Violetta e Papa Francesco: «Mi sono sentita come una mia fan»

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«Ho incontrato Papa Francisco. È stato super emozionante, se un anno fa mi avessero detto una cosa del genere non ci avrei creduto. Davanti a lui sono rimasta muta, la voce non usciva, neppure un ‘holà. Mi sono sentita come una mia fan» queste le prime parole di Martina Stoessel, da tutti conosciuta come Violetta dell’omonima serie tv giovanile fenomeno di successo globale, che ora si trova a Roma per una serie di concerti già andati da tempo sold out.

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Oggi l’incontro con la stampa da vera star. «Ho lo stesso sogno di Violetta, fare musica, uscire con un mio disco. Sono giovane, non ho fretta, ci riuscirò», ha detto la quasi 17enne. «Nonostante il successo cerco di restare normale», ha detto la ragazzina assediata dalle V-lovers.

Brunetta da Santoro: “mi sono fatto un c… così” VIDEO

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A Servizio Pubblico ieri sera è scoppiata la polemica tra un ragazzo e Renato Brunetta. Al centro della discussione la frase che il giovane a rivolto al deputato di Forza Italia “Lei riuscirebbe a campare con 800 euro al mese?”, immediata la replica di Brunetta “Io ho campato con 800 euro al mese”, ma il ragazzo attacca “Se l’avesse fatto, non ruberebbe i soldi degli italiani così” e a questo punto Brunetta si adira e ribatte: “Alla sua età ho guadagnato anche di meno. Mi sono fatto un c**o così. Facevo il venditore ambulante”

17 capi d’accusa per l’uomo che investì e uccise la neosposa Alice Gruppioni

alice-gruppioni-tuttacronacaEra l’agosto 2013 quando, a Venice Beach, in California, un uomo investì, uccidendola, la 32enne Alice Gruppioni, turista bolognese in luna di miele. Ora Nathan Louis Campbell, 38 anni, verrà processato con l’accusa di omicidio. Lo ha stabilito il giudice della contea di Los Angeles, che nei confronti dell’uomo ha emesso 17 capi di accusa, compresa l’omissione di soccorso. Campbell, che ferì anche altre 17 persone, dopo essere fuggito, si costituì poche ore dopo presso una stazione di polizia di Santa Monica. La famiglia di Alice Gruppioni, contattata per un commento sulla decisione del giudice di Los Angeles, ha fatto sapere che preferisce non rilasciare dichiarazioni. Una persona vicina alla famiglia di imprenditori di Pianoro ha detto che il rinvio a giudizio per Nathan Campbell viene ritenuto un atto dovuto e scontato. E che è intenzione della famiglia andare avanti nei processi, civile e penale.

Il dramma del lavoro: il giovane che perde il posto e si dà fuoco

uomo_si_d_fuoco-tuttacronacaHa riportato ferite gravissime un giovane di 28 anni di Potenza, che si è recato in una casa di campagna di proprietà della sua famiglia, che sorge a pochi chilometri dal capoluogo lucano, dove si è dato alle fiamme. Il ragazzo, probabilmente, era disperato per aver perso il posto di lavoro. In seguito è stato trasportato al Centro Grandi Ustioni dell’ospedale Cardarelli di Napoli.

Giallo in Toscana, canadese ritrovata in stato confusionale

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E’ giallo sulla notte trascorsa da una giovane canadese ritrovata a vagare per le campagne toscane in stato confusionale. Lei, studentessa di 25 anni, ritrovata alle porte di Firenze, ha chiamato in lacrime il 112 alle 2 di notte e ha riferito di essere in aperta campagna, dove era stata abbandonata da alcuni ragazzi con cui aveva trascorso la serata. Poi la linea si è interrotta, senza che la giovane sapesse indicare dove si trovasse e il cellulare è risultato irraggiungibile. I carabinieri si sono messi alla ricerca scandagliando ogni angolo di campagna alle porte di Firenze ed è stata ritrovata alle 4.30. La ragazza era in condizioni disperate , esausta, infreddolita, non in grado di camminare e si è reso indispensabile l’intervento del 118. La giovane è stata trasportata al Pronto Soccorso dell’ospedale Torregalli senza riuscire a fornire indicazioni su quanto le era accaduto.

I clienti delle baby prostitute negano… ma gli sms restano

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Chi sono i clienti delle baby prostitute? Si è già scritto a lungo su questi uomini spesso sposati, disposti anche a far andare le ragazze presso le loro abitazioni, ma nessuno ancora aveva provato a contattarli. C’è chi compone quei numeri, la maggior parte degli indagati naturalmente risulta irraggiungibile, ma c’è invece anche chi risponde e nega. Franco, nome di fantasia, professionista, sposato che quando il cronista si presenta  e gli fa notare che i suoi sms provano i suoi contatti con le minorenni, si dimostra seccato  e archivia la questione con un «Io non vado con le minorenni». Poi esprime il suo fastidio: «E se avesse risposto mia moglie?». Dalle intercettazioni emerge che Franco si era accordato con Marco Ienni: «Chiamalo, 400 euro, voi due insieme», scrive Ienni in un messaggio a una delle due adolescenti. La cronista allora insiste, rigettando le rimostranze del cliente: «Normalmente chi ha una moglie, non dovrebbe andare a prostitute, pur se maggiorenni. E se lo fa se ne assume il rischio…». «E chi l’ha detto ? – rintuzza Franco -. Io ho due ragazze fisse… Ma sono maggiorenni. Queste due non le conosco, non le ho mai viste. Può darsi che abbia telefonato perché c’era il numero sul sito, ma di certo non ci sono andato a letto». Un altro cliente, come si legge su Leggo, in un articolo a firma di Angela Camuso:

Un altro cliente, lo chiameremo Sandro, dice di essere un impiegato, casca dalle nuvole: «Mai incontrate quelle ragazzine». Eppure ci sono i messaggi in cui lei chiede l’appuntamento, quindi scrive il prezzo, 300 euro, per un incontro da lì a 15 minuti… Sandro: «E chi li ha 300 euro? Non lo so, forse ci siamo accordati ma poi non se ne è fatto nulla, perché la ragazza voleva venire a casa mia. Ma io a casa mia non faccio venire sconosciuti…».
Dagli atti emerge che le ragazzine spesso si prestavano a servizi “a domicilio”. Un altro cliente, che chiameremo Mario, è interessato a vedere le due minorenni insieme ma precisa: «Io ho una Smart … Tutte e due, rischiamo di non far niente…». «Veniamo noi da te…» , dice allora una baby squillo. E lui dà l’indirizzo di un quartiere della estrema periferia Sud. Il prezzo pattuito: 400 euro per le due ragazze insieme.

Intanto però arriva anche un’altra sconvolgente verità che è quella delle due protagoniste, in particolare della maggiore delle due che nei verbali ha ammesso che tutto sarebbe iniziato come «un gioco», da una ricerca su Google su come come guadagnare denaro. Ogni giorno, dai 100 ai 400 0 500 euro. Ma «non era un bel gioco andare con gli adulti».

Così sarebbero finite nel giro di prostituzione minorile ai Parioli le due ragazzine romane dei Parioli,secondo quanto si legge nelle 155 pagine di verbali dell’interrogatorio della più grande delle due giovani, 15enne all’epoca dei fatti e indagata con l’accusa di aver indotto l’amica quattordicenne a seguirla. La stessa che sembra voler difendere il suo sfruttatore, cercando di rivendicare come la scelta fosse stata autonoma: «Mimmi (Mirko Ieni, uno degli sfruttatori arrestati. ndr) non lo sapeva che noi eravamo minorenni. Noi gli dicevamo che avevamo 19 anni. Ma non è sfruttamento. Se lo abbiamo fatto non è lui che ci ha costretto, è stata una nostra idea. Lo ripeto e lo ripeterò altre 350 volte se necessario. Non mi ha costretto», ha spiegato la ragazzina. Molti conoscevano l’età delle due ragazzine, tra i clienti, ha chiarito.

 Dalle pagine dell’interrogatorio, secondo quanto riportato dalla Stampa, c’è un mix di false sicurezze, debolezze: «Non sono una vittima», ripete la ragazza, che rivendica al tempo stesso di non essere responsabile di quanto fatto anche dall’amica: «Di sicuro non è colpa mia», ha chiarito. Ma la giovane, si legge sul quotidiano piemontese, è anche capace di non crollare: «Non voglio dire chi mi ha fatto usare la cocaina la prima volta. Dai dettagli dei verbali, emerge però com’è nato tutto: «Volevo essere indipendente e così ho digitato “guadagnare soldi”. Ho mandato una mail. Non ho capito all’inizio di cosa si trattava», ha chiarito la ragazza di fronte al procuratore aggiunto Maria Monteleone. Con pazienza quest’ultima è riuscita a farsi spiegare quanto avveniva nella casa affittata da Ieni. Ma non solo, dato che, come hanno ricostruito gli inquirenti, altri clienti preferivano incontrare le due ragazzine a casa, in macchina o in posti dove speravano di non essere riconosciuti.  Si legge sulla Stampa:

«La ragazzina ammette quello che succedeva in via Parioli 190, in un hotel e a casa di un cliente in piazza Fiume. All’inizio è reticente. «Con la mia amica usciamo insieme, facciamo tutto». Andate in qualche posto particolare? «Corso Trieste, piazza Caprera, Piazza Euclide, viale Parioli. Nei bar». Ma alla domanda specifica su viale Parioli Vanessa risponde: «A casa di un amico, Mimmi». Nega di conoscere il suo vero nome – che poi invece dimostrerà di conoscere – e spiega che gli danno «10 euro quando ci dà la casa» che definisce «scialla, normale». E alla domanda se in quella casa vengono uomini, risponde: «Un paio di volte». Non vuole dire cosa faceva con quegli uomini «le sappiamo queste cose e mo non le devo dire esplicitamente».

L’uomo che fornì alla giovane il primo contatto fu il caporale Nunzio Pizzacalla, un altro degli arrestati. Lo stesso che rispose alla mail inviata dalla più grande delle due giovani. Sul Messaggero si chiariscono i dialoghi tra la ragazzina, il procuratore e la psicologa. Quest’ultima spiega: «Quello che non avevi capito, però è che anche lui ci voleva guadagnare dei soldi». «Sì, ma io non glieli ho mai dati», risponde. Il racconto risulta però spesso lacunoso, più volte – si spiega – tenta di mentire. Anche perché non sa che il pm Cristiana Macchiusi ha interrogato anche l’amica, definita come «quella che aveva più bisogno di soldi». Ha spiegato come l’allora 14enne fosse venuta con lei per vedere «come si faceva»: «A volte le cedevo anche degli uomini. A me i soldi non servivano, lei ne aveva più necessità».  Dal verbale si chiarisce come secondo la ragazza a tradirla sarebbe stato anche Michael De Quattro, l’uomo che si trova ai domiciliari per il tentativo di estorsione, oltre che per essere stato un loro cliente. Le aveva chiesto 1500 euro per non rivelare video compromettenti girati nella casa dei Parioli, quella affittata da Mirko Ieni. Quando le viene chiesto perché lei era in quella casa dice «Per il lavoro di incontrare le persone, per soldi». «Facevate sesso in cambio di soldi?», insiste a chiedere il procuratore. «Sì… Dai 100 ai 400 euro al giorno. Dipende dai giorni, da come andava…», ha ammesso la ragazza.

Come riporta la Stampa, ci sono alcuni passaggi in cui la ragazza si mostra inflessibile: la cocaina e il nome dell’uomo che voleva portare lei e l’amica in barca a Ponza. «No, non voglio rispondere alla domanda su chi per primo mi ha dato la cocaina», ha spiegato, mentre le viene chiesto dello spaccio. Come avevano ricostruito gli inquirenti erano lo stesso Ieni e Marco Galuzzo (l’ultimo ad essere finito nel carcere di Regina Coeli, ndr) a procurare la droga alle ragazze. Tra i luoghi, invece, chiarisce come la vicenda non fosse legata soltanto alla casa dei Parioli: «Individua anche il quartiere periferico di San Basilio e piazza Fiume dove, all’inizio, ha raccontato, andavano a casa dei clienti che ci prendevano con la macchina o con il taxi». E la stessa indagine si allarga sul possibile coinvolgimento di altre cinque ragazzine, sempre a San Basilio.

 

Cadavere di una donna nel Lago di Como: è Francesca Tarca

francesca-tarca-tuttacronacaEra sparita a fine ottobre, il giorno 28, Francesca Tarca, la madre di una bambina di appena 3 anni residente a Mello, in provincia di Sondrio. Ora le ricerche sono cessate: il cadavere della donna è infatti stato rinvenuto nelle acque del lago di Como, davanti a Gravedona. Il corpo non presenterebbe segni di violenza.

Lo Stato deve risarcire i parenti delle vittime, lo dice una direttiva europea

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Anche se si tratta di un femminicidio e il killer non può risarcire la famiglia della vittima, sarà lo stato italiano a dover risarcire. 80mila euro ora saranno versate ad Anna Maria Giannone, madre della giovane di 22 anni, Jennifer Zacconi,  uccisa al nono mese di gravidanza dal compagno Lucio Niero e sepolta in una buca a Olmo di Martellago, nel Veneziano. Palazzo Chigi è stato condannato al risarcimento dal giudice di Roma in base alla direttiva europea che prevede che, se il colpevole di reati intenzionali violenti, non è in grado di di risarcire il danno questo dovere spetta allo Stato. Nieri, infatti, condannato a 30 anni di carcere e a 80mila euro di risarcimento alla madre di Jessica e 85mila euro ad altri suoi familiari, non può liquidare la somma. Da qui la richiesta del tribunale civile di Roma. Il risarcimento, però, spetta solo alla madre, non al nonno.

 

Era la mamma scomparsa? Non era sola

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C’è un testimone che è sicuro di aver riconosciuto Francesca Tarca, la mamma 22enne valtellinese  scomparsa da più di due settimane da Sondrio. L’avvistamento sarebbe stato fatto nel comasco dove più perone hanno dichiarato di averla vista in un bar di Argegno e in particolare uno dei clienti l’avrebbe riconosciuta:  Fausto Bruni, parrucchiere nel paesino in provincia di Como. L’uomo ha dichiarato: “Ho notato subito che somigliava molto alla giovane scomparsa, di cui avevo visto le foto in televisione e sui giornali. L’ho detto al mio amico, lui mi ha risposto che era difficile che fosse lei, che mi stavo sbagliando”. Convinto di quanto visto, il parrucchiere è tornato a casa per guardare la fotografia di Francesca e poi di nuovo al bar. A quel punto anche la barista e alcune persone presenti hanno confermato la somiglianza. La ragazza avrebbe anche fatto notare alla donna la somiglianza con Francesca Tarca, ma lei avrebbe risposto in modo infastidito. Bruni ha poi telefonato al fratello della persona scomparsa per sapere come fosse vestita l’ultima volta e l’abbigliamento della donna misteriosa corrisponderebbe. La signora, secondo il racconto dei testimoni, sarebbe andata via in auto, sedendosi quasi certamente al posto di guida. Il parrucchiere, che ha sporto denuncia ai carabinieri, sostiene che al posto del passeggero ci fosse un’altra persona.

Sparisce Francesca, ritrovata l’auto e la borsetta. Giallo in Valtellina

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Francesca Tarca, 22 anni, giovane mamma di Mello in provincia di Sondrio, dopo aver portato la figlioletta di tre anni da sua madre e aver detto di andare a Lecco a fare un giro con le amiche è sparita nel nulla. Il marito e i famigliari, preoccupati ne hanno dichiarato la scomparsa ai carabinieri. I militari hanno ritrovato la Fiat Punto di Francesca nel piazzale antistante la piscina comunale di Gravedona (Como), all’interno la borsetta con dentro il cellulare.

Omicidio suicidio: uccide la compagna e si butta sotto un treno

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Ha ucciso la sua compagna di 29 anni e poi si è ucciso gettandosi sotto un treno. Il giovane, protagonista di questo omicidio suicidio avvenuto a Rovereto in trentino, è un colombiano di 28 anni. E’ stata la polizia allertata dalla polfer a ricostruire quanto avvenuto a posteriori, recandosi a casa del giovane per trovare elementi che potessero spiegare il tragico gesto. Qui è stato invece ritrovato il corpo accoltellato della fidanzata. 

 

Far west al Pigneto a Roma, giovane spara in strada

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Terrore al quartiere Pigneto, zona ovest di Roma, vicino al Ponte Casilino. Un giovane di 20 anni è stato fermato dalla polizia dopo aver esploso diversi colpi di pistola. Il ragazzo ha mirato alla palina dell’autobus e i passanti, terrorizzati hanno chiamato il 113. Il giovane è stato poi fermato a Porta Maggiore dove aveva ancora la pistola in mano e un caricatore quasi pieno. Il ragazzo si è giustificato dicendo che voleva solo provare la pistola.

Il quartiere Pigneto, a Roma, è un melting pot di cultura. Molti i migranti che abitano nei sottoscala o in appartamenti dove sono costretti a dividere la stanza con molti altri connazionali. Accanto a questa realtà in evoluzione, c’è quella poi di una cultura alternativa che vorrebbe esplodere, ma che si trova soffocata non avendo spazi adeguati dove esprimersi, spesso circondata anche dal degrado di realtà come lo spaccio che si annidano in un quartiere che invece dovrebbe essere rivalutato e portato a essere il Village di Roma.

Purtroppo invece, nell’ultimo periodo il Pigneto è nelle cronache romane per la criminalità e per il degrado frutto di una politica di abbandono e disinteresse da parte delle istituzioni.

Ferito un 26 enne a colpi d’arma da fuoco a Napoli

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Un 26enne  è stato ferito a Piazza del Mercato a Napoli da due colpi esplosi da una pistola. Il ragazzo è stato raggiunto alla caviglia e alla gamba. Il soccorso è arrivato immediatamente e il giovane è stato portato in ospedale a Loreto Mare, le sue condizioni non destano preoccupazione. Sulla vicenda indagano i carabinieri, non è chiara la dinamica e il contesto nel quale si è consumato il ferimento.

La morte del 17enne nel Frusinate: Francesco Pede ha scelto il suicidio?

francesco-pede-tuttacronacaErano stata alcuni amici che lo stavano cercando nel cantiere della ex Tomassi a Sora a trovare ieri dopo le 17, il corpo senza vita di Francesco Pede, 17enne di Isola Liri, nel Frusinate. I ragazzi erano soliti ritrovarsi lì, in quel cantiere di un centro commerciale fermo da anni, quando decidevano di non andare a scuola. Stando alle prime informazioni, Francesco potrebbe essere morto a seguito di una caduta da circa 35 metri d’altezza, forse per sua stessa volontà. E’ solo un’ipotesi, ma la pista del suicidio resta quella più plausibile da seguire per gli investigatori dei carabinieri di Sora, comandati dal capitano Ciro Laudonia e coordinati dal sostituto procuratore di Cassino Francesco Cerullo. A seguito di un meticoloso e serrato lavoro da parte degli uomini del Nucleo Operativo di Sora e del Nucleo Investigativo provinciale, è stata reperita, come riporta TG24.info, “una serie di inequivocabili indizi che porterebbero a ritenere che il giovane abbia potuto compiere l’insano gesto. Tra questi anche alcuni scritti ritrovati sul luogo della tragedia e nascosti in un’intercapedine”. Nel frattempo, il corpo del giovane è giusto all’ospedale di Cassino dove domani si svolgerà l’autopsia.

Ragazzo trovato morto in un edificio, è giallo!!!

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Un ragazzo 17enne di Isola Liri, nel Frusinate, è stato trovato morto all’interno di un centro commerciale abbandonato a Sora. Il giovane, di cui la famiglia aveva denunciato ieri la scomparsa, potrebbe essere precipitato all’interno della struttura. Sulla vicenda indagano i carabinieri del comando provinciale di Frosinone che, al momento, non escludono alcuna ipotesi.

Il giovane ferito in una sparatoria, sparisce nel nulla

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A Sulmona ieri sera, nei pressi di via Pescara è avvenuta una sparatoria. Il giovane rimasto ferito, un 27enne di Scanno, sarebbe poi scomparso. La sparatoria sarebbe avvenuta all’apice di una lite sotto casa del giovane quando una delle tre persone con cui aveva avuta l’alterco ha esploso un colpo di pistola calibro 22. Oggi è stata ascoltata anche la ragazza del giovane, che era presente nel momento della sparatoria, ma nessuno sembra voler parlare. Probabilmente, secondo gli inquirenti si tratterebbe di un regolamento di conti nell’ambito del mercato della droga o di una ritorsione per una partita non pagata.  La polizia ha ricostruito la dinamica dell’episodio servendosi delle telecamere di sorveglianza cittadina. La caccia all’uomo però continua, anche perché non si sa quale sia la gravità delle ferite riportate dalla vittima che, comunque, non è ricorsa alle cure negli ospedali del circondario.

In 2000 per salutare l’avvocato: commozione al funerale di Silvia Gobbato

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In 2000 per salutare l’avvocato. Silvia Gobbato è stata salutata da amici, parenti e semplici cittadini che si sono commossi sul sagrato della chiesa Arcipretale di San Michele al Tagliamento. Tanti coloro che hanno partecipato al funerale e molti che continuano a non darsi pace per la morte di una ragazza uccisa mentre faceva jogging. Un paese intero fermo a interrogarsi mentre  Don Andrea Vena, vicario foraneo a San Michele al Tagliamento, ha lanciato un monito di speranza: «Non guardiamo questa bara, perchè Silvia è viva in cielo».

Delitto di Udine: il killer avrebbe potuto uccidere ancora

nicola-garbino-tuttacronacaSecondo il Gip Paolo Lauteri, Nicola Garbino, il killer di Silvia Gobbato, poteva uccidere ancora. Per l’uomo, che assistito dall’avvocato Manlio Bianchini ha confermato davanti al Gip e al pm Marco Panzeri quanto già riferito in precedenza agli inquirenti, è stato convalidato l’arresto. Stando a quanto ha raccontato, l’intenzione era di rapire Silvia minacciandola con un coltello per poi chiedere un riscatto. La donna ha però reagito tentando di resistere e per questo lui l’ha colpita con oltre 12 coltellate. Garbino avrebbe anche messo una mano sulla bocca dell’avvocatessa per tentare di zittirla, ma lei ha ugualmente gridato: “Ho pensato che con tutto quel rumore potesse sopraggiungere qualcuno, ho pensato di scappare ma all’improvviso l’ho colpita con una coltellata, credo alla pancia. L’ho quindi colpita con altre coltellate, non ricordo né il numero delle coltellate inferte, penso comunque una decina, né l’esatta ubicazione dei colpi”. L’uomo è quindi fuggito quando ha sentito il rumore di qualcuno che si avvicinava: “Ero convinto, però, che sarei stato preso dai carabinieri. Per tornare verso la macchina mi sono diretto di nuovo verso il luogo del delitto, ma a un certo punto venni bloccato da un agente della municipale di Tavagnacco”. L’agente l’ha invitato a tornare sui suoi passi, essendo la zona presidiata dalle forze dell’ordine. E’ allora che Garbino ha chiesto al vigile un passaggio in auto “per tornare verso il parco del Cormor”, in direzione del cimitero, “dove avevo lasciato la macchina”. Essendosi visto negare il passaggio, ha quindi percorso a piedi un tratto della tangenziale. “Sono passato anche davanti a un distributore di benzina, pensavo di essere stato ripreso dalle telecamere”. Considerata l’efferatezza del crimine, secondo il giudice Lauteri esiste un concreto rischio di reiterazione. Nel dispositivo si legge:  “L’omicida agisce andando al di là di quelle che sono le inibizioni tipiche del vivere civile e una volta infranta, questa barriera rischia di non costituire più quell’ostacolo che poteva rappresentare prima. In termini tecnico-giuridici è chiara la configurazione di un pericolo di ricaduta”.

Omicidio di Udine: spunta l’ipotesi del movente sessuale

silvia-gobbato-tuttacronacaE’ stato Nicola Garbino ad aver strappato la vita, accoltellandola, a Silvia Gobbato. Lo studente fuoricorso ha confessato e gli investigatori non hanno dubbi al riguardo. Quello che non convince del racconto del 36enne, però, è il movente. Stando a quanto ha raccontato, avrebbe avuto intenzione di rapire l’avvocatessa nel primo pomeriggio di martedì, mentre faceva jogging lungo l’ippovia del Cormor alle porte di Udine, per poi chiedere il riscatto. Gli inquirenti però non ne sono convinti e ora si fa strada il movente sessuale. Nella notte, nel frattempo, è arrivata la prova schiacciante della sua colpevolezza. I carabinieri del Ris di Parma hanno effettuato la prima analisi sugli indumenti e sui guanti sequestrati a Garbino. All’interno del guanto destro, trovato insieme agli indumenti e al coltello nella borsa con cui il sospettato si stava allontanando giovedì dalla zona del crimine, sono state isolate tracce di sangue della vittima e dell’uomo, compatibili con la ferita che gli è stata riscontrata proprio sulla mano. Sui pantaloni e sulla felpa della tuta sono state trovate tracce copiose di sangue della vittima. Per quel che riguarda il coltello, in acciaio e con una lama lunga 25-30 cm, verrà analizzato in un secondo momento. L’arma è stata probabilmente lavata nel torrente Cormor e appare sporca di fango. Non presenta tracce evidenti di sangue, che verranno ricercate con esami più approfonditi. Ma “le indagini non sono concluse” e, probabilmente, Garbino aveva già fatto dei sopralluoghi e organizzato l’agguato con cura. Come riporta il Gazzettino, martedì si è nascosto tra gli alberi in un punto che conosceva, dove avrebbe portato poi una ragazza. Voleva legarla a un albero per chiedere il riscatto con il cellulare della vittima. Ha atteso pazientemente, un paio d’ore, fino a che è passata Silvia. L’ha scelta a caso, perché era sola e correva piano. La sua reazione avrebbe scatenato però la furia omicida, durata nemmeno un minuto. Un attimo prima che uno dei testimoni arrivasse sulla scena con il cane e si accorgesse del telefonino a terra, in mezzo al sentiero. L’uomo ha riferito che, guardandosi intorno, ha avuto l’impressione di vedere un’ombra muoversi tra gli alberi.

Sul luogo del delitto, sono stati portati dei fiori e dei messaggi in ricordo della giovane vita spezzata.

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Garbino “è un pezzo di pane”. Udine il giorno dopo la confessione del killer

silvia-gobbato-assassino-tuttacronacaSi sono riuniti oggi sul luogo dov’è avvenuto l’efferato omicidio di Silvia Gobbato, la madre assieme alla famiglia Ortis e altri parenti. Presente anche l’arcivescovo di Udine, Andrea Bruno Mazzoccato, “per un momento di preghiera e una benedizione”. E se la Chiesa udinese è vicino alla famiglia, non è da meno la Giunta comunale della città, che si è riunita oggi, spiega il sindaco Furio Honsell, per “fermarsi a discutere e riflettere sul gravissimo fatto di sangue avvenuto lo scorso 17 settembre in un comune dell’hinterland udinese”. Il primo cittadino ha proseguito spiegando che “La giunta vuole dare un messaggio di fiducia nelle istituzioni, ma anche esprimere il proprio sgomento di fronte a un tale barbaro femminicidio e manifestare la propria vicinanza alle famiglie coinvolte in questa tristissima vicenda. Da parte nostra – ha concluso – riteniamo importante continuare a garantire il nostro impegno per promuovere una società più attenta, più responsabile, più umana”.

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“Un ragazzo serio, un po’ chiuso, ma sempre educato”. Ma anche “Un bravo giovane”. E’ quanto raccontano di Nicola Garbino, il 36enne reo confesso del delitto di Silvia Gobbato, alcuni vicini. Il padrino e la madrina sono invece sconcertati: “Cosa? Cosa? Lui? Nicola? Impossibile. No, non è lui. Lui è un pezzo di pane”. L’uomo, taciturno e silenzioso, è iscritto all’Università di Udine, facoltà d’ingegneria, studia a casa e ogni tanto dà qualche esame. Mantenuto dai genitori con i quali abita e che lo amano molto, non ha mai lavorato e, sembra, non ha mai avuto relazioni sentimentali stabili. Dopo la risoluzione del caso da parte dei carabinieri, alla quale si è giunti dopo il fermo e la confessione di Garbino, al cancello del Comando provinciale di viale Trieste, a Udine, ha fatto la sua apparizione un grande cartello bianco con una scritta nera: “Un ringraziamento all’Arma dei carabinieri per l’eccellenza investigativa”. Sono stati due giovani ad appenderlo, spiegando: “Hanno risolto tanti casi, questo addirittura in due giorni”.

L’assassino di Udine è un 36enne studente fuori corso

giovane-donna-uccisa-a-coltellate-udine“Mi servivano soldi, volevo il riscatto”. Sono queste le agghiaccianti parole di Nicola Garbino, il 36enne che ha confessato l’omicidio di Silvia Gobbato. “L’ho aggredita per rapirla ma lei ha reagito”. L’uomo era stato fermato oggi in mattinata nei pressi del centro commerciale Città Fiera di Martignacco alla periferia di Udine da una pattuglia del carabinieri ai quali ha subito detto: “Mi avete beccato”. Il 36enne abita con i genitori a Zugliano di Pozzuolo del Friuli e non ha problemi mentali e non era in cura, come in un primo momento era emerso da ambienti investigativi, aveva solo un forte disagio. Come riporta il Gazzettino, non aveva mai trovato un lavoro e si era iscritto all’università a Udine dove risulta tuttora fuori corso nella facoltà di Ingegneria. Garbino, che vive ancora con i genitori, ha spiegato ai militari che era intenzionato a rapire una donna: Silvia Gobbato si è trovata su quella strada ed è stata scelta a caso, visto che non la conosceva. “Silvia – ha raccontato il 36enne – era da sola, correva piano, quindi potevo facilmente ‘catturarla’ e soprattutto aveva con sè un telefonino con il quale volevo poi telefonare alla sua famiglia per chiedere il riscatto”. Garbino l’ha avvicinata in modo fulmineo e l’avrebbe subito minacciata con il coltello. Il piano era immobilizzarla e poi usare il telefonino per denunciarne il rapimento e reclamare il riscatto.  Ma Silvia ha reagito, difendendosi. Una reazione che non aveva previsto. L’agguato è degenerato nell’omicidio della 28enne. Al momento del fermo, l’uomo ra in stato confusionale e vagava con una mountain bike di colore rosso. Con sè aveva uno zainetto che conteneva un coltello da cucina e degli abiti sporchi di sangue. L’uomo è stato poi portato sul luogo del delitto lungo l’ippovia di Udine dove è stata trovata la ragazza. Dopo i primi dubbi degli investigatori, tutti i riscontri fatti hanno portato a puntuali verifiche.

L’omicidio dell’avvocatessa: il fermato ha confessato

silvia-gobbato-confessione-tuttacronacaSi era diffusa rapidamente la voce del fermo del 36enne incensurato di Pozzuolo del Friuli, con problemi psichici e in cura presso una struttura di igiene mentale che era stato fermato per l’omicidio di Silvia Gobbato, la 28enne praticante avvocato uccisa due giorni fa mentre faceva jogging assieme all’amico Giorgio Ortis. L’uomo, intercettato mentre passeggiava in bicicletta e trovato in possesso di un coltello da cucina sporco di sangue, aveva gli abiti a loro volta macchiati. Fonti vicino agli investigatori hanno spiegato che era in stato confusionale.  Il fermato ha già confessato l’omicidio. Sulle braccia aveva segni e graffi compatibili con una colluttazione con la povera ragazza e sembra la conoscesse già.

Potrebbe essere a una svolta il giallo sulla morte di Silvia Gobbato: un fermo

silvia-gobbato-fermo-tuttacronacaE’ stata la Nuova Venezia a riportare la notizia che il giallo sull’omicidio di Silvia Gobbato potrebbe essere a una svolta: è stato infatti fermato un uomo in possesso di un coltello insanguinato, che ora gli inquirenti stanno ascoltando. Secondo quanto riporta il quotidiano, il sospettato “è stato portato nella caserma di viale Trieste a Udine per accertamenti. Il fermato sarebbe stato trovato con un coltello sporco di sangue. Finora infatti non era mai stata trovata l’arma del delitto. Dalle prime indiscrezioni sembra che il fermato sia una persona del posto, in cura per problemi di salute mentale. La sua posizione è attualmente al vaglio degli investigatori. Sempre secondo le prime informazione l’uomo fermato dovrebbe essere residente a Pozzuolo del Friuli e avere 36 anni”. La giovane era stata uccisa martedì scorso lungo un’ippovia alla periferia di Udine, mentre faceva jogging con un amico.

Taglia sull’assassino dell’avvocatessa, Mirkoro offre 100mila euro

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Mirko Rosa, imprenditore titolare di un compro oro di Milano, Mirkoro, ha offerto una taglia di 100 mila euro per la cattura dell’assassino di Silvia Gobbato. Lo stesso imprenditore aveva lanciato un’analoga iniziativa in seguito all’omicidio a Saronno (Varese) della commerciante Maria Angela Granomelli e, in quel caso, la ricompensa era di 50 mila euro per la cattura del killer, poi arrestato dai carabinieri. Denaro che, ha assicurato l’imprenditore, dopo le valutazioni a cura dell’ufficio legale dell’attività verrà consegnato nelle prossime settimane ai carabinieri o ai cittadini da cui sono partite le segnalazioni determinanti per le indagini.

L’omicidio dell’avvocatessa a Udine: i Ris sul percorso di jogging

silvia-gobbato-tuttacronacaIl Procuratore Capo di Udine, Antonio Biancardi, ha fatto il punto sulle indagini dell’omicidio della 28enne praticante legale Silvia Gobbato, uccisa ieri con dodici coltellate mentre faceva jogging lungo l’ippovia del Cormor. Biancardi ha spiegato: “Al momento non abbiamo indizi tali da poter incriminare qualcuno, ma ci sono molte tracce da verificare. Non lasceremo nulla di intentato”. Il Procuratore Capo ha aggiunto: “Abbiamo ricostruito quanto accaduto almeno in 45 minuti, fra le 13 e le 13.48, ora in cui è arrivata la telefonata che ha lanciato l’allarme”. Ha quindi precisato che “la ragazza non aveva subito pregresse azioni persecutorie”. In mattinata sono stati intensificati, da parte dei Carabinieri del Ris di Parma e del Nucleo Investigativo di Udine, i rilievi nell’area lungo l’ippovia del Cormor, nella periferia udinese, dove ieri è stata uccisa la ragazza. Gli investigatori stanno intanto tentando di ritrovare il coltello con il quale la ragazza è stata uccisa. Per questo l’area è setacciata anche con l’utilizzo di metal detector, ma al momento non è stato trovato nulla. Giorgio Ortis, l’amico con cui la giovane faceva jogging, è tornato lungo l’ippovia con i carabinieri per ricostruire la loro corsa. Ieri gli inquirenti hanno ascoltato 17 persone Proprio Otis, figlio dell’avvocato nel cui studio la ragazza svolgeva il praticantato, è stato iscritto nel registro degli indagati “come atto dovuto”, secondo quanto precisato dagli inquirenti.

Aggiornamento ore 17:49

Il comandante della polizia ha smentito l’iscrizione nel registro degli indagati di Giorgio Ortis.

28enne assassinata vicino Udine. E’ giallo!

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Il corpo di una giovane donna, di 28 anni, Silvia Gobbato, nativa di San Vito al Tagliamento (Pordenone) sarebbe stato trovato a Udine, lungo una via di campagna frequentata dagli amanti di jogging nelle vicinanze del parco del fiume Cormor. Secondo le prime indiscrezioni la  giovane, laureata in giurisprudenza e praticante in un noto studio legale, sarebbe stata accoltellata.

Aggiornamento 18,00:

Si apprende che l’omicidio sarebbe avvenuto tra le ore 13 e le 14 di oggi. Intorno a quell’ora infatti Silvia Gobbato stava facendo jogging con un amico che l’aveva distanziata di oltre 400 metri, avendo il passo più lungo. Poi si era fermato ad aspettarla a un incrocio. Lì sarebbe stato raggiunto da un’altra persona che stava facendo jogging a sua volta e che aveva scoperto il corpo della ragazza dopo aver visto il telefonino a terra e tracce di sangue. La giovane sarebbe stata colpita da numerose coltellate in più parti e il corpo sarebbe stato poi trascinato per 7-8 metri in un lato della strada. I Carabinieri stanno interrogando l’amico e la persona che ha trovato il corpo. L’arma del delitto non è stata trovata.

Aggiornamento 21,00:

L’amico che stava correndo con Silvia Gobbato si chiama Giorgio Ortis, 28 anni, figlio dell’avvocato Giovanni, presso il cui studio Silvia faceva pratica legale. Giorgio Ortis ha ricostruito i movimenti suoi e di Silvia con gli investigatori: i due ragazzi erano andati a fare jogging insieme, ma Giorgio era più veloce. Allora, si erano dati appuntamento a una certa ora. Giorgio, non vedendo Silvia all’ora e nel luogo pattuito, era tornato sui suoi passi a cercarla. Da quanto si apprende, la ricostruzione del giovane Ortis sarebbe attendibile e il ragazzo sarebbe estraneo all’omicidio.

Sono queste le prime parole pronunciate dall’avvocato udineseGianni Ortis, noto per essere stato in passato anche candidato sindaco della città, presso il cui studio legale la giovane donna uccisa a Udine aveva completato il praticantato.

«Era una ragazza bravissima – ha detto all’ANSA – dolcissima. Quello che è successo è qualcosa di assolutamente inspiegabile. Aveva superato lo scritto dell’esame di avvocato con successo, era risultata seconda tra tutti i candidati della Corte d’Appello di Trieste. Doveva fare l’orale il 7 ottobre». Nello studio legale la giovane aveva fatto amicizia con il figlio dell’avvocato, anche lui praticante, che le aveva trasmesso la passione per il jogging. Entrambi facevano parte del gruppo marciatori udinesi. Spesso, come è accaduto oggi, andavano a correre insieme.

L’ippovia del Cormor era uno dei tratti che percorrevano per tenersi in allenamento, come fanno molti appassionati di corsa della zona udinese, in una zona molto frequentata. Probabilmente quando si è verificata la tragedia i due avevano quasi terminato il percorso. Il ragazzo, come spesso capitava, era andato avanti, con il suo passo. Poi si era fermato ad aspettarla, ma non vedendola arrivare è tornato indietro a cercarla e ha incontrato un altro passante che gli ha riferito di aver trovato un cadavere. I due uomini hanno quindi dato l’allarme. Entrambi sono stati a lungo sentiti dagli inquirenti come persone informate sui fatti.

«Appresa la tremenda notizia esprimo il mio sgomento a nome della città e tutta la nostra vicinanza alla famiglia della vittima; il fatto che questa violenza colpisca nuovamente una donna è motivo di ulteriore profondissimo dolore e preoccupazione. Siamo di fronte a una società che uccide se stessa». Così il sindaco di Udine, Furio Honsell, ha commentato l’omicidio della giovane donna avvenuto oggi nel capoluogo friulano. «Sgomento e preoccupazione» sono stati espressi anche dall’assessore alle Pari Opportunità, Cinzia Del Torre, ricordando che «questo tragico fatto accade proprio il giorno precedente alla firma di un importante protocollo contro la violenza sulle donne, in programma domani in Prefettura. Dobbiamo continuare a lavorare affinché mai altri fatti simili si possano verificare nel nostro territorio».

18enne perseguitata dall’ex e dalla madre!

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Cosa non si farebbe per il proprio figlio? E così una madre di 49 anni a Terni è stata arrestata con l’accusa di  aver perseguitato una diciottenne che aveva deciso di lasciare  suo figlio. Arrestato, con la stessa accusa anche il figlio di 22 anni che aveva cercato insistentemente di ristabilire un rapporto con la ragazza. Madre e figlio sono accusati di aver minacciato di morte la giovane, ma nonostante le pesanti accuse dopo la convalida dell’arresto entrambi sono tornati in libertà.

Ragazzo decapitato dalle pale dell’elicottero radiocomandato

Roman Pirozek Jr.-tuttacronaca

Una tragedia impensabile e un orrore che getta nel panico milioni di appassionati del volo radiocomandato. la storia arriva da Brooklyn, New York, dove un 19enne,  Roman Pirozek Jr., è stato decapitato dalle pale dell’elicottero che stava pilotando con un telecomando. Il terribile incidente è avvenuto nel pomeriggio: il giovane era in una prato, il Calvert Vaux Park, dove erano presenti altre 3 o 4 persone, e stava giocando con l’elicottero quando ha perso il controllo del mezzo che è piombato su di lui a gran velocità: il colpo è stato così forte da tranciargli la testa.

Bologna: la sposa costretta a bere detersivo.

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E’ riuscita a scappare e a rivolgersi ai carabinieri la donna che da un mese e mezzo, cioè da quando era arrivata in Italia, viveva segregata in una casa di Bologna. Il marito la maltrattava e la picchiava, fino ad arrivare a punirla facendole bere detersivo. Lei è una giovane afghana che aveva sposato, con nozze combinate in patria, un connazionale 37enne. Lei così era fuggita venerdì e aveva tentato di partire per raggiungere una parente all’estero. Ma l’uomo era arrivato in stazione e le aveva strappato il biglietto. In strada l’ha anche malmenata, ma è qui, tra viale Pietramellara e via Amendola, che un tenente della Compagnia Bologna Centro, che aveva appena finito il servizio e si stava recando a casa, ha bloccato lo straniero. La ragazza è stata portata all’ospedale Sant’Orsola e dimessa con 4 giorni di prognosi. Sull’età di lei sono in corso accertamenti. Ha sostenuto di avere 16 anni, pur spiegando di non sapere con esattezza quale fosse la propria data di nascita. Un esame auxologico cui è stata sottoposta la colloca tra i 18 e i 19 anni. C’è poi il fatto che il passaporto con il quale era arrivata in Italia, pur riportando una sua foto, era intestato ad un’altra donna nata nel 1981. L’uomo è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia e lesioni. Incensurato, è stato processato in direttissima: ha patteggiato un anno senza sospensione della pena e ora si trova in carcere.

Morire a 17 anni nel 2013 per un’embolia polmonare

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Un’embolia polmonare massiva, determinata da una trombosi della vena iliaca sinistra. Il verdetto non lascia dubb sulla morte i Valentiva Col. Improvvisamente è partito un embolo dalla gamba sinistra che è arrivato al polmone già debilitato da un’infezione acuta, forse addirittura antecedente o concomitante con la caduta sulla spiaggia di Marina di Camerota prima di Ferragosto. Poi nel polmone si sarebbe verificato un’addensamento di sangue da cui si è scatenata l’infezione. Il tutto probabilmente accelerato dall’assunzione della pillola anticoncezionale che potrebbe essere stata concausa della coagulazione del sangue, magari in presenza di una predisposizione genetica. La domanda è: perché nessuno se ne è accorto?

Assassinio nel Veneziano, fermato un romeno.

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La vittima, probabilmente un giovane romeno, è stato ucciso, forse al culmine di una lite, con una coltellata al torace in un appartamento di San Donà di Piave, nel Veneziano, che il ragazzo condivideva con altre persone provenienti dall’Est Europa. L’identificazione è ancora al vaglio degli inquirenti visto che il giovane al momento del decesso non aveva documenti con sé. Gli investigatori hanno condotto in caserma per accertamenti un altro romeno.

 

Ziva è morta e ora è giallo!

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Živa Srebrnic, diciassettenne residente a Lucinico, in provincia di Gorizia, era scomparsa Domenica 25 Agosto nel pomeriggio. La ragazza era uscita dalla sua abitazione alle ore 15.30 e non vi ha più fatto ritorno. Le ricerche erano iniziate immediatamente e si erano concentrate nelle campagne di Lucinico, Mossa, Cormons e Plessiva.

Oltre ai Carabinieri, anche i parenti e gli amici di Živa Srebrnic si erano naturalmente mobilitati, per cercare la ragazzina anche nella città di Gorizia, ma non era stata trovata nessuna traccia. Un’amica aveva raccontato ai giornalisti del quotidiano “Il Piccolo”:

«La stiamo cercando in lungo e in largo, ma non c’è nessuna novità. Siamo preoccupati. Non riusciamo a capire i motivi di questo allontanamento da casa. Nulla lasciava presagire quanto è successo».

La preoccupazione ora si è trasformata in tragedia perché la 17enne è stata ritrovata morta. Il corpo è stato rinvenuto nei  boschi sul Monte Calvario, tra Gorizia e Lucinico. Secondo quanto si è appreso, la ragazza potrebbe essersi suicidata. Sul corpo non sono stati trovati segni di violenze. Ma l’ipotesi del suicidio rimane solo la più accreditata, ancora non si escludono altre piste. E’ giallo!

Ucciso pregiudicato a Napoli, si riapre la guerra dei clan?

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Alessandro Malapena, 20enne pregiudicato, è stato ucciso nella tarda serata di ieri a Napoli, con un colpo di arma da fuoco al torace. L’agguato è avvenuto alle 23.15 quando il giovane, a piedi, stava passeggiando su viale Margherita, nel quartiere Ponticelli. Il ragazzo era conosciuto alle forze dell’ordine per furto, droga, guida senza patente e danneggiamento. Alessandro Malapena, era stato già vittima di un ferimento ad opera di ignoti lo scorso 24 agosto, quando si recò in ospedale, sempre a Villa Betania, con una ferita d’arma da fuoco al polpaccio. Agli agenti riferì di essere stato vittima di un tentativo di rapina dello scooter subìto nel pomeriggio, intorno alle 18 di quel giorno, mentre era lungo via Argine, a Napoli.

Si riapre la guerra tra i clan?

 

Valentina Col, ecco chi sono gli indagati

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Per la morte di Valentina Col, la 17enne morta all’ospedale di Orbetello domenica scorsa, sono stati indagati otto medici e un radiologo. Tra gli otto alcuni di questi medici sono in organico alla  clinica in Campania dove la ragazza si recò a seguito di una forte caduta il 14 agosto scorso. La morte di Valentina ancora oggi resta un mistero e bisognerà attendere che venga fatta chiarezza dall’autopsia disposta per giovedì.  Gli investigatori dell’Arma hanno sequestrato la cartella clinica della diciassettenne che, solo due giorni prima di morire, aveva postato su un social network una fotografia del letto d’ospedale chiedendo aiuto alle amiche. Sequestrata anche quella che era stata redatta in Campania, durante il primo ricovero.

Grave incidente sulla A3, scoppia una gomma e l’auto carambola: 10 feriti

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Un maxi tamponamento è avvenuto la notte scorsa sulla corsia nord dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, nei pressi di Pontecagnano. Un pneumatico scoppiato di una Renault Megane è stato ritenuto la causa dell’incidente.  L’auto è andata in testa coda ed è stata poi urtata da un  un pullman, a sua volta tamponato da una Fiat Punto, sulla quale si trovava un 23enne ora ricoverato in prognosi riservata nell’ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno. Almeno altre 9 persone sono rimaste ferite, per molti non è stato necessario il ricovero.

 

E’ giallo sulla 17enne romana morta a Orbetello

orbetello-ospedale-tuttacronacaUna ragazza romana di 17 anni, Valentina Col, è arrivata all’ospedale di Orbetello, mercoledì, accusando problemi respiratori riferendo «di aver avuto, in un’altra regione, circa 7 giorni prima di venire in Maremma, un incidente sul mare, a causa del quale riportato un trauma toracico». La ragazza a distanza di pochi giorni è morta e l’asl ha disposto «l’avvio immediato di una verifica interna» e «l’accertamento diagnostico per stabilire l’esatta causa della morte». Per il momento resta il giallo sulle cause del decesso.

Riguardo all’incidente sul mare l’Asl, in una nota, non specifica cosa sia accaduto né dove. Sembra, da quanto appreso, che la ragazza lo avrebbe avuto mentre era in vacanza in Calabria, all’incirca una settimana prima che fosse vista dai medici di Orbetello. L’Azienda sanitaria non fa riferimento, nella nota, neanche a precedenti controlli in altri ospedali. Spiega che la ragazza «si era presentata mercoledì scorso al pronto soccorso dell’ospedale lagunare per difficoltà respiratorie e aveva riferito di aver avuto un incidente sul mare, a causa del quale aveva riportato un trauma toracico». «I sanitari – si legge ancora – l’hanno sottoposta ad una serie di accertamenti e hanno deciso di ricoverarla per sottoporla a terapia. Nei giorni successivi le condizioni cliniche si sono mantenute stazionarie».  Dopo di che, l’«improvviso peggioramento». I sanitari hanno deciso di «procedere con una nuova tac, che ha evidenziato nuovi problemi e un repentino aggravamento delle condizioni generali. A nulla sono valsi i tentativi dei medici, tra cui gli specialisti di anestesia e rianimazione, immediatamente intervenuti per rianimarla». La diciassettenne è morta. Per capire cosa sia successo, se la morte sia ricollegabile a quell’incidente sul mare oppure no, l’Azienda sanitaria ha disposto accertamenti interni. La direzione ha anche espresso «la propria vicinanza alla famiglia, per il terribile lutto che l’ha colpita». Del caso i carabinieri hanno informato la magistratura.

Tunisino ubriaco prende a bottigliate i passanti e ferisce un 20enne

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Perugia e l’incubo degli ubriachi che danno in escandescenza in piazza IV Novembre e in piazza Danti. Nella notte scorsa, quello che doveva essere un tranquillo sabato sera di fine estate si è trasformato in un inferno a causa di un tunisino di 32 anni, ubriaco, che ha lanciato bottiglie contro i clienti di un bar. Un ragazzo di 20 anni è rimasto ferito alla testa da una bottigliata che gli è stata lanciata contro. Poi l’uomo è fuggito in direzione di piazza Danti e qui è stato arrestato dai carabinieri.

Bimba di 11 anni violentata e uccisa da 22enne.

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La violenza contro le donne in India sembra inarrestabile. Stavolta a pagare con la vita è stata una bimba di appena 11 anni violentata e uccisa da un ragazzo di 22. L’episodio è accaduto giovedì nel villaggio di Galandewadi, a 100 km da Pune. La ragazzina, che aveva compiuto gli anni il 15 agosto, stava rientrando a casa da scuola quando il violentatore l’ha aggredita e trascinata in un campo. Dopo averla violentata, l’ha strangolata con una corda. Il cadavere della giovane vittima è stato ritrovato giovedì notte. La polizia sta dando la caccia all’assassino.

 

Un 18enne lancia un sacco con il suo cagnolino dall’auto

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A Boscoreale in provincia di Napoli, un 18enne, originario di Scafati, ha lanciato dal finestrino dell’auto un sacchetto che conteneva un cagnolino, meticcio, dell’età di circa un anno. Il giovane è stato fermato dai carabienieri di Torre Annunziata che lo hanno denunciato in stato di libertà per maltrattamenti di animali. Il cane, in buona salute, nonostante il volo dal finestrino, è stato affidato in cura al personale veterinario.

23enne chiama il 113 e poi si spara.

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Un suicidio annunciato quello di un giovane di 23 anni di Verona che prima ha chiamato il 113 annunciando il suicidio e dichiarando la ferma volontà di donare gli organi. Immediato l’intervento delle pattuglie nel vano tentativo di fermare il giovane, ma all’arrivo, gli agenti non hanno potuto far altro che constatare il decesso. Il ragazzo, ormai morto, impugnava ancora nella mano sinistra la pistola, una Glock, detenuta regolarmente.

Ritrovato corpo del 16enne nelle acque di fronte a Fermo

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La tragedia annunciata è ora una drammatica realtà. E’ stato infatti ritrovato il corpo del 16enne originario di Amandola, Riccardo Galiè,  scomparso nella notte durante  una gita in pedalò nelle acque al largo di Fermo. Il ragazzo, insieme ad alcuni amici, erano usciti prima dell’alba per attendere il sorgere del sole sull’acqua, ma il loro pedalò si è rovesciato. I suoi amici sono riusciti a salvarsi raggiungendo la riva a nuoto dopo l’incidente, mentre Riccardo non ce l’ha fatta. Il corpo è stato ritrovato dai soccorritori incagliato sugli scogli. I genitori di Riccardo, il padre operaio di un mobilificio a Sarnano, la madre titolare di una pizzeria al taglio ad Amandola, non hanno assistito alla scena del ritrovamento del corpo senza vita del figlio. Dopo una notte di ansia trascorsa sulla spiaggia infatti, gli agenti della polizia li avevano convinti ad allontanarsi per qualche ora dal luogo delle ricerche.

Sotto il letto della ex, armato di coltello da sub.

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Sono stati i carabinieri a trovarlo armato di coltello da sub, nascosto sotto il letto della ex. Il ragazzo, un 27enne veronese è stato arrestato per stalking, violazione di domicilio e porto abusivo di arma bianca in un appartamento tra Punta Marina e Marina di Ravenna, sul litorale ravennate. Dall’inizio dell’anno, dopo la fine della relazione, il giovane era tornato a farsi vivo in maniera sempre più insistente: l’obiettivo era quello di ottenere un’altra possibilità. Migliaia i messaggi inviati alla ex.

 

Sparatoria a Riccione, ferito un uomo.

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Lungomare di Riccione e la centralissima piazza Azzarita che in pieno giorno diventano il teatro di una sparatoria. La lite è scoppiata in spiaggia tra due gruppi di persone, poi , una persona di uno dei due gruppi ha estratto una  pistola di piccolo calibro e ha fatto fuoco. E’ stato colpito un 24enne calabrese. Il giovane immediatamente è stato fatto salire a bordo di una Polo blu e portato all’ingresso del pronto soccorso. Le sue condizioni non sono gravi, ma l’auto è ricercata. E’ probabile che a bordo ci possa essere proprio l’autore dello sparo che poi impressionatosi ha preferito accompagnare il giovane in ospedale, per poi dileguarsi abbandonandolo all’ingresso del pronto soccorso. Sono in corso le indagini per chiarire ogni particolare su questa vicenda.

 

19enne cade nel torrente per recuperare il cane: morta.

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Diana Mazzer, 19 anni, originaria di San Vendemiano, provincia di Treviso, si trovava in montagna insieme al fidanzato per effettuare un’escursione nei pressi di malga Boazzo, in Val Daone, in Trentino, quando si è accorta che il cane era sparito. Così è tornata indietro per recuperarlo e ha attraversato il torrente Chiese. Probabilmente un piede messo male e la ragazza è scivolata sui sassi. E’ stato poi lo stesso cane a richiamare l’attenzione del fidanzato e dei soccorritori sul corpo della giovane che era precipitato 50 metri più a valle. Trasportata d’urgenza in elicottero a Trento, la ragazza è morta nonostante i ripetuti tentativi di rianimazione.

 

Ultimo giorno di ferie diventa l’ultimo giorno di vita: 22enne muore in Grecia

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Una vacanza in Grecia che si è trasformata in tragedia per Giulia Grasso, 22enne di Fuorigrotta, che è rimasta vittima sabato, suo ultimo giorno di ferie, di un incidente mortale a Mykonos. La ragazza era a bordo di un «quad bike» – un quadriciclo fuoristrada, noleggiato normalmente nelle località turistiche – con la pashmina al collo usata come sciarpa. Giulia viaggiava nella parte posteriore del mezzo condotto da un’amica quando proprio la pashmina è andata a impigliarsi negli ingranaggi del mezzo, strangolando la giovane. Così l’hanno ricordata su Facebook i suoi amici: “Eri una persona splendida, sempre sorridente, simpatica, divertente”. E ancora: “Non riesco a non pensare…non riesco a crederci…la mia mente va a 10 giorni fa quando nn aspettavi altro che partire per le vacanze”.

Scompare 24 enne da una spiaggia, famiglia in ansia

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Non si hanno più notizie di Francesco Ceglia, 24enne angrese, che sabato era andato al mare con un suo amico. I due avevano fatto il bagno ed erano stati qualche ora a prendere il sole, fino verso le 13 quando Francesco si è allontanato dalla spiaggia di un lido di Salerno dicendo che aveva un appuntamento con una persona. Il giovane non aveva con sé neppure il cellulare, lo aveva perso qualche settimana prima durante un viaggio all’estero. La famiglia in ansia ha denunciato la sua scomparsa.

 

Dramma alla sagra, muore 22enne stroncata da infarto

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Era in compagnia dei suoi amici Sara Gabrielli, una ragazza di 22 anni, che aveva partecipato alla sagra della contrada a Viareggio. Sara faceva parte del gruppo dei “tamburini” della contrada del Palio dei Micci. Sara Gabrielli aveva anche lavorato all’interno dell’area della sagra del Pozzo nel bar, dove prestava servizio come volontaria. A fine serata la 22enne ha accusato un malore. Immediati i soccorsi, ma i medici non sono comunque riusciti a salvarle la vita. La giovane è morta, stroncata da un infarto, poco dopo essere giunta in ospedale. «Una ragazza modello che dava molte soddisfazioni», così la ricorda il sindaco di Seravezza. I suoi amici l’hanno voluta ricordare anche lasciando numerosi messaggi sulla sua pagina Facebook.

Giovane dopo un cocktail di alcol e droga muore in ospedale

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Giovane, quasi 18enne, originario di Cesena, è morto all’ospedale Infermi di Rimini per un mix di alcol e metanfetamina.  Il ragazzo è stato soccorso, questa mattina alle 6 sul lungomare,  quando già stava in stato di coma. La polizia ha sentito gli amici con i quali era arrivato ieri sera nella città romagnola e indaga per trovare chi ha ceduto la dose di droga. Il pm ha comunque disposto l’autopsia.

Incidente di Venice Beach a Los Angeles, la vittima è italiana

Alice Gruppioni-tuttacronaca

Dopo le tante indiscrezioni è arrivata purtroppo la conferma dalla Farnesina: la donna uccisa nell’incidente di Venice Beach a Los Angeles è di nazionalità italiana. E’ la bolognese Alice Gruppioni, 32 anni, figlia dell’ex presidente del Bologna Calcio, Valerio Gruppioni, dirigeva l’azienda di famiglia a Rastignano. Era in America in viaggio di nozze con il marito Christian Casadei, di Cesena.

Aggiornamento 4 agosto 2013, 18.00:

Christian Casadei, marito di Alice Gruppioni, la giovane donna travolta e uccisa a Venice Beach da un’auto piombata sulla folla, è ricoverato in ospedale, ma le sue condizioni non sono gravi. Lo conferma il Comune di Pianoro che sta mantenendo contatti costanti con i familiari. Casadei è fra le undici persone rimaste ferite nell’incidente a Los Angeles.

Aggiornamento 4 agosto 2013, 19.28:

Secondo il Los Angeles Times, il pirata della strada che ha ucciso Alice Gruppioni e ferito suo marito Christian Casadei sarebbe un uomo di 35 anni, Nathan Campbell. L’uomo è stato arrestato e la cauzione è stata fissata in un milione di dollari.

La polizia lo ha detto in una conferenza stampa organizzata proprio sul luogo del dramma. Secondo alcuni testimoni, l’auto è piombata sulla passeggiata che costeggia la spiaggia di Venice Beach, a velocità sostenuta, fino a 100 chilometri orari.

Altri parlano invece di una velocità più ridotta. L’incidente si è verificato vicino all’incrocio con Dudley Avenue, proprio quando la popolare passeggiata era piena di gente: era sabato sera, e spesso d’estate i tramonti sono bellissimi sull’Oceano Pacifico.

La dinamica non è ancora chiara: secondo alcuni testimoni l’auto è precipitata sulla folla dopo che Campbell ne ha perso il controllo, forse per un malore. Altri sostengono che si sia trattato di un atto volontario.

Auto fuori controllo a Los Angeles: un morto e 11 feriti, quasi una strage

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Un giovane sui 20 anni con i capelli biondi dovrebbe essere il guidatore che sul lungomare di Venice Beach, a Los Angeles ha perso il controllo della sua vettura provocando un morto e 11 feriti.

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Il ragazzo dopo l’incidente ha abbandonato l’automobile a Santa Monaca ed è fuggito facendo perdere le proprie tracce.  Secondo quanto emerso, gli agenti avrebbero fermato un sospettato.

Oltre al video ripreso dalle telecamere di videosorveglianza vi è il video di un locale che mostra l’incidente da un’altra prospettiva:


 

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