La consegna della “Campanella”: temperature glaciali tra ex e neo premier

passaggio-campanella-letta-renzi-tuttacronacaCon una parola si potrebbe definire gelido il tradizionale passaggio di consegne, a palazzo Chigi, tra Enrico Letta e Matteo Renzi, con la consegna della ‘Campanella”. Una rapida stretta di mano e zero sorrisi tra Enrico Letta, di fatto “cacciato” e sfiduciato dal suo ruolo, e Matteo Renzi, colui che con qualche forzatura ne ha assunto il ruolo, neanche uno sguardo. La scena è destinata a rimanere impressa, con quell’uscita di Letta quasi di corsa e la mancanza di cordialità tra due politici che fanno anche parte dello stesso partito. Perfino Berlusconi, nel 2011, sorrise e si trattenne qualche secondo con Mario Monti. Letta qualche minuto dopo pubblica un tweet sibillino: “Lascio #Chigi. Grazie Napolitano e tutti quelli che mi hanno sostentuto! Ora uno stacco via da Roma per prendere le migliori decisioni. #Futuro”. Decisioni migliori per il futuro…una sfida lanciata a Renzi, non sul terreno del governo, ma evidentemente su quella del partito. Non è detto che Letta continuerà a rimanere nel Pd, lascia presagire questo tweet. Prima del passaggio delle consegne, il clima era diverso, con i ministri in posa come da tradizione con il Presidente della Repubblica per la foto di gruppo. Giorgio Napolitano al centro dell’inquadratura, al suo fianco la responsabile degli Esteri Federica Mogherini e la ministra degli affari regionali, Maria Carmela Lanzetta. Matteo Renzi e Angelino Alfano sorridenti fianco a fianco.

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Il giuramento di Andrea Orlando… passa per i social!

orlando1Quando il giuramento si fa social. Dopo aver recitato la formula di rito al Quirinale, in occasione del giuramento del nuovo governo Renzi, il neo ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che con Letta si trovava alla guida del Ministero dell’Ambiente, ha voluto giurare anche di fronte al popolo della rete: ecco infatti che nella sua pagina Facebook ha scritto: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”. Il post è poi stato prontamente condiviso anche su Twitter.

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Governo Renzi al via: il giorno del giuramento

giuramento-renzi-tuttacronacaPrima del giuramento, Matteo Renzi ha voluto inviare un messaggio di ringraziamento via Twitter: “Grazie per i messaggi. Compito tosto e difficile. Ma siamo l’Italia, ce la faremo. Un impegno: rimanere noi stessi, liberi e semplici”. Al giuramento dei ministri del nuovo Governo Renzi, non parteciperà il neo ministro dell’Economia Giancarlo Padoan, che rientrerà a Roma da Sydney solo in serata. Padoan si trovava nella città australiana per partecipare ai lavori del G20. I nuovi ministri giunti al Quirinale hanno scambiato poche, rapide battute con i giornalisti prima di prestare giuramento. Il ministro designato alla Difesa, Roberta Pinotti, è stata chiara: “Prima si giura poi si parla”. Al Colle è giunto anche Maurizio Lupo, riconfermato alle Infrastrutture: “Dobbiamo continuare nel lavoro fatto in questi nove mesi con più forza e più coraggio. Nessuno riesce a tenere i propri posti. È un governo di emergenza, ma un po’ di continuità serviva per non buttare via il lavoro svolto. Dobbiamo approvare piano casa nel primo Consiglio dei ministri”. Da parte sua il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha spiegato: “So cos’è il lavoro, ho iniziato a lavorare nei campi a 6 anni”. Ha quindi aggiunto: “Da cooperatore dico che bisogna favorire la partecipazione dei cittadini, non bisogna lasciare nessuno a casa e dare un’opportunità a tutti”. Matteo Renzi, arrivato al Quirinale con la moglie e i figli, è stato il primo a prestare giuramento, seguito da tutti i nuovi ministri. Il governo Renzi è ufficialmente in carica.

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L’incoerenza di Renzi attraverso la lista dei ministri: parla Travaglio

marco-travaglio_incoerenzi-tuttacronacaS’intitola “Incoerenzi” l’editoriale, a firma Marco Travaglio, del numero odierno del Fatto Quotidiano. Nel suo testo il giornalista spiega perchè la speranza è che le anticipazioni sui possibili ministri che in questi giorni stanno circolando siano tutte false e che la vera lista dei ministri venga sfoderata “al momento giusto per stupirci tutti.” Per Travaglio,

Se così non fosse, ci sarebbe da dubitare non solo della buona riuscita del nuovo governo, ma anche della sanità mentale del suo capo. Renzi giurava di non voler cambiare il governo, ma l’Italia. Ora ha cambiato il governo e l’Italia (almeno quella politica) rischia già di cambiare lui. Lui che il 4 dicembre, appena prima di diventare segretario del Pd, domandava a Letta: “Ma come si fa a governare con Alfano, Giovanardi e Formigoni?”. Ora ce lo spiegherà lui come si fa, visto che governerà con Alfano, Giovanardi e Formigoni, mentre persino i più autorevoli suoi supporter rifiutano di entrare nel suo governo.

Per carità, sappiamo bene quali prezzi deve pagare chi deve gestire un’Armata Brancaleone che – stando alle elezioni di un anno fa e agli ultimi sondaggi – rappresenta poco più di un terzo dei votanti e di un quinto degli italiani, e che in Parlamento si regge sul premio di maggioranza del Porcellum raso al suolo dalla Consulta. Ma un forte segnale di novità e discontinuità rispetto al governo Letta è d’obbligo, non foss’altro che per giustificare l’improvviso e improvvido ribaltone a Palazzo Chigi. Oltreché per tener fede alla fama di Rottamatore, Innovatore, Demolition Man. Qualche nome nuovo e valido circola (Colao, Guerra, Gino Strada), ma stradomina l’Ancien Régime. Agli Esteri e all’Interno si dice che lascerà la Bonino, entrata in Parlamento 38 anni fa, e Alfano. Ma come fa? L’estate scorsa, quando esplose lo scandalo Shalabayeva, Renzi disse che, se fosse già stato il segretario del Pd, avrebbe sfiduciato Alfano, colpevole di “una vicenda di cui come italiano mi vergogno, che coinvolge una bambina di sei anni” ed era “indegno scaricare su servitori dello Stato e forze dell’ordine tutte le responsabilità senza che venga mai fuori un responsabile politico”. Tutto dimenticato?

Un altro uomo forte del “nuovo” governo Renzi dovrebbe essere Dario Franceschini, che qualcuno vorrebbe financo vicepremier: ma quando, nel 2008, divenne segretario del Pd al posto di Veltroni, Renzi lo chiamò “vicedisastro” perché aveva condiviso con Uòlter la disastrosa campagna elettorale che aveva portato al trionfo di B.. Come può un vicedisastro diventare il vice-Renzi, o anche soltanto un suo ministro? Per l’Economia si alternano fautori di una mega-patrimoniale, come Barca; rigoristi come la Reichlin, aspirante banchiera londinese, il bocconiano Tabellini e i boiardi Bernabè e Padoan; e vecchi politici come Delrio (sindaco di Reggio Emilia) e addirittura Fassino. Per dire quant’è grande la confusione sotto il cielo.

Idem per lo Sviluppo e il Lavoro, dove sembra non si riesca a immaginare nulla di più nuovo e discontinuo di un Ichino, un Moretti, un Montezemolo: le quintessenze del vecchio establishment. La Giustizia, devastata da vent’anni di leggi vergogna trasversali, chiederebbe uno sforzo supplementare di coraggio e fantasia (…)

Iniziano le consultazioni e… Renzi si perde a Montecitorio!

perdersi-tuttacronacaGiornata d’incontri con i gruppi parlamentari oggi per il presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi che, arrivato a Montecitorio attorno alle 10, si trova davanti la prima sfida: trovare la sala delle consultazioni. Il fiorentino, a piedi e da solo, è dovuto ricorrere ai commessi che l’hanno aiutato a raggiungere la Sala del Cavaliere. Il segretario del Pd ha quindi iniziato a guardarsi attorno alla ricerca di Delrio: “Ci siamo persi Graziano…”, ha detto rivolto ad un commesso, che lo ha rassicurato: ”No, Delrio è già arrivato e la sta aspettando”. Nel Palazzo Renzi si è fatto accompagnare in ascensore dai cronisti, commentando “Very dangerous” riferito alla stampa.

Renzi premier, tra outlook negativo e la benedizione di Blair

tony-blair-tuttacronacaL’incertezza politica continua a ripercuotersi sull’outlook, che per l’Italia, come scrive Fitch, resta negativo. Questo perchè Renzi “avrà probabilmente le stesse difficoltà del suo predecessore” nel “fare le riforme che rilancerebbero la crescita e la competitività economica dell’Italia”. Ma se per Fitch il pollice è verso, l’ex premier britannico, Tony Blair, al quale Renzi è spesso stato paragonato, e al quale lui stesso dice di ispirarsi, è più che incoraggiante: “ce la farà”. Di più, ”l’Europa ha bisogno che l’Italia assuma il ruolo di leadership che le compete, e i leader europei dovrebbero sostenere compatti Matteo mentre si assume la responsabilità per il futuro del suo Paese”. Blair ha spiegato all’Ansa: “Le sfide sono assolutamente formidabili, ma Matteo ha il dinamismo, la creatività e la forza per farcela, con la combinazione di realismo e idealismo necessari per i tempi che viviamo”. Per gli analisti Fitch, però, quello che serve sono “riforme strutturali in grado di aumentarla un fattore positivo per il profilo di credito, così come una ripresa sostenuta che aiuti il consolidamento dei conti”. Il nuovo cambio alla leadership evidenzia “la volatilità della politica italiana”, scrive l’agenzia. E non manca di sottolineare che Renzi sarà il ”quarto premier da novembre 2011”. A causa delle ”incertezze sulla durata del governo e la sua capacità di portare avanti le riforme, l‘outlook resta negativo con rating a BBB+”.

Renzi: quattro mesi per quattro riforme

renzi-programma-tuttacronacaAl seguito del lungo incontro con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Matteo Renzi ha accettato con riserva, come da prassi, l’incarico a formare un nuovo governo. Il segretario dem avvierà domani le consultazioni e, visto che “l’impegno è l’orizzonte naturale della legislatura”, il 2018, il leader Pd si prende “qualche giorno di tempo” per definire programma e squadra. I tempi del programma, tuttavia, li ha già chiari in mente: a febbraio riforme istituzionali, a marzo il lavoro, che è la “vera priorità”, ad aprile la riforma della pubblica amministrazione e a maggio il fisco. Matteo Renzi ha chiarito che i tempi della formazione del governo non saranno brevissimi. “Ci prendiamo il tempo necessario, sapendo che fuori da qui c’è un senso di urgenza delicato, ma è altrettanto vero che un’orizzonte di legislatura necessita di qualche giorno di tempo per arrivare a sciogliere la riserva”. E ancora: “L’impegno è di un allungamento della prospettiva politica della legislatura, che si colloca nel suo orizzonte naturale”, ha spiegato.

 

Renzi sulle orme di Letta? Cerca l’investitura americana

Matteo_Renzi_camper-tuttacronacaDopo aver presentato le sue dimissioni da presidente del Consiglio, Enrico Letta ha ricevuto una telefonata del presidente americano che gli ribadiva “sincera amicizia”. Ora Matteo Renzi probabilmente si chiederà se anche lui riuscirà a ottenere l’investitura americana. Che il prossimo premier incaricato sia legato da feeling con la cultura politica anglosassone è noto, ma si conosce meno dei suoi incontri bilaterali e triangolari con il mondo politico democratico americano. A colmare la lacuna ci pensa l’Huffington Post:

“Galeotta” fu, da questo punto Charlotte. Fu lì, nella cittadina di Charlotte (North Carolina) che, a settembre del 2012, si tenne la convention democratica che vide Obama lanciarsi, acclamato a furor di popolo, per la candidatura al secondo mandato della Casa Bianca. Renzi non solo c’era ma era il solo sindaco europeo, oltre che italiano, presente. Partecipava a un panel che vedeva presenti e parlanti tutti i giovani sindaci dem americani (e non) cui faceva gli onori di casa l’allora sindaco, Anthony Foxx, poi diventato ministro dei Trasporti nella seconda amministrazione Obama. Non solo. Renzi prese parte anche ai lavori della NDI (National Democratic Institute), think-thank gestito dall’ex segretario di Stato Madeleine K. Albright e di cui la stessa oggi è chairman e che coordina tutte le attività internazionali e politiche che fanno capo al Democratic Party degli Usa.

Sempre a Charlotte Renzi ‘sfiorò’ – nel senso che non ebbe colloqui personali ma conobbe – l’attuale sindaco di San Antonio (Texas), Juliàn Castro di cui si parla come il prossimo candidato alla vicepresidenza Usa, sempre per il Partito democratico, al fianco della candidata alla presidenza Hillary Clinton quando, nel 2016, l’Asinello (simbolo dei Democratici) dovrà scegliere il successore di Obama nella gara per la Casa Bianca. Infine, sempre in ambito di think-thank made in Usa, non solo l’NDI, ma anche il Center for American Progress, centro studi di area clintoniana diretto da John Podesta e che Obama ha incaricato di seguire gli affari europei, ha espresso subito il suo favore per l’incarico a premier di Renzi. Altrettanto buoni i rapporti colla Fondazione Kennedy e altri network Usa.

Poi, naturalmente, c’è quello che si sa: l’ottima opinione che Renzi gode presso l’ambasciatore statunitense in Italia, John Phillips, che aveva speso i suoi buoni uffici per organizzare un viaggio di accreditamento di Renzi negli Usa (viaggio rinviato a data da destinarsi, per ora) per accreditarsi – ma l’idea è nata quando era diventato ‘solo’ segretario del Pd- presso gli ambienti economici e politici del Nord America come pure quelli con il predecessore di Phillips, David Thorne, che l’attuale segretario di Stato, John Kerry, ha chiamato nel suo staff. Entrambi gli ambasciatori, peraltro, sono amanti della Toscana e di Firenze, dove si sono recati molto spesso, palazzo Vecchio, sede del sindaco, compreso.

Come pure è un amante e ottimo conoscitore dell’Italia lo stesso Kerry: cattolico, oltre che dem, da sempre in ottimi rapporti con la Santa Sede, conosce bene la politica italica e sarà grazie a lui se i rapporti tra il governo Renzi e l’amministrazione Obama saranno più che impeccabili, ma a dir poco amichevoli e fraterni. Obama ha confermato, nel suo tour europeo di fine marzo, tutte le ‘tappe’ italiane: Vaticano (Papa), Quirinale (Napolitano) e palazzo Chigi (Renzi), dove verrà ricevuto il 27 marzo.

Matteo Renzi: il giuramento già giovedì?

matteo-renzi-tuttacronacaQuesta mattina, alle 10.30, Matteo Renzi è salito al Quirinale per ricevere dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, l’incarico a formare il nuovo governo. Il sindaco di Firenze potrebbe giurare già giovedì ma la sua corsa verso Palazzo Chigi è piena di ostacoli: Angelino Alfano non ha alcuna intenzione di dare per scontato il sostegno di Ncd all’esecutivo e pone una serie di paletti. Nel frattempo, davanti al Quirinale si sono riuniti dei manifestanti di Fratelli d’Italia, guidati da Giorgia Meloni, che protestano gridando “Elezioni, elezioni”. La protesta è iniziata pochi minuti dopo l’ingresso di Renzi nel palazzo della presidenza della Repubblica. Tra i cartelli esibiti, anche una citazione dello stesso Renzi: “Non sarò mai presidente del Consiglio senza essere eletto”. I manifestanti sventolano tessere elettorali assieme al Tricolore.

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