Marino senza capo segreteria: Enzo Foschi lascia

Enzo-Foschi-tuttacronacaE’ arrivato ieri, dopo l’incontro in Campidoglio tra Ignazio Marino e Lionello Consentino, l’annuncio ufficiale che il capo della segreteria del sindaco, Enzo Foschi, lascia l’incarico per un nuovo ruolo nella segreteria cittadina del Pd. Il rapporto tra sindaco e capo segreteria si era ormai logorato, dopo mesi conditi anche da diverse polemiche, e la risoluzione del rapporto di lavoro era inevitabile. Anche se lui minimizza: “Assolutamente nessun attrito con Marino e la sua giunta – dice l’ormai ex capo della segreteria – Voglio bene a tutti”.  Ma l’uscita di Foschi equivale, per il Pd romano, a perdere uno dei pochi rappresentanti all’interno dello staff ristretto di Marino, peraltro considerato molto vicino al governatore Nicola Zingaretti. Il fatto che Foschi lasci l’incarico, quindi, potrebbe pesare sui futuri equilibri nella maggioranza, chiamata oggi a un importante vertice a Palazzo Senatorio. “L’impegno di Foschi, di raccordo tra la giunta e la maggioranza capitolina, è stato prezioso per questa amministrazione”, commenta il capogruppo democrat Francesco D’Ausilio. Il presidente del consiglio comunale, Mirko Coratti, non nasconde “un po’ di amarezza per la notizia della conclusione del suo lavoro all’interno dell’amministrazione”. Per quel che riguarda il successore, tra i papabili ci sono Roberto Tricarico e Silvia Decina, ammesso che Marino non scelga  direttamente dal suo cerchio magico, e affidare l’incarico ad Alessandra Cattoi. Un’ipotesi, quest’ultima, che darebbe la stura a quel rimpasto di giunta che in molti attendono, anche se fino a ora è stato escluso categoricamente da Marino. Per un vero rinnovo della giunta, però, si attende la risposta di Giovanni Legnini al pressing del sindaco, che lo vorrebbe in squadra al posto dell’assessore al bilancio Daniela Morgante. Come scrive il Messaggero, tuttavia, l’eventuale assenso del sottosegretario alla Presidenza del consiglio, però, arriverebbe soltanto al termine dell’iter di approvazione del Salva Roma, quando la situazione si sarà almeno in parte stabilizzata. L’ipotesi di un nuovo incarico per la Cattoi, peraltro, lascerebbe vacante l’assessorato alla scuola, che potrebbe andare all’attuale responsabile dei lavori pubblici, Paolo Masini. Lasciando così libero una poltrona nella sala delle Bandiere, per la quale ci sono già molte candidature all’interno della maggioranza in consiglio comunale.

I derivati del Comune di Roma

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“Tra il 2002 e il 2008 il Comune di Roma ha stipulato contratti derivati per 6 miliardi di euro, per un totale di 9 operazioni principali. Nel 2008 il commissario straordinario al debito ha preso in mano la situazione: sette sono stati chiusi, con una penale di 150 milioni di euro circa”. Lo rende noto il  il candidato a sindaco di Roma del Movimento 5 Stelle Marcello De Vito nel corso di una conferenza stampa in cui a spiegato come, attraverso il suo avvocato, ha avuto accesso a una parte parziale degli atti.

“Un mese e mezzo fa – hanno ricordato gli M5s – De Vito ha depositato una richiesta di accesso agli atti suiderivati, sia al sindaco che al commissario. Ma mentre il commissario ha ritenuto i richiedenti ‘non legittimati’ ad ottenere il materiale, il sindaco invece ha fornito i dati relativi al periodo 2002-2008” della precedente giunta comunale, quella presieduta da Walter Veltroni .

“Si tratta di una documentazione parziale – ha affermato l’avvocato Canali – sappiamo che il commissario ha fatto alcune transazioni con le banche, il cui contenuto non è dato sapere. Quali istituti? Su questo manteniamo riserbo – ha risposto il legale – è stata una richiesta che mi è arrivata dall’amministrazione comunale, per un fatto di correttezza. Uno è comunque con Ups, come emerge da un comunicato pubblico”.

I derivati, hanno spiegato in conferenza stampa, consentono di vedersi anticipate al momento della stipula alcune cedole positive, denaro che può  essere subito utilizzato. Un vantaggio che però può generare un ciclo continuo con ulteriori rinegoziazioni e contratti il cui tasso di interesse “è del 5,3 per cento”

”Il commissario nel 2008 prende in mano la situazione deiderivati – ha spiegato l’avvocato – Ne trova 9, per un valore di circa 6 miliardi su 9 miliardi di debito consolidato, da guinness. Noi sappiamo che ne chiude 7 con una transazione con le banche che costa 150 milioni di euro di penale, danno diretto e immediato. Non sappiamo naturalmente l’esito delle transazioni. Non sappiamo quali contratti sono in piedi e quanti no, perché alcuni sono da 200 milioni altri da miliardi. E non sappiamo se questi due rimasti in piedi sono quelli vecchi o sono rinegoziazioni”.

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