delegato di Fincantieri concludendo la sua audizione in commissione Difesa – sono navi polivalenti che potranno essere usate non solo per il contrasto all’immigrazione, ma anche in caso di calamità naturali: pensiamo solo a quanto sarebbero utili se eruttasse il Vesuvio”.

Sul Vesuvio ci andiamo con le navi?

Insomma Fincantieri è salva e l’Italia repubblicana che ripudia la guerra investe ancora in industria pesante e mezzi militari… dove è il cambiamento? Dove una visione a lungo raggio per l’economia? Si taglia la banda larga,- la più utile infrastruttura per guardare con più serenità  al futuro,- per produrre navi da guerra polivalenti?

Bombe a Napoli contro i famigliari di un boss

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Avvertimenti, bombe per contro il palazzo dei famigliari del boss Pasquale Pesce in piena notte. Torna così la paura a Pianura, Napoli, dove i clan stanno alzando il tiro. Questa notte sono scoppiate infatti due ordigni rudimentali caricati con oggetti metallici i cui danni sono stati limitati ma che gli inquirenti non hanno dubbi a definire un segnale forte della guerra tra clan che torna. E così ieri sera, intorno alle 20.30, forse in risposta, in via Colantonio Di Fiore le pistole sono tornate a sparare e hanno mirato alle verande di un noto pregiudicato.

 

L’Ordine degli avvocati fa guerra a Ingroia

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L’Ordine degli avvocati di Roma e di Palermo sono risoluti a fare guerra a Ingroia e così hanno aperto un procedimento disciplinare per esercizio abusivo della professione, a carico dell’ex pm Antonio Ingroia passato ora tra le fila degli avvocati. Cosa viene contestato all’ex pm? Il Giornale di Sicilia spiegherebbe che giovedì scorso Ingroia, senza prima prestare giuramento, avrebbe assunto la difesa dell’associazione dei familiari delle vittime della strage dei Georgofili, nel processo sulla trattativa Stato-mafia.

Ingroia si era iscritto all’Ordine della Capitale mercoledì e giovedì la sua istanza era stata accolta, ma l’atto non darebbe diritto all’esercizio immediato. «Nell’udienza di giovedì – ha replicato l’ex pm che ha annunciato che giurerà la prossima settimana- non ho preso la parola. È stato solo preannunciato che il 10 ottobre sarei stato sostituto processuale per l’associazione».

E continua il calvario dell’ex pm… Dalla politica, alla magistratura, all’Ordine degli avvocati!

Lavavetri sulle strade: è rissa tra due gruppi

lavavetri-rissa-tuttacronacaRicominciano le scuole, la gente è rientrata dalle ferie, le strade tornano a popolarsi. E con il ritorno delle automobili, tornano anche loro, i lavavetri. Che hanno le loro zone, i punti “strategici” in quanto più redditizi: fondamentale il controllo del territorio. E se qualcuno sgarra, è guerra. Come quella scoppiata ieri mattina, verso le 7, a Padova, all’incrocio della Stanga sul lato di via Ariosto. Qui due famiglie di romeni, otto persone in tutto, hanno iniziato con gli insulti per poi passare all’azione. Il tutto tra le auto ferme all’incrocio. L’anziana di un gruppo si è scagliata contro una ragazza poco più che ventenne dell’altro schieramento, che ha cercato rifugio in una tabaccheria e tra le braccia del negoziante, stringendolo talmente forte da strappargli i pantaloni. L’uomo ha chiamato il 113, così come ha fatto un passanta che aveva assistito alla lite. Sul posto sono accorse le volanti della polizia e gli agenti, coordinati da Valeria Pace, hanno fermato tutti i litiganti per poi accompagnarli in questura. Si tratta di romeni di etnia rom, tutti maggiorenne, che dormono a Ponte di Brenta in un accampamento sotto a un ponte per i quali, al momento, non è scattata la denuncia. La Procura però potrebbe agire per il reato di procurato allarme, ma nel frattempo sono stati rilasciati. Il comitato Stanga monitora, quasi quotidianamente, il fenomeno dei lavavetri. Il presidente Paolo Manfrin, lo scorso martedì, ne ha incontrato uno:  “Stavo rientrando a casa – ha raccontato – dopo avere accompagnato mio padre all’ospedale. Un lavavetri in piazzale Stanga mi ha avvicinato e al mio no di pulirmi il parabrezza dell’auto, lui mi ha sbattuto con violenza la spugna sporca sul vetro e ha cominciato a strofinare. Arrabbiato, sono sceso dalla macchina e lui mi ha minacciato di spaccarmi la testa. Allora l’ho inseguito e lui è scappato. Quindi sono rientrato in auto, ho preso il telefono cellulare e ho denunciato l’episodio ai vigili urbani”. E ancora: “Ho visto donne al volante terrorizzate dal comportamento dei lavavetri. Sono molto aggressivi e non puliscono il parabrezza, anzi lo sporcano e spesso riescono a strisciare il vetro. Sono un vero problema e deve essere risolto”.

I nostri 7 giorni: le visioni opposte sulla vita e sul mondo

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Pace o guerra. Ricchi o poveri. Lavoratori o pensionati. Realtà o finzione. Sembra che la settimana si srotolata via tra dibattiti e contrapposizioni. A partire dalla questione siriana, che ha catalizzato l’attenzione mediatica tra documenti che vorrebbero spingere l’opinione pubblica a propondere per l’attacco e appelli, preghiere e digiuni a favore della pace. Ne hanno discusso anche i Grandi della terra, senza però dimenticare che altri discorsi sono rimasti in sospeso, come la situazione dei nostri due marò, tuttora in India. Ma schieramenti continuano ad essercene anche in Italia, e chissà se non si sposteranno oltrefrontiera: decadenza o no per Berlusconi? Se ne continua a parlare, domani inizierà la discussione e nel frattempo i suoi legali hanno fatto approdare il caso a Strasburgo. La legge Severino viola l’art. 7 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo? Quello che è certo è che mentre in molti si preoccupano delle sorti di un singolo, altrove un singolo ha scatenato le ire di molti. E’ il caso di Marisela Federici, “la signora più chic dei salotti romani” che con le sue dichiarazioni sul preferire organizzare una festa piuttosto che andare dallo psichiatra ha infiammato la rete. Ignorando il fatto che la crisi si ripercuote sul lavoro, ha anche invitato le persone ad “andare a lavorare”. In molti, troppi, vorrebbero avere questa possibilità che dovrebbe essere un diritto basilare, altri però hanno il problema opposto: dopo una vita da lavoratore, come uscirne? Perchè in tanti chiedono anche di poter godersi la meritata pensione dopo una vita di fatica, possibilmente in una condizione di dignità. Ci sono ancora tante domande, tante incertezze al riguardo e le nuove possibilità che vengono paventate parlano tutte di idee e di un qualche futuro che in molti vorrebbero già arrivato.

doppia-visione-tuttacronacaA volte gli opposti, però, riescono a trovare un punto d’incontro, un equilibrio che non solo li fa coesistere, ma anche raggiungere obiettivi che non sembravano raggiungibili. E’ il caso di Sacro GRA, il film che ha vinto il Leone d’Oro alla Mostra del cinema di Venezia appena conclusasi. Il Lido è tornato a ruggire in italiano grazie al regista Rosi che è riuscito a girare un documentario con una tecnica documentaristica tale da immergerci nella realtà e farci pensare all’epoca d’oro del Neorealismo. Un ottimo segnale per il nostro cinema di cui si parla sempre di una possibile rinascita ma che continua ad arrancare nel già visto, già detto, già fatto troppo spesso composto di volgarità e che pesca a piene mani dalla tv per colmare un vuoto d’idee… e di casse! Ovviamente se tutti assieme possiamo festeggiare un successo, c’è chi deve fare il suo assolo e criticare anche la presa diretta della realtà, e anche in questo caso non sono mancate le critiche. Del resto la nostra cultura troppo spesso passa in secondo piano, complice una politica forse più impegnata a guardare altrove. Ma realtà e finzione sono anche quelle dichiarazioni fatte per distogliere lo sguardo, per negare notizie già trapelate. Familiari e fan sono stati in apprensione per le condizioni di salute di Raoul Bova mentre il suo portavoce negava un ventilato ricovero, salvo dopo dover scontrarsi con l’evidenza: l’attore avrebbe avuto un piccolo problema di salute ma, e questo è quello che conta, sta bene. Forse non abbiamo ancora imparato che le bugie vengono a galla, sempre e comunque. A volte a riemergere sono invece villaggi rimasti sommersi a seguito di un terremoto. E’ accaduto in Cina e le immagini non potevano non colmarci di stupore. Altre volte, invece, l’inaspettato si nasconde sotto strati di vernice e stucco, rimuovendo i quali torna alla luce una stanza-moschea. A cosa ci fa pensare questo? Che anche noi, immergendoci nella nostra essenza, possiamo scoprire tesori dimenticati, doti che ignoravamo e anche quel coraggio (a volte misto a un po’ d’incoscienza) per affrontare la vita, le sue difficoltà… e a volte anche “nemici” che sembrano molto più potenti di noi. A volte, non resta che partire, spiccando un balzo…

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

“Non ci sono mai state una buona guerra o una cattiva pace”

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Niente cibo per i profughi siriani, l’Onu è in crisi!

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Secondo l’Unhcr (l’agenzia Onu per i rifugiati), i fondi per il 2013 sono insufficienti per coprire tutto il bilancio, vanno quindi ridotti drasticamente gli aiuti alimentari ai campi profughi in Libano. Qui vengono ospitati molti profughi siriani rifugiatisi a causa della guerra fra  Bashar al-Assad e i ribelli. Da ottobre l’Unhcr offrirà una “assistenza mirata”: il 70% dei profughi riceverà aiuti alimentari; quelli più vulnerabili riceveranno anche aiuti medici e scolastici.

“A causa della carenza di fondi – ha affermato la portavoce Roberta Russo – siamo costretti a tagliare alcuni dei nostri finanziamenti diretti”. “Se non vi sarà un aumento dei finanziamenti – ha continuato – presto non potremmo più aiutare le famiglie bisognose di cui ci siamo occupati finora, per non parlare delle nuove ondate di profughi che potrebbero arrivare se la lotta si intensifica.” Nel caso di un’azione militare Usa, la situazione rischia di peggiorare. Fonti di AsiaNews affermano che il ventilato attacco militare contro la Siria, ha subito generato un aumento del flusso dei profughi in Libano: in pochi giorni esso è salito da alcune migliaia al giorno a oltre 12mila al giorno.

Stoccolma, percorsi di guerra per tutti alla “corsa vichinga”

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A Stoccolma ogni anno si tiene un’originale corsa di 12 chilometri, un vero e proprio percorso a ostacoli ideato dalle forze speciali dell’esercito. I 12 km sono disseminati di “trappole” che i podisti devono superare:  ghiaccio, fuoco, filo spinato, fango, reti e tunnel. Un vero e proprio percorso di guerra.

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Il 70% degli italiani “graziati” dall’Imu?

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Graziano Delrio, intervenuto oggi al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, ha toccato il tema dell’Imu, sul quale il governo è impegnato a trovare una soluzione, una nuova imposta, la service tax. Il ministro per gli Affari Regionali e Autonomie ha spiegato che “Stiamo arrivando ad un compromesso per una unica Services Tax nella quale far confluire sia l’Imu che la Tares”. Ha quindi spiegato che “C’è ancora differenza di impostazione» nella maggioranza «tra chi vuole una copertura completa per togliere a tutti l’Imu sulla prima casa e chi vuole concentrarsi sul 70% degli italiani e far pagare al 30% dei cittadini che se lo possono permettere. Io sono per questa seconda opzione”. Il ministro ha quindi sottolineato che “Il Paese non può permettersi in questo momento di buttare 1,5 miliardi di euro”, riferendosi a chi chiede l’abolizione totale dell’Imu sulla prima casa e non parziale. “Credo che i cittadini facoltosi possano permettersi di pagare 400 euro l’anno, è meno di un abbonamento a una tv privat”. Con la service tax “cercheremo di fare una tassa molto equa, che magari tenda a separare la questione dei rifiuti da quella della tassa immobiliare. Cercheremo di fare in modo che ci siano due componenti, una di proprietà e una per gli affittuari, per coloro cioè che usufruiscono dei servizi”, ha poi spiegato Delrio a SkyTg24. Sull’Imu, ha aggiunto il ministro, “stiamo facendo passi avanti, cercando di tenere a mente che questa imposta municipale deve ritornare ai comuni nella disponibilità, deve essere l’imposta con cui i cittadini giudicano come i loro sindaci spendono i soldi delle loro tasse. Credo che questo principio vada restituito completamente alla sua originale integrità”.

Il governo dei castelli di sabbia spazzato via dal vento d’autunno?

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Il governo era fragile, le larghe intese erano maglie consumate e gli annunci di Letta sulla tenuta del governo erano castelli di sabbia. Le perturbazioni atmosferiche degli ultimi giorni e le tensioni della sentenza Mediaset hanno scatenato una bufera d’agosto che forse non consentirà al governo di arrivare all’autunno caldo che già aveva prospettato il premier Letta. La dichiarazione di Berlusconi rilasciata a un’intervista al settimanale Tempi non lascia molti dubbi sul futuro di questo esecutivo:

“Diranno che e colpa mia se i ministri del Pdl valuteranno le dimissioni davanti al massacro giudiziario del loro leader eletto da milioni di italiani. Ma io mi domando: se due amici sono in barca e uno dei due butta l’altro a mare, di chi è la colpa se poi la barca sbanda?”

Ma quale è il nodo da sciogliere? Un indizio ci viene dalle parole di Mario Mauro:

“Non possiamo far diventare il Parlamento il quarto grado di giudizio, non può essere questa la soluzione”, la soluzione, aggiunge, deve essere “politica”. “Amnistia e indulto, come nel dopoguerra con l’amnistia di Togliatti”. Perché oggi, dati gli indicatori economici, la situazione è “anche più difficile di allora” e “chiudere quasi 20 anni di contrapposizioni che ci hanno portato a questa situazione è interesse di tutti”.

Ma dove è stata la guerra? Dove sono stati gli uomini che sono morti per un ideale? Qui ci sono solo suicidi della disperazione legati alla disoccupazione e all’impossibilità di vedere un futuro. Siamo in un dopoguerra? E chi ha fatto la dichiarazione? Chi ha vinto? Chi ha perso? Che territori abbiamo liberato? Come si può parlare oggi di amnistia e indulto? Un provvedimento generale lascerebbe impuniti tutti i criminali e i cittadini onesti, sono stati meno furbi, più stupidi?

Pensavamo che fosse giunta l’ora di edificare i palazzi delle riforme, invece ci ritroviamo con gli annunci entusiastici trasformati in castelli di sabbia spazzati via dal vento autunnale!

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“Via l’Imu dalla prima casa!”, lo promette Zanonato

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La soluzione non c’è, ma l’impegno lo prende il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato che promette di levare l’Imu dalla prima casa: “Il governo ha preso un impegno preciso, quello di togliere l’Imu sulla prima casa. Troveremo una soluzione”. Poi aggiunge che l’esecutivo procederà “nel segno degli impegni assunti dal presidente Enrico Letta”. E sul fronte Imu, ha concluso, ci sarà un intervento concreto “se non entro agosto, di sicuro nei primi 3-4 giorni di settembre”.

La guerra dei 20 anni diventa la guerra del mattone? Berlusconi e l’Imu

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Così Silvio Berlusconi, in una nota, ha trasformato la guerra dei 20 anni, nella guerra del mattone: “La nostra battaglia sull’Imu è una battaglia di libertà. Per questo non verremo mai meno al nostro impegno sull’Imu. E’ un impegno di fondo dell’accordo di governo con il presidente Letta, ma è anche e soprattutto lo stimolo fondamentale per far ripartire la nostra economia”.

E’ ammissibile avere una maglia mimetica nel campionato di Serie A?

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Forse non ci sarà in Italia l’autunno caldo prospettato dalle forze politiche di opposizione, ma qualcuno nella squadra del  Napoli invece la sua dichiarazione di guerra sembra che l’abbia già fatta ! La squadra infatti  ha presentato  una maglia di calcio mimetica –  che già in sé  ha impliciti significati conflittuali –  esaltati poi  da Paolo Cannavaro che, ostentandola  su Twitter, ha  scritto “Quest’anno è una guerra!”. D’altra parte il tweet è in coerenza con quando affermato dal presidente del Napoli, De Laurentiis, che riferendosi alla maglia mimetica ha detto: «la useremo come la nostra maglia da guerra».  La maglia sarà usata dal Napoli per le partite in trasferta.

Non ci basta la violenza che già c’é negli stadi? C’è bisogno di scrivere di  guerra? Ma quando capiremo che lo sport è competizione e non brutalità? Nessuno è pronto a indignarsi di fronte a questa maglia che campeggerà in  Serie A?

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I like di Facebook non sono d’aiuto: la campagna shock di Crisis Relief

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L’agenzia Publicis di Singapore ha realizzato una campagna shock “contro” i like di Facebook che si è aggiudicata un Leone d’Oro al Festival Internazionale della Creatività a Cannes. Partendo dal presupposto che “Mettere Like non significa aiutare”, la campagna di Crisis Relief  Singapore ha trattato il tema delle emergenze umanitarie derivanti da guerre, terremoti e inondazioni così come appaiono oggi via social network: ossia delle immagini che ricevono, da parte degli utenti, numerosi “Mi piace” ma nessun aiuto concreto. Si è partiti così da foto autentiche, alle quali sono stati aggiunti digitalmente un grande numero di pollici alzati a simboleggiare i Like, per poi lanciare un appello: “Diventa volontario. Cambia una vita”.

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Giuliano Ibrahim Delnevo: l’italiano ucciso in Siria

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E’ morto un giovane italiano in Siria, combattendo contro il governo di Bashar Assad. Il ragazzo, la cui storia è stata anticipata da Il Giornale e confermata da fonti attendibili, sarebbe lo studente genovese Giuliano Ibrahim Delnevo, 22 anni, convertitosi all’Islam ha assunto il nome di Ibrahim. Intanto la questione siriana è tema al G8 che si sta tenendo in Irlanda del Nord e alcune fonti della delegazione della Casa Bianca hanno riferito che Barack Obama intende annunciare ai partner lo stanziamento da parte degli Usa di 300 milioni di dollari in aiuti umanitari da destinare ai profughi e alle vittime del conflitto siriano. Più precisamente, poco più della metà della somma andrà in Siria e il resto sarà trasferito ai Paesi vicini che ospitano masse di rifugiati siriani. Ma i contrasti con Vladimir Putin non sono ancora stati risolti, neanche dopo l’incontro di ieri tra il presidente Usa e il leader russo, possibile quindi che al termine del G8 sulla Siria ci sia una dichiarazione sottoscritta solo dai leader dei Sette e non da Vladimir Putin. L’idea è di confermare la volontà di convocare una conferenza di pace (denominata Ginevra 2). Il premier britannico ha proposto cinque principi per un confronto sul ritorno della pace in Siria: governo di transizione senza Assad, condanna dell’uso di armi chimiche nel mondo, accesso delle agenzie internazionali per gli aiuti alla popolazione siriana, impegno a combattere i gruppi estremisti, progettare la ri-partenza della ‘nuova Siria.

 

“La verità è l’immagine migliore, la miglior propaganda.”

verità

-Robert Capa-

Il segreto svelato dell’ispettore Derrick: era un SS!

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E’ entrato nelle case di tutti, l’aria sorniona di chi era certo che, a fine episodio, avrebbe svelato ogni mistero e messo i colpevoli con le spalle al muro. Lo stesso muro dal quale lui è sempre riuscito a fuggire, perchè se il tuo nome è Horst Tappert ma tutti ti conoscono come ispettore Derrick, non puoi avere macchie nere nel tuo passato: gli scheletri devono essere obbligatoriamente negli armadi degli altri. Tappert il suo se l’è portato nella tomba cinque anni fa, seguito da sospetti che non si erano mai potuti dimostrare… sospetti che, se confermati, avrebbero portato molti a guardarlo con occhi diversi. Allora certi segreti meglio non rivelarli, far finta non esistano e vivere per omissione. Ma la luce prima o poi riesce ad illuminare tutto, anche un trascorso nelle Waffen Ss.  Ad illuminare la zona d’ombra c’ha pensato Joerg Becker ed il Frankfurter Allgemeine Zeitung ha riportato la notizia: almeno a partire dal 1943, quando aveva vent’anni, Horst Tappert è stato un membro delle Ss, fatto che l’attore tedesco non ha mai reso noto, neanche nelle sue memoria, mentre in alcune interviste aveva detto di essere stato impiegato come sanitario e di essere stato imprigionato alla fine della guerra. Il sociologo Becker ha scoperto per caso che il futuro ispettore, ancora giovane, aveva gravitato in una compagnia teatrale di cui avevano fatto parte diversi attori in passato vicini al regime nazista. Ha quindi fatto richiesta all’Associazione tedesca che dal 1939 informa i parenti dei caduti della Wehrmacht, l’esercito nazista, dove si trovano documenti sull’appartenenza alle diverse truppe. Stando ai documenti conservati negli archivi dell’associazione, Tappert era entrato a far parte di una divisione di riserva della contraerea ad Arolsen. La prima data certa è il 22 marzo 1943, all’epoca Tappert apparteneva al primo reggimento granatieri “Testa di morto” come granatiere.

Gli orrori della guerra siriana in un video shock

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Torture inimmaginabili. Corpi straziati anche dopo la morte per un sadico “gioco” di “divertimento” macabro. Accade al nord di Damasco, nella cittadina di Tall, dove un gruppo di miliziani fedeli al presidente Bashar al Assad ha ucciso almeno due persone (ma anche sul gruppo di miliziani le voci sono contrastanti).

Il video  è amatoriale e l’autenticità non può essere verificata. Si consiglia la visione a un pubblico adulto e si ricorda che alcune immagini sono comunque molto violente: 

 

Il Duomo diventa un campo di battaglia

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Guerra tra stranieri davanti al Duomo di Milano. Si è arrivato anche alle cinghiate e alle urla dei passanti che invocavano la tregua. Una scena indegna in un Paese civile. Dispiace che al centro della vicenda ci siano sempre gli stranieri e che questi atti alimentino l’odio razziale, ma purtroppo la miseria porta anche alla brutalità e spesso sono propri i più diseredati a subire i maggiori danni.

Il video di Hrw mostra l’atrocità in Siria!

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Sconvolgente reportage raccolte da Human Rights Watch raccontano senza filtri di come il governo siriano stia letteralmente massacrando il suo popolo, nell’immobilismo del Consiglio di Sicurezza Onu e di tutta la comunità internazionale. Ogni giorno ci sono famiglie su cui piovono bombe, bambini ceh vengono estratti dalle macerie in fin di vita e portati in case dove muoiono dopo sofferenze tremende. Non ci sono centri medici in molte località e neppure dottori. La popolazione è abbandonata a se stessa e come dimostra, per la prima volta Hrw, gli attacchi aerei compiuti pressoché quotidianamente dal Syrian Air Force sono a tutti gli effetti crimini di guerra.

 “Le forze aeree siriane hanno ripetutamente condotto attacchi aerei indiscriminati e, in alcuni casi, deliberati contro la popolazione civile”, denuncia Anna Neistat, responsabile Emergenze di Human Rights Watch. “Questi attacchi – mette in chiaro l’organizzazione – costituiscono delle serie violazioni delle leggi umanitarie internazionali, e chi le compie è responsabile di crimini di guerra”.

L’organizzazione internazionale di tutela dei diritti umani pubblica oggi un report di 75 pagine intitolato “Morte dai cieli: attacchi aerei indiscriminati e deliberati contro i civili”. E un video esclusivo che racconta la distruzione e il terrore in cui è costretta a vivere la popolazione civile.

IL VIDEO E’ CONSIGLIATO SOLO A UN PUBBLICO ADULTO.

 

 

La guerra delle femministe contro Obama

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Le femministe americane dichiarano guerra a Barack Obama. Secondo la National Organization of Women (Now), storica associazione delle donne Usa, il presidente, con la sua proposta di tagli alla sanità e alle pensioni, finirà per aggravare la discriminazione tra uomini e donne. Il ‘Now’ ha annunciato una manifestazione nei prossimi giorni davanti alla Casa Bianca, denunciando le proposte di Obama come ”un tradimento” del suo elettorato.

I giapponesi hanno paura, schierano i patriot!

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Le batterie di Patriot sono pronte. Tokio ha schierato la difesa anti-missili in tre differenti zone: nel distretto centrale di Ichigaya e nelle zone periferiche di Asaka e Narashigo. La Corea del Nord non è più solo una provocazione, sembra essere una vera minaccia da contrastare con qualsiasi mezzo. L ‘annuncio di oggi è in contraddizione con quanto aveva detto lo stesso Suga ieri riguardo al fatto che il governo non avrebbe reso noto il dispiegamento di difesa missilistica per non mostrare la propria strategia alla Corea del Nord. Ora dopo ora sono sempre di più gli Stati che cercano misure di difesa e allarmano i proprio eserciti. La guerra nucleare sarà scongiurata o il mondo dovrà essere dilaniato per incapacità diplomatica  e mania di protagonismo di un trentenne con manie di onnipotenza?

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E’ guerra? Inviato sistema missilistico in difesa di Guam.

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Gli Usa hanno deciso di intevenire nella controversa situazione tra le due Coree. Dagli Stati Uniti è in arrivo  un avanzato sistema di difesa missilistico per difendere le basi militari americane nel Pacifico.

L’obiettivo è quello di proteggere contro missili a breve e medio raggio dalla Corea del Nord. Guam è divenuta una delle maggiori basi militari americane in Asia. Il dispiegamento, a titolo «precauzionale», avverrà nelle «prossime settimane». Il primo sistema THAAD avrebbe dovuto essere dispiegato nel 2015, ma le tensioni nella penisola coreana starebbero modificando i piani. Secondo indiscrezioni, alcuni nel Pentagono avrebbero voluto dispiegare il primo sistema THAAD in Medio Oriente per difendere Israele e gli altri alleati americani dai missili iraniani. La decisione – riporta il Wall Street Journal – segnale come il Pentagono ritenga la Corea del Nord come la minaccia più grande e potenzialmente più duratura per gli Stati Uniti e i loro alleati. Gli Stati Uniti hanno due sistemi THAAD a Fort Bliss in Texas, che sono pronti a essere usati ma è essenziale – riporta il Wall Street Journal – al Pentagono si ritiene essenziale lasciarne uno di riserva per le emergenze.

La Corea del Nord minaccia il mondo!

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L’ultimo baluardo della cooperazione tra le due Coree rischia di crollare: la Corea del Nord ha negato l’ingresso ai lavoratori sudcoreani nell’area industriale che amministra insieme alla Corea del Sud, nella città di confine di Kaesong, in territorio nordcoreano. L’area industriale di Kaesong è stata avviata nel 2004 con la partecipazione di 120 compagnie sudcoreane che danno lavoro a 50mila lavoratori nordcoreani. Lo ha riferito oggi l’agenzia di notizie Yonhap.
La Corea del Nord ha autorizzato l’uscita ai sudcoreani che si trovavavno nel complesso e una portavoce del ministero dell’Unificazione di Seul ha riferito che i lavoratori stavano aspettando di potere entrare nel complesso industriale. Ancora non è chiaro se Pyongyang chiuderà o no il centro industriale, come aveva minacciato di fare nei giorni scorsi.

La Russia è preoccupata per la situazione «esplosiva» che si è creata tra la Corea del Nord e la Corea del Sud. Lo ha detto il viceministro degli esteri Igor Morgoulov, dopo la decisione di stamane di Pyognyang di sospendere gli ingressi dei lavoratori sudcoreani al distretto congiunto di Kaesong.

E’ guerra! Pyongyang vs Corea del Sud

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La Corea del Nord ha annunciato di essere entrata in “stato di guerra” con Seul, e che tutte le questioni intercoreane saranno ora negoziate su questa base. “La situazione che vede da molto tempo la penisola coreana né in guerra, né in pace, è terminata”, si legge in una nota firmata dal governo di Pyongyang. Immediata la reazione degli Stati Uniti, che hanno fatto sapere di prendere molto sul serio le minacce della Corea del Nord. “Abbiamo visto le informazioni contenute nel nuovo comunicato non costruttivo della Corea del Nord – spiega un comunicato della casa Bianca -. Prendiamo queste minacce sul serio e restiamo in stretto contatto con i nostri alleati sud coreani”.

Blackout in Centrafrica, Bangui al buio dopo attacco dei ribelli!

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La capitale della Repubblica Centrafricana Bangui, attaccata dai ribelli della coalizione del Seleka, è piombata nel buio a causa di un blackout. Problemi di elettricità sono ricorrenti in città e possono durare diverso tempo, ma è raro che tutta la città resti senza corrente elettrica allo stesso tempo. Sconosciute per il momenti le cause del blackout.

Ed ecco felice Hollande… dopo il Mali il Centrafrica

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Fonti diplomatiche francesi hanno annunciato che Parigi ha inviato sue truppe nella Repubblica Centrafricana a seguito dell’avanzata dei ribelli della coalizione del Seleka che sono penetrati nella capitale Bangui dopo scontri con l’esercito del Paese africano. Un’altra fonte diplomatica francese ha aggiunto che Parigi ha “chiesto una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza Onu”.

C’è chi non sa dove andare e sta correndo per andarci subito. Tonino Guerra

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Mettete i (cavol)fiori nei vostri cannoni!

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Fra arte contemporanea, gusto green e autentica provocazione d’autore l’artista giapponese Tsuyoshi Ozawa porta avanti il progetto Vegetable weapons da almeno una dozzina d’anni. Dal 2001, infatti, viaggia per il mondo immortalando giovani donne che sfoderano pistole e fucili confezionati esclusivamente utilizzando frutta, verdura e pochi altri cibi.

L’aspetto curioso – dove la creatività si sposa al simbolismo e all’impegno, anche nei confronti del concetto di sostenibilità ambientale – è che ciascuna è chiamata a costruire il proprio armamentario con prodotti locali, tipici della zona e del Paese in cui vive. Realizzato lo scatto – spesso ambientato in luoghi simbolici, magari proprio rovine di guerra o zone abbandonate delle varie metropoli – il progetto da artistico prende una svolta e si fa decisamente social: mitragliatori al porro e peperoni, bazooka cappuccina e verza, semiautomatiche ai broccoli e pomodoro vengono smontati e gli ingredienti cucinati in un pasto che la fotografa nipponica consuma insieme alle sue improvvisate modelle.

Promuovere la pace con piglio ironico, questa l’idea di fondo, ma con una ricerca artistica altrettanto seria, perfino filosofica, vista la trafila che ogni serie di immagini si porta dietro. “ Ozawa combina incontri fortuiti della vita quotidiana, situazioni e materiali per realizzare lavori che guidano l’attenzione verso idee e temi centrali per la vita sociale e politica di quei Paesi”, ha scritto di lei la Queensland Art Gallery di Brisbane, in Australia – sfrutta i suoi scatti per discutere di conflitti, guerra e ingiustizie. Insomma, l’arte come dialogo”. E stimolo, aggiungiamo. Nata nel 1965 a Tokyo, la Ozawa – che non è nuova a progetti così trasversali – ha un curriculum di tutto rispetto: ha esposto non solo in Asia ma in mezzo mondo. Dalla stessa Tokyo alla Asian Fine Arts Factory di Berlino passando per l’Olanda, Los Angeles e Vienna. La Tsuyoshi “ ha dimostrato che utilizzando gli stessi ingredienti che si usano per un piatto o uno stufato si può realizzare una scultura di un fucile d’assalto. Immaginate Giuseppe Arcimboldo imbracciare un Ak-47”, ha detto di lei il critico statunitense Doug MacCash.

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LA FOTO DELLA TRAGEDIA!

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Una foto drammatica, quella di un padre, Jihad Misharawi che stringe disperato il corpo senza vita del suo figlioletto Omar, morto a soli 11 mesi. Jihad lavora nella Striscia di Gaza per la Bbc: questa foto è diventata presto il simbolo della crudeltà dell’esercito israeliano, considerato come responsabile del bombardamento a tappeto sul quartiere dove viveva Jihad con suo figlio.
Ma ora si scopre che la verità potrebbe essere un’altra, e il suo sapore è più che amaro.
Ad uccidere il piccolo Omar non sarebbe stata una bomba israeliana, bensì un razzo palestinese che mancò Israele.
”La maggior parte dei razzi sparati non sembrano essere stati indirizzati verso bersagli militari – si legge nella relazione dell’ONU – L’aggravante è che questi lanci avvengono da zone popolate e mettono gli abitanti di Gaza in pericolo”. Come è infatti accaduto al piccolo Omar.
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