Frana in provincia di Grosseto: a rischio il castello di Monte Antico

frana-grosseto-tuttacronacaNuovi disagi dovuti al maltempo e questa volta è la Toscana a farne le spese. Circa sei ettari di terreno sono franati nella zona di Monte Antico, nella frazione di Paganico, in provincia di Grosseto, e le autorità hanno provveduto a far evacuare una famiglia in via precauzionale. Lo smottamento avrebbe messo a rischio il castello di Monte Antico e soprattutto la cantina di un podere in località Campo Rosso.

L’allenatore soccorre un giocatore a terra privo di sensi: squalificato

allenatore-tuttacronacaUn giocatore dei Giovanissimi provinciali del Casotto Pescatori di Marina di Grosseto, un quindicenne, dopo uno scontro di gioco ha battuto violentemente la nuca a terra. A quel punto l’allenatore, Claudio Buso, è entrato in campo senza chiedere il permesso all’arbitro, anzi sbracciandosi per richiamarlo e soccorrendo il ragazzo con un massaggio cardiaco dopo che aveva perso i sensi. E per questo ingresso è stato squalificato dal giudice sportivo per 45 giorni. La maxisanzione, si spiega nel referto, arriva “a seguito di un normale incidente di gioco entrava non autorizzato sul terreno di gioco proferendo una frase minacciosa nei confronti del direttore di gara”. “Ma non esiste che qualcuno mi chieda di allontanarmi dal campo mentre un mio ragazzo è a terra privo di sensi – dice l’allenatore – non esiste”. Il ragazzo, che poi è stato trasportato in ambulanza in ospedale, sta bene ed è stato sotto osservazione per 72 ore per un trauma cranico e toracico.  Spiega l’allenatore: “Li ho visti scontrarsi  erano a dieci metri da me. Sono corso subito richiamando l’arbitro che non se nera accorto. Poi dal campo ho chiamato il 118. Da uomo e da padre la salute dei ragazzi viene prima di ogni regolamento”. Un caso che ricorda quello di Alessandro Birindelli, tecnico degli Esordienti del Pisa che, per una lite sugli spalti tra genitori, aveva deciso di ritirare dalla partita i bambini in campo. Il giudice sportivo, anche in quel caso, lo punì con la sconfitta a tavolino e un punto di penalizzazione: “E’ tutto il sistema che dovrebbe essere cambiato – dice Buso – gli scontri di gioco nel calcio possono esserci ma non è possibile parlare di defibrillatori e sicurezza quando poi accadono cose del genere”.

La speranza della madre di Francesca Benetti: “potrebbe essere stata rapita”

francesca_benetti-tuttacronacaE’ stata intervistata da un inviato di Linea Gialla, per l’episodio che andrà in onda questa sera su La7, Marisa Chelini, madre di Francesca Benetti, la donna 55enne originaria del vicentino scomparsa da Follonica. “Penso che mia figlia non sia stata trucidata, massacrata, sgozzata, ma potrebbe essere stata rapita, potrebbe essere ancora viva. Chissà dove e chissà quando potrà ritornare, non lo so”. E ancora: “Si vede che avevo avuto troppo (dalla vita , ndr), troppa fortuna, prima con i figli, poi con il lavoro, con il marito, poi in un anno si sta sbriciolando tutta la famiglia”. A parlare di Francesca, però, non è stata solo la madre. In un’altra intervista, l’amica Francesca la ricorda in questo modo: “E’ una persona solare, luminosa, è una delle mie migliori amiche e voglio parlare come se ci fosse ancora”. E prosegue: “Quando sono stata a trovarla  mi ha raccontato un episodio: Antonino Bilella l’ha  chiamata, lei non ha risposto, perché forse aveva cose sue da fare, e lui ha preso l’iniziativa di chiamare i carabinieri e hanno rotto il vetro della cameretta di Villa Adua per andarla a cercare”. “Mi fa male il pensiero di lei – conclude – di quello che può aver vissuto in quei momenti terribili. Almeno che venga ritrovato il corpo, non posso pensare che rimanga seppellito, non so penare dove altro possa averla messa”.

Teste in lacrime a Grosseto, al processo Concordia dichiara “costretta a mentire”

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L’assistente del direttore di crociera della Costa Concordia, la peruviana Jacqueline Elisabeth Abad Quine, ricostruisce in lacrime, davanti ai giudici a Grosseto, il naufragio all’isola del Giglio: “Le persone erano agitate e volevano salire sulle scialuppe. Però non avevamo un ordine del comando”. Mi fu ordinato di dire ai passeggeri che “era tutto sotto controllo”, che “c’era un black out” e che “dovevano tornare nelle cabine”, aggiunge.

Hashish nella villa di Francesca Benetti, nuove piste?

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Si aprono nuove piste intorno al caso della scomparsa di Francesca Benetti avvenuta il 4 novembre a Potassa di Gavorrano (Grosseto). Nella villa della donna sono stati infatti rinvenuti sette panetti e diversi ovuli di hashish. Precisamente ovuli e panetti si trovavano nel fienile. Nascosto fra le rotoballe, gli agenti hanno trovato un sacco per la spazzatura dentro il quale era stato nascosto un secchio in plastica con dentro sette panetti da 700 grammi e 24 ovuli da 158 grammi di hashish.”Aver trovato la droga nelle pertinenze della casa della donna può aprire scenari diversi. Qualunque cosa è possibile. Stiamo comunque battendo ogni ipotesi investigativa”. Lo ha detto il procuratore di Grosseto, Francesco Verusio.

Testimonianze fiume al processo della Concordia

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Dichiarazioni su dichiarazioni. testimonianze fiume che raccontano e ripercorrono quella tragica notte del13 gennaio 2012. Per la prima volta, in Aula, è stata fatta ascoltare una conversazione delle 21.51 di quella drammatica sera in cui la nave da crociera si schiantò su uno scoglio vicino all’isola del Giglio. «E allora stiamo andando a fondo praticamente? Non l’ho capito…». «Sì, sta l’acqua fino all’officina»: così, sei minuti dopo l’urto il comandante della Concordia Francesco Schettino seppe che la nave stava imbarcando acqua velocemente, ormai salvare la nave sarebbe stato impossibile. Schettino chiese a l direttore di macchina Giuseppe Pilon, la situazione come stava evolvendo nel comparto macchine «Ma almeno un motore si può accendere?». E il direttore di macchina: «Stiamo andando giù a vedere, non possiamo entrare in macchina, è arrivata l’acqua fino all’officina, non possiamo andare giù». Quindi Schettino: «E allora stiamo andando a fondo praticamente, non l’ho capito?». Pilon risponde: «Sì, sta l’acqua fino all’officina. Comandante fammi scendere a controllare».

La prima, tra plancia di comando e sala macchine – ai ponti inferiori venne subito compresa la gravità dell’incidente – fu alle 21.49. Schettino chiese a Pilon: «Ci sta rientrata l’acqua?». Pilon: «Hai voglia, lato dritto sto scendendo». E Schettino, incredulo: «C’è assai l’acqua?». Pilon: «C’è acqua, non si può scendere. Ti metto in moto le pompe d’emergenza». Ancora Schettino: «Allora dobbiamo dare fondo all’ancora». Due minuti dopo Schettino diventa consapevole dell’affondamento.

Poi una terza conversazione fatta sentire sempre durante la testimonianza di Pilon. È delle 22.10. Schettino: «Direttore su che corrente siamo?». «Abbiamo agganciato il diesel d’emergenza», rispose Pilon. «Ma abbiamo almeno un locale di generatori diesel disponibile?». E il direttore di macchina: «È tutto allagato … è partita, nella preparation l’acqua usciva dalla parte superiore della porta stagna». Schettino: «E allora dove abbiamo toccato? Vedo che il vento ci sta spingendo fuori qua. Voglio sapere: se abbiamo i motori 4, 5 e 6». «Comandante non ce li abbiamo», risponde Pilon con voce desolata, finchè il direttore di macchina alle insistenti richieste di Schettino sbotta dicendo: «Qui comandante è tutto perso».

Il marconista della Concordia era pronto a mandare segnali di emergenza dalla plancia di comando a terra ma, pur avendo subito predisposto gli apparati per farlo, non ebbe ordini per inviare un messaggio ‘pan pan’ (segnale di nave in difficoltà, ndr) dal comandante Schettino. Solo più tardi a seguito di comunicazioni via radio fra ufficiali in plancia e capitaneria, ricevette l’ordine di dare il messaggio di distress (mayday), cioè la richiesta di soccorso. Lo ha raccontato Flavio Spadavecchia, responsabile dei sistemi informatici della Costa Concordia, fra cui gli apparati di trasmissione della nave, deponendo stamani al processo di Grosseto come testimone. «Il messaggio di pan pan non è stato inviato perchè non ho avuto ordini dal comandante Schettino – ha detto -. Io chiesi se inviarlo, e Schettino mi disse di no. Lo chiesi almeno una volta, forse due. Mi avvicinai al ponte di comando ma il comandante fece cenno di no, se non erro mentre era al telefono». Rispondendo alla domanda del pm Alessandro Leopizzi se il segnale di distress per avere soccorso in mare fu inviato, Spadavecchia ha risposto: «Sì, fu inviato dopo che sentii un dialogo fra gli ufficiali di coperta e la capitaneria di porto di Livorno e Civitavecchia, ci contattavano via Vhf radio. Mi ricordo che un ufficiale diceva ‘siamo in black out e stiamo valutando la situazionè. C’erano più ufficiali di coperta che parlavano con la capitaneria». «Quando la capitaneria chiese se eravamo in distress allora Schettino disse di inviare il messaggio di distress». Spadavecchia era fuori turno quando ci fu l’impatto e, compresa la situazione salì in plancia. «Mi misi alla consolle e predisposi quanto necessario per ogni evenienza» tra cui i contatti per tutte le capitanerie di porto italiane e per l’unità di crisi di Costa spa. «Gli ufficiali mi dicevano che avevamo toccato un basso fondale», e «col mio assistente abbiamo atteso ordini e aspettavamo di capire cosa era successo. Non lo sapevamo. Mi dicevano che era solo un black out». A un certo punto, ha poi ricordato, «Schettino mi disse di chiamare l’unità di crisi di Costa su un cellulare della Tim, col cellulare del ponte di comando normalmente utilizzato per le comunicazioni esterne. Composi il numero, non mi ricordo se ho chiamato io, comunque poi a me il cellulare non è stato restituito, non l’ho avuto indietro». Poi, la richiesta di dare il ‘pan pan’, la prima allerta di una nave in difficoltà verso la terraferma, e successivamente il distress.

«Il generatore di emergenza della Costa Concordia non funzionò, usammo un cacciavite per tenere acceso l’interruttore e farlo ripartire, ci riuscimmo tre volte, in questo modo lo riattivammo per alcuni minuti. Eppure il 9 gennaio, tre giorni prima, a Barcellona fu fatto un test ed era entrato in funzione». È la testimonianza del capo elettricista della nave, Antonio Muscas, stamani al processo di Grosseto sul naufragio del Giglio del 12 gennaio 2012, che causò 32 vittime. Muscas ne ha parlato in riferimento ai drammatici momenti dopo l’urto con gli scogli, quando in brevissimo tempo tutti gli apparati della nave andarono in avaria e unica possibilità di avere energia a bordo era affidata al generatore di emergenza di energia elettrica, prodotta con motore diesel. Muscas, rispondendo al pm Alessandro Leopizzi e alle parti, ha precisato che dal «generatore di emergenza» proviene l’energia per azionare «i bracci di sgancio delle scialuppe di salvataggio» e per far funzionare «gli ascensori in modo da riportarli ai ponti di imbarco sulle lance di salvataggio». Dopo l’urto, ha raccontato Muscas, in breve «il locale del quadro elettrico principale era allagato» (un metro e venti di acqua) e «c’erano avarie» gravi. Quindi, «il generatore diesel di emergenza non partì e allora ci adoperammo per attivarlo, ma la leva dell’interruttore non teneva e dovemmo porre un cacciavite per avere il contatto». «Ma era in avaria anche la ventola di raffreddamento del motore – ha detto Muscas – purtroppo è progettata in modo che non possiamo intervenire alla stessa maniera con un cacciavite». Il capo elettricista Antonio Muscas ha riferito che, pur avendo ottenuto l’allaccio del generatore d’emergenza con il cacciavite, questo poi è saltato per un problema di surriscaldamento dello stesso diesel-generatore, dovuto, appunto, «a un problema di funzionamento della ventola di raffreddamento del diesel-generatore» su cui gli elettricisti non poterono rimediare per motivi tecnici. Sempre Muscas ha evidenziato che rispetto ad altre navi da crociera, la Costa Concordia non ha sistemi elettrici doppi, posizionati in luoghi diversi della nave, così da sperare di averne almeno uno funzionante, e questo ha peggiorato le condizioni per ovviare alle avarie. Riguardo alle comunicazioni date al ponte di comando, il capo elettricista Muscas ha detto di non averlo fatto «perchè non potevo andare al telefono, che era dalla parte opposta a dove stavo lavorando» in emergenza. Tempo dopo «a un certo punto, dal ponte zero (dove c’è la centrale delle sale macchine, ndr) – ha anche detto Muscas – ho sentito dire di abbandonare la centrale e la nave». Sempre Muscas, rispondendo come teste, ha riferito che da lui dipendevano «elettricisti di varie nazionalità». «Ci parlava in inglese?», «No, in spagnolo».

«Il capo elettricista Antonio Muscas ha detto che il generatore d’emergenza era allagato per tutto il locale, subito dopo l’urto: con un urto di questo genere e una lesione della nave di questo genere è ovvio che una parte significativa degli impianti non funzionasse». Lo ha detto il difensore di Costa Crociere spa, avvocato Marco De Luca, commentando la testimonianza di stamani del capo elettricista che ha parlato del mancato funzionamento del generatore di emergenza dopo l’impatto della Concordia contro gli scogli del Giglio. «In quelle specifiche condizioni – ha proseguito in una pausa l’avvocato – il generatore d’emergenza ha subito un surriscaldamento, mentre nelle prove effettuate solo qualche giorno prima, il generatore era assolutamente perfetto. Se tre giorni prima tutto funzionava a regola d’arte, e l’evento è stato di quelle proporzioni, è logico pensare che abbia avuto un’influenza su tutti gli impianti». A una domanda dei giornalisti De Luca ha polemizzato con le parti civili, laddove nel processo evidenziano che sulla nave vari apparati erano in avaria. «Non funzionava nulla sulla Costa Concordia, come dicono le parti civili?», è stato chiesto all’avvocato. «Quello che dicono le parti civili mi pare che conti proprio poco, direi dallo zero in giù – ha detto De Luca -. Quello che conta è quello che dicono i testimoni e in qualche misura gli indagati, e soprattutto i periti che mi pare che non dicano affatto una stupidaggine di questo genere. I periti smentiscono un’affermazione di questo genere come quella fatta dalle parti civili». Costa Crociere spa nel processo ha un doppio ruolo: De Luca la rappresenta come responsabile civile in quanto società armatrice della nave comandata da Francesco Schettino, mentre un altro legale la rappresenta nel processo come parte civile per il danno subito dall’imputato. Le parti civili anche oggi hanno evidenziato che molti dipendenti di Costa spa, fra cui testimoni del processo, hanno raggiunto con la compagnia un accordo per il risarcimento nelle settimane successive al naufragio. «Abbiamo risarcito tutti quanti hanno voluto farsi risarcire e non hanno voluto fare speculazioni», ha chiosato De Luca.

La roulotte va a fuoco: 75enne muore carbonizzato

fiamme-roulette-tuttacronacaHa trovato la morte nella sua roulotte un 75enne che utilizzava il caravan come punto di appoggio quando si trovata in un oliveto di sua proprietà, non troppo lontano dalla sua abitazione, per lavori agricoli. Il mezzo è andato a fuoco, carbonizzando l’anziano, a Potassa di Gavorrano, in località Sant’Ansano (Grosseto). A lanciare l’allarme alcuni abitanti della zona che hanno visto la roulotte in fiamme ed hanno avvisato i carabinieri.

Donna nel dirupo, fermato compagno

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Il compagno italiano della badante ucraina, Irina Meynster, 47 anni, il cui corpo è stato  trovato in un dirupo all’Argentario, in provincia di Grosseto. L’ipotesi formulata dagli inquirenti è quella dell’omicidio. La vittima, secondo quanto accertato dall’autopsia, è stata strangolata.

 

Giallo a Grosseto, cadavere di una donna in un dirupo

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E’ stato ritrovato ieri sera il cadavere di una donna, in avanzato stato di decomposizione, senza vestiti, sul fondo di un dirupo della strada Panoramica in località Punta Ciana, sul versante di Porto Ercole (Grosseto), all’Argentario. Il corpo con la testa praticamente “divorata” da una parte, secondo le prime indiscrezioni, sarebbe stato trovato appoggiato a una pianta, così almeno è stato ritrovato dai cacciatori che hanno lanciato l’allarme. Capelli rossi e dentatura intatta, che fa pensare a un’età giovane.

Come spiega La Nazione:

In quella zona, come spiega chi la conosce bene, non ci si arriva per caso. Assolutamente. Ci si deve andare conoscendola. Percorrendo la strada Panoramica che conduce alle Cannelle e poi imboccare quella stradina che alla fine, passando davanti ad alcune ville, si chiude. Potendo proseguire si arriverebbe a Porto Ercole, ma è impossibile andare oltre. Quindi se si è trattato di un incidente la ragazza doveva conoscere la zona ed essersi avventurata in una passeggiata? Ma perché nuda. Nelle vicinanze non è stata trovata neanche una calzatura o un brandello di vestito. Assolutamente niente. Ma come ha fatto ad arrivarci? O, forse è più giusto chiedersi chi ce l’ha portata?

Non si esclude al momento nessuna ipotesi. Il cadavere è stato trasferito all’obitorio di Grosseto a disposizione dell’autorità giudiziaria che dovrà decidere se eseguire l’autopsia.

Ritrovato il corpo del turista svizzero disperso nel Grossetano

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Epilogo tragico per i turisti svizzeri in vacanza nel Grossetano che erano stati travolti nella notte tra sabato e domenica. Ieri era stato trovato il corpo del figlio di 6 anni e oggi quello del padre, Markus Link. Il cadavere dell’uomo era a circa un chilometro da dove la sua auto era stata inghiottita dalle acque del torrente esondato sabato.

Nubifragio in Toscana: due dispersi e persone evacuate

grosseto-dispersi-tuttacronacaLe forti piogge che si sono abbattute ieri sulla Toscana hanno provocato l’esondazione del torrente Fratello, vicino a Massa Marittima, in località Cicalino, al seguito della quale risultano dispersi un padre e un figlio. Secondo le prime informazioni dei Vigili del fuoco, il genitore avrebbe fatto in tempo a far scendere, salvandola, la moglie dalla vettura prima di essere travolto insieme al figlio dalle acque. Le ricerche dei due dispersi, probabilmente stranieri, sono impegnati i vigili del fuoco di Grosseto ed i sommozzatori dei pompieri giunti da Livorno, oltre che squadre di Firenze e Pisa. L’auto sarebbe stata trascinata per oltre 200 metri nelle acque del torrente Fratello. La donna, ricoverata, è sotto shock. A causa delle forti piogge, nel Grossetano, a Braccagni, si è provveduto a far evacuare, per precauzione, 23 persone dalle loro case dopo gli allagamenti. Nella zona operano i vigili del fuoco con mezzi anfibi e che hanno tratto in salvo anche tre persone che abitavano in case roulotte nella zona di Follonica. Per gli allagamenti è stata chiusa la strada che collega la località di Braccagni a quella di Sticciano. Si segnala una frana causata dalle abbondanti piogge a Cana, una frazione di Roccalbegna. Sono a rischio esondazione il torrente Sovata e il fiume Bruna.

Aggiornamento 6 ottobre 2013, 16:47.

Continuano le ricerche del padre e figlio che risultano ancora dispersi dopo le violenti piogge che questa notte hanno inondato il Grossetano ed emergono anche nuovi particolari.I dispersi sarebbero turisti svizzeri: Markus Link, 45 anni e il figlio di 6 anni.

La famiglia era arrivata il 5 ottobre in Maremma per una vacanza all’insegna dello sport all’aria aperta e del relax nelle città d’arte toscane. Ma subito la vacanza diventa tragedia. La moglie Elisabeth Schneider è salva, uscita dall’auto poco prima che la bomba d’acqua travolgesse il figlio e il marito senza che lei potesse far nulla per aiutarli.

Come racconta  il trainer della comitiva Ugo Rey: “Già da qualche anno avevano l’abitudine di venire qui a fare una settimana di sport all’aria aperta. Ieri sera sono andati a mangiare al ristorante dell’agriturismo dove siamo ospitati, stamani era prevista per i due coniugi la prima seduta di allenamento su un itinerario di 10 chilometri da fare in jogging, poi avrebbero fatto ginnastica all’aria aperta”.

Poco fa è stata anche ritrovata l’auto su cui viaggiavano padre e figlio travolti dall’acqua e dai detriti. La vettura al moemnto del ritrovamento è risultata vuota, a circa 150 metri dal punto in cui è stata inghiottita dal torrente. L’auto inoltre sarebbe rimasta incastrata sotto l’arcata di un piccolo ponte.

Piromane 71enne arrestato in provincia di Grosseto

incendio-pineta-tuttacronacaDa due giorni i carabinieri pedinavano un anziano di 71 anni che era stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza mentre appiccava le fiamme in una pineta ad Albinia, in provincia di Grosseto. Oggi, mentre l’uomo tentava nuovamente di dar vita a un incendio, i militari l’hanno arrestato. L’uomo, ex dipendente pubblico, avrebbe spiegato che si era trattato di un raptus. Attualmente si trova agli arresti domiciliari.

Capalbio, no al campo da golf… inquina.

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Sulle pagine del Corriere della Sera si legge dell’ennesima scelta turistica,  che secondo alcuni, sarebbe quanto di più dannoso per la località turistica di Capalbio (Grosseto). una storia di vip e di ambientalismo che vede al centro un campo da golf.

“Orribili succhia acqua che deturperanno uno dei paesaggi e degli ambienti più belli, delicati e complessi dell’interno collinare della Maremma”,

I comitati che hanno presentato un esposto contro il progetto, che:

“prevede di realizzare nella zona collinare del Lago Acquato. È un posto magico perché il lago affiora e scompare rientrando in falda secondo le precipitazioni e il paesaggio che lo adorna è una delle cartoline della Maremma: da vigneti doc, oliveti, boschi, aziende agricole.

In questo piccolo Eden, nell’ex podere della Porcareccia, si vuole costruire un agri-albergo, di 22 ettari, ovvero circa la metà, dei 52,3 ettari acquistati dalla società G & T per il progetto. «In esso sono presenti pochi ruderi di fabbricati rurali di modestissima entità – spiegano i comitati – e, quale attività agricola, soltanto una piccola vigna verso l’alto. Tutto il resto è intatto e non modificato dall’uomo, cioè rappresenta ancora una Maremma antica, selvaggia».

Sempre secondo le informazione dei comitati, su questi ettari sorgerebbe un complesso edilizio di forma «stellare», «che nulla a che fare con l’architettura tradizionale della zona e che impatta violentemente con il contesto ambientale e paesaggistico tradizionale con 6.000 metri cubi di costruzioni (corrispondenti a circa 2.000 metri quadrati di superficie edificata). Progetto che non dialoga minimamente con la trama paesaggistica, naturalistica e agraria»”.

Oltre le preoccupazioni estetiche, ci sono quelle ambientali, come spiega al Corriere Vittorio Emiliani, presidente del Comitato per la Bellezza:

“«Il “green” dei golf richiede, per essere mantenuto – spiega Vittorio Emiliani, presidente del Comitato per la Bellezza -, una quantità d’acqua molto ingente difficile da reperire nella siccitosa Maremma e, insieme, un costante trattamento chimico a base di erbicidi e pesticidi che dal prato penetrano poi in falda e che hanno suscitato proteste diffuse in tutto il mondo». Un golf di 18 buche consuma 1.600-2.000 metri cubi d’acqua al giorno, l’equivalente dei consumi giornalieri di un comune fra i 6.000 e gli 8.000 abitanti. Un golf da 9 buche dovrebbe consumarne la metà, fra gli 800 e i 1.000 metri cubi al giorno, pari all’80-85 per cento dei consumi idrici di Capalbio”.

La mafia a tavola e cibo in mano ai clan, Legambiente lancia l’allarme.

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Il nostro cibo sta subendo un attacco? Legambiente lancia l’allarme in occasione di “festambiente”, a Rispescia, Grosseto. Sarebbero circa 11 i reati al giorno che si consumano e oltre 3.000 denunce o arresti. Basta vedere il valore dei beni sequestrati che supera i 672 milioni di euro  per un giro d’affari gestito da 27 clan criminali. A tavola, “è seduto il gotha delle mafie: dai Gambino ai Casalesi, a Matteo Messina Denaro”. D’altra parte numerosi libri sono stati scritti sul fenomeno e molti articoli hanno da tempo riportato la notizia. Quello che spaventa è che il fenomeno non si argina, anno dopo anno arriva una nuova denuncia, ma il giro di affari continua.

Giallo a Grosseto, trovato un cadavere di un 30enne

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Un uomo dall’apparente età di circa 30 anni, probabilmente straniero, è stato trovato morto a Grosseto, ucciso con una decina di coltellate. Il cadavere è stato trovato verso le sei di oggi dai carabinieri lungo una strada alla periferia nord del capoluogo maremmano in seguito ad una segnalazione. La morte sarebbe avvenuta per dissanguamento. Sull’accaduto i militari stanno ascoltando in caserma 5 persone, una delle quali si è fatto medicare in ospedale ferite da taglio.

La nave della tragedia trasformata in vergogna!

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Su proposta del Ministro Clini il Consiglio dei Ministri ha autorizzato il Dipartimento della Protezione civile, in stretto raccordo con il Ministero dell’ambiente e il Ministero dei trasporti, ad adottare i provvedimenti necessari a consentire il trasporto della nave Concordia presso il porto di Piombino per lo smantellamento, utilizzando le risorse gia’ stanziate ed effettivamente disponibili, in raccordo con il Ministero dell’economia. E’ quanto si legge nella nota al termine del Cdm.

Dopo ritardi, perdite di carburante e costi aumentati per la rimozione forse la Concordia verrà finalmente rimossa. CHE VERGOGNA!

Come si morì sulla Concordia… a soli 96 mt da riva!

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Ricostruiti nei dettagli gli ultimi attimi delle 32 vittime della Costa Concordia. Ci sono anche queste descrizioni nella richiesta di rinvio a giudizio firmata dalla procura di Grosseto. La piccola Dayana e il padre, Williams Arlotti, morirono perché non trovarono posto sulle scialuppe e, mentre stavano attraversando l’interno della nave per raggiungerne altre, caddero «nella voragine prodottasi a seguito del definitivo ribaltamento sul fianco destro della nave». Il musicista Giuseppe Girolamo «non avendo trovato posto sulle scialuppe al ponte 3, lato sinistro» venne indirizzato dall’equipaggio sul lato destro e, «dopo avere ceduto il proprio posto su una scialuppa di salvataggio per favorire l’imbarco di altri passeggeri» morì per asfissia da annegamento. La barman Erika Fani Soria Molinala, «dopo avere tentato di allontanarsi dalla nave a bordo di una zattera ed essere caduta in mare, senza il giubbotto di salvataggio» venne «risucchiata verso il fondale dal gorgo prodotto dal definitivo ribaltamento sul fianco destro della nave». La passeggera Maria D’Introno era riuscita a salire su una scialuppa ma fu costretta a tornare a bordo «perchè l’eccessiva inclinazione non» consentì «di calare in mare la scialuppa». Indirizzata verso il lato destro del ponte, fu «costretta dal crescente allagamento a lanciarsi in mare» ma, «non sapendo nuotare», morì annegata.

Infanzia violata!

12enne - nuda - web - coetaneo - tuttacronaca

Sempre più giovani, sempre più atroci i crimini perpetrati all’infanzia. Una bambina di 12 anni ha realizzato con il cellulare un filmato hard e il video, dopo essere stato girato sugli smartphone dei suoi compagni di scuola, e’ finito sul web.  Il video era frutto di un ricatto di un suo coetaneo con il quale la ragazzina aveva un rapporto.
Per ottenere il suo silenzio, il ragazzino le avrebbe chiesto di mettersi nuda, filmando il tutto. Sulla vicenda indaga ora la polizia postale.

“Chi mangi oggi?” L’ultima provocazione dei vegani!

pubblicità- vegana

Un megaposter che ritrae un bambolotto (molto simile a un bambino) a pezzi messo sottovuoto e confezionato come la carne nei supermercati e’ comparso sopra un incrocio molto trafficato a Grosseto. E’ il messaggio firmato da un’associazione vegana in una campagna messa a punto da due associazioni. Nel cartello campeggia il viso del bambino sotto la pellicola e la scritta ‘Chi mangi oggi? Gli animali non sono cose. Quando li mangi o li sfrutti, mangi qualcuno. Non qualcosa. Diventa vegan’.

Concordia: 8 a giudizio e 3, forse, in archivio!

nave-concordia-chiazze-emergenza-ambientale

Grosseto. Arrestato “Don Raffaele”, usuraio per imprenditori e casalinghe

Tempesta di halloween – Grosseto: ondate sul relitto

Il relitto della Costa Concordia sta reggendo a una fortissima mareggiata da cui ha subito per ore il frangersi di onde alte oltre 2 metri e mezzo causate da fortissime raffiche di scirocco, anche 48 nodi. Hanno retto le strutture ultimate appena qualche giorno fa per il fissaggio del relitto ed eseguite dagli operai della Titan Micoperi che si occupano delle operazioni di rimozione. Per la prossima notte e’ previsto forte vento di scirocco nel canale tra l’Argentario e l’Isola del Giglio.

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