Caldarozzi e il “pestaggio forsennato” alla Diaz: no ai servizi sociali

diaz-g8-tuttacronacaLa Cassazione ha ritenuto Gilberto Caldarozzi, ex capo del Servizio centrale operativo all’epoca dei fatti di Genova 2001,  responsabile delle violenze alla Diaz commesse dalle forze dell’ordine contro no-global indifesi durante il G8 di Genova e, per questo, legittimamente, la magistratura di sorveglianza gli ha negato l’affidamento in prova. Caldarozzi, viene spiegato, si “è prestato a comportamenti illegali di copertura poliziesca propri dei peggiori regimi antidemocratici”: ora quindi sconterà la pena ai domiciliari e non in espiazione esterna. Sono queste le motivazioni per le quali all’uomo sono stati negati i servizi sociali nell’udienza dell’11 dicembre. La Suprema Corte, inoltre, nella sentenza ha aggiunto che con “stretta coerenza logica”, il Tribunale di sorveglianza lo scorso aprile ha dato parere negativo all’espiazione esterna per la “non apprezzabile predisposizione del condannato ad un ripensamento critico della sua condotta, dedotta dalla sua indifferenza rispetto ad una prospettiva risarcitoria volontaria delle vittime, dalla lettura minimale delle sue responsabilità, dal rifiuto di esprimere pubblica ammenda per quanto accaduto in riferimento alle sue colpe”. Le violenze alla Diaz sono ritenute dalla Cassazione un fatto in sé di “estrema gravità” in quanto si è trattato di “un pestaggio forsennato, di inaudita violenza e privo di alcuna ragione di inermi dimostranti colti nel sonno mentre si trovavano al chiuso di un edificio scolastico”. Per quanto riguarda gli addebiti contestati a Caldarozzi, i supremi giudici sottolineano che nel 2001 lui era “dirigente della polizia, tutore della legge e della legalità” e si è prestato “a comportamenti illegali di copertura poliziesca proprii dei peggiori regimi antidemocratici, in violazione di diritti fondamentali di libertà, di tutela giudiziaria, della dignità della persona, riconosciuti in tutte le democrazia occidentali, dalla nostra suprema carta e nella stessa Corte europea dei diritti”. C’erano dei fattori che avrebbero potuto andare a favore dell’affidamento in prova, quali il “recentissimo impegno” di Caldarozzi, dallo scorso febbraio, nel volontariato, e l’attività lavorativa come “consulente per la sicurezza in favore di un importante istituto di credito” a seguito della sua sospensione dal servizio per cinque anni, ma la Cassazione li ha liquidati come “sub valenti” rispetto agli altri “elementi sfavorevoli”.

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Due poliziotti arrestati 13 anni dopo la notte della Diaz

diaz-tuttacronacaLa sera del 21 luglio 2001, nei giorni del G8 a Genova, tra le ore 22 e mezzanotte, nelle scuole Diaz, Pertini e Pascoli, divenute centro del coordinamento del Genoa Social Forum, facevano irruzione i Reparti mobili della Polizia di Stato di Genova, Roma e Milano con il supporto operativo di alcuni (non tutti) battaglioni dei Carabinieri. Il bilancio parla di 93 attivisti fermati e di 61 feriti portati in ospedale, dei quali 3 in prognosi riservata e uno in coma.Sotto accusa finirono 125 poliziotti, compresi dirigenti e capisquadra, per quello che fu definito dal vicequestore Michelangelo Fournier un pestaggio da “macelleria messicana”. Per due di quei poliziotti quella notte è finita lo scorso San Silvestro. Come spiega Il Secolo XIX:

sono stati arrestati gli ultimi due superpoliziotti finiti sott’accusa per l’irruzione e l’introduzione di prove taroccate nella scuola dove dormivano i noglobal, al termine del G8 2001 di Genova. Uno è Spartaco Mortola, volto conosciutissimo nel capoluogo ligure, ex capo della Digos genovese poi divenuto questore vicario di Torino, che dall’altroieri deve scontare otto mesi di domiciliari nella propria abitazione.

L’altro è Giovanni Luperi, ex dirigente Ucigos nelle giornate della guerriglia, quindi capo-analista dei servizi segreti e attualmente in pensione: per lui, della condanna definitiva a quattro anni, ne resta uno.

Il giorno precedente (pomeriggio del 30), l’arresto era scattato per un altro big: Francesco Gratteri, numero tre della polizia italiana prima della condanna, coordinatore d’indagini su attentati e latitanti. È ora obbligato a un anno di domiciliari, potrà beneficiare come gli altri di alcune ore (2 o 4) di libertà durante il giorno e usare il telefono.

I poliziotti-detenuti potranno chiedere il riconoscimento della buona condotta, e quindi rosicchiare qualche mese oltre a ciò che era stato spazzato dall’indulto del 2006.

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