Camera al lavoro: tra i temi trattati pensioni e mini-Imu

commissione-bilancio-tuttacronacaLa commissione Bilancio della Camera è al lavoro da oggi per rimodellare il testo della legge di Stabilità arrivato in Senato. Con tutta probabilità si tratterà anche il tema delle modifiche al decreto Imu appena varato dal Governo, ma non solo. Serve infatti concentrarsi sulla nascita di un fondo taglia-cuneo che venga finanziato con i risparmi della spending review e, in parte, con le risorse recuperate dalla lotta all’evasione, senza dimenticare quelle collegate all’eventuale decollo della web tax. Ma la commissione dovrà anche discutere sulle pensioni, come chiede il Pd, al fine di rendere più soft il blocco dell’indicizzazione sugli assegni al minimo. E ancora, come da richiesta del Nuovo centrodestra, prendere in considerazione di alzare la soglia da 90mila 100-120mila euro sopra la quale far scattare il contributo di solidarietà sui trattamenti più elevati. Per quanto riguarda l’Imu, spiega il Sole 24 Ore che “Con tutta probabilità la questione rimborsi per evitare il pagamento della mini-quota della seconda rata prevista nei Comuni che nel 2012 e 2013 hanno ritoccato le aliquote d’imposta sarà affrontata proprio durante l’esame della “stabilità” a Montecitorio. Anche perché il decreto varato la scorsa settimana potrebbe avere tempi di conversione in legge lunghi e comunque tali da non consentire di rendere operativi i ritocchi prima della data del 16 gennaio 2014 fissata per il pagamento della mini-Imu.” Ma la commissione Bilancio non si limiterà solo a questi temi, visto che altri nodi dovranno essere sciolti. Spiega ancora il quotidiano: “A cominciare da quelli sull’intervento da far scattare sulle concessioni balneari, e complessivamente sulle spiagge, e sulle procedure accelerate per favorire la costruzione di stadi da parte dei privati ma senza il rischio di speculazioni edilizie. La Camera si dovrà pronunciare anche sull’introduzione della cosiddetta web tax, lanciata nelle scorse settimane dal presidente della commissione Bilancio di Montecitorio, Francesco Boccia (Pd).”

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Quota 96: a che punto siamo con le pensioni?

quote96-tuttacronacaCome riporta il sito Uominidonne.net, “I lavoratori del comparto scuola, Quota 96, per la Legge Fornero che si trova nel Decreto Salva Italia del Governo Monti, avranno un allungamento dell’età pensionistica.” Come spiega l’articolo che tratta le ultime novità per quello che riguarda le pensioni Quota 96, “Il calendario scolastico non è stato valutato a sufficienza dall’ex ministro del lavoro, Elsa Fornero. I docenti delle scuole riferiscono il proprio pensionamento all’anno scolastico e non all’anno solare.” Al momento, sono 4mila gli insegnanti che attendono nuove normative presenti nel ddl, che la commissione lavoro alla Camera dei Deputati vaglierà nei prossimi giorni. A differenza degli altri pensionati che si trovano costretti a rassegnarsi, dopo le lunghe speranze di vedere parzialmente rivista la legge Fornero nella legge di Stabilità, i quota 96 sono gli unici a veder muovere qualcosa: il nuovo testo è ancora in fase di rielaborazione. Tale questione andrà affrontata prendendo spunto dall’articolo 24, che affermava che non bastava avere  60 anni di età anagrafica e 36 di contributi versati, articolo che ha attratto molte polemiche e che è stato sottoposto, per effetto della questione di costituzionalità avanzata da un giudice di Siena, al vaglio della Corte Costituzionale. Come ricorda inoltre LeggiOggi.it, “L’ultima tappa, in ordine di tempo, dell’iter in Consulta per l’articolo 24 della legge Fornero, è l’audizione che ha visto protagonisti Avvocatura dello Stato, Inps e rappresentanti legali dei professori ricorrenti contro la legge del governo Monti. Comunque sia, il dilatarsi dei tempi rende quasi impossibile, oramai, l’arrivo di un pronunciamento definitivo sul merito dell’articolo che rendeva insufficienti i 60 anni anagrafici con 36 di contributi, o i 61 con 35 di versamenti o, da ultimo, i 40 anni contributivi”. E proprio per ovviare a questo problema è tornata di attualità la discussione in corso da diverso tempo alla commissione lavoro della Camera dei deputati, dove resta in esame il ddl unificato, il quale, però, negli ultimi giorni ha finito per essere rimpiazzato da un testo nuovo, che dovrebbe contemplare le novità normative per tutti i 4000 insegnanti coinvolti. La bozza in discussione a Montecitorio presenta nuove disposizioni per le quali  dovrebbe essere l’Inps a prendersi in carico le domande per l’accesso al trattamento pensionistico avanzate dai prof interessati in questo passaggio strettissimo, con il rischio di diventare esodati.

Quando andranno in pensione gli insegnanti?

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Da una parte gli esodati dall’altra i cosidetti “quota 96” poi ci sono gli insegnati  vittime anche loro della riforma Fornero che nonostante avessero richiesto la pensione si sono ritrovati senza requisiti per ottenerla. E chi sperava di trovar risposte nell’ultimo atteso decreto legge sulla scuola è rimasto deluso perché di loro non è stata fatta menzione. Insomma fantasmi invisibili a cui i diritti come lavoratori non sono stati riconosciuti. I pensionati della scuola restano infatti bloccati in servizio dalla legge Fornero… ma che insegneranno se alcuni di loro sono distratti e divisi tra la rabbia di non poter andare in pensione e ‘impotenza di veer riconosciuto il loro diritto di lavoratori?

Manuela Ghizzoni, deputata Pd, aveva sollevato il problema da tempo la questione e aveva parlato di “schiaffo ai diritti dei lavoratori”. Poi, con la presentazione del decreto, è arrivata la conferma.

I pensionandi restano bloccati in servizio dalla Fornero, che ha abolito la “quota 96” da cui prendono nome. Prima del provvedimento varato dal governo Monti, infatti, il requisito per andare in pensione nel mondo della scuola era il raggiungimento di questa cifra, tra età anagrafica e contributiva (partendo da un minimo di 60 anni di età e 35 di servizio). Molti docenti, a ottobre 2011, avevano già fatto domanda di pensionamento perché avrebbero conseguito la quota entro la fine dell’anno scolastico. Ma la riforma Fornero ha azzerato tutto: alcuni di loro (specie fra gli uomini) adesso dovranno aspettare anche 5-6 anni.

Il Partito Democratico si era fatto carico della questione, facendone addirittura uno dei punti del programma di governo per il settore scuola: “Occorre permettere il pensionamento di quanti (docenti e Ata) sono rimasti ‘impigliati’ nella riforma Fornero, in particolare sanando l’ingiustizia subìta dai lavoratori della scuola della cosiddetta quota 96”.

Ma perché non mandarli in pensione? Per una questione meramente economica che al momento non è quantificabile, ma se solo si calcolano quelli stimati dal Miur e quindi si ritiene vero il dato di almeno 3500 professori prossimi alla pensione, si capisce che non è sopportabile per lo stato italiano tale somma.

 

Passo dopo passo verso la pensione… con il prestito: ecco la nuova riforma!

Pensioni-tuttacronaca

Archiviata la proposta Damiano – che prevedeva un’età di pensionamento flessibile tra 62 e 66 anni con tagli sull’assegno previdenziale dal 2% all’8% – perché ha costi troppo elevati, ora il ministro del lavoro, Enrico Giovannini prova a gettare l’asso e ha fare un poker che potrebbe essere la giusta quadratura per riformare la Legge Fornero e contenere allo stesso tempo i costi.

Il ministro, al Sole 24 Ore, ha parlato di “uno schema per cui, supponiamo, chi è a due o tre anni dal pensionamento e lascia il lavoro potrebbe per tale periodo ricevere un sostegno economico che poi dovrà ripagare negli anni successivi: si tratterebbe di una sorta di prestito, senza costi aggiuntivi sul sistema pensionistico”.

Le parole di Giovannini, in pratica, lasciano intendere che i lavoratori potranno anche lasciare il posto prima del raggiungimento dell’età anagrafica previsto dalla Fornero, ma non a spese dello Stato. In pratica otterrebbero dalla mano pubblica (probabilmente dall’Inps) un anticipo in forma di prestito della loro pensione, da restituire però negli anni attraverso un successivo taglio del futuro assegno previdenziale.

Ma cosa può comportare questo tipo di riforma? Uno degli esempi più banali potrebbe essere quello di un pensionato che si ritrova a restituire, attraverso il taglio dell’assegno previdenziale, il prestito di cui ha usufruito man mano che va avanti con l’età e che probabilmente i costi della salute aumentano e l’inflazione preme. Inoltre chi risarcirebbe il prestito in caso di morte del pensionato?

Il ministro è poi tornato a parlare delle pensioni d’oro, quelle superiori ai 20 mila euro  al mese e ha ribadito che Nessun riequilibrio del sistema previdenziale,   può essere effettuato esclusivamente intervenendo su questi assegni, poiché il numero di pensionati d’oro è davvero esiguo.

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In attesa del 23 agosto: ci saranno risposte per Quote 96 e prepensionamenti statali?

pension-reform-tuttacronacaA che punto siamo? Si continua a parlare di riforma delle pensioni, in attesa del Consiglio dei Ministri previsto per il 23 agosto e con la speranza che arrivino risposte. A tener banco, in particolar modo, Quota 96 e prepensionamenti statali. Per quel che riguarda la prima questione, il ministro del Lavoro Giovannini, nelle sue ultime dichiarazioni, non aveva parlato di un possibile rinvio dei pensionamenti per i Quota 96 nel comparto scuola ed ora manca poco al 31 agosto, data per la quale era previsto che tale categoria di lavoratori potesse andare in pensione. Ma non c’è alcuna certezza. Bisognerà quindi attendere i prossimi giorni per scoprire se dal Consiglio dei Ministri arriveranno le attese novità, cioè un inserimento delle norme per il pensionamento dei Quota 96 nella riforma pensioni, oppure se dovranno tornare in cattedra. Per quel che riguarda i prepensionamenti dei dipendenti pubblici, invece, Giovannini ha già spiegato che verranno rinviati, sia per cercare i fondi per la copertura che per non cadere nelle solite polemiche e diatribe su settore pubblico e settore privato. Comunque sia, anche questi lavoratori dovranno attendere il Decreto D’Alia e il Consiglio dei Ministri, in attesa che le attività politiche riaprano definitivamente.

Arriva la riforma delle pensioni… Ecco i pro e i contro!

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La legge Fornero non va e su questo non ci sono dubbi, allora bisogna intervenire con un “pensionamento flessibile”.  Cosa significa? Che ognuno deciderà quando andare in pensione (più o meno) ma saranno applicate delle “penalizzazioni” se non saranno stati raggiunti i 42 anni di contributi. La penalizzazione andrà a ricadere sull’importo dell’assegno che si percepirà. Nell’intento del Governo viene quindi introdotta la scelta del cittadino che decide autonomamente quando andare in pensione sapendo che se anticipa la sua uscita dal mondo del lavoro andrà a percepire una pensione minore. Ma cosa comporta questa tecnica applicata a una realtà complessa come quella italiana? Le persone che oggi hanno 40 anni difficilmente hanno versato 20 anni di contributi, tra lavori a progetto e contratti in nero si possono contare sul palmo della mano coloro (fortunati) che hanno davvero i contributi in regola. Che faranno? Pensione sociale o poco di più? Ammesso anche che iniziano da domani mattina ad avere i contributi dovranno andare in pensione con una quota assai minore. Ma cosa succederà con questo sistema? chi ha un lavoro con i contributi regolari difficilmente deciderà di andare in pensione prima perdendo così parte del suo assegno mensile, anche perché le prospettive economiche italiane non sono favorevoli e chi ha un contratto a tempo indeterminato non lascerà facilmente il suo lavoro…Così sarà sempre più difficile per i giovani avere un posto a tempo indeterminato e saranno assunti con contratti temporanei anche se ci saranno delle facilitazioni fiscali, proprio perché non ci sono posti liberi. Negli anni passati infatti per liberare posti di lavoro si adottavano incentivi per il pensionamento non disincentivi per far mantenere il più a lungo possibile le persone a lavoro!

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