Per chi imbandiscono la tavola di Natale i Ligresti? Anche per Cancellieri!

cene-natale-cancellieri-ligresti-tuttacronacaContinuano ad emergere particolari sul doppio filo che legava il ministro alla Giustizia e famiglia ai Ligresti. Stando a quanto rivela l’Espresso, nel numero in uscita venerdì 15, il rapporto tra le due famiglie era abbastanza stretto che la Cancellieri, il marito e il figlio sarebbero stati ospiti diverse volte a casa dell’Ingegnere, nella cascina a sud di Milano, anche in occasione delle feste di rito come Natale e Capodanno. Il settimanale parla di pranzi in cascina, cene di Natale e di compleanno a casa Ligresti a cui avrebbe partecipato la famiglia Cancellieri al completo. L’Espresso, basandosi su quanto riferito da più di un testimone diretto, spiega come tra i vari amici ospiti per anni di Don Salvatore, tra cui banchieri, manager, imprenditori, politici, militari e alti burocrati di Stato fosse presente anche la Cancellieri. Ma tra gli amici compariva anche l’ex ministro Ignazio La Russa con il figlio Geronimo. L’appuntamento più importante era comunque la cena di Natale, con una festa ospitata in uno degli alberghi milanesi di Atahotels. Decine e decine gli invitati tra cui Marco Tronchetti Provera, il finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar e, nel 2007, anche Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, per anni e anni principale creditore di Fonsai. Dopo le aragoste al Tanka Village, insomma, anche i panettoni. La Cancellieri però ha respinto le accuse per quel che riguarda le aragoste, che dice di non averle mai mangiate. Ma non rinnega le sue frequentazioni al Tanka: “Sì ci andavo, ma non negli ultimi anni…”.

Cancellieri: spunta una terza telefonata. Anche il marito ha parlato con i Ligresti

cancellieri-tuttacronacaGiovedì 21 novembre, salvo slittamenti, la Camera voterà la mozione di sfiducia presentata dal M5S contro il ministro Annamaria Cancellieri. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo al termine di un’intensa discussione sui tempi del voto. Ma nel frattempo emergono nuovi dettagli, emergono altre telefonate e la posizione del ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, al centro della bufera in merito al caso Giulia Ligresti, si fa sempre più complessa. E’ Repubblica a parlare di un “tabulato che scossa” e che contiene la traccia di altri contatti tra il ministro della Giustizia e la famiglia Ligresti ma non solo. Secondo quanto si è appreso, dai tabulati emergerebbero infatti anche contatti tra Sebastiano Peluso, marito del ministro, e Antonino Ligresti, il fratello di Salvatore. Si tratterebbe di telefonate che confermano la preoccupazione della famiglia Cancellieri per quello che stava accadendo agli amici Ligresti. Sempre nel tabulato, inoltre, ci sarebbe traccia anche di una terza telefonata tra il Guardasigilli e Antonino Ligresti, del 21 agosto. Di questa, tuttavia, non c’è traccia negli atti depositati. La telefonata, a sette giorni dalla scarcerazione di Giulia Ligresti, sarebbe avvenuta poche ore prima dell’interrogatorio con i pm di Torino, che hanno sentito il ministro come teste e avrebbe avuto una durata di sette minuti e mezzo. Resta la domanda “Di cosa hanno parlato?”. Un investigatore citato da Repubblica, che ha visto i numeri dei tabulati, spiega: “Quel che si sono detti non lo sappiamo. Ma certamente si sono parlati. Resta agli atti solo la versione del ministro”. Un ministro che “galoppa sul cavallo della Giustizia” e non si dimette.

Il marito della Cancellieri andò in carcere… 32 anni non bastano per dimenticare!

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Sembra proprio che alla Cancellieri 32 anni non siamo bastati per dimenticare quella brutta esperienza. Era il 1981 quando la famiglia Peluso, come racconta Il Fatto Quotidiano, finì al centro di una burrasca giudiziale. Nel carcere di Lodi per qualche giorno ci andò infatti proprio Sebastiano Peluso arrestato nell’ottobre di quello stesso anno per lo “scandalo delle fustelle false”. “Le cronache di allora raccontano che la truffa funzionava così: i medici compiacenti emettevano le ricette e i farmacisti applicavano le “fustelle” false. I talloncini, che teoricamente dovevano essere staccati dalle confezioni dei farmaci, erano invece fabbricati ad hoc da grossisti del falso e poi presentati all’incasso”.

Ancora Il Fatto Quotidiano scrive:

Quando Anna Maria Cancellieri risponde al messaggio inviato via sms il 21 agosto dallo zio di Giulia Maria Ligresti, probabilmente avrà tenuto bene in mente il comportamento del dottor Antonino Ligresti quando a trovarsi in condizione di debolezza era la famiglia Peluso.

Antonino Ligresti era un medico della mutua con studio anche lui in via Val di Sole. Nasce lì l’amicizia tra le due famiglie che abitavano in via Ripamonti, a poca distanza. Anna Maria e Sebastiano Peluso si sposano nel 1966. Due anni dopo nasce Piergiorgio, cinque anni dopo Peluso apre la farmacia a Milano. Nel 1977 i coniugi comprano casa al secondo piano di via Ripamonti 166 e firmano 59 milioni di vecchie lire di cambiali al proprietario, tutte pagate entro il 1982. In quegli anni i Peluso crescono e i Ligresti decollano. Già erano ricchi ma Antonino non guidava ancora un impero della sanità e il costruttore Salvatore non spadroneggiava su giornali, banche e assicurazioni.

Nuccio Peluso, nato in Libia e cresciuto in Sicilia come il medico Nino Ligresti, si vedevano sotto i portici di via Val di Sole e poi andavano a giocare a tennis insieme. Nel 1981 è la famiglia Peluso a essere scossa da un terremotto giudiziario: Sebastiano è arrestato nell’ottobre per lo “scandalo delle fustelle false”. Le cronache di allora raccontano che la truffa funzionava così: i medici compiacenti emettevano le ricette e i farmacisti applicavano le “fustelle” false. I talloncini, che teoricamente dovevano essere staccati dalle confezioni dei farmaci, erano invece fabbricati ad hocda grossisti del falso e poi presentati all’incasso.

Nella retata furono arrestate 23 persone, al processo nel 1983 furono 94 gli imputati. Tra questi c’era anche Sebastiano Peluso che nel 1981 finì in carcere a Lodi. Solo per pochi giorni, poi il pmArmando Perrone e il giudice istruttore Elena Riva Crugnola si resero conto che la sua posizione era marginale. Anche se il pm Perrone nel 1982 iscrisse un’ipoteca giudiziale di 50 milioni di vecchie lire sulla casa di Anna Maria Cancellieri e Sebastiano Peluso per ottenere il pagamento delle spese legali del marito. Il processo penale si concluse nei vari gradi con una progressiva riduzione delle pene, per tutti gli imputati e per Peluso in particolare. “Alla fine in Cassazione fu condannato per un reato ridicolo, mi sembra fosse l’incauto acquisto”, ricorda un farmacista coimputato che è stato difeso dagli stessi legali dello studio Astolfi. Né lo studio né il ministro Cancellieri (contattata tramite il suo portavoce) hanno voluto fornire dettagli.

Bisogna affidarsi ai ricordi di alcuni arrestati, poi condannati con Peluso, che hanno accettato di parlare con Il Fatto. Ricordano bene le riunioni tra imputati nei retrobottega delle farmacie negli anni Ottanta per far fronte al vero rischio del procedimento: la decadenza della licenza da farmacista, con il suo valore. A quegli incontri talvolta si vedeva anche Anna Maria Cancellieri, che accompagnava il marito. Se è difficile ricostruire l’esito penale della posizione di Peluso, è più semplice sul piano amministrativo. Peluso e i suoi colleghi sono riusciti a evitare la decadenza dalla licenza di farmacista grazie a una sentenza del Consiglio di Stato del 2006 che ha ribaltato la sentenza di primo grado del Tar della Lombardia.

I farmacisti erano difesi dal professor Carlo Malinconico (poi ministro tecnico con Monti assieme alla Cancellieri, finito nei guai per le vacanze all’hotel Pellicano, pagate da Piscicelli e per l’inchiesta sul Sistri a Napoli) che riuscì a ottenere l’annullamento di un decreto del presidente della giunta lombarda del 1992 che aveva disposto la “decadenza sanzionatoria” dalla titolarità della farmacia. Secondo il decreto del presidente della Lombardia “tutti (i farmacisti, ndr) hanno acquistato medicinali a più riprese, a prezzi inferiori a quelli praticati dai produttori, con ‘fustelle segnaprezzo’ false”, con “reiterate irregolarità nella conduzione dell’esercizio”. Secondo il Consiglio di Stato però quel provvedimento era basato su una “formula generica” che non distingueva le responsabilità dei singoli farmacisti. Quindi non c’era alcuna ragione per disporre la decadenza della licenza per Peluso come per gli altri. I Ligresti però non hanno atteso il 2006 per assolvere e frequentare i Peluso. E per capire perché un ministro decide di telefonare a due magistrati mettendo a rischio una carriera politica con ambizioni illimitate dal Viminale al Quirinale, bisogna tornare alle sensazioni provate a ruoli invertiti 32 anni fa.

Dopo l’intervento del ministro della Giustizia, il Pd rinnova la fiducia

cancellieri-epifani-fiducia-tuttacronacaHa galoppato sicura sul cavallo della Giustiza oggi il ministro Anna Maria Cancellieri e dopo averne ascoltato l’informativa sul caso Ligresti, presentata oggi in Aula, il segretario del Partito Democratico, Guglielmo Epifani, ha confermato la fiducia. “Guardando l’esposizione dei fatti e gli atti non risulta ci siano stati interventi fuori dalla sua responsabilità”.

La Cancellieri all’attacco… galoppa sul cavallo della Giustizia!

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“Giulia Ligresti non ha avuto un trattamento privilegiato”, così la Cancellieri, galoppa sicura sul cavallo della Giustizia! All’inizio del suo intervento il Guardasigilli sottolinea:

“A differenza di quanto è stato riportato sui media non ho mai sollecitato nei confronti degli organi competenti la scarcerazione della signora Giulia Ligresti né indotto altri a simile comportamento” e ricorda che “La scarcerazione un atto indipendente della magistratura” non è quindi avvenuta  “a seguito o per effetto di una mia ingerenza che non vi è mai stata né è mai stata concepita. Ma a seguito di una decisione libera ed autonoma della magistratura torinese”. La Cancellieri ha poi ammesso “E’ vero, non tutti hanno la possibilità di bussare alla porta del ministro della giustizia, non tutti hanno un diretto contatto. Ma posso garantire che nessuno più di me avverte questa disparità in tutta la sua dolorosa ingiustizia. E’ difficile essere vicini a tutti i carcerati” e ha sottolineato la sua vicinanza a quanti soffrono all’interno delle carceri: “Ogni vita che si spegne è una sconfitta per lo stato. Io ne sento tutto il peso”. Così il ministro Annamaria cancellieri, al senato, in merito alla condizione delle carceri. Cancellieri cita il messaggio del presidente della repubblica Giorgio Napolitano sul tema, e spiega: “è per me uno stimolo fondamentale”.

La Cancellieri cita anche Giancarlo Caselli, procuratore capo di Torino:

«La decisione del gip di concedere gli arresti domiciliari a Giulia Ligresti è stata presa esclusivamente sulla base di fatti concreti e provati: le condizioni di salute, che rendevano pericolosa la permanenza in carcere, e il fatto che già il 2 agosto, quindi ben prima delle telefonate in questione (del ministro Cancellieri, ndr), c’era stata una richiesta di patteggiamento accettata dalla procura».

E ancora:

«Qualunque illazione, che metta in campo circostanze esterne al meccanismo processuale non può che considerarsi arbitraria e destituita di ogni fondamento. Telefonate esterne, per quanto riguarda il mio ufficio, non ne esistono».

Poi è passata di nuovo all’attacco:

“Corrisponde a una distorta visione dei fatti dire che la vicenda di Giulia Ligresti testimoni un trattamento privilegiato e differenziato, diverso da quello che sarebbe spettato a qualsiasi altro detenuto”.

Per poi ritornare in difesa “Nella mia telefonata umana vicinanza” e sferrare questa volta sì un attacco chiarificatore sulla posizione del figlio, Piergiorgio Peluso:  “Quando mio figlio è stato assunto da Fonsai, io avevo appena cessato il mio incarico da commissario del Comune di Bologna ed ero una tranquilla signora in pensione”.

Si è poi  affrettata a ribadire la sua “indipendenza” di giudizio: “Sono stata e sono amica di Antonino Ligresti”: ma “in nessun modo la mia carriera è stata influenzata da rapporti personali” con questi o con altri. Il ministro ha poi spiegato che il medico del carcere di Vercelli il 12 agosto aveva segnalato la gravità del caso di Giulia Ligresti e il 14 lo segnalò alla procura.

E in conclusione d’intervento si è detta disponibile a fare un passo indietro:  “se dovessi essere d’intralcio a questo Governo”.

Che segnali sta dando il Governo?

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E’ quasi fine anno e avremmo, secondo quanto annunciato nei mesi scorsi, dovuto festeggiare l’uscita dalla crisi, l’inizio della ripresa e la diminuzione della disoccupazione grazie alla Legge di Stabilità che avrebbe portato nuova linfa alle imprese e generato un circolo virtuoso. Nulla di questo sembra accadere e Bruxelles anzi ci ricorda i nostri limiti e il nostro deficit.  Il governo che segnali sta dando?

Alfano afferma  “Noi invitiamo calorosamente e convintamente il ministro Cancellieri a rimanere a fare il ministro della Giustizia, come lo sta facendo. Il ministro è una persona perbene, un funzionario dello Stato di altissimo pregio, con una carriera brillante che non può essere oscurata da un gesto che noi riteniamo compatibilissimo con i suoi doveri d’ufficio”.

Anche i Renziani, partiti all’attacco con le dimissioni, si sono, poi,  fatti tiepidi: “Ma quali dimissioni… Bisogna ascoltarla in aula, ascoltare le intercettazioni e poi si vede…”. Eppure per la Idem, le dimissioni furono immediate.

Ma ora si valuta, si vede, si analizza… come per le riforme, per la legge elettorale, per il finanziamento pubblico ai partiti… Questi sono i segnali che sta dando il Governo?

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