Il colpo di Stato iraniano del ’53: la CIA ammette la sua partecipazione

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Dietro il colpo di Stato contro il primo ministro iraniano Mohammed Mosaddeq, nel 1953, c’era la CIA. E’ quanto emerge dai documenti divulgati questo lunedì dall’Archivio di Sicurezza Nazionale. Come sottolinea l’HuffingtonPost.es, Nonostante sia sempre stata nota la partecipazione degli Stati Uniti e del Regno Unito nella caduta di Mosaddeq, questa è la prima volta che la CIA “ammette di aver aiutato a organizzare ed eseguire il golpe”, ha notato l’Archivio di Sicurezza Nazionale, un centro investigativo senza fine di lucro che collabora con l’Università di George Washington. In passato, agenti CIA avevano assicurato la maggior parte dei documenti connessi con il golpe del 1953, in piena Guerra Fredda e dopo la nazionalizzazione dell’industria petrolifera iraniana, erano scomparsi o distrutti negli anni ’60. Ma i ricercatori del National Security Archive hanno recentemente ottenuto l’accesso ai documenti declassificati dalla CIA e che includono anche vari scritti di propaganda preparati dall’agenzia di spionaggio per cercare di dipingere una cattiva immagine di Mossadeq, è stato detto in una dichiarazione. Secondo l’Archivior, uno dei documenti accusava il primo ministro iraniano di “far finta di essere il salvatore dell’Iran”, mentre lanciava un vasto apparato di spionaggio contro praticamente tutti i settori della società, compresi i militari, giornali e leader politici e religiosi. L’Archivio ha elogiato la decisione della CIA di declassificare i documenti, ma ha sostenuto anche che tale materiale sarebbe potuto essere tranquillamente declassificato “da molti anni, senza il rischio di mettere in pericolo la sicurezza nazionale”. La pubblicazione dei documenti è avvenuta alla vigilia del 60 ° anniversario del rovesciamento del Mosaddeq, e l’esplicito riferimento al ruolo della CIA è contenuto in un documento intitolato La battaglia per l’Iran, risalente alla metà degli anni 70.
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Egitto infuocato: ucciso sacerdote cristiano copto nel Sinai

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Continuano gli scontri in tutto l’Egitto nella guerriglia che sta dilaniando il paese dopo la deposizione del Presidente Morsi. Nella zona del Sinai, un sacerdote cristiano copto, Mina Abud Sharobim, è stato ucciso da uomini in moto mentre si trovava in macchina davanti alla sua chiesa a el Massaid, nei pressi di al Arish.

 

La guerra civile egiziana: arrestato il numero due della Fratellanza

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Sale a 30 il numero dei morti e più di 1000 feriti negli scontri del Venerdì della Rabbia. Il parlamento è sciolto e il coprifuoco è stato dichiarato. La guerra civile dilaga e il  numero due dei Fratelli Musulmani ed ex candidato presidenziale Khairat El-Shater, è stato arrestato. 

L’Italia solo ora si muove e il  presidente del Consiglio Enrico Letta twitta: «Ora riunione d’urgenza con Bonino su Egitto. Angoscia per escalation violenza, auspico transizione rapida, inclusiva di tutte le parti»

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Scontro tra pro e anti Morsi: spari sul corteo, 3 morti

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Lo si era già previsto, ma forse si sperava di scongiurare il peggio. Invece è un venerdì ad alta tensione quello che si sta svolgendo in queste ore in Egitto. I Fratelli Musulmani sono scesi in piazza determinati a far battaglia e a morire, se necessario, per il loro presidente destituito. Così  nei pressi della piazza davanti all’università del Cairo sono avvenuti gli scontri e tre persone sono morte. Nonostante lo stesso Morsi aveva parlato di opposizione pacifica, sembra che i suoi sostenitori  vogliano invece solo ulteriori violenze in nome di una religione dell’odio e dell’intolleranza che ormai è ben distante dai dettami del Corano.

#CommissioniSubito è golpe?

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“Il M5S vuole un Parlamento in pieno esercizio da ora. Paese al collasso e attività legislativa bloccata. Commissioni subito o partiti commissariati”. Così Beppe Grillo sul suo blog in un post dal titolo “I golpisti” con un foto dei “colonnelli” protagonisti del colpo di stato greco ma con i volti di Monti, Bersani e Berlusconi.

“Il golpe è iniziato da anni. Un golpe alla luce del sole per delegittimare e svuotare il Parlamento. L’Italia non è più una repubblica parlamentare, come previsto dalla Costituzione, ma una repubblica partitica. I partiti hanno sostituito la democrazia. La volontà popolare è diventata una barzelletta”, scrive Grillo. 

Intanto, al termine della riunione dei capigruppo a Palazzo Madama Zanda ha spiegato: “Si è convenuto a larga maggioranza che l’intreccio del meccanismo regolamentare e della prassi suggerisce di costituire le commissioni solo dopo la formazione del governo”. Non si esclude comunque che si possano formare altre commissioni speciali, come quella sulla relazione del governo a proposito delle variazioni al quadro macro.

D’altra parte, la composizione delle commissioni permanenti rispecchia l’equilibrio tra maggioranza e opposizione, mentre i loro presidenti sono normalmente espressione della maggioranza. Ma l’attuale stallo politico, dove non esiste alcun accordo tra i partiti per dare vita a un governo, impedisce una spartizione di questo tipo.

L’unica commissione parlamentare già in funzione è quella speciale che ha competenze limitate, che dovrebbe ricevere dalla Camera il mandato ad esaminare il decreto legge sul pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione.

Il movimento di Beppe Grillo protesta per questo stallo e sostiene, con il parere favorevole di alcuni costituzionalisti, che si possa comunque procedere alla formazione delle commissioni permanenti.

“Il M5S sbaglia bersaglio, dovrebbe occupare il Pd di Pier Luigi Bersani, perché è lui che blocca la formazione di un governo”, ha detto il capogruppo alla Camera del Pdl, Renato Brunetta, polemico con la decisione del segretario del Pd di non aderire all’idea di un governo di larghe intese. Ma sulla questione delle commissioni, il Pdl la pensa come il Pd: “I nostri nominativi per le varie commissioni sono già pronti. Li presenteremo non appena un governo avrà ottenuto la fiducia in Parlamento”.

Dopo #OccupyParlamento arriveremo a #OccupyPd e #OccupyPdl?

Pablo Neruda fu ucciso da Pinochet? Si riesuma la salma

Furono davvero cause naturali o si trattò di omicidio? Ufficialmente Neruda mori’ il 23 settembre 1973 – a soli 12 giorni dal golpe che porto al potere Augusto Pinochet – per un cancro alla prostata, come recita il referto medico. A rilanciare i sospetti che Neruda fosse stato eliminato dagli uomini di Pinochet c’è l’accusa dell’autista del poeta, Manuel Araya, secondo il quale Neruda fu ucciso con un’iniezione letale mentre era ricoverato in una clinica di Santiago. La riesumazione è stata voluta dai comunisti cileni che ne hanno fatto richiesta nel 2011. Forse il mistero sarà svelato !

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