Polemiche sui soccorsi di Giuliano Gemma, parla la moglie

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Ancora polemiche sui soccorsi a Giuliano Gemma. Stavolta a chiedere chiarimenti è la moglie Baba Richerme che a un’intervista a SkyTg24 ha affermato: “L’ambulanza è arrivata un’ora e venti dopo l’incidente, dopo che Giuliano mi aveva telefonato per rassicurarmi. Non è morto per infarto ma per un’emorragia interna mentre finalmente veniva trasportato in ospedale” e poi aggiunge “Dobbiamo ancora fare chiarezza sulla dinamica, perché non abbiamo ancora capito se i soccorsi sono arrivati in tempo. Forse sarebbe morto lo stesso perché ha avuto delle lesioni interne molto forti….”    

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I nostri 7 giorni: tra fragilità di quello che ci circonda e voglia di stupirci

7giorni-tuttacronaca“Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, scriveva Ungaretti nel 1918. E forse è proprio così che ci si sente, in quella trincea chiamata politica dove si combatte a suon di ultimatum e minacce. Con parole-bomba come Giunta e decadenza. Solo che quando il gioco si fa duro si cambia gioco, s’inizia un balletto chiamato “fiducia-sfiducia” dal quale si esce esausti. E quando la stanchezza è tanta subentrano il nervosismo e la tensione. Solo che quelli che sentono di star per cadere non sono solo i “soldati”, ma tutti noi. Gettati a terra da tutti questi meccanismi di chi pensa alla poltrona prima che a tutto il resto. Le foglie siamo stati noi italiani questa settimana, fatte volteggiare da una lotta interna al Pdl che ha portato a sfaldarsi anche il partito che si è sempre fatto forza della sua unità. Perchè se il faro si spegne, che direzione si segue? I nostri sette giorni sono stati all’insegna del voto di fiducia al governo Letta, con Berlusconi che continuava a dare indicazioni diverse prima e con Alfano che si è ribellato poi. Dopo di che è arrivata la Giunta, con un verdetto che ci si aspettava ma che ha fatto ugualmente discutere. Ma l’autunno non sono solo foglie che cadono, è anche il maltempo, il freddo, è quella pioggia che allaga e spazza via quello che trova lungo il cammino. Il ciclone Penelope si è abbattuto sull’Italia con la sua potenza creando disagi, ma nulla in confronto a quanto è accaduto a Lampedusa. La tragedia si è affacciata sulle nostre coste sotto forma di un barcone di migranti affondato, una tomba subacquea che giace sul fondo mentre i pochi superstiti cercano un futuro migliore e si piange per tutti coloro che non ne avranno più uno. E mentre in Italia si cerca di sopravvivere a quest’ennesimo disastro, l’Europa ci attacca proprio sul tema dell’immigrazione, sempre così sentito nel nostro Paese. E anche in questo caso, nessuna luce a indicare la strada della soluzione. Stiamo al palo, come in attesa che il nostro faro possa tornare a illuminarsi…

faro-alessandriaMa questa settimana anche altri fari sono venuti a mancare, entrambi in campo cinematografico: prima un incidente stradale ha strappato la vita a Giuliano Gemma, poi è stato il regista Carlo Lizzani a dire addio, per scelta. E il dolore si somma al dolore diventando un fiume in piena che sommerge tutto, un po’ come quell’acqua che ha ricoperto Longarone 50 anni, nel disastro del Vajont. Una tragedia dietro cui c’è la mano dell’uomo (e la sua fallibilità), almeno a quanto è venuto alla luce questa settimana. Ma come sempre c’è anche un altro lato che viene alla luce. C’è quell’essenza vitale che ci fa pensare che c’è sempre un motivo per continuare ad andare avanti. Se non altro per farci ancora sorprendere. Come da un sottomarino che “sbuca fuori” a Milano, da un’insegnante di yoga che decide d’ingrassare per scoprire se è possibile amarsi anche se il proprio corpo non rispecchia i dettami della moda, da un nonno che rinnega la figlia che ha cacciato di casa il nipote gay, da un Papa che vuole cambiare la Chiesa e riportarla alla sua essenza. E poi ci sono quelle denunce che colpiscono più forte di un pugno allo stomaco perchè ci si chiede come si sia potuti arrivare a certi punti senza che nessuno sia intervenuto prima. Come nella Terra dei Fuochi. Dove i rifiuti bruciano e le persone muoiono. Ed è proprio quando si teme che non ci siano soluzioni possibili che gli italiani ritrovano se stessi e fanno squadra. Hanno iniziato i vip con il loro appelli in rete a non fare morire i comuni, proseguono tutti gli altri con un appello a vestirsi di nero per assistere alla partita della nazionale italiana al San Paolo. Perchè quello che è impossibile fare da soli, diventa fattibile in gruppo. Ed è qui che risiede la vera forza che nasce da dentro: saper riconoscere chi può percorrere la strada con noi. Forse non saremo perfetti, ma potremmo sempre fare qualcosa. A volte basta una maglia di colore nero per fare la differenza. E se osservando meglio ci rendiamo conto che è un’illusione ottica, facciamo un passo indietro, e guardiamo l’insieme!

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

Giuliano Gemma e la sua ultima frase.

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Giuliano Gemma avrebbe pronunciato come sua ultima frase :

C’era una moto, ho sterzato per evitarla

la conferma arriva dall’uomo che lo ha soccorso per primo e poi dall’altro uomo che è rimasto coinvolto nell’incidente che era appunto alla  guida della Bmw station wagon con cui la Toyota Yaris dell’attore si è schiantata.

Questa sarebbe l’ultima frase pronunciata da Giuliano Gemma prima di perdere i sensi. Lo rivela l’uomo che l’ha soccorso e lo conferma  l’uomo coinvolto nell’incidente, che era alla guida della Bmw station wagon con cui la Toyota Yaris dell’attore si è schiantata. Questa una prima ricostruzione dell’incidente in cui l’attore ha perso la vita lo scorso 1° ottobre.

Il Messaggero scrive:

«Ho sterzato di colpo per evitare una moto». È una delle ultime frasi dette da Giuliano Gemma a un amico che lo stava soccorrendo: poco più di un’ora dopo l’attore è morto per le conseguenze dello scontro frontale all’incrocio di Cerveteri tra via del Sasso e via Zambra.

I mezzi sono stati posti sotto sequestro. Il motociclista si sarebbe anche fermato poco dopo l’impatto tra le due vetture che sarebbero rimaste coinvolte e sarebbe stato proprio lui a chiamare i soccorsi. Secondo una prima ricostruzione al momento dell’incidente Giuliano Gemma non avrebbe indossato la cintura di sicurezza, ma bisognerà attendere l’autopsia per capire le vere cause dell’incidente. Per il momento si parla solo di indiscrezioni che devono trovar conferma nelle indagini degli inquirenti.

Alle polemiche sui soccorsi, che avrebbero aspettato del tempo prima di partire, spiega la vedova Baba Richerme e gli amici e testimoni di Gemma sul luogo, ha risposto la Als:

“«Un’ambulanza – informa la direzione generale – e un’automedica sono arrivate dopo dieci minuti dalla chiamata, a quei mezzi si è aggiunta un’altra ambulanza dopo pochi minuti. Il personale specializzato ha provveduto a valutare clinicamente tutti i pazienti coinvolti e li ha stabilizzati per renderne idoneo il trasporto in ospedale. Giuliano Gemma è stato estratto dall’auto con gli opportuni presidi e le giuste tecniche di esecuzione, è stato immobilizzato su tavola spinale, gli è stato apposto un collare cervicale e preso un accesso venoso. Tali operazioni richiedono tempo e questo tempo non è perso».

Anche la Ares 118 in una nota ha chiarito le dinamiche dei soccorsi:

“ «Un corretto trattamento sanitario del paziente e una sua idonea stabilizzazione, soprattutto in caso di trauma, sono indispensabili per cercare di salvargli la vita e scongiurare l’insorgenza di future conseguenze invalidanti»”.

I funerali dell’attore si terranno lunedì 7 ottobre  a Santa Maria dei Miracoli in piazza del Popolo a Roma. La camera ardente sarà allestita nella sala della Protomoteca del Campidoglio in Comune e sarà aperta dalle 10 alle 19.

L’ultima telefonata di Giuliano Gemma alla moglie

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L’ultima telefonata di Giuliano Gemma, è stata alla moglie, la quale oggi ha dichiarato al Corriere:

«Non riesco a rendermene conto, non riesco a capire che lui non c’è più. Continuo a chiamarlo e lui continuerà a chiamarmi come ha fatto anche ieri, dicendomi ‘Pisi? – questo era il nomignolo che mi aveva dato – a che ora arrivi? Quando rientri a casa?’. Io ero in redazione, stavo lavorando… Poi, verso le 18, un’altra sua telefonata, mi dice ‘ho avuto un incidente, mi fa male una gamba, sono in ospedale…’. Come, in ospedale? Che è successo?, gli dico io… Mi sono precipitata, ma quando sono arrivata…” Si commuove, la voce è rotta dal pianto. Poi Baba riprende coraggio e continua a raccontare: “I medici mi hanno detto ‘Signora la situazione è molto critica, arresto cardiaco’. Non ho fatto in tempo a vederlo ancora vivo”, conclude.

Le accuse dell’amico di Giuliano Gemma, ha tardato l’ambulanza?

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Il dolore per l’amico Giuliano Gemma sembra aver davvero dilaniato il migliore amico dell’attore   Roberto Di Berardino. Anche lui di cerveteri e appassionato di arte e scultura. Ogni giorno insieme trascorrevano 9 ore all’interno del Metropolitan Museo di Via Agellina. Con la voce rotta Roberto di Berardino afferma:

«Non mi hanno voluto in ambulanza con lui. Dal suo sguardo ho capito che stava lottando. Mi mancherà»

E aggiunge:

«Non posso crederci ancora eravamo assieme mezz’ora prima, dalle 18,30 alle 19,10 e discutevamo sui programmi della serata con sua moglie Barbara. Prima di andarsene dal locale aveva voluto vedere le foto su Facebook della figlia Vera e dei nipoti. Poi lo schianto a due metri da casa mia, in quell’incrocio maledetto. Mi sono precipitato. Giuliano mi ha dato il suo telefonino e volevo abbracciarlo».

Poi quell’accusa velata, di chi è sotto shock e perde la cognizione del tempo:

«Era cosciente parlava dicendo che i suoi documenti erano nella giacca. L’ambulanza è intervenuta ma è rimasta ferma troppo tempo ed è partita solo quando ne è venuta un’altra. Io non capisco il motivo. Quelli del 118 mi hanno risposto che non poteva andare via perché c’era un bambino ferito. Ma io quel bimbo l’ho visto in piedi e l’ho anche accarezzato. Poi ho seguito Giuliano con la mia auto ma all’ospedale di Civitavecchia non ce l’ha fatta. Non so se sia deceduto prima, ho dei dubbi».

Ma poi ci sono altri testimoni, come la signora Federica Palombi che abita proprio su quell’incrocio dove si è verificato l’incidente:

«L’incidente è avvenuto di fronte alla mia abitazione  e sono scesa subito in strada attorno alle 19,45. L’attore, che nel paese amavano tutti, era vivo ma l’hanno lasciato qui troppo tempo. Non so come funziona ma l’ambulanza, dopo averlo caricato, lo doveva portare via».

“Imbriglia i tuoi cavalli se ci riesci, …

libertà-tuttacronaca… ma le parole di un uomo libero nessuno può imbrigliarle”

-Giuliano Gemma (in Arrivano i titani, 1962)

Il western perde il suo eroe: addio a Giuliano Gemma

giuliano-gemma-morto-tuttacronacaPiange il mondo del cinema per uno dei suoi grandi protagonisti che ci ha lasciati. Giuliano Gemma, coinvolto in un incidente stradale, nonostante i soccorsi non ce l’ha fatta. L’attore era a bordo della sua auto a Cerveteri quando ha avuto un frontale con un’auto che sopraggiungeva dalla direzione opposta. Immediatamente trasportato all’ospedale di Civitavecchia, le sue condizioni erano subito apparse critiche. Altre due persone sono rimaste ferite, in modo più lieve, nell’impatto: un uomo e suo figlio.


Giuliano Gemma era nato a Roma il 2 settembre del 1938 salvo poi trasferirsi a Reggio Emilia con la famiglia: farà ritorno nella Capitale nel 1944 e proprio nella Città Eterna, mentre gioca in un prato, resta coinvolto in un incidente che avrà enorme influenza nella sua vita: scoppia accidentalmente un ordigno bellico alcune ferite resteranno visibili sul suo zigomo, rendendo così inconfondibile lo sguardo di Ringo. E’ proprio quello sguardo a renderlo l’interprete perfetto per i film spaghetti western, genere da lui molto frequentato. Ricordiamo, tra le altre, le pellicole “Una pistola per Ringo” e “Anche gli angeli mangiano fagioli”, quest’ultimo in coppia con Bud Spencer.

Ma prima di diventare un volto noto, e amato, Gemma imparò a conosce la vita del set lavorando come figurazione speciale o stunt-man a partire dall’età di 18 anni. Dopo le prime particine, iniziarono ad arrivare i primi ruoli da protagonista in svariati film di diverso genere, dal mitologico alla commedia. Suo primo ruolo è nel film “Messalina”. Sono cento i film da lui interpretati, tra cinema e televisione, spaziando dal dramma all’avventura ai film di mafia, dal genere cappa e spada ai polizieschi. Fino all’indimenticabile Generale dei Garibaldini nel «Gattopardo» di Luchino Visconti.

In seguito continuerà a frequentare generi diversi lavorando con grandi artisti italiani e internazionali, passando da “Speriamo che sia femmina” a “To Rome with love” e vivendo ancora esperienze televisive come con la fiction “Butta la luna”. Premiato con un David di Donatello, tre Premi De Sica e un Golden Globe, aveva appena ricevuto al Terra di Siena Film Festival il premio alla carriera come protagonista di “Deserto dei tartari”.

Appena è stata resa nota la scomparsa di “Ringo”, il web si è stretto in un abbraccio per un pezzo dell’Italia migliore che se n’è andata:

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Ma Giuliano Gemma non era solo una colonna, del nostro cinema: messaggi di cordoglio arrivano da tutto il mondo, man mano che viene diffusa la notizia.

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