Bimba di 6 anni, lasciata al gelo, senza scarpe e maltrattata, Reggiano sotto shock

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Una bimba di 6 anni è stata lasciata al freddo e al gelo, con la faccia rivolta contro il muro, ma una pattuglia durante un normale giro nella zona assegnata si è accorta di lei. Così gli agentidi Castelnovo Monti, nel Reggiano, hanno raggiunto la bambina che presentava anche dei graffi sul volto ed era febbricitante. La bimba ha dichiarato agli agenti di essere in punizione perchè è una “monella”. I genitori, di 30 e 40 anni, hanno dichiarato ai carabinieri di non credere alle bugie della piccola, ma gli agenti hanno trasportato la bambina in ospedale. I medici hanno rilevato che la piccola al momento del ricovero aveva 38,5 di febbre e i graffi erano guaribili in 7 giorni. I carabinieri hanno anche denunciato i genitori e attivato i servizi sociali.

 

Lo sguardo ferito dei giovani

bullismo-occhi-tuttacronacaSono testimoni, sono vittime. Sono i giovani che hanno vissuto o visto violenze e discriminazioni. Il fotografo franco-canadese Benoit Paillé li ha ritratti, osservando i loro occhi e riproponendo quelle ferite nello sguardo, quegli incancellabili graffi sottili. Gli scatti dell’artista, che prima di trovare la sua strada nell’arte aveva studiato per tre anni biologia, appaiono all’interno di un progetto per il Towada Art Center di Aomori, Giappone

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Sesso sul cofano per una notte di passione da 2700 euro

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Un serata focosa e molto costosa quella che una coppia tedesca ha voluto sperimentare a danno dell’auto di un suonatore di tuba bavarese. A Neuhaus, infatti Rupert Beer e la compagna si sono ritrovati con la vettura piena di ammacchi e graffi dopo che una coppia ha scelto la vettura com “giaciglio” per dar libero sfogo alla passione. La polizia però non ci ha messo molto a rintracciare la coppia che sul luogo “del delitto” aveva abbandonato anche un una giacca a vento, un mazzo di chiavi, un preservativo, un cerchietto e un elastico per capelli. Ora la coppia dovrà risarcire Rupert sborsando 2700 euro per i danni recati alla vettura. Alla fine il suonatore di tuba si è detto soddisfatto perché dalla spiacevole avventura ne ha ricavato anche una canzone intitolata «Lack-Fuck» e ora si augura che possa diventare un successo.

 

L’arte della follia negli scatti di un atleta!

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Luca Tesconi non è solo il primo italiano che ha conquistato una medaglia alle Olimpiadi di Londra (argento nel tiro a segno, gara di pistola 10 m. aria compressa), ma anche un artista a 360 gradi dedito in particolare alla fotografia. Sabato si inaugura nella sua Pietrasanta la prima mostra personale, ospitata dal 9 al 31 marzo a Palazzo Panichi, in collaborazione con la Gestalt Gallery. Si chiama ‘Non Luogo’ e affronta un argomento decisamente forte: è quello che Tesconi definisce “un viaggio negli stati della mente” perché tratta di pazzia, demenza, di quelli che una volta venivano chiamati manicomi e sono stati chiusi dalle legge 180, la ‘Basaglia’ che ha affidato la cura dei malati psichiatrici alle strutture territoriali. Tesconi è andato in giro a fotografare sei di queste strutture ormai dismesse, “che in certi casi la natura si sta già riprendendo”, in Toscana, Lazio, Emilia e Lombardia, ripercorrendo la solitudine “di un mondo scomparso che però ancora c’é”.

TIRO: TESCONI SPARA CON IL FLASH, ECCO DOLORE EX MANICOMI

All’interno di questi che lui chiama “non luoghi della mente, e da qui il nome della mostra”, ha girato per ore, anche al buio, trovando, e immortalando con la macchina fotografica, “tracce di solitudine, del male di vivere e di disperazione, espresse attraverso scritte, disegni, schizzi di sangue e graffi sui muri. Le pareti di certe stanze raccontano storie terrificanti”. Voleva farlo da tempo, “perché ho sempre sognato di esplorare questi luoghi: fin da bambino sono rimasto colpito dai racconti di mio padre, rappresentante di psico-farmaci del manicomio di Maggiano.

TIRO: TESCONI SPARA CON IL FLASH, ECCO DOLORE EX MANICOMI

Il prossimo lavoro di Tesconi? “Voglio raccontare la storia di uno scultore delle mie parti fatto rinchiudere dal padre benché sano, dopo un violento litigio perché il vecchio, anche lui scultore, era dedito all’arte sacra e il figlio a uno stile futurista o ‘alla Modigliani’. Voglio raccontare di “Palla” perchè lui da una di queste strutture non è più uscito: il mio prossimo lavoro sarà dedicato proprio a lui, che passava il tempo a scrivere e a disegnare momenti di vita e scene degli altri ricoverati”.

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