Dispetti tra colossi: Gmail “non disponibile” e Yahoo cinguetta

google-yahoo-tuttacronacaA fasi alterne, gli utenti di Gmail, il servizio di posta elettronica di Google, questa sera non sono riusciti a effettuare il login e si sono ritrovati a leggere sullo schermo: “Errore temporaneo. Siamo spiacenti, il tuo account Gmail non è attualmente disponibile”.  Pare che il problema si sia presentato in diversi Paesi, non solo in Italia. Yahoo!, storico concorrente dell’azienda, non ha perso tempo ha pensato subito di rendere nota la cosa a tutti, tweettando: “Gmail is temporarily unavailable” (“Gmail è temporaneamente non dispobile”) e allegando un’immagine del messaggio d’errore.  Poco più tardi però il servizio ha ricominciato a funzionare normalmente e, per correttezza, Yahoo! ha scritto, sempre sul social network dei 140 caratteri: “Gmail was temporarily unavailable but now appears to be working again”, “Gmail era temporaneamente non disponibile ma ora sembra che funzioni di nuovo”. Che succederà al primo passo falso di Yahoo!?

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Il peggior black out della storia di internet. Europa dormiva.

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In Europa è accaduto in piena notte, ma in California l’allarme è scoppiato. Il peggior black out di tutta la storia di internet. Un blocco di Google in tutto il mondo, durato da uno a quattro minuti, nella notte di venerdì pomeriggio (pomeriggio nella costa ovest degli States) che ha fatto crollare immediatamente il traffico in rete del 40%. Big G non ha commentato e nessuna spiegazione è stata fornita agli utenti.

Tra gli esperti si intrecciato le ipotesi: un difetto tecnico, come succede a tutti i grandi aggregati di macchine, ancorché sofisticate come i computer, oppure non sia accaduto qualcosa di più grave, tipo un attacco di hacker.

La notizia è stata diffusa da “esperti web” . Google ha detto solo che tutti i suoi servizi, dalle ricerche alla posta, Gmail, da Youtube a Google Drive sono “andati giù”.

Il terrore è che se davvero Google fosse stata per ipotesi attaccata dagli hackers significa che qualcuno ha in mano il potere di controllare “il mondo” e non solo quello virtuale visto che ormai gran parte della vita politica ed economica passa inesorabilmente attraverso il web.

 

Il Grande Fratello non parla solo inglese… Prism italiano?

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”I cittadini europei sono già oggetto di un monitoraggio dai colossi del web su gusti, scelte e abitudini, che e’ contrario alle nostre norme”. E’ Antonello Soro, il presidente dell’Autorità  Garante della Privacy,  a confessarlo a “Il Messaggero”. Soro, ex dermatologo ed ex parlamentare Pd, ricopre questo incarico da un anno, dopo essere stato nominato tra le polemiche. Quindi una voce autoritaria che aggiunge:

 ”Stiamo lavorando con i colleghi europei  per trovare a livello sovranazionale un punto di equilibrio tra sicurezza e privacy. Cerchiamo una bussola diversa nell’uso di strumenti che magari altri paesi, con scarsa consuetudine democratica, usano come strumenti di oppressione. Quello che è emerso in questi giorni in America era in qualche modo prevedibile. E’ dal 2001, dalle Torri Gemelle, che le autorità americane si riservano la possibilita’ di accedere ai grandi archivi telefonici e ai provider di internet. Ma oggi abbiamo davanti un sistema diffuso di sorveglianza indiscriminata e generalizzata, al di là dell’immaginazione. Si previene il terrorismo, sì, ma entrando nei dettagli della vita di milioni e milioni di persone. In quindici anni di esperienza dell’Autorità, sono stati fatti grossi passi in avanti nella formazione di una coscienza diffusa. La rivoluzione digitale, lo sviluppo di internet certo, ha prodotto tensioni, come è vero che l’esposizione infinita della nostra vita in Rete comporta una serie di rischi. Ma l’accesso ai dati da parte delle autorità giudiziarie, ad esempio, non fa registrare anomalie del tipo di quelle americane”.

Il problema alla base è di assicurare sicurezza, ma non privare i cittadini della privacy… due concetti che sembrano essere in contrapposizione e che all’apparenza non hanno una soluzione. In realtà quello che è emerso, almeno in ambito Europeo, ma anche statunitense, la mole di dati monitorata. E’ possibile quando vi è una così vasta gamma di dati eterogenei riuscire a monitorarli tutti e a dare il giusto peso a ognuno di essi?  L’attentato di Boston mostra una lacuna, un nome errato, un monitoraggio delle informazioni sicuramente non completo. Però milioni di americani erano tenuti sotto stretta sorveglianza…

Il problema quindi sarebbe davvero avere una sensibilità per capire quali devono essere le informazioni da tenere sotto controllo e non fare un controllo a tappeto. Ma poi appena accediamo a Facebook c’è chi monitora i nostri gusti, le nostre tendenze sessuali, il nostro pensiero politico e immediatamente ci fornisce la pubblicità più adatta a noi… dove è la privacy se un profilo Facebook può essere oggetto di studi di marketing? Insomma gli utenti sembrerebbe che siano diventati oggetti di “indagini” e “consumatori da assillare con la pubblicità”. A volte siamo anche veri e propri campioni di statistiche a nostra insaputa? C’è davvero chi fa i soldi se noi mettiamo un “mi piace” in internet?

Se questo accade, poi c’è anche chi non è tutelato. Chi viene fatto oggetto di cyberbullismo e chi viene insultato pesantemente… Secondo Soro: ”Non possiamo piu’ essere indulgenti con la violenza verbale presente nella rete”.

La giurisprudenza a che punto è?

Sempre secondo il Garante: ”sta tentando di affermarne una qualche regolamentazione, radicando la competenza dei giudici nazionali rispetto a reati che ledono diritti fondamentali dei propri cittadini e prevedendo alcune responsabilita’ dei provider, ancorche’ stabiliti al di fuori dell’Europa, qualora non si attivino per rimuovere i contenuti illeciti”.

Ma i potenti colossi di internet come Google, Facebook e Amazon? ”non dovremmo permettere che i dati personali, che hanno assunto un valore enorme in chiave predittiva e strategica, diventino di proprietà di chi li raccoglie e dobbiamo anche per tale ragione continuare a pretendere la trasparenza dei trattamenti. Questo – ricorda Soro – è lo scenario nel quale, in azione congiunta con altre Autorità europee, abbiamo avviato un procedimento nei confronti di Google per la gestione opaca relativa alle nuove regole privacy adottate: regole che consentono di incrociare i dati dell’utente rispetto a tutti i servizi utilizzati (da Gmail a YouTube a Google Maps). Assicurare tutela è un compito complesso e difficile quando l’equilibrio tra il valore costituzionale di un diritto e la sua mercificazione, spesso in cambio della gratuità dei servizi offerti, è rimessa direttamente all’utente”.

Il blackout di Gmail!

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Gmail in blackout per alcuni utenti. A partire dalle 13 ora italiana si sono infatti registrati problemi con il noto portale di posta elettronica e altri servizi di Google, come Drive e Calendar. Su “App Status Dashboards”, la piattaforma dove la società fornisce informazioni sui servizi di Google Apps pensati per le aziende è stato confermato che erano stati riscontrati dei problemi, ma non si era a conoscenza delle cause che possano aver generato i disagi. Google ha immediatamente informato gli utenti che stava indagando sui problemi, ma allo stesso tempo stava a lavoro per risolverli nel minor tempo possibile. Un attacco hacker o un semplice malfunzionamento?

Arriva Drive, l’applicazione gratuita che permette di inviare fino a 10Gb con Gmail

 

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