Musica utilizzata per torturare i detenuti: la band presenta il conto agli Usa

Skinny Puppy-tuttacronaca666mila dollari. A tanto ammonta la cifra che la band canadese di musica industrial rock degli Skinny Puppy ha chiesto al governo statunitense. La fattura è arrivata dopo che i musicisti hanno scoperto che alcuni loro brani sono stati utilizzati dai militari americani per torturare i prigionieri nel carcere di Guantanamo, sull’isola di Cuba. Ora i componenti del gruppo stanno valutando anche la possibilità di tentare una causa legale al governo americano. Kevin “Ogre” Ogilvie, leader del gruppo, ai microfoni delle televisione CTV ha spiegato: “Abbiamo mandato il conto perché hanno usato la nostra musica a nostra insaputa come arma contro degli individui”. E ora i membri del gruppo, che si dicono “offesi” per l’utilizzo della loro musica come tortura, stanno valutando l’ipotesi di avviare un’azione legale. Ma non è la prima volta che delle band prendono posizioni simili. In passato anche i REM, i Rage Against the Machine e i Metallica hanno parlato dell’utilizzo della loro musica nel carcere di massima sicurezza americano, e i Metallica un anno fa avevano chiesto al Pentagono di non servirsi più dei loro brani. Si tratta tuttavia della prima volta che l’amministrazione americana si trova tra le mani un conto da pagare anche se il Pentagono, da parte sua, ha smentito di aver ricevuto fatture di alcun genere dal gruppo canadese.

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Pulisci il bagno e salvati l’anima!

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Ognuno ha le proprie passioni e molti hanno i gruppi con cui poterle condividere. C’è chi ha gli amici di calcetto, chi va in bici nel weekend, chi partecipa ai raduni di auto d’epoca, chi è intenditore di vini e chi fa modellismo… e la lista potrebbe seguitare all’infinito! E’ strano però trovare un gruppo in Giappone, i  Benjyo Soujer, un gioco di parole tra “soldato” e “pulizia”, che invece amano, nel tempo libero, andare, a mani nude (al massimo in guanti) a pulire le toilette della città. Il loro fondatore, il 45enne Magome, titolare di uno studio di architettura, ha creato il gruppo nel 2011, e dice che per molti membri questa attività è diventata una sorta di rituale di purificazione simile a uno dei corsi di formazione dei monaci buddisti: sopportare per trovare la pace del cuore. Di parere contrario però è la moglie, che proprio non sopporta l’insolito passatempo del marito e dei suoi amici.

Nicola Faggian: perdere la vita a un passo dalla realizzazione del sogno

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C’era ancora un restringimento sabato mattina tra Padova Est e Arino in direzione Venezia dove ieri pomeriggio uno schianto tra tir aveva provocato una vittima e due feriti. Si stava rimuovendo un cumulo di detriti residui dei carichi persi dai mezzi pesanti e il restringimento provocava rallentamenti e brevi code, una pausa nel viaggio di molti automobilisti che obbligava a pensare al giovane camionista mestrino che in quell’incidente ha perso la vita: il 37enne Nicola Faggian, che ha tamponato un tir fermo davanti a lui. Vittima, indiretta, dell’incidente anche un automobilista 38enne di Catania, piombato con la sua vettura, a Padova Ovest, contro un camion fermo lungo la colonna provocata dallo schianto di Arino. Il tamponamento a catena ha coinvolto una Nissan Micra, una Alfa Romeo 159 e un autoarticolato. L’impatto ha coinvolto anche il mezzo pesante di Nicola, che viene spinto in avanti dall’urto e finisce per colpire con forza il camion che lo precede. La cabina dell’autocisterna collassa su sé stessa, intrappolando al suo interno il 37enne, che morirà dopo poco nonostante l’arrivo degli elicotteri di Suem e i vigili del fuoco, intrappolato tra il volante e il cruscotto, con una profonda ferita alla testa.

Nicola Faggian è morto così, ad un passo dalla realizzazione del suo sogno, che gli avrebbe permesso di lasciare una volta per tutte il volante per dedicarsi alla sua musica: mancavano pochi mesi e poi avrebbe detto addio all’autocisterna che guidava da quando aveva 20 anni. Umile e con un talento innato per la batteria, era riuscito assieme al suo gruppo, Stazione Centrale, ad avere un contratto discografico serio e a breve sarebbe uscito il loro album. Al suo amico Francesco Payne Malvolti, voce del gruppo e che l’aveva coinvolto nell’avventura musicale della band, aveva detto solo due giorni prima:”Ehi Franci quanto manca all’uscita dell’album, perché non ce la faccio più con il camion”. E’ lo stesso cantante a parlare: “Purtroppo non riesco ancora a credere di aver perso uno dei migliori amici di tutta la mia vita, una persona che aveva cuore in “avanzo” per tutti. Sempre disponibile, sempre il primo ad arrivare in studio di registrazione e l’ultimo ad uscire. Un artista vero, con un’umiltà fuor dal comune. La vita è così, lui lo sapeva e se ne è andato credendo nel suo più grande progetto, il successo con il suo gruppo. Un imprenditore che guidava giorno e notte per riuscire a far uscire poi il suo primo grande album. Sono sicuro che non aveva rimpianti, chi se ne va così oggi ha già vinto”. Nicola viveva ad Asseggiano, in viale Jacopone da Todi, assieme alla mamma rimasta vedova due anni fa. Nel paese era molto conosciuto perché giocava come portiere nella squadra locale di calcio a sette. Oltre alla mamma, lascia la sorella, l’adorato nipotino e la fidanzata.

Casino di sangue. Sparatoria in Kenya!

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E’ di almeno sette morti accertati il bilancio ancora provvisorio dell’attaccoa notte fonda contro un casinò di Malindi, rinomata località turistica del Kenya sull’Oceano Indiano, da parte di un super-commando formato da un centinaio di miliziani armati, probabilmente appartenenti al gruppo separatistico Mrc, il sedicente Consiglio della Repubblica di Mombasa: lo ha riferito un portavoce della polizia locale, Aggrey Adoli, secondo cui gli assalitori hanno tentato di fare irruzione all’interno delle sale da gioco, ma sono stati respinti dagli agenti di sorveglianza, pur numericamente molto inferiori.

Ne è scaturita una furibonda sparatoria, durante la quale hanno perso la vita un poliziotto e sei aggressori, altri quattro tra i quali sono poi stati catturati. Al momento non risultano invece vittime tra i turisti stranieri, di cui la città è affollatissima nell’imminenza delle vacanze pasquali.

Shock a Malta… ragazza italiana stuprata!

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Una giovane donna italiana e stata ricoverata a Malta in ospedale dopo essere stata vittima di uno stupro di gruppo. Secondo la Polizia maltese, la ragazza è stata rapita da quattro extracomunitari mentre passeggiava per le vie della capitale La Valletta nella notte tra domenica e lunedì.

India paese di stupri… e pensare che era il Nirvana della new age!

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Ancora uno stupro di gruppo in India. Questa volta la vittima e’ una turista straniera, una donna svizzera aggredita con il marito mentre dormivano in una tenda da campeggio nel Madhya Pradesh, nell’India centrale. Lo riferiscono oggi i media indiani. Secondo il racconto della coppia, un gruppo di sette uomini li ha sorpresi, rubato soldi e altri oggetti di valore. Poi, ha abusato a turno della donna dopo aver immobilizzato il compagno. La polizia ha arrestato 13 sospetti.

950 operai licenziati, Bridgestone chiude a Bari!

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Bridgestone Europe avvia le procedure per la chiusura dello stabilimento di pneumatici per auto di Bari-Modugno. Bridgestone prevede la cessazione delle attività dello stabilimento non oltre la prima metà del 2014. La fabbrica di Bari è uno degli otto impianti di pneumatici del Gruppo in Europa: dà lavoro a 950 persone.

Bridgestone Europe, società con sede a Zaventem in Belgio, produce anche in Spagna, Francia, Polonia e Ungheria ma – si precisa in una nota aziendale – la decisione non ha alcuna conseguenza sulle altre strutture del gruppo presenti in Italia, uno dei mercati chiave in Europa, quali il Centro Europeo di Ricerca & Sviluppo di Roma e la struttura commerciale di Agrate Brianza a Monza.

Calo della domanda, con conseguente crisi del settore, e concorrenza dei Paesi emergenti per quanto riguarda la fascia di prezzo più bassa. Logistica penalizzante e i costi energetici. Sono queste le ragioni che hanno portato l’azienda a tagliare lo stabilimento di Bari, ritenuto non più conveniente.

“La decisione è il risultato di un’approfondita analisi condotta sui cambiamenti strutturali avvenuti nell’ultimo biennio nel mercato dei pneumatici, sia a livello europeo, sia globale. Secondo fonti e studi indipendenti, nel complesso il segmento dei pneumatici per autovetture è sceso dalle 300 milioni di unità del 2011 alle 261 milioni del 2012 (-13%), con previsioni che stimano un recupero dei volumi pre-2011 soltanto a partire dal 2020. Il segmento dei pneumatici di alta gamma è l’unico non previsto in contrazione nei prossimi anni. In aggiunta al calo strutturale della domanda di pneumatici per autovetture – si legge ancora – il settore soffre la crescente pressione esercitata dai produttori dei Paesi emergenti, che continuano a incrementare la propria quota di mercato nel segmento di bassa gamma a discapito dei maggiori produttori di qualità come Bridgestone, operando con significativi vantaggi sui costi di fabbricazione”.

 “Per rispondere a queste dinamiche – è spiegato – Bridgestone Europe ha ravvisato la impellente necessità di accelerare lo spostamento strategico della propria produzione verso il segmento dei pneumatici di alta gamma.  Lo stabilimento di Bari, a causa dei suoi processi, della sua struttura e dei suoi macchinari è sempre stato focalizzato su una produzione principalmente basata su pneumatici oggi considerati di uso generico ed è penalizzato dal punto di vista dei costi a causa di fattori sfavorevoli come la logistica e i costi energetici. Nonostante le diverse azioni intraprese, volte a supportare lo stabilimento di Bari alla luce di queste nuove sfide, elementi come il crollo strutturale della domanda e il necessario spostamento verso il segmento premium, combinati con i fattori già menzionati relativi alle altre fabbriche europee di Bridgestone Europe, non hanno permesso al Gruppo di optare per una scelta diversa dalla chiusura della struttura produttiva.

“Prima di giungere a questa conclusione, Bridgestone Europe ha preso in considerazione tutte le opzioni e le alternative possibili, nessuna delle quali si è rilevata percorribile. L’azienda è disponibile fin da subito a iniziare la discussione per individuare la migliore soluzione in grado di minimizzare il più possibile l’impatto sociale della decisione sui circa 950 dipendenti coinvolti, coerentemente con la cultura del Gruppo.  Auspica, inoltre, che dal dialogo possa scaturire un percorso condiviso per individuare i tempi, i termini e le modalità per la chiusura del sito produttivo. Tuttavia, Bridgestone Europe prevede la cessazione delle attività dello stabilimento non più tardi della prima metà del 2014”.

ALLARME ATTENTATI IN ITALIA… 007 preoccupati!

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Secondo i servizi segreti italiani, la minaccia anarco-insurrezionalista rimane “estesa e multiforme”, in grado di tradursi in una “gamma di interventi” che potrebbero comprendere anche “attentati spettacolari”. Lo si legge nella Relazione annuale consegnata al Parlamento. Gli 007 sottolineano come, se la situazione economica non dovesse migliorare, ci sia il rischio concreto di un “innalzamento delle tensioni sociali”.
Il ferimento dell’Ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, ha segnato “l’innalzamento del livello della minaccia” portata dagli anarco-insurrezionalisti, affermano gli 007. E l’attuale situazione economica viene vista in quegli ambienti come “potenzialmente favorevole” al progetto che vede al centro “l’azione diretta”. E’ infatti in quest’ottica, per i Servizi, che si registrano appelli ed esortazioni a “superare le esitazioni” e mettere in atto “interventi conflittuali” che puntino al “sovvertimento del sistema”.

A frenare il progetto sono stati però gli arresti di diversi presunti anarco-insurrezionalisti: “Da allora si registra infatti una stasi operativa della Federazione Anarchica Informale, con tutta probabilità ascrivibile alla necessità di non evidenziarsi in una fase di accentuata pressione investigativa”. Ciò non significa però che il movimento sia stato sconfitto. Anzi: “Si ritiene che la minaccia rimanga potenzialmente estesa e multiforme, suscettibile di tradursi in una gamma di interventi. Eventualità che – scrivono gli 007 – può comprendere sia attentati ‘spettacolari’ potenzialmente lesivi come quelli tradizionalmente messi in atto dai gruppi Fai, sia iniziative di non elevato spessore ad opera di altre sigle eventualmente emergenti, non dotate delle medesime capacità tecnico-operative, come anche attacchi non rivendicati, in linea con la visione classica dell’anarco-insurrezionalismo”.

Gli 007 individuano anche i possibili “scenari di scontro”: i poteri economico-finanziari, le forze dell’ordine e le forze armate, le lotte ambientaliste, l’opposizione al ‘dominio tecnologico’, gli autori delle riforme del welfare e del lavoro, le espressioni di quella che i Servizi chiamano “società del benessere”.

Quanto alla minaccia rappresentata dagli eredi delle Brigate Rosse, gli 007 affermano che quegli ambienti, soprattutto nel settore carcerario, hanno fatto arrivare diverse sollecitazioni ma “non sono sembrati in grado di condurre un’efficace opera di infiltrazione, proselitismo e reclutamento”. Non è però escluso che un inasprimento delle tensioni sociali possa “indurre queste componenti a tentare di inserirsi strumentalmente in realtà aziendali caratterizzate da forti contrapposizioni”. Così come “restano ipotizzabili azioni di propaganda di modesto spessore operativo, rivendicate anche da sigle inedite, per alimentare una progressiva radicalizzazione delle istanze contestative”.

Il rischio di tensioni sociali Se la situazione economica non dovesse migliorare, secondo i Servizi, c’è poi il pericolo concreto di un “innalzamento delle tensioni sociali” e un’intensificazione delle contestazioni a “esponenti di governo, nonché rappresentanti di partiti politici e sindacali”. Il “massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali”, affermano gli 007, ha contribuito a contenere le tensioni che sono andare accumulandosi in diversi ambiti, dalla protesta degli autotrasportatori in Sicilia alla campagna contro Equitalia, dalla Tav alla scuola. Ora però, “in assenza di segnali di un’inversione del ciclo congiunturale, l’incremento delle difficoltà occupazionali e delle situazioni di crisi aziendale potrebbe minare progressivamente la fiducia dei lavoratori nelle rappresentanze sindacali, alimentare la spontaneità rivendicativa e innalzare la tensione sociale, offrendo nuove opportunità ai gruppi dell’antagonismo”, per “intercettare il dissenso e incanalarlo verso ambiti di elevata conflittualità”.

In questo ambito, sottolineano gli 007, “si prospetta il rischio di un’intensificazione delle contestazioni nei confronti di esponenti di governo e personalità di rilievo istituzionale, nonché rappresentanti di partiti politici e sindacali considerati non sufficientemente impegnati nella difesa dei bisogni emergenti”. Una situazione che ha portato i movimenti antagonisti ad una “rinnovata disponibilità al confronto” e che, di fronte ad “un eventuale aggravamento dello scenari congiunturale” potrebbe “costituire fattore di aggregazione e generalizzazione del dissenso, favorendo l’azione delle frange antagoniste che mirano alla radicalizzazione dell’offensiva sociale”.

Il ruolo delle banche La relazione dei Servizi segreti si estende anche al ruolo delle banche nella situazione attuale, e gli 007 rilevano che in alcuni istituti emergono profili di rischio “per le opacità dei capitali apportati”, per l’ingresso di nuovi soci “dal profilo ambiguo” e per la “distorta gestione del credito da parte di esponenti aziendali sleali”. I servizi hanno inoltre guardato con attenzione alla nascita in Italia delle prime filiali di banche asiatiche che, “rivolte oggi principalmente ai propri connazionali residenti in Italia, possono costituire la premessa all’ampliamento della concorrenza allogena nel nostro Paese, con rischi di erosione di importanti quote di mercato per gli operatori nazionali”.

L’attacco al made in Italy – La crisi economica rafforza inoltre “l’azione aggressiva di gruppi esteri” che puntano ad acquisire “patrimoni industriali, tecnologici e scientifici nazionali”, nonché “marchi storici del ‘made in Italy’, a detrimento della competitività delle nostre imprese strategiche”. L’attivita’ informativa, segnala la relazione, “ha confermato il perdurante interesse da parte di attori esteri nei confronti del comparto produttivo nazionale, specialmente delle piccole e medie imprese, colpito dal prolungato stato di crisi che ha sensibilmente ridotto tanto lo spazio di accesso al credito quanto i margini di redditività”.

Gli 007 puntano l’attenzione su alcune manovre di acquisizione effettuate da gruppi stranieri che, “se da una parte fanno registrare vantaggi immediati attraverso l’iniezione di capitali freschi, dall’altra sono apportatrici nel medio periodo di criticità” per il “rischio di sostituzione, con operatori di riferimento, delle aziende italiane attive nell’indotto industriale interessato dall’investimento diretto ovvero proprietarie di tecnologie di nicchia, impiegate nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza nazionali, come pure nella gestione di infrastrutture critiche del Paese”.

A San Valentino arriva la nuova moda del web: HARLEM SHAKE!

Dopo il planking, il milking e il baguetting arriva l‘harlem shake.  In questo caso si tratta di una danza sfrenata e confusionaria di 30′.

Vale la regola del “più si è, e meglio è”: i video che spuntano come funghi su YouTube, infatti, sono il frutto di un “lavoro” di gruppo: nei primi secondi regna la quiete, poi quando il ritmo esplode la scena cambia rapidamente e davanti alla telecamera è il caos. Ognuno segue il suo pazzo ritmo, spesso arricchito da un “cambio d’abito” flash.

La colonna sonora è identica per tutti: si tratta di Harlem Shake, un pezzo del 2012 firmato da un 23enne produttore di Brooklyn, Harry Rodrigues, che ha scelto come nome d’arte Baauer. Il brano, lo scorso anno, non aveva sfondato né in America né in Europa, ma ora può contare su una nuova popolarità grazie alla rete. Tutti infatti sembrano contagiati dall’escalation dei suoi beat: dall’esercito norvegese alla squadra maschile di nuoto dell’Università della Georgia, che ha improvvisato una divertente performance sott’acqua vista su YouTube, finora, più di un milione di volte.

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