“Un anziano signore con cui abbiamo seri problemi”, l’attacco di Grillo

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Arriva a sorpresa al Senato, Beppe Grillo, per incontrare i suoi parlamentari. Mentre entrava a Palazzo Madama, il comico non ha perso occasione per lanciare l’ennesimo attacco al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, definendolo “un anziano signore con cui abbiamo seri problemi”, ha detto Grillo e poi ha aggiunto “Napolitano è un presidente di parte ed è sconveniente che prenda decisioni senza ascoltare noi che rappresentiamo 9 milioni di persone”. E, alla domanda che i cronisti gli rivolgono sulla decisione di disertare l’incontro al Quirinale, risponde scherzando: “Volete che vi faccia contenti? Sì l’ho deciso io”. “Questo Paese – ha poi proseguito – ce lo dobbiamo riprendere: lo Stato non c’è più”. “Lo Stato non c’è e quando c’è la gente lo percepisce con ansia. Si rappresenta come Equitalia, la burocrazia, le tasse. Non abbiamo più tempo di giocare”, ha ribadito.

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Grillo a Trento “empeachment per il presidente Napolitano”

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“Oggi senza dire niente a nessuno Napolitano ha convocato esponenti del Pd e Pdl senza nessuno del M5S, invitati quasi di nascosto per modificare la legge elettorale. Passeremo dal Porcellum al Napolitanellum. Dato incarico al nostro studio legale per chiedere empeachment del presidente Napolitano”, così il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo da Trento per uno dei comizi conclusivi della campagna elettorale.

OLTRE! Il nuovo VDay di Grillo e stavolta l’obiettivo è il Governo del Paese

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La Leopolda di Grillo arriva ad annunciare il terzo VDay:

“Segnatevi questa data, domenica primo dicembre 2013, piazza della Vittoria a Genova si terrà il terzo Vday“.

Data, luogo e obiettivi. Sul blog di Grillo è infatti possibile leggere anche l’attacco, l’ennesimo a Napolitano:  “Si è fatto rieleggere da Berlusconi di cui ovviamente sapeva ogni pendenza giudiziaria”. Grillo presenta poi i nuovi obiettivi: “Andare oltre i politici, oltre la finanza, puntiamo al governo del Paese”.

“Per fermarci dovranno usare carri armati” – “Vogliamo vincere le prossime elezioni, a iniziare da quelle europee. La prossima volta – aggiunge il leader del M5S – per impedirci di andare al governo dovranno mandare i carri armati. Non abbiamo scelta. Dobbiamo andare al governo e liberarci di questi incapaci predatori”, dei “farabutti” che “hanno spolpato l’Italia negli ultimi 20 anni”.

“Stesse facce, stesse razze” – “Per bloccarci hanno fatto le larghe intese, tradendo il voto degli elettori. Per eliminarci dalle decisioni parlamentari hanno fatto un blocco unico, governo e opposizione. Stesse facce, stesse razze. Così, a capo delle commissioni hanno messo Sel e Lega, che si erano presentati per governare con le coalizioni guidate da Bersani e Berlusconi e poi gli hanno fatto opposizione”, scrive ancora Grillo.

“Hanno impedito al M5S di cambiare l’Italia” – “Il M5S poteva cambiare l’Italia e risparmiarci questa lenta agonia. Gli è stato impedito in ogni modo”, sostiene il leader M5S. “Hanno usato ogni possibile accusa e diffamazione contro i ‘grillini’, come in tempo in guerra, senza scrupoli, con un bombardamento mediatico mai visto prima. Il problema dell’Italia in questi mesi è diventato il populismo del M5S. Noi siamo i colpevoli, ma colpevoli di onestà di fronte a dei farabutti”.

“E’ giunta l’ora di andare oltre” – “Non abbiamo scelta. Dobbiamo andare oltre. Andare al governo e liberarci di questi incapaci predatori che hanno spolpato l’Italia negli ultimi vent’anni. Non si salva nessuno, politici, grandi industriali, giornalisti, burocrati, banchieri. Queste persone hanno fatto fallire il Paese e ancora si presentano all’opinione pubblica facendo passerella. Bisogna andare oltre. Oltre la finanza. Oltre i partiti. Oltre le Istituzioni malate. Oltre un’informazione disgustosa. Oltre questa Europa senza capo né coda. Noi non molleremo mai, è bene che loro lo sappiano”, conclude Grillo.

Il documento di Renzi che shocca la sinistra: voglio i voti di Pdl e Grillo

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A chi lo accusa di parlare agli elettori del centrodestra e agli “arrabbiati” del M5S, Renzi risponde con un documento in cui dichiara a chiare note che:  “Si vince recuperando consensi in tutte le direzioni: centrodestra, Grillo, astensioni”.

“Vuoi anche i voti del centrodestra? Sì. E vuoi i voti di Grillo? Assolutamente sì. Non è uno scandalo, è logica – spiega il sindaco di Firenze -: se non si ottengono i voti di coloro che non hanno votato il Partito democratico alle precedenti elezioni, si perde. Tra di noi abbiamo spesso dato l’idea di essere interessati a parlare soprattutto a chi c’era già: non basta più, se mai è bastato. Non parliamo solo ai gloriosi reduci di lunghe stagioni del passato. Vogliamo parlare a chi c’era, e coinvolgerlo. Ma anche a chi non c’era, a chi ci sarà, a chi ci potrebbe essere se solo fossimo capaci di generare apertura e di lasciarci ispirati dalla curiosità”.

Secondo Renzi infatti “il Pd deve accogliere le speranze tradite di chi ha creduto in un progetto – diverso dal nostro, certo – e che poi ha fallito: le speranze delle persone non hanno bollini, non hanno etichette. Hanno bisogno di risposte. Il Pd deve essere spalancato alla curiosità, non rinchiuso nelle proprie certezze. Siamo stati bravi a farci del male. Abbiamo respinto ai seggi persone, uomini e donne che, armati della propria passione, erano usciti di casa per esprimere un voto, una scelta per noi. Abbiamo escluso chi voleva partecipare. Cosa c’è di più sbagliato, se non arroccare un partito? Nel voto, nelle idee. Dobbiamo fare l’esatto contrario, andare casa per casa a convincere, far uscire la nostra gente di casa e riportarla a partecipare, a scegliere insieme, a stabilire relazioni, a parlare di politica, a costruire l’idea che il partito ha del mondo. I tanti, non i pochi”.

Lapo Elkann: da una vita al massimo allo shock dell’abuso

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Chi l’avrebbe mai potuto immaginare? Chi riesce ad andare oltre alle apparenze? Chi riesce a percepire il disagio invece di voler fare gossip? L’intervista di Lapo Elkann, rampollo di casa Fiat, è destinata a suscitare clamore e shock. Dai media già sono partiti i fiumi d’inchiostro tipici delle grandi rivelazioni, dei grandi gossip, dei grandi misteri. Quelle parole gettate sulle tv, sulla stampa, sul web per richiamare l’attenzione, per far esplodere la “notizia bomba”. Tra i titoli a effetto e la ricerca di drammatizzazione non c’è testata che oggi non riporti l’intervista di Lapo.

Così quelle parole di Elkann rimbalzano e si amplificano, ma forse per capire il dramma bisogna fare silenzio e percepire le cicatrici così profonde che si celano dietro a quelle esternazioni:

“È il momento di dire la verità: dai 13 anni, in collegio, ho vissuto cose brutte. Parlo di abusi fisici. Sessuali. Non ne ho mai parlato perché voglio che questa storia serva a qualcuno. Sto pensando a una fondazione”.

Lapo poi spiega: “Cose capitate a me e ad altri ragazzi. Parlo di abusi fisici, sessuali. Mi è accaduto, li ho subiti. Altre persone che hanno subito cose simili non sono riuscite ad affrontarle. Il mio migliore amico, che era in collegio con me per quasi 10 anni e ha vissuto quello che ho vissuto io, si è ammazzato un anno e mezzo fa”.

Ora, aggiunge Elkann, “voglio aiutare chi ha passato quello che ho passato io. Parlare è giusto, ma facendo qualcosa di utile, di positivo”. Per questo Lapo sta pensando di aprire una “fondazione”, “fare qualcosa di utile”.

Per affrontare un trauma simile – spiega – “ho dovuto fare un enorme lavoro su me stesso, anche vedere cose che non avevo voglia di vedere. Non nasconderle più. Non nascondermi. Ho dovuto essere sincero con me stesso e con gli altri. Anche perché – aggiunge – quando si ammazza il tuo miglior amico ti metti in discussione. Ti fai delle domande. Avrei potuto fare qualcosa? Stargli più vicino? Me lo sono chiesto anche quando è morto mio zio Edoardo”.

Un’altra perdita dolorosa nella vita del manager. “A mio zio penso molto spesso. Mi manca. Mi mancano anche tutti gli altri: mio nonno, Giovannino, Umberto, mio cugino Filippo, che se ne è appena andato. Tutti. Però Edoardo era una persona speciale. Atipica. Che ha vissuto una vita estremamente travagliata. Certe cose dure che ha vissuto, oggi le capisco ancora meglio di ieri. E ho sempre un gran dolore nel pensare che si sarebbe potuto fare di più”.

Lapo prende anche la distanza dal mito di famiglia, Gianni Agnelli, l’Avvocato: “ho capito che il nonno era il nonno e io sono io. Oggi non ho più nessuna voglia di essere come lui, il che non vuol dire che non lo rispetti. Però io sono diverso”.

Forse un esempio Lapo lo ritrova invece nel Papa e spera che l’esempio di Francesco possa essere una guida anche per la politica anche se l’Italia, come ammette lo stesso Elkann, non è il Vaticano. Ma Bergoglio per il fondatore di LA Holding,  “è fantastico, moderno, umano”.  Secondo Lapo “L’Italia soffre, ma non è sconfitta. Solo che dovremmo evitare di prenderci a schiaffi da soli. C’è un enorme potenziale inespresso”. Elkann dichiara anche di aver votato nel 1994 Silvio Berlusconi il “nuovo che avanzava” poi ne è rimasto deluso “molto di quel che era stato promesso non è stato fatto, e io non l’ho votato più. Come imprenditore e italiano il mio scopo non è dimenticarmi delle tasse. Guadagno e sono contento di pagarle”. Detto questo, “Berlusconi non mi sta affatto sulle palle”, pur non essendo “un mio amico […]. Non partecipo al tiro al bersaglio. Qui da sempre prima si fa un applauso, poi si prepara il plotone di esecuzione. Troppo comodo”.

Non Berlusconi, dunque, non Grillo. Ma chi allora, Renzi? Maybe. “Non ho mai parlato male di Renzi”, dice. “Mi pare uno che si comporta nello stesso modo che abbia davanti un cameriere o il presidente della Repubblica. Un atteggiamento che mi piace. Troppo facile giocare a fare il duro con chi lavora per te, meno semplice farlo con chi ha più capacità, intelligenza o pa**e di te”.

Quanto è lontano il Senato dagli italiani?

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Battibecco a suon di ‘vergogna’ nell’aula del Senato fra il presidente di turno, Maurizio Gasparri, e il Movimento 5 stelle che prosegue l’ostruzionismo alle riforme costituzionali e ‘porta’ nell’aula di Palazzo Madama anche Dario Fo a difesa della Costituzione.

Una presenza virtuale, con le parole di Fo prima lette dal senatore Bruno Marton che poi avvia una registrazione invitando l’emiciclo ad ascoltare il Premio Nobel. E’ a questo punto che Gasparri sbotta: “Non è che siamo a ‘Radio campo base’”. Il senatore M5s riprende la parola per una raffica di “si vergogni” e qui è l’esponente Pdl a fermarlo con un “si vergogni lei, non siamo qui per giocare”.

Quanto dista il Senato dagli italiani? Lontano, lontanissimo, anni luce. E oggi non fa eccezione, anzi scoppia l’ennesima bufera con i soliti insulti che non fanno bene all’istituzione che assomiglia sempre più a un ring e sempre meno a un organo politico. Non si tratta più di giudicare, né di schierarsi, né di provare ad avere un partito di riferimento, ormai è solo una guerra personale a colpi di insulti.

“Noi del Movimento 5 Stelle ci siamo sempre orgogliosamente definiti portavoce dei cittadini – esordice Marton – Oggi ho l’onere e l’onore di portare in difesa della Costituzione la voce di un cittadino Premio Nobel per la Letteratura, Dario Fo. Ascoltate queste semplici, chiare e rivoluzionarie parole che ci ha lasciato questa mattina. Le leggo per lui in questo Senato”.

“Che strano, abbiamo sempre detto – sono le parole di Fo che il senatore M5s legge – che la nostra è la Costituzione più bella del mondo ed ecco che all’improvviso qualcuno vuole cambiarla perché, dicono, in quel testo ci sono delle incongruenze e degli errori e, guarda caso, questi senatori e deputati sono gli stessi che hanno voluto e imposto le leggi ad personam. Strane coincidenze della storia”.

“Troppe volte – qui è Marton che riprende in prima persona la parola – questo Senato è stato sordo alle parole di chi Dario ha tanto amato, la sua compagna di una vita, una grande donna: Franca Rame che da qui, da questo Senato è fuggita. Ascoltiamo tutti Dario Fo”. E qui, invece, parte il sonoro che viene pero’ bloccato da Gasparri che sbotta: “Non e’ che siamo a ‘Radio campo base’. Poi discuteremo se innovazioni di questo tipo sono permesse, fino ad ora non ne ho consapevolezza”. “Si vergogni”, replica allora Marton. “No, si vergogni lei. Non siamo qui per giocare. Questo giochino  è poco serio per l’assemblea. Non le consento di dire si vergogni alla presidenza”, è il rimbrotto che arriva dal presidente di turno dell’Assemblea.

Gli italiani intanto hanno da pensare alla nuova Tirse, a quel cuneo fiscale inesistente anche se fortemente sbandierato come vessillo di una nuova politica e a una ripresa che, anch’essa annunciata, sembra però essere ulteriormente scappata di mano.

I consigli su internet di Napolitano ai giovani

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Giorgio Napolitano non si dimentica proprio di nessuno, dopo aver pensato alla popolazione carceraria con il suo messaggio al Parlamento, in cui chiedeva l’indulto o l’amnistia, ora invece si concentra sui giovani e su internet. Il Presidente avverte sui pericoli della rete dove ci possono accedere “anche truffatori, venditori di falsi miti, propagandisti di odio e arroganti intenti a infierire sui più deboli”. Il messaggio è stato diffuso in occasione di un’iniziativa Telecom su “Minori e Internet.”   E’ evidente che il Presidente  rivolgendosi ai minori, che tale era in quel momento il suo pubblico, vuole  metterli in guardia.  “Saper distinguere i siti Internet e i messaggi utili, costruttivi o anche soltanto divertenti da altri che vogliono approfittare della vostra freschezza e bontà d’animo, per spargere tossine e spesso trarne profitto, è uno dei compiti che spettano a voi ragazzi e ragazze per diventare più grandi”, scrive il capo dello Stato.

“Internet – prosegue Napolitano – ha cambiato ritmi e abitudini della nostra società, accorciato distanze e sveltito la circolazione delle informazioni, ma dei suoi vantaggi e della sua rapidità e ramificazione possono avvalersi anche  arroganti intenti a infierire sui più deboli o sulle persone più influenzabili”.

Un discorso che sorprende, quello del Capo dello Stato, che parla con grande proprietà di strumenti apparentemente lontani     dalla sua cultura classica e politica, di cui però  ha voluto prendere coscienza e afferrarne potenzialità  e realizzazioni  tenuto conto che Internet ormai fa parte integrante del quotidiano e del futuro, del privato e del pubblico.

Renzi diventa Grillo nelle parole di Zanonato. Il Governo Letta lo teme?

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Le parole di ieri di Matteo Renzi su indulto e amnistia nono sono passate inosservate e negli esponenti del Governo Letta, Renzi diventa Grillo.

E’ Flavio Zanonato, ministro per lo Sviluppo Economico, partecipando alla Repubblica delle Idee ha affermato oggi:  “Il ragionamento di Renzi è: cosa mi conviene politicamente? Essere contro, e quindi lo dico. Dice le stesse cose di Grillo”.

Critiche alla presa di posizione renziana arrivano un po’ da ovunque: anche il ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi punta il dito contro l’ex rottamatore: “Renzi si atteggia già da vincitore del congresso, e non a caso parla al nostro elettorato, non siamo stupidi”.

Anche Emma Bonino si scaglia contro il sindaco di Firenze. “Se Matteo Renzi – dice il ministro degli esteri – è il nuovo che avanza, fatemi il favore di ridarmi l’antico”. E aggiunge: “Legga bene il messaggio di Napolitano, prima di rottamarlo”, ha aggiunto.

Grillo e il web… stavolta la polemica non si placa

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Il viaggio intrapreso dal M5S dove sta andando? Questo si chiedono i militanti del movimento dopo le dichiarazioni di Beppe Grillo sul reato di clandestinità. Quel viaggio sembra aver cambiato rotta e tra coloro che ribadiscono che non era nel programma l’abolizione del reato di clandestinità, c’è chi invece vuole schierarsi con la linea del Pd e dell’aiuto umanitario.

Al centro della polemica anche l’attacco al Fatto Quotidiano con un post sul sito di Beppe Grillo dal titolo La Vita Artificiale dell’Italia:

L’Italia è tenuta in vita artificialmente dalla BCE. Lo spread dovrebbe schizzare in quanto tutti i parametri economici del Paese sono fallimentari, ma lo spread invece, incomprensibilmente, rimane stabile. E’ chiaro che la sua oscillazione non dipende dallo stato della nostra economia che è peggiorata sensibilmente rispetto all’estate del 2011, al tempo dello spread a 500 punti e oltre. Dovremmo essere già sepolti da tempo, ma siamo tenuti in vita per evitare default, fallimento e quindi insolvenza nei confronti dei nostri creditori internazionali. L’Italia deve garantire in sostanza due cose: il pagamento degli interessi sui titoli di Stato e il trasferimento dei titoli a scadenza dalle istituzioni finanziarie straniere, in prevalenza francesi e tedesche, alle nostre banche, che infatti si stanno imbottendo di titoli di Stato. E questo sta avvenendo puntualmente: paghiamo gli interessi con regolarità e ci stiamo ricomprando il debito. Dall’avvento di Monti, imposto dai nostri creditori internazionali, l’esposizione dell’estero sui nostri titoli è scesa di circa il 17%, è passata dal 50% al 33% sui circa 2.200 miliardi di debito pubblico. Il rischio Italia è diminuito, ma non basta. L’obiettivo è di scendere ancora, almeno alla soglia del 10%, una percentuale accettabile. Poi staccare la spina sarà una scelta possibile senza rischiare un effetto domino in caso di morte economica del nostro Paese. Per onorare interessi e riacquisto del nostro debito l’unica possibilità è l’aumento della pressione fiscale diretta e indiretta in una spirale continua insieme alla stretta creditizia delle banche, che non possono erogare prestiti alle aziende perché impegnate a comprarsi i nostri titoli di Stato. Il gioco al massacro sul corpo dell’Italia comporta l’impoverimento delle famiglie e la chiusura delle aziende in cambio dello spread. Ne vale la pena? Ed è necessario inserire nelle nostre banche il rischio titoli quando sono già impiombate da miliardi di crediti non esigibili e dalla prossima, e non rinviabile, svalutazione degli immobili in bilancio? Il sangue fresco fluisce all’esterno, mentre importiamo titoli che valgono meno del loro valore nominale e ci sveniamo per pagare gli interessi sul debito. Un continuo trasferimento di valore da famiglie, imprese e sistema bancario verso i nostri creditori che sta trasformando l’Italia nel deserto dei tartari. Si potrebbe definire collaborazionismo. Il debito va rinegoziato o, in alternativa, vanno introdotti gli eurobond. Tertium non datur se non vogliamo morire. In alto i cuori!

 

Grillo e il duro attacco al Capo dello Stato

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«Le lacrime napulitane versate per coloro che sono detenuti sono sospette da parte di chi è parte fondante di questa classe politica». Grillo ricorda al Presidente della Repubblica il piano carceri che il Movimento aveva presentato a luglio e torna a sferrare un duro attacco a Napolitano:

«Nessuna risposta. C’erano le vacanze in Alto Adige, signor Presidente?» poi il Semplice Portavoce del M5S aggiunge «Ieri il presidente dei partiti (in quanto eletto dai loro nominati) Giorgio Napolitano ha detto che il M5S ha un chiodo fisso e se ne frega dei problemi della gente» ricorda Grillo che allora chiede al Capo dello Stato: «Cosa ha fatto su questi punti, signor Presidente? Con quale urgenza si è mosso in questi anni? Si è svegliato ora con una soluzione che non risolve nulla perché la maggior parte di chi verrà scarcerato in pochi mesi tornerà in galera, ruberà ancora, minaccerà ancora, si macchierà degli stessi reati». Per Grillo, in questo modo, «il richiamo per i delinquenti degli altri Paesi diventerà una sirena irresistibile». Oltre al piano carceri, ricorda Grillo, «il blog ha denunciato con filmati, inchieste, interviste le morti in carcere in questi anni. Lei dov’era, signor Presidente? Il blog ha prodotto un libro sugli orrori delle carceri italiane, lei lo ha letto, signor Presidente? Sa per caso chi è Niki Gatti, il ragazzo morto in carcere, signor Presidente? Il M5S ha chiesto più volte l’introduzione del reato di tortura non previsto nel codice penale, unico caso tra le nazioni occidentali, ne era a conoscenza, signor Presidente?». Insomma, «Lei sa meglio di chiunque che l’amnistia e l’indulto non risolvono il problema delle carceri e aggraveranno i conflitti sociali. Perchè lo fa allora, signor Presidente?».

Sulla proposta di Napolitano per l’amnistia e l’indulto «il sospetto che l’appello avvenga per salvare Berlusconi e una miriade di colletti bianchi è lecito», scrive Beppe Grillo sul suo blog dove accusa anche il capo dello Stato di non essere super partes. «Lei dovrebbe esserlo e non lo è quando attacca il M5S, che rappresenta otto milioni e mezzo di italiani». Noi, continua, «abbiamo un chiodo fisso, l’onestà, e non lo baratteremo con nessuno. Noi non molleremo, si metta l’animo in pace. Ccà nisciuno è fesso».

Dopo la marea di commenti degli attivisti sul suo blog, Beppe Grillo torna a chiedere al ‘popolò Cinque Stelle di esprimersi sul ‘caso Napolitano’. E rinnova l’invito alla cautela. «Esprimete il vostro pensiero in maniera corretta. Evitate il vilipendio al capo dello Stato» avverte in un post scriptum al suo post.

Si apre l’istruttoria contro Crimi e il post di Facebook

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“Come ho detto è iniziata un’istruttoria che cercherà di chiarire come si sono svolti i fatti, dopo di che si convocherà il consiglio di presidenza”, così Pietro Grasso a margine di un convegno Amintore Fanfani a palazzo Giustiniani parlando con i giornalisti a proposito del post su Facebook di Crimi, apparso nel giorno della seduta pubblica della giunta delle Elezioni e delle Immunità del Senato.

 

Vito Crimi rischia di salvare Berlusconi. Schifani accusa l’M5S

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Un errore ingenuo, troppo! Il regolamento della giunta delle immunità che giudica Silvio Berlusconi vieta di postare e mandare messaggi. Vito Crimi lo ha infranto e ha pubblicato sul suo profilo Facebook:

un commento di alcuni manifesti a firma “cuore azzurro” a difesa del Cav, comparsi questa notte a Roma.

Una scelta che ha scatenato le reazioni del Pdl. Il capogruppo al Senato Renato Schifani ha chiesto la sospensione della Giunta: “Denunciamo – spiega in una nota – al presidente Grasso un fatto gravissimo: mentre la Giunta delle Elezioni è in Camera di Consiglio, l’esponente del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, sta esprimendo su Facebook giudizi volgari e offensivi contro il presidente Berlusconi, violando il regolamento del Senato. Un comportamento intollerabile che conferma la bontà della nostra richiesta di ricusazione di alcuni membri della Giunta ed inficia gravemente la legittimità dei lavori del collegio”.

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Minacce in parlamento alla senatrice De Pin, si apre il casus belli

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Ha espresso la sua opinione, ha motivato la sua decisione di dare il voto al Governo Letta e per questo Paola De Pin, ex senatrice M5S ora nel gruppo Misto è stata minacciata dai suoi ex colleghi di partito. Le è stato urlato prima “Venduta”, poi un senatore M5S si è avviato verso il banco dove sedeva la De Pin e sono stati in un primo momento i senatori del Pd a proteggere la senatrice. prontamente poi sono intervenuti i commessi, mentre il  presidente Piero Grasso ha annunciato che il fatto sarà posto all’attenzione dei questori.

L’attacco però c’è anche chi sostiene che sia partito dalla De Pin stessa quando ha sostenuto che i suoi ex colleghi avevano  «compiuto un tradimento verso gli elettori che chiedevano il cambiamento» accusandoli di un «classico cinismo partitocratico ed intollerante».

Letta nella sua replica ha detto di sentirsi vicino alla senatrice De Pin e ha affermato che «Il travaglio che ha accompagnato in questi giorni le scelte di molti parlamentari e senatori è stato ed è stato pesante, significativo, di quelli che vanno rispettati. Li voglio ringraziare tutti, anche quelli che hanno scelto oggi di fare oggi delle scelte difficili ed «esprimo un ringraziamento e vicinanza alla senatrice Paola de Pin» e poi ha aggiunto  «Io penso e lo dico ai colleghi del M5S che il rispetto per la liberta della persona è la base della democrazia sostanziale; lo dico perché io rispetto e ascolto, ma non ne posso più di lezioni di morale da parte di chi minaccia perché uno ha cambiato idea».

L’intervista a Grillo che non andrà mai in onda

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Il Movimento 5 Stelle in Senato ha pubblicato sulla pagina ufficiale di Facebook il video i un’intervista dell’inviato di Ballarò a Beppe Grillo. La pubblicazione è stata motivata dicendo che la versione integrale non sarà mai messa in onda.

“Speri che noi non andiamo mai al potere perché scoperchieremmo i conti della Rai, e le spese per le società esterne, nonostante tutti i dipendenti che ha”, così ha dichiarato il Semplice Portavoce del Movimento ai microfoni di Ballarò.

Grillo continua: “Floris, tu guadagni più di un milione e mezzo l’anno ma il canale, insieme agli altri, perde 250 milioni. Floris, quando fai i sondaggini devi dire quante persone contatti e quanti non risponde. Non può il signor Pagnottelli (sic.) prendere in giro gli italiani. Se avete la coscienza di mandarmi in onda, mi rivolgo a quelli a casa: osservate meglio quello che vedete, visto che assistiamo a un depistaggio del servizio pubblico. L’informazione è appannaggio di gente stipendiata dal Partito Democratico…”.

Questa mattina è iniziata la manifestazione di protesta contro la Rai a viale Mazzini. Beppe Grillo è arrivato davanti la sede della Rai sotto una pioggia scrosciante. I giornalisti e cameraman presenti hanno provato a strappargli una dichiarazione: il leader M5S, una volta sceso dal taxi ha scherzato: “Occhio che c’è Casaleggio nel bagagliaio”.

 

I 15 grillini che potrebbero sostenere il nuovo governo

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Quei 10 piccoli indiani, potrebbero diventare i 15 grillini dissidenti. Allontanati dal Movimento, potrebbero trovar posto nelle file di una nuova maggioranza e sostenere il nuovo governo che si dovrà delineare nei prossimi giorni. Le elezioni auspicate da Grillo sembrano infatti una Chimera e c’è chi sente stretta intorno a sé la morsa fatta di regole e linee dettate al di fuori del Palazzo. Così al Senato 15 grillini, 13 dei quali non hanno votato l’elezione dell’ultimo capogruppo, sarebbero disponibili a dialogare con il Pd, ma forse sono molti meno quelli che appoggerebbero un Letta bis.

Ne parla Andrea Malaguti su La Stampa:

Al telefono da Firenze la senatrice Alessandra Bencini – considerata trattativista – dice di «sentire sulle sue spalle un peso enorme». La sua voce è disarmata, eppure nervosa, inquieta come il tremito di una tazza di tea appoggiata male sul piattino di ceramica. Si rompe. Piange. «Penso al futuro di questo Paese, ai miei figli, e non posso non interrogarmi su ciò che è giusto». E’raro vivere esperienze eccitanti senza pagarne il prezzo. Non pensava che fosse così alto. Da Palermo il senatore Francesco Campanella – trattativista anche lui – dice che «confrontarsi è necessario sempre, su ogni ipotesi».

Anche su quella di un Letta-bis? «L’ideale sarebbe un governo guidato da personalità terze. Letta potrebbe promettere di seguire parte dei nostri punti programmatici? Mi pare difficile. Ma se diventa Che Guevara ci rifletto. Ma soprattutto è importante che ci rifletta la rete». La rete. Non Casaleggio. Non Grillo. Al Senato il Movimento è spaccato in due. Quelli che seguono ciecamente i leader di Genova e Milano e quelli che chiedono a gran voce la consultazione del sacro web. Conta di più l’alto o il basso?

Al voto, al voto!!! Grillo vuole le elezioni, ma difficilmente le avrà

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Al voto! Al voto! Il blog di Grillo con il post dal titolo Rien ne va Plus è un inno alla gioia e l’auspicio di elezioni subito. Porcellum o non porcellum l’M5S invoca solo le urne sperando che, aiutati anche da una legge elettorale davvero “sui generis”, l’M5S possa davvero spiazzare gli altri partiti raccogliendo non solo i delusi del Pd, ma anche quanti, avevano creduto a un centro-destra diverso. Grillo ci ha abituato ai toni forti e alle uscite esagerate e anche questa volta non fa circonlocuzioni per raccontare, dal suo punto di vista, lo stato attuale della politica italiana e dettare, quello che a suo dire, possono essere le soluzioni per uscire da tutte le crisi che hanno strangolato l’Italia.

“Non era necessario un indovino per prevederlo. L’Italia non può più reggersi sulle spalle di un ultra ottuagenario che sta, volontariamente o meno non importa, esercitando poteri da monarca che nessuno gli ha attribuito. Napolitano deve rassegnare le dimissioni”,

così esordisce il Semplice Portavoce del M5S che poi aggiunge:

“L’Italia ha perso un anno a gingillarsi mentre l’economia stava precipitando. Rinvio dopo rinvio questi parassiti hanno tirato a campare mentre l’Italia tirava le cuoia. L’ultimo regalo l’assurdo aumento dell’IVA che colpirà le classi sociali più deboli. Un cambiamento immediato è necessario”.

E dopo il preambolo arriva il colpo di grazia:

“Bisogna tornare al voto. Gli italiani devono poter decidere se vivere o morire. Napolitano non si opponga. I prossimi mesi saranno per cuori forti. In alto i cuori”.

Ma quanti saranno i dissidenti tra le file del M5S? Nell’ultimo conteggio c’era chi avrebbe messo la mano sul fuoco su almeno 15 persone… ma poi l’aula si sa, è come il campo da calcio e la partita è tutta da giocare voto su voto!!!

  

I toni della politica che l’Italia non merita

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Tempo fa era stato Schifani ad alzare il dito medio verso gli italiani, poi di toni politicamente “sbagliati” ce ne sono stati molti. Dalle magliette ai finocchi in aula si è veramente visto di tutto. Oggi c’è stato l’ultimo “Va**a” pronunciato da Pina Picierno (Pd) che in un concitato discorso in Aula elencando le presunte parentele del M5S ha allontanato il microfono prima di pronunciare una parola che forse, in un periodo davvero drammatico della storia politica italiana, fa ancora più male ai cittadini. Sacrifici sono stati chiesti e sono stati fatti dai cittadini che continuano a dover subire la violenza verbale che si scambiano in Aula i rappresentati eletti dal popolo sovrano.

 

Grillo all’attacco, in tempo di crisi ci resta solo il «Poker con morto»

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Ma mentre Napolitano piange c’è Grillo che non perde tempo e posta la fine del Governo con un post dal titolo: «Poker con morto».

Come nei romanzi gialli per capire quello che sta succedendo ora bisogna fare un passo indietro. Tornare a quella notte né buia, né tempestosa di primavera quando si riunirono tre persone per decidere le sorti della legislatura. Ognuno di loro aveva qualcosa da guadagnare dalla partita a poker.
Napolitano la rielezione e, forse, la certezza della distruzione dei nastri delle sueconversazioni con Mancino, Bersani la presidenza del Consiglio per il pdmenoelle, Berlusconi la certezza dell’impunità. Su questo ultimo dettaglio investigativo vale la pena di soffermarsi. Perché stringere un patto di legislatura, o anche di semi legislatura che doveva durare almeno il tempo di mettere mano alla Costituzione per stravolgerla in senso presidenziale e per limitare la magistratura e insediare Capitan Findus Letta alla presidenza della UE con un condannato in pectore? A Napolitano si può imputare tutto, ma non l’ingenuità. E’ altamente probabile che a Berlusconi siano state date delle garanzie che in seguito non sono state rispettate, o più probabilmente non si è riusciti a far rispettare. In altri termini l’assicurazione della prescrizione per scadenza dei termini del processo che lo ha condannato in via definitiva per truffa fiscale. Altrimenti che senso aveva fare un governo intestato alla presidenza della Repubblica, che mai si è esposta come in questo caso? Per vederlo cadere rovinosamente per un processo e una condanna altamente probabile pochi mesi dopo? Berlusconi ha la faccia di chi pensa “Chi mi ha fregato?“. L’accelerazione della sentenza della Cassazione lo ha inchiodato come una farfalla al muro. Continua a sbattere le ali, ma non può più muoversi. E’ finito, e lo sa. Però gli altri giocatori non se la passano molto meglio. Barbara Berlusconi ha fatto una domanda sensata al pdmenoelle “Se mio padre è un delinquente perché ci governate insieme?“. La risposta non è ancora arrivata. Al pdmenoelle i delinquenti di lotta, ma soprattutto di governo, piacciono. Hanno quel fascino innegabile di appalti e di poltrone. E il terzo giocatore, Napolitano? Lui ha perso la partita, ma si ostina a negarlo come chi avendo sempre vinto (o almeno pareggiato) non riesce a darsi pace per la sconfitta. Si alzi dal tavolo di gioco, e prima di uscire, spenga le luci del Quirinale. Il morto, ma già lo sapevate, è la democrazia.

Il dramma al Colle, Napolitano piange su Spaventa, ma forse anche sulla crisi

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Giorgio Napolitano, ricorda i bei tempi che furono e si commuove in memoria dell’economista Luigi Spaventa, mentre afferma: “Le distanze e gli scontri sul piano delle idee tra maggioranza e opposizione – ha sottolineato il capo dello Stato – non producevano come oggi smarrimento di ogni nozione di confronto civile e di ogni costume di rispetto istituzionale e personale”.

Con la voce rotta dall’emozione spiega: “Quanto più tu abbia la ventura di inoltrarti in età avanzata nel tuo percorso di vita tanto più avverti il vuoto di quelle che sono state presenza assai care, venute meno via via meno nel corso degli anni. E finisci per avere il senso del dissolversi del tuo mondo come sfera di affetti radicati e di comunanze essenziali”. Forse nelle parole del Presidente della Repubblica c’è anche il difficile momento della politica italiana e il Governo Letta che sembra davvero condannato dall’interesse di chi sembrerebbe non avere il coraggio per fare un passo indietro e lasciare lo spazio a una destra che ancora potrebbe, insieme al Pd, attuare le riforme di cui l’Italia ha bisogno.

 

La politica a colpi di “Pasta e fagioli”

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C’era il tempo delle minestre riscaldate e oggi invece c’è la politica a colpi di pasta e fagioli. A inaugurare l’epoca sono stati Beppe grillo e Renato Brunetta. Il Semplice Portavoce del M5S ha infatti scritto sul suo blog:

“La ricetta di Brunetta per le coperture del Tesoro: “Soffritto, cipolla, sedano, carota, prezzemolo, un pò d’aglio per chi lo vuole, borlotti la sera prima a mollo…”.

La provocazione riprendeva un’intervista rilasciata 5 anni fa dal  capogruppo Pdl alla Camera durante un intervista ad Alain Elkann su La7 in cui Renato brunetta spiegava nei dettagli la ricetta della pasta e fagioli.

Una provocazione a cui Brunetta non ha fatto mancare la sua risposta: “Grillo finalmente viene allo scoperto e mi lancia la sfida sul soffritto e la pasta e fagioli. Del resto per lui i problemi degli italiani sono un pretesto per esercitarsi a fare il comico. Non vedo l’ora che abbia la stessa tempestività, venga allo scoperto e mi lanci la medesima sfida sulle coperture per Iva e Imu”.

Che succede alla Camera? Quella strana maggioranza sulla legge contro l’omofobia

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Che succede alla Camera? Una nuova maggioranza? Quella delle larghe intese Pd e Pdl non tiene e si spacca sul testo contro l’omofobia, ma nonostante il “no” del Pdl (che fatte poche eccezioni come Galan ha votato compatto), i “sì” sono riusciti comunque a mettere a segno il colpo con 228 consensi, 108 astensioni e 57 no. Ora il testo dovrà arrivare al Senato per la seconda lettura. Protesta anche da parte del M5S che a suon di baci in bocca ha polemizzato contro chi vuole “immolare i diritti sull’altare dell’inciucio”.  Dopo aver annunciato l’astensione sulla “legge farsa” sull’omofobia, i deputati M5S si sono alzati in piedi, si sono girati verso il compagno di banco e si sono baciati. Donne con donne, uomini con uomini. Alcuni, si sono abbracciati. Altri hanno alzato cartelli, che il presidente di turno Roberto Giachetti ha fatto fa ritirare. “Onorevole Nuti, se ha finito di baciare il collega, faccia ritirare quei cartelli”, ha sollecitato Roberto Giachetti, che presiede l’Aula. Si sta per votare la legge sull’omofobia. E il M5S, non soddisfatto del testo, parte all’attacco del Pd (“Cosa resta della vostra credibilità? Avete ceduto con arrendevolezza a una logica al ribasso, vi siete autocongelati”). Poi, Silvia Giordano, che è incaricata della dichiarazione di voto di astensione, dà il la alla protesta dicendo: “Un bacio e un abbraccio non possono fare male a nessuno”.

L’emendamento a firma di Walter Verini inserisce nella legge Mancino un’aggravante per i reati “fondati sull’omofobia o transfobia”. Poco prima del voto sull’aggravante, era stato dato il via libera, nonostante il no di Pdl, M5S e Sel, alla prima parte dell’emendamento, che stabilisce che “non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente”.

Lo scontro poi è avvenuto su un subemendamento presentato da Gregorio Gitti, Scelta Civica – votato dal Pd -, che esclude dall’applicazione le “opinioni espresse all’interno di organizzazioni di natura politica, culturale o religiosa”. Norma che sui social network è già stata ribattezzata “salva partiti come Forza nuova”, o “associazioni come “MilitiaChristi”.

Dunque lo scontro è servito: “Facciamo un ultimo appello: miglioriamo insieme questo testo, altrimenti il nostro voto – ferma restando la libertà di coscienza di ogni deputato – non potrà essere favorevole – dice Brunetta – I nostri sforzi di mediare sono stati vanificati dal Pd che vuole una legge ideologica e di bandiera”. Secondo Brunetta l’intesa è saltata per l’atteggiamento del Pd che ha voluto ”una legge di bandiera, una legge identitaria, ideologica, diretta non a tutti i cittadini ma ai propri elettori. Al Pd non importa che agli italiani arrivi un messaggio chiaro e unanime contro gli atteggiamenti omofobi, importa solo rivendicare il proprio ruolo, anche se questo può mettere a rischio la legge”. Infatti Brunetta sa già – dice – che saranno rivolte accuse al Pdl “di omofobia latente, che si cercherà di scaricare su di noi la rottura dell’accordo che invece ha voluto e sta volendo, Dio non voglia, il Pd: ma noi non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno, e al paese, ai cittadini abbiamo già dimostrato come, nei fatti, abbiamo contrastato questi atteggiamenti odiosi”. Ne è la chiara dimostrazione l’intervento in Aula, a Montecitorio, del deputato del Popolo delle Libertà Alessandro Pagano che ha precisato che il problema non sono “gli omosessuali sereni”, di cui “siamo anche amici”, ma “gli omosessuali ideologizzati”. “Pur di approvare una legge contro la famiglia e contro la libertà religiosa – secondo il senatore Lucio Malan – il Pd ritorna all’alleanza con il movimento di Beppe Grillo, che non manca di ringraziare con i consueti insulti . Con il testo che questi due partiti stanno portando avanti sarà reato dire che per un bambino è meglio avere un padre e una madre, o esprimere l’opinione che determinati comportamenti sessuali sono peccato. I deputati del Popolo della Libertà fanno molto bene ad opporsi e hanno tutta la mia solidarietà”.

#esigorispetto Grillo e l’attacco a Laura Boldrini sul blog

beppe-grillo-boldrini-tuttacronacaDuro attacco contro la presidente della Camera Laura Boldrini da parte di Beppe Grillo oggi, che pubblica un lungo post nel suo sito sottolineando come “Laura Boldrini non è stata eletta, ma nominata da Nichi Vendola“. La presidente viene inoltre definita “un oggetto di arredamento del Potere”. Il post, dal titolo “Rispetto #esigorispetto”, arriva il giorno dopo le polemiche a Montecitorio durante le quali un deputato pentastellato, Cristian Iannuzzi, accusando la Boldrini di non essere imparziale, ha affermato “Se non riesce a esserlo, si dimetta“. Di seguito il testo del post:

“Il Sistema, quel coacervo di partiti, lobby e interessi che sono spesso contigui con poteri occulti come la massoneria e occasionalmente compagni di viaggio di organizzazioni criminali non si è ancore reso conto, non vuole ammettere che il MoVimento 5 Stelle è il primo movimento italiano. L’unico democratico. I partiti, nessuno escluso, non lo sono. Hanno ignorato il referendum sull’abolizione del finanziamento pubblico, hanno nominato i loro rappresentanti in Parlamento con il Porcellum sottraendo la decisione ai cittadini, questo dal 2006, per due legislature con buona pace degli attuali proclami e pruriti presidenziali. Per i partiti gli italiani non devono avere alcuna voce. Quasi nove milioni di italiani hanno votato per il M5S per un cambiamento. Queste persone meritano rispetto. Vogliono cambiare democraticamente il Paese. Tra loro ci sono anche le 350.000 che hanno firmato nell’ormai lontano 2007 per la legge popolare Parlamento Pulito che nessuno di questi sedicenti rappresentanti del popolo ha neppure voluto discutere.

Rispetto, non voglio sentire i queruli rimproveri di una signora che dal suo scranno tratta i nostri rappresentanti come degli scolaretti. Chi le dà questa autorità? La Boldrini, un oggetto di arredamento del Potere, non è stata eletta, ma nominata da Vendola. Il suo partitino è entrato in Parlamento solo grazie alla truffa della coalizione con il pdmenoelle, alleanza subito rinnegata dopo le elezioni in un eterno gioco delle parti che esautora il cittadino da ogni decisione.

Rispetto. Esigiamo rispetto. I tafani della Repubblica, i saggi, discettano di Costituzione? Chi gli ha dato l’autorità per farlo? Non è previsto dalla nostra Costituzione che un presidente della Repubblica spogli il Parlamento delle sue decisioni con un gruppetto extraparlamentare con personaggi squalificati del calibro di Quagliarello e di Violante, lo smemorato di Palermo. Il M5S, la prima forza del Paese, non è stata neppure considerata. In questi cosiddetti saggi non è stato inserito neppure un nome del M5S. Per me è un vanto, ma è l’ennesima riprova che non c’è più alcun limite alla spregiudicatezza istituzionale.

E che dire della RAI, questo organismo politicamente modificato, prostituitosi ai partiti come una vecchia sgualdrina senza più pudore? Strumento di propaganda dei Casini, dei Monti, dei Renzi che vomita veleno sul M5S ogni minuto? Chi autorizza questi giornalisti ad agire indisturbati contro la prima forza democratica del Paese? Come è possibile questo scandalo? La Tarantola, Gubitosi, il cda , i direttori di testata? Signori, voi siete servizio pubblico, siete responsabili di fronte al Paese di disinformazione, è un reato gravissimo. Rispetto. Lo pretendiamo e ce lo prenderemo democraticamente, ma implacabilmente. Non accettiamo lezioni da chi si pone fuori dalla democrazia”.

Grillo attacca Bersani e la segretaria dell’ex segretario finisce nei guai

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«Se si vuole parlare con un movimento si va dal suo leader. Pier Luigi Bersani non lo ha mai fatto. È stata una mancanza di rispetto, perché noi, quanto a voti, siamo il maggior movimento italiano. Invece Bersani ha tentato di far passare dalla sua parte undici nostri senatori. Il Pd non è guidato da Guglielmo Epifani, l’attuale segretario, bensì dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano». Questo è ciò che ha denunciato, Beppe Grillo, in un’intervista a Die Zeit pubblicata da Repubblica. 

 Alla domanda se crede di poter governare da solo con il suo movimento, Grillo replica: «Ma certo! Noi presenteremo agli italiani già prima delle elezioni dieci-dodici candidati con un curriculum adeguato e il nostro programma, candidati che devono far parte del nostro governo. Non li nominiamo lì per lì come gli altri, che fanno ministri veline, massoni, e membri delle sette segrete».

«Noi – aggiunge – abbiamo già votato contro l’attuale legge elettorale in parlamento. Noi soli. Io voglio abrogarla e introdurre il sistema proporzionale ma solo dopo aver vinto con il sistema attuale» pur ritenendolo «totalmente ingiusto». 

«Noi siamo per l’Europa – fa inoltre sapere Grillo -, ma questa Europa germanocentrica di oggi non mi piace. Non ho nulla contro i tedeschi, ma la Germania di oggi non ha nulla a che fare con la filosofia dei grandi pensatori europei», «il problema – aggiunge – non è più l’euro, il problema è il debito. Noi paghiamo ogni anno 100 miliardi di euro per il nostro debito, e questo svuota qualunque progetto economico si persegua. Proporrò di rinegoziare il debito italiano. Gli eurobond mi sembrano un’idea che si concilia con l’Europa che immagino, cioè con l’idea della solidarietà».

Intanto oltre alle dichiarazioni di Grillo, arriva anche la chiusura dell’inchiesta per Zaia Veronesi, storica segretaria di Pierluigi Bersani. L’ex segretario del Pd naturalmente è in imbarazzo per quello che sembra essere un inevitabile rinvio a giudizio per una sua fedele collaboratrice. Ora il passo che la Veronesi può compiere, per evitare appunto un rinvio a giudizio, è quello di farsi interrogare di nuovo e cercare di dissuadere il pm dalle accuse che le vengono contestate. 

Quali sono le accuse?

La questione non è una notizia dell’ultima ora: per 22 mesi, cioè tra il 1° giugno 2008 e il 28 marzo 2010, la Veronesi lavorò a Roma per conto di Bersani, come d’altra parte aveva già fatto e come continuò a fare anche nei mesi successivi che però non rientrano nell’indagine. Perché dunque viene analizzato quel periodo? Perché Zaia Veronesi fu pagata dalla Regione con l’ inquadramento di dirigente professionale disposto dalla giunta guidata da Vasco Errani.

 Il ruolo della Veronesi era di «responsabile del raccordo con le istituzioni centrali e il Parlamento» quindi era normale che lavorasse a Roma negli uffici della Regione in via del Tritone, ma sembrerebbe che la segretaria di Bersani non avrebbe svolto quel ruolo, anzi avrebbe omesso di esercitarlo. Questa almeno è la posizione del pm Giuseppe Di Giorgio che ha inviato l’avviso di fine indagine, ultimo atto prima della richiesta di rinvio a giudizio. 

Zaia Veronesi è già stata ascoltata dalla Procura nell’ottobre 2012, ma non convinse i magistrati. Cosa viene contestato alla Veronesi? 

Di aver percepito indebitamente, nei 22 mesi in questione, 140 mila euro (lordi) di stipendio e 16 mila di rimborsi per le spese di missione. La Veronesi però affermò di aver lavorato per Bersani “solo la sera e nei ritagli di tempo”.  Insieme a lei è stato indagato anche Bruno Solaroli, l’ex capo di gabinetto di Errani. 

L’aumento dell’Iva sembra inevitabile, ma sarebbe un “triplo errore”

iva-aumento-tuttacronacaSembra sempre più inevitabile l’aumento dell’Iva, sempre che i tecnici del ministero dell’Economia non trovino le coperture, ossia circa 1 miliardo fino alla fine dell’anno. Altrimenti dal primo ottobre l’aliquota passerà dal 21 al 22%, con riflessi anche sulla sanità, già colpita da tagli, ticket e spending review. In caso di aumento dell’Iva, infatti, la spesa del Servizio sanitario nazionale subirà un’ulteriore crescita, pari a circa 150 milioni di euro l’anno. Che equivale al costo per assicurare le cure e l’assistenza sanitaria a 80 mila pazienti. Al momento sono svariati i servizi che il Ssn acquista e sui cui grava l’attuale aliquota del 21% come, tra gli altri, lavanderia, pulizia, assistenza informatica, smaltimento rifiuti. Ma soggette all’aliquota del 21% sono anche le spese per telefonia, elettricità, acqua, spese postali e di pubblicità. E ancora, si paga il 21% di Iva anche per l’acquisto di carburante, materiale di cancelleria, materiale tecnico per manutenzioni, guardaroba e pulizia. L’eventuale aumento dell’Iva andrebbe a incidere anche sugli acquisti di prodotti chimici, materiali diagnostici, lastre e dispositivi medici. Spiega una fonte istituzionale: “Nel 2011 le entrate globali da Iva sono state di 117,8 mld di cui circa il 70% con aliquota al 20% (poi diventata 21%). Quindi circa 82,5 mld. Un punto di Iva si può stimare con buona approssimazione che dovrebbe corrispondere a 4 mld che, con l’aumento dei prezzi nel 2013, potrebbero diventare 4,2 mld l’anno. In questo caso sulla sanità graverebbe solo il 3% circa del maggior gettito dell’Iva: poco meno di 150 mln”. Se si considera che la quota capitaria, ossia la cifra pro capite media che si stima essere necessaria per garantire la copertura finanziaria dei Lea, è di circa 1.800 euro, 150 mln corrispondono al costo per garantire le cure a circa 80 mila persone.

Dal canto suo il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, dai microfoni del Tg1 ha lanciato un ammonimento: “Gli accordi di maggioranza prevedevano che non aumentasse l’Iva ad ottobre, e così sarà. Altrimenti non ci sarà più la maggioranza”. Dal canto suo Confcommercio ha previsto, come effetti dell’aumento dell’Iva, un impatto sui consumi che amplifica il crollo stimato a fine anno a -2,4%, con una riduzione ulteriore dello 0,1%; incremento dei prezzi, tra ottobre e novembre, di +0,4%. La perdita di produzione comporterebbe, a regime, una riduzione di 10 mila posti di lavoro. Confesercenti indica invece tre ragioni per evitare l’aumento dell’Iva: peggiora la competitività in Europa, meno gettito, nuovo crollo dei consumi. Un triplo errore quindin come spiega l’organizzazione: “In primo luogo perchè peggiora la competitività del nostro Paese in Europa, soprattutto rispetto alle grandi nazioni come Francia, Germania e Spagna. L’Italia raggiungerebbe la Slovenia a un poco inviabile quinto posto nell’area dell’Euro». Inoltre «il gettito calerà e quindi l’operazione aumento Iva, sia palese o ‘mascherato’ attraverso la formula degli spostamenti dei beni fra le aliquote – diverrà un boomerang che contribuirà ancora di più a fare del nostro Paese l’unico ancora in recessione”. Terzo punto: l’aumento darà un altro duro colpo ai redditi delle famiglie e ai consumi, moltiplicando i rischi di chiusure di imprese e disoccupazione. “La strada maestra per far rimanere il rapporto deficit Pil entro il 3% è un’altra – afferma Confesercenti – ridurre la spesa pubblica colpendo gli sprechi e dando vita a una vera rivoluzione istituzionale”.

Polemiche a Montecitorio con l’M5S che attacca la Boldrini: “Si dimetta”

boldrini-m5s-tuttacronacaAccusandola di non essere imparziale, il deputato pentastellato Cristian Iannuzzi ha chiesto le dimissioni del presidente della Camera Laura Boldrini. Dice il “cittadino” 5 stelle: “Se non riesce ad esserlo si dimetta”. A Montecitorio si stava discutendo del provvedimento sull’omofobia quando sono iniziate le polemiche. A difesa del presidente sono intervenuti gli esponenti di Pdl, Pd e Sel. Roberto Giacchetti, si è poi rivolto ai deputati 5 stelle dicendo: “La presidente può sbagliare come tutti noi, perché siamo fallibili, ma rappresenta l’istituzione. La rappresenta anche fuori. Come tutti noi, può sbagliare, ma mettere in discussione che sia super partes è grave, anche per voi”.

Mentre l’Italia è in crisi il Pd si preoccupa della Champions!

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Salta la discussione sul finanziamento pubblico ai partiti… questa sera c’è la Champions! Ha dichiararlo sono i “cittadini” del M5S ce postano il “botta e risposta” dei deputati Pd:

“Fissiamo la discussione in Aula sul finanziamento ai partiti mercoledì?’. Bressa (Pd): ‘Noooo, c’è la Champions!!’”

Questo, secondo il M5S, sarebbe la motivazione per cui questa sera non si poteva tenere la commissione Affari costituzionali alla Camera. Naturalmente ora si attende almeno una smentita.

#maipiùmoderato. Grillo dal blog: “moderati si muore”

grillo-moderati-tuttacronacaBeppe Grillo chiama alla mobilitazione il popolo Cinque Stelle tramite l’hashtag #maipiùmoderato e lo fa con un lungo post sul suo blog. Tutto parte perchè il leader del M5S non se la sente più “di essere moderato, di rimanere entro “certi limiti“. Quali limiti? I limiti sono stati superati. Il Parlamento è formato da una schiera di servi. La Corte Costituzionale è un gerontocomio che prende decisioni, come sulla legge elettorale, dopo anni di pacate riflessioni. Il presidente della Repubblica rieletto per la seconda volta è di fatto anticostituzionale. La giustizia è bloccata da nove milioni di processi in corso che saranno smaltiti alla morte degli imputati. Un truffatore fiscale condannato in via definitiva invece di essere cacciato dal Senato è trattato come uno statista.” Stando questa la situazione, Grillo sottolinea: “Non voglio essere moderato mentre l‘Italia è stuprata. Essere moderato equivale oggi a girarsi dall’altra parte. Sono stanco di dover spiegare a dei rimbambiti dalla televisione per l’ennesima volta cose ovvie anche per un bambino. Cosa vuoi spiegare a chi non vuol sentire? La violenza non paga, è vero, ma è il Sistema a usare violenza contro i cittadini.” E spiega: “Lo fa ormai alla luce del sole. Mentire, rubare, corrompere sono diventati atti politici. Appartengono alla sfera della negoziazione, dei patti sottobanco, dello status quo, della realpolitik. Bottino Craxi non è un più un latitante, ma un perseguitato e il suo ex scudiero Amato, uno sgorbio istituzionale, una risorsa della Nazione.” A questo punto, una domanda: “Qual è il limite oltre il quale non ci sono più limiti?” Ancora Grillo spiega: “Gli indifferenti mi fanno più schifo dei delinquenti. Stanno a guardare, come se la cosa pubblica non gli appartenesse e poi votano per mantenere i loro piccoli e grandi privilegi. Guardare i telegiornali di regime ti fa ribollire il sangue, ma devi rimanere calmo, moderato, sulla poltrona con tua moglie che ti chiede di non gridare. “Non ti sentono! E’ inutile!“. Tu devi sfogarti in qualche modo o buttare la televisione dalla finestra, ma devi moderarti come quando qualcuno ti dice che “bisogna” fare qualcosa mentre lui, questo parassita, non muove un dito, né lo ha mai mosso in vita sua, vero guardone della democrazia. Essere moderati, parlare forbito, non alzare i toni, non dire nulla di sconveniente mentre ti svaligiano la casa, ti tolgono la sovranità nazionale, ti rubano il futuro. Questo vogliono. Moderazione, silenzio, educazione. Prendete esempio dalla compostezza di un Napolitano, dalla serietà di Capitan Findus Letta, dalla controllata sicumera di D’Alema, dai leader dei moderati Monti e Casini. Non siate sgarbati, non dite parolacce, non turbate l’ordine costituito. Questi sventolano un drappo rosso verso i cittadini. Moderati si muore.” E quindi l’avviso: “Noi supereremo i limiti. Usciremo dalla gabbia. Saremo maleducati, civilmente maleducati. E, con la massima cortesia, li manderemo a fan***o.”

Condannato Grillo dalla Cassazione per diffamazione

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Alla fine il verdetto della Corte di Cassazione per Beppe Grillo è arrivato e oggi la sesta sezione civile ha condannato il semplice portavoce dell’M5S a pagare 25mila euro più interessi come forma di risarcimento per aver dato del “tangentista” a Giorgio Gavagno, ex sindaco di Asti, durante un affollato spettacolo al Teatro Alfieri di Asti.

Come si legge su Wikipedia, Giorgio Galvagno, ex sindaco di Asti, non è un tangentista:

Nel 1996 ha patteggiato 6 mesi e 26 giorni di carcere per inquinamento delle falde acquifere, abuso e omissione di atti ufficio, falso ideologico, delitti colposi contro la salute pubblica (per l’inquinamento delle falde acquifere) e omessa denuncia dei responsabili della Tangentopoli astigiana nello scandalo della discarica di Valle Manina e Valleandona (smaltimento fuorilegge di rifiuti tossici e nocivi in cambio di tangenti). 

“Le motivazioni saranno note nei prossimi giorni – ha dichiarato l’avv. Luigi Florio che ha difeso Galvagno in tutti e tre i gradi di giudizio – ma appare fin d’ora chiaro che la Suprema Corte non ha accolto la tesi difensiva che invocava per Grillo la discriminante del diritto di satira”.

“Le sentenze di primo e secondo grado – ha proseguito Florio – sono state assai precise nel puntualizzare che anche le espressioni offensive possono costituire satira purchè non siano, come è avvenuto in questo caso, oltre che inveritiere anche espressione di un comportamento meramente aggressivo”.

 

La politica dell’M5S è terapia di gruppo?

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Quali sono i problemi fondamentali del M5S?
I «personalismi», la «mancanza di una piattaforma», la «mancanza di riflessione comune sugli obiettivi», la «condivisione degli elementi base del M5S», i «post di Grillo», la «frustrazione per obiettivi e ruoli», «l’aggressività e il grillismo». Il dibattito si fa intenso, tanto che Elisa Bulgarelli – e non solo lei- vorrebbe rimandare a domani, perché sono argomenti che richiedono «un dibattito molto approfondito». Nicola Morra, sostenuto da Vito Crimi, chiede invece di non fermarsi: «Non rimandiamo a domani, apriamo subito il dibattito. Mezza Italia è in attesa di questo nostro dibattimento»

Problemi vecchi e nuovi, già attraversati negli anni ’70 dall’allora partito comunista. Non c’era la rete ma c’è la linea politica che si scontrava con la coscienza personale. Era disdicevole andare a vedere “Guerre stellari”, ma ci si annoiava ai film russi che il partito imponeva. E’ il solito dilemma tra ortodossia partitica e realtà sociale. E’ anche ovvio l’avversione dei grillini verso la stampa: «I giornalai – parola usata da tutti in modo sarcastico, ndr – sono al servizio del potere». E su questo l’assemblea grillina si è mostrata compatta. «Abbiamo i social network – dice Gianluca Castaldi – per comunicare con i media abbiamo un portavoce oppure comunichiamo con i media previa una condivisione». Ma l’appello di molti è: non rilasciate dichiarazioni ai giornalisti. Paola Taverna polemicamente chiede: «Ma perché rilasciate delle interviste prima di un’assemblea che va in streaming? È una curiosità a livello umano, da non politica quale sono e quale voglio rimanere».

Il problema è non la stampa ma semmai la comunicazione. Cioè riuscire  a far passare un messaggio, attraverso un media. Il pubblico raggiunto attraverso un tg è diverso, infatti, da quello di un social.

È stata la senatrice Elisa Bulgarelli a spiegare le regole del gioco: «Ci dividiamo in sei gruppetti da sei senatori circa. Tre, i gruppetti con il numero dispari, si occuperanno della cronologia dei fatti, di stabilire oggettivamente cosa è successo. Gli altri tre (con il numero pari) devono scomporre quello che è successo in questi ultimi giorni, tutto questo caos in problemi che possono essere risolvibili. Ogni gruppo lavorerà a sé. Poi i gruppi si scambieranno».

Ma la politica è terapia di gruppo?

Grillo rischia l’accusa di procurato allarme per il parmigiano alla diossina?

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“Una giornata particolare con il pdl e il pdmenoelle che esultano per l’accensione dell’inceneritore di Parma contro cui il M5S si è battuto usando ogni forma legale. Esultano per le neoplasie future degli abitanti di Parma, per il cibo avvelenato della Food Valley. Chi mangerà in futuro parmigiano e prosciutti imbottiti di diossina? L’inceneritore è inutile e brucerà rifiuti provenienti da ogni dove, ma loro sono contenti”. Immediate arrivano le risposte di Nunzia De Girolamo, ministro delle politiche agricole “Grillo è un incosciente” e del presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi “Grillo evidentemente non conosce la materia”. Il presidente della Copagri Franco Verrascina dice: “crediamo che occorra fare molta attenzione per le potenziali gravissime ricadute economiche e sociali che l’accostare ipotetiche future neoplasie al consumo di Parmigiano o prosciutto potrebbero innescare”. In poche parole Beppe Grillo potrebbe, secondo alcuni, tra cui il quotidiano Il Giornale, anche rischiare l’accusa di procurato allarme per il parmigiano reggiano o il prosciutto alla diossina. La De Girolamo poi sottolinea anche che “l’agroalimentare italiano di tutto ha bisogno tranne che di affermazioni gratuite dai toni apocalittici che rischiano di screditare uno dei comparti più importanti della nostra economia e il duro lavoro dei nostri produttori che hanno saputo conquistare e mantenere in tutti questi anni una posizione di leadership e di grande reputazione internazionale”.

Ma diossina e inquinamento sono problemi drammatici… in altri territori d’Italia come la Terra dei Fuochi tumori e malattie respiratorie sembra che stiano lasciando segni indelebili nella popolazione, anche se non ci sono i dati per mettere in correlazione i due fenomeni. Non sarà il caso di preoccuparsi per Parma, ma prima di gridare solamente alle perdite economiche sarebbe opportuno un’attenta analisi scientifica sui timori lanciati da Grillo e dai M5S. Saranno eccessivi o strumentali, ma su queste cose è meglio non scherzare. Vogliamo seguitare a mangiare e commerciare il prosciutto e il parmigiano, ma in totale sicurezza per noi e per i clienti esteri!

La corte dà ragione a Grillo sulla guerra del cachet

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Ci è voluto un anno e molti scambi al vetriolo, ma oggi la Procura di Genova pone fine a ogni diatriba. Secondo i giudici Beppe Grillo  non ha mai preso solodi in nero ai tempi in cui si esibì per la Cisl, al contrario di quel che disse in radio l’ex segretario confederale del sindacato Giovanni Guerisoli. E per questo lo stesso Guerisoli, insieme a Giuseppe Cruciani, conduttore della popolare trasmissione tv La Zanzara in onda su Radio 24, rischia di finire a processo per diffamazione aggravata, alla ripresa della piena attività giudiziaria dopo la pausa estiva.

Ma cosa avvenne? Cosa è stato contestato a Beppe Grillo?

Era il maggio 1996, l’anno in cui Romano Prodi, alla guida del centrosinistra, con il partito dell’Ulivo, vinceva le elezioni contro Silvio Belusconi.  La Cisl lo ingaggiò per uno spettacolo a margine d’una riunione di quadri a Rimini, e lui si esibì davanti al gotha della Cisl medesima: non solo Guerisoli ma pure Sergio D’Antoni.

Un anno fa iniziano le voci e le diatribe fra lui e il centrosinistra in materia di feste, ospitate, compensi, fatturazioni e cachet.

Tutto era arrivato con l’attacco diretto di Grillo contro la performance di Roberto Benigni alla festa dem di Reggio Emilia, di circa un anno fa. In quell’occasione fu Lucio Presta, manager di Benigni, spiegò che non era stato fissato alcun compenso “preventivo”, ma l’attore-regista intascò una percentuale sui biglietti venduti per lo show. Poi il contrattacco e l’amplificazione durante una puntata della Zanzara, che vide ospite Giovanni Guerisoli, intervistato da Cruciani che ironicamente domandava  se il Grillo che sparava contro l’iniziativa democratica e i presunti pagamenti a Benigni fosse lo stesso che «per uno spettacolo del 1999», chiese alla Cisl «dieci milioni in nero». E come riporta il Secolo XIX “aggiungendo che quelle condizioni furono accettate, ma che in seguito il sindacato ebbe problemi a giustificare le uscite”.

 La prima risposta di Grillo du via twitter: «Tutto falso, querelo Guerisoli». E con il trascorrere delle settimane pure gli attuali vertici Cisl presero un po’ le distanze dal loro dirigente storico.   Guerisoli forse si confonde, fecero sapere, poiché di quella serata dovrebbero esserci fatture e soprattutto si svolse tre anni prima in un altro luogo (non Numana in provincia di Ancona come fu riferito in diretta, ma appunto Rimini

Come andarono, davvero, le cose? Beppe Grillo sulle prime replicò secco via twitter: «Tutto falso, querelo Guerisoli». E con il trascorrere delle settimane pure gli attuali vertici Cisl presero un po’ le distanze dal loro dirigente storico, che con il tempo aveva drasticamente ridimensionato l’impegno politico limitandosi all’amministrazione di Grottaferrata (Roma):Guerisoli forse si confonde, fecero sapere, poiché di quella serata dovrebbero esserci fatture e soprattutto non si svolse nel 1999, ma nel 1996 e non fu a Numana in provincia di Ancona come fu riferito in diretta, ma a Rimini.

Beppe Grillo portò immediatamente le carte per sostenere la regolarità della prestazione e il magistrato ha precisato che  la circostanza del pagamento in nero è «falsa». E chi accusò Grillo, a meno che non si materalizzi una transazione fuori dal tribunale con successivo ritiro della querela sarà processato.

“Il tempo delle mele è finito”: così Grillo sul blog

letta_elmetto-tuttacronacaIl tempo delle mele è finito. S’intitola così l’ultimo post che appare sul blog di Beppe Grillo dove il leader del M5S dichiara che “Adesso non c’è più tempo. O vanno a casa loro, o va a casa il Paese. In mezzo non c’è nulla”. E avverte: “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Prepariamoci alle elezioni per vincerle”. Il post continua: “I tempi che ci attendono non sono fatti per portaborse, comparse, cortigiani, inciucisti, voltagabbana, politichini costruiti in laboratorio come Letta e Lupi, ectoplasmi che sono persino riusciti a evitare la leva militare”. Quindi un affondo contro il governo, accusato di trattare gli italiani alla stregua di servi: “Questi vanno cacciati a calci nel c**o. Ogni voto, un calcio in c**o” scrive, suonando la chiamata alle armi del popolo dei Cinque Stelle. “Il Sistema protegge se stesso come una belva feroce. Non cede su nulla. Nessun taglio ai privilegi, dalle pensioni d’oro, ai finanziamenti elettorali”. C’è, afferma, “l’indifferenza più completa verso la volontà popolare”. E ancora si legge: “Spesso mi chiedo cosa ci stiamo a fare in Parlamento, nessuna nostra proposta è stata accettata. Nessuna legge parlamentare è stata approvata. La farsa di un presidente della Repubblica eletto da Berlusconi (ricordate i suoi applausi alla nomina e il sorrisone da cumenda da guancia a guancia?) che disegna da anni strategie fallimentari come investito da un’autorità suprema, prima Rigor Montis, poi Capitan Findus Letta, sta andando avanti come se niente fosse successo. Di economia nessuno parla più mentre il Paese viene strangolato”. Per quel che riguarda il Movimento 5 Stelle, “è il primo partito italiano ed ha ottenuto soltanto una presidenza di commissione, quella della Vigilanza Rai. Le altre, che ci spettavano, tra cui il Copasir, se le sono spartite i partiti. Prima coalizzati per il voto, poi dissociati per le poltrone e per l’occupazione militare delle istituzioni”. Affrontando poi il tema della riforma della legge elettorale, spiega che solo qualche “anima bella” pensa di poter correggere ora il Porcellum. “E’ necessario tornare immediatamente alle elezioni e poi, se governerà il M5S, cambiare in senso democratico la legge elettorale, farla approvare da un referendum e incardinarla in Costituzione. C’è forse qualche anima bella che crede di poterla cambiare con chi non ha mosso un dito in otto anni e che vorrebbe una Repubblica presidenziale con il Parlamento ridotto a uno stuoino?”. Ricorda quindi che “il M5S è stato l’unico a votare in Parlamento perché il Porcellum decadesse. Le 350mila firme di Parlamento Pulito per introdurre la preferenza sono state lasciate marcire dal 2007 da tutti i partiti, nessuno escluso, e dalle istituzioni”. Si lamenta quindi: “Mai sentita una parola in proposito da Napolitano”. E soprattutto: “Qualche grande firma si informi prima di sparare caz***e”. Ma nel lungo post Grillo attacca anche la Rai: chiede di fare “pulizia” in una tv lottizzata di partiti, lanciando un messaggio ai vertici: “Tarantola, la avverto insieme ai consiglieri, la partita per la trasparenza della Rai è appena iniziata”. Grillo ricorda infatti che il presidente della commissione Vigilanza, Roberto Fico, ha “chiesto ufficialmente” notizie sulle società “che si incamerano un miliardo all’anno dalla Rai, le cosiddette ‘happy five’, a Tarantola e al Consiglio di amministrazione”. “Questi spudorati, all’unanimità, hanno risposto che non possono fornirgli i dati”, ricorda Grillo che lancia il suo avvertimento alla dirigenza e ripete: “La Rai è occupata dai partiti e dai loro manutengoli. Ci vuole una grande operazione pulizia”.

Beppe Grillo sostiene la Fratellanza e attacca l’Italia!

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Ecco l’ultimo post di Beppe Grillo, che semplifica la complessa situazione egiziana e attacca ancora una volta l’Italia, che secondo lui, è una comparsa.

In Egitto è avvenuto da tempo un colpo di Stato, ma nessuno sembra volerlo ammettere. L’Occidente, Stati Uniti in particolare, si sono voltati subito da un’altra parte. La loro. Morsi nominato primo ministro in regolari elezioni è stato deposto dopo manifestazioni di piazza nell’indifferenza generale. Con questo metro di giudizio in Europa avrebbero dovuto dimettersi parecchi governi. I militari hanno preso il posto di Morsi senza nuove elezioni. Nessuno ha battuto ciglio. Ora è il tempo delle stragi, l’assassinio da parte dell’esercito di centinaia (forse migliaia) di civili che vogliono ripristinare la democrazia. Ma, ancora una volta, l’Occidente tace. Al più lancia qualche flebile richiamo attraverso quella farsa in campo internazionale che si chiama UE. Gli Stati Uniti sono il salvadanaio d’Egitto. Ogni anno versano alle casse egiziane 1,3 miliardi di dollari. Non è un atto di beneficenza. Questa montagna di denaro serve per lo sviluppo degli armamenti egiziani e a mantenere il trattato di pace tra Egitto e Israele. Il principale interlocutore degli americani in Egitto è sempre stato l’esercito. Se venisse riconosciuto il colpo di Stato, gli Stati Uniti dovrebbero ritirare gli aiuti e perdere gran parte del controllo sugli eventi futuri.
Morsi è stato sostenuto principalmente dai Fratelli musulmani, i cui membri sono massacrati in questi giorni per le strade e i loro corpi ammassati nelle moschee. L’ONU è un fantasma che ricorda per la sua inconsistenza la Società delle Nazioni di prima della guerra. L’Occidente sempre pronto a condannare e a intervenire, anche con la forza, come è avvenuto in Libia, ora in parte sotto il controllo di Al Qaeda, (ma nessuno deve dirlo) o in Mali, per proteggere i suoi interessi, non vede, non sente, non parla. Chi ha ordinato la strage va processato da organismi internazionali come è avvenuto in Serbia. Il governo dei militari va disconosciuto senza alcun distinguo. Nuove elezioni vanno indette al più presto. Per l’Occidente la democrazia è un concetto relativo, che si applica caso per caso, quando gli conviene. Per i militari egiziani non si applica. La polveriera Egitto rischia di travolgere ogni equilibrio in Medio Oriente e in tutto il Mediterraneo mentre l’Italia fa da comparsa. Il ruolo che le riesce meglio.

Nuti, M5S, un’ariete contro il Colle? “L’Italia non ha più il Presidente”

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Dopo la nota sul caso Silvio Berlusconi, l’M5S, attraverso il suo capogruppo Riccardo Nuti attacca il Presidente della Repubblica:

“Secondo me l’Italia non ha più un Presidente della Repubblica. Un Presidente della Repubblica dovrebbe dire basta a queste indecenze e non incitarle!”.

Nuti aggiunge anche:

“Come può un Presidente della Repubblica avallare delle riforme costituzionali derogando la Costituzione stessa? Come può definire che questo Governo sta facendo cose importanti quando ha solo effettuato rinvii e i cittadini percepiscono il nulla da questa azione lodata da Napolitano? Come può un Presidente della Repubblica chiedere a questo governo una riforma della Giustizia? Un governo ricattato da un condannato per frode fiscale, un corruttore (processo Mills), e con in corso altri processi, dovrebbe riformare la giustizia?”

Julian Assange scende in politica e s’ispira a Grillo

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Julian Assange, fondatore di WikiLeaks si lancia in politica e lo fa con al fianco anche suo padre  John Shipton. Ma che politica vuole fare Assange? L’attivista svedese ha rilasciato un’intervista a Il Venerdì e ha parlato a lungo della stima che lui ripone in Beppe Grillo e nel M5S.

Julian Assange ha affermato:

“Io non sono un multimilionario né un comico. Però ho osservato che ha fatto in Italia: lui e Roberto (Gianroberto Casaleggio) hanno dimostrato che si può costruire una strategia mediatica efficace senza capitali”. 

Mentre il padre si spinge oltre e parla proprio di “un insegnamento nuovo” che ha dato Grillo al mondo politico:

“All’inizio abbiamo dato vita a una campagna per raccogliere 700 mila dollari. Pensavamo di usarli per giornali e tv. Poi abbiamo osservato l’esempio del Movimento 5 Stelle e abbiamo capito che si può fare diversamente. Certo, noi non abbiamo un comico come Grillo”.

Ma il padre è anche conscio dei limiti del suo Paese, sicuramente l’Australia non è l’Italia:

“Non possiamo dire vaffa****o, come ha fatto Beppe Grillo: la società australiana non è come quella italiana”.

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Post aperto: Grillo lancia la provocazione chi risponderà?

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“Chi comanda in Italia?” Comincia così il nuovo post di Beppe Grillo, che in questo giovedì d’agosto, con molti italiani al mare, ripropone l’annosa questione di chi davvero può cambiare l’Italia. Ma se Letta appare ottimista e vincente, Grillo punta invece sul pessimismo (forse più realista) e su un blocco istituzionale, non tanto dettato dalle vicissitudini interne ai partiti di maggioranza, ma quanto alle pressioni sterne e internazionali. E così scrive:

“Non comanda il Parlamento che non legifera più e che ha, come unico compito, l’approvazione di decreti legge ripieni di nulla del Governo di capitan Findus Letta. Non comanda quest’ultimo che non riesce neppure a decidere quando e come fare pagare l’IMU o se aumentare di un punto l’IVA. Allora è il popolo che comanda? Gli elettori? Neppure per sogno. I referendum (solo abrogativi) non vengono rispettati come per l’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti e le leggi di iniziativa popolari non sono neppure discusse, come per Parlamento Pulito. Se Parlamento, Governo e elettori non comandano, chi comanda in questo Paese? Non comandano le piccole e medie imprese che non hanno alcuna voce in capitolo pur tenendo in piedi il Paese. E neppure i contribuenti, trattati come pezze da piedi, pagano le tasse più alte d’Europa per servizi e sprechi indecenti. Non comandano le nuove generazioni che non hanno futuro e emigrano con lo zainetto in spalla, come una volta i nostri vecchi con le valige di cartone. La massoneria è ovunque, è vero, ma più che comandare si infiltra. La criminalità organizzata si è internazionalizzata e l’Italia è un mercato in contrazione, marginale. La burocrazia, che in apparenza comanda, è in realtà un automa impazzito, senza controllo. Chi comanda allora in questo Paese? Se non comandiamo noi allora devono comandare gli altri, tutti insieme e ognuno per la parte che gli interessa. La politica economica la detta la Germania, la politica estera gli Stati Uniti che ci usano come portaerei nel Mediterraneo, la politica industriale la Francia (e non solo). La politica sociale la imposta, spesso con leggi incomprensibili, la UE. La politica di bilancio la impone la BCE. L’indirizzo morale e religioso il Vaticano. “Va beh“, direte, “e noi quando c…o comandiamo?“. “Almeno in casa nostra, dopo averla pagata con decenni di mutuo?” Neppure lì si è al sicuro. Un esproprio da parte di Equitalia è sempre possibile se non hai pagato quella multa di qualche anno fa di cui ti sei dimenticato o a causa una dichiarazione dei redditi incompleta del commercialista. “Padroni a casa nostra!“, diceva un tempo un partito ormai estinto. Mai profezia fu più fallace.
Per te chi comanda in Italia?”

E l’invito si rivolge a tutti coloro che, nonostante il caldo, l’estate e le ferie vogliono comunque contribuire a dire la loro in questa politica, a volte troppo attenta a se stessa e poco ai cittadini, volta a tutelarsi e autotutelarsi, piuttosto che lanciarsi con slancio in sfide davvero rivoluzionarie. Forse non c’è margine di manovra, forse non ci sono i numeri, forse questa legislatura dopo pochi mesi deve fare i conti con delle larghe intese che sembrano non tenere più… Forse! Ma allora se tuto è un gioco di sottili equilibri, alla fine chi comanda in Italia?

Polverini avrebbe detto: i disoccupati sono degli sfigati che aspettano i soldi

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Se fosse vero sarebbe l’ennesima caduta della deputata Renata Polverini. La frase sarebbe stata pronunciata al Comitato dei nove. A darne notizia è il deputato Salvatore Micillo del MoVimento 5 stelle presente in seduta che ha spedito immediatamente un tweet:

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“i disoccupati sono degli sfigati che aspettano i soldi”

Non è passato in osservato in rete e la polemica è montata. Tra indignazione e sorpresa sono stati molti gli utenti a voler far sentire la loro voce.

Aggiornamento 8 agosto 2013, 17,05:

«Hanno frainteso, saranno querelati», così Renata Polverini nel  botta e risposta, tra lei e i due deputati del M5s Alessio Villanova, vicepresidente del M5S alla Camera e il capogruppo M5S Riccardo Nuti che avevano riportato la frase incriminata sui social network. Altri dettagli poi sono emersi su quella frase e sul Facebook di Riccardo Nuti si legge:

«Ieri sera in aula stavamo votando un testo errato durante la dichiarazione di voto sul decreto legge lavoro. Successivamente la Polverini (presidente di quel comitato dei 9 che gestiva il dl lavoro) ha definito i disoccupati ” sfigati che aspettano i soldi” e poi ha offeso il nostro vice-capigruppo Alessio Villarosa»

Anche Villarosa aggiunge altri particolari: «Aveva fretta – racconta – Ad un certo punto ha detto che aveva da fare e non poteva passare tutta la notte lì con i provvedimenti per questi sfigati dei disoccupati».

La parlamentare del Pdl ha poi ribadito:

«Ho dato immediatamente mandato ai miei legali a presentare una querela nei confronti dei deputati Villarosa e Micillo», spiega la deputata, che prosegue: «Non ho utilizzato nessuna espressione di ingiurio e, in realtà, è avvenuto esattamente l’opposto di quanto dichiarano i due deputati: il M5S aveva intenzione di bloccare il provvedimento ormai in votazione e di rinviarlo alle commissioni con il chiaro intento di farlo decadere e impedendo di fatto la messa a disposizione di strumenti normativi ed economici che danno più opportunità ai disoccupati «sfigati» inteso come sfortunati in gergo popolare».

Berlusconi dal bunga bunga al bondage?

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Il presidente della Commissione di Vigilanza Rai e deputato del M5S Roberto Fico, in apertura del videoforum su Repubblica.it ha affermato:

“Napolitano dopo la sentenza di Berlusconi ha espresso la volontà di fare la riforma della giustizia: lo trovo gravissimo. Secondo noi questo è impossibile”.

Sempre Fico ha sottolineato che quello del presidente della Repubblica “È stato un comportamento poco decoroso ed è normale che ora il Pdl faccia pressing perché ora ci sia la riforma”.

Il deputato pentastellato ha poi posto l’attenzione sull’immensa copertura politica di Silvio Berlusconi:  “Sui giornali si legge delle tensioni, della destra opposta alla sinistra, ma la situazione reale non è questa: Berlusconi ha la più grande copertura politica che è il Pd. In Parlamento c’è una calma piatta: l’ultimo esempio è l’emendamento appena presentato dal Movimento 5 stelle contro la legge Salva-Previti: Pd e Pdl hanno votato entrambi no e questo è incredibile. Lo scontro di cui leggiamo non c’è”. Per Fico Pd e Pdl “fanno un gioco erotico estremo molto pericoloso che si chiama bondage: con una corda al collo si stringono e si lasciano l’uno con l’altro fino a quando non muore prima l’uno e poi l’altro”.

Fico conclude:  “Il Pdl è più trasparente. Il Pd, che ha una storia e un’ideologia, non è più quello che dice di essere. È il Pd che governa con un condannato per frode, mica il Movimento 5 Stelle. Il Pd è subdolo, strisciante e falso”.

Twitter di Grillo dopo la sentenza mediaset: Berlusconi è morto. Viva Berlusconi

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Beppe Grillo su Twitter ha commentato la sentenza sul processo Mediaset scrivendo: “Berlusconi è morto. Viva Berlusconi.” Pochi minuti dopo un secondo tweet: “Il pdmenoelle è oggi senza stampelle, senza maschera, senza rete, senza l’amico di sempre.”

Il video del M5S: citano la supercazzola e Amici Miei

Quagliariello-m5s-supercazzolla-tuttacronacaIl Movimento 5 Stelle ha pubblicato, sul suo canale YouTube Parlamento, l’intervento del ministro Quagliariello in Commissione Affari Costituzionali.

”Pur di prendere tempo e far slittare il finanziamento ai partiti, il ministro disquisisce sul nulla per ore”, spiega la didascalia che accompagna il video che, come scrive “Repubblica” citando il mitico film “Amici Miei”, appare essere una vera e propria “supercazzola”. 

  

Emergenza Legge Elettorale: voto i primi di ottobre

leggeelettorale-tuttacronacaE’ stato il Pd ad avanzare la procedura d’urgenza per la legge elettorale che è stata oggi approvata all’unanimità e approderà a settembre alla camera per poi essere approvata entro i primi di ottobre. La procedura giunge durante l’attesa dell’ormai imminente decisione della Cassazione sulla condanna a 4 anni di carcere ed a 5 di interdizione dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi mentre si avvicina anche il congresso democratico per la successione di Guglielmo Epifani. Cambio di direzione dei democrati quindi, che chiedono modifiche immediate al’  Porcellum dopo aver sostenuto la linea della subordinazione della nuova legge elettorale, solo al termine del percorso di riforme istituzionali disegnato da Enrico Letta. Quello che ancora è da chiarire è il significato di “stato di necessità” e quale sia il modello che la maggioranza è intenzionata a discutere. Da più parti sono giunte voci di “soddisfazione” per l’unanimità riscontrata tra i capigruppo. Dario Franceschini, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha spiegato ai cronisti: “In questo modo sarà possibile arrivare al voto per gli inizi di ottobre”. Il governo ha accolto con soddisfazione l’inserimento dei provvedimenti nel calendario di agosto alla Camera.

Fasano invade i banchi dell’M5S si rischia la rissa in Parlamento. Video!

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Al senato si discute del decreto “Lavoro-Iva” e il senatore Pdl Enzo Fasano invade i banchi del Movimento 5 Stelle ed inizia ad  attaccare il deputato Vincenzo Maurizio Santangelo. Maurizio Gasparri ha richiamato subito all’ordine il suo compagno di partito.

Francesco De Gregori e quella sinistra che non c’è più

Francesco De Gregori-tuttacronacaRilascia un’intervista fiume al Corriere della Sera il cantautore Francesco De Gregori che spiega come il suo interesse per la politica sia “molto scemato” rispetto al passato. “Ha presente il principio fondativo delle rivoluzioni liberali, ‘no taxation without representation?’. Ecco, lo rovescerei: pago le tasse, sono felice di farlo, partecipo al gioco. Però, per favore, tassatemi quanto volete, ma non pretendete di rappresentarmi”. E’ lui stesso a raccontare di aver votato ” Monti alla Camera e Bersani al Senato. Mi pareva che Monti avesse governato in modo consapevole in un momento difficile. Sono contento di com’è andata? No. Oggi non so cosa farei. Probabilmente non voterei. Con questo sistema, tanto vale scegliere i parlamentari sull’elenco del telefono”. Il cantautore politico per eccellenza spiega: “Continuo a pensarmi di sinistra. Sono nato lì. Sono convinto che vadano tutelate le fasce sociali più deboli, gli immigrati, i giovani che magari oggi nemmeno sanno cos’è il Pd. Sono convinto che bisogna lavorare per rendere i poveri meno poveri, che la ricchezza debba essere redistribuita; anche se non credo che la ricchezza in quanto tale vada punita. E sono a favore della scuola pubblica, delle pari opportunità, della meritocrazia. Tutto questo sta più nell’orizzonte culturale della sinistra che in quello della destra. Ma secondo lei cos’è oggi la sinistra italiana?”. E spiega: “È un arco cangiante che va dall’idolatria per le piste ciclabili a un sindacalismo vecchio stampo, novecentesco, a tratti incompatibile con la modernità. Che agita in continuazione i feticci del ‘politicamente corretto’, una moda americana di trent’anni fa, e della ‘Costituzione più bella del mondo’. Che si commuove per lo slow food e poi magari, “en passant”, strizza l’occhio ai No Tav per provare a fare scouting con i grillini. Tutto questo non è facile da capire, almeno per me”. Ma di questa situazione è stanco: “Questo governo non piace a nessuno. Ma credo fosse l’unico possibile. Ringrazio Dio che non si sia fatto un governo con Grillo e magari un referendum per uscire dall’euro. Se poi molti nel Pd volevano governare con Grillo e io non sono d’accordo non è un dramma. Ora il Pd è di moda occuparlo, prendere la tessera per poi stracciarla. Non ne posso più di queste spiritosaggini”.

Neanche su Letta ha un parere preciso: “Le ho detto che seguo poco. Se mi chiede chi è ministro di cosa, magari non lo so. Quando viaggio compro sei giornali, ma dopo dieci minuti li poso e comincio a guardare fuori dal finestrino…”. Ma da cosa deriva un simile atteggiamento? “Magari è colpa mia. Mi sento, mischiando Prezzolini e Togliatti, un ‘inutile apota’. Comunque nutro un certo rispetto per il lavoro non facile di Letta e di Alfano. Sono stufo del fatto che, appena si cerca un accordo su una riforma, subito da sinistra si gridi all”inciucio’, al tradimento. Basta con queste sciocchezze. Basta con l’ansia di non avere nemici a sinistra; io ho sempre avuto nemici a sinistra, e non me ne sono mai occupato. Ho votato Pci quando era comunista anche Napolitano. Ma viene il momento in cui la realtà cambia le cose, bisogna distaccarsi da alcune vecchie certezze, lasciare la ciambella di salvataggio ed essere liberi di nuotare, non abbandonando per questo la tua terra d’origine. Non ce la faccio più a sentir recitare la solita solfa “Dì qualcosa di sinistra”. Era la bellissima battuta di un vecchio film, non può diventare l’unica bandiera delle anime belle di oggi. Proviamo piuttosto a dire qualcosa di sensato, di importante, di nuovo. Magari scopriremo che è anche di sinistra”. E non poteva mancare una riflessione su Berlusconi: “Berlusconi è stato fondamentalmente un uomo d’azienda. Nel suo campo e nel suo tempo una persona molto abile, non un vecchio padrone delle ferriere. Ha fatto politica solo per proteggere i suoi interessi, senza avere nessun senso dello Stato, nessun rispetto per le regole e, credo, con alle spalle una scarsa cultura generale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. È imputato di reati gravi e si è difeso dai processi più che nei processi. Che altro vuole sapere? Aveva ragione l’Economist : Berlusconi era inadatto a governare l’Italia. Mi chiedo però anche se l’Italia sia adatta a essere governata da qualcuno”. Un premier non telefona in questura per far liberare un’arrestata dicendo che è la nipote di Mubarak, non crede? “Certo. Andreotti non si sarebbe mai esposto così. Però, guardi, ho seguito con crescente fastidio e disinteresse l’accanimento sulla sua vita privata. Forse potevamo farci qualche domanda in meno su Noemi e qualcuna di più sull’Ilva di Taranto? Pensare di eliminare Berlusconi per via giudiziaria credo sia stato il più grande errore di questa sinistra. Meglio sarebbe stato elaborare un progetto credibile di riforma della società e competere con lui su temi concreti, invece di gingillarsi a chiamarlo Caimano e coltivare l’ossessione di vederlo in galera. Non condivido nulla dell’etica e dell’estetica berlusconiana, ma mi irrita sentir parlare di ‘regime berlusconiano’: è una falsa rappresentazione, oltre che una mancanza di rispetto per gli oppositori di Castro o di Putin che stanno in carcere. E ho trovato anche ridicolo che si sia appiccicata una lettera scarlatta al sindaco di Firenze per un suo incontro col premier”. E riguardo al sindaco fiorentino, che appare l’uomo del futuro: “Renzi è uno che ha sparigliato. Se il Pd avesse candidato lui probabilmente avrebbe vinto. Ma la scelta del termine rottamazione non mi è mai piaciuta, mi è sempre parsa volgare e violenta. E poi non sono più disposto a seguire nessuno a scatola chiusa”. Non crede quindi molto in lui e sembra non abbia intenzione di votare alle primarie: “Il verbo ‘credere’ non dovrebbe appartenere alla politica. Non basta promettere bene e saper comunicare. E poi penso di non votare alle secondarie, si figuri se voterò alle primarie. Il Pd sta passando l’estate a litigare. E magari anche Renzi ne uscirà logorato”. Ma De Gregori non è convinto neanche dei metodi utilizzati da Grillo: “Ho trovato inquietante la campagna di Grillo, il suo modo di essere e di porsi, il rifiuto del confronto, le adunate oceaniche. Condivido i tagli ai costi della politica e la richiesta di moralizzazione che viene da molti e che Grillo ha saputo ben intercettare. Molti elettori e molti eletti del M5S sono sicuramente persone degne e capaci di fare politica. Ma questa idea della Rete come palingenesi e istituzione iperdemocratica mi ricorda i romanzi di Urania”. E se in passato aveva criticato Veltroni, ora qualcuno che gli piace c’è: “Papa Francesco, la più bella notizia degli ultimi anni. Ma mi piaceva anche Ratzinger. Intellettuale di altissimo livello, all’apparenza nemico del mondo moderno e in realtà avanzatissimo, grande teologo e per questo forse distante dalla gente. Magari i fedeli in piazza San Pietro non lo capivano. Ma il suo discorso di Ratisbona fu un discorso importante”. Ma De Gregori, Viva l’Italia è una canzone che sente ancora adatta al momento: “Sono convinto che l’Italia abbia grandi chance per il futuro. E ogni volta che canto quella canzone sento che ogni parola di quel testo continua ad avere un peso. ‘L’Italia che resiste’, ad esempio; e solo le anime semplici potevano pensare che c’entrasse qualcosa con lo slogan giustizialista ‘resistere resistere resistere’. ‘L’Italia che si dispera e l’Italia che s’innamora’. L’Italia che ogni tanto s’innamora delle persone sbagliate, da Mussolini a Berlusconi. Ma il mio amore per l’Italia, e per gli italiani, non è in discussione. Sono stato berlusconiano solo per trenta secondi in vita mia: quando ho visto i sorrisi di scherno di Merkel e Sarkozy”.

Trasporto di materiale nucleare in Basilicata? L’M5S solleva il sospetto.

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Il M5S “chiederà immediatamente” ai Ministri dell’Interno e della Difesa di dare ”spiegazioni sullo schieramento di forze dell’ordine (circa 300 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri)” che, la notte scorsa, hanno partecipato al trasferimento dal centro Itrec di Trisaia di Rotondella (Matera) di materiale ancora non precisato (secondo le prime informazioni, un serbatoio, forse danneggiato). Queste le affermazioni di Vito Petrocelli (M5S) che vuole far chiarezza su “contenuti e destinazione ignoti” di un carico che è stato trasferito nell’aeroporto militare di Gioia del Colle (Bari). La preoccupazione è plausibile perché nel entro di Rotondella sono custoditi “materiale radioattivi di seconda e terza categoria”, comprese 64 barre di uranio provenienti, alcuni decenni fa, dalla centrale statunitense di Elk River: “I Ministri della Difesa e dell’Interno – ha detto Petrocelli – devono dare risposte immediate al territorio e ai cittadini e non ci sarà segreto militare che tenga”. Il senatore del M5S, inoltre, ha annunciato di voler chiedere un incontro all’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia “per trattare la restituzione agli Usa dello loro barre ‘lucane’ di Elk River”.

“Il senso dello Stato mi spinge a credere che se le notizie dovessero trovare effettivo compimento il Ministero dell’Interno e della Difesa avranno avuto i loro buoni motivi per agire e chiediamo che ce le spieghino in tempi rapidissimi”: lo ha detto il presidente della giunta regionale della Basilicata, Vito De Filippo, commentando quanto avvenuto la notte scorsa a Rotondella. Lo stesso Petrocelli ha poi aggiunto “…episodi come questi, con il mancato coinvolgimento dei territori interessati potrebbero minare quel rapporto di trasparenza e collaborazione tra diversi livelli dello Stato indispensabile per gestire una questione delicata come quella delle scorie nucleari, rischiando di riaprire la vecchia ferita di Scanzano”.

Aggiornamento – 30 luglio 2013

E’ di oggi la comunicazione di Sogin che rende noto che: “Si è concluso oggi il rimpatrio” negli Usa “di materiali nucleari sensibili di origine americana, che erano custoditi in appositi siti” in Italia “per attività di ricerca e di sperimentazione”. La spedizione – spiega la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi – è avvenuta “in ossequio agli impegni presi dall’Italia in occasione del Vertice sulla Sicurezza Nucleare a Seoul nel marzo 2012” e “si inquadra nell’Accordo internazionale tra Usa ed Euratom sull’utilizzo dell’energia nucleare a scopi pacifici”.

Deputata M5S devolve stipendio ad associazione vittime femminicidio. Smentita

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Si è diffusa, nelle scorse ore, la notizia di una deputata friulana del M5S che avrebbe deciso di devolvere il proprio stipendio a un’associazione che si occupa del dramma del femminicidio. E’ stato il lancio di un’agenzia di stampa, poi ripreso da alcune testate giornalistiche a innescare la miccia:

“La parlamentare è stata eletta per la prima volta alla Camera dei Deputati a febbraio 2013. A darne notizia è l’Associazione vittime femminicidio (Avf), con sede a Milano, che definisce la sua intenzione “ammirevole e di grande significato morale etico e sociale”.

Dopo poche ore però è chiaro che qualcosa non torna. Non vi è nessuna deputata M5S eletta nel Friuli, dopo poco scompare anche il profilo Facebook di questa fantomatica associazione Avf. Si chiamano quindi gli esperti del settore e si chiede se qualcuno ha idea di chi ci sia dietro a questa sigla… anche qui tutto risulta nebbioso e nessuno la conosce.

 Arriva anche la smentita. Silvia Benedetti, deputata veneta (e non friulana) del M5s spiega al Corriere.it:

“Nessuna di noi ha mai devoluto il proprio stipendio a questa associazione, di cui non abbiamo nemmeno mai sentito parlare. Stiamo portando avanti progetti contro la violenza sulle donne in linea con la Convenzione di Istanbul e ci sono alcuni di noi che hanno fatto donazioni ad enti benefici. Ma non a questa fantomatica Avf. E troviamo disgustose queste affermazioni”

Prende la parola pure Giulia Di Vita, anche lei deputata grillina:

La notizia della deputata 5 stelle è una bufala, non abbiamo deputate friulane e di certo con tutte le associazioni che esistono in Italia da parecchio tempo non credo che avremmo scelto di finanziarne una sconosciuta che non fa parte della Rete Nazionale Antiviolenza. Inoltre sulla restituzione della parte in più di stipendio e diaria abbiamo fatto una scelta collettiva (al fondo di ammortamento del debito pubblico) in attesa dell’apertura del fondo per il microcredito. Se è un modo per l’associazione (sempre che esista) di farsi pubblicità sono veramente inorridita.

C’è davvero da rimanere allibiti che poi la notizia sia circolata proprio in una giornata come quella di oggi in cui si è verificato l’ennesimo femminicidio, con il caso dell’omicidio-suicidio di Massa. Ma sarà stata solo una bufala oppure c’era dietro una truffa? Il dubbio c’è anche perché non è la prima volta che circolano in rete notizie simili. Come ricorda il Corriere della Sera sono state almeno tre i precedenti:

Nel primo era un medico di Foggia che avrebbe donato 750 mila euro alle famiglie di vittime di femminicidio. E in un altro era un pensionato. Poi, l’annuncio che l’associazione avrebbe pagato l’assistenza legale ai familiari di Rosy Bonanno, uccisa a Palermo dall’ex. In tutti i casi viene indicata una mail (a che pro? allo scopo di raccogliere soldi?). E poi un sito internet http://www.sosvittimefemminicidio.it che risulta non attivo.

 

Il governo punta sul Dl del Fare per rilanciare l’economia

ddlfare-approvato-tuttacronacaLa Camera ha approvato, con 427 sì e 167 no, la richiesta di fiducia del governo Letta sul dl Fare, un omnibus di 114 articoli (inizialmente 84) con misure in vari settori su cui il governo punta a rilanciare l’economia: dalle semplificazioni allo smaltimento dell’arretrato della giustizia civile, dalle infrastrutture al sostegno alle Pmi, passando per singole norme microsettoriali. Il premier Letta ha dichiarato: “Il voto di fiducia alla Camera è un segnale molto importante”. Secondo il Presidente del Consiglio, le risorse pubbliche vengono spesso utilizzate con “faciloneria”, “senza verificare il rapporto tra le stesse e gli utilizzi, che non possono essere sballati o approvati solo perchè c’è qualche lobby che vince alle due del mattino di fronte ad una Commissione stanca”. Letta ha poi fatto un paragone tra gli evasori fiscali e gli atleti dopati: “E’ facile vincere usando il doping come ha fatto chi ha vinto, truccando, il Giro d’Italia e il Tour de France”. E ancora:  “Gli italiani che hanno portato i soldi all’estero devono sapere che il clima è cambiato e che conviene anche a loro riportare i soldi in Italia perchè la situazione internazionale non consente più di avere le coperture che hanno avuto finora”. Il governo promette “una lotta senza quartiere per recuperare le risorse ovunque esse siano, in Svizzera o nei paradisi fiscali. Lo faremo e lo faremo con forza e determinazione”. “Se ci si chiede perchè l’Italia è un Paese poco competitivo, rispondo perchè l’economia in nero è così quantitativamente importante. Distorce la concorrenza e crea inefficienza”. “Nel nostro paese le tasse sono troppo alte perchè non tutti le pagano”. Letta ha ribadito “l’impegno a usare tutti i soldi che verranno dalla lotta all’evasione per abbassare la pressione fiscale”. Dopo la fiducia alla Camera, il decreto sarà ora cambiato dal Senato, per cancellare l’erronea eliminazione del tetto agli stipendi dei manager. Per quel che riguarda le norme, esse comprendo:

Semplificazioni: verranno sperimentate «zone a burocrazia zero» per le imprese; in più indennizzo in caso di ritardo da parte delle PA nel concludere la pratica. Abolito il certificato di sana e robusta costituzione per i lavoratori.
Edilizia: gli interventi di ristrutturazione edilizie con modifiche della sagoma non sono più soggetti a permesso di costruire: per loro basta la procedura semplificata (Scia).
Appalti: stop responsabilità solidale dell’appaltatore per i versamenti Iva del sub-appaltatore: rimane quella per i versamenti delle ritenute sui redditi dei dipendenti.
Lavoro: modifiche alle semplificazioni in questo settore, per evitare che incidano sulla sicurezza: precisate le competenze che dovrà avere l’Incaricato per la sicurezza, che sostituirà il Documento di valutazione del rischio (il Duvri); specificati gli elementi da tener conto nella valutazione del rischio.
Giustizia: misure per smaltire l’arretrato civile. La Camera ha eliminato l’obbligo della proposta conciliativa del giudice e ha modificato la mediazione obbligatoria: questa si considera avverata se il primo incontro si conclude senza accordo.
Infrastrutture: 2 mld in 5 anni per opere immediatamente cantierabili. Finanziate tre opere in Piemonte per 170 milioni, la terza corsia della A4 in Friuli, la «telesina» e la Termoli-San Vittore in Campania, l’eliminazione dei passaggi a livello sulla linea ferroviaria adriatica. Incentivi fiscali per le opere sopra i 200 milioni euro (finora era 500)
Scuola: Per la messa in sicurezza delle scuole arrivano 150 milioni in più per il 2014, da ripartire tra le Regioni.
Agenda Digitale: implementata la ‘governancè sia della Cabina di Regia che dell’Agenzia.
Domicilio digitale: la casella di posta elettronica certificata (Pec) è assegnata di diritto ad ogni cittadino ed è poi attivabile in via telematica dall’interessato;
Wi-Fi: gli esercizi commerciali che lo offrono gratis, non dovranno più identificare il cliente che si connette.
Cinema: prorogato al 2014 il credito di imposta.
Pmi: ampliata platea delle imprese che possono accedere al Fondo di Garanzia: anche i professionisti e le imprese sociali. Finanziamento di 2,5 mld a favore di micro, piccole e medie imprese per rinnovo macchinari (fino a 2 mln per azienda).
Appalti PA: le imprese che ottengono un appalto da una PA, sia con bando che con contratto, potranno avere un anticipo del 10% delle somme dovute.
Fondi Ue: norme per accelerare il loro utilizzo. Le risorse ancora da spendere ammontano a 30 mld. Se gli EE.LL non agiscono interviene il Governo nominando un Commissario.
Ricerca: il Miur sosterrà una serie di interventi di sostegno e sviluppo della ricerca fondamentale industriale, con un contributo alla spesa. Fine del blocco del Turn Over nelle Università e negli Enti di Ricerca.
Università: da 2014 30.000 borse di studio da circa 5.000 euro per gli studenti italiani meritevoli, per favorirne la mobilità negli Atenei lontani da casa.
Spending review: diventa permanente, con un Comitato interministeriale con un Commissario con poteri ispettivi, compreso l’invio della Gdf.
Federalismo fiscale: accelerato il passaggio di beni demaniali agli EELL: l’introito in caso di vendita andrà per il 25% allo Stato per abbattere il debito.
Fisco: Equitalia non potrà sequestrare il macchinario o il bene mobile se l’azienda o il professionista dimostra che esso è «strumentale» alla propria attività. L’unica casa di abitazione non può essere pignorata. Per le partite Iva comunicazioni telematiche semplificate. Disoccupati ed esodati che non hanno più il datore di lavoro a fare da sostituto di imposta, avranno comunque i crediti fiscali entro l’anno rivolgendosi al Caf.
Tobin Tax: proroga all’ 1 settembre 2013 la decorrenza e al 16 ottobre 2013 il termine di versamento.
Sindaci-deputati salvano scranno: i sindaci delle città fino a 15.000 abitanti eletti in Parlamento salvano entrambi gli scranni fino alle prossime amministrative (2015).
Corsia preferenziale per i farmaci innovativi per avere tempi rapidi per la loro autorizzazione.
Medici: slitta all’agosto 2014 l’obbligo del personale sanitario di avere una assicurazione Rc.
Multe: sconto del 30% sul quelle pagate entro 5 giorni.
Debiti Pa: Per Puglia e Piemonte, Emilia e Lazio altri 280 milioni per saldare i proprie debiti sanitari.
Tv Locali-Banda Larga: evitato il taglio di 19 milioni nel 2013 alle Tv locali, ma a danno dei Fondi per la Banda Larga.
Croce rossa italiana: arrivano 150 milioni di anticipazioni di liquidità per il 2014 da parte del Tesoro.
Poste: per le spa pubbliche non quotate non vale il taglio del 50% delle spese sulle auto previsto dalla spending review.
Rifiuti: divieto di importazione in Campania di rifiuti speciali e di rifiuti urbani pericolosi da smaltire.

Ostruzionismo in aula. Grillo dichiara: “Bisogna ripulire l’Italia dal letame”

beppe-grillo-dldelfare-tuttacronacaNel giorno in cui si vota la fiducia al decreto legge ” del fare”, Beppe Grillo spiega nel suo blog che: “Bisogna ripulire l’Italia come fece Ercole con le stalle di Augia, enormi depositi di letame spazzati via da due fiumi deviati dall’eroe”. Il leader del M5S prosegue: “E’ una fatica immane, ma per salvarsi, o almeno limitare i danni, bisogna risanare il Paese, vanno sradicati inciuci, connivenze, diritti acquisiti, rendite di posizione, burocrazia”, prosegue il leader del M5S, definendo poi il governo Letta “inesistente”. Immediata la reazione, su Twitter, della portavoce del Pdl alla Camera, Mara Carfagna: “Grillo istiga all’odio e alla violenza. Basta con questo patetico fascismo 2.0”.

Nel frattempo, in aula, prosegue l’iter parlamentare del dl così come l’ostruzionismo portato avanti dalle opposizioni. M5S, Sel e Lega hanno infatti presentato 251 ordini del giorno, di fronte ai pochi depositati da singoli deputati della maggioranda. Il timore è che la discussione e il voto, che avverranno dopo la fiducia, richiedano molte ore, il che lascia presagire alla Camera una seduta fiume. Il governo ha messo martedì la fiducia alla Camera sulla conversione in legge del decreto, che contiene provvedimenti per rilanciare l’economia. L’esecutivo vuole in questo modo evitare la discussione degli 800 emendamenti presentati, che impedirebbe l’approvazione prima delle ferie anche di altre leggi, in particolare quella sull’omofobia. La strategia potrebbe essere vanificata, però, dall’ostruzionismo annunciato e sicuramente messo in pratica da parte di M5S, Lega e Fdi.

Trema la poltrona di Alfano… Letta lo proteggerà?

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Trema la poltrona di Angelino Alfano. Il M5S e il Sel hanno infatti depositato alla Camera la mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro dell’Interno. Al centro della richiesta c’è, naturalmente, la vicenda per l’espulsione di Alma Shalabayeva. Cosa farà ora Enrico Letta? Proteggerà il suo governo di larghe intese o sarà travolto dal caso kazako? Anche La Repubblica oggi ha allargato la falla chiedendo le dimissioni di Alfano senza mezzi termini.  Sembra quasi che il tempo di Letta sia scaduto da quello che si legge sul quotidiano di Ezio Mauro, che per la prima volta mira proprio sul Ministro dell’Interno. D’altra parte Alfano è in una posizione debole, quella linea politica intrapresa da tempo nel nostro paese che si basa sempre e solo su “a mia insaputa” non regge più nell’opinione pubblica. Ecco perché oggi tutto il Pdl, sembrerebbe anche su richiesta di Silvio Berlusconi che si trova in Russia ospite del suo amico Putin, si sia schierata a far quadrato intorno ad Alfano. “Il partito di Repubblica vuole usare Alfano come bomba umana per fare esplodere il governo Letta-Alfano, ma non per l’interesse del paese e degli italiani coi loro tanti problemi, ma per l’interesse del suo candidato Renzi”. Queste le parole che si sentono risuonare intorno al partito del centro destra e si percepisce il timore e la paura.

 

Travaglio vs Pd: “ALMENO DITELO”

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Marco Travaglio firma l’editoriale dal titolo “Almeno ditelo” che suona come un attacco al Pd e soprattutto spiega i motivi del perché non si arriverà mai ad approvare la proposta di legge per   l’ineleggibilità di Berlusconi. L’ineleggibilità sarebbe quindi solo una mossa per prendere tempo e lasciare il leader del Pdl al suo posto con la benedizione del Pd?

Ecco alcuni estratti del suo articolo:

“Prendete l’ineleggibilità di B., sancita senz’ombra di dubbio dall’articolo 10 della legge 361/1957. A marzo, appena il capogruppo M5S Crimi sfida il Pd a votarla, il capogruppo al Senato Zanda annuncia che voterà come lui. Sembra fatta, anche perché Pd, Sel e M5S hanno un’ampia maggioranza sia alla Camera sia al Senato”.

Travaglio ha quindi spiegato che, secondo lui, il tutto avrebbe dovuto essere fatto prima:

“L’altro ieri, quando finalmente la giunta del Senato inizia a discuterne con quattro mesi e mezzo di ritardo, lo stesso Zanda presenta con Mucchetti e altri 23 una legge che dà un anno di tempo ai parlamentari titolari di azioni in società concessionarie o regolate dallo Stato per venderle o lasciare il seggio. Cioè: ora che finalmente una legge violata per vent’anni rischia di essere applicata, va subito cancellata e sostituita con un’altra che dice più o meno le stesse cose. Ma sana automaticamente l’illegalità passata e presente e rinvia tutto sine die, cioè a mai”.

E quindi, conclude Travaglio:

“La legge del ’57, operativa da subito, diventa un ferrovecchio (non sia mai che i 5Stelle votino l’ineleggibilità di B. da soli e gli elettori del Pd aprano gli occhi). E quella nuova non passerà mai: per l’ineleggibilità di B. la maggioranza c’è, per la Mucchetti-Zanda non ci sarà mai. Ditelo, per favore, che non potete fare a meno di B. Meglio passare per complici che per c******i”.

 

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