Berlusconi vs Alfano: non si collabora con chi compie un omicidio politico

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Un’intervista che è una bufera quella rilasciata da Silvio Berlusconi all’Huffington Post e nella quale l’ex premier gela con risposte secche e perentorie le affermazioni che oggi aveva fatto Angelino Alfano in un’intervista a SkyTg24. Non ci sono più dubbi, il Cavaliere ha iniziato ad affilare le armi e manda segnali forti al vicepremier e ancora più forti all’esecutivo Letta. Ecco parte dell’intervista rilasciata da Berlusconi all’Huffington Post:

Presidente Berlusconi, non giriamoci attorno: Alfano dice che il governo andrà avanti anche dopo la decadenza. Come si porrà di fronte al voto di decadenza il prossimo 27 novembre?

Come mi pongo io? Piuttosto, voglio domandare a tutti i senatori come possono votare la mia estromissione dal Parlamento sulla base di una sentenza politica fondata sul nulla, una sentenza che ha contraddetto incredibilmente due altre sentenze della stessa Cassazione esattamente sugli stessi fatti. Sulla base di una simile sentenza si vuole far decadere il leader del centrodestra, applicando “retroattivamente” una legge costituzionalmente discutibile, calpestando lo Stato di diritto, la Costituzione e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Lo si vuole fare violando da un lato l’obbligo imposto dalla legge europea di rivolgersi alla Corte europea di Strasburgo ove esistano dubbi sull’interpretazione delle norme stesse, dall’altro lato si vuole anche procedere con il voto “palese” e non con il voto “segreto” previsto dal Regolamento del Senato quando si tratta di un voto su una persona come è sempre stato a partire dal Codice Albertino.

Aggiungo: come può pretendere il Partito democratico che i nostri senatori e i nostri ministri continuino a collaborare con chi, violando le leggi, compie un omicidio politico, assassina politicamente il leader dei moderati? Gli italiani hanno capito che è a dir poco sospetta questa fretta di espellermi dalle istituzioni. Ma sarà un boomerang per la sinistra. Io resterò in campo, più forte e più convinto di prima.

Contro i nemici di sempre.

Rappresento da vent’anni l’ostacolo alla loro definitiva presa del potere. Pensavano di avermi eliminato nel ‘94, poi nel ’96, nel 2006 e infine nel 2011, ma non avevano fatto i conti con gli italiani.

Presidente, stavolta però oltre alla sinistra ci sono 22-23 senatori che hanno espresso dissenso in queste settimane. E sono pronti a sostenere il governo. Ha un messaggio per loro?

Credo sempre alla buona fede di tutti. E anche a loro dico: se si contraddicono i nostri elettori, non si va da nessuna parte. Anche Fini e altri ebbero due settimane di spazio sui giornali, ma poi è finita come è finita. Ripeto: è nel loro interesse ascoltare cosa dicono i nostri elettori, per non commettere errori che li segnerebbero per tutta la vita.

Fin qui la decadenza. Parliamo della legge di stabilità. Quale è la sua opinione?

Serviva uno choc positivo, una frustata che ci aiutasse a cogliere la ripresa. E invece sono venute fuori molte misure rinunciatarie, più la sorpresa inaccettabile del ritorno mimetizzato della tassa sulla prima casa, cosa per noi assolutamente insostenibile. Ma quello che è più grave è la non comprensione di ciò che accade nel Paese. Dalla pubblicità ai consumi di energia, dalle auto agli elettrodomestici, dell’abbigliamento fino ai consumi alimentari, tutto dimostra che c’è paura e depressione. Questa manovra va cambiata profondamente, come noi ci accingiamo a fare in Parlamento.

Che obiettivi si pone per il Consiglio nazionale?

Il Pdl è nato per riunire 21 formazioni del centro destra. Ha svolto la sua funzione, ma molte formazioni se ne sono andate o sono addirittura sparite. Inoltre nella comunicazione non veniva mai usato il nome intero fatto di due bellissime parole: popolo e libertà. L’acronimo Pdl o, peggio, “la Pdl” come dicono da Roma in giù, non comunicano alcuna emozione. E in più sentiamo forte l’esigenza, dopo quello del ’94, di un nuovo appello agli uomini e alle donne che amano la libertà e che vogliono restare liberi. Forza Italia è tutto questo, ed è sempre rimasta nel nostro cuore.

La crisi di governo… fa diventare illegali le missioni italiane in Afghanistan

afghanistan-militariitaliani-tuttacronacaSono diversi gli effetti collaterali della crisi di governo, tra queste, il fatto che da oggi, 1 ottobre, la partecipazione dell’Italia alla guerra in Afghanistan è diventata illegale. Questo perchè il 30 settembre scadeva la proroga delle missioni militari internazionali. Lo spiega Enrico Piovesana su Il Fatto, che sottolinea anche come i nostri soldati ora non abbiano più una protezione giuridica. Sono infatti dei decreti, successivamente convertiti in legge dal Parlamento e che rinnovano le autorizzazioni ogni 3, 6, 9 o 12 mesi dando la necessaria copertura finanziaria, a legittimare la partecipazione delle forze armate italiane alla missione Isaf (International Security Assistance Force) dell’Onu. E’ stato così fin da sempre: il 27 febbraio 2002 il Parlamento approvò infatti la legge di conversione, con modificazioni, del decreto 451 del 28 dicembre 2001 “recante disposizioni urgenti per la proroga (fino al 31 marzo 2002) della partecipazione italiana ad operazioni militari internazionali”: la modificazione consisteva nell’inserimento nel testo del decreto di un riferimento alla missione Isaf “connessa a Enduring Freedom”. In seguito molti parlamentari hanno chiesto che fosse superato un simile meccanismo, ma senza esito. E ora che il governo è in crisi non è stato possibile prorogare la partecipazione italiana alle operazioni militari internazionali: così i soldati italiani si ritrovano senza tutela giuridica. Nonostante questo, l’Italia continua a spendere 1.6 mln di euro al giorno per la missione in Afghanistan, bombardando e uccidendo, con gli aerei sempre più spesso chiamati a fornire copertura alle truppe afgane che combattono al suolo. Da oggi, illegalmente.

La camera ha approvato il decreto del fare

ddlfare-camera-tuttacronacaApprovato dall’Aula della Camera il decreto del fare, che aveva incassato la fiducia con 427 sì e 167 no due giorni fa. Dopo tre giorni di maratona  oratoria dei gruppi parlamentari d’opposizione impegnati nell’ostruzionismo, ora il testo passa in Senato per la seconda, e probabilmente ultima, lettura. Nel provvedimento sono presenti diverse misure volte a sostenere il flusso del credito alle imprese, semplificare la burocrazia e abbreviare la durata dei procedimenti civili, anche attraverso il ripristino della mediazione obbligatoria per un ampio spettro di controversie. Il decreto introduce anche un finanziamento agevolato per le aziende che vogliono rinnovare macchinari e impianti ad uso produttivo, oltre ad ampliare le regole di accesso al Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese. Estesa la Robin Hood Tax, l’addizionale Ires sugli extra-profitti, anche alle imprese energetiche di dimensioni minori, con un volume di ricavi superiore a 3 milioni di euro e un imponibile di oltre 300mila euro. Il decreto mobilita investimenti in infrastrutture per un totale di circa 3 miliardi di euro. Il grosso deriva dal fondo di 2,03 miliardi (per il quadriennio 2013-2017) istituito al ministero delle Infrastrutture e che servirà a garantire la continuità dei cantieri in corso o l’avvio di nuovi lavori. Scende a 200 da 500 milioni il valore minimo delle infrastrutture per le quali è previsto il regime di defiscalizzazione parziale. Ma il decreto limita anche i poteri di Equitalia per venire incontro alle esigenze dei contribuenti in difficoltà. La possibilità di rateizzare il pagamento delle imposte è ampliata fino a 120 rate (prima erano 72) e sale a otto da due il numero minimo di rate non pagate, anche non consecutive, a partire dal quale il debitore decade dal beneficio della rateizzazione. Inoltre, il governo ha stabilito l’impignorabilità della prima ed unica casa a fronte di debiti iscritti a ruolo, ad eccezione dei casi in cui l’immobile sia di lusso. Slitta al 16 ottobre il primo versamento della Tobin Tax, introdotta dal governo Monti e dalla quale il ministero dell’Economiasi attende un gettito di circa 1 miliardo l’anno. L’offerta di accesso a internet tramite reti Wi-fi nei negozi e nei locali non richiederà più l’identificazione degli utenti. Uno degli emendamenti approvati che più hanno fatto discutere esclude il tetto alla remunerazione dei dirigenti che lavorano in società non quotate titolati di servizi di interesse generale come Poste e Ferrovie dello Stato.

Il pentastellato malato di sclerosi multipla preso in giro dai deputati

matteodall'osso-tuttacronacaE’ Giulia di Vita che firma un post, accompagnato da un video, apparso sul blog di Beppe Grillo. Il tema è il comportamento dei deputati durante l’intervento di Matteo Dall’Osso, cittadino M5S alla Camera affetto da sclerosi multipla. Nel post si legge: “Conoscete tutti ormai Matteo Dall’Osso, cittadino M5S alla Camera, e la sua incredibile storia, è affetto da sclerosi multipla ma vive meglio di chiunque altro. Ha appena fatto il suo intervento in Aula, è l’una di notte, è stata una giornata pesante per tutti, figuriamoci per lui, mentre leggeva il suo discorso ha perso il filo, può capitare a chiunque. Gli umani colleghi dagli scranni di Pd e Scelta Civica hanno cominciato a fare battutine sulla sua difficoltà “dategli il foglio giusto!“, ripetevano le sue parole balbettando a sfottò, mormoravano, ridevano, lo guardavano divertiti. Avvisati poi dello stato di Matteo qualcuno ha chiesto scusa per la palese, vergognosa, indecente, schifosa, indecorosa gaffe. L’arte dell’ipocrisia. Signori, ci troviamo a lavorare con questa gente. Come possono stupire gli scempi che stanno facendo al Paese e la costante indifferenza per i cittadini italiani più deboli? Dopo gli sfottò a fine intervento Matteo ha concluso dicendo “e come dissero tre violoncellisti sul Titanic mentre stava affondando ‘è stato un piacere suonare con voi”. Ma anche no.

Battibecco in Aula tra Laura Boldrini e Renato Brunetta

boldrini-brunetta-tuttacronacaBattibecco nell’Aula della Camera tra Laura Boldrini e Renato Brunetta dopo che il capogruppo del Pdl ha chiesto alla presidente una censura per la deputata del M5S Carla Ruocco. La pentastellata ieri lo aveva definito “capo indiscusso del gruppo unico del malaffare, delle larghe intese e dell’inciucio”. Brunetta ha anche annunciato che si sarebbe avvalso di tutte le prerogative a difesa della sua onorabilità. Nel suo tentativo di mediazione, la Boldrini ha risposto: “bisognerebbe evitare queste cose inopportune. Mi dispiace se c’è stata un’offesa. Tutti evitino un linguaggio offensivo; non aiuta né qui dentro né fuori di qui”. Ma all’ex ministro queste parole non sono bastate: “Io chiedo la censura!”, ha urlato. Il presidente l’ha subito fermato: “Non è questo il tono. Vedrò il verbale e mi regolerò di conseguenza…”

Berlusconi, la fine della “guerra fredda”… e i militari in strada!

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Berlusconi rilascia un’intervista in cui dichiara che “Siamo riusciti a mettere insieme il centrodestra e il centrosinistra ponendo fine a una lunga guerra fredda, ad una guerra civile. Abbiamo un governo forte che può fare quelle riforme e che una sola parte non poteva fare”. E aggiunge: “Ora che due forze sostengono il governo, vanno fatte le riforme, a partire dall’elezione diretta del Capo dello Stato”. Presenta anche la nuova proposta: “Ho avuto una riunione con il nuovo ministro degli Interni, Angelino Alfano, e Gianni Alemanno in cui si è deciso di comune accordo tra i due, di dare il via al poliziotto e al carabiniere di quartiere e anche all’utilizzo dei militari nelle periferie”. Quello che poi desidera per il nuovo governo, è che non ci siano più imposizioni da parte di Bruxelles:  “Serve che questo governo vada a Bruxelles e dica: io faccio così. Non possiamo più accettare certi diktat, siamo noi che dobbiamo decidere ciò che è necessario fare per rimettere in piedi la nostra economia”. Ovviamente non poteva mancare il tema della giustizia: “E’ importante per il centrodestra che la Capitale sia amministrata dal centrodestra. E’ importante per i romani dare un contributo alle nostre battaglie nazionali: contro l’oppressione fiscale, burocratica e giudiziaria”, ha detto ancora Berlusconi. Poi, ricordando quanto “il voto su Roma sia importante” ha spiegato nell’intervista al tg di T9 che grazie “a questa svolta epocale” di aver messo insieme centrodestra e centrosinistra ora l’Italia si trova con “un governo forte anche nei confronti con l’Europa”.

Alfano opera per spaccare il Pd?

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In programma per domani l’inizio della discussio in casa PD sui temi caldi del dibattito politico: presidenzialismo e riforme costituzionali. Ma nel partito democratico la tensione è alta tra due posizioni contrastanti che difficilmente riusciranno a trovare un punto in comune. Come sintetizza L’Unità: “Da una parte – si legge – i difensori della Costituzione e del parlamentarismo, dall’altra chi è pronto a discuterne mettendo però sul tavolo pesi e contrappesi (compresa una severa legge sul conflitto di interessi) tra i poteri dello Stato. Altro fronte di discussione interna è il futuro assetto del partito e la corsa alla segretaria”. A buttare benzina sul fuoco ci pensa Angelino Alfano, in un’intervista rilasciata a il Giornale in cui parla di Imu, dell’agenda di governo, di lavoro, tasse, impresa ma soprattutto rilancia il presidenzialismo. S’intromette così in una situazione già critica ammiccando a quella parte di Pd che sembra aver aperto alla possibilità di eleggere direttamente il capo dello Stato: “I segnali arrivati dal Pd, da Renzi, da Veltroni e dallo stesso Enrico Letta sono molto confortanti” e dando l’impressione di mirare a spaccare ulteriormente il fronte “avversario”. Del resto in un governo di larghe intese i destini s’incrociano e i confini appaiono quanto mai labili. Riuscirà la direzione a fare luce?

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